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«Che cosa può il corpo»

«Che cosa può il corpo»

Riprendo qui una mia riflessione che è stata pubblicata qualche giorno fa nella sezione corpi e libertà del sito che una comunità di studiosi ha creato allo scopo di elaborare e raccogliere materiali e analisi libere dal soffocante conformismo, dall’ignoranza, dalla strumentalizzazione dominanti.
Il titolo che ho scelto per questa segnalazione fa riferimento a un brano dell’Ethica di Spinoza: «Verum ego jam ostendi, ipsos nescire, quid Corpus possit, quidve ex sola ipsius naturæ contemplatione possit deduci»
(‘Ma io ho già mostrato che essi non sanno che cosa può il corpo, o che cosa si può dedurre dalla sola considerazione della sua natura’; Parte III, prop. 2, scolio, in Tutte le opere, trad. di G. Durante rivista da A. Sangiacomo, Bompiani 2011, p. 1322)

Segnalo anche due tra gli ormai numerosi articoli del sito corpi e politica:
-i rigorosi, documentati e vivaci Appunti sulla teledidattica di Monica Centanni, nei quali la questione dell’apprendimento è giustamente legata alla centralità del tempo; da qui «il primo nostro impegno in questo periodo è prendere in mano il filo del tempo. Infatti un agente ansiogeno che rende ancor più difficile la condizione che stiamo vivendo è la sensazione di essere in balia di cabale numerologiche che stanno scarnificando le nostre vite, usurando le nostre giornate»;
-l’intervento di Peppe Nanni a proposito di una ambigua, pericolosa e significativa circolare del Ministro degli Interni: Il diavolo sta nel dettaglio. “Focolai di estremismo”: la lingua biforcuta del Ministero degli Interni.
Questo il mio testo:
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Il virus passerà. Non passerà la paranoia del potere
In corpi e politica (11.4.2020)

Sappiamo tutti e molto bene che la questione non è soltanto di tipo sanitario ma anche di natura sociale, politica, culturale. Quello che sta accadendo è molto pericoloso perché si sta ridisegnando lo statuto dei corpi, di che cosa – spinozianamente – sia un corpo, che cosa può fare, che cosa non può fare, che cosa deve fare.

La notizia che ho letto ieri sera su Televideo è tanto consequenziale quanto pericolosa: «Google e Apple collaborano per un progetto di tracciamento del contagio del Coronavirus che può aiutare i governi. Lo annunciano insieme i due colossi. A maggio renderanno disponibili strumenti per gli sviluppatori che stanno progettando le App per le istituzioni mondiali e che consentiranno il dialogo e “l’interoperabilità tra i dispositivi Android e iOS”. E “nei prossimi mesi” sarà disponibile una piattaforma di “contact tracing” basata sul Bluetooth dando “massima importanza a privacy, trasparenza e consenso” degli utenti».

Non sarà temporaneo, non sarà mirato. È uno dei più pericolosi cavalli di troia che il virus offre al controllo generale. Aveva ragione La Boétie: gli umani sono pronti alla «servitù volontaria». Molti che conosco lo stanno confermando. È su questo soprattutto che vorrei riflettere insieme a voi. ‘Molti’ non significa i disinformati, gli indifferenti, i conformisti. ‘Molti’ significa persone, amici, familiari, colleghi che sino a questa circostanza ritenevo critici verso l’esistente e che invece mi accorgo con relativo stupore che sono immersi dentro un paradigma di obbedienza e acriticità che mi sembra nascere fondamentalmente da due ragioni:
– il panico per i rischi alla propria salute;
– il fatto che guardano la televisione.

Forse è una vecchia, ma ogni volta confermata, convinzione. Da vent’anni circa non possiedo un televisore, quando ho occasione di vederne acceso uno mi annoio anche per pochi minuti e rimango sbalordito dal livello di volgarità e di menzogna del mezzo televisivo, livello del quale credo possa accorgersi soltanto chi non guarda per mesi la televisione (evitando così il processo di mitridatizzazione). Sappiamo tutti, invece, che questo è lo strumento principe e spesso esclusivo dell’informazione per milioni di persone, per quelle persone che girano video dai loro balconi, chiamano vigili e polizia, urlano a chi cammina per le strade.

La visionarietà di Guy Debord viene ai miei occhi sempre confermata. Ciò che appare in televisione non solo esiste più di ciò che non appare ma è anche il bene per definizione, ciò che viene detto in televisione non solo è più verosimile ma diventa vero. Il monopolio dell’apparire è il monopolio dell’essere e del valore: «Le spectacle est le mauvaise rêve de la société moderne enchaîné, qui n’exprime finalement que son désir de dormir» [Lo spettacolo è il brutto sogno della moderna società di schiavi, che esprime solo il suo desiderio di dormire]  (La Société du Spectacle, Gallimard 1992, § 21, pp. 24-25). I clienti dello spettacolo televisivo desiderano assopirsi da questo incubo sino a che la stessa televisione non li risvegli; oppure ne vengono esaltati nel loro desiderio di (auto)controllo sino a che la televisione continua ad aizzarli.

