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Sulla Russia

Sulla Russia

Che cosa ha fatto?
Aldous, 14 maggio 2022

In questo breve articolo ho cercato di sintetizzare ciò che penso del conflitto tra Russia e Ucraina all’interno del più ampio contesto geopolitico contemporaneo. Un contesto che mi sembra pericolosamente simile al clima di esaltazione e di propaganda che portò l’Europa al suicidio nell’estate del 1914.

Segnalo inoltre il miglior articolo che abbia letto sinora sul conflitto in Ucraina, il suo significato, le modalità, la funzione:
Lo spettacolo della guerra
di Giovanna Cracco, paginauno, n. 77, aprile-maggio 2022.

27 commenti

  • agbiuso

    Settembre 1, 2022

    “La crise énergétique, c’est la folie des sanctions contre les Russes qui pénalisent le peuple français lorsqu’elles enrichissent Poutine. En résumé, la crise énergétique, c’est sim­ple­ment Macron, sa poli­ti­que, ses déci­sions.
    La dic­ta­ture, voilà la direc­tion dans laquelle nous engage Emmanuel Macron !”

    IL testo completo di Jacques Cotta: De LRM à LDM : La dictature en marche
    1.9.2022

  • agbiuso

    Settembre 1, 2022

    L’ultima fake news di un regime mediatico alla canna del gas
    Francesco Santoianni, 31.8.2022

    Bollette salate per colpa di Putin. È l’ultima carta che si giocherà l’informazione mainstream quando le piazze saranno piene di gente, lavoratori e piccoli imprenditori ridotti in miseria. Per aizzare la gente contro il “dittatore del Cremlino” e, magari, convincerla a supportare quella che degenererà in una Terza guerra mondiale.
    In questa campagna elettorale, sarebbe, quindi il caso di ribadire che la fornitura di gas russo all’Europa continua come sempre, ai prezzi di anni fa, essendo stato il gas escluso dalle sanzioni; e questo al di là di qualche momentanea interruzione dell’erogazione di gas russo (veri e propri “avvertimenti” da parte del Cremlino) mimetizzata con ineffabili “problemi tecnici” o “chiarimenti delle norme contrattuali” (come sta succedendo oggi per la Francia). E denunciare che il folle aumento delle bollette del gas (e, quindi, dell’elettricità) cominciato già nel 2021, dipende ESCLUSIVAMENTE dalla decisione dell’Unione Europea di privatizzare le forniture di gas obbligando gli stati a rivenderlo ai cittadini ai prezzi stabiliti dai brooker della Borsa TtF di Amsterdam; e dalle enormi accise imposte dalla UE per finanziare il fallimentare progetto, contro il “Climate Change”, di ridurre le emissioni di anidride carbonica tramite lo sviluppo di “energie alternative”.

    Sacrosante le mobilitazioni contro le sanzioni alla Russia (bellamente disertate da tanti “compagni” e liste elettorali) soprattutto perché la mancanza di materie prime graveranno pesantemente sulla nostra economia. Ma per quanto riguarda il gas sarebbe il caso di chiedere la fine del sistema TtF, la rinazionalizzazione dell’Eni e adeguare il prezzo del gas venduto ai cittadini a quello usato per acquistarlo dalla Federazione russa.

  • agbiuso

    Agosto 31, 2022

    Gorbaciov, la tragedia delle buone intenzioni
    di Michelangelo Severgnini, 31.8.2022

    Quando uscì il libro nel 1989 lo comprai. Fu di fatto il primo libro di politica internazionale che lessi.

    Avevo 15 anni.

    Non sapevo niente del mondo.

    Ma ero curioso.

    E mi piaceva questo uomo che abbassava le armi unilateralmente a nome di uno dei due padroni del mondo.

    Era la premessa perfetta per un mondo di pace, pensai.

    Noi europei avremmo certamente seguito presto il suo esempio, pensai.

    Ora lasceremo la Nato, pensai.

    L’Europa diventerà un luogo di pace, pensai.

    Che fortuna ha la mia generazione, pensai.

    Poi, quando Gorbaciov abbassò le armi davvero, l’altro padrone del mondo gli sparò addosso.

    E continuò a farlo per oltre 30 anni.

    E poi quando qualcuno da quella parte ha risposto, il 22 febbraio scorso, abbiamo gridato all’invasore.

    La pace è una gran bella cosa.

    Ma abbassare le armi di fronte a uno psicopatico armato non è un gesto di pace.

    È il prodromo per una tragedia.

  • agbiuso

    Agosto 29, 2022

    Come la Russia e Putin influenzano le elezioni in tutto il globo terracqueo (Italia compresa).

