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Metaphysics

Recensione a:
David Malet Armstrong

Che cos’è la metafisica. Un profilo sistematico
Carocci, 2016
A cura di Franca D’Agostini
Pagine 139
in Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia
Anno 8 – Numero 3/2017
Pagine 325-327

«Metaphysics is now respectable again» scrive Armstrong nella versione originale del libro che qui recensisco in italiano. Questa affermazione sintetizza quanto va accadendo ormai da molti anni. Il pregiudizio che la metafisica possa essere ricondotta alle sole strutture linguistiche è tramontato, così come vanno perdendo di plausibilità le varie forme di riduzionismo e di eliminativismo.
La metafisica è infatti uno dei modi più ricchi e più fecondi di comprendere la complessità degli enti, degli eventi, dei processi. L’essere non si limita agli enti particolari, ai singoli grumi di materia spaziotemporalmente costituita ma si estende anche alle proprietà generali di tali enti, alle relazioni degli enti tra di loro e con gli eventi, all’insieme dei processi che si generano da tali interazioni.

Verità

Platone a Colmar
Una lettura gnostica de 
L’essenza della verità di Heidegger
in «InCircolo – Rivista di filosofia e culture»
Numero 4 – Dicembre 2017
Pagine 110-128

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Abstract
del saggio:

«The gnostic fundament of Martin Heidegger’s thought not only comes out of Geworfenheit which is treated in Sein und Zeit, but also out of all from the most important concepts of his philosophy: from the truth as ἀλήθεια to the ontological difference. One of the texts which better expresses such a root is the university course Heidegger dedicated to Plato in the winter semester 1931/32. Theaetetus and The Republic analysis, the ascent to the sun of knowledge consists of an ontological way from the darkness to the light. The paper attempts to pick up and argue the gnostic dimension spreading throughout this course, even if paying attention to the development of the Heidegger’s philosophy in its entirety. A peculiar figurative example of such a dimension is The Isenheim Altarpiece of Matthias Grünewald».

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Indice del saggio:

Premessa
1. Idea e Un-verborgenheit
2. Gnosi e ontologia
3. La Gnosi al di là del bene e del male
4. Gnosi, verità, tempo
Immagine
Bibliografia

Per la scienza, per gli studenti

Per la scienza, per gli studenti è una delle massime che guidano da tempo la mia esistenza. Da quando ho cominciato a insegnare -un bel po’ di anni fa- a oggi che la mia vita vede un compimento e una svolta.
Il compimento consiste nel fatto che ho vinto un concorso dell’Università di Catania e sono diventato professore ordinario di Filosofia teoretica. Nel gergo accademico l’espressione si riferisce al grado massimo della docenza universitaria e quindi della ricerca e dell’insegnamento in Italia (in Europa e altrove la formula è Full Professor). Un’altra denominazione -più ufficiale anche se meno utilizzata- è ‘Professore di prima fascia’.
La Commissione che mi ha conferito tale qualifica è stata composta da tre docenti. Due sono stati sorteggiati tra sei nomi di ordinari di Filosofia teoretica: Eugenio Mazzarella (Università Federico II di Napoli) e Luigi Tarca (Università Ca’ Foscari di Venezia). Il terzo è stato designato come membro interno dal Dipartimento di Scienze Umanistiche di Unict: Giancarlo Magnano San Lio. Ringrazio i colleghi professori per la generosa valutazione che hanno formulato della mia attività scientifica e didattica.
La svolta consiste nel fatto che farò di tutto per meritare questo riconoscimento della comunità filosofica e moltiplicherò il mio impegno verso la conoscenza e la sua trasmissione.
Al di là del mio caso personale, mi auguro che questo esito abbia anche un significato civile: entrare all’Università non è infatti facile, soprattutto per chi -come me- ha trascorso 17 anni nei Licei (esperienza bellissima) e quindi non ha intrapreso una carriera ‘canonica’. Spero che questo significhi che con abnegazione al sapere, passione per la scrittura, dedizione didattica e -naturalmente- con l’apprezzamento e il sostegno dei professori di un determinato ambito di studi, l’università rimane aperta a chi ama studiare e insegnare.
Pubblico quattro documenti/pdf relativi al concorso. I primi due si possono leggere anche qui: Procedura di selezione per la chiamata a professore di prima fascia ai sensi dell’art. 18, comma 1, della legge 30.12.2010, n. 240 – M-FIL/01 (DISUM)

