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L’Oppio

L’Oppio

«I sovietici leggevano la Pravda, ma non le credevano. Gli italiani guardano la televisione e le credono». Sta qui una delle spiegazioni della condizione oppiacea dentro la quale noi italiani continuiamo a dormire mentre altrove -come in Grecia, in Spagna o in Turchia, dove sembra sia iniziata la «Rinascita mentale di un popolo consapevole di aver perso molti diritti che vuole riacquistare al più presto, a qualsiasi costo»- c’è almeno un tentativo di ribellione contro la dittatura liberista. In Italia no. Il coro universale che dalla destra e dalla sinistra politico-mediatiche investe ogni giorno e a tutte le ore la vista, l’udito, la mente dei cittadini italiani canta la responsabilità, la serietà, l’onestà del potere democratico-berlusconiano. Canto maligno di sirene che interpreta artatamente ogni parola e comportamento dell’unico movimento che a tale squallore tenta di opporsi.
A me sembra persino moderato il linguaggio di Grillo nei confronti dei giornalisti, categoria -con le dovute e proverbiali eccezioni- di fronte alla quale ogni prostituta conserva un’indefettibile dignità. Costoro, infatti, vendono qualcosa di ancora più personale degli organi genitali: vendono il proprio pensiero. Assunti come praticanti, debbono abituarsi sin dall’inizio a non indagare e a non criticare se non chi e che cosa i loro direttori vogliono che venga indagato e criticato. Servilismo e non pensiero diventano in tal modo un habitus della persona che scrive sotto dettatura del potere. Quando la parola del giornalista si coniuga all’immagine televisiva, il mondo si dissolve nell’ermeneutica del potente, quella che permette ancora a milioni di italiani di credere che Berlusconi non sia un delinquente e che il Partito Democratico sia di sinistra.
La Democrazia è fatta di almeno quattro elementi: divisione dei poteri, eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, elezioni libere e segrete, informazione indipendente da chi governa. In Italia si vota periodicamente e in modo -più o meno- segreto ma gli altri tre elementi sono assenti. L’Italia è quindi un Paese fintamente democratico. La parossistica dipendenza che il nostro popolo nutre verso la televisione è anche il bisogno di un’autorità che dica cosa si deve pensare e come si deve vivere. La televisione è forse la meno percepita ma anche la più dura smentita della democrazia. Di un sistema che necessariamente presuppone il desiderio di vivere liberi e la capacità di esserlo da parte di qualsiasi individuo. Ma non è così: chi è servo cercherà sempre un padrone, ne va della sua stessa identità. Con il progressivo tramonto delle autorità religiose, ideologiche, scientifiche, tale bisogno trova pieno appagamento nello schermo televisivo: nuovo oracolo, divinità all’apparenza poco esigente, la si gratifica con uno dei più antichi segni di sottomissione, l’ipse dixit: “L’ha detto la televisione”.
In questo niente, in questo vuoto colorato e costante, tramonta la capacità di pensare e annega con essa ogni libertà. La miseria del dominio catodico va individuata e distrutta. Si tratta di un passaggio necessario per individuare e distruggere la masnada di banchieri criminali che, con l’aiuto della televisione, governa l’Italia e l’Europa.

49 commenti

  • agbiuso

    Gennaio 1, 2015

    Dall’editoriale di Norma Rangeri sul manifesto del 31.12.2014

    Il sistema dell’informazione. Dopo il passo indie­tro del cava­liere, la cri­tica al sistema media­tico è come magi­ca­mente scom­parsa. E pure, lo vediamo ogni momento della gior­nata, l’informazione, con la tele­vi­sione ancora al cen­tro, deter­mina agenda e con­senso, dise­gna lea­der­ship e contro-leadership, costrui­sce il re e l’opposizione a sua mae­stà.
    Natu­ral­mente bucare l’immagine costruita da chi pos­siede e sa usare la mac­china dell’informazione e della comu­ni­ca­zione poli­tica (un’élite agguer­rita, adde­strata, glo­bale) richiede un gior­na­li­smo forte che in Ita­lia fatica a farsi con­tro potere. Il nostro paese ha sem­pre svolto un ruolo di primo piano nell’uso della pro­pa­ganda poli­tica: dal regime fasci­sta, a quello cosid­detto ber­na­beiano della rico­stru­zione demo­cri­stiana, al ber­lu­sco­ni­smo degli anni suc­ces­sivi, fino al ren­zi­smo, degno erede di que­sta addi­zione pro­pa­gan­di­stica.
    I tele­spet­ta­tori sono invasi dalle per­for­mance tv del gio­vane e arrem­bante pre­si­dente del con­si­glio, le sue appa­ri­zioni sono spot ben costruiti, spal­mati nei pro­grammi pop con bimbi e let­te­rine a Babbo Natale, come nei talk mar­mel­lata del mat­tino e della sera. In que­sto campo della per­sua­sione e della mani­po­la­zione, il ruolo degli intel­let­tuali risalta per il grande silen­zio, oppure per il con­for­mi­smo che a volte li vede pro­ta­go­ni­sti nell’edificazione delle gesta del nuovo potere. E’ molto attiva una mac­china del con­senso per­va­siva e inva­siva. Che richiede una rispo­sta cul­tu­rale, oltre che politica.

  • agbiuso

    Dicembre 21, 2014

    L’Istituto Luce, per l’appunto. Il fascismo televisivo utilizza anche i bambini.

  • agbiuso

    Dicembre 21, 2014

    Uno spettacolo da repubblica caucasica“, esattamente.
    Anche per questo non possiedo il televisore. Dare dei soldi a questa RAI è ripugnante.

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    Renzi, la legge di Stabilità e la tv: un sabato italiano
    di Antonio Padellaro, Il Fatto Quotidiano, 21 dicembre 2014

    Venerdì notte Matteo Renzi ha anticipato la trasformazione costituzionale del Senato in ente inutile costringendo gli inutili senatori rimasti in aula a votare la fiducia sulla legge di stabilità al buio. Senza cioè poter neppure dare un’occhiata al testo, rimaneggiato fino all’ultimo minuto da Palazzo Chigi per evitare – dicono i turiferari – alcune rapine alle casse statali (disgraziatamente non tutte, però).

    Nelle stesse ore Renzi era l’ospite d’onore di un imbarazzante show televisivo dal titolo Un mondo da amare, un super spot del “servizio pubblico” Rai pagato col canone e costruito appositamente per celebrare i fasti dell’Expo milanese: di quella parte, s’intende, ancora a piede libero. Nessun cenno, naturalmente, al fatto che intanto il capo dell’Anticorruzione Raffaele Cantone avviava un’indagine sull’appalto Eataly, il più grande ristorante del mondo affidato senza gara a Oscar Farinetti, il ristoratore preferito – guardacaso – dal premier.

    Dicevamo dei bimbi ammaestrati che facevano finta di fare delle domande a cui Renzi dava delle risposte altrettanto costruite. Uno spettacolo da repubblica caucasica concelebrato da Antonella Clerici e da Bruno Vespa, che forse rimpiangeva i bei tempi di Berlusconi, quando organizzava contratti notarili altrettanto fasulli, ma almeno non doveva ridursi a controfigura del Mago Zurlì.

    Come cantava Sergio Caputo, ecco un sabato qualunque, un sabato italiano, ma il peggio non sembra essere passato.

  • agbiuso

    Dicembre 15, 2014

    Come funziona l’informazione in mano a Matteo Renzi (e ai suoi tweet).

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    Renzi, le riforme e il Metodo Supercazzola
    di Marco Travaglio

    Il Metodo Supercazzola, tutto chiacchiere e distintivo, non l’ha certo inventato Renzi: la cosiddetta seconda Repubblica è piena di annunciatori, promettitori, declamatori che a parole ci hanno salvati non una, ma cento volte, poi nei fatti ci han rovinati. Renzi l’ha solo affinato ed elevato alla massima potenza. Funziona a tappe.

    1. Scoppia uno scandalo o giunge una notizia negativa.

    2. Il piè veloce Matteo lancia subito un messaggio di segno opposto – via Twitter, Facebook, slide, conferenza stampa, Leopolda, video – per scacciare o declassare il precedente dai titoli di tg e giornali.

    3. La stampa più credulona del mondo abbocca compiacente e strombazza la reazione del premier oscurando l’azione che l’ha provocata: “svolta”, “stretta”, “giro di vite”, “linea dura”, “così cambierà”, “rivoluzione”, “subito”, “ora”, “scatta”, “spunta”.

    4. Le rare volte in cui la tradizione orale diventa scritta, e cioè il messaggio si traduce in testo di legge, tg e giornali ripetono paro paro i titoli già fatti sull’annuncio renziano. Chi legge si divide fra due possibili reazioni: “ah, allora era proprio vero, questo Renzi è un uomo di parola”, oppure “ah, credevo che la legge ci fosse già, vabbè comunque ora c’è”. Naturalmente la legge non c’è nemmeno ora: è solo un ddl che il governo lancia come un aeroplanino di carta nell’oceano delle aule parlamentari e va a marcire sui fondali senza lasciar traccia di sé.

    5. Al primo nuovo scandalo o fatto negativo, la maggioranza ripesca quel che resta dell’aeroplanino e annuncia che il ddl è in discussione e verrà presto approvato, anzi adesso, subito. I giornali riannunciano: è fatta. Intanto il Parlamento ha altro da fare (di solito qualche decreto o legge delega da approvare alla svelta con la fiducia: roba perlopiù inutile tipo le ferie dei giudici o dannoso come il Jobs Act), o comunque la maggioranza si spacca (di solito per le norme davvero utili o urgenti, tipo contro la corruzione e la mafia); segue bombardamento di emendamenti e il ddl torna sul binario morto.

    6. All’ennesimo nuovo scandalo o fatto negativo, confidando nella smemoratezza generale e nella complicità della stampa, Renzi riannuncia lo stesso annuncio già annunciato qualche mese prima, strappando gli stessi titoli nei tg e sui giornali, e riparte la rumba.

    Risultato: zero, nessuna legge sulla Gazzetta Ufficiale. E, anche nel caso rarissimo in cui la legge venga approvata, dopo mesi o anni si scopre che: a) nessuno s’è curato di varare i decreti delegati o le norme attuative, dunque il provvedimento è rimasto lettera morta e nulla è cambiato; b) oppure la legge contiene un codicillo infilato all’ultimo momento che la rende inapplicabile o sortisce l’effetto opposto a quello annunciato (vedi legge Severino e voto di scambio). Ora torna di gran moda l’anticorruzione. Martedì: “Renzi: non lasceremo la Capitale ai ladri, chi sbaglia paga” (La Stampa). Mercoledì: “Corruzione, pene più dure” (Corriere), “Stretta sui corrotti: carcere più duro e soldi restituiti”, “Il giro di vite di Renzi” (Repubblica). Venerdì: “Ecco il piano anticorruzione: pene aumentate del 50% e prescrizione più lunga” (Repubblica), “Pene più alte e beni da restituire” (Corriere). Sabato: “Corruzione, pene più dure. In cella anche chi patteggia”, “Sì alla stretta anticorruzione: pene più alte e beni confiscati. Il premier: ora processi veloci” (Repubblica), “Stretta del governo sulla corruzione”, “Corruzione, così aumenta la pena” (Corriere), “La svolta di Renzi: ‘Pronto a mettere la fiducia’”, “Renzi: ‘Non daremo tregua’” (La Stampa). Leggendo meglio, si scopre che gli ora e i “subito” sono balle: non è un decreto, è il solito ddl che non ha i numeri in Parlamento, perché Ncd e FI non lo voteranno mai e, se Renzi chiedesse aiuto ai 5Stelle, farebbero cadere il governo. Un’altra pera di droga ed estrogeni nelle vene esauste del Paese, aspettando che passi la nuttata.

    Come diceva Sabina Guzzanti ai tempi di un altro celebre supercazzolaro: “Il canale di Sicilia è pieno di auto di cittadini convinti che il Ponte sullo Stretto sia stato costruito”.

    il Fatto Quotidiano, 15 dicembre 2014

  • agbiuso

    Novembre 8, 2014

    Non scrivete menzogne

    “A tutti i giornalai che titolano e dedicano prime pagine a presunti assi, accordi, intese e via farneticando. Tutte balle. Non c’è nessun “accordo” M5S-PD. Non c’è nessun “asse” M5S-PD. Non c’è nessuna “intesa” M5S-PD. Non c’è nessuna “sintonia” M5S-PD. Non c’è nessuno “scambio di voti” M5S-PD.
    L’elezione del giudice della Corte Costituzionale ha solo dimostrato ciò che da sempre sosteniamo e dichiariamo: ogni volta che una parte politica – Partito Democratico, Forza Italia, Ncd, Sel, Lega, ecc. – avanza una proposta di buon senso, noi siamo pronti a votarla favorevolmente. Senza pretendere merce in cambio, senza staccare promesse di sorta.
    Non è cambiato niente. Il Partito Democratico rimane per noi il partito delle lobby e degli affari. Il partito che vota in massa 35 fiducie ad altrettanti provvedimenti in poco più di un anno, annientando il dibattito democratico in aula e isolando i dissidenti al suo interno. Il partito che non ha battuto ciglio nel vedere il proprio premier defenestrato e sostituito con un piazzista prezzolato senza passare dal voto, anzi avallando la scelta nell’assemblea del partito. Il partito che a braccetto con Berlusconi ha fatto scempio dell’assetto istituzionale del Paese in pieno agosto, con i cittadini in vacanza. Il partito che con una mano da dei mafiosi agli altri e con l’altra vota per abbassare le pene del voto di scambio politico-mafioso.
    Il partito che l’altro giorno ha votato sì alla ciclopica porcata dello SfasciaItalia, e ci sta somministrando una legge di stabilità altrettanto infame. Il partito dei berlusconiani travestiti da renziani.
    A concepire la politica come un mercato delle vacche sono altri. La nostra è semplice coerenza, quella di chi con fatica cerca di mantenere le promesse. Oramai l’abbiamo compreso. È la nostra semplicità a sconvolgervi. Il buon senso, la normalità. Il nostro essere persone normali che parlano a persone normali. In un Paese anormale la normalità è sempre rivoluzionaria. Per questo dovete nasconderla, sopprimerla. Non sia mai che i cittadini scorgano l’abisso che esiste fra il Movimento e i partiti, e ci prendano in simpatia. Ma è solo questione di tempo. “Il risultato non è la meta ma il percorso” #arivederlestelle”
    Vito Crimi

  • agbiuso

    Novembre 4, 2014

    Non posso che condividere. La televisione non va guardata. Figuriamoci se va vissuta.

