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Il campo

Matteo Renzi esce dal Partito Democratico e si accinge a formare nuovi gruppi parlamentari, del tutto fedeli alla sua linea e ai suoi voleri. Anche un Machiavelli bambino (come ho scritto) avrebbe compreso questo gioco. Ora il Governo Conte 2 e il Movimento 5 Stelle saranno sotto costante ricatto, in mano ai parlamentari del nuovo partito renziano e ai suoi interessi nella magistratura e nelle banche.
Il Movimento 5 Stelle merita questa fine, vista l’insipienza politica che ha dimostrato. Per quanto riguarda gli uccellini di Twitter e della Rete, sono stati (e sono) tutti a starnazzare intorno allo spaventapasseri Salvini mentre il padrone del campo faceva e fa il suo lavoro.
L’ingenuità, non l’immaginazione, al potere.

Nati morti

Certo, «die Stunde ihrer Geburt ist die Stunde ihres Todes», ‘l’ora della loro nascita è l’ora della loro morte’1, è una verità che vale per ogni ente, evento e processo che si dà in natura. Compresi gli eventi politici. E tuttavia il Governo italiano che si è appena insediato è una manifestazione evidente del fatto che alcuni eventi mostrano il loro morire appena accadono. E dico questo non solo e non tanto nel senso che tale Governo sarà di breve durata. No, potrà  anche durare anni o l’intera legislatura (lo escludo, comunque) ma anche e soprattutto nel senso che è un Governo di morti.
Quando infatti uno zombie abbraccia un vivente, lo uccide. Il poco che del Movimento 5 Stelle era ancora vivo dopo la sottomissione alla Lega è già stato trasformato dal Partito Democratico in cosa morta. I capisaldi del Movimento, quelli che lo hanno condotto a ottenere la maggioranza relativa nell’attuale Parlamento italiano, erano costituiti:
-dalla difesa della plurale identità europea contro il colonialismo finanziario dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America (è questo, in sintesi, il cosiddetto sovranismo);
-dalla difesa dell’ambiente, che in concreto vuol dire rifiuto categorico delle opere che devastano il territorio, prima tra tutte il Treno ad Alta Velocità, questione insieme economica, antropologica e simbolica;
-dall’affrancamento del Parlamento e delle Pubbliche Amministrazioni rispetto alle forze e ai gruppi che agiscono per l’interesse economico di pochi contro la Res Pubblica (ciò che in una formula si chiama lotta alla corruzione);
-dalla difesa dei diritti sociali e collettivi, al di là dell’enfasi liberale e liberista sui diritti individuali;
-dalla salvaguardia e dall’incremento dei posti di lavoro;
-dall’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, contro i privilegi che pervadono la società italiana.

Se una simile ispirazione era di difficile incarnazione in un Governo condiviso con la Lega, diventa del tutto irrealizzabile in un Governo condiviso con il PD e con le forze tanto piccole ed elitarie quanto asservite alla finanza internazionale, come +Europa e affini. Si può obiettare, certo, che il Movimento 5 Stelle non ha da solo la maggioranza e dunque non può esprimere un proprio Governo. È vero ma la risposta non è difficile: se il Movimento è uno strumento politico e non un fine in sé -come dai suoi esponenti è stato sempre detto– si doveva andare alle elezioni rivendicando ciò che di fecondo l’esperienza di governo aveva ottenuto e chiedendo al corpo elettorale un maggiore sostegno. È accaduto invece che motivazioni evidenti -il potere è dolce a chi lo esercita– e altre probabilmente nascoste hanno portato il Movimento 5 Stelle alla morte politica. Quella elettorale seguirà inevitabilmente.
Osservo di passaggio -ma è circostanza piuttosto grave– che il Governo è ostaggio in Parlamento non soltanto di piccoli gruppi come +Europa e Liberi e uguali ma anche e soprattutto dei senatori fedeli a Renzi; ciò significa che questo senatore del PD avrà in mano il Governo, lo potrà condizionare e ricattare come gli sembrerà più opportuno per i propri interessi.  Che il Movimento 5 Stelle non se ne accorga è implausibile; probabilmente le pressioni (e le promesse) sono tali da dover accettare questa eutanasia del Movimento.
Tramonto che era iniziato già prima della crisi di Governo, con il concorso determinante del M5S all’elezione di Ursula von der Leyen quale Presidente della nuova Commissione Europea, vale a dire del governo dell’UE. Questo esponente politico della CDU tedesca (Unione Cristiano Democratica) rappresenta molto bene la continuità di quelle politiche economiche recessive e inique alle quali il M5S si era dichiarato avverso. Von der Layen è stata eletta con la risicata maggioranza di 383 voti, soltanto 9 in più del numero necessario. Numero al quale i deputati europei del Movimento 5 Stelle hanno dunque fornito un contributo decisivo, del quale -certo- risponderanno storicamente.