Un mio allievo mi ha riferito quanto accade in un paesino della provincia di Catania:
«Tre episodi mi hanno particolarmente disgustato:
1) i miei concittadini si sono organizzati in gruppi Facebook e chat Whatsapp in cui si segnalavano nominativi e foto di presunti contagiati, così da poterli evitare e denunciare in caso di eventuali infrazioni (il tutto con un avvocato che diceva loro ‘tranquilli non è reato di diffamazione, si può fare perché si è giustificati dal pericolo imminente per gli altri e per la salute pubblica!’);
2) il Comune che blocca o elimina qualunque commento critico al proprio operato e coordina polizia municipale e carabinieri in ronde e posti di blocco continui in giro per il paese, anziché approvvigionare beni necessari e organizzare raccolte/distribuzioni dei beni stessi o sollecitare la Regione a potenziare il presidio ospedaliero locale (abbiamo una struttura disponibile a essere facilmente trasformata in un piccola terapia intensiva – ci sono pure gli allacci per l’ossigeno in tutte le stanze! – ma che viene utilizzata solo come Pronto Soccorso ormai da dieci anni);
3) mia madre e mio nonno fermati, sgridati come fossero avanzi di galera e minacciati dai carabinieri di multe e pesanti provvedimenti (inutile spiegare alle guardie che le norme previste dai decreti ‘Io resto a casa’ garantiscono il diritto a poter prendersi cura dei genitori anziani non-autosufficienti, quindi a uno e uno solo dei figli di andare giornalmente presso il loro domicilio per poter prestare assistenza)».

Quella che ci può sembrare una metamorfosi del corpo collettivo è probabilmente soltanto una conferma. Perché è una metamorfosi non limitata a un periodo di emergenza ma destinata a permanere poiché in società complesse come le nostre tutti i provvedimenti di controllo una volta decretati rimangono. Un esempio che abbiamo tutti presente: quanti anni sono passati dall’11.9.2001? 19 anni. Ma il provvedimento di controllo occhiuto, grottesco e inutile (per tante ragioni) al metal detector degli aeroporti non è stato abolito. C’era anche prima, certo, ma assai più blando. Un provvedimento di emergenza per combattere il «terrorismo» è rimasto a diffondere un sottile ma costante sentimento di terrore.

Il virus passerà ma non passeranno le pratiche, le abitudini, le leggi, i controlli universali – tramite cellulari e droni – che il virus sta favorendo. E non passerà l’orgia di autorità che il potente di turno, piccolo (sindaco) o grande (ministro) che sia sfoggia nel decretare ogni giorno qualche divieto. La paranoia del potente, così ben descritta da Elias Canetti, si dispiega in modo mirabile davanti ai nostri occhi.

E questo senza complotti, segreti, volontà occulte ed elitarie. Questa è da sempre la pratica del potere, che società tecnologiche favoriscono però in modo esponenziale. È il momento e l’occasione alla quale da sempre aspiravano. Porsi sopra la legge, diventare essi stessi la legge. Sentirsi nelle mani la vita e la morte di milioni di sudditi. Decretare ogni giorno nuovi divieti, pene, sanzioni, delazioni, cellulari spia, droni, a partire da Conte e i suoi ministri giù giù fino a scatenati incatenatori come i De Luca messinese e campano, come l’impresario di pompe funebri Fontana, come il musumecinonabbassiamolaguardia di Palermo. Tutti a imporre mascherine che non ci sono o, se ci sono, senza sapere se risultino davvero utili o invece dannose. Per i governatori analfabeti -e i loro sostenitori nell’informazione- esiste solo LA mascherina. Ma sono essi, questi paranoici canettiani, una maschera penosa della vita, la caricatura dell’autorità, il dominio dell’ignoranza. Carne televisiva. Lo racconteranno ai loro nipoti: «ci fu un tempo in cui la mia parola era legge per milioni di persone».
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Aggiungo infine la breve cronaca di una mia passeggiata di ieri:
Nella solitudine della luce ho attraversato Catania mai così splendida, così silenziosa, così oltre la storia che pure è stata. Lasciate le mura del Teatro Romano e dell’Odeon sono arrivato attraverso vicoli al Castello Ursino, alla sua imponente armonia, al suo grigio ferito e guarito dai raggi di un Sole ancora amico. Altri vicoli hanno aperto i miei passi verso la pescheria –ho pensato: ‘almeno i pesci vengono lasciati un poco in pace in questi giorni’–, dalla quale sono arrivato dietro piazza Università, proseguendo verso le strade perpendicolari a via Crociferi. Da lì a piazza Dante, dove ho visto tre studentesse senza ‘mascherina’ passeggiare infrangendo ogni prescritta distanza. Una forma di vita umana nel grande camposanto al quale abbiamo ridotto non la città ma i nostri corpi. Il giardino di via Biblioteca sembrava chiuso ma è stato sufficiente spingere i cancelli per ritrovarmi in una strada che da molti anni percorro tranquillamente tutti i giorni e che ho gustato respirando terra e luce. Ho percorso questa città, e i suoi luoghi di antico amore, in compagnia della musica che ho selezionato negli anni come un botanico crea i fiori più lucenti del suo prato. Io non resto a casa, no.