  • agbiuso

    Agosto 16, 2022

    Un approccio geopolitico conferma che la situazione è proprio quella qui descritta da Putin.

  • agbiuso

    Agosto 5, 2022

    Anche Amnesty International conferma che l’esercito dell’Ucraina ha come obiettivo la morte e il danno dei cittadini ucraini.
    Dal sito dell’organizzazione, 4.8.2022:

    Russia-Ucraina: “La condotta di guerra delle forze ucraine ha messo in pericolo la popolazione civile”

  • agbiuso

    Agosto 1, 2022

    Crimini di guerra in Ucraina
    (Marinella Mondaini, 1.8.2022)

  • agbiuso

    Luglio 29, 2022

    “I padroni del vapore d’Occidente volevano a tutti i costi la loro guerra, l’hanno avuta, anche se non nelle forme desiderate. In attesa di quella asiatica prossima ventura”

    L’intervista di Karaganov al Nyt
    di Piccole Note, 21.7.2022

    Non capita tutti i giorni che un media mainstream americano pubblichi un’intervista a un esponente dell’élite culturale russa. Lo schema dei blocchi contrapposti impedisce spiragli di dialogo, necessari alla comprensione reciproca.
    E tale chiusura, dopo la guerra ucraina, è diventata cortina di ferro. Così, quando abbiamo letto l’intervista a Sergey Karaganov sul New York Times di ieri ci siamo stupiti non poco, perché questi è uno degli ideologi più vicini al Cremlino e a intervistarlo è Serge Schmemann, penna autorevole del giornale. Riportiamo alcuni passaggi dell’intervista, rimandando chi volesse all’integrale.
    “Quando è iniziato il conflitto militare, abbiamo visto quanto fosse profondo il coinvolgimento dell’Ucraina con la NATO: molte armi, addestramento. L’Ucraina si stava trasformando in una punta di diamante puntata al cuore della Russia. Abbiamo anche visto che l’Occidente stava crollando in termini economici, morali, politici”.
    “Questo declino è stato particolarmente doloroso dopo il suo picco negli anni ’90 [si riferisce al crollo del Muro di Berlino, ndr]. I problemi all’interno dell’Occidente e nel mondo non sono stati risolti. Si trattava di una classica situazione prebellica. La belligeranza contro la Russia è cresciuta rapidamente dalla fine degli anni 2000. Il conflitto era visto come sempre più imminente. Quindi probabilmente Mosca ha deciso di anticipare e di dettare i termini del conflitto”.
    “Questo conflitto è di natura esistenziale per la maggior parte delle élite occidentali moderne, che stanno fallendo e stanno perdendo la fiducia delle loro popolazioni. Per distogliere l’attenzione hanno bisogno di un nemico. Ma la maggior parte dei Paesi occidentali, non le loro élite attualmente al potere, sopravvivranno e prospereranno perfettamente anche quando l’imperialismo globalista liberale imposto dalla fine degli anni ’80 svanirà”.
    “Questo conflitto non riguarda l’Ucraina. I suoi cittadini sono usati come carne da cannone in una guerra per preservare la supremazia fallimentare delle élite occidentali”.
    “Per la Russia questa guerra ha a che vedere con la conservazione non solo delle sue élite, ma dello stesso Paese. Non poteva permettersi di perdere. Ecco perché la Russia è destinata a vincere, si spera, a meno che si acceda a livelli di violenza più elevati. Ma le persone stanno morendo. Prevedo una guerra del genere da un quarto di secolo. E non sono stato in grado di impedirla. Lo vedo come un fallimento personale”.
    Sui rischi di un’escalation del conflitto – che in Occidente sono tacitati, per evitare che la paura di tale sviluppo spinga le persone a interpellarsi sulla perché sia preferibile il sostegno incondizionato all’Ucraina rispetto alla ricerca di una trattativa globale con Mosca – Karaganov fa un cenno significativo: “Sono ancor più preoccupato per la crescente probabilità che un conflitto termonucleare globale metta fine alla storia dell’umanità. Stiamo vivendo una prolungata crisi missilistica cubana. E non vedo persone del calibro di Kennedy e del suo entourage dall’altra parte della barricata. Non so se abbiamo interlocutori responsabili. Ma li stiamo cercando”.
    Conflitto diventato inevitabile, quello ucraino, rimandato a causa della pandemia, spiega Karaganov, che finirà solo quando Kiev cesserà di rappresentare – o di essere percepita – una minaccia esistenziale per la Russia.
    Karaganov aggiunge che Mosca non si vuole isolare, che anzi sta intessendo nuove interlocuzioni in un mondo che sta uscendo dall’unipolarismo Usa per imboccare la strada del multipolarismo; e, quanto alla frattura con l’Occidente, Mosca farà bene a mantenere le distanze per i prossimi dieci o vent’anni, in attesa che la consunzione di cui è preda il nostro emisfero si risolva.
    “L’Ucraina – afferma – è una parte importante, ma piccola, del processo di travolgimento del crollo del precedente ordine mondiale dell’imperialismo liberale globale imposto dagli Stati Uniti e del movimento verso un mondo molto più equo e libero di multipolarità e molteplicità di civiltà e culture”.
    E conclude spiegando che in questo futuro multipolare avrà un posto sempre più rilevante l’Eurasia, che vedrà il rianimarsi “delle grandi civiltà soppresse da diverse centinaia di anni. La Russia svolgerà il suo ruolo naturale di civiltà delle civiltà. La Russia dovrebbe anche svolgere il ruolo di bilanciatore settentrionale di questo sistema”. Il riferimento specifico è alle civiltà cinese e indiana, devastate dal colonialismo (peraltro, ciò spiega alcune linee della politica estera russa di questi ultimi anni).
    Così, dunque, il Nyt, che sorprende con tale pubblicazione. Non è un cedimento al nemico, ma un tentativo di comprendere cosa sta avvenendo nel mondo per tentare di affrontare quella che in questo momento appare terra incognita, con tutti i rischi del caso.
    Una pubblicazione che interpella in quanto sussulto di ragionevolezza. Se si vuole uscire dal tunnel nel quale l’Occidente si è cacciato inseguendo le follie neocon che hanno imposto come Unica Via quella del sostegno incondizionato all’Ucraina, occorre prendere atto della complessità del mondo. Le complessità non si risolvono a suon di bombe, come i neocon hanno imposto con la loro funesta guerra infinita.
    Anzi, più bombe si sganciano sul pianeta, più esso diventa fragile e caotico. Così in Afghanistan, così in Iraq, Libia e altrove; e così in Ucraina, dove l’invio delle armi NATO serve solo a prolungare una guerra inutile, persa in partenza, e che si poteva evitare se Kiev avesse imboccato la via della neutralità, disinnescando la percezione da parte dei russi di una minaccia imminente.
    I padroni del vapore d’Occidente volevano a tutti i costi la loro guerra, l’hanno avuta, anche se non nelle forme desiderate. In attesa di quella asiatica prossima ventura.