Che l’alleanza con il PD sia più grave dell’accordo con la Lega è mostrato da (almeno) altri tre fattori:
–la Lega non controlla l’informazione, il PD sì, anche per l’alleanza con Mediaset, sancita a suo tempo da D’Alema e da Violante e confermata dai successivi capi del Partito;
la Lega è coerente con i propri presupposti, che non ha mai nascosto. Il PD è responsabile in Italia della morte (in ordine cronologico): della prospettiva comunista, della sinistra, dei diritti sociali. È un partito di centro che ha abbracciato in pieno l’ideologia e la pratica neoliberista ma che si presenta ancora come erede anche del Partito Comunista Italiano, affermazione evidentemente insensata ma che fa da presupposto di una formula altrettanto risibile quale «governo giallorosso», il ‘rosso’, infatti, non c’è;
–il PD è abilissimo quando si tratta di conquistare posizioni strategiche; aver regalato a questo partito il commissario europeo (nella persona di Paolo Gentiloni Silveri), cioè un ministro che in ogni caso rimarrà in carica per cinque anni a rappresentare l’Italia nel governo dell’Unione Europea, è solo una prima, grave e significativa tappa del piano inclinato che porterà al declino il M5S. È come per Gertrude, la monaca di Monza: il primo «sì» porta con sé tutti gli altri.

Qualunque tema sia indicato nel Programma concordato con Conte, l’interesse del Partito Democratico è stato tornare al governo e da lì poter logorare il Movimento 5 Stelle sino a quando quest’ultimo o romperà l’alleanza -e sarà quindi tacciato di ‘inaffidabilità’, se per la seconda volta (dopo la Lega) l’alleanza con esso stipulata non funziona- o cancellerà la propria identità. Anche un Machiavelli di sei anni lo capirebbe, figuriamoci uno adulto. Nella mia vita ho imparato -sia, appunto, dallo studio di Machiavelli, sia dall’esperienza- che un politico può avere molte qualità e molti limiti anche diversi ma non può essere ingenuo. In politica questo è un peccato mortale. Che infatti sta portando alla morte il M5S.
Se avessi previsto un’alleanza del Movimento 5 Stelle con il Partito Democratico non gli avrei naturalmente dato il mio voto. E infatti non lo darò più. E tuttavia ho fatto bene nel marzo 2018 a compiere tale scelta. Ha rappresentato l’ultima possibilità parlamentare di liberare l’Italia dal malaffare, dai privilegi e dal destino di miseria e subordinazione che l’obbedienza totale all’Unione Europea comporta. Così non è stato. Pazienza. La politica si fa anche in altri modi. Questo piccolo sito, ad esempio, è un’espressione politica anche quando parla di arte, di cinema, di libri, di filosofia. E qui coloro che hanno ucciso la sinistra, gli zombie del Partito Democratico, non mettono piede. Questo è un luogo vivo :–)

Nota
1. Hegel, Wissenschaft der Logik I, «Sämtliche Werke», Frommann 1965, Band IV, p. 147.

«L’Unione Europea di Hayek»

Il titolo di questa brachilogia non è mio ma è quello di un articolo della giornalista economica Giovanna Cracco, direttrice della rivista Paginauno. Il testo è stato pubblicato sul numero 61 (febbraio/marzo 2019) .
Degli economisti Friedrich August von Hayek e Milton Friedman ho parlato qualche giorno fa. Riprendo adesso il discorso in relazione alle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. A distanza infatti di poco più di un anno dall’auspicio che nel marzo 2018 formulavo sul successo elettorale del Movimento 5 Stelle, alcuni elementi del programma di quel partito sono stati realizzati, molti altri no. E tuttavia confermo il mio sostegno al M5S.
A convincermi è stata anche e specialmente l’analisi che Cracco propone dei fondamenti e delle scelte politiche di un Parlamento Europeo di impronta liberale e liberista, come quello che ha rappresentato e governato l’Unione Europea negli ultimi cinque anni e continuerebbe a dominarla se prevalessero le formazioni politiche favorevoli al potere liberista. In Italia: il Partito Democratico; Forza Italia -la cui proposta di Mario Draghi a capo di un nuovo governo italiano (che avrebbe certamente il sostegno del PD), ha il pregio della chiarezza, Draghi è infatti l’emblema stesso dell’ultraliberismo dell’Unione Europea–; la Lega, che si presenta come ‘sovranista’ ma le cui scelte politiche sono nel segno del liberismo occidentalista.
Ho illustrato più volte le ragioni per le quali ritengo negative sino alla catastrofe le politiche liberiste; l’ho fatto ad esempio qui: Brexit. Assai meglio di quanto possa enunciarle io, che economista non sono, tali motivazioni vengono riassunte con grande chiarezza nell’articolo di Cracco, la cui rivista è decisamente ‘di sinistra’. Invito dunque a leggere queste poche pagine, nel cui pdf si trovano anche alcune mie evidenziazioni.