    ==========
    Le televisioni sono nelle mani dei partiti

    La TV non è un posto “libero” dove si va e si dice quel che si vuole. Gli attivisti ci chiedono spesso di andare in TV, e molte volte abbiamo già risposto. Questa ennesima volta proviamo a spiegare le nostre obiezioni punto per punto su ciò che viene chiesto più spesso. Speriamo di essere finalmente chiari!

    – “Andate e pubblicizzate in TV quello che fate”.
    In TV non decidiamo noi di cosa parlare, ma lo decide il conduttore. Se il conduttore vuole che rispondiamo su scontrini o altre scempiaggini, non possiamo parlare di altro perché ci toglierebbe la parola. Saremmo costretti a parlare di quello. Ai conduttori poi non interessa nulla di attività parlamentare, quindi non si pubblicizza un bel niente.

    – “Abbiamo diritto ad un’informazione seria e completa”.
    Purtroppo non esiste in Italia. E non basta un portavoce M5S in TV per avere informazione completa: gli argomenti li decidono loro e non noi, anche se siamo presenti in trasmissione. Invece di fare petizioni al M5S, fate petizioni alle TV per un’informazione seria e democratica.

    – “Andate a combattere e a dirgli in faccia il fatto loro”.
    Noi siamo portavoce e cittadini e non facciamo wrestling televisivo. Strillare come oche per far divertire il pubblico e alzare l’audience non è la nostra missione. Non si ”vince” niente al talk show, al massimo qualche battibecco. Ci hanno fatto credere che la politica sia questo, ma il M5S dimostra che la politica è ben altro, è una cosa in cui si partecipa e non si sta in poltrona a fare il tifo come al bar!

    – “Almeno andate a ribattere alle falsità che dicono”.
    Ribattere non serve a nulla. Se in trasmissione ci sono 4 politici/giornalisti famosi che accusano il M5S, la gente crede a loro e non a noi, anche se il nostro portavoce è presente e ribatte nel migliore dei modi. Specialmente se anche il conduttore ci dà addosso per farci fare brutta figura… come sempre succede.

    – “Gli attivisti vogliono che andate in TV”.
    Gli stessi attivisti poi ci dicono “Non vi abbiamo votato per stare in TV, andate a lavorare”. Allora, meglio lavorare da subito.

    – “La gente e le vecchiette non vi conoscono”.
    La gente e le vecchiette comunque non guardano i talk show, visti solo da persone già schierate politicamente per “fare il tifo”. Guardano i programmi spazzatura del pomeriggio e quelli di gossip, dove noi non andremo mai perché abbiamo una dignità. Quindi andare ai talk show non servirebbe a farci conoscere.

    – “Salvini, ad esempio, è sempre in TV e dice la sua”.
    Salvini è della Lega, che sta nel sistema da vent’anni. La Lega è la stampella dei partiti e non disturba, e quindi viene fatta parlare a piacimento. Cosa che non succederebbe mai col M5S, nessuno lascerebbe parlare liberamente il M5S come accade con Salvini.

    – “Siamo stufi di dover discutere agli infopoint”.
    Non c’è altro modo per far conoscere e valorizzare il M5S. Gli infopoint e i meetup sono l’arma più potente contro l’informazione malata e complice di TV e giornali. Il portavoce in TV, insultato e offeso da tutti i presenti, non vi sarebbe di nessun aiuto in questo compito.

    – “I blog e le piazze non sono sufficienti a vincere”.
    Neanche la TV, per come è gestita oggi. Siamo andati ogni giorno in TV a tutte le ore prima delle europee… siete soddisfatti del risultato?

    – “Abbiamo fatto una petizione a Grillo/portavoce/Fico ecc”.
    Gli attivisti fanno petizioni. E se l’informazione mente, o è serva, gli attivisti dovrebbero fare petizioni alle TV, ai giornalisti, alla stampa, per chiedere un’informazione democratica e corretta. Non petizioni al MoVimento di opposizione perché vada a subire in TV gli attacchi del regime! Non trovate?

    – “Almeno fate una TV a 5 stelle”.
    Per avere gli stessi spettatori della TV di caccia e pesca? Coloro che amano programmi di canzoni, balletti, gossip e cucina non accenderebbero neppure una TV che trasmette politica a 5 stelle tutto il giorno. La guarderebbero solo gli attivisti che già sanno, e si spenderebbero milioni per nulla. Meglio allora collegare il PC alla TV e far vedere alla nonna i nostri video o La Cosa, se quel che conta è l’elettrodomestico.

    Se siete arrivati a leggere fino in fondo, avrete capito una cosa: la TV non è un posto “libero” dove si va e si dice quel che si vuole. Ripetiamo: la TV non è un posto “libero” dove si va e si dice quel che si vuole. Se un portavoce vuol parlare del lavoro parlamentare gli viene letteralmente impedito. La TV è la casa dei partiti dove noi non siamo graditi, e conoscono ogni tecnica per farci sfigurare. Non continuate a chiederci di andare… ma se lo volete davvero, chiedete tutti alle TV di fare un’informazione equa e imparziale. Quando ciò accadrà, finalmente ci saremo anche noi.

  • agbiuso

    Ottobre 17, 2014

    Un esempio di “doppio legame” non psicologico ma politico-mediatico.

    Giornali, fate pace con voi stessi

    “Candidiamo incensurati
    “siete i soliti puristi”
    Candidiamo studenti
    “candidate disoccupati”
    Candidiamo imprenditori
    “candidate gente che ha società” (come se fosse un’accusa)
    I nostri eletti rispettano le regole
    “sono rigidi”
    I nostri eletti non rispettano le regole e vengono cacciati
    “nazisti”
    I nostri eletti vengono indagati
    “come gli altri”
    Fino a che non li cacciamo
    “sono come gli altri”
    Cacciamo quelli che vengono condannati
    “nazisti”
    Ci opponiamo alla mafia, ai partiti e alle lobby
    “sanno solo dire di NO”
    Passiamo il tempo a stendere decreti per il popolo
    “sanno solo scrivere leggine, ma la politica è un altra”
    Difendiamo la Costituzione a costo della nostra vita
    “sanno solo salire sul tetto”
    Stiamo in parlamento fino a mezzanotte
    “occupate le istituzioni”
    Stiamo in Parlamento più degli altri
    “non siete tra la gente”
    Facciamo continui agorà in piazza per informare
    “il vostro posto è il Parlamento”
    Vogliamo restituire i soldi
    “impossibile, non si può”
    Inventiamo un modo per restituire i soldi
    “populisti”
    Restituiamo i soildi
    “i problemi del Paese sono altri”
    Beppe è a Roma
    “perchè non è a Genova”
    Beppe va a Genova
    “perchè non è a Roma”
    Beppe dona
    “così son capaci tutti”
    Beppe sbadila
    “vuol solo farsi una foto”
    Beppe li manda a fanculo
    “è volgare”
    Sì, è volgare. E lo siamo tutti.”

    Gabriele Betti

  • agbiuso

    Ottobre 15, 2014

    La panna montata della contestazione a Grillo
    Redazione del manifesto, 14.10.2014

    Non sono mai stati buoni i rap­porti tra Beppe Grillo e i mezzi di infor­ma­zione. Ieri la con­ferma. Il lea­der dei 5 Stelle è arri­vato a Genova in moto­rino e, asse­diato dal “circo media­tico”, ha apo­stro­fato tac­cuini e tele­ca­mere con uno dei suoi slo­gan pre­fe­riti: «Siete la ver­go­gna di que­sto paese».
    Noi l’abbiamo scritto molte volte: senza que­sta infor­ma­zione sud­dita di par­titi, padrini e padroni non avremmo avuto Ber­lu­sconi al potere per vent’anni. Ma Grillo dete­sta tutti, non fa distin­zioni tra voci libere e voci del padrone di turno. Il suo popu­li­smo è indi­ge­ri­bile anche per que­sto. Tut­ta­via, a vedere e leg­gere come tele­gior­nali e siti (oggi imma­gi­niamo anche i gior­nali) hanno descritto la “con­te­sta­zione” degli “angeli del fango” con­tro Grillo viene il sospetto che abbiano voluto pren­dersi la rivin­cita per gli insulti ricevuti.
    A un occhio attento, e anche gra­zie a qual­che gior­na­li­sta più scru­po­losa, era chiaro che a pole­miz­zare era stato uno stu­dente che chie­deva a Grillo di andare a spa­lare il fango. Uno stu­dente (forse due?), anche un po’ imba­raz­zato a sen­tirsi rispon­dere che i par­la­men­tari dei 5Stelle sta­vano appunto in giro per la città a dare una mano. Come le tele­ca­mera docu­men­ta­vano in serata. Allora per­ché mon­tare la panna della «con­te­sta­zione?» Lo spiega bene il sito di “Repub­blica” che affida a un suo noti­sta poli­tico la rispo­sta: «Chi di vaffa feri­sce, di vaffa peri­sce». Appunto, la cro­naca, i fatti non c’entrano. Il filo­ren­zi­smo invece forse sì.

  • agbiuso

    Agosto 27, 2014

    Ciò che Alberto Burgio scrive sul manifesto di oggi è esattamente quanto il Movimento 5 Stelle sostiene e denuncia da tempo.
    L’informazione in Italia è davvero parte fondamentale degli “assetti post­de­mo­cra­tici, auto­ri­tari e oligarchici”.

    ===========
    Sotto la cappa del nuovo potere
    di Alberto Burgio, il manifesto 27.8.2014

    Siamo pro­prio sicuri che lo stato (deso­lante) dell’informazione poli­tica in Ita­lia rien­tri nella nor­ma­lità, che asse­gna alla «strut­tura mate­riale dell’ideologia» la fun­zione di pro­teg­gere e con­so­li­dare l’esta­blishment? Fosse così, non ci ras­se­gne­remmo, ma nem­meno avremmo la per­ce­zione di una situa­zione patologica.

    In tutti i paesi del mondo, sotto qual­siasi regime, la «grande stampa» aiuta il potere. Rico­no­scerlo non implica equi­pa­rare sistemi tota­li­tari e plu­ra­li­stici. Né igno­rare la rile­vanza dei diritti di libertà e l’importanza della fun­zione svolta, nei sistemi plu­ra­li­stici, dalla stampa indi­pen­dente e di oppo­si­zione. Resta che ovun­que tra stampa e potere inter­cor­rono rap­porti di mutuo soc­corso. Che il mondo dell’informazione è dap­per­tutto con­ti­guo ai luo­ghi del potere eco­no­mico e poli­tico. Che spesso il con­fine tra infor­ma­zione e pro­pa­ganda è labile e di dif­fi­cile demar­ca­zione. Ma c’è un ma.

    O un limite, se si pre­fe­ri­sce. Di norma la coo­pe­ra­zione tra stampa e potere non impe­di­sce agli organi di infor­ma­zione di ope­rare anche come fat­tori costi­tu­tivi dell’opinione pub­blica e suoi por­ta­voce. Né pre­clude alla grande stampa una fun­zione di con­trollo e di sti­molo – talora di denun­cia – nei con­fronti delle altre istanze del potere. Si pensi, per esem­pio, al gior­na­li­smo d’inchiesta, ancora vivo in Ger­ma­nia e nel mondo anglo­sas­sone, e non appan­nag­gio delle testate di opposizione.

    Coo­pe­ra­zione e cri­tica: in que­sto bino­mio con­trad­dit­to­rio si con­densa la rela­zione tra­di­zio­nale tra stampa e potere in demo­cra­zia. Il che vale a pre­ser­vare una qual­che fun­zione terza dell’informazione anche in tempi di pen­siero unico impe­rante. Accade lo stesso oggi in Ita­lia? Si può dire che anche nel nostro paese le mag­giori testate della carta stam­pata e del gior­na­li­smo tele­vi­sivo pub­blico e pri­vato man­ten­gono un equi­li­brio tra pros­si­mità e alte­rità al potere che per­metta loro di assol­vere almeno in parte il com­pito di infor­mare senza troppo deformare?