Ringrazio coloro, e sono molti, che lungo gli anni mi hanno dato forza con la loro stima e il loro affetto e insieme ai quali posso ora condividere la soddisfazione di questo καιρός. Sono infatti convinto che un singolo da solo non possa ottenere alcunché nella vita, che qualunque risultato professionale conseguiamo lo raggiungiamo sempre in un contesto ben preciso, che la nostra persona è al servizio delle collettività alle quali appartiene e non il contrario. E io sono orgoglioso di appartenere all’Università di Catania e a un Dipartimento così ricco di intelligenze, energie e anche di simpatie tipicamente siciliane. Elencare tutte le persone alle quali debbo questo risultato sarebbe bello e doveroso ma riempirebbe pagine. Mi limito a rivolgere loro la dedica che il mio maestro pose a uno dei suoi libri più importanti: «Agli amici che l’hanno reso possibile: si riconosceranno»1. Aggiungo le parole affettuose e credo significative che mi hanno indirizzato due di queste persone:
«Diventare professore ordinario è il traguardo e il risultato dovuto al tuo impegno e alla tua passione assoluti, assoluti; risponde al palpito della filosofia nelle tue vene. La forma adesso calza a pennello la sostanza, per dirla con le parole con cui commentai il tuo passaggio ad associato, ma da allora la tua persona si è perfezionata ancora e molto e il successo che merita, di cui sarai orgoglioso e anch’io con te, è grande».
«Mi rallegra non soltanto per te, ma anche perché significa che in fondo il mondo accademico non è poi così terribile come è rimasto nella mia memoria. Sei stato davvero bravo, terribilmente testardo e bravo. Les opiniâtres sont les sublimes, scriveva il mio adorato Hugo. La perseveranza sostiene il coraggio come la ruota supporta la leva: rinnovandone costantemente il punto d’appoggio. Ti abbraccio in questa giornata importantissima per la tua carriera, te la sei guadagnata ‘con il sangue e col ferro’ e te lo dico: se sei arrivato vivo fino a qui, credimi, sei un guerriero».
E dunque ancora una volta e con rinnovata energia «an die Sachen selbst als freie Geister, in rein theoretischem Interesse»2.

1  Eugenio Mazzarella, Tecnica e Metafisica. Saggio su Heidegger, Guida 1981, p. 11.
2 [Alle cose stesse come spiriti liberi, nel puro interesse teoretico]. Edmund Husserl, Aufsätze und Vorträge. (1911-1921). Mit ergänzenden Texten, «Gesammelte Werke», vol. XXV, Martinus Nijhoff, Dordrecht/Boston/Lancaster 1987, p. 206.

Menadi

Ho inserito su Dropbox il file audio (ascoltabile e scaricabile sui propri dispositivi) della conversazione su La taranta: musica, dolore, riscatto svolta il 2 ottobre 2017 nell’ambito del Madore in (filo)fest di Lercara Friddi. La registrazione dura 48 minuti.
È anche una sintesi preparatoria del corso di Sociologia della cultura che terrò a partire da marzo 2018. Questi gli argomenti principali che abbiamo discusso: la Terra, gli umani, gli dèi; l’eros contadino; danza, luce, colori, musica, suoni; l’eterno ritorno del dolore e il suo riscatto; menadi e tarantate; la vita che rimorde, la vita indistruttibile; Eugenio Bennato e la Taranta Power.

La scatola del tempo

«Caro Alberto,
come stai?
Ho appena fatto una cosa che voglio raccontarti.
Ho svuotato il mio vecchio astuccio del liceo, dell’università.
Quello nero della sheepworld, con la cerniera rotta più o meno dal 1.500.
Quello che era venuto con me a Freiburg pensando che lo attendessero ancora molti anni di servizio.
E invece è rimasto lì in tutti questi anni (4!), abbandonato sullo scaffale, a guardare dall’alto quando uscivo per andare in ufficio con solo una penna nel portafogli, come l’adulto che non sono.
È rimasto lì quando andavo ad incontrare un cliente portandomi solo il tablet; e quando andavo agli stage di arti marziali con una matita dietro l’orecchio e un blocchetto per appunti, che poi non rileggo mai.
È rimasto lì come una macchina del tempo.
Oggi, nella noia dell’home office, l’ho aperto e ho ritrovato il mio liceo.
Le cartucce della stilografica dentro una scatoletta dell’uovo kinder. Il righello delle principesse Disney tutto scheggiato, che ormai per sottolineare diritto dovevi usare il lato corto e spostarlo a destra 300 volte. Le gomme colorate a forma di zebra, lucide di grafite. Innumerevoli mozziconi di matita in ogni tonalità del viola. Uno specchietto erbolario. Il burrocacao. La molletta da bucato che serviva per tenere aperti i libri. E una per il ciuffo che se no mi cadeva sempre sugli occhi a guardare su (la lavagna) e poi giù (il quaderno) e poi di nuovo su e giù tutto il tempo. Il taglierino che non tagliava più già dalla quarta ginnasio. E persino (persino!) un bigliettino ormai illeggibile con le declinazioni greche, plastificato con lo scotch, ché non si sa mai.
Davvero nella vita non si sa mai.
Giulia»

Così, la scatola del tempo, la mia amica Giulia ha intitolato questa sua mail.
Il tempo dunque può essere toccato, si fa oggetto.
Il tempo può essere ascoltato, una melodia.
Il tempo può essere gustato, la madeleine.
Il tempo può essere annusato, un profumo intriso di memorie.
Il tempo può essere visto, Elsa Martinelli e Ludwig Wittgenstein in giorni diversi delle loro vite.
Le aporie temporali indicate da Paul Ricoeur sono risolte nella densità della materia e dei corpi, nel divenire della Lebenswelt, nel mondo della vita vera, non quella dei fisici o dei matematici. La vita che è tempo.