Il popolo

Soggetti e partiti progressisti -definirli di sinistra non è possibile se l’espressione vuole avere ancora un senso- sono mobilitati a difendere il colpo di stato tentato in Venezuela da Guaidó, un fantoccio di estrema destra sostenuto dagli Stati Uniti d’America del presidente Trump. Sono mobilitati a difendere Macron, un pericoloso esponente della finanza ultraliberista e nemica dei lavoratori, oltre che un campione del colonialismo. Sono mobilitati a difendere l’insensatezza tecnico-commerciale e la catastrofe ambientale (anche a causa della presenza di amianto nelle montagne alpine) del TAV. E tutto questo in nome di una categoria psichica che è sempre pericoloso applicare alla dimensione politica, l’odio. L’odio istintivo, irriflesso, pavloviano ma anche interessato nei confronti del Movimento 5 Stelle. Non dico nei confronti dell’attuale governo italiano ma proprio del Movimento 5 Stelle, che ha i suoi enormi limiti ma che è l’unica forza politica potenzialmente e ancora in grado di opporsi alla devastazione attuata dalla finanza, dal globalismo liberista, dai processi da tempo in atto di ritorno alla schiavitù di masse, ceti, popoli; schiavitù della quale il fenomeno migratorio è una delle massime espressioni contemporanee.
In questo modo i progressisti costituiscono i migliori alleati delle destre di tutto il pianeta. Una tragedia, una farsa, una hegeliana eterogenesi dei fini. Per quelli che sanno usare i congiuntivi e conoscono la storia, aggiungo che si tratta anche di una manifestazione della List der Vernunft.
Chi ha convissuto e collaborato con un piccolo borghese volgare e ignorante come Silvio Berlusconi ora alza il sopracciglio di fronte ai congiuntivi di Luigi Di Maio. Chi ha affidato i propri destini a un soggetto altrettanto ignorante e volgare come Matteo Renzi, non perdona citazioni e riferimenti errati alla storia. Come se giornalisti e blogger facebookiani fossero coltissimi  e grandi lettori…
Non si perdona il popolo che finalmente torna ad avere una rappresentanza politica, come accade in Francia con i Gilets jaunes. Quel popolo ignorante e vitale dal quale provengo. I miei nonni brontesi, paterno –Biagio– e materno -Illuminato- erano contadini analfabeti. Il primo emigrò in Argentina, dove dei malviventi gli sottrassero ciò che con grande fatica aveva risparmiato, lasciandolo miserabile com’era arrivato. Le mie nonne, materna -Rosa- e paterna -Giuseppa- scrivevano e leggevano a stento ma erano di una intelligenza, intuizione e ironia straordinarie. Il nipote di queste quattro persone è ora professore ordinario di Filosofia teoretica, ha scritto undici libri di filosofia e due di poesia, ha pubblicato sinora 472 titoli tra libri, saggi, articoli (e ha anche redatto 2059 testi in questo sito). Un simile salto sociale in appena due generazioni è stato reso possibile dalla presenza di forze socialiste e popolari nell’Europa della seconda metà del Novecento, dal Welfare State che venne messo in atto dall’Occidente anche per evitare rivolte e rivoluzioni  che si ispirassero all’Unione Sovietica. Fu questo uno dei vantaggi del bipolarismo rispetto al pericoloso unilateralismo contemporaneo. Se fossi stato oggi un giovane laureato in filosofia, con il retroterra familiare dal quale provengo avrei incontrato enormi difficoltà in un contesto ultraliberista che privilegia le rendite finanziarie a danno dei servizi collettivi e della mobilità di ceto. Un contesto del quale strutture politiche come Forza Italia e il Partito Democratico sono pienamente complici, forze che hanno totalmente abdicato ai diritti sociali collettivi anche in nome dei diritti civili individuali. E questo a partire dalla dissoluzione del Partito Comunista Italiano voluta dal suo ultimo segretario, Achille Occhetto, del quale non ho dimenticato una definizione data allora da un docente universitario iscritto al Partito: “un cretino”. Un cretino che però usava correttamente i congiuntivi e sapeva che la democrazia francese non è millenaria ma, più modestamente, secolare.
Condivido molte posizioni dell’anarchismo e difendo il populismo anche per ciò che devo ai miei avi contadini, al popolo ancora analfabeta che abita il quartiere catanese dove vivo (un mio vicino di appartamento è un pescatore che non sa leggere e scrivere) e le cui strade percorro sentendomi socialmente a casa. Il cancro di Catania, dell’Italia e dell’Europa non è il popolo incolto ma la borghesia corrotta. Sono orgoglioso di essere germinato dalla plebe siciliana e di questo popolo sarò parte sinché campo.