33 commenti

  • agbiuso

    Settembre 11, 2020

    “Non sono stati sufficienti, per ripensare un modello di SSN rispondente alle reali esigenze dei territori e dei cittadini, i morti nelle RSA, né la colpevole assenza della Sanità privata durante i drammatici giorni dell’emergenza e nemmeno il palese fallimento del contenimento del contagio nelle regioni che hanno smantellato la sanità territoriale e i servizi di prevenzione a vantaggio delle strutture ospedaliere convenzionate.
    […].
    Il dibattito sui finanziamenti europei da destinarsi alla Sanità, la retorica delle risorse da destinarsi alla medicina territoriale, si rivelano per quello che in realtà sono: una stucchevole pantomima per celare l’ennesima sottrazione di danaro al SSN a favore dei “prenditori” della Sanità privata”.

    Questi sono due brani di un breve ma significativo articolo pubblicato su girodivite.it:
    La Sanità privata ha fallito? Gonfiamola di soldi pubblici
    (11.9.2020)

  • agbiuso

    Luglio 30, 2020

    Nella nuova sezione “corpi e corpi” di corpi e politica abbiamo pubblicato un testo di Afshin Kaveh dal titolo
    Panegirico della camminata e della bicicletta. Resistenza alla città ai tempi del dispositivo epidemico nel quale l’autore racconta le sue camminate in bicicletta durante la chiusura e le colloca dentro una consapevolezza profonda dello spazio, della città, della libertà.
    Kaveh Osserva giustamente che “si è insomma diventati escursionisti non appena usciti furtivamente di casa, attraversando con occhi nuovi le sue vie e con esse i suoi microclimi”.
    Il testo è accompagnato da splendide immagini della Sardegna.

  • agbiuso

    Giugno 26, 2020

    Liverpool come Napoli. Il calcio come luogo (tra gli ultimi) di libertà antropologica, di incontro, di corpi, di festa.

  • agbiuso

    Giugno 20, 2020

    Un consiglio ai miei amici: siate prudenti nello scaricare l’applicazione politico-sanitaria immuni:

  • agbiuso

    Giugno 9, 2020

    Invito a leggere un significativo contributo alla comprensione dei danni enormi inferti alla collettività, ai singoli, alle libertà. In modo pacato ma fermo un gruppo di psicologi e psichiatri chiede ai decisori politici e ai mezzi di informazione di cambiare direzione allo scopo di evitare ulteriori disastri e ripristinare la salute pubblica, che è un fatto globale e non soltanto virale.

    Sui gravi danni psichici e sociali della paura da Covid19
    (corpi e politica, 9.6.2020)

  • agbiuso

    Giugno 1, 2020

    Sembra una battuta ma molti hanno in testa qualcosa di simile, vale a dire una superstizione grottesca e, ovviamente, irrazionale:
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    Mister Totalitarismo
    @mrtotalitarismo
    1.6.2020
    In queste condizioni riaprire tutto è da incoscienti. Finché non verrà inventata una tecnologia in grado di garantirci la vita eterna (tramite il trasferimento delle nostre anime in un clone) uscire di casa dovrà essere considerato un atto da irresponsabili.

  • agbiuso

    Maggio 30, 2020

    La detenzione sanitaria obbligatoria, come la chiama l’autore di questo articolo, è uno degli esiti più chiari della rinuncia a vivere che il corpo sociale, non i giovani soltanto ma tutti, ha accettato rinchiudendosi nell’individualismo ultracompetitivo, nella finzione televisiva, nell’allucinazione dei social, nello schermo universale che inghiotte il tempo e quindi tutto.
    Non solo i giovani ma tutti stanno rinunciando “al piacere di incontrarsi, di studiare insieme, di corteggiarsi, di far l’amore e così via“. Come corpi e politica siamo ancora convinti che da questa morte collettiva si possa uscire.

    Detenzione sanitaria obbligatoria (DSO)
    di Franco Berardi – Bifo
    (28.5.2020)

  • agbiuso

    Maggio 12, 2020

    Sulla visione sacrificale dell’esistere, sul bigottismo, sul grottesco raggiunto dal Governo Conte e dai suoi esperti.
    Le FAQ del governo sulla «Fase 2»: benvenuti in Assurdistan!
    di Wu Ming (3.5.2020)

  • agbiuso

    Maggio 8, 2020

    Dai contadini di De Martino al cyborg, dal selfie già moribondo alla finzione delle piattaforme digitali nelle quali il virus si è trasformato, metabolizzato, incarnato in una parodia del volto.