    Deci­sa­mente no. Da tempo – almeno dall’inizio dell’infausta sta­gione delle lar­ghe intese, più pro­ba­bil­mente da quando la crisi eco­no­mica imper­versa – la stampa ita­liana (fatte le debite ecce­zioni) ha cam­biato regi­stro. Se ancora all’epoca della rissa bipo­lare tra cen­tro­si­ni­stra e destra era pos­si­bile imbat­tersi in qual­che ana­lisi spre­giu­di­cata e cogliere fram­menti di verità tra le righe di com­menti o reso­conti (pur­ché, benin­teso, non si trat­tasse della santa alleanza con gli Stati uniti e delle guerre sca­te­nate nel nome della demo­cra­zia e dei diritti umani), oggi regna invece un’asfissiante con­cor­dia. Intorno ai feticci della gover­nance neo­li­be­rale – le “riforme” in pri­mis, evo­cate osses­si­va­mente come una pana­cea per tutti i mali. Intorno alle figure che la incar­nano – dal capo dello Stato al pre­si­dente del Con­si­glio in carica, pas­sando per il pre­si­dente della Bce. Intorno alle poli­ti­che per mezzo delle quali viene com­pien­dosi la meta­mor­fosi ame­ri­ca­ni­sta della società, il suo rapido regre­dire verso assetti post­de­mo­cra­tici, auto­ri­tari e oligarchici.

    Docu­men­tarlo sarebbe sin troppo age­vole. Basti un banale espe­ri­mento. L’attuale pre­mier si è accre­di­tato come l’uomo del cam­bia­mento e, appunto, delle riforme. È un ruolo che sta a pen­nello a un yup­pie della poli­tica, venuto su col logo del rot­ta­ma­tore. Ma que­sta è una scelta d’immagine, è la sua auto­rap­pre­sen­ta­zione. Non dovrebbe costi­tuire il con­te­nuto dell’informazione, la quale avrebbe invece il dovere di entrare nel merito delle sedi­centi riforme, parola magica che da vent’anni desi­gna i misfatti dei governi nel nome del risa­na­mento. Bene, pro­vate a vedere che suc­cede in pro­po­sito, se mai un gior­na­li­sta, inter­vi­stando Renzi o com­men­tan­done le debor­danti dichia­ra­zioni in schietto stile nien­ta­li­sta, si prende la briga di discu­tere il cri­te­rio in base al quale un prov­ve­di­mento può defi­nirsi “riforma” e si distin­gue da un altro che non ne è degno.

    Riforme erano dette anche quelle del fasci­smo, che di cose ne cam­biò effet­ti­va­mente molte e in pro­fon­dità. Non sarebbe allora il caso di costrin­gere chi governa a uscire dalla pro­pa­ganda e a dichia­rare i pro­pri reali inten­di­menti? Non sarebbe un gesto di rispetto verso let­tori e tele­spet­ta­tori incal­zarlo, far­gli pre­senti i costi sociali delle sue deci­sioni oltre che i loro van­tati bene­fici? Non sarebbe que­sta un’elementare clau­sola di dignità per chi, facendo il gior­na­li­sta, non dovrebbe accet­tare di degra­darsi a veli­naro, a supino ampli­fi­ca­tore della voce del padrone di turno?

    Ma, parole magi­che a parte, il discorso ha una por­tata ben più vasta. E i pos­si­bili esempi si sprecano.

    È mai pos­si­bile che nes­suno trovi da ridire quando un mem­bro del governo o del Pd recita la gia­cu­la­to­ria del «40 per cento degli ita­liani che ci chie­dono le riforme»? È decente fin­gere di non ricor­dare che in mag­gio si votò per le euro­pee con la fon­data paura della marea fasci­sta, e che a nes­sun elet­tore ita­liano venne in mente allora di con­ce­dere al governo cam­biali in bianco per sfa­sciare la Costi­tu­zione, fare nuo­va­mente cassa con le pen­sioni o stra­vol­gere lo stato giu­ri­dico del pub­blico impiego?

    Un caso para­dig­ma­tico è l’evasione fiscale. Gior­nali e tele­gior­nali ne par­lano, ine­vi­ta­bil­mente, quando la Corte dei conti o l’Agenzia delle entrate dirama le solite scan­da­lose cifre che non hanno eguali al mondo. Per la cro­naca siamo poco sotto i 190 miliardi di euro sot­tratti ogni anno alle finanze pub­bli­che. Visto che i numeri hanno una loro ogget­ti­vità, il dato dovrebbe domi­nare la pagina eco­no­mica. All’opinione pub­blica – ammesso che in Ita­lia ne esi­sta ancora una – sarebbe dove­roso spie­gare quali nessi sus­si­stono tra que­sto gigan­te­sco ammanco e la dram­ma­tica fame di risorse nei bilanci delle pub­bli­che ammi­ni­stra­zioni e delle fami­glie dei lavo­ra­tori dipen­denti. Si dovrebbe chia­rire come non sia casuale che, van­tando que­sto record, l’Italia sia anche in cima alle clas­si­fi­che del debito pub­blico, della disoc­cu­pa­zione e della pres­sione fiscale sul lavoro. Niente di niente, invece. Il tema è tabù. I cit­ta­dini deb­bono restare inerti sotto il bom­bar­da­mento della nar­ra­zione uffi­ciale della crisi.
    E così via esem­pli­fi­cando. Nel Medi­ter­ra­neo si con­suma ogni giorno la strage dei migranti.

    C’è mai qual­cuno che, com­men­tando gli spro­po­siti di un mini­stro o del leghi­sta di turno, ram­menti che i migranti non chie­dono bene­vo­lenza: eser­ci­tano un diritto invio­la­bile? Che a quanti di loro fug­gono da guerre e per­se­cu­zioni nes­suno può legit­ti­ma­mente rifiu­tare asilo? E che gli Stati che non li accol­gono vio­lano norme fon­da­men­tali del diritto inter­na­zio­nale? Quanto al ter­ro­ri­smo, largo alle stru­men­ta­liz­za­zioni di chi blocca sul nascere ogni discus­sione al riguardo. Non sia mai che ci si inter­ro­ghi sulle respon­sa­bi­lità occi­den­tali nella cata­strofe medio­rien­tale. E che, di ter­ro­ri­sta in ter­ro­ri­sta, a qual­cuno venga in mente di chie­dere conto anche a Neta­nyahu. Fran­ca­mente dispiace che la recente pole­mica tra Grillo e il Tg1 sia stata liqui­data anche a sini­stra come l’ennesima aggres­sione di un ener­gu­meno. I modi offen­dono, ma la sostanza resta e meri­te­rebbe ben altra considerazione.

    Sotto la cappa del potere finan­zia­rio trans­na­zio­nale, ammi­ni­strato dalla tecno-burocrazia euro­pea e dai suoi pro­con­soli nostrani, il gior­na­li­smo ita­liano ha per­lo­più mutato pelle, accon­cian­dosi alla fun­zione assai poco ono­re­vole del por­ta­voce zelante. Che divulga e accre­dita le verità dispen­sate dall’alto, e con ciò impe­di­sce la for­ma­zione di un’opinione pub­blica docu­men­tata e cri­tica. E non si creda che il rife­ri­mento al qua­dro dei poteri domi­nanti atte­sti un nesso cogente. Non vi è alcuna neces­sità in tale con­nes­sione, né vi opera una forza incoer­ci­bile. Sono in gioco, al con­tra­rio, la libera scelta di cia­scuno e la sua respon­sa­bi­lità intel­let­tuale e morale. La pato­lo­gia di un gior­na­li­smo asser­vito è parte inte­grante della più grave que­stione all’ordine del giorno, quella del pro­li­fe­rare delle caste e della cor­ru­zione in esse dilagante.

  • agbiuso

    Agosto 25, 2014

    Stop alla disinformazione del TG1 – l’interrogazione del M5S alla RAI

    “Al Presidente della Rai,
    secondo quanto specificato dall’articolo 3 del «Testo Unico della Radiotelevisione», «sono principi fondamentali del sistema radiotelevisivo la garanzia della libertà e del pluralismo dei mezzi di comunicazione radiotelevisiva, la tutela della libertà di espressione di ogni individuo, inclusa la libertà di opinione e quella di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza limiti di frontiere, l’obiettività, la completezza, la lealtà e l’imparzialità dell’informazione, l’apertura alle diverse opinioni e tendenze politiche, sociali, culturali e religiose».

    Nel corso dell’edizione serale delle ore 20 del Tg1 del 22 agosto, a parere dell’interrogante è andato in onda un servizio che clamorosamente distorce la realtà dei fatti, contravvenendo ai succitati principi. La questione tocca un argomento profondamente delicato: l’assassinio-esecuzione da parte dei jihadisti del giornalista statunitense James Foley e la guerra al terrorismo condotta dalle forze occidentali.
    Il mezzobusto Alberto Matano affermava: «E sull’atteggiamento da tenere con gli islamisti dell’Isis i Cinque Stelle sono di nuovo nella bufera. Grillo dice: “non è vero che dialoghiamo con i terroristi”, ma Di Battista insiste: “Foley è stato ucciso dall’imperialismo americano”». La dichiarazione di Matano è assolutamente falsa e non rispondente alla realtà dei fatti. Nel post menzionato Di Battista sviluppa un altro tipo di ragionamento secondo il quale violenza genera violenza e, anzi, definisce l’esecuzione «indecente, barbara, inaccettabile»

    E’ evidente l’assoluta discordanza tra quanto scritto da Di Battista e la ricostruzione di Alberto Matano secondo cui il deputato avrebbe detto che «Foley è stato ucciso dall’imperialismo americano». Stesso atteggiamento inveritiero e assolutamente lontano dai fatti è stato tenuto dalla giornalista Claudia Mazzola nel servizio andato poi in onda che, inzialmente, riprende un videomessaggio di Beppe Grillo durante il quale si toccano diverse questioni (dalla crisi economica allo stato drammatico del nostro Paese). Di undici minuti, però, la Mazzola riprende soltanto 15 secondi, riportando esclusivamente le parole rivolte al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, oscurando tutto il resto e dichiarando, falsamente: «undici minuti di videomessaggio conditi di insulti al premier». In riferimento al post di Alessandro Di Battista dichiara la Mazzola: «se l’intenzione di Grillo era quella di chiarire da che parte sta il Movimento nella lotta al terrorismo, l’operazione riesce a metà. Ad azzopparla ancora Di Battista con questo nuovo post: “penso che la violenza sia figlia in parte della violenza dell’imperialismo americano. La violenza porta violenza”, scrive il deputato grillino». Fanno seguito, poi, le dichiarazioni critiche e contrarie di tutte le forze politiche senza che invece venga dato il minimo diritto di replica allo stesso MoVimento Cinque Stelle.

    Un servizio presentato e sviluppato in questo modo offre un resoconto falso che veicola al cittadino-telespettatore un concetto assolutamente distorto. La disinformazione di cui si è reso protagonista il Tg1 è di una gravità assoluta.
    Si chiede di sapere:
    – quali provvedimenti intenda assumere nei confronti del mezzobusto Alberto Matano e della giornalista Claudia Mazzola;
    – se non ritenga opportuno sollevare dall’incarico il direttore del Tg1 Mario Orfeo, primo responsabile di una palese disinformazione, in evidente contrasto con i principi di imparzialità e oggettività dell’informazione, ricordati in premessa;
    – quali azioni intenda assumere affinché venga garantita al cittadino una maggiore obiettività dell’informazione”

    Dalila Nesci, Alberto Airola, Mirella Liuzzi, Lello Ciampolillo, Gianni Girotto – componenti M5S della Commissione di Vigilanza RAI

  • agbiuso

    Agosto 24, 2014

    Il Movimento 5 Stelle ha privato Comunione e liberazione del denaro versato ogni anno dalla Rai. Un’azione efficace, un ottimo risultato.

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    CL: Renzie selfa, noi tagliamo

    Oggi inizia il meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. Mentre renzi andrà a fare l’ennesimo selfie, il M5S grazie a Roberto Fico ha già applicato una spending review di 750mila euro che altrimenti sarebbero stati spesi.

    “Il lavoro sulla trasparenza che stiamo mettendo in atto sta portando i suoi frutti. La Rai non darà seguito al contratto con Comunione e Liberazione. L’accordo prevedeva un’offerta di 750 mila euro in tre anni, da parte di Viale Mazzini agli organizzatori del Meeting di Rimini, per seguire la manifestazione estiva di CL. Non se ne farà più niente, con conseguente risparmio di risorse provenienti dal canone. Avevo chiesto chiarimenti alla Rai appena ero venuto a conoscenza della vicenda, presentando un quesito ai vertici aziendali. E ho sollevato il caso tutte le volte che ho potuto, parlandone sia durante le riunioni e gli incontri pubblici, che in occasione delle interviste rilasciate alla stampa. La Rai è un’azienda pubblica, la principale realtà culturale e informativa del nostro Paese. Non è il servizio pubblico a dover pagare per seguire una manifestazione come quella di CL, di cui deve essere data notizia come avviene per qualsiasi altro evento organizzato da associazioni, enti, aziende, partiti o movimenti. E’ informazione. Non deve essere null’altro.”

    Roberto Fico

  • agbiuso

    Agosto 23, 2014

    Il TG Pravda al meglio delle sue funzioni.