    fonte: https://piccolenote.ilgiornale.it/56794/lintervista-di-karaganov-al-nyt

  • agbiuso

    Luglio 9, 2022

    Quando tutto sarà un deserto di rovine, non dimenticatevi di loro
    Andrea Zhok, 8.7.2022

    Quando l’Ucraina sarà un deserto di rovine, smembrato tra Russia e Polonia, con milioni di profughi, mentre la recessione distruggerà quel che resta del welfare europeo e la nuova cortina di ferro sul mar Baltico ci costringerà a tempo indefinito a spendere le ultime risorse in armamenti, quel giorno e in tutti gli anni a venire, per piacere, ricordatevi di tutta la compagine di politici, opinionisti e giornalisti che nel febbraio scorso vi spiegavano come fosse un affronto inaccettabile per l’Ucraina sovrana rinunciare all’adesione alla Nato e accettare gli accordi di Minsk, che aveva sottoscritto.

    Ricordatevi di quelli che hanno lavorato indefessamente giorno dopo giorno per rendere ogni trattativa impossibile, che hanno nutrito ad arte un’ondata russofobica, che vi hanno descritto con tinte lugubri la pazzia / malattia di Putin, che vi hanno spiegato come l’Europa ne sarebbe uscita più forte di prima, che vi hanno raccontato che la via della pace passava attraverso la consegna di tutte le armi disponibili, che hanno incensato un servo di scena costruito in studio come un prode condottiero del suo popolo.

    Se 5 mesi fa non avessero avuto la meglio queste voci miserabili, se l’Ucraina non fosse stata incoraggiata in ogni modo a “tenere il punto” con la Russia (che tanto garantivamo noi, l’Occidente democratico), l’Ucraina oggi sarebbe un paese cuscinetto, neutrale, tra Nato e Russia – con tutti i vantaggi dei paesi neutrali che sono contesi commercialmente da tutte le direzioni – un paese pacifico dove si starebbe raccogliendo il grano, e che non piangerebbe decine di migliaia di morti (né piangerebbero i loro morti le madri russe).