    Il volto come shock [Seconda parte]
    di Giuseppe Frazzetto

  • agbiuso

    Maggio 5, 2020

    Il testo di di Stefania Consigliere e Cristina Zavaroni è una buona sintesi di ciò che sostengo nei miei libri: unità profonda di corpomente e naturacultura; malattie e morti causate dal terrore diffuso dalle autorità e dall’informazione; l’effetto nocebo.
    Ammalarsi di paura. L’«effetto nocebo» dello #stareincasa e della malainformazione sul coronavirus
    Wu Ming – 5.5.2020

    “Saremo in grado di opporci solo uscendo dalla paralisi del terrore indotto, rifiutando di barattare l’intero dell’esistenza – che, per sua natura, è avventuroso e comporta rischi – per un deserto perfettamente igienizzato e sperimentando nuove forme di socialità e di azione”.

  • agbiuso

    Aprile 24, 2020

    Assistere i propri cari, seppellire i propri morti
    Lucrezio, De rerum naturaVI, 1119-ss.

    Quattro minuti di lettura dei versi finali del De rerum natura.
    Monica Centanni ricorda che “gli uomini possono salvarsi perché sanno che più della philopsychia – la micragnosa, infame avidità di vita – valgono pietà, dignità, pudor. L’ultima immagine del poema di Lucrezio è una immagine bella e coraggiosa: nell’infuriare della peste di Atene, i migliori vanno incontro alla morte pur di non lasciar soli i loro cari. E nella confusione generale il certamen diventa la nobile lotta della pietas la rivendicazione del pudor: poter seppellire i propri cari”.

  • agbiuso

    Aprile 21, 2020

    Stamattina ho incontrato per strada una collega con la quale ci siamo abbracciati (in pubblico).
    Un atto così semplice, così naturale, ha quasi commosso entrambi e siamo stati felici di aver compiuto questo gesto di libertà e di affetto.

  • agbiuso

    Aprile 21, 2020

    I bambini non ci perdoneranno (Testo integrale)
    di Concita De Gregorio (Repubblica, 16.4.2020)

    “Ai bambini non lo possiamo raccontare, ma un giorno lo sapranno. Fra qualche anno ricostruiranno la storia e troveranno le cronache. Oggi, 16 aprile 2020. Sono quaranta giorni che facciamo finta di essere rispettosi di consegne che un cenacolo di sapienti ci impartisce per tutelarci, quando è evidente che il cenacolo non c’è. Se domani il decreto dicesse “le grigliate sì ma solo fra consanguinei e in spazi condominiali purché soleggiati” saremmo pronti — soldati — a chiudere fuori dal cortile i cognati, domenica prossima. E se piove? In spazi non soleggiati i non consanguinei possono entrare? Sì, ma se piove non si griglia, sciocchi. Ovvio, scusate.

    A vigilare il rispetto dei quotidiani sempre nuovi precetti elicotteri militari come in Apocalypse Now, pazienza se quello che costano un giorno potrebbe mantenere sei famiglie per un mese. È giusto. È la legge. Perfetto. Lo facciamo — eseguiamo alla lettera — perché è meglio pensare che qualcuno sappia cosa sta facendo per il nostro bene all’ipotesi di essere nelle mani di un gruppo di dilettanti allo sbaraglio che procede a tentoni battendosi pacche sulle spalle nella letizia di essere ancora in carica grazie al virus. È meglio che pensare che stamani Vittorio Colao — era, bambini, un civil servant nominato alla guida della task force di gestione della crisi — sia nella sua casa di Londra aspettando che qualcuno gli dica come e con chi assumere il comando della cabina di regia che ancora non c’è. Invece, andò così”.

  • agbiuso

    Aprile 21, 2020

    Giù le mani dagli anziani (Testo integrale)
    di Pierluigi Battista, Corriere della Sera, 20.4.2020

    Non provateci neanche a relegare per un tempo indefinito i vecchi nelle loro case, non pensateci neanche ai vecchi al semiergastolo domiciliare. […]
    Possibilità di arrivare in manette domiciliari fino a Natale, come ha ipotizzato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (che tra l’altro ha 62 anni, e sta sempre fuori di casa)? Una barzelletta macabra, nulla di più. […]
    Resta la sensazione che il virus abbia anche fortemente intaccato il nostro senso della libertà. Stiano vivendo un sacrificio mostruoso, che ci serve per contrastar la pandemia. Stiamo rinunciando, e non si può fare altrimenti, a libertà fondamentali come la libertà di movimento, di lavorare, di istruirsi, di pregare nei luoghi di culto liberamente scelti, di scambiarsi affetti e consuetudini sociali, persino di divertirsi malgrado i profeti del nuovo Medioevo penitenziale, ma non dobbiamo abituarci mentalmente e culturalmente alla fine della libertà. Stiamo per rinunciare con i tracciamenti telefonici a un valore essenziale della grande civiltà borghese oramai al lumicino, la libertà della vita privata”.

  • agbiuso

    Aprile 19, 2020

    Nella mia quasi quotidiana passeggiata per Catania ho visitato oggi la Civita, il cuore antico e popolare della città. Anche queste case sghembe, questi edifici malmessi che emergono dietro e accanto la mole del Teatro Massimo, anche queste stradine che si aprono in trapezi a forma di cortili, anche tutto questo è di una bellezza struggente nei pomeriggi di una primavera senza i corpi.
    Non ho incontrato nessun’auto o pattuglia delle ‘forze dell’ordine’. In effetti non sono necessarie. A trasformare gli umani in topini impauriti nelle loro tane è sufficiente il terrore che televisioni e stampa diffondono, ripetendo le veline della Presidenza del Consiglio. Credo che l’informazione potrebbe essere riunita sotto un’unica testata: Il virus.

