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Massacri

Una immensa allucinazione collettiva. Questo è la società dello spettacolo nel XXI secolo. In essa può accadere che una sola immagine cancelli il significato di milioni di altre simili, diventando uno strumento di ciò che l’immagine stessa dice di combattere. Il bambino che alcuni mesi fa è stato trovato morto annegato sulle spiagge turche ha monopolizzato sentimenti comprensibili ma parziali, nascondendo milioni di vittime delle guerre scatenate dall’imperialismo finanziario che mai si riposa nella sua ansia distruttiva. È infatti «difficile trovare nella memoria qualche traccia di una altrettanto viva partecipazione emotiva alla sorte di quel milione di bambini che, a detta di organizzazioni collegate all’Onu, sono deceduti per le conseguenze dirette o indirette (prima di tutto l’embargo esteso a medicine e generi alimentari) della guerra a suo tempo mossa dagli Stati Uniti d’America e dai loro alleati-vassalli all’Iraq» (M.Tarchi, in Diorama letterario, n. 326, p. 1). Quanti sono soliti criticare i ‘populismi’ per il loro parlare ‘alla pancia e non alla testa’ utilizzano a man bassa immagini come quella del bambino annegato, in modo da indurre a loro volta a pensieri e atteggiamenti che nulla hanno di razionale e argomentato. Tanto è vero che molti altri bimbi sono morti allo stesso modo ma di essi lo spettacolo non ha parlato. Le medesime immagini, infatti, se ripetute annoiano, non fanno vendere giornali, non inducono al ‘mi piace’ sui social network.
Gli organi di informazione poco o nulla dicono dei bambini greci ridotti alla fame e alla miseria dalle politiche criminali e usuraie della Troika, le quali sono state criticate da due premi Nobel per l’economia -Stiglitz e Krugman-, i quali ritengono che l’economia ellenica «sia crollata non malgrado, bensì a causa delle misure di austerità che le sono state imposte in maniera tanto assurda quanto criminale» (A. de Benoist, ivi, p. 25). La Grecia è l’esempio più chiaro della violenza totale che l’oligarchia finanziaria esercita cercando «di prendere il controllo della politica degli stati al fine di governare  senza i popoli, smantellare i servizi pubblici ed annullare le acquisizioni sociali. […] Quando la crisi è scoppiata, gli stati si sono indebitati a loro volta per salvare le banche, il che ha trasformato il debito privato in debito pubblico. […] Ci si è comportati come se l’aiuto prestato alla Grecia fosse andato ai greci, quando invece è andato essenzialmente ai loro creditori, permettendo così alle banche più esposte di ricapitalizzarsi per il tramite dello stato greco» (Ivi, pp. 24-25).
Tutto questo, lo sterminio di intere società ed economie da parte di oligarchie senza scrupoli, avviene in un’epoca che moltiplica il linguaggio ‘politicamente corretto’ (sino a farne un dogma) e ciancia a ogni passo di diritti dell’uomo. Il fatto è che «la morale dei ‘diritti dell’uomo’ non è altro che un travestimento degli interessi finanziari» (Ivi, p. 11).
Le potenze che blaterano di diritti umani, le potenze che poi sono pronte a sospendere tali diritti quando vengono direttamente attaccate -come sta succedendo in questi giorni a Parigi e come accadrà ancora-, sono le stesse potenze che hanno invaso e distrutto i regimi arabi laici dell’Iraq, della Libia, della Siria, sono dunque le stesse potenze che all’inizio hanno creato e finanziato organizzazioni come l’Isis, poiché -afferma Richard Labéviere- «la lotta contro il terrorismo genera milioni di posti di lavoro nelle industrie dell’armamento, della comunicazione ecc. Il terrorismo è necessario all’evoluzione del sistema capitalista, che si riconfigura in permanenza gestendo la crisi. […] L’Isis non viene quindi sradicato, ma tenuto in vita» (Ivi, p. 12).
I massacratori dello Stato islamico sono degli immondi fanatici che portano alle più radicali ma legittime conseguenze la logica costitutiva di ogni monoteismo esclusivo ed escludente, la logica biblica e coranica, come succede da due millenni. I massacratori dell’Isis sono il frutto delle guerre e dei servizi segreti di quegli stessi stati i cui cittadini inermi sono poi alla mercé di organizzazioni violente e di assassini che non esisterebbero se l’espansionismo anglosassone e francese non li avesse creati, come di fatto li ha creati. Gli stati servi delle strutture finanziarie internazionali stanno agendo come degli apprendisti stregoni, che evocano potenze oscure ed estreme, senza poi essere in grado di controllarle. Le prime responsabili dei massacri sono quindi le classi dirigenti che hanno tradito gli interessi dei loro popoli e si sono poste al servizio dell’internazionalismo finanziario. Gli assassini di Parigi sono il braccio armato del terrore di questi stati e di tali organizzazioni economiche. I massacratori di Parigi costituiscono una magnifica occasione per militarizzare i territori e reprimere così ogni dissenso.
La storia delle società umane non è mai stata un esempio di giustizia e di pace e tale continua a rimanere anche nell’epoca -il nostro presente- che dice di essere libera e democratica. Ancora una volta, «la terra interamente illuminata splende all’insegna di trionfale sventura» (Horkheimer-Adorno, Dialettica dell’illuminismo, Einaudi 1997, p. 11).