    Ma, mosso dal consueto amore per un bene superiore, dai propri celebri principi non negoziabili e incorruttibili, il blocco politico-mediatico occidentale ha condotto la popolazione ucraina al macello e i popoli europei all’immiserimento e ad una subordinazione terminale.

    Non si pretende che reagiate, figuriamoci, ma almeno, per piacere, non dimenticate.

  • agbiuso

    Giugno 30, 2022

    Verso il baratro del totalitarismo: sulla nuova lista della vergogna
    di Sara Reginella, 30.6.2022

    #AggiungetemiAllaLista, l’hashtag della campagna di solidarietà a favore dei non allineati della lista del Corriere della Sera, è stato preso alla lettera.

    È uscita infatti una nuova lista-gogna, questa volta redatta da Fidu-Federazione Italiana per i Diritti Umani e Open Dialogue.

    Il dossier è stato presentato a Montecitorio lo scorso 28 giugno.

    Contiene nuovi nomi dei non allineati, e così mi sono ritrovata in una black list insieme, tra gli altri, a Oliver Stone, Corrado Augias, lo storico Alessandro Barbero, Sigfrido Ranucci e Manuele Bonaccorsi, rispettivamente conduttore e inviato di Report.

    A quanto pare, a questo servono, oggi, alcune organizzazioni per i diritti umani in Occidente: a schedare liste di proscrizione di persone che rappresentano anche l’altro punto di vista.

    Ci chiediamo chi abbia commissionato questa lista della vergogna.

    Il mainstream ha subito rilanciato la notizia di come la lista sia stata presentata su iniziativa di alcuni deputati del PD e +Europa. Ieri però, i deputati Quartapelle e Magi, appartenenti ai due partiti citati, hanno preso le distanze dal dossier, dichiarando che non sarebbe stato commissionato da loro. Dunque, chi l’ha commissionato?

    Anche in questo caso, come nel caso della lista pubblicata dal Corriere della Sera, chi esige la gogna, poi, non ci mette la faccia e ha il terrore di palesarsi. Perché?

    Perché tali liste di proscrizione sono la vergogna del nostro paese e chi le commissiona è coinvolto nella distruzione di una democrazia, attraverso il perfezionamento di una dittatura mediatica.

    La situazione, già grave, va degenerando: il Copasir si affretta a dire che vuole anche una legge anti-fake news.

    Ora, la contro-informazione corre perlopiù sui canali social. Bloccando definitivamente il circolo informativo, avremo un’unica grande voce, quella del totalitarismo.

    Vietare il confronto di più voci fa parte di una strategia settaria, dispotica e patologica. Per impedire il confronto, alla base di ogni democrazia, i canali russi sono stati già censurati, Julian Assange è finito in prigione e chi è ancora libero viene umiliato e delegittimato.

    Aggiungo: se coloro che si occupano di verificare la veridicità delle notizie sono i primi ad immettere menzogne, si entra in un tunnel oscuro senza via di uscita, perché fondato su meccanismi paradossali.

    È quanto sta già accadendo.

    Nella lista di proscrizione vengono messe alla gogna persone che, anche rischiando la vita, lottano per una visione complessa e articolata nella realtà, ma nessuno ha osato inserire i divulgatori di fake news filo-Kiev. Mancano infatti coloro che per alimentare odio e legittimare l’invio di armi non hanno avuto pudore nel diffondere bufale su fatti non verificati, dove l’apoteosi l’abbiamo raggiunta con la fake-news sugli stupri dei neonati che tanto ricorda la fake, altrettanto terrificante, sugli infanti uccisi dagli iracheni, dopo essere stati strappati dalle incubatrici.

    Il “Ministero della Verità” di cui parlava Orwell in 1984, oggi si palesa con sempre maggiore arroganza: prosegue dunque l’opera iniziata con le guerre precedenti, del resto, senza fake news come quelle sulla guerra in Iraq, la popolazione non avrebbe mai sostenuto i governi belligeranti.

    Abbiamo sulla coscienza milioni di morti in tutto il mondo, a causa di guerre che abbiamo istigato e alimentato per puri fini economici e di espansionismo militare.

    Chi dà l’ordine di stilare liste di proscrizione ha dunque paura di chi è in grado di testimoniare l’abominio compiuto dall’Occidente o da governi filo-occidentali, perché ciò farebbe cadere definitivamente il sostegno della popolazione a governi guerrafondai.