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    I servizietti del tg1

    “Siamo stanchi di assistere all’ennesimo servizio fazioso del tg1. Ieri sera a fare disinformazione è stata la giornalista Claudia Mazzola: nel suo servizio dedica 15 secondi al videomessaggio di Beppe Grillo, riportando solo le parole rivolte a Renzi e oscurando completamente la parte importante del videomessaggio, quella in cui Grillo parla della crisi economica e dello stato drammatico del nostro Paese, temi evidentemente scomodi per la propaganda del governo e che è meglio tenere nascosti agli italiani.
    Il resto del servizio, invece, ruota tutto su una meschina bugia costruita ad arte per infangare il MoVimento 5 Stelle sostenendo che Di Battista sia a favore dei terroristi. E per rafforzare la menzogna, si dà largo spazio alle dichiarazioni altrettanto false e bugiarde dei vari politici di turno.

    La vera vergogna è una tv pubblica che non è più in grado di raccontare la realtà, ma che sa solo deformarla e fare disinformazione.”

    Rocco Casalino
    Responsabile Comunicazione M5S Senato

  • agbiuso

    Luglio 7, 2014

    Ho fatto una piccola donazione a Wikipedia -che ne ha bisogno- e ho ricevuto una bella lettera, che vorrei condividere con i lettori del sito.

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    Caro Alberto,

    ti ringraziamo per il tuo inestimabile contributo nel diffondere la conoscenza a ogni essere umano nel mondo.

    Il mio nome è Lila Tretikov e sono la direttrice esecutiva di Wikimedia Foundation. Negli scorsi anni, donazioni come la tua hanno alimentato i nostri sforzi per estendere l’enciclopedia in 287 lingue e renderla più accessibile in tutto il mondo. Ci battiamo soprattutto per raggiungere coloro che altrimenti non avrebbero alcun accesso all’istruzione. Portiamo la conoscenza a persone come Akshaya Iyengar a Solapur, in India. Crescendo in questo piccolo villaggio dedito alla produzione tessile, ha utilizzato Wikipedia come sua principale fonte di apprendimento. Per gli studenti di aree come questa, dove i libri sono scarsi ma esiste l’accesso ad Internet, Wikipedia è essenziale. Akshaya si è poi laureata in un college indiano, adesso lavora come ingegnere informatico negli Stati Uniti – e riconosce a Wikipedia il merito di aver contribuito ad almeno metà della propria preparazione.

    Questa storia è tutt’altro che l’unica. La nostra è una missione nobile e presenta grandi sfide. La maggior parte delle persone che utilizzano Wikipedia si sorprendono nel venire a sapere che è gestita da un’organizzazione senza scopo di lucro e finanziata dalle vostre donazioni. Ogni anno, riceviamo donazioni da un numero di persone appena sufficiente per mantenere a disposizione di tutti questo patrimonio di conoscenza libera. Grazie per rendere possibile tutto questo.

    A nome di mezzo miliardo di persone che leggono Wikipedia, di migliaia di utenti volontari, e dello staff della Fondazione, ti ringrazio per aver contribuito a mantenere Wikipedia online e senza pubblicità anche per quest’anno.

    Grazie,
    Lila

    Lila Tretikov
    Direttrice esecutiva,
    Wikimedia Foundation
    donate.wikimedia.org

  • agbiuso

    Luglio 6, 2014

    I coccodrilli nelle fogne italiane

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    Vi ricordate i coccodrilli giganti nelle fogne di New York? E l’invasione dei marziani annunciata per radio da Orson Welles? Leggende metropolitane come gli articoli e le analisi dei pennivendoli. In questo post ne sono riassunte alcune, per tutte ci vorrebbe l’Enciclopedia Britannica.

    – Il M5S ha finalmente deciso di allearsi con il Pd dopo il gran rifiuto a Bersani. DUE VOLTE FALSO. Il M5S discute nel merito delle proposte, lo ha sempre fatto e se una legge è ritenuta giusta, o fa parte del suo programma, la vota che a presentarla sia Sel o la Lega. Niente alleanze, ma confronti su proposte specifiche come sta avvenendo per la legge elettorale che il M5S ha sviluppato in rete con decine di migliaia di attivisti. Bersani non ha mai affermato di voler formare un governo con il M5S, come lui stesso ha dichiarato alla festa dell’Unità, ma di volere il nostro voto per un suo governo a scatola chiusa. Bersani non ha mai contattato Grillo, neppure per mail, né il suo dentista (altra leggenda metropolitana).

    – Il M5S è spaccato, diviso. FALSO. Nel frattempo però si è spaccato il Pdl, VERO, si è liquefatta Scelta Civica, ormai Sciolta Civica, VERO, e si sta liquefacendo Sel , VERO. L’unico gruppo politico che non si è diviso, spaccato, è il M5S.

    – Il M5S ha perso le elezioni perché non è andato più spesso in televisione. FALSO. La televisione ci ha tolto voti perché ha omologato i nostri parlamentari alla Bonafè o alla Picierno. La televisione non ha memoria, non consente di approfondire, è il contrario della strategia comunicativa del M5S. E’ stato un errore andarci che non sarà più ripetuto.

    – Il M5S è violento, nazista, fascista, di ultra destra. FALSO. Non si può attribuire un solo episodio di violenza a persone del M5S. La propaganda di Berlusconi e di Renzi è servita a spaventare i cosiddetti voti moderati. Mentre loro gridavano “Al lupo” rubavano a man bassa all’EXPO e al MOSE.

    – Il M5S non ha voluto l’alleanza con i Verdi. FALSO: I verdi hanno rifiutato un incontro richiesto formalmemte dal M5S per discutere della formazione di un gruppo. In Italia i verdi siamo noi. Alla terra dei fuochi, alla Tav, all’Expo (battaglie del M5S) di verde non si è visto neppure il colore. Si cerca di far passare l’idea che il M5S non voglia parlare con i “buoni” come Bersani e la Frassoni perchè è un movimento fascistoide. FALSO: Il M5S non si farà mettere nell’angolo. Non è di destra, né di sinistra, è un movimento post ideologico. Negli emicicli si può sedere dove gli pare. Sopra, sotto, per terra. E chi l’ha detto che la cosidetta “sinistra” è buona?

    Aria, fate aria, il giorno della chiusura dei giornali si avvicina. Poi ci resterà comunque Topolino.
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    Fonte: Leggende metropolitane

  • agbiuso

    Giugno 27, 2014

    Un esempio concreto che illustra con efficacia il giornalismo italiano.
    Un Paese con una stampa come questa non sarà mai libero e non sarà mai decente.

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    Tommaso Ciriaco è un giornalista de La Repubblica, quindi chi lo paga si sa. Chi lo ha messo dentro questa Pravda piddina è invece incerto. Forse per meriti? Quali? Tommaso è calabrese, ma in Calabria non lo conosce nessuno. Pare addirittura che Tommaso non abbia mai lavorato in un giornale locale nella sua regione. In rete è invisibile, a parte un profilo Twitter, non ha un sito, non è reperibile un suo cv. Che ha fatto nella vita?

    Tommaso gira per il Parlamento a fare stalking sui rappresentanti del M5S, capta battute in ascensore, li segue fino al treno, li segue in macchina, li segue in aereoporto, li segue fin dentro l’areo. Si potrebbe pensare che sia dei servizi segreti! Tommaso è di Repubblica, gli viene chiesto solo di scrivere balle sul M5S, su Grillo, su Casaleggio, sullo staff, sui parlamentari M5S, e lui assolve al suo compito. Testa bassa e scrive balle. Balle su balle.

    Ieri Tommaso ha dato il meglio di sé. Nonostante la falsa notizia dell’Ansa fosse stata smentita sia da Grillo, Casaleggio sia dal gruppo parlamentare, Tommaso titola il suo articolo: “M5S divisi a Strasburgo, nel mirino l’intesa con Farage”. Il gruppo non è diviso e l’intesa con Farage non è mai stata in discussione. Cosa scrivi Tommaso?
    “Sotto accusa il capo dello staff, Messora. Ma Casaleggio e Grillo lo difendono” Messora non è mai stato sotto accusa e Grillo e Casaleggio non l’hanno difeso, hanno specificato che non era mai stato sotto accusa.
    Continua: “Non c’è pace per il Movimento cinque stelle, neanche in Europa” il M5S è in Parlamento Europeo ed è preoccupato solo di ottenere i posti nelle commissioni per portare avanti i 7 punti del M5S.
    “L'”ala sinistra” della pattuglia pentastellata non ha mai accettato l’intesa con la destra euroscettica britannica dell’Ukip” Il M5S non è di destra né di sinistra, non esistono ali sinistre o ali destre, esiste il MoVimento 5 Stelle che ha scelto con una consultazione con chi sedersi in Parlamento.

    La foto della rissa che accompagna il suo articolo non c’entra nulla con i portavoce europei, ma lui la mette lo stesso. Perché Tommaso?
    Poi chiude “Quel che è certo, però, è che il gruppo di eurodeputati a cinquestelle vive con disagio le prime settimane a Bruxelles” L’unico disagio è causato dagli scribacchini che inventano notizie. Tommaso non ha alcuna intenzione di fermarsi. L’Italia è un Paese semilibero per la libertà di stampa ma lui se ne frega. Quanti Tommasi ci sono nelle redazioni dei giornali di regime italiani? Tanti, ma non incazzatevi perché una cosa è certa: dureranno poco. Dopo di che dovranno cercarsi un lavoro come milioni di italiani, e di questi tempi non è facile.
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    Fonte: Braccia rubate all’agricoltura /1

  • agbiuso

    Maggio 27, 2014

    In un post scriptum a un suo articolo dal titolo Europee 2014: democrazia renziana Marco Travaglio scrive parole sferzanti sulla stampa italiana. Non fa nomi ma il riferimento a la Repubblica e a Scalfari è trasparente:

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    Ps. Alcuni presunti “colleghi”, abituati al giornalismo embedded specializzati nello sport nazionale di osannare i governi e di massacrare le opposizioni, credono che chi prende più voti abbia sempre ragione (la ragione del più forte, quella del duce). Infatti per vent’anni hanno tenuto il sacco a B. e ai suoi finti oppositori. E ora pensano di aver vinto le elezioni, che noi avremmo perso. Spiace deluderli, ma noi del Fatto siamo giornalisti, non politici. Possiamo permetterci il lusso di votare per chi ci pare e poi di esercitare il nostro spirito critico nei confronti di tutti, senza confondere il consenso con la ragione e senza farci prendere dall’horror vacui se ci troviamo in minoranza. Non siamo più bravi, solo più fortunati: non abbiamo nulla da guadagnare dalla vittoria di questo né da perdere dalla sconfitta di quello, perché non abbiamo padroni. E neppure editori costretti a mendicare favori e fondi pubblici dal governo di turno per salvarsi dalla bancarotta. Infatti, diversamente da costoro, non abbiamo mai preteso di insegnare ai nostri lettori per chi devono votare. Noi perderemo le elezioni quando ci candideremo. Cioè mai.

    Fonte: Il Fatto Quotidiano, 27 maggio 2014

  • agbiuso

    Aprile 24, 2014

    Il metodo Repubblica. Nessuna analisi politica. Nessuna discussione sui programmi, sulle idee, sulle ragioni del successo del Movimento 5 Stelle. Soltanto calunnie.
    Poveri servi.

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    Io non dovrei neanche smentire nulla, ma questo è il dossier del nostro amico svizzero De Benedetti? “Una pioggia di euro dagli spot sul blog. Ecco la miniera d’oro di Beppe e Casaleggio” La miniera d’oro! Io mi sono rotto i coglioni di queste robe qua, per cortesia. Tutti i miei documenti fiscali sono pubblici. Perché questo giornalista vergognoso non prende il mio 740? E’ pubblico. Il mio reddito imponibile nel 2012 è stato di 218.000 euro. Ho pagato 83.000 euro di tasse. Io sono un professionista, va bene? Mi sono sempre guadagnato i soldi. Non ho mai chiesto soldi a nessuno. Quello che faccio lo faccio volentieri e per passione. Fare queste cose finte, di nuovo, di questi giornali: io mi sono rotto veramente le palle.

    Repubblica fa queste finte: “Chi sono i finanziatori del blog?” Repubblica! Repubblica mi ha dato 115 euro. Hanno fatto una pubblicità per vedere quanti click ci sono stati e ho guadagnato 115 euro grazie a loro.
    Ezio Mauro, mi rivolgo a te, prima di fare il servo di questo qui svizzero, prendi il mio 740 e pubblicalo. Devi avere questo coraggio. Poi pubblichiamo il tuo e quello di De Benedetti. Anche il bilancio della Casaleggio Associati è pubblico e scaricabile dal sito della Camera di Commercio di Milano per 5 euro. Lo prendi e lo pubblichi se sei una persona per bene. Ma dato che non sei una persona per bene dai queste cifre di milioni, di 500.000 euro.