Ibridazioni

Ibridazioni e alterità
in «Quaderni del Disum 2014-2015», duetredue edizioni, Lentini 2017
Pagine 255-271

Nell’ottobre del 2015 si svolse il Secondo Colloquio di Ricerca organizzato dal mio Dipartimento, dal titolo Verso nuovi modelli di ricerca. Epistemologia, interdisciplinarità e umanesimo nelle comunità scientifiche contemporanee
La relazione che vi tenni è stata pubblicata nei Quaderni del Disum.
Questo l’indice del testo:
Antroposfera e filosofia della mente
Il cervello plurale
Cyberantropologia
Corporeità ibrida

«Per la filosofia e per ogni altra scienza si tratta di comprendere la costitutiva apertura dell’essere umano all’alterità, senza la quale l’umanità diventa un enigma, spiegabile solo con un qualche atto di fede. L’altro è l’animale, l’altro è la macchina, l’altro è il dio. Gli animali, le macchine e gli dèi sono le dimensioni dalle quali è emersa l’antroposfera. Il corpo umano condivide la quasi totalità dei propri geni con altre specie della famiglia dei primati, vive da sempre in una complessa e assai ricca relazione con gli strumenti da lui stesso prodotti, affonda le radici della propria identità nei simboli sacri che pervadono tutte le culture. Rispetto alla pretesa isolazionista della nostra specie, abbiamo pertanto bisogno di “una nuova ermeneutica dell’alterità” (Roberto Marchesini) che sappia confrontarsi nello stesso tempo e a fondo con la dimensione animale e con quella artificiale poiché la natura umana non è solitaria e autosufficiente, tanto meno padrona e signora del mondo. Con l’ampliarsi e l’affermarsi delle “scienze della nuova umiltà” (Eugenio Mazzarella) siamo ricondotti a una misura più sensata, equilibrata e plausibile».

Apollo / Dioniso

I movimenti. Potenti e colmi di grazia.
Frenetici e insieme pittorici, come se sgorgassero dalle profondità della materia che siamo, dal suo dinamismo, dalla sua potenza, dalla sua gloria.
È quello che ho visto nel danzare dionisiaco e apollineo di Nietzsche, o il cosmo danzante a Trapani. Di tale danza le immagini di Giuseppe Di Salvo colgono il καιρός, l’istante perfetto.
Per me è stato un onore e una gioia condividere il palcoscenico con tre artiste come Silvia Giuffré, Patrizia Lo Sciuto, Arabella Scalisi e con la coreografa e regista Betty Lo Sciuto.
In questi corpi, in queste parole, gli dèi sono vivi. Come sempre.

 

«Leucotea: È nato a Tebe e corre il mondo. È un dio di gioia. Tutti lo seguono e lo acclamano.
Ariadne: È potente?
Leucotea: Uccide ridendo. Lo accompagnano i tori e le tigri. La sua vita è una festa e gli piaci. Chi gli resiste s’annienta. Ma non è più spietato degli altri. Sorridere è come il respiro per lui»
(Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, Einaudi 2015, pp. 140-141)

«Dal sorriso di questo Dioniso sono nati gli dèi olimpici» (La nascita della tragedia, p. 72) e questo è accaduto perché «è greco il tendere alla luce da un crepuscolo per così dire innato» (Umano, troppo umano II, af. 219).

 

Artista sovrano

L’11 novembre 2017 abbiamo presentato al Dipartimento di Scienze Umanistiche di Catania il libro di Giuseppe Frazzetto Artista sovrano. L’arte contemporanea come festa e mobilitazione.
Ho inserito su Dropbox il file audio (ascoltabile e scaricabile sui propri dispositivi) del mio intervento, che spero restituisca almeno un poco la ricchezza della proposta teoretica dell’autore. La registrazione dura 36 minuti.

 

Danza

«Man muss noch Chaos in sich haben, um einen tanzenden Stern gebären zu können»
Bisogna essere ancora caos per riuscire a partorire una stella danzante

«Ich würde nur an einen Gott glauben, der zu tanzen verstünde»
Crederei solo a un dio capace di danzare

Con queste parole di Friedrich Nietzsche inizierò il mio intervento dentro lo «spettacolo per danza,  musica e filosofia» ideato dalla coreografa e regista Betty Lo Sciuto.
L’appuntamento è per venerdì 15 dicembre 2017 alle 21.00 al Teatro «Tonino Pardo» di Trapani.
Il titolo dell’evento è Nietzsche, o il cosmo danzante

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