  • agbiuso

    Aprile 19, 2020

    La Costituzione conosce lo “Stato di guerra” non lo “Stato di emergenza”.
    L’attacco all’habeas corpus è un vulnus alla Costituzione, è la fine della civiltà giuridica.

    Emergenza sanitaria. Dubbi di costituzionalità di un giudice e di un avvocato (Testo integrale)
    di Maria Giuliana Civinini e Giuliano Scarselli
    (da Questione Giustizia, 15.4.2020)

    “Si è avvertito, infatti, fra la gente, e purtroppo talvolta anche fra gli operatori giuridici, la volontà di affermare su questi temi il pensiero unico, l’idea che le cose potessero stare in un certo modo e basta, e che ogni dubbio fosse inopportuno, un vezzo fuori luogo in un contesto drammatico e doloroso.
    Ebbene, il nostro intervento serve allora in primo luogo per contrastare queste posizioni e per affermare che anche in un periodo di emergenza sanitaria la libertà delle idee non può venir meno. […]
    c) L’altra idea sulla quale, di nuovo, non si è ammesso discussione, è quella secondo la quale su questi temi la decisione spetta ai medici, che sono gli unici in grado di conoscere la materia; la politica altro non deve fare se non attenersi alle indicazioni della scienza.
    Sia consentito anche su ciò esternare qualche perplessità, non solo perché anche tra gli scienziati aleggiano opinioni diverse, ma anche, e diremmo soprattutto, perché la scienza non può trasformarsi in una nuova religione alla quale tutti dobbiamo solo ossequio e obbedienza. […]
    Non v’è bisogno di essere costituzionalisti per comprendere che se io non posso andare, ad esempio, da Firenze a Pistoia, questo è il diritto di circolazione, che come tale mi può essere negato ai sensi dell’art. 16 Cost. per ragioni di sicurezza sanitaria (seppur, ripetiamo, è dubbio che il limite possa essere applicato alla persona sana); ma se mi è impedito di uscire di casa e mi viene imposto un comportamento non molto dissimile da quello che deve tenere chi sia agli arresti domiciliari, lì è evidente che non si tratta più del mio diritto alla circolazione, bensì del mio diritto alla libertà personale.
    E così, il divieto di recarmi da qualche parte, costituisce limite al mio diritto alla circolazione; ma se il divieto ha ad oggetto ogni luogo, e il precetto è quello che io non mi posso recare da nessuna parte e devo rimanere costretto presso la mia abitazione, lì è evidente che il limite attiene invece alla mia libertà personale e non più solo e soltanto al diritto alla circolazione.
    Si tratta di due distinti diritti, così da sempre considerati dalla stessa dottrina costituzionalista. […]
    Ciò, va sottolineato, è cosa che risulta dallo stesso dibattito in Assemblea costituente.
    Nella prima sottocommissione nell’adunanza tenutasi in data 12 settembre 1946 (VI, 344-5), LOMBARDI sostenne che fosse sufficiente affermare in Costituzione che la libertà personale è inviolabile nei modi che la legge fisserà (“Afferma che in uno statuto non si può che enunciare i principi generali, senza scendere nei dettagli”).
    A tale impostazione si opposero Togliatti e Moro, secondo i quali, trattandosi di un diritto inalienabile, l’habeas corpus non poteva essere rimesso al legislatore e doveva necessariamente essere fissato in Costituzione come diritto inalienabile. (Moro “rileva che l’onorevole Lombardi ha delle idee singolari sui rapporti tra Costituzione e leggi speciali”). (Togliatti “rinviare tutto alla legge apre una quantità di eccezioni e allora sarà la legge che deciderà l’habeas corpus e non la Costituzione…..Per quanto riguarda la questione di rinviare alla legge o specificare in sede costituzionale, è d’accordo con l’onorevole Moro. Tutti questi rinvii distruggono l’habeas corpus il quale non verrebbe più ad essere quello che tutti vogliono”.

  • agbiuso

    Aprile 18, 2020

    Non avremo più bisogno delle città (Testo integrale)
    di Insorto Stanchi (corpi e politica, 18.4.2020)

    “Il lavoro è diventato smart solo per le aziende, che possono acquistare forza lavoro a bassissimo prezzo e a condizioni vantaggiose. […]
    Nel momento in cui si smaterializza il luogo di lavoro, scompare anche la città. Tutte le città di tutte le epoche si costruiscono intorno al triangolo della vita dell’uomo: il luogo della produzione, il luogo della vita privata, il luogo dello svago e della vita pubblica. […]
    Questi giorni di prove generali di arresto domiciliare di massa sono un indicatore di cosa potrebbe succedere se la città fisica sparisse. Come moltissimi altri, la mia voglia di vivere attivamente si sta fiaccando, e mi trovo a cercare di fare qualche lavoro noioso e ripetitivo piuttosto che costringermi al doloroso sforzo di scrivere e pensare a qualcosa di nuovo.
    Ci stiamo tutti accorgendo che il tragitto a piedi per andare in università, la conversazione fortuita con un collega, il sorriso di uno sconosciuto, la pericolosa casualità che comporta il nostro uscire fuori, sono beni indispensabili se vogliamo essere creativi e dedicarci al mestiere di intelletto. Non ci bastano le videochiamate, i corsi online, gli e-book”