Das Kommunistische Manifest

Il giovane Karl Marx
(Le jeune Karl Marx)
di Raoul Peck
Francia-Germania-Belgio, 2017
Con: Auguste Diehl (Karl Marx), Stefan Konarske (Friedrich Engels), Vicky Krieps (Jenny von Westphalen), Hannah Steele (Mary Burns), Olivier Gourmet (Pierre Proudhon)
Trailer del film

La scena iniziale racconta di impiegate in un call center che si sentono male sul lavoro e il cui padrone dichiara di non obbligare nessuna di loro a rimanere. Quando la più libera denuncia le condizioni di sfruttamento viene licenziata in tronco. Una delle scene centrali descrive un industriale che giustifica i bassi salari e l’utilizzo di manodopera immigrata e precaria affermando che se non facesse così non potrebbe reggere la concorrenza, dovrebbe aumentare i prezzi dei suoi prodotti e l’azienda fallirebbe. Inoltre, «se non lo faccio io, lo farebbero altri».
Siamo negli anni Quaranta dell’Ottocento e naturalmente non si tratta di call center ma di industrie tessili, non di manodopera immigrata ma di lavoro minorile. E tuttavia la tipologia, le motivazioni, le modalità dello sfruttamento sono le stesse. E anche le leggi sono simili, specialmente da quando la riforma del diritto del lavoro  in Italia -il cosiddetto Jobs Act- e analoghe legislazioni in Europa hanno legalizzato il precariato, i salari infimi, il ricatto padronale e le tante altre forme con le quali il capitale vive e uccide.
Ne hanno discusso con lucidità Noam Chomsky e Yanis Varoufakis. Il primo afferma che «the predators in the so-called private sector are there [nelle Università e nei Centri di ricerca] to see what they can pick up from the taxpayer-funded research in the fundamental biological sciences, and that’s called free enterprise and a free-market system. So speak of hypocrisy, it’s pretty hard to go beyond that» e il secondo conclude che la ricchezza «is being created collectively and appropriated privately but right from the beginning» (Full transcript of the Yanis Varoufakis | Noam Chomsky NYPL discussion). Fin dal principio e tuttora.
Bisognerebbe pensare a tutto questo quando si osserva il crollo dei partiti socialdemocratici in Europa. Mentre i partiti di destra difendono i loro tradizionali referenti -industriali, imprenditori, finanzieri, alta borghesia-, i partiti che si autodefiniscono di sinistra, come il Partito Democratico et similia, hanno tradito interamente la loro base sociale, che in Italia si è rivolta a forze quali il Movimento 5 Stelle e la Lega. Altrove gli operai hanno fatto lo stesso. È ciò che giustamente osserva Giovanni Dall’Orto, quando scrive che «la non-gestione dei flussi migratori serve alla creazione di un “esercito industriale di riserva” che non avendo nessun diritto, a partire da quelli di cittadinanza, è costretto ad accettare lavori al puro livello di sussistenza o in alternativa a morire di fame, spingendo così il proletariato “nazionale” ad abbassare le proprie pretese troppo “choosy“. I marxisti italiani che sento invocare porti aperti per tutti, sono protetti da tale concorrenza lavorativa dalla cittadinanza e dal fatto che svolgono lavori (in genere pubblici e burocratico-amministrativi) in cui la madrelingua italiana e la cittadinanza è necessaria. Non è quindi per un caso se oggi gli operai votano Lega e la sinistra “fa il pieno” nei quartieri ricchi delle grandi città» (“Aiutiamoci a casa nostra”. Migranti, ipocrisie e contraddizioni in «Sinistrainrete. Archivio di documenti e articoli per la discussione politica nella sinistra», 23.6.2018). È così che si ragiona in politica e in sociologia, non mediante isterismi moralistici o appelli sentimentali. Chi opta per tali modalità semplicemente non capisce, e quindi perde.
Le jeune Karl Marx è un film storico, a tratti coinvolgente, a volte ingenuo e anche inevitabilmente un poco didascalico -comunque quasi sempre corretto- che racconta le vicende private e politiche del Marx ventenne, le difficoltà economiche, gli sforzi per sostentare la moglie Jenny e le due bambine, il carattere impetuoso e difficile, gli inizi del sodalizio con un altrettanto giovane Friedrich Engels, l’accordo e poi la rottura con gli anarchici -Proudhon e Bakunin-, l’abilità con la quale Marx ed Engels trasformarono la Lega dei giusti -permeata di ciò che oggi si definirebbe buonismo– nel Partito Comunista, alla cui base venne posta una rigorosa teoria delle forze, dei modi e dei rapporti di produzione, che nulla possiede -tuttora- di psicologico e molto, invece, di analitico e plausibile.
Perché «la storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotte di classi. […] Dove ha raggiunto il dominio, la borghesia […] ha messo lo sfruttamento aperto, spudorato, diretto e arido al posto dello sfruttamento mascherato d’illusioni religiose e politiche. La borghesia ha spogliato della loro aureola tutte le attività che fino allora erano venerate e considerate con pio timore. […] La borghesia ha strappato il commovente velo sentimentale al rapporto familiare e lo ha ricondotto a un puro rapporto di denaro. […] Con lo sfruttamento del mercato mondiale la borghesia ha dato un’impronta cosmopolitica alla produzione e e al consumo di tutti i paesi [oggi il fenomeno di chiama Globalizzazione]
[…] Come ha reso la campagna dipendente dalla città, la borghesia ha reso i paesi barbari e semibarbari dipendenti da quelli inciviliti, i popoli di contadini da quelli di borghesi, l’Oriente dall’Occidente. […] Il sottoproletariato, questa putrefazione passiva degli infimi strati della società, che in seguito a una rivoluzione proletaria viene scagliato qua e là nel movimento, sarà più disposto, date tutte le sue condizioni di vita, a lasciarsi comprare per mene reazionarie. […] La lotta del proletariato contro la borghesia è in un primo tempo lotta nazionale, anche se non sostanzialmente, certo formalmente. È naturale che il proletariato di ciascun paese debba anzitutto sbrigarsela con la propria borghesia [anche a questo principio fa riferimento il Sovranismo].
[…] Una parte della borghesia desidera di portar rimedio agli inconvenienti sociali, per garantire l’esistenza della società borghese. Rientrano in questa categoria economisti, filantropi, umanitari [nell’originale: Philanthropen, Humanitäre], miglioratori della situazione delle classi lavoratrici, organizzatori di beneficenze, protettori degli animali, fondatori di società di temperanze e tutta una variopinta genìa di oscuri riformatori». E così via.
(Marx-Engels, Manifesto del Partito Comunista, a cura di E. Cantimori Mezzomonti, Laterza 1981, pp. 54;  57-59; 61; 73; 74; 109-110).
Lessi queste pagine per la prima volta quando avevo 17 anni e non le ho dimenticate. Le ho rilette più volte insieme ai miei studenti quando insegnavo filosofia a scuola. Ho commesso l’errore di non leggerle anche insieme agli studenti universitari, immaginando -a torto- che le conoscessero. E invece in un Paese irrimediabilmente cattolico, e quindi ferocemente sentimentale, le lacrimevoli immagini di Internet, gli appelli a favore «di donne e bambini» pretendono di sostituire le analisi più oggettive dell’umano e delle società. A vantaggio, come sempre, della borghesia globalizzata e dei suoi interessi. È anche per questo che le tesi di Karl Marx sono ancora vive, poiché è ancora vivo l’inganno borghese-umanitario che Das Manifest der Kommunistischen Partei aveva disvelato. Nel 1848. 