    Il signor Casaleggio ha chiuso l’esercizio 2012 con un utile di 69.000 euro. Dovreste aiutarlo Casaleggio!
    Appurato e precisato che non siamo miliardari, voglio tornare a chiedervi di mandarci qualche soldo. Non possiamo sopportare tutto. Ognuno darà secondo le proprie forze. Io darò qualcosa, Casaleggio qualcosa e voi quello che potete. Dobbiamo raggiungere una certa cifra per pagare le strutture dei palchi dei comizi di tutta Italia. Abbiamo un mese di tempo, sarà una campagna sanguigna, molto forte. Di nuovo col camper girerò tutta l’Italia, mi farò in 4, sprizzeremo gioia e entusiasmo in tutte le piazze d’Italia. Vinceremo noi. Per un’Europa diversa cambiamo l’Europa e cambiamo l’Italia. Vi abbraccio!
    #Vinciamonoi!
    Mandate qualcosa… mandate!
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    Fonte: La pioggia di euro

  • agbiuso

    Aprile 16, 2014

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    Giornalisti ma non vi fate mai schifo? Dopo la frana cosa farete? Vi cercherete nuovi padroni? Continuerete il vostro mestiere di servi? L’Italia frana senza scampo, senza interruzione. Disoccupazione, emigrazione, chiusura del tessuto produttivo nazionale, distruzione della moralità pubblica e gambe aperte a qualunque interferenza straniera.
    Tra un anno di Berlusconi rimarrà il ricordo, di Napolitano neppure quello, Renzie sarà ricordato come uno zimbello, come il dito inserito in un buco della diga prima della crepa definitiva, si apriranno nuovi processi come MPS e i nomi della trattativa Stato mafia saranno espulsi dalle Istituzioni.
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    Speriamo.

    L’articolo integrale si trova qui: La frana #franatutto

  • agbiuso

    Aprile 13, 2014

    L’infimo livello della vita politica e sociale in Italia non è dovuto soltanto al transito dei Mussolini, Andreotti, Craxi, Berlusconi, Napolitano, Renzi, Dell’Utri ma anche e soprattutto alla sottomissione totale della grande stampa e della televisione ai poteri criminali dei quali questi soggetti sono soltanto i portavoce.

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    Fedeli alla linea che i fatti devono essere separati dalle opinioni, nel senso che non devono disturbarle, i giornaloni geneticamente modificati a immagine e somiglianza del Palazzo non dedicano una riga di commento alle conseguenze politiche della fuga del latitante Dell’Utri. Così come, verosimilmente, taceranno oggi su quelle del suo arresto a Beirut da parte dell’Interpol, e martedì su quelle della sentenza di Cassazione nel processo per mafia. Hanno fatto lo stesso l’altroieri su quelle della promozione di Berlusconi al rango di detenuto. “Non aprite quelle porte”, è la consegna.

    Altrimenti bisognerebbe dare ragione, con vent’anni di ritardo, a chi l’aveva sempre detto che Forza Italia è un partito fondato da fior di delinquenti per farla franca. “Le prove, ci vogliono le prove”, ribattevano i finti tonti. Poi arrivarono le prove. “Le sentenze, aspettiamo le sentenze”, insistevano. Poi arrivarono le sentenze. “Devono essere definitive, presunzione di innocenza, garantismo”, salmodiavano. Con comodo, arrivarono anche le sentenze definitive. Previti fu condannato in Cassazione per due corruzioni giudiziarie, finì in galera per tre giorni, poi andò ai domiciliari e ne uscì grazie all’indulto. Silenzio generale. B. fu condannato per frode fiscale e sta per essere affidato ai servizi sociali. Zitti tutti. Dell’Utri attende la condanna definitiva per mafia, che lui dà per scontata (e per la precisione l’ha già avuta: la Cassazione ha annullato il primo verdetto d’appello solo per un periodo di 4 anni, confermandolo per oltre un ventennio) e se la svigna in Libano. Non vola una mosca. Intendiamoci: il silenzio non riguarda i dettagli, che anzi vengono sminuzzati e scandagliati nei minimi particolari proprio perché nessuno alzi gli occhi per uno sguardo d’insieme.

    Il partito fondato da questi criminali matricolati è forse marginale ed emarginato, nella vita politica italiana? No, è tuttora centrale anzi indispensabile. E non solo per la riforma elettorale, che dovrebbe essere condivisa da tutti. Ma anche per il voto di scambio e persino per riformare la Costituzione repubblicana: un testo che nessun sano di mente farebbe toccare a certi figuri neppure con una canna da pesca. Invece Renzi, Boschi & C., sotto lo sguardo vigile di Re Giorgio, la stanno riscrivendo proprio con B. e con il partito fondato da Dell’Utri (il cui fratello gemello confida agli amici: “Quando Marcello parla, Silvio ubbidisce”).

    Eppure non si sente una voce, dal cosiddetto Parlamento e dalle presunte istituzioni, che osi obiettare: “Scusa Matteo, ma con chi stai parlando? Non sarebbe il caso di riconsiderare i compagni di viaggio, che fra l’altro hanno le mani impegnate da robuste paia di manette e potrebbero presto raggiungere Dell’Utri oltre confine? Che si fa, si organizza una Bicamerale nelle piantagioni d’oppio della valle della Bekaa, si traslocano i vertici istituzionali dal Nazareno alla foresta nera della Guinea-Bissau?”.

    Dopo vent’anni trascorsi a fingere di non vedere e non capire cos’è Forza Italia, farlo ora tutto d’un colpo pare brutto. Con la consueta eleganza, Pigi Battista ci spiega sul Corriere che fra i vari problemi del centrodestra c’è “l’istinto di abbandono di Dell’Utri”. Non è meraviglioso? Se la latitanza di Bottino Craxi era “esilio”, quella di Dell’Utri è “istinto di abbandono”. Del resto Fedele Confalonieri assicura a Salvatore Merlo, l’intervistatore più boccalone del Foglio, che Vittorio Mangano non era un boss sanguinario, ma “una specie contadino capo” che accudiva “un giardino di un milione di metri quadri”. Marcello l’aveva portato su direttamente da Palermo perché “si occupava di tutto, persino delle tende del salotto”. Poi, com’è noto, divenne un manager, un pubblicitario e soprattutto un bibliofilo, molto religioso tra l’altro. Ultimamente – rivela alla Stampa il gemello Alberto – era passato al “commercio di cedri”, e dove se non in Libano? Ma la sua vera passione “è crescere i giovani, formare le coscienze delle persone”. Sono vent’anni che raccontano balle e tutti ci credono. Perché dovrebbero smettere proprio adesso? Hanno ragione loro.
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    Fonte: Dell’Utri, i giorni dell’abbandono
    di Marco Travaglio
    il Fatto Quotidiano, 13 Aprile 2014

  • agbiuso

    Marzo 28, 2014

    Condivido interamente.

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    “Scusate. Io non ci posso stare più! Non ci posso stare! Il M5S non può permettersi di perdere le elezioni contro dei mistificatori della realtà, non è possibile! O voi diventate giornalisti di voi stessi e vi appendete per i piedi e guardate le notizie al contrario, perché non si possono leggere queste cose qua! Ormai c’è la menzogna unica. Il Parlamento promuove la sua menzogna e i giornali e i mezzi di comunicazione e le televisioni la loro menzogna.

    Ora l’abolizione delle province è su tutti i giornali: “abolite le province”. Non è vero! Noi quando abbiamo iniziato non ci siamo candidati alle provinciali, mai! Non ci siamo mai candidati perché le volevamo abolire. L’unica legge costituzionale che è stata presentata in Parlamento è stata fatta da noi! Andatevela a leggere! Non ne parla nessuno! Abolite le province?! Non è vero! Mistificano in una cosa vergognosa, con tutti i giornali e i giornalisti dalla loro parte!

    Aumenteranno di 26.500 i Consiglieri comunali, tolgono le province e scaricano tutto il personale sui comuni, aumenteranno di più di 5.000 unità gli assessori comunali! E poi questo pupazzo che gira, che gira, che dice… Succede così: loro dicono abolite le province, vanno nelle piazze e poi dicono gli unici che hanno votato contro sono i grillini. Capito?! Non è vera la loro storia, dovete pensare la realtà in un altro modo!

    Obama viene in Italia e va dal Papa per farsi due foto, viene qui perché si è preoccupato della nostra riduzione delle spese militari degli F35, viene qui a parlare di questo, e Napolitano subito va in televisione a dire bisogna spendere di meno! Obama viene a vendersi il suo gas di scisto che ha scoperto che ne ha per 100 anni, e il più grande giacimento oggi al mondo, uno dei più grandi, ce l’ha Israele!
    Viene qua a contrabbandare la sua economia e noi tutti zitti, tutti niente! Tutte robe così! Ma non è possibile!
    Allora mi butto dalla finestra, ci buttiamo tutti dalla finestra, che cosa dobbiamo fare?! Siamo a armi completamente impari! Non possiamo pensare che la menzogna vinca su tutto. Che si quoti in borsa la menzogna, farebbe miliardi.

    Abbiamo la menzogna unica! Di qua c’è De Benedetti, di là c’è Berlusconi, con la regia di questo anziano signore che si è raddoppiato la carriera. Con uno che non è stato eletto da nessuno, con un Parlamento di nominati! Con massoni a Firenze, andate a vedere chi c’è dietro a questo qui che gira! Noi dimostriamo con i fatti le cose. Diremo tutti le stesse cose in questa campagna, è questo il problema. Non capirete più la differenza, ma la differenza sono le persone! La differenza sono le persone che vi dicono le stesse cose! Quelli non sono credibili, perché mentono! Mentono sapendo di mentire! Vanno nelle scuole e scappane dalle uscite secondarie! “Non voglio la scorta perché la scorta sono i cittadini”, li aspetti!

    Io voglio che voi vi ribelliate! Prenderemo delle contromisure, prendiamo dei pullman, un camper, ci mettiamo sopra il tetto con un amplificatore della Madonna, veniamo lì e spargiamo un po’ di seme di realtà. Vi ho dimostrato in tutti questi anni di non avere mai mentito, non vogliamo fare coalizioni e non le abbiamo fatte, a casa tutti e ce li manderemo.
    Ora andiamo in Europa per cambiare l’Italia da là. Noi andiamo lì a togliere il Fiscal Compact, a togliere il Mes, a togliere il pareggio in abito in costituzione. Se non andrà bene allora parleremo di debito, di spalmare il debito, eurobond, e faremo un referendum sull’Euro! E se usciremo lo avrà decretato il popolo italiano!
    I giornali sono spazzatura! Per piacere: siate curiosi, guardate che cosa c’è dietro la notizia, per favore, perché tutte le cose che sapete sono false e la verità è quello che non sapete!”

    Beppe Grillo
    ==========

    Fonte: I barbatrucchi dell’informazione

  • agbiuso

    Marzo 3, 2014

    Tav e stampa: uno studio conferma quello che pensavamo
    di Fabio Balocco

    Partiamo da una premessa: la carta stampata continua – nonostante la televisione e nonostante internet – ad avere una notevole influenza nell’indirizzare, nell’orientare l’opinione della gente su determinati argomenti. E se la carta stampata si chiama il Corriere della Sera, La Repubblica o La Stampa, il potere è ovviamente ancora maggiore.

    Negli scorsi giorni è stato presentato a Torino uno studio – curato da Irene Pepe, Maurizio Pagliassotti e Massimo Bonato – che analizza il contenuto di articoli riguardanti la linea inutile nell’arco di tempo che corre dal 27 luglio 2013 (data della manifestazione No Tav a Susa) al 27 settembre 2013.

    Quello che emerge dall’analitico studio è innanzitutto la grandissima attenzione dedicata all’opera: 53 articoli il Corriere, 208 La Stampa, ben 223 La Repubblica! Altro dato: la sostanziale omogeneità di linguaggio usato dai tre quotidiani. Il primo tema su cui gli articoli sono concentrati è la violenza. Insieme alla violenza, l’altro argomento di attenzione è il cantiere. Il cantiere soprattutto in funzione di posti di lavoro attuali ed in prospettiva, e pertanto motivo di difesa assidua e costante da parte dello Stato. Altro termine ricorrente con maggiore frequenza è “il Movimento No Tav”, ma pressoché unicamente in funzione delle azioni di protesta che esso attua. Grande attenzione poi per le denunce contro il Movimento; scarsissima per quelle presentate dal Movimento, che pure (lo so per esperienza diretta) sono state numerose. Poi, si parla solo del mondo imprenditoriale di valle favorevole alla Tav, pressoché ignorato quello contrario, che si riconosce soprattutto in Etinomia.

    Da rilevare inoltre come dai testi degli articoli emerga molto spesso un giudizio sull’azione del Movimento, e non già una descrizione obiettiva di ciò che esso fa. Quindi l’azione viene già definita a seconda dei casi come “antagonista, radicale, irriducibile, eversiva” etc.

    Pressoché assenti le motivazioni per cui il Movimento agisce (dati oggettivi sull’inutilità dell’opera, rischi per il territorio, debito pubblico che aumenta), mentre abbondanti le motivazioni per cui l’opera deve andare avanti.

    Niente di nuovo voi direte, sono cose risapute. Sì, ma un conto è dire che si sanno, un altro e ben diverso è avere dei dati oggettivi che ti confermano quello che credi di sapere. E cioè che intorno all’opera inutile gira un circo economico-mediatico che sostiene la realizzazione dell’operae mira a creare ampio consenso intorno ad essa.