    Sul conflitto ucraino è pertanto vietato sapere che in questi anni la popolazione del Donbass ha portato una pesante croce, a causa dell’ATO, l’Operazione Anti Terrorismo voluta da Kiev e iniziata nel 2014 dal Governo Turchinov, contro civili ribellatasi a un colpo di stato causato da un’ingerenza occidentale e agito con una manovalanza neonazista.

    Ora, il termine “terrorista”, rispetto a questa guerra, è stato cancellato per eliminare le tracce della violenza agita da Kiev contro la popolazione, durante gli scontri tra combattenti delle repubbliche separatiste ed esercito ucraino.

    Chi può testimoniare ciò, è da considerare un nemico.

    I Governi occidentali, attualmente, non vogliono trovare alcuna soluzione diplomatica.

    Per questo motivo, in Europa, lottare per la pace ci rende colpevoli.

    Ribelliamoci.

  • agbiuso

    Giugno 30, 2022

    La guerra Nato-Russia come occasione e strumento per impoverire e danneggiare ancora l’Italia, un Paese che Draghi e il suo governo evidentemente odiano. O semplicemente vengono pagati per agire in questo modo.

  • agbiuso

    Giugno 29, 2022

    La Nato va ufficialmente alla terza guerra mondiale
    di Giorgio Cremaschi, 29.6.2022

    “Le politiche ambiziose e coercitive della Cina minacciano i nostri interessi, sicurezza e valori”. Così testualmente si apre il punto 13 del documento strategico sottoscritto dal vertice NATO di Madrid.

    I guerrafondai in malafede che ancora parlano di una alleanza difesa sono smentiti da un documento che dichiara guerra a gran parte del mondo. Non sola la Russia vi e definita nemico principale, evidentemente da sconfiggere. Ma tutto il pianeta viene sottoposto all’’intervento del Patto EuroAtlantico. Dall’Africa, al Medio Oriente, all’Indocina, ovunque nel mondo la NATO proclama la su intenzione di intervenire a sostegno dei propri interessi, sicurezza, valori, contro tutti i paesi ed i regimi che considera nemici.

    Altro che difesa dell’Europa. Il documento strategico proclama l’impegno al confronto mondiale su tutti i piani militari compreso quello nucleare. Il cui rischio però viene definito, bontà loro, “remoto”.

  • agbiuso

    Giugno 25, 2022

    L’essenza del liberalismo reale
    di Andrea Zhok, 24.6.2022

    La figura di Joe Biden è una figura tragica, che esprime perfettamente l’intima crudeltà e l’impietoso cinismo della politica liberale.

    Le situazioni imbarazzanti e tragicomiche in cui nonno Biden è coinvolto con cadenza quotidiana, in mondovisione, travalicano il concetto di “gaffe”.

    Si tratta di impudiche esibizioni di un anziano, gravemente senescente, con una manifesta condizione di avanzato deperimento mentale, qualcosa che meriterebbe solo la pietà dei suoi cari; nonno Biden meriterebbe di trascorrere i suoi ultimi anni in compagnia dei cani da compagnia o magari dei nipotini, che, se sufficientemente piccoli, potrebbero trovarsi perfettamente a loro agio.

    Invece no, ce lo troviamo quotidianamente spiaggiato in un’atroce esibizione di sfaldamento, che ci rammenta mestamente l’inesorabile trascolorare del tempo e di ogni gloria mondana.
    In un’epoca che mostra sempre più apertamente l’essenza del liberalismo reale, Biden è l’epitome del modo in cui il liberalismo considera la politica: una manipolazione di fantocci i cui fili sono tessuti e tenuti fuori scena dagli interessi del capitale.

    Già, perché il fatto che Biden fosse un pupazzo era chiaro come il sole da ben prima delle elezioni a chiunque avesse gli occhi per vedere e il sistema nervoso centrale cablato.

    Lo sapevano tutti.
    (No, ok, i piddini no, tutti gli altri).

    Ma in un sistema liberale questo è un problema del tutto trascurabile, perché il politico idealmente è semplicemente un prestanome, eventualmente con doti attoriali (da Reagan a Zelensky esiste anche una brillante tradizione di trasferimenti diretti dallo schermo alla scena politica).

    E così, anche questa volta nessuno ha perduto neanche un secondo a considerare quali capacità dovesse avere Biden per recitare la parte de
    “L’UOMO PIU’ POTENTE DEL MONDO”,
    “IL COMANDANTE IN CAPO” dell’impero americano.

    Non ci hanno pensato perché questo per il liberale è semplicemente l’ultimo dei problemi, visto che il politico è solo l’ultima rotella di una catena di trasmissione dell’interesse del capitale alla propria moltiplicazione.