Il crepuscolo dell’Europa

Qualunque sarà l’esito della fluida e anche un poco grottesca situazione politica italiana nella primavera del 2018, quanto avvenuto dal 4 marzo in poi ha mostrato con chiarezza a che cosa il dominio della burocrazia finanziaria dell’Unione Europea ha ridotto non soltanto l’Italia ma l’intera Europa.
Se infatti in 24 anni di berlusconismo nessun ministro indegno, corrotto, mafioso, soubrette, è stato respinto  dai Presidenti della Repubblica italiana,  alla sola prospettiva di ministri che potessero difendere l’Italia in Europa, Sergio Mattarella ha opposto un rifiuto che ha aperto una crisi politica e istituzionale molto grave e senza precedenti. Una crisi che ha certamente delle motivazioni interne ma che mi sembra chiaramente eterodiretta.
È ormai evidente il fatto che l’Italia non è un Paese sovrano, come non lo è la Grecia e come non lo sono i Paesi che compongono un’Unione nata male e gestita con criteri autocratici -come rileva Jean-Luc Mélenchon– e volti alla integrale sottomissione agli Stati Uniti d’America. È ormai evidente il fatto che molti governi non vengono scelti dalla maggioranza dei cittadini europei ma da altri poteri.
Per quanto riguarda nello specifico l’Italia, è evidente il fatto che forze antidemocratiche non possono e non vogliono permettere che nella ‘stanza dei bottoni’ entrino soggetti che non siano proni al sottobosco delinquenziale della politica italiana, all’oligarchia dell’Unione Europea, al controllo degli USA.
Naturalmente anche il Movimento 5 Stelle ha le sue contraddizioni, i suoi limiti, i suoi arrivisti, i suoi corrotti. Che un movimento politico -composto da alcune decine di migliaia a milioni di persone- sia puro è poco sensato sperarlo e  pretenderlo. Non esiste purezza nella cosa pubblica, esistono gradi diversi di corruzione. Alcune tollerabili, altre che oltrepassano il segno e diventano un fattore di distruzione del corpo sociale. Chi è arrivato a quel segno ha molto da nascondere e fa di tutto per impedire che movimenti e soggetti meno criminali vedano dall’interno -dalla ‘stanza dei bottoni’ appunto- i risultati della sua azione.
Quanto sta accadendo è anche una prova evidente del fatto che Mattarella paga il suo debito con Matteo Renzi, il quale lo volle al Quirinale e che non vuole in alcun modo il M5S al governo. Nel suo discorso del 28 maggio, infatti, Mattarella ha affermato di nutrire delle «perplessità su un Presidente del Consiglio non eletto in Parlamento». Ma fu proprio Renzi a diventare Presidente del Consiglio pur non essendo stato eletto in Parlamento. Una simile ‘perplessità’, fondata sulla certezza che gli italiani non abbiano memoria e non capiscano nulla di politica, mi offende profondamente come cittadino e come studioso, tanto più che dieci minuti dopo questa dichiarazione Mattarella ha convocato Carlo Cottarelli, non eletto da nessun italiano e sostenuto soltanto dal Partito Democratico, pesantemente sconfitto alle elezioni politiche.
Il comportamento dell’attuale inquilino del Quirinale non è certo una novità in politica e nella storia. Ha un nome antico e ritornante. Si chiama tradimento. Se non è infatti un tradimento della democrazia impedire la nascita di un governo sostenuto dalla maggioranza parlamentare, che cosa vuol dire la parola ‘tradimento’? 1
Il discorso con il quale Mattarella ha cercato di giustificare le proprie decisioni entra nel merito delle opinioni dei ministri proposti, cosa del tutto fuori legge, ed è -di fatto- un discorso da Presidente del Consiglio e non da Presidente della Repubblica. Secondo la nostra Costituzione il governo non è scelto dal Quirinale ma dalla maggioranza parlamentare, frutto di un un voto popolare che si può certamente non condividere ma che va rispettato. Un esito, tra l’altro, frutto di una legge elettorale imposta dal Partito Democratico a colpi di voti di fiducia e da Mattarella promulgata senza fiatare nel novembre del 2017.