  • agbiuso

    Febbraio 15, 2014

    Eccoli, eccoli. Eccoli i giornalisti a leccare, leccare, leccare. Mai sazi, poveretti:
    Sulla Smart del vincitore, di Marco Travaglio

  • agbiuso

    Febbraio 3, 2014

    A proposito di come viene utilizzata la televisione pubblica per insultare milioni di elettori, oltre che -come al solito- per propagandare menzogne su menzogne.

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    La Boldrini in questi giorni sta occupando la RAI raccontando il falso agli italiani.

    Non è vero che i cittadini avrebbero pagato l’IMU se avessimo fatto decadere il decreto Bankitalia. Bastava scorporare il decreto come chiesto dal M5S. La Boldrini ha la responsabilità di non essersi imposta al governo, ai burocrati di Palazzo e ha subito la volontà dei poteri forti che hanno voluto saccheggiare 7,5 miliardi di euro dalle riserve della Banca d’Italia – soldi di tutti i cittadini – regalandoli a banche private e assicurazioni.

    La Boldrini mente in tv e a Montecitorio sulla ghigliottina: è uno strumento non previsto né dal Regolamento né dalla Costituzione.

    Oggi, dopo aver imposto un suo intervento su Rai 1 nella trasmissione dove interveniva la deputata M5S Loredana Lupo, sarà ospite di Fabio Fazio.

    E’ capitato già in passato di fronte alle bugie di Letta che Fazio abbia detto di non poter sapere tutto quello che accade in parlamento.

    Ci teniamo quindi a informare Fazio.

    La Boldrini ripeterà – mentendo agli italiani – che la ghigliottina è democratica e il m5s antidemocratico. Ricordiamo a Fazio cosa disse nel 2009 sulla ghigliottina il capogruppo del Pd alla Camera: http://www.beppegrillo.it/2014/02/la_coerenza_pd_nel_2009_era_contro_la_ghigliottina.html

    Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla boldrini di questa incoerenza a distanza di pochi anni?

    Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere in quale articolo del Regolamento della Camera e della Costituzione è prevista la ghigliottina? Può chiedere conto alla Boldrini dell’assenza di solidarietà alla portavoce Loredana Lupo aggredita in Aula e quali provvedimenti intende prendere nei confronti del suo aggressore?

    Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla Boldrini delle sue parole eversive contro l’opposizione che invece dovrebbe tutelare in qualità di presidente della camera?

    Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla Boldrini della sua responsabilità nel passaggio del decreto legge contro la Costituzione e ai danni degli italiani?

    Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla boldrini della sua volontà di cambiare il regolamento della Camera per zittire definitivamente le opposizioni?

    Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla Boldrini della presenza inusitata e incontrollata di lobbisti alla Camera che influenzano e manipolano i deputati del pd come nel caso Sorgenia e Tivelli?

    Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla boldrini delle irregolarità avvenute in Commissione affari costituzionali prima del passaggio in Aula della legge elettorale firmata Renzi-Berlusconi?

    Può Fazio oggi distinguersi nel panorama della stampa italiana e guadagnarsi il suo stipendio milionario pagato dai cittadini?

    #fazioalzalatesta

    Federico D’Incà, capogruppo M5S Camera
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    Fonte: Fazio, con la Boldrini fai giornalismo! #fazioalzalatesta

  • agbiuso

    Febbraio 1, 2014

    L’irresistibile attrazione del Partito Democratico per le banche.

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    Decreto Bankitalia, squadristi & caveau, di Antonio Padellaro

    “Nuovi Squadristi” (Corriere della sera). No, “Strategia del caos” (La Repubblica). Macché, “Strategia del suicidio” (La Stampa). Gonfia di istituzionale sdegno, l’informazione di sua maestà biasima e stigmatizza i deputati Cinquestelle e grida al fascismo dei manganelli (all’armi!) dopo i cruenti fatti di Montecitorio. Anche se, a voler sottilizzare, l’unico ceffone della Marcia su Roma 2.0 se l’è beccato la grillina Lupo a opera del molto sobrio onorevole Dambruoso, questore dell’elegante Scelta Civica. Ma fa niente, pure a noi questi sboccati portavoce di M5S piacciono poco (si sa, dalle parolacce all’olio di ricino la strada è breve), anche se Grillo Zedong incita alla rivoluzione che com’è noto non è un pranzo di gala né una festa letteraria o un disegno o un ricamo ma un’invettiva sui pompini.

    Resta un punto: chi ci guadagna e chi ci perde? Con il loro ostruzionismo casinista e aggressivo, tra un boia chi molla e l’altro, i pentastellati hanno comunque centrato l’obiettivo di far comprendere a milioni di italiani ciò che l’informazione di sua maestà, così sensibile alle buone maniere, aveva occultato. Che dentro il decreto Bankitalia si nasconde un enorme regalo alle banche (Intesa San Paolo e Unicredit tra tutte, neanche a dirlo) quantificabile in 4,2 miliardi di euro. Ora, nella speciale classifica delle categorie più odiate e disprezzate, i banchieri vengono subito dopo i politici, il che spiega la crescita nei sondaggi del Movimento che Emg-La 7 quantifica al 23,6 per cento, quasi come nei giorni del boom elettorale.

    Detestati dagli elettori del Pd che, come tutte le persone normali di questo Paese, sono stufi di versare sangue e tasse per sanare i buchi e gli imbrogli, per esempio di Mps, i banchieri sono invece sommamente amati dai vertici di questo partito che si trasformano in banchieri essi stessi con un prodigioso fenomeno di transustanziazione (vedi Chiamparino). Per questo l’altra sera, mentre le squadracce grilline sferravano le ultime manganellate contro il Bankitalia decreto, dai banchi piddini intonavano “Bella ciao”, simbolo sublime della nuova Resistenza che si combatte non sulle montagne, ma nei caveau.
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    Fonte: Il Fatto Quotidiano, 1 febbraio 2014

  • agbiuso

    Gennaio 12, 2014

    Il diavolo è nei dettagli“, certamente.

    Condivido anche l’invito conclusivo a non comprare più la Repubblica e la Nazione. Il primo di questi fogli (dell’altro so poco o nulla) ha superato da tempo il confine tra il legittimo interesse del suo padrone e la menzogna sistematica.

  • agbiuso

    Gennaio 10, 2014

    È lì il cuore del potere contemporaneo. Sta nella società videocratica.
    Lo capisco sempre meglio da quando, anni fa, mi sono liberato -è l’unico verbo possibile- del televisore e della televisione, del loro irrimediabile istupidire i cervelli e le persone.

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    Il Paese non cambierà a breve, almeno fino a quando il potere, incarnato dai partiti, disporrà delle televisioni di Stato e Berlusconi di tre reti televisive nazionali e i giornali finanziati.
    L’occupazione dei mezzi di informazione è totale, l’ultima barriera prima della caduta del Regime, come succede in tempo di guerra dove le sconfitte sono ritirate strategiche e la vittoria è sempre a portata di mano.
    Questo scempio avviene h24 nei talk show, nei telegiornali, nelle inchieste su misura. Il M5S presiede la Commissione Vigilanza della RAI con Roberto Fico, che instancabilmente denuncia una situazione intollerabile per la libertà di informazione. Questi signori, a iniziare dai responsabili di testata e dei telegiornali, per finire con le Gruber e i Floris, se ne fregano delle denunce, si sentono impuniti, invulnerabili, protetti. L’Italia è al 70esimo posto per l’informazione. Di chi è la responsabilità se non dei giornalisti? Nessuno di loro che si chiami fuori, che faccia outing, che abbia uno straccio di dignità. Possibile che in RAI nessuno alzi la voce contro questo schifo? I giornalisti sono i principali colpevoli dello sfascio dell’Italia, asserviti a un padrone, a un’ideologia o, più prosaicamente, al portafoglio. Ci viene chiesto di partecipare ai talk show dove non viene mai spiegato nulla, dove gli insulti sostituiscono le ragioni, dove schiamazzi e ragli sono guidati da conduttori al soldo del partito di testata. Cosa ci andremmo a fare? A farci omologare a dei professionisti della menzogna, a dei tuttologi come Casini o Renzi che rispondono a qualunque domanda con una battuta o con una sciocchezza Chi passeggia in un postribolo dall’esterno è giudicato per una puttana, chi discute con un imbecille (o con chi si finge imbecille) è scambiato per un imbecille. Le rare volte che abbiamo partecipato a un talk show abbiamo chiesto di illustrare la nostra posizione e quindi di lasciare lo studio esterno da cui eravamo collegati. Qualcosa bisogna fare. Non si può lasciare bruciare la Nazione mentre questi occultano i fatti e suonano la lira sulle macerie. In alto i cuori!
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    Fonte: Telegiornali RAI a servizio dei partiti

  • agbiuso

    Dicembre 18, 2013

    Numeri.

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    Grillo continua a crescere nei sondaggi. Ha raggiunto il 22% dei consensi. Ma facendo la media del tempo di parola che i telegiornali riservano all’ex comico e al suo movimento si raggiungono risultati che se fossero ottenuti alle urne non sarebbero utili neanche per superare lo sbarramento. I tre canali all news, nonostante lo spazio a disposizione, concedono minuti col contagocce alle parole dei grillini. Eppure Grillo non è certo uno che passa le giornate in silenzio. Anzi parla e straparla spesso. In tutto il mese di novembre SkyTg24, il tiggì vicino ai poteri forti e al governo Letta, ha concesso ai 5 Stelle soltanto il 2% del tempo di parola dedicato ai soggetti politici e istituzionali. Esattamente 37 minuti e 48”, contro le 10 ore e 20 minuti dedicate al governo (metà al premier e metà ai ministri), alle 7 ore e 40’ del Pd, alle 4h e 41’ del Pdl e alle 3 ore di Forza Italia. Tre volte più dei grillini hanno parlato in video gli esponenti del nuovo centrodestra.

    Dimenticati da Mediaset
    I 5 Stelle sono addirittura andati peggio al Tgcom24, che si divide tra Letta (il più amato dal direttore Banfi) e Forza Italia che stravince nel tempo di parola: 3 ore e 34 minuti in un mese, quanto all’incirca la somma tra lo spazio concesso al premier (2 ore e 27 minuti) e il resto del governo. E i grillini? Soltanto 17 minuti e 51” è la somma di tutto il mese di novembre. Pari all’1,82%. Il nuovo centrodestra, che nei sondaggi non arriva al 6% (contro il 22% dei grillini), su Tgcom 24 ha collezionato 54 minuti (più del triplo dei 5 Stelle). Apparentemente più equilibrato RaiNews. La voce dei grillini è stata ascoltata in un mese per un’ora e 37 minuti (3,10% di tutto lo scacchiere politico). Il premier 8 ore e 44’, il governo 9h e 36’, il Pd 9h e 10’, il Pdl 7h e 16’, Forza Italia 4h e 57’, il Ncd 3h e 18’. Dunque, anche per Rainews la squadra di Alfano vale il triplo di Grillo. Ma se i dati di tutte le edizioni di RaiNews danno un po’ di sollievo ai 5 Stelle, quando si tratta di andare in onda con il tiggì all news anche su Raitre ecco che tutto si ridimensiona: meno di 4 minuti in un mese con l’1,50%. In pratica lo stesso tempo di parola dedicato a Scelta Civica. Alla faccia del servizio pubblico.

    I tiggì generalisti
    Peggio dei canali all news fanno i due telegiornali di Mediaset diretti dal berlusconiano doc Giovanni Toti. Si tratta di percentuali paragonabili ai partiti del Sud Tirolo: 0,40% sia per Tg4 sia per Studio Aperto. Con quest’ultimo che in un intero mese ha aperto i microfoni alla voce dei grillini per soli 23 secondi. Il Tg5 invece è stato più aperto ai 5 Stelle con 7 minuti di spazio e il 3,20%. Più del Tg3 (4’42” e il 2,46%), ma meno di Tg1 (5,42%) e Tg2 (6,03%). Per contro i telegiornali che danno più spazio ai grillini sono quelli di Cairo Communication: 10,33%, pari a 10 minuti e 25” nel mese di novembre (dati Agcom). Tuttavia, quello che alla fine è più significativo sta nel fatto che queste percentuali così ridotte, dell’ordine del 2%, non decollano neanche nello spazio del tempo di notizia (che non prevede la voce) e nel tempo di antenna (il totale). Insomma per i tiggì generalisti e per quelli all news Grillo vale il 2% e non il 22%.
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    Fonte:
    Grillo nemico dei giornalisti? No, il contrario
    I tiggì mettono il bavaglio ai 5 Stelle. Per i grillini spazi col contagocce nei canali di informazione
    , di Marco Castoro.

  • agbiuso

    Dicembre 16, 2013

    La figlia di Altiero Spinelli risponde così all’attacco che un patetico e sempre più fanatico Scalfari le ha rivolto. Attacco che persino Gad Lerner ha giudicato una “ramanzina sgradevole, impropria e di pessimo gusto”.
    Avevo accennato qui alle posizioni di Barbara Spinelli.

    ==========
    Sono stupita dalle parole che Eugenio Scalfari dedica non tanto e non solo alle mie idee sulla crisi italiana ma, direttamente, con una violenza di cui non lo credevo capace, alla mia persona.