10 commenti

  • agbiuso

    28 Novembre, 2015

    Segnalo una argomentata e profonda riflessione di Jérôme Leroy (uscita su Causer) a proposito dell’invito di Hollande a esporre la bandiera francese sui balconi:
    Pas de tricolore sur mon balcon. Non au festivisme macabre

  • agbiuso

    23 Novembre, 2015

    A chi sta servendo -e molto- il terrore dell’Isis

    Sono sempre più convinto che questi assassini siano (anche) una creatura dei governi occidentali e di chi li controlla.

  • agbiuso

    22 Novembre, 2015

    La fonte è Repubblica, quindi insospettabile.
    E si comprende che per molte aziende e numerosi governi se l’Isis non esistesse bisognerebbe inventarla. E infatti l’hanno inventata.

    L’affare della guerra all’Is: boom di Borsa e vendita di armi, l’Italia c’è
    di Raffaele Ricciardi

    Tra l’altro:
    “A scanso di equivoci, proprio in questi giorni l’ad Mauro Moretti è tornato a chiarire che l’interesse è rivolto in tutte le direzioni: “Fornire armamenti a paesi come Arabia Saudita e Qatar che sono considerati controversi? Sono paesi che sono legittimati dagli Usa ed entrano a far parte del fronte Occidentale in questa vicenda”.

  • agbiuso

    18 Novembre, 2015

    Caro Diego, ti ringrazio molto per aver ricordato e riportato le tesi di Franco Cardini, uno dei maggiori esperti italiani dell’Islam e soprattutto uno studioso non conformista.
    Ciò che Cardini afferma è semplicemente vero.

  • diego

    18 Novembre, 2015

    “Il primo passo da compiere, quello fondamentale e difficile, è comprendere ciò che accade”

    questa è la considerazione fondamentale, da cui ripartire, perchè a mio avviso bisogna distinguere i sentimenti ben comprensibili di orrore, voglia di punire i vigliacchi per le loro atrocità, distinguerli appunto, da una consapevolezza dei processi in campo

    io penso che sia utile leggere il testo di Franco Cardini Il califfo del terrore e la storia, l’ipocrisia dell’occidente edito da Laterza quest’anno, ad aprile

    vi prego amici, leggete le parole profetiche scritte da questo grande studioso dell’Islam e della storia europea

    «La situazione siriana è allo stallo mentre in Iraq il governo è ormai in mano alla fazione sciita, quindi filoiraniana: ecco il bel risultato dell’invasione voluta da Bush nel 2003 e di oltre dieci anni di guerra, alla quale purtroppo hanno preso parte anche reparti dell’esercito italiano in un clima di sorda, demenziale complicità» (p. 6)

    «Da alcuni anni la vera novità in tutte le questioni che riguardano l’Islam in genere, i gruppi radicali e le cellule terroristiche in particolare, è che – soprattutto dopo le cosiddette “primavere arabe” – alcuni emiri del Golfo, tutti ben forniti di petrodollari e tutti sunniti, hanno rinverdito con una violenza che non si vedeva forse dai tempi immediatamente successivi alla morte del Profeta (cioè circa quattordici secoli) uno dei fenomeni più tipici dell’Islam: la fitna (“discordia”, “disordine”: guerra fratricida). Tale scelta è stata finora, forse inconsapevolmente, appoggiata da alcune potenze occidentali che pure si dicevano impegnate con decisione a combattere estremismo e terrorismo: ad esempio da Francia e Inghilterra, che con stupefacente leggerezza o con imperdonabile cinismo hanno approvato il rovesciamento di Gheddafi e la sollevazione e la guerriglia contro il legittimo governo siriano di Baashar Assad» (p. 22)

    «I Jihadisti vogliono quindi lo scontro con l’Occidente e hanno scelto adesso a quanto pare una tecnica nuova, più “artigianale” ma forse più diretta ed efficace. […] lo scopo del califfo e dell’IS: essi agiscono formalmente per sottomettere attraverso il terrore, ma nella sostanza vogliono piuttosto che una coalizione occidentale risponda esasperata attaccandoli il più duramente possibile in modo da dimostrale la roro tesi, vale a dire che tutto l’Occidente, nel suo insieme, è nemico dell’Islam e l’unica scelta che si porpone al vero credente è il jihad sia contro i “crociati” sia co0ntro gli “apostati” vale a dire i musilmani che accettano la convivenza. […] Diciamo la verità, nella brutale trappola tesaci dal califfo non cascherebbe neanche un bambino. Ma rischiano di caderci come pere cotte i nostri govenri e i nostri media» (p. 75)

  • agbiuso

    17 Novembre, 2015

    @susannavalle
    Condivido per intero quanto scrive a proposito di facebook, che è una piattaforma rivolta al controllo totale e al profitto, è una struttura alla quale milioni di persone regalano i propri dati nella più assoluta incoscienza.