Non a caso il discorso di Mattarella ha sùbito ottenuto l’entusiastico sostegno di chi ha condotto l’Italia al massacro sociale -il Partito Democratico- e la benevolenza di Silvio Berlusconi e probabilmente -al di là delle affermazioni pubbliche- dello stesso Salvini, che spera di ottenere da nuove elezioni il controllo dell’intera destra e, con essa, del governo. Un discorso che attribuisce alla Presidenza della Repubblica poteri che la Costituzione esclude. Un discorso che si fa garante dell’oligarchia da nessuno eletta dell’Unione Europea, vera nemica dell’Europa e dei suoi interessi economici e geostrategici.
La prova sta nell’incarico dato a Cottarelli di formare un governo esplicitamente avverso alla volontà espressa dal corpo elettorale. Cottarelli del quale Wikipedia dice, tra l’altro, che ha lavorato per il Fondo Monetario Internazionale, che «nel novembre 2013 è stato nominato dal Governo Letta Commissario straordinario per la Revisione della spesa pubblica», che dal «1° novembre 2014, su nomina del Governo Renzi, è diventato direttore esecutivo nel Board del Fondo Monetario Internazionale».
Il Curriculum giusto per proseguire nel massacro sociale, contro i lavoratori, contro la scuola, contro l’Università, contro i servizi sanitari, contro la democrazia, contro il voto degli italiani. Un CV adatto a fare gli interessi delle oligarchie politiche e finanziarie dell’Unione Europea. Come affermano i comunisti di Potere al Popolo, «si conferma ciò che dovrebbe essere chiaro da tempo: la UE, le sue regole, i suoi trattati sono un colpo di stato permanente contro la nostra Costituzione. Rompere con essi è sempre di più un dovere democratico. Noi di Potere al Popolo, come nostro sacrosanto diritto, ci preparavamo a opporci al governo Salvini Di Maio per il suo programma e per la sua linea politica, opposti alla nostra. Ora diciamo con altrettanta fermezza che siamo contro Mattarella e il suo atto gravissimo e che intendiamo lottare per una democrazia senza sovranità limitata e senza presidenti della repubblica che, invece essere garanti di una repubblica parlamentare, si ergano a difensori dei risparmiatori, cioè di banche e finanza».
Giuseppe Conte indicato da una maggioranza parlamentare no. Carlo Cottarelli voluto dalle oligarchie dell’Unione Europea, dagli USA, da Berlusconi sì. Nella postmodernità non c’è bisogno di marce su Roma. È tutto molto più soft.
Che partiti nati dalla sinistra e persone che si credono di sinistra difendano una delle più feroci burocrazie finanziarie, responsabile del massacro sociale dell’Europa, conferma che il progetto di emancipazione nato con Karl Marx e con le lotte dei lavoratori è finito. Gli eventi italiani diventano così paradigmatici della direzione autoritaria verso la quale il nostro Continente si muove.
Prima tolsero valore al voto degli elettori del M5S ma non mi importava, non voto per il M5S.
Dopo tolsero valore al voto degli elettori della Lega ma non mi importava, non voto per  la Lega.
Poi ancora tolsero valore al voto degli elettori di Forza Italia ma non mi importava, non voto per Forza Italia.
E tolsero valore al voto degli elettori di Liberi e Uguali ma non mi importava, non voto per Liberi e Uguali.
Tolsero valore anche al voto degli elettori del Partito Democratico ma non mi importava, non voto per il Partito Democratico.
Infine tolsero direttamente il diritto di votare. Ma mi ci ero abituato.
Il popolo, si sa, è ignorante e incapace. Che i governi vengano scelti da raffinati banchieri e da presidenti prudenti. Torniamo alle oligarchie. Anzi ci siamo già tornati in questo crepuscolo dell’Europa.
«The markets and a ‘darkened’ outlook will teach Italy’s voters not to vote for populist parties in the next elections. […] I can only hope that this will play a role in the election campaign» (Dialogo tra Bernd Thomas Riegert e Günther Hermann Oettinger, ministro dell’Unione Europea al bilancio e alle risorse umane, 29.5.2018).