  • agbiuso

    Aprile 17, 2020

    ‘Per ragioni di sicurezza’ siamo stati abituati a rinunciare alla libertà (testo integrale)
    di Giorgio Agamben
    intervistato da Massimiliano Lenzi per il Tempo (17.4.2020)

    Alcuni brani:
    ==============
    Chiunque abbia qualche nozione di epistemologia non può, ad esempio, non essere sorpreso dal modo in cui vengono fornite le cifre dei decessi, non soltanto senza metterle in rapporto con la mortalità annua nello stesso periodo, ma senza nemmeno precisare le cause effettive della morte. In ogni caso affidare decisioni che in ultima analisi sono politiche a dei medici e a degli scienziati è estremamente pericoloso.
    […]
    Occorre che la gente si renda conto che misure di controllo come esistono oggi non sono esistite sotto il fascismo. Ed è chiaro che non si tratta di un’emergenza temporanea, dal momento che le stesse autorità che ora ci impediscono di uscire di casa, non si stancano di ricordarci che anche quando l’emergenza sarà superata, si dovrà continuare a osservare le stesse direttive e che il distanziamento sociale’, come lo si è chiamato con un significativo eufemismo, sarà il nuovo principio di organizzazione della società.

    Quella che si sta preparando è non una società, ma una massa disgregata i cui membri dovranno tenersi a distanza per evitare il contagio, ma di fatto per rendere impossibile non solo l’amicizia, l’amore e le altre relazioni umane, ma soprattutto quella che un tempo si chiamava la vita politica. Ma non si vede con quali dispositivi giuridici queste misure potranno essere imposte in modo stabile. Con uno stato di eccezione permanente?

  • agbiuso

    Aprile 17, 2020

    Imbarazzo a Lecce, dottore fermato durante un’emergenza, la vigilessa: «anche il giorno di Pasqua fate emergenze?»
    16.4.2020

    Il medico commenta con molta lucidità la gravissima vicenda nella quale è incorso:
    «Perché questi individui non vengono valutati costantemente per capire se sono realmente idonei a rivestire ruoli di pubblica sicurezza? In questo periodo sono stato fermato diverse volte mentre andavo a lavoro da polizia, carabinieri, guardia di finanza, tutti gentilissimi, tutti cordiali, tutti rapidi ed entrambi ci siamo sempre salutati con un grazie. La vigilessa, probabilmente, voleva riversare su di me le frustrazioni di una quarantena troppo lunga»

    Si conferma quanto sia Canetti sia Zimbardo hanno ben mostrato: basta mettere una divisa a un essere umano e le probabilità che costui si faccia prendere dal delirio di onnipotenza e dal sadismo strisciante nel corpo sociale diventano molto alte. E questo vale, naturalmente, anche se tale divisa fosse posta su di me.
    I decisori politici -sia centrali sia periferici- hanno creato una situazione nella quale tale patologia sta dilagando.
    Prima la si ferma meglio è per la sicurezza e la vita dei cittadini.

  • agbiuso

    Aprile 16, 2020

    Come era prevedibile, la follia decretatoria non conosce alcun limite, alcuna decenza.
    Un virus che attacca le menti di amministratori pazzi e cittadini obbedienti/spaventati/minacciati.
    ==========
    il giorno, 10.4.2020

    Erba (Como), 10 aprile 2020 – Va bene uscire di casa per fare la spesa, ma a patto di acquistare almeno otto prodotti. Ad introdurre il “tassametro sul carrello”, anche se il provvedimento vale anche per chi fa acquisti nei negozi sotto casa, è stato il Comune di Erba dove hanno deciso di introdurre il nuovo limite, contenuto in un’ordinanza firmata dal sindaco Veronica Airoldi, per mettere un freno alle passeggiate con la scusa di comprare il dentifricio o il sale che era finito in casa.

    Adesso i vigili di fronte alla giustificazione che si è usciti per fare la spesa potranno controllare la borsa e nel caso all’interno vi siano meno di otto prodotti scatteranno sanzioni che variano da un minimo di 400 a un massimo di 3mila euro. La regola vale anche per chi esce di casa per comperare il giornale o le sigarette, quindi il consiglio è munirsi di lista, concentrare gli acquisti e rassegnarsi a rimanere in casa per evitare le multe.