    Anzi, se qualcuno dovesse avere delle idee proprie, questo potrebbe rappresentare un problema: si potrebbe creare un attrito nel passaggio dei contenuti dalla sorgente al ricevitore. Il ruolo del politico liberale è idealmente quello di megafono stipendiato dei desiderata di chi paga il conto delle elezioni.

    Il nocciolo della politica liberale sta infatti nel trovare i finanziamenti, canalizzarli, e garantire che chi paga veda tutelato il proprio investimento. Il resto, elezioni, discussioni, ecc. è vissuto con fastidio, come superfluo folclore.

    Ed è precisamente questa cosa che, altri stipendiati dagli stessi datori di lavoro, chiamano sui giornali “liberaldemocrazie occidentali”.
    I cui valori eterni siamo tutti chiamati a difendere costi quel che costi.

  • agbiuso

    Giugno 24, 2022

    “L’Europa invece sta facendo gli interessi di altri per sostenere a proprie spese un paese fallito che le è alieno, un “candidato all’UE” che solo a parole condivide quei misteriosi “valori europei” di cui si riempono la bocca i burocrati di Bruxelles”

    La morsa di Biden stritola l’UE: siamo veramente disposti ad andare fino in fondo?
    di Laura Ru, 24.6.2022

  • agbiuso

    Giugno 19, 2022

    Una analisi di Paolo Annoni sulla situazione economica determinatasi con le sanzioni inflitte alla Russia e che stanno rafforzando l’economia russa, indebolendo invece quelle europee, in particolare l’economia italiana.

    TAGLIO GAS RUSSO – La mossa che smonta la “narrazione” sulle sanzioni

    Si pensava che l’Europa avrebbe comprato meno gas e indebolito la Russia. È invece accaduto il contrario e l’Ue è davanti a un grande problema.
    Venerdì Gazprom ha tagliato i flussi di gas verso Germania e Italia; il prezzo del gas europeo è salito ai massimi da marzo a livelli sei volte superiori a quelli di inizio 2021. Dopo una decisione di questo tipo ci si sarebbe aspettato un calo del rublo coerente con la teoria con cui si è arrivati alle sanzioni. Invece il rublo ha continuato a rafforzarsi contro l’euro e per la cronaca è ai massimi degli ultimi 8 anni contro la valuta dell’Unione. La tesi, ricordiamo, era che la sospensione degli acquisti di gas e petrolio russo da parte dell’Europa avrebbe prosciugato le entrate di Mosca, causato una svalutazione della sua moneta e alla fine avrebbe affondato l’economia e impedito a Putin di continuare a finanziare la guerra. In questo “schema” se la Russia vende meno gas all’Europa si dovrebbe assistere a un indebolimento della sua moneta. Il corollario è che Bruxelles aveva il potere negoziale nei rapporti commerciali in quanto compratore di idrocarburi mentre Mosca non avrebbe mai dovuto scegliere di tagliare le proprie esportazioni.
    Quello che è successo ieri con la Russia che decide autonomamente il taglio delle sue forniture a un suo cliente storico è l’epilogo del processo a cui si è assisto dall’inizio dell’invasione in Ucraina. Il prezzo del gas in Europa è esploso e la Russia ha aumentato le proprie esportazioni di gas e petrolio verso Cina, India e altri mercati di sbocco. I mercati si sono comportati assumendo, correttamente, che l’Europa avrebbe fatto molto fatica a trovare alternative e infatti ieri sono comparsi “rumour” sui piani del Governo per limitare i consumi di gas; case più fredde e strade buie. Il caos che si è prodotto sui mercati energetici e i timori che l’offerta di idrocarburi sui mercati globali diminuisca hanno determinato l’impennata del surplus commerciale russo e alla fine della sua valuta. Il rafforzamento del rublo, anzi, è continuato nonostante tre tagli dei tassi della banca centrale. La decisione di ieri potrebbe persino essere spiegata con il tentativo della Russia di svalutare una moneta diventata improvvisamente troppo forte.
    Alla fine di questo processo quello che emerge è che contrariamente a “tutte” le aspettative iniziali è la Russia che decide di tagliare le sue forniture all’Europa che invece le subisce. L’Europa subisce un colpo alla competitività delle sue imprese, peggiora l’inflazione interna e, in futuro, dovrà fare i conti con le conseguenze politiche e sociali di questo fenomeno sia dentro l’Europa che sul Mediterraneo. La Russia invece scopre di poter gestire sia il proprio cambio, sia i propri rapporti economici. Questo accade perché il possesso dei rubli consente di approvvigionarsi di idrocarburi e altre materie prime, prodotti agricoli e fertilizzanti. Il possesso di euro, invece, non garantisce questi approvvigionamenti e quello di dollari meno che due anni fa sia perché i prezzi delle materie prime sono esplosi, sia perché un numero crescente di Paesi ha deciso di sottrarre le sue produzioni dai commerci globali per contenere l’inflazione interna.
    Se l’Europa non vuole far collassare la propria economia o ritrovarsi con problemi sociali complessi deve assicurarsi le proprie forniture strategiche come stanno facendo tutti gli altri Paesi. In questo processo non può più presumere di potersi permettere il lusso di scelte “costose” perché se il prezzo del gas sale come è salito ieri per un taglio delle forniture prima dell’inverno, il problema rischia di diventare ingestibile con il blocco in piena stagione invernale.

