Qualche tempo fa ho ricordato che «la Democrazia è fatta di almeno quattro elementi: divisione dei poteri, eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, elezioni libere e segrete, informazione indipendente da chi governa» e che in Italia manca un’informazione libera (L’Oppio, 2 giugno 2013).
Quasi a volermi testardamente dare ragione, la realtà politica conferma adesso che da noi non esiste neppure l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Nonostante, infatti, una immensa disponibilità finanziaria che gli ha consentito di assoldare gli avvocati più spregiudicati e di prolungare i processi sino alla prescrizione, il pregiudicato Berlusconi Silvio ha subìto, è vero, una condanna definitiva per aver evaso favolose somme al fisco (centinaia di milioni di euro) ma dopo tale verdetto si sono mosse immediatamente le forze dell’informazione, i partiti politici, le istituzioni, nel tentativo di annullare il significato e le conseguenze di questa sentenza. Conseguenze che comportano, per legge, la decadenza del pregiudicato-condannato-evasore dal suo seggio di senatore, l’incandidabilità futura, la fine di ogni ulteriore aspirazione istituzionale e di governo. La neolingua orwelliana utilizzata dai suoi servi -e dunque ripresa da tutta la stampa e dalle televisioni- ha inventato l’espressione «agibilità politica» come patetico ma insieme pericoloso eufemismo che maschera la pretesa di ottenere la «grazia» -vecchio relitto  giuridico dell’Ancien Régime– da parte di Napolitano. Chi chiede la grazia riconosce con ciò stesso la propria colpevolezza e si dice formalmente pentito per ciò che ha fatto. Nessuna di tali e altre condizioni è presente nell’azione e nelle parole del pregiudicato Berlusconi Silvio e tuttavia il pessimo Napolitano si è detto disponibile a concedere la grazia al «leader incontrastato di una formazione politica di innegabile importanza», aggiungendo con infondata certezza che «va innanzi tutto ribadito che la normativa vigente esclude che Silvio Berlusconi debba espiare in carcere la pena detentiva irrogatagli e sancisce precise alternative, che possono essere modulate tenendo conto delle esigenze del caso concreto» (Dichiarazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, 13 agosto 2013).
Perché un tale assoluto, inaudito, antidemocratico privilegio per il delinquente Berlusconi Silvio? La verità è che se Salvatore Riina fosse stato il proprietario di tre reti televisive e del Giornale, i suoi servi avrebbero chiesto di non eseguire le sentenze, il Partito Democratico avrebbe aperto un dibattito e Napolitano lo avrebbe ricevuto al Quirinale: «Tutti gli animali sono eguali ma alcuni animali sono più eguali degli altri» (Orwell, La fattoria degli animali, Mondadori 1995, p. 100).

 

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Dobbiamo uscire dal tunnel, sicuramente questa data 27 novembre c.a. rimarrà per tanti italiani come una piccola soddisfazione, ma è anche vero che ci sono ancora tanti onorevoli che non meritano affatto questo aggettivo, e non c’è bisogno di riunire il parlamento, basta che si guardano nello specchio e riflettendosi anche nella loro coscienza capirebbero che tutt’altro sono che essere chiamati onorevoli. Nella tomba dell’illustrissimo Kant, c’è scritto : il cielo stellato sopra di me e la morale dentro di me. Siamo lontani ma molto lontani, tanta strada dobbiamo ancora fare per uscire dal tunnel.

Sul motore di ricerca google , ho trovato una sintesi della repubblica di Platone libro 1 e 2 , ;

BREVE INTRODUZIONE

Libro 1. Durante le feste Bendidie, Socrate si reca con Glaucone e altri a casa di Cefalo. Questi inizia a discutere con Socrate sui presunti svantaggi e sui benefici della vecchiaia, dichiarando che le ricchezze aiutano l’uomo a sopportare l’età senile e a comportarsi in modo giusto. Il discorso quindi si incentra sull’essenza della giustizia. Polemarco sostiene che la giustizia consiste nel fare del bene agli amici e del male ai nemici; Socrate confuta questa tesi mostrandone i paradossi, e pone l’accento sulla necessità di distinguere i veri amici e i veri nemici da coloro che sembrano tali, ma non lo sono. Aggiunge che chi danneggia rende sempre peggiore il danneggiato, e questo non può essere l’obiettivo del giusto. Qui irrompe nel dialogo Trasimaco, che con un intervento aggressivo afferma che la giustizia consiste nell’interesse del più forte, cioè di chi detiene il potere. Prima obiezione di Socrate: i più forti possono anche sbagliare, cosicché obbedire loro potrebbe significare danneggiarli. Trasimaco replica che i governanti, quando esercitano la loro arte con competenza, non sbagliano mai. Seconda obiezione di Socrate: ogni arte non persegue il proprio utile, ma l’utile di ciò cui si rivolge. Trasimaco insiste: la giustizia è un bene altrui, mentre l’ingiustizia giova a se stessa; per questo è superiore alla giustizia e l’ingiusto gode di una vita più felice del giusto. Socrate ribadisce che ogni arte è disinteressata; se chi pratica un’arte ne trae un guadagno, ciò è dovuto al fatto che egli pratica insieme anche l’arte mercenaria. Perciò il vero uomo politico non mira al proprio interesse, ma a quello dei sudditi, e non accetta di governare per ricevere un compenso. Dato che Trasimaco identifica l’ingiustizia con la virtù, Socrate lo porta ad ammettere che il giusto non cerca di prevalere sul giusto, ma solo sull’ingiusto, l’ingiusto invece cerca di prevalere su entrambi; non si può quindi attribuire all’ingiustizia la sapienza e la virtù, poiché in tutte le attività chi è competente (e quindi sapiente) cerca di prevalere solo su chi è incompetente. L’ingiustizia indebolisce l’azione degli uomini, rendendoli discordi tra loro e invisi agli dèi. Posto che ogni cosa ha una sua funzione e una sua virtù, grazie alla quale può fare ciò che è meglio, la funzione e la virtù propria dell’anima è la giustizia; quindi solo l’anima giusta è felice. Libro 2. Intervento di Glaucone, che distingue tre categorie di beni: quelli che si desiderano solo per se stessi, quelli che si desiderano anche per i vantaggi che procurano, quelli che si desiderano solo per questi ultimi. La giustizia, secondo Socrate, rientra nella seconda categoria, ma l’opinione comune, di cui Glaucone si fa portavoce, la colloca nella terza. Glaucone con un discorso provocatorio finge di sostenere la tesi di Trasimaco: il massimo desiderio dell’uomo è commettere ingiustizia restando impunito e la paura più grave è subire ingiustizia senza potersi vendicare; chi non commette ingiustizia lo fa solo per timore delle conseguenze. Adimanto intenzionalmente reca altri argomenti a favore di Trasimaco: gli uomini in realtà non lodano la giustizia, ma la reputazione di uomo giusto; la condizione migliore è dunque quella di un’ingiustizia mascherata da giustizia. Socrate allora propone di analizzare la giustizia nell’ambito più ampio dello Stato e delinea una città semplice e primitiva, costituita da contadini, artigiani e commercianti e basata su una precisa divisione dei compiti. Glaucone reclama uno Stato più ricco, il che però comporta un ampliamento della città; ciò implica l’esercizio della guerra, e di conseguenza la creazione della classe dei guardiani, dedita alla difesa della città. I guardiani devono essere miti e animosi a seconda delle circostanze, nonché amanti del sapere. Si pone quindi il problema della loro educazione, che sarà innanzi tutto musicale e ginnica. Quanto all’educazione musicale, bisogna eliminare dalla città tutte le opere poetiche che danno un’immagine distorta di dèi ed eroi, presentandoli immersi nei vizi e nella malvagità. La divinità, essendo buona e perfetta, può compiere solo azioni buone e non subisce metamorfosi.

Ho letto con molto interesse tutti i commenti, il pensiero che mi passa per la testa in questo momento e che di politica non ne capisco mai abbastanza , perché appena qualcosa mi è chiara subito accade qualcosa che sgretola quello che mi sembrava politicamente corretto, sono un cinquantenne alquanto confuso, per fortuna lo studio della filosofia non mi da lo stesso effetto della politica, e i consigli del carissimo Prof.Biuso li faccio tesoro, da ragazzo non ricordo bene per quale motivo ero simpatizzante del msi , dicevo che la sinistra era stata fregata dallo scudo crociato, trovavo nella destra qualcosa che mi attirava, poi mi davano del fascista e la cosa mi dava molto fastidio, allora ho abbandonato questa idea di destra, non so per quale caso passai di sinistra, ma mi hanno giudicato al pari delle brigate rosse, allora ricordo che la prima volta che sono andato a votare, sia per protesta sia perché ero rimasto sconvolto dal delitto Moro, votai scudo crociato, ma mi hanno detto che proprio quelli dello scudo non sono riusciti a gestire il momento di crisi,altra confusione. Un giorno vado a palazzetto dello sport a sentire il comico Grillo, che devo dire il vero pensavo altro che comico, questo tizio sa il fatto suo magari entrasse in politica, poi ho sperato che il girotondo di Moretti, funzionasse di più e mi sono avvicinato di nuovo alla sinistra, sono stato un accanito oppositore di forza Italia, pensavo che onorevole ( parolona che tanti in politica non meritano) Silvio, proseguiva solo quello che Bettino non era riuscito a completare ( Il caimano di Moretti è da vedere) ho sperato che l’avvocato Cesare insieme a Silvio finisse in galera, cosa che in parte è riuscita, poi in un momento di confusione politica ecco che il Grillo ritorna in piazza, e se era stato bravo per il caso parmalat aveva le carte in regola per cercare di dare una sistematina a questa barca Italia, che fa acqua da tutte le parti, centro, destra, sinistra ect ect, ho detto nella mia modesta vita ho votato a dx a sx , centro, tanto più buio di mezzanotte non può fare, M5S mi ricordava in parte Msi , insomma gli ho dato il voto, “tutti a casa” diceva, ma poi ho visto una luce una stella finalmente dopo tanti anni passati solo a sperare che Silvio rimanesse a casa, a gustarsi le meritate feste, ( che alcuni italiani addirittura invidiavano) mentre io facevo discussioni con amici e parenti che c’è una morale e un etica da rispettare, venivo insultato che oramai ragionavo solo con il pensiero che uscisse dalla politica il cavaliere, rispondevo che se siamo in questo stato è per colpa sua, negli ultimi venti anni lui è stato il principale artefice della politica italiana, ma ritornando al movimento 5 stelle , pensavo che hanno avuto la possibilità di mandarlo definitivamente a casa, ma questo non è successo, e qui sono entrato di nuovo in confusione, una cosa è certa quando da ragazzo guardavo un cinquantenne , vedevo una persona già sistemata sicuramente non era uno che doveva incominciare daccapo, invece adesso che io di anni ne ho cinquanta devo ricominciare tutto daccapo anche con il pensiero politico. Ritornando al discorso della lettura filosofica, preferisco leggere La Repubblica di Platone , che leggere il quotidiano .
Filippo Scuderi

Ovviamente, caro Alberto, vengo a discutere non per contraddire alcune verità così nitide, come quelle da te dispiegate in apertura.

Su questo punto non sono d’accordo:

ritengo […] che il partito del delinquente Berlusconi Silvio non abbia e in ogni caso non avrà la forza di occupare quirinale e istituzioni.

Ovviamente quel che è scritto nel tuo bel libro «Contro il Sessantotto» tu lo sai. Il berlusconismo non è solo la vicenda di un uomo, per quanto spregiudicato, potente, astuto. È una mutazione «genetica» del corpo sociale, un modo di essere, un modo di vedere le istituzioni, che investe strati ampi della popolazione. Su quel che ha fatto la televisione, in specie commerciale, abbiamo già scritto più volte. Non per coglierti in fallo, caro Alberto (e tutti sanno quanto io sono un tuo lettore, «innamorato» della tua scrittura) ma tu (come molti) sottovalutasti non poco la capacità elettorale e propagandistica del cavaliere, che per poco invece non vinse, a febbraio.
Io penso che se chiudesse la sua «baracca politica» in cambio dell’evitare le patrie galere, sarebbe un accadimento repellente, ma meno grave di una sua (probabile) vittoria alle prossime elezioni.
Questo scrivo per amor di sincero dibattito, sincero fino in fondo. Ovviamente lo so che tutto ciò è molto cupo, ma così la penso.

I quattro elementi fondamentali che possono configurare una democrazia autentica, non bastano nel mondo attuale, dove esiste una forma di potere dai contorni sfumati ma dall’efficacia ferrea: il controllo dei mezzi di comunicazione di massa. C’è un potere che si è fondato sul possesso delle televisioni, un potere che da un lato puo’ sistematicamente alterare la realtà degli eventi e dall’altro, nel medio periodo, alterare le menti dei telespettatori. Tutta questa mio forse banale preambolo per dire che la situazione è eccezionale, eccentrica rispetto ad una «normale» democrazia, non da adesso, ma da decenni. La vicenda della condanna che non riesce a condannare è solo l’occasione per mostrarci come siamo messi male. Sarò brutale: in questa guerra strisciante una