  • agbiuso

    Aprile 15, 2020

    REGOLE DI INSENSATO LOCKDOWN (testo integrale)
    di Simona Bonfanti – gli Stati Generali, 14.4.2020

    Alcuni brani:
    “Stato e Regioni italiane hanno scelto la strada della criminalizzazione, con il compiacimento dei media mainstream. Paginate di carta e servizi quotidiani dei TG con un messaggio unico: la colpa del contagio è dei “furbetti”, la lotta è contro di loro. E no, la colpa è dei tamponi che non si fanno, dei medici senza protezioni, degli ospedali trasformati in covi di diffusione virale, delle mascherine che non si trovano, dell’assoluta incertezza su come faremo dopo.
    […]
    Le forze dell’ordine fanno più paura del virus. Mai viste in uno spiegamento continuativo così. Fermano il papà col quattrenne, la signora col cane, il giovane in tuta. Li fanno sentire criminali. Perché? Sono soli, nessuna persona nel raggio di centinaia di metri: non stanno facendo nulla di pericoloso per la salute pubblica. Stanno solo violando una norma stupida che imporrebbe loro di esporsi al contatto ravvicinato con molte persone.
    Stato di Emergenza non significa subìre obblighi e divieti che con la salute pubblica non c’entrano nulla. E’ il momento di chiedere spiegazioni, contestare e, se necessario, disobbedire”.

  • agbiuso

    Aprile 15, 2020

    La parte conclusiva del testo -dedicata a un breve resoconto di una passeggiata a Catania- è stata ripubblicata su corpi e potere, con una fotografia da me scattata al Castello Ursino 🙂
    Cartoline dall’Italia: Catania

  • agbiuso

    Aprile 15, 2020

    A proposito della finta didattica un intervento molto lucido della Rete29aprile.
    Lo sottoscrivo per intero e complimenti a chi lo ha redatto.
    Emergenza e sistema universitario (testo integrale)

    Lo leggano bene ministri, anvuriani, estremoliberisti, rettori, direttori generali: senza relazione tra corpi, tra sguardi, tra battute, tra sorrisi, tra esseri umani, e non tra computer o piattaforme Microsoft, senza le persone vive nello spaziotempo condiviso, non esiste insegnamento, non esiste apprendimento, non esiste università.
    E non permetteremo che degli schermi cancellino la conoscenza trasformandola in algidi algoritmi, in alienanti giornate dietro e dentro un monitor.
    Chi vuole vivere come un androide si metta a leggere Philip Dick, il grande Philip K. Dick, e lasci a noi le aule, gli studenti, la scuola, l’Università.

    Alcuni brani:
    «Un singolare approccio trionfalistico.
    Tuttavia, siamo anche noi orgogliosi. Nel senso che sentiamo gratitudine perché se l’ “Università regge” (se cerca comunque di reggere) ciò dipende soprattutto dalla dedizione, dal lavoro e anche da una generosa improvvisazione di chi negli Atenei lavora, a tutti i livelli, anche in condizioni estreme. E continua a lavorare, con motivazione profonda, pur vedendo da molti anni il sistema “picconato” da ogni lato, sommerso da procedure burocratiche sempre più assurde che provano in ogni modo a distoglierlo dalle sue funzioni: ricerca, didattica, riferimento per la società. Ciò avviene perché le funzioni formative, didattiche e sociali sono radicate in modo profondo nelle persone che svolgono quel mestiere, nonostante ogni tentativo di recidere quelle radici.
    […]
    Il tutto – che male c’è? – progettando di lasciare molte migliaia di studenti ancora a lungo (o per sempre?) incollati agli schermi del PC di casa 10 ore al giorno, satelliti connessi con reti traballanti ma sempre più sconnessi dalle relazioni sociali e dalla prossimità umana che caratterizza l’esperienza universitaria, magari avendo anche la protervia di presentare pubblicamente la cosa come una grandiosa e splendida novità, il progresso “in loro favore”.
    Chiunque abbia avuto la fortuna di esercitare l’antica arte dell’insegnamento, del trasferimento di conoscenze ed esperienze, sa che la didattica a distanza è una pallida alternativa non in grado di restituire la pienezza di un’azione educativa e pedagogica. Ma quanti proclami ascolteremo ancora per indurci a scambiare un fantasioso sperimentalismo di mezzi con il nostro fine formativo?
    Che sia in corso un tentativo per trasformare “l’emergenza in opportunità” di portare avanti la dissennata politica universitaria in atto da almeno un paio di decenni in questo Paese risulta plasticamente se si mette assieme questo acritico entusiasmo per la didattica a distanza con l’indefesso procedere organizzativo dell’ANVUR nell’organizzazione dello stolido esercizio di valutazione della qualità della ricerca (VQR).
    […]
    Chi ha in mente un’idea di docenti/ “droni” della didattica o della ricerca, buoni per esser pilotati a distanza verso singoli obiettivi, anziché docenti/interpreti attenti della realtà (che l’attuale realtà con forza ci richiede) non ha in mente l’Università (universi cives) che abbiamo in mente noi; e ci troverà, come dieci anni fa (29 aprile 2010), fermamente indisponibili»

  • agbiuso

    Aprile 15, 2020

    Sempre su corpi e politica un interessante resoconto da Ginevra, del quale riporto qui alcuni brani.