  • agbiuso

    Giugno 19, 2022

    I “vendipatria” e la morte dell’Europa
    di Alberto Fazolo, 18.6.2022

    “Una guerra in cui a prescindere da chi la vinca, noi perderemo comunque.
    […]
    L’Europa non ne trarrà alcun giovamento, tuttavia i vendipatria ne otterranno un grande vantaggio personale. Siamo cioè nelle mani di una cricca che ci porterà alla rovina in cambio di un meschino tornaconto per loro stessi.

    Si badi bene che non sto ancora facendo riferimento al piano etico o morale, su cui la condanna è ferma e piena tanto per le guerre in cui abbiamo ottenuto dei vantaggi, quanto in questa in cui ci andremo inevitabilmente a perdere. Ancora più netto il giudizio sul piano ideologico, dato che i paesi occidentali (ancora una volta) si sono posizionati dal lato sbagliato della storia, arrivando a sostenere i nazisti.

    Gli USA sono una bestia morente, incapace di andare avanti se non a discapito di altri paesi, finora siamo stati alleati delle loro guerre di rapina, ora stiamo diventando i rapinati. Gli USA vogliono spolparsi quel che resta dell’Europa, deindustrializzarla, aumentarne la subalternità e la dipendenza al fine di rinviare la propria capitolazione. Per farlo ricevono l’aiuto e i servigi dei vendipatria nostrani. La scelta sul da farsi è semplice: fermarli e riprendere in mano il nostro futuro, è l’opzione giusta e conveniente”

  • agbiuso

    Giugno 17, 2022

    Una sintesi della situazione geopolitica molto chiara. E che credo corrisponda a quanto sta accadendo.

  • agbiuso

    Giugno 15, 2022

    “Quello dell’Italia è stato un suicidio verso una potenza nucleare da cui dipendiamo e dipenderemo per i prossimi anni per l’approviggionamento energetico”.

    L’isolamento dell’occidente dal resto del mondo è inevitabile
    di Fabio Massimo Parenti, 14.6.2022

  • agbiuso

    Giugno 13, 2022

    Ovviamente, aggiungetemi alla lista.

  • agbiuso

    Giugno 6, 2022

    Gli scricchiolii dell’ultima grande narrazione
    di Andrea Zhok – 6.6.2022

    Con qualche semplificazione, ciò che sta emergendo nella stampa internazionale è che la Russia sta vincendo la guerra economica che le è stata dichiarata.
    Ora, la ragione per cui questo sta avvenendo è interessante.
    La Russia in termini di PIL oscilla tra il 2 e il 3% del PIL mondiale.
    Il blocco che le si oppone (USA + UE + Oceania e Israele) rappresenta il 50% del PIL mondiale. Se fosse una guerra reale, sembrerebbe senza storia.
    Tuttavia da questo quadro emerge un pregiudizio teorico fondamentale che accomuna l’intero Occidente in una macroscopica illusione ottica. Noi, la parte del mondo dove il capitalismo è nato ed è cresciuto per primo, abbiamo oramai introiettato l’idea che il potere stia nell’economia e che l’economia sia il denaro: dunque chi possiede più denaro possiede più potere, punto.
    Questo è quasi sempre vero sul piano delle esistenze individuali all’interno dei nostri stati ed è anche spesso vero per tutti i singoli stati che giocano con le carte con cui abbiamo scelto di giocare e far giocare. Però questo funzionamento generale delle nostre economie per così dire rimuove sistematicamente Marx per impalmare Milton Friedman, rimuove sistematicamente la realtà dei beni e dei servizi per sostituirla con la capacità ipotetica di comprarli, dunque con la disponibilità di denaro, di capitale.