    Violento è infatti l’uso che fa di Altiero Spinelli, del quale nessuno di noi può appropriarsi: chi può dire come reagirebbe oggi, di fronte alle rovine d’Italia e dell’Europa da lui pensata nel carcere dove il fascismo l’aveva rinchiuso, e difesa sino all’ultimo nel Parlamento europeo? Non ne sono eredi né Scalfari, né il Presidente della Repubblica, e neppure io. Il miglior modo di rispettare i morti è non divorarli, il che vuol dire: non adoperarli per propri scopi politici o personali. Mi dispiace che Scalfari abbia derogato a questa regola aurea.

    Quanto al Movimento 5 Stelle, io dico che va ascoltato: non è solo l’Italia peggiore che ha votato per lui a febbraio. Senza la sua scossa il discorso pubblico continuerebbe a ignorare la crisi dei partiti, i modi del loro finanziamento, l’abisso che li separa dalla loro base. Mettere M5S sullo stesso piano di Marine Le Pen o di Alba Dorata più che un errore è una controverità. È anche un gesto di intolleranza verso chi la pensa diversamente. In proposito vorrei dire un’ultima cosa: è inutile e quantomeno scorretto accusare Grillo di condannare alla gogna i giornalisti, quando all’interno d’una stessa testata appaiono attacchi di questo tipo ai colleghi.
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    Fonte: Barbara Spinelli: risposta a Eugenio Scalfari sul M5S

  • agbiuso

    Dicembre 14, 2013

    Eh sì, ci vuole tanta pazienza a replicare ogni volta a delle menzogne così palesi. Forse bisognerebbe evitarlo, ricordando la saggia massima che invita a “non lottare con il porco, tu ti sporchi e lui si diverte”. Naturalmente i veri maiali sono assai più puliti dell’informazione italiana.

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    Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”, lo disse Joseph Goebbels. I suoi numerosi proseliti nelle file del pdexmenoelle e nei media conoscono molto bene questo insegnamento. Lo praticano quotidianamente.
    Da settimane si associa il M5S a Forza Italia, accomunandoli come in un nuovo Patto d’acciaio. Smentire queste balle fa venire il latte alle ginocchia. Discutere con degli imbecilli ti fa passare per un imbecille. Ti passa la voglia. Ma questi non sono degli imbecilli, non sono neppure “le menti raffinatissime” di cui parlò Falcone, sono però dei mentitori professionisti. Pagati per mentire. Conoscono il mestiere, l’arte di sputtanare, di depistare, di confondere. Se Berlusconi è fuori dal Parlamento è merito esclusivo, dal punto di vista politico, del M5S. Il pdexmenoelle non ha mosso un dito in venti anni di inciuci. Il voto palese e la calendarizzazione del noto pregiudicato sono stati possibili solo grazie al M5S. Al momento del voto, i pdexmenoellini erano in lutto, votavano contro il loro vero segretario che li aveva mantenuti in vita per un ventennio, con cui avevano votato tutte le migliori porcate della loro vita, con cui avevano sostenuto insieme Monti e avevano formato il governo Letta.
    Epifani nel suo discorso di addio a Berlusconi alla Camera, piangeva come un vitello. Senza il M5S Berlusconi sarebbe ancora al suo posto. Con una capovolta Berlusconi è ora nostro alleato, all’opposizione. Quale opposizione? Per la decadenza della Cancellieri Forza Italia ha votato con il pdexmenoelle per non fare cadere Letta. Il Governo non si tocca. La prima gallina che cinguetta ha fatto l’ovo e Berlusconi ha subito chiamato Renzie per complimentarsi. Lo aveva del resto già accolto ad Arcore subito dopo l’elezione a sindaco di Firenze. Il M5S non è di destra, né di sinistra, è dalla parte dei cittadini. Fieramente populista. Se una legge è buona la vota, se è cattiva non la vota, chiunque la proponga e chiunque voti le sue proposte di legge è benvenuto. Nessuna alleanza con i partiti che hanno trasformato una delle maggiori potenze industriali del mondo in uno sfacelo, né con il pdexmenoelle, né con Forza Italia. A proposito, ma questo è un tema da approfondire, chi è stato condannato per frode fiscale (Berlusconi) in via definitiva può rimanere concessionario delle frequenze nazionali per le sue reti televisive? Si attendono risposte.
    ==========

    Fonte: Il M5S è populista, ne’ di destra, ne’ di sinistra

  • agbiuso

    Novembre 3, 2013

    Accade a dei professionisti molto riveriti nel loro ambito di provare a un certo punto delle loro esistenze una sorta di complesso di inferiorità verso la filosofia e di volere -così, di botto- improvvisarsi filosofi.
    I risultati sono, come è facile immaginare, dilettantistici e patetici.
    Ma i soggetti in questione si prendono molto sul serio. Uno di essi è Eugenio Scalfari, al quale la Mondadori di Berlusconi ha persino dedicato un volume di Scritti 1963-2012 nella gloriosa (sino a qualche anno fa) collana dei “Meridiani”.
    Ma in tali soggetti ritorna sempre l’istinto della militanza spicciola e “Scalfari fa da apripista” del potere che teme molto gli esiti delle elezioni europee del prossimo anno:
    Se vince Grillo, paese a rotoli, questo l’esplicito titolo dell’odierno editoriale scritto dal giornalista di Repubblica.

  • agbiuso

    Ottobre 27, 2013

    Vista anche la mia preferenza per la filosofia tedesca, meglio “un berlìn di fasto” 🙂

  • diegod56

    Ottobre 27, 2013

    come farsi mandare a quel paese dal proprio maestro filosofico:

    http://diegod56.files.wordpress.com/2013/10/unbelkindifa.jpg

  • diegod56

    Ottobre 27, 2013

    scherziamoci su, carissimo Alberto…

    niente personalismi?

    tu sei un fans accanito di Grillo, presto o tardi io e il Pasquale troveremo il blog intitolato «un belìn di fasto»!!!|

  • agbiuso

    Ottobre 27, 2013

    Programma non breve ma interessante.
    Ne cito qualche brano e constato con piacere che Civati ha fatto propri vari punti dell’azione del Movimento 5 Stelle.

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    Abbiamo sacrificato alla crisi la nostra libertà di decidere

    Dobbiamo affrontare anche l’altra crisi quella del disastro ambientale, del consumo dissennato di territorio, del cambiamento climatico fuori controllo: non sono temi di nicchia, ma urgenze e elementi strategici per il nostro futuro.

    La tragica gestione del risultato elettorale, l’anonimo e calcolato sabotaggio della candidatura di Romano Prodi, il veto sulla figura di Stefano Rodotà, fino all’approdo a un governo con una delle destre peggiori d’Europa, hanno precipitato il Partito democratico (e i nostri elettori) in uno stato psicologico confusionale
    Un partito che invece tra Rodotà e Prodi si dovrebbe collocare, per ritrovare se stesso.

    –Fornire strumenti ai nostri elettori per partecipare alle decisioni del partito
    –Primarie per l’elezione del gruppo dirigente ad ogni livello
    –Doparie: consultazione periodica sulle scelte politiche
    –Débat public: una legge che renda obbligatorio il dibattito pubblico prima di deliberare l’opera, prima che il progetto parta

    La politica è reale solo se è condivisa
    –La Rete: per avere un partito leggero, ci vuole un partito organizzatissimo
    –Connessione: la rete riduce le distanze, mette in comunicazione direttamente circoli e militanti
    –Consultazione: la rete consente il ricorso sistematico alla consultazione della base sulle scelte politiche
    –Dal basso: la rete consente di far emergere proposte in termini di quesiti, programmi e candidature

    NO a Università di serie A (“research universities”) e di serie B (“teaching universities”)

    ===============

    Con questi e altri elementi del programma, Civati non diventerà mai segretario di una formazione come il Partito Democratico. Meglio, molto meglio, la loquace nullità delle formulette renziane o il conservatorismo dell’attuale ceto di governo.
    Un po’ come accadeva con Fanfani e Moro nella Democrazia Cristiana.
    E che il PD sia ridotto a questo -a non dare alcuna possibilità non a Civati ma a contenuti come quelli che Civati dichiara di voler perseguire- dovrebbe far riflettere chi vota per quel partito.

  • diegod56

    Ottobre 27, 2013

    Penso che il Civati non sarà segretario, comunque i suoi contenuti li porta avanti. Io non sono un entusiasta, per natura direi, però più o meno mi ci ritrovo.

  • agbiuso

    Ottobre 27, 2013

    diegob

    il movimento del genovese si nutre in gran parte dei difetti degli altri, ma questo non basta a decretarne l’efficacia

    comunque il Grillo non è un uomo così banale come sembra, perché anche fare il comico e con successo richiede un’ottima capacità di leggere il reale e le evoluzioni del costume, nonchè del linguaggio

    potrebbe anche vincerle le prossime elezioni, i sondaggi per quanto possano essere ingannevoli lo danno come il secondo partito italiano

    vedremo che accade caro Alberto, io per ora m’accontento di appoggiare il Civati

    =================

    Caro Diego,
    Civati Renzi Grillo Alfano…
    Nomi, puri nomi.
    E i contenuti? Ciò che si intende fare del potere, una volta che lo si è ottenuto?
    A me interessa questo, non i nomi. Interessano i movimenti collettivi, non lo spettacolo.

  • agbiuso

    Ottobre 22, 2013

    “Hanno usato ogni possibile accusa e diffamazione contro i “grillini”, come in tempo in guerra, senza scrupoli, con un bombardamento mediatico mai visto prima. Il problema dell’Italia in questi mesi è diventato il populismo del M5S. Noi siamo i colpevoli, ma colpevoli di onestà di fronte a dei farabutti. Non abbiamo scelta. Dobbiamo andare oltre. Andare al governo e liberarci di questi incapaci predatori che hanno spolpato l’Italia negli ultimi vent’anni. Non si salva nessuno, politici, grandi industriali, giornalisti, burocrati, banchieri. Queste persone hanno fatto fallire il Paese e ancora si presentano all’opinione pubblica facendo passerella. Bisogna andare oltre. Oltre la finanza. Oltre i partiti. Oltre le Istituzioni malate. Oltre un’informazione disgustosa. Oltre questa Europa senza capo né coda”.

    Il testo completo si trova qui: Oltre, Genova 1 dicembre, V3day #OLTREv3day

  • agbiuso

    Settembre 21, 2013

    Da Contro il Regime, 21 settembre 2013

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    Ieri sera Matteo Renzi era ospite ad Otto e Mezzo.
    Strano, direte voi, è la prima volta che lo si vede in TV.
    Come prima cosa, appena ho visto la puntata ho pensato immediatamente ad un cambio di format.
    Infatti la sera prima è andato in onda un interrogatorio, con domande a raffica alla Senatrice del Movimento 5 Stelle Paola Taverna, mentre invece con il Sindaco di Firenze il clima della trasmissione cambia.
    Addirittura via i cani da riporto come Damilano (che servono solo quando c’è da attaccare e riportare la preda).
    Un faccia a faccia Gruber-Renzi.
    Solo che la Gruber ha preferito non partecipare alla trasmissione, e quindi ha parlato sempre Renzi.
    Battutine e risate con un clima da osteria più che da trasmissione politica.
    =======

    Il testo continua qui: OTTO E MEZZO CAMBIA IN BASE AGLI OSPITI

  • Alberto G. Biuso » Eguali

    Agosto 14, 2013

    […] segrete, informazione indipendente da chi governa» e che in Italia manca un’informazione libera (L’Oppio, 2 giugno 2013). Quasi a volermi testardamente dare ragione, la realtà politica conferma adesso […]

  • agbiuso

    Luglio 9, 2013

    Una testimonianza vivace e concreta di Ornella Balsamo conferma che tutto ciò che accade in televisione è finto, è menzogna.

  • agbiuso

    Giugno 27, 2013

    Un mestiere particolarmente umiliante. Anche per questo di solito scrivono così male. E chi scrive male pensa male.