    La falsa narrazione dell’imitazione del ‘modello italiano’. Cartolina dall’estero: Ginevra
    di Alessandro Tonin

    “Qua in Svizzera, malgrado Ginevra sia uno dei cantoni in cui si sono registrati il maggior numero di casi, la situazione è uguale ma anche molto diversa: tutti i negozi sono chiusi (eccetto alimentari e farmacie), gli uffici anche sono chiusi, ma nessuno conta il numero di passi che fai fuori da casa, nessuno controlla dove stai andando o con chi sei, nessuno ti chiede ragione del fatto che tu vada in giro ovunque tu voglia, nessuno ti chiede di indossare mascherine (al più di lavarti le mani quando entri al supermercato). Queste misure rendono la situazione molto più accettabile, e non perché si respira la “libertà”, ma semplicemente perché la sfera sociale non è stata completamente distrutta.
    […]
    Comunque, indipendentemente dalla ragione, la conseguenza è che a Ginevra la vita e la sfera sociale sono quasi normali, con gente per strada che chiacchiera, barboni nella piazzetta sotto casa che bevono birra, vociare di gente che si ritrova in casa”.

    • Marcosebastiano

      Aprile 16, 2020

      Caro professore, anche in Olanda nessun «lockdown all’italiana» https://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:5172
      Anche in Inghilterra, aggiungo io, mi riferiscono amici e parenti si possa uscire senza dover esibire alcuna certificazione.
      Pare, inoltre, che a Berlino la domenica funzioni così https://twitter.com/RT_com/status/1249230773854453760

      • agbiuso

        Aprile 16, 2020

        Caro Marcosebastiano, sì le autorità italiane hanno scelto la misura estrema e più facile, segno di debolezza logistica, e anche quella più insensata: il virus si propaga infatti negli ambienti chiusi, non nelle strade o nei parchi.
        Ma l’elemento più grave è che la popolazione italiana -ritenuta di solito vivace e un poco anarchica- sta obbedendo in un modo inquietante. Apprezzo sempre più l’antropologia di La Boétie, il cui limite consiste però nella sottovalutazione degli aspetti biologici e materici del potere e dell’obbedienza.
        Quanto ai berlinesi, possiamo solo invidiarli e sperare di tornare quanto prima anche noi alla vita.
        Intanto, persino il Viandante di Caspar David Friedrich è stato multato 🙂

  • Francesco Maria Pecoraro

    Aprile 14, 2020

    Salve professore, sono uno studente di filosofia. Penso che la sua sia una posizione romantica ma inevitabilmente irresponsabile e irrispettosa. Lei esce e si ritrova praticamente solo per le strade, ma se lo facessero tutti? Cosa accadrebbe? Sarebbero morti e continuerebbero a morire migliaia di persone in più. La posizione che lei prende è irresponsabile e elitaria, una posizione che a mio avviso esprime un inutile superiorità anticonformista. I politici si sentono fighi a governare a bacchetta? Problemi loro se sono così malati e insicuri da osservare il potere da tale prospettiva. Io nostro problema è che gente così è al governo, non che si divertano o meno a esercitare regoluccie.

    • agbiuso

      Aprile 14, 2020

      La ringrazio per aver confermato con il suo commento la plausibilità di ciò che ho cercato di argomentare.

  • Tina Messineo

    Aprile 14, 2020

    Aggiungo un episodio che sarebbe buffo se non fosse accaduto in questo stato,
    un vecchietto chiama il 118 perché è solo e si sente poco bene…poco dopo, anzi immediatamente, arriva l’ambulanza e (anche, in più, inoltre,) una ‘pattuglia’di vigili urbani! Il vecchietto del mio paese scende in strada e tutti lo vediamo gridare e mettersi le mani alla testa,
    Ma commu vi re diri haiu a pressioni ata, non signu un dilinquenti!!!
    Chi vuriti ri mia?

    Meditiamo gente. Meditiamo!

    • agbiuso

      Aprile 14, 2020

      Grazie Tina. I potenti hanno perso la bussola e i piccoli e grandi funzionari li seguono a ruota.
      Dobbiamo stare molto attenti a questo virus politico.

  • Luca

    Aprile 14, 2020

    Forse eravamo ormai così intimamente convinti che la libertà personale fosse qualcosa di scontato, un possesso così saldamente acquisito (almeno sul piano politico) da non richiedere più nessun reale impegno, che tutta questa vicenda ha colto molte persone del tutto impreparate. Risuonano quindi più attuali che mai anche le parole di Dostoevskij ne I fratelli Karamazov: “Ma sappi che adesso, anche oggi, quella gente è convinta più che mai di essere completamente libera, e intanto essi stessi ci hanno portato la loro libertà e l’hanno deposta umilmente ai nostri piedi”.

    • agbiuso

      Aprile 14, 2020

      Sì, gentile Luca, la libertà personale non è mai scontata, come tutte le condizioni preziose dell’esistere.
      Ha ragione: anche questa illusione sta contribuendo a non far comprendere che cosa sia in gioco, il prezzo troppo altro che rischiamo di pagare al panico collettivo e politico.
      La citazione dal discorso del Grande Inquisitore è del tutto opportuna. Grazie.

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