    @Pasquale
    Grazie, mio caro amico. Il primo passo da compiere, quello fondamentale e difficile, è comprendere ciò che accade, Questo è il nostro compito.

  • Pasquale

    17 Novembre, 2015

    I massacratori dello Stato islamico sono degli immondi fanatici che portano alle più radicali ma legittime conseguenze la logica costitutiva di ogni monoteismo esclusivo ed escludente, la logica biblica e coranica, come succede da due millenni. I massacratori dell’Isis sono il frutto delle guerre e dei servizi segreti di quegli stessi stati i cui cittadini inermi sono poi alla mercé di organizzazioni violente e di assassini che non esisterebbero se l’espansionismo anglosassone e francese non li avesse creati, come di fatto li ha creati. Gli stati servi delle strutture finanziarie internazionali stanno agendo come degli apprendisti stregoni, che evocano potenze oscure ed estreme, senza poi essere in grado di controllarle. Le prime responsabili dei massacri sono quindi le classi dirigenti che hanno tradito gli interessi dei loro popoli e si sono poste al servizio dell’internazionalismo finanziario. Gli assassini di Parigi sono il braccio armato del terrore di questi stati e di tali organizzazioni economiche. I massacratori di Parigi costituiscono una magnifica occasione per militarizzare i territori e reprimere così ogni dissenso.

    Di là da analisi, che solo gente in malafede potrebbe contestare o evitare di fare per fede nel sistema, mi pare si approdi a un dato grave per quanto banale. Che in mezzo a questo all’ovest niente di nuovo, ci siamo noi e il nostro desiderio di campare la nostra vitarella d’a quallera, ma nostra perbacco. E allora non so. Anonymous?

  • susannavalle

    17 Novembre, 2015

    “Facebook mi legge nel pensiero?” Non proprio. Evidentemente Facebook presumeva in base ai Big Data raccolti .Il secondo lato oscuro di questa applicazione va individuato nel suo effetto indiretto ma non per questo meno rilevante. Me l’hanno segnalato vari amici sul social network. Ovvero il fatto che la decisione di informarci sulla condizione di tutti i nostri amici a Parigi, amplifica il fragore degli attentanti, mette in allerta mezzo miliardo di persone: anche solo lanciare quella applicazione si rileva una pressione psicologica reale, anche se non richiesta. È lecito che lo decida Facebook? E allora perché non informarci sugli attentati di Beirut? E quali eventi sono più gravi? E chi stabilisce una gerarchia di urgenze?Neanche il tempo di porsi queste domande che Mark Zuckerberg lancia un’altra applicazione. Questa permette di colorare la propria foto profilo È un invito, che chiunque può accettare o meno. Ma ancora una volta è un invito che ci condiziona. Era successa la stessa cosa lo scorso aprile, in seguito ad un terremoto in Nepal. Allora Facebook pubblicò su molti profili un tasto “donate” che invitava a fare una donazione a favore delle vittime del terremoto. A prima vista sembrava una causa nobile. Eppure cliccando sul tasto non si veniva indirizzati al sito della Croce Rossa, o di qualche organizzazione no profit, ma ad una particolare sezione di Facebook detta “money”. Qua si era invitati a lasciare i dati della propria carta di credito. Qual era lo scopo allora? Aiutare il Nepal o avere una scusa per ottenere i dati della carta di credito degli utenti?Facebook è così pervasivo nella nostra vita, che a volte lo consideriamo una sorta di istituzione, una Ong. È una multinazionale orientata al profitto invece, quotata in Borsa per un controvalore di 320 miliardi di dollari. Dovremmo ricordarcelo sempre. Anche quando vogliamo esprimere il nostro sgomento per una tragedia immane, che ci lascia turbati e con poche certezze.

  • agbiuso

    16 Novembre, 2015

    Cara Lucilla, grazie per la tua attiva condivisione.
    Potrò chiedere a qualche collega storico la disponibilità. Intanto, consiglio a te e agli altri amici un’eccellente analisi del filosofo francese Denis Collin dal titolo Le sommeil de la raison engendre des monstres.
    Veramente da leggere, da meditare, da ricordare.

  • Lucilla GATT

    16 Novembre, 2015

    Ti volevo ringraziare perché con la tua cultura e la tua sensibilità hai scritto quello che avrei voluto saper scrivere anche io. Condivido interamente e pienamente.
    Ma gli storici che fanno? Tutti allineati e servili anche loro? MA non ce n’è almeno uno che si salva?
    Magari potremmo fare un manifesto: un filosofo, un giurista e uno storico…?
    Che ne pensi?
    Lucilla

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