    “”Poverini. I giornalisti parlamentari. Uno s’immagina la stampa a guardia della democrazia, installata in Parlamento per scoprire le magagne dei politici, per controllare eventuali malefatte dei partiti, per riferire a schiena dritta alla cittadinanza tutta ogni passo dei rappresentanti eletti. E invece.
    Invece il tempo trascorre tra un caffè e uno spumantino, a prendere il fresco in cortile “intervistando” (leggi: fumando insieme una sigaretta) il deputato di passaggio. Si ride e si scherza, coi deputati, specialmente quelli giovani e simpatici. Si salutano invece con deferenza gli alti papaveri, quasi mai inseguiti urlando come accade invece con gli ultimi arrivati, quelli che non contano nulla. A mezzogiorno si pranza solo al bar della buvette, per carità, perché i panini del bar dei dipendenti (dove mangiano anche i 5S) “fanno schifo”; poi si fa un po’ di gossip postprandiale. Quando non c’è nulla da fare si assiste a scene che rasentano il pietoso.
    Giornalisti buttati sui divanetti nei corridoi, che pietiscono “E dai, dammi una notizia” al parlamentare e persino all’impiegato di passaggio. Giornalisti che inseguono in transatlantico Ale Di Battista brandendo il microfono, e non per chiedere una dichiarazione sulla seduta in aula. No, solo per implorare “Dai, facci l’imitazione di Berlusconi, facci la voce di La Russa!”. E se (raramente) lui li accontenta, si abbandonano a grandi risate e gridolini di entusiasmo come bimbi dell’asilo. Giornalisti che trascorrono serate intere accovacciati su un gradino, fino a mezzanotte o all’una, in attesa dello scoop storico anti-Grillo che dovrebbe arrivare dall’assemblea plenaria dei 5 Stelle (in genere emozionante quanto un comitato di quartiere). Un lavoro che ha dell’umiliante. Non c’è da perder tempo ad invidiare la loro posizione o il loro stipendio. Ogni tanto, fanno sfoggio di indignazione giornalistica, sbandierano la libertà di stampa o di parola, si ricordano di essere custodi della sacra missione dell’informazione. Ma non illudetevi: accade solo in occasioni accuratamente scelte e con forze politiche senza potere. Non esiste mai, per i poveri di spirito, un genuino moto dello spirito.”
    una persona informata sui fatti

    Fonte: Poverini i giornalisti parlamentari

  • agbiuso

    Giugno 22, 2013

    “Ci sono sette televisioni nazionali. Tre sono pubbliche, ma in mano ai partiti. Tre di Berlusconi. Una di Cairo, ex dipendente di Berlusconi. Ogni giorno diffamano il M5S. Primo movimento nazionale, primo in 50 province alle ultime elezioni, mentre il pdmenoelle è risultato primo in 40 province, la Lega in una sola. Primo e per questo nemico da abbattere. L’Italia è 69sima nel mondo per libertà di informazione, preceduta da Paesi africani o asiatici che trattiamo con sufficienza, ma che sono in grado di darci lezioni di democrazia..
    La responsabilità di questa situazione gravissima che impedisce ai cittadini di accedere alla verità e quindi di decidere, giudicare, partecipare alla vita del Paese è delle Sette Sorelle. Nessuno può affermare il contrario, nessun responsabile di rete, nessun conduttore, nessun giornalista.
    Non tutti però sono uguali, qualcuno vive questa situazione come un fardello, un prezzo da pagare. Mi appello a questi giornalisti. Pentitevi. Fate outing e spiegate in diretta che siete costretti a occultare, tagliare, schernire per salvare il vostro posto di lavoro e, insieme, la visibilità, le relazioni “importanti”. Fate un atto di coraggio. Persino la mafia ha avuto il fenomeno del pentitismo, perché non l’informazione? Vi forniremo un’altra identità. Avrete un programma di protezione e sarete inseriti in una “white list”, celebrati come “Giornalisti della Terza Repubblica”. Sono necessari un Buscetta, un Contorno, un Mutolo, un Mannoia dell’informazione. Vespa, Floris, Formigli, Berlinguer e tutti gli altri dentro quella scatola, avete un’occasione per riscattarvi, non perdetela.
    Agonizzanti in un letto, fra molti anni da oggi, siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni della vostra vita a partire da adesso, per avere un’altra occasione, soltanto un’altra occasione per dimostrare la vostra dignità? Voi siete delle pedine, forse inconsapevoli, di una dittatura che non usa le pallottole, ma la denigrazione, la diffamazione, per la distruzione mediatica dell’avversario. Voi non siete la testa del serpente, ma le sue squame, la sua pelle che cambierà come si cambierebbe un vestito. Pentitevi. Ve ne saremo riconoscenti. Un conduttore di telegiornale in prima serata che guardasse schifato il foglio di fronte a sé esclamando ‘Io questa merda non la dico!‘ cambierebbe l’Italia. Pentitevi, vi perdoneremo anche se siete fuori tempo massimo da un pezzo.”

    Fonte: Pentitevi!

  • agbiuso

    Giugno 11, 2013

    “Invece di chiedere conto ai partiti di cosa hanno fatto in 30 anni si demonizza il primo tentativo di democrazia dal basso nato in questo Paese. L’esito delle elezioni è drammatico per l’Italia. Gli italiani, la maggioranza degli italiani, cominciano a perdere la speranza. E questo è molto triste”, scrive oggi Beppe Grillo.
    È triste ma è anche un segno importante, è il rifiuto della simulazione mediatica alla quale è stata ridotta una vita politica ormai del tutto finta e imbalsamata. Se i cittadini votassero in massa, mostrerebbero una fiducia che il ceto partitico non merita.
    Certo, gli italiani sono da secoli un popolo refrattario a qualunque anche moderata rivoluzione. Ma ha ragione l’anarchismo: è di gran lunga preferibile l’astensione alla complicità.

  • agbiuso

    Giugno 5, 2013

    Una clamorosa e squallida conferma di come lavorino molti giornalisti mainstream, in questo caso quelli di Repubblica.

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    “Olio di ricino a 5 Stelle”: Repubblica cancella articolo. Noi lo recuperiamo!
    CLAMOROSA (ennesima) figuraccia di Repubblica.it!

    Il quotidiano di De Benedetti pubblica in homepage l’articolo di Marco Bracconi dal titolo “Olio di ricino a 5 Stelle” per poi rimuoverlo dopo pochi minuti! Il motivo della “censura” è abbastanza palese.. Repubblica ha preso una cantonata clamorosa! Ecco cos’è successo:

    La parlamentare del Movimento 5 Stelle, Laura Castelli, durante un intervento sulla TAV, riferendosi alle ditte in odor di mafia che inquinano gli appalti ha detto: “..io a questi attori sì che darei l’olio di ricino“. Il riferimento all’olio di ricino è una chiara risposta al collega della Lega Nord, Stefano Allasia, che precedentemente rivolgendosi ai manifestanti NO TAV aveva detto: “forse vi servirebbe un po’ di olio di ricino per capire“.
    Repubblica e compagni non potevano farsi scappare un’occasione simile.. Una deputata dei 5 Stelle che parla di olio di ricino? Schiaffiamola subito in homepage e diciamo anche che si riferiva ai giornalisti! E così fecero..
    Peccato che dopo pochi minuti e dopo aver probabilmente letto il resoconto stenografico, hanno immediatamente rimosso l’articolo!
    Come spesso accade, però, la rete è più rapida della censura e l’articolo RIDICOLO di Bracconi che parla di olio di ricino da somministrare ai giornalisti è stato recuperato! Ecco il testo integrale:

    — Cara onorevole Castelli. Lei è una parlamentare della Repubblica, e come tale merita rispetto. E il rispetto si esprime in tanti modi. A volte, anche, ricordando a chi parla a vanvera il significato delle parole.
    Così, a Lei che onorevolmente discetta in aula di olio di ricino da somministrare ai giornalisti, va ricordato che il suddetto olio vegetale, estratto dalla pianta del ricino e ottimo lubrificante, è servito qualche anno fa a seminare non il terrore, ma l’umiliazione. Non la violenza ma qualcosa di peggio, la denigrazione del corpo, delle sue funzioni e della sua proprietà: l’individuo.
    A Lei, che onorevolmente motteggia sull’olio di ricino, ricevendo gli applausi dei suoi altrettanto onorevoli colleghi, va ricordato che l’olio di ricino era il regalo che alcuni baldi movimentisti recapitavano in casa alle persone per punirle di quel che erano. Nel modo più schifoso. Purgando fino alle sofferenze il corpo, per distruggere le idee.
    Questo era il suo tanto onorevolemente evocato olio di ricino. E Le auguro, in tutta la sua vita, di vivere sempre in un Paese dove questa roba è scritta solo sui libri di storia, e non nei verbali di un Parlamento liberamente e democraticamente eletto.
    Nell’attesa di meritare la Sua purga, e aspettando il momento in cui Lei avrà finalmente il potere per somministrarla, io provero’ intanto a vergognarmi un po’ al Suo posto. Esercizio che, glielo assicuro, non è affatto difficile. Marco Bracconi —-
    ========

    Fonte: TzeTze

  • agbiuso

    Giugno 2, 2013

    @Pasquale D’Ascola
    Sì, aveva ragione Gobetti: il mussolinismo è “l’autobiografia della nazione”. Naturalmente le nuove incarnazioni dell’archetipo -come s.b.- non sono all’altezza del modello e trasformano in ulteriore e cupa parodia la foia per il potere e per le vagine che caratterizzava il “predappiomascelluto” (C.E. Gadda).

    @aurora
    Non ho ben compreso il riferimento a Weimar e alla rivoluzione. Si riferisce alla posizione critica di Nietzsche sulla Rivoluzione francese? E, in questo caso, in che senso bisognerebbe “rivedere le idee del filosofo”?

    @diegod56
    Grazie per questo resoconto delle elezioni di Sarzana. Un caso locale ma anche assai significativo, che hai fatto bene a collegare al bipolarismo degli USA.
    Quanto dici a proposito dei mezzi di comunicazione, i quali non”ingannano gli elettori, semplicemente li forgiano, li creano, creano la visione del mondo” è esattamente ciò che ho inteso affermare.
    Che cosa fare, dunque? Prima di tutto comprendere che così stanno le cose; poi non arrendersi, perché nessun potere è ineluttabile; infine essere pronti a dare il nostro contributo, cominciando dalle “armi della critica”, dalla scrittura.

    Grazie, cari amici, grazie davvero del contributo di riflessione che offrite a questo luogo.

  • diegod56

    Giugno 2, 2013

    Credo anch’io che il blocco di potere Partito Democratico / Berlusconi PDL è destinato a durare, e su questo punto ha ragione Grillo, laddove afferma che c’è un’Italia che in questo blocco si identifica. Prendo il caso di Sarzana, cittadina tradizionalmente rossa e come sono andate le elezioni locali. Sembrava che potesse esservi un ballottaggio fra M5S, quasi primo partito alle politiche, e un candidato del PD. Invece, inaspettatamente, il candidato renziano, fortemente renziano, ha stravinto con una maggioranza «bulgara». Cosa vuol dire? Vuol dire che laddove c’era un elettorato tradizionalmente di sinistra c’è oggi un blocco sociale molto compatto che apprezza oltre ogni aspettativa la grande allenza. Grillo ha ragione: c’è un’Italia che ha paura di ogni reale cambiamento che significhi perdita o di privilegi o di elemosine (che poi sono la stessa cosa su scala diversa).
    Che fare? Che fare se hai votato SEL alle politiche? Se l’Italia è questo è l’informazione indipendente il problema, il problema chiave. Del resto in tutto il mondo è così, forse che negli USA le elezioni le vince Nader? Già Obama è a volte rischiosamente a sinistra. Sì, il potere sono i mezzi di comunicazione, perchè non è che ingannano gli elettori, semplicemente li forgiano, li creano, creano la visione del mondo.

  • aurora

    Giugno 2, 2013

    Insomma è arrivato il momento di rivedere le idee del filosofo Nietzsche su Weimar e la rivoluzione

  • 2 giugno,fare la festa alla Repubblica, I come to bury Ceasar not to praise him | Pasquale D'Ascola

    Giugno 2, 2013

    […] Publico qui, d’accatto e per conoscenza, il mio commento al bellissimo post, tra i molti che scrive il collega Biuso, oggi in http://www.biuso.eu/2013/06/02/loppio. […]

  • Pasquale D'Ascola

    Giugno 2, 2013

    Caro e doloroso Biuso, al solito, colpito e affondato il bersaglio. Mi permetto di allegarmi come prefica al coro. Da vent’anni, la miglior cosa sarebbe andarsene a Lanzarote o anche meno dove con meno si vive lo stesso, bene por supuesto. Ma non siamo del tutto liberi, dipendiamo proprio da questa un tempo gentile Repubblica, che almeno a noi dà il pane e forse una pensione, per quanto sappia di sale. Ovvero, sono troppo vecchio per andare a intraprendere più che l’attività di custode di ville svizzere su qualche isola portoghese o spagnola, in fondo c’è il servizio sanitario nazionale anche lì, migliore puo darsi. Peraltro A mis soledades voy/de mis soledades vengo, porque por andar conmigo/me bastan mis pensamientos. Qui si vive sotto ricatto in uno stato che è pontificio e pontifecale anzi, ai dì d’incoeu, un pontifecaloma; solo il trattamento chirurgico gioverebbe. Il supposto popolo italiano è il popolo del papa re. A loro gusta l’auto da fè. Nel mio istituto l’opinione che dissente è un reato di lesa maestà che viene punito dalla maestà stessa di colleghi che si assumono in cielo da sè e con il silenzio assenso e le pacche sulle spalle di chi invece dovrebbe sollevare sedie e scrivanie. Gl’è, caro Biuso, che l’italico, proprio a partire dai giornalieri giornalai, è fascio. Ne converrai. Il fascismo è un archetipo mitico che a volte si rivela in un modo a volte in un altro e con diverse divise, piviali, mitrie, icone, pennacchi, orbaci o doppi petti. Sotto, tra le dita dei piedi, si annidano i funghi. Sa di caserma l’Italia, ricordiamo tutti Florinda Bolkan in Indagine su un cittadino. Quale sia il mito è difficile a dirsi, potrebbe essere quello di Abramo e Isacco, non so, non è un mito greco di sicuro, perchè in italia anche i miti sono sottratti alla loro potenza immaginale, politeista. Adeguato all’idea di continuum unicum che è dei poteri sovrumani. Del resto l’idea di res publica fu liquidata in Italia già da quei Cesari che avevano capito come si governa. I come to praise Ceasar not to bury him. Ma credo ci sia un perchè, ogni italiano, in realtà si sente un padreterno. E tra padreterni si sentono tutti eguali, benchè più eguali di tutti. Oggi è la festa delle Repubblica. Ne parlerà il Papa?
    Con molta stima Pasquale

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