    Il nostro intero mondo occidentale è integralmente gravitante intorno ad una concezione del potere esemplificato dal grande potere finanziario.
    Ed è vero, finché giochiamo con queste carte, quello è IL potere e noi tutti siamo sudditi da esso dipendenti.
    Tuttavia sul piano geopolitico quel che si manifesta in questo momento è un duro ritorno alla realtà: il denaro vale finché ci sono beni da comprare e nella misura in cui ci sono; quando i beni scarseggiano il denaro tende a trasformarsi nella convenzione che è (inflazione).
    Il trucco capitalista sta di norma nel nascondere questa realtà attraverso gli atti di proprietà con cui dispone di risorse naturali, di fonti primarie, di esseri umani (forza lavoro): tutto incatenato da contratti e da pezzi di carta con cui il pianeta tutto è avvolto e coperto e soffocato.
    Possediamo interi paesi del terzo mondo perché ci sono debitori.
    E siamo a nostra volta posseduti da altri creditori inapparenti, opachi e remoti.
    Ma nel caso russo ci siamo trovati di fronte ad un nano economico che però è economicamente un fornitore di beni primari, quelli da cui a cascata acquisiscono valore tutti gli altri.

    E inoltre (cosa assai fastidiosa, che di solito non succede) questi beni primari sono assai ben difesi militarmente, e quindi non possiamo fare come al solito, cioè appropriarcene con qualche scusa flamboyant (qualche tinteggiata di nobili intenti, di missioni civilizzatrici, di diritti umani invocati dai media e zaac, ci intaschiamo le risorse altrui e facciamo anche bella figura a casa.)
    No, qui quello che sta succedendo è che la narrazione del capitale – quella narrazione dove non ci chiediamo mai come fosse possibile che nel 2007 le capitalizzazioni finanziarie fossero 14 volte il PIL mondiale – sta scoppiando come una bolla finanziaria qualunque.
    C’è chi aveva detto che le grandi narrazioni erano defunte nell’epoca postmoderna. Ma in effetti esse erano state sostituite da un’ultima narrazione, così onnicomprensiva da non sembrare tale, da sembrare la pura e semplice realtà. E così, dopo esserci inebriati di virtualità, di iperconnessione, di transumanesimo fighetto e di mercatismo finanziario, scopriamo che tutto questo esiste e vale se e finché ci sono schiere di Morlock, di Nibelunghi ingobbiti che lavorano per noi nelle viscere della terra, se e finché ci sono ferro e legno e terra che “magicamente” si trasformano in prodotti sugli scaffali dei supermercati (magari anche con il bollino “ecosostenibile”).
    Tutto questo sogno virtuale dei “padroni del PIL” si rivela per quello che è: un incubo per la maggior parte dell’umanità che avviene fuori dalla vista delle telecamere, ed un’illusione destinata a esplodere in faccia a tutti quanti noi più rapidamente di quanto chiunque si fosse aspettato.

  • agbiuso

    Giugno 5, 2022

    “Sfruttando le magagne di una presunta sinistra governativa, quelli che appaiono gli oppositori di destra del governo Draghi cercano di accreditare un loro patriottismo che alla fine si dimostra falso perchè al servizio delle scelte americane”.

    Da La lotta contro i fautori della guerra: anche le elezioni sono un terreno per combatterli,
    Art.11 – per un fronte unito contro la guerra, 1.6.2022

  • agbiuso

    Giugno 1, 2022

    Il Governo Draghi, il Partito Democratico, la loro furia bellica, vanno progressivamente distruggendo l’economia e la società italiane. In questo caso producendo altra disoccupazione in Sicilia.

  • agbiuso

    Maggio 31, 2022

    Un’ottima analisi di Andrea Zhok sulla situazione tra Russia, Ucraina, Europa, USA, che conferma e mostra quanto pervicacemente “l’Europa si è scavata la fossa”.

    La guerra russo-ucraina in 7 punti
    31.5.2022

  • agbiuso

    Maggio 29, 2022

    Patetico e insieme grottesco escludere la musica russa.
    Soltanto epoche e società barbariche possono fare della cultura un’arma per le guerre invece che universale strumento di dialogo.

  • agbiuso

    Maggio 25, 2022

    Eccellente analisi politico-militare della situazione oggi nell’ex-Ucraina.
    Un testo veramente istruttivo.

    Ora è il momento di sedersi, rilassarsi e guardare il declino dell’Occidente
    25.5.2022

  • agbiuso

    Maggio 19, 2022

    I media della NATO sono stati capaci di trasformare una nullità televisiva in una specie di Grande Fratello.

  • agbiuso

    Maggio 18, 2022

    Protetti.

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