Nota
Sulla questione -delicata e importante- della correttezza costituzionale di Mattarella, non è vero quanto affermato dal mainstream mediatico sulla ‘maggioranza dei costituzionalisti italiani’ che ne avrebbe approvato il comportamento. Si tratta della ‘maggioranza dei costituzionalisti italiani di area PD’, come da molti è stato rilevato.
Propongo qui, per chi fosse davvero interessato e abbia un poco di tempo, la lettura di un documento assai lucido e argomentato, che mi è stato inoltrato da un collega il quale lo ha ricevuto da un costituzionalista il cui nome è preferibile non indicare, visto che non è ancora ordinario della disciplina e che dunque -lo so, è amaro dirlo- potrebbe subire delle conseguenze negative a causa delle sue opinioni: Sul caso Mattarella.

Elezioni 2018

Studiare la storia e comprendere le dinamiche sociali significa capire che -secondo la grande lezione dello strutturalismo delle Annales – non contano i singoli ma gli insiemi, le collettività. Dunque non mi interessano i nomi dei competitori in lizza alle imminenti elezioni politiche italiane, mi interessa il significato che le formazioni sociali assumono.
I cinque anni che ci separano dalle elezioni politiche del 2013 hanno confermato la fine in Italia (e ovunque) di ciò che dal XIX secolo è stato chiamato ‘sinistra’, la sua indistinguibilità da ciò che si chiama ‘destra’ e il  convergere di entrambe nel sistema mafioso che distrugge l’economia italiana.
Le sedicenti destra e sinistra sono espressione del dominio della finanza speculativa che ha il suo baluardo nelle strutture dell’Unione Europea, la quale rappresenta il tradimento della storia e dell’idea di Europa.
Esprimerò dunque il mio sostegno al Movimento 5 Stelle non per chi lo rappresenta ma per ciò che rappresenta e in particolare:

  • Per la difesa dell’ambiente naturale e urbano rispetto alla speculazione, ai palazzinari, alle mafie dei rifiuti, alle aziende ultrainquinanti; tutti soggetti sostenuti dal Partito Democratico e da Forza Italia.
  • Per un progetto di recupero dell’occupazione sia pubblica sia nelle piccole e medie aziende, superando la schiavizzazione, il precariato, l’assenza di prospettive date dai provvedimenti del governo Renzi, per i quali basta aver lavorato come precario qualche ora al mese per essere ritenuti ‘occupati’.
  • Per attutire i condizionamenti di una informazione quasi per intero (eccezioni il manifesto e il Fatto Quotidiano, nessuna eccezione in televisione) asservita ai grandi gruppi finanziari di Mediaset, del gruppo Repubblica-Espresso e dei partiti politici finanziati da queste aziende.
  • Per una politica estera che almeno si proponga e tenti la difesa della autonomia dell’Italia dalla Germania e dagli Stati Uniti d’America. Su questo punto, tuttavia, la situazione dell’intera Europa è probabilmente senza uscita. I governi nazionali, infatti, contano poco o nulla. Le decisioni sono prese dalle strutture non democratiche -poiché da nessuno elette- dell’Unione Europea. Un solo esempio: l’embargo verso la Russia ha danneggiato e continua a danneggiare l’economia di molti Paesi europei, Italia compresa, ma è ancora in vigore perché favorisce la geostrategia e la finanza statunitensi. I vincoli di questa Europa sono delle catene recessive e antisociali alle quali gli Stati non possono sottrarsi. Temo quindi che, nonostante le tesi programmatiche, se il M5S andasse al governo poco o nulla potrebbe decidere in politica estera e sulle relazioni con l’Unione Europea, come tutti gli altri e come si è visto nel caso di Tsipras in Grecia Sono decisioni ormai sotto il controllo esclusivo di Bruxelles e di Washington, e forse un poco di Berlino. Una tragedia.
  • Per il contrasto alle mafie, alle camorre, alla ndranghete, delle quali invece Partito Democratico e Forza Italia sono al servizio; il fatto di vivere e lavorare in Sicilia rende questa dipendenza del tutto evidente.
  • Per un ridimensionamento delle spese dovute al meccanismo politico (finanziamento pubblico ai partiti, stipendi e pensioni di parlamentari e amministratori).
  • Per un contrasto effettivo alla capillare corruzione politica che distrugge la ricchezza prodotta dai cittadini, dirottandola nei conti correnti di corrotti, tangentisti e concussori. Invito, a questo proposito, ad ascoltare la relazione di Roberto Scarpinato, Procuratore generale della Repubblica di Palermo, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario il 27 gennaio 2018 (dal minuto 1.25 al minuto 1.49), venti minuti di verità sull’immensa corruzione -vera leucemia del corpo sociale italiano-, sull’ingiustizia che riduce a pura lettera i diritti costituzionali, sulla impunità dei potenti. Partito Democratico e Forza Italia esistono soprattutto e sostanzialmente allo scopo di perpetuare l’immensa corruzione finanziaria e amministrativa che pervade la vita sociale delle nostre collettività, così ben descritta da Scarpinato.
  • Per un controllo più attento delle banche, in mano alle massonerie lontane dalla res publica. Il caso di Banca Etruria e del grave coinvolgimento della ministra Boschi è una delle situazioni più emblematiche e inaccettabili fra quelle che hanno segnato la scorsa Legislatura.
  • Per uno spostamento verso la sanità, la scuola, l’università, il trasporto pubblico, degli enormi finanziamenti dati alle cosiddette Grandi Opere (TAV Torino/Lione; Autostrade inutili come la Brescia-Bergamo; il sempre presente progetto del Ponte sullo Stretto di Messina) e alla imponente e anticostituzionale spesa militare.
  • Non perché il Movimento 5 Stelle abbia la bacchetta magica o i suoi esponenti siano più ‘puri’ degli altri ma perché negli ultimi cinque anni questo Movimento ha costituito l’unica vera opposizione parlamentare allo scempio sociale e al crimine politico.

È sulla base di questa analisi e di tali auspici che non potrei votare né per Forza Italia/Lega (con la sua appendice Fratelli d’Italia) né per il Partito Democratico (con la sua appendice Liberi e Uguali). Se non ci fosse il Movimento 5 Stelle non mi recherei dunque alle urne, rimanendo fedele all’astensionismo libertario  che ho praticato per alcuni anni. È l’ultima possibilità che mi concedo ed è probabilmente l’ultima occasione per la società italiana non di diventare perfetta -cosa che mai è possibile nelle esistenze umane individuali e collettive- ma di essere almeno una società decente.

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