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Vita e salute

Vita e salute
Il paradigma Don Abbondio
in Krisis. Corpi, Confino e Conflitto
Catartica Edizioni, 2020, pp. 120
Pagine 27-54

Questo volume, a cura di Afshin Kaveh, raccoglie cinque saggi che costituiscono una prima analisi critica di quanto è avvenuto e ancora accade in relazione al Covid19. Da prospettive diverse e interagenti abbiamo cercato di individuare le scaturigini dell’epidemia, il manifestarsi in essa di qualcosa che maturava da molto tempo, la miseria della sua gestione da parte delle autorità e dell’informazione, il nesso tra natura, politica, malattia, i possibili sviluppi, la crisi che il morbo ha generato in ogni anfratto del corpo collettivo.
È il testo nel quale ho cercato di esprimere con la maggiore chiarezza e completezza possibili ciò che penso dell’attuale momento storico. Anche se indirettamente, ho cercato di far emergere la forza psicosociale del virus come manifestazione di una potenza ancestrale, del bisogno di dogmi in una società del disincanto, dell’intimidazione moralistica come rito collettivo che dà forza a chi lo pratica in contrapposizione agli “egoisti, malvagi e indifferenti”. Il Covid19 come religione, insomma.

Il saggio è articolato in sette paragrafi:
-La vita di Don Abbondio
-La vita
-Il potere
-Panico televisivo
-Il corpo cancellato di Socrate
-I luoghi
-Infine, l’Intero, la Φύσις

 

Sergio Failla su Tempo e materia

Sergio Failla: recensione a Tempo e materia. Una metafisica
in girodivite.it, 26 giugno 2020

L’autore della recensione/segnalazione pone con forza l’accento sulla dimensione politica che il pensiero sempre rappresenta, anche quando si addentra nei territori della metafisica.
Gli sono grato per questo, nonostante alcune formule per nulla condivisibili a proposito di Platone e Aristotele 🙂

Ecco alcune righe di questa assai vivace recensione:
«Siamo a un ritorno ai fondamentali – quelli che scolasticamente hanno chiamato “i presocratici”, nel “tempo” dell’occidente quando ancora non si distingueva un occidente da un oriente. E che erano non filosofi astratti ma persone profondamente radicate nella comunità e nel loro tempo: politici. Che pensavano per la comunità […].
Quel che voglio dire è che quando si parla di metafisica, si sta a parlare di cose che hanno ricadute immediate, concrete, su quel che intendiamo come comunità e quel che intendiamo come persona. È un discorso politico.
In Biuso può essere letto (dai più sbadati o meno) un atteggiamento eracliteo. Il problema del mutamento, che colpisce la comunità (e l’individuo) e ne minaccia la dispersione, l’entropia. Ciò che il nostro corpo (e il corpo della comunità) cerca ad ogni istante di contrastare utilizzando il mutamento per essere-nel-mutamento. Vivere nonostante la morte. Questa cosa che noi chiamiamo morte è il problema principale».

Sul limite

Le società umane abitano spesso nel paradosso. Paradossi a volte innocui ma altre, invece, assai pericolosi. Un caso che rientra nella seconda fattispecie è quello dell’odio. Si emanano leggi e si istituiscono persino commissioni contro l’odio ma esse stesse, leggi e commissioni, sono e diventano strumenti d’odio contro i presunti odiatori. Si scatenano così vere e proprie campagne di propaganda rivolte a calunniare e a criminalizzare chi non la pensa allo stesso modo degli autodefinitisi nemici dell’odio. Le vittime preferite di tale odio sono populisti, sovranisti, ‘ecologisti profondi’, e tutti coloro che richiamano il limite senza il rispetto del quale le società semplicemente si dissolvono.
Due esempi di ignoranza del limite riguardano entrambi la popolazione umana e il suo crescere a dismisura.

Il primo caso concerne la questione fondamentale del presente, che però emerge di rado e viene pochissimo discussa, la questione demografica:
«Aujourd’hui, avec plus de 250.000 naissances par jour, on a dépassé les 7,7 milliards. Pour la fin du siècle, les estimations moyennes tournent autour de douze milliards, les estimations hautes autour de seize milliards. […] Pas plus qu’il ne peut y avoir de croissance matérielle infinie dans un espace fini, la population ne peut s’accroître indéfiniment sur une étendue limitée. Malheureusement, nous sommes à une époque qui ne supporte pas les limites. […] le laisser-faire nataliste est aujourd’hui irresponsable, et le ” respect de la vie ” ne saurait s’étendre à ceux qui ne sont pas encore conçus»
‘Con oltre 250.000 nascite al giorno, si sono superati i 7,7 miliardi [di umani]. Per fine secolo le stime medie ruotano sui 12 miliardi, le più alte sui 16 ma come non può esserci una crescita materiale infinita in uno spazio finito, la popolazione non può crescere indefinitamente su un’estensione limitata. Purtroppo siamo in un’epoca che non sopporta limiti. […] Oltre l’80% dell’intera biomassa prodotta annualmente nel mondo è già sfruttata. […] Il lasciar fare natalista è oggi irresponsabile e il ‘rispetto della vita’ non può essere esteso a chi non è stato ancora concepito’
(Alain de Benoist, Boulevard Voltaire, 25.1.2020 ; cfr. anche il mio Nascere?).
Il climatologo Luca Mercalli, intervistato da Carlotta Pedrazzini su A Rivista anarchica, conferma che «è più facile cambiare il sistema pensionistico piuttosto che le leggi della termodinamica, eppure questa cosa non riusciamo a capirla. Le leggi fisiche, a differenza dei sistemi pensionistici, sono invarianti, sono così da miliardi di anni e non cambiano secondo i desideri umani. […]
I tre indicatori a cui guardare quando si affronta questo tema sono: risorse disponibili, numero di esseri umani e livello di vita di questi esseri umani. È giusto rendere il mondo più sostenibile con l’economia circolare, facendosi aiutare dalla tecnologia, ma dobbiamo tenere conto che se si vuole stare bene e assicurare a tutti un alto livello di benessere, dovremmo essere 2 miliardi. Invece siamo 8. Perché? Chi ci ordina di continuare a essere sempre di più? […]
Se non inizieremo a mettere in relazione l’aumento demografico e la crisi ambientale, le disposizioni autoritarie arriveranno sicuramente. Lo dimostra l’attuale emergenza sanitaria legata al coronavirus. Non si stanno forse prendendo misure autoritarie? Però le persone con la strizza stanno zitte e le accettano, accettano che si blindino paesi e che si metta la polizia alle porte, ma ci rendiamo conto che si tratta di un coprifuoco che non si vedeva dal 1945? Qualcuno, per caso, ha sollevato il problema della libertà? Quando i problemi ambientali diventeranno pari a quelli oggi percepiti per il coronavirus o peggio, verranno fatte scelte autoritarie. Al contrario, la riduzione della popolazione raggiunta attraverso l’educazione sessuale è una disposizione democratica» (Più siamo peggio è, A Rivista anarchica 442, aprile 2020, pp. 52-55).

Il secondo caso riguarda una delle più profonde cause di violenza e di conflitti, quello che nasce dall’ignorare e dal violare «una delle leggi fondamentali della politica, valida in ogni tempo e luogo e implicita nella parola, per la sua derivazione dal concetto di polis: la tendenza delle popolazioni insediate in un territorio a difenderne i confini fisici – e le consuetudini comunitarie stabilite all’interno di essi – da qualunque tipo di minaccia esterna o di invasione. E migliaia di anni di storia dimostrano che all’infrazione di questo limes (psicologico non meno che materiale) ha sempre corrisposto un insieme di vigorose reazioni» (Marco Tarchi, Diorama letterario, 352, novembre-dicembre 2019, p. 2).

Coloro i quali (dalla appartenenza ideologica e ideale più diversa) ignorano questi due limiti – il numero degli umani e l’identità dei gruppi –  sono destinati a scatenare le più feroci manifestazioni d’odio. Effetto tragico e, appunto, paradossale ma inevitabile poiché iscritto nelle strutture antropologiche collettive.

Università, politica, finanza

Le cause, le modalità, gli effetti degli eventi contemporanei sono quasi sempre più complessi di come appaiano dalle notizie e interpretazioni della grande stampa, delle televisioni, dei social network. Segnalo due testi che aiutano a comprendere alcune delle vere ragioni della metamorfosi che la cosiddetta didattica a distanza va subendo da soluzione d’emergenza a condizione normale di «erogazione di un servizio» (scuole e università ridotte all’analogo dell’ente acquedotti). E queste ragioni, come sempre, riguardano le opzioni politico-ideologiche e gli interessi economici sia delle multinazionali della comunicazione in Rete, che infatti sono state prontissime a «erogare il servizio» perché pronte lo erano da tempo, sia di tutti coloro – manager, politici, pubblici amministratori quali i presidi e i rettori – la cui azione è da quelle multinazionali condizionata in vari modi.

Il primo testo contribuisce a capire meglio l’apparente oscillare dei decisori politici sulla questione della riapertura o meno di scuole e università. Trascurare gli inflessibili vincoli finanziari posti dall’Unione Europea significherebbe infatti non avere un quadro completo della reale situazione nella quale i governi operano, compreso quello italiano.
Si tratta di una delle conseguenze più drammatiche della rinuncia all’indipendenza politica ed economica a favore di strutture globaliste volte a pratiche antinazionali e antisociali. E questo in tutti gli ambiti: sanitario, economico, educativo.

Covid 19, riapertura scuole, didattica a distanza e Unione Europea
di associazioneindipendenza – 16.6.2020

Il testo è stato ripreso da corpi e politica con il titolo Riapertura delle scuole. Didattica, governi, finanza

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Per la riapertura delle scuole a settembre, al governo e al ministero dell’Istruzione sanno come venirne a capo ma sono preoccupatissimi sulle conseguenze sociali. Da qui il susseguirsi di dichiarazioni che prospettano, di dichiarazioni che affermano, di dichiarazioni che smentiscono, di dichiarazioni che rilanciano ‘altro’ e via ricominciando. Attribuire tutto questo all’incompetenza coglierebbe parzialmente il cuore del problema. Vediamo il perché.

Le norme sulla sicurezza sanitaria imporrebbero il venir meno delle classi-pollaio e la necessità di nuove assunzioni. Più classi e più insegnanti, insomma. Tutto il contrario di quello che viene perseguito da anni: accorpare classi per ridurne il numero e disporre di un organico di docenti via via inferiore grazie alle uscite per pensionamento.

Il problema degli spazi sussiste ma è risolvibile ora con interventi laddove ci siano aule inutilizzate o non risanate per problematiche finanziarie, ora usufruendo di spazi pubblici e sociali limitrofi alle scuole, ora riaprendo scuole chiuse o edifici pubblici non in uso, e via dicendo. Tutto è alla portata per garantire a scuola la presenza (decisiva per la miglior didattica possibile), senza necessità di ricorrere a turnazioni, riduzioni dell’orario, eccetera. Curare un asse culturale nazionale nella scuola questo sì comporterebbe preparazione, conoscenza, una grande riflessione collettiva, mentre una gestione amministrativa di spazi può porre problemi, ma non più di tanto.

Perché quindi a Palazzo Chigi e a viale Trastevere sembra –attenzione: sembra!– che non sappiano come muoversi e che regni il caos? Per lo stesso motivo per cui tutti i comparti pubblici, che necessitano di un intervento dello Stato, versano in condizioni disastrose, come è emerso ad esempio nella sanità nel corso dell’emergenza da CV-19: gli investimenti.

Le classi pollaio, aventi come obiettivo la riduzione del corpo docente, sono una necessità per i tagli lineari richiesti dalle istituzioni europee in nome di un rientro del debito. Questo è il punto focale dell’essenza di funzionamento del combinato disposto UE-euro: aver innescato e trasformato in una criticità permanente il debito, averne cambiato la natura da realmente ‘pubblico’ ad ‘estero’ ed averlo inscritto in una dinamica strutturale di continui vincoli e condizionalità nella messianica e irraggiungibile prospettiva di una ‘redenzione’. Un ‘unicum’ nella Storia e nel mondo.

Con la cessione della sovranità monetaria, la venuta meno di un’autonomia politica a tutti i livelli (bilancio, investimenti, controllo dei flussi di capitale, indirizzi…) e quindi della piena titolarità decisionale degli investimenti da effettuare, qualsiasi governo, si trattasse anche di uno insediatosi con le migliori intenzioni e con un voto ‘a furor di popolo’, quand’anche fautore di una visione politica sociale avanzata, avrebbe le mani più che legate, un perimetro d’intervento ristretto, sempre più ristretto. Dentro l’Unione Europea ed il campo atlantico non c’è futuro (anche) per l’Italia, ma solo fumisterie e farse, come nella fase attuale con le “potenze di fuoco” dei supposti “aiuti” europei.

Al governo e al ministero dell’Istruzione l’idea su come venirne a capo l’hanno, ma sono preoccupatissimi sulle conseguenze sociali. La linea che attuerebbero subito, consisterebbe in una massiccia trasformazione digitale del sistema scolastico. Anche se parziale potrebbe tornare utile per mantenere l’ossequio alle imposizioni dei tagli lineari di cui la riduzione dei lavoratori del pubblico impiego è per la Troika (FMI-BCE-UE) tra gli obiettivi ineludibili. Di qui, quindi, la magnificazione delle tecnologie didattiche e del ‘distanziamento dell’insegnamento’. Non ci sono tanto e soltanto gli interessi affaristici di chi gestisce le piattaforme digitali (sarebbe interessante vedere chi compone la relativa ‘task force’ al ministero dell’Istruzione e a quali ‘cordate’ risponde), c’è molto pragmaticamente il ‘risparmio’ che dalla ridotta presenza del corpo docente a scuola potrebbe derivare. Questa soluzione, ben evidente nella sua utilità e ‘tecnicamente’ facile da attuare, comporta però effetti negativi che non si sa bene poi come fronteggiare. La preoccupazione verte non sulla ‘qualità della didattica’ (che, da decenni, per chi domina e relativi referenti è bene che si abbassi sul versante ‘educativo-critico-formativo’…) ma sulla tenuta sociale di queste misure, delle proteste che potrebbero montare dalle famiglie e dal corpo docente.

Già ci giungono segnalazioni sia di riunioni telematiche sia di assemblee ‘in presenza’ di genitori e docenti che si preparano a dare battaglia a settembre. Le rivendicazioni base che ricorrono, tutte o parte, sono queste: apertura delle scuole, rifiuto della Didattica a Distanza sostituiva o anche solo complementare al monte-ore curricolare, più classi (con numero di studenti ben inferiore a quelle “pollaio”), recupero di locali, regolarizzazione del precariato scolastico e assunzioni stabili (docenti e personale Ata), rifiuto delle turnazioni e della riduzione dell’ora scolastica a 40 minuti (già in diverse scuole l’ora corrisponde a 50 minuti), adeguamenti stipendiali dei dipendenti.

Sulla scuola, come per la sanità e altro, le parole d’ordine devono essere chiare: più investimenti, più intervento pubblico, più Stato (italiano). Ognuno di questi ambiti (con annesso stato di sofferenza sociale di milioni di lavoratori, di precari, di partite IVA, di inoccupati, ecc.), perché possa essere soddisfatto nelle sue rivendicazioni, necessita tanto della rottura dei vincoli di dipendenza dalla gabbia euro-atlantica, quanto di una nuova classe dirigente che abbia chiaro il nesso ineludibile tra conquista della sovranità monetaria e politica in senso lato e risorgimento sociale delle diverse classi e segmenti subalterni della società italiana, ‘in sofferenza’ tra condizioni di vita e restringimento di diritti.

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Il secondo testo è un articolo di Marco Meotto uscito sulla rivista DoppiozeroScuola: di cosa hanno bisogno i docenti? nel quale vengono analizzate le «brillanti analogie tra le proposte dell’ANP [Associazione Nazionale Presidi] e i suggerimenti pratici contenuti nel Piano Colao, quasi che i due documenti fossero scritti da persone che si riconoscono nei medesimi riferimenti politico-culturali. Varrà quindi la pena abbozzare una riflessione che delinei quali preoccupanti prospettive pedagogiche possano scaturire da questa sinergia».
Prospettive che si possono così sintetizzare: privatizzazione di fatto delle scuole e delle università; cancellazione di ogni traccia di gestione democratica delle istituzioni formative; digitalizzazione dell’insegnamento in modo da tornare a una pratica didattica frontale, nozionistica, politicamente neutra e quindi al servizio di chi comanda, chiunque egli sia.

Milizia Volontaria per la Salute Nazionale (MVSN)

La pallina sul piano inclinato continua a scendere e, inevitabilmente, ad acquistare velocità.
60.000 delatori in divisa, assunti nei modi più oscuri e incaricati di vessare i cittadini: «Aiutare nell’organizzazione del distanziamento sociale. […] In caso di assembramenti non potranno chiedere i documenti ma solo segnalare a vigili e forze dell’ordine».
Una simile operazione significa, tra l’altro, che il Governo italiano ha in mente una Fase2 a tempo indeterminato. Immaginiamo che i sostenitori dell’esecutivo, compresi gli estensori di appelli pro-Conte, vedano in tutto questo una garanzia democratica.
A molti di noi sembra invece una vera e propria MVSN, Milizia Volontaria per la Salute Nazionale.
L’avvocato milanese Peppe Nanni, della redazione di corpi e politica, ha analizzato questa ennesima decisione politico-simbolica in un articolo che sottoscrivo per intero.
Invito anche a leggere un documento del Comitato Rodotà, un testo assai chiaro stilato da prestigiosi giuristi e costituzionalisti, un esempio di scienza giuridica al servizio della salute fisica e politica dei cittadini.
Qui una sua presentazione in corpi e politica: Si scrive salute. Si legge democrazia e qui il pdf.
Qui sotto l’intervento di Nanni:

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Le spie dell’anima e la guardia della libertà
con una dichiarazione dello staff di poliziotti.it “congiunti di uno stato etico? No grazie!” #IoNonSanziono
[corpi e politica, 26.5.2020]

L’iniziativa di Boccia & De Caro, arruolare 60.000 disoccupati per creare una milizia di controllo sullo stile di vita degli italiani, sta incontrando in queste ore un coro tanto corposo di proteste che probabilmente dovrà essere ritirata. Intanto i due geniali promotori si diffondono in spiegazioni che suonano a conferma sia del loro egotismo liberticida (“le nostre Ordinanze devono essere fatte rispettare”), sia della matrice moralista e robottizzante (“si tratta soltanto di distributori di buona educazione”).

Il vero scandalo consiste nel fatto che queste proposte sono state ideate e spudoratamente comunicate, quando invece dovrebbero essere radicalmente impensabili. Sono la spia di cosa si intende per normalità, cioè il regime di banalità del male, dove la delazione è un valore riconosciuto al servizio della tristezza sociale sancita per regolamento.

Nessun controllo sulle grandi unità produttive, dove fatalmente si innesca buona parte dei contagi, nessun inviato di stampa e tv a verificare le condizioni di lavoro delle aziende agroalimentari: il patema della classe piùomenodirigente è suscitato dalla constatazione che qualche incosciente se ne approfitta e frequenta i tavoli esterni dei bar solo perché loro gli hanno concesso munificamente di riaprire. Un abuso della fiducia paternamente elargita, l’avessero mai immaginato, quelle sentine del vizio sarebbero rimaste sprangate per generazioni o provvidenzialmente già fallite.

Come dice il sindaco di Milano, esercitandosi in pedagogia scandita, si deve uscire per “la-vo-ra-re”, in modalità rigida di penitenza, mai dimenticare che il virus è una punizione divina, un flagello che ci ha colpito perché la gente non sa stare al proprio posto nella nuova catena realvirtuale di montaggio: solo il sacrificio di chi si ammala immolandosi sul posto di lavoro è gradito agli dei, o almeno ai loro rappresentanti in Terra, ma divertirsi o addirittura assembrarsi sono attività pericolose, focolai che possono degenerare facilmente in attività politica o nella blasfema gioia di vivere, che sono poi la stessa cosa, come insinuava quel pervertito untore di Baruch Spinoza.

Quindi quale miglior rimedio che arruolare la parte più disperata del gregge indisciplinato e metterla a fare il guardiano delle Tavole della Legge, versione simil iraniana della Polizia Religiosa a caccia di (s)mascherine? La servitù volontaria, “asservire gli uni per mezzo degli altri”. Basta investirli con un titolo appropriato nella neolingua, dopo i desueti “Ausiliari della sosta”, adesso è il turno degli “Assistenti del distanziamento”, dotati di righello d’ordinanza.

Solo averlo pensato è un crimine contro l’intelligenza, ben più che contro l’umanità. Che rende per contrasto più appariscente un fenomeno tutt’altro che scontato, la presa di posizione assunta da alcuni membri di quei corpi armati al riparo del quale gli oligarchi confidano di vivere al sicuro e che invece danno segni di non aver dimenticato di essere, prima di tutto, cittadini tra i cittadini:

“Se quando abbiamo scelto di arruolarci nella Polizia ci avessero detto che un giorno ci sarebbe toccato agire come cani da pastore o, peggio, da guardia di una sorta di muro di Berlino, ci saremmo fatti grasse risate […] Invece, a distanza di oltre trent’anni (già, chi scrive non è una #GiaccaBlu di primo pelo, siamo abbastanza adulti e con una certa esperienza) è proprio quello che sta accadendo e siamo increduli, attoniti […] Siamo consapevoli della situazione emergenziale a causa del #Covid19, ma ancor più lo siamo dell’assurdità di certi provvedimenti amministrativi e di certe (deliranti) ordinanze emesse dalle autorità locali. Ci siamo espressi contro l’utilizzo dei droni (una follia) per la caccia all’uomo, utili e strumentali solo ed esclusivamente alle manie di protagonismo di alcuni Sindaci scatenati in una gara a chi è più realista del Re (altro prodotto di una politica stupida e insensata sulla gestione della sicurezza pubblica) […] Non vogliamo essere #Congiunti di uno Stato Etico in stile DDR, non vogliamo essere complici di questo sfascio sociale”.
Lo Staff di Poliziotti.it Congiunti di uno Stato etico? No, grazie! #IoNonSanziono

Ecco, proprio mentre inquietanti segnali rendono minaccioso l’orizzonte – mentre intellettuali inaciditi buttano a mare il loro trascorso amore per la libertà in cambio di uno scampolo di incerta sicurezza – una parte delle guardie di sicurezza avverte che senza libertà non c’è niente da salvaguardare.

Forse si stanno ridisegnando nuovi confini e la linea di frattura passa attraverso ciascuno di noi, tra vecchie abitudini e desideri rinnovati, tra contiguità logorate e alleanze in statu nascendi? Forse sono miraggi, certo passaggi che portano fuori dalla quarantena mentale, dal confinamento categoriale, dal distanziamento disciplinare dell’immaginazione collettiva.

Su Debord

Nella biografia di un «dottore in niente» dedito alle imprese smisurate
il manifesto
26 maggio 2020
pagina 11

Afshin Kaveh ha dedicato a Debord un libro illuminante: Le ceneri di Guy Debord (Catartica, 2020). Ne ho discusso sul manifesto in un articolo dal quale –  per ragioni di spazio – è stata tagliata una citazione dal libro che mi sembra significativa e che riporto qui, a proposito della veloce trasformazione del Maggio Sessantotto in moda. Kaveh ricorda il modo in cui Debord si oppose alle «direzioni leniniste, trotskiste, fanoniste, sartriane […] oltre che castriste, guevariste e maoiste, ben in voga sia nell’immaginario che nella dialettica all’interno di tutto il movimento contestatario dell’annata» (p. 40).
Dalle pagine di questo libro Debord emerge per quello che probabilmente è stato:
 avventuriero, lettore, alcolizzato, stratega, egocentrico, teppista. E soprattutto un uomo libero e di profonda intelligenza, che ci aiuta a comprendere la sostanza, oggi, dello Spettacolo che è diventato la vita collettiva, la Politica.

corpi e politica

Non c’è alcun complotto nella diffusione del coronavirus, che è un evento biologico il quale è stato favorito da: a) condizioni ambientali di inquinamento (come in Lombardia e a Milano, città dove vivo); b) velocità di spostamento consentite dai viaggi contemporanei.
Biologi, virologi, medici e statistici sono tra di loro molto in disaccordo; dunque e per fortuna non c’è una scienza assoluta che possieda il monopolio delle interpretazioni e delle soluzioni; non esiste la medicina ma esistono molti medici che hanno opinioni diverse.
Si può morire, e si muore, di virus ma si può morire, e si morrà, di miseria economica e relazionale. In generale non si può comprimere a lungo una società senza ucciderla. Così è fatta la socialità umana.
In una situazione come questa, la filosofia deve svolgere con coraggio il suo compito critico.
È anche per questo che una comunità di studiosi, docenti, studenti, professionisti ha cercato in queste settimane di riflettere, informarsi, capire. Un primo risultato è il sito corpi e politica, che intende costituire un luogo di riflessione libera e rigorosa sul presente.
Il sito si articola in cinque sezioni: 

corpi e libertà
«L’uscita di casa, il ‘fuori’ – lo spazio pubblico dal forum romano all’agorà rivendicato da Hannah Arendt come proprio dell’esercizio dell’umano – è costitutivo dello spazio pubblico: spazio mentale prima che fisico, dimensione estetica e concretamente sensoriale oltre che reale solidità architettonica, esperienza corporea e prolungamento intellettuale che distingue “l’animale da polis” rispetto alle bestie e agli dèi. Perché l’uomo è animale sì, ma animale politico».

corpi e sapere
«Attacco agli spazi pubblici, in primis i teatri: aggressione alla vita activa, e alla sua prima incarnazione – lo spazio collettivo dell’Università e la ‘realtà aumentata’ che è il teatro. Corsa alla teledidattica già promossa come succedanea al confronto e all’esercizio fisico dell’intelligenza critica».

corpi e numeri
«La contabilità dei corpi – malati, sanati, morti di morti più o meno gravi, più o meno ‘naturali’ – si fa sempre più macabra, il modo in cui le fonti istituzionali e giornalistiche ‘danno i numeri’ è sempre più opaco, meno decifrabile» 

corpi e mutazioni
«I nostri sensi stanno registrando una mutazione del reale, tra iperconnettività e lontananza fisica, La povertà delle relazioni, la vita confinata nel mondo dei bit invece che in quello degli atomi, produce distorsioni percettive ed estetiche, metamorfosi individuali e politiche. La sottrazione non solo dell’aria pubblica ma anche della possibilità di assistere i nostri cari e di salutare i nostri morti è una barbarie senza precedenti senza storia e senza nome. Si muore anche, soprattutto, di asfissia di pensiero e di defezione dalla dimensione dell’humanitas, non solo di polmonite virale»

costellazioni
«In questa pagina, lanciamo traccianti per fare costellazione – linee di libertà che possono fare disegno. In questa pagina riferimenti a pagine e gruppi che elaborano pensiero in modo autonomo e indipendente, con l’idea che chiunque possa tracciare figure, effimere o durature, seguendo le proprie inclinazioni, ma puntando a un disegno comune – tutto da costruire».

Questo il link generale: corpi e politica
E questo il testo di presentazione: Vivere, non sopravvivere
Chi vuole può aderire comunicando la propria condivisione all’indirizzo info@corpiepolitica.it 

Nel sito si possono leggere, tra gli altri:
-un articolo di Ivan D’Urso, laureato in filosofia a Unict, che ha ampliato i contenuti di una riflessione che avevo pubblicato qui qualche giorno fa. Il titolo è infatti Pensieri da Quarantena
-la breve anticipazione di un’illuminante analisi statistica di Alessandro Pluchino, docente a Unict di Fisica teorica, modelli e metodi matematici: Perplessità matematiche
-tre miei brevi contributi
Silenzio. Catania prigioniera
Didattica e ologrammi
Perinde ac cadaver. L’aborto Europa che pratica assassini
Il sito ha inoltre ripreso la riflessione su La peste di Camus, con il titolo “Tout ira bien”
Chi volesse proporre articoli e analisi può utilizzare l’indirizzo indicato sopra oppure inviarli a me e li farò avere alla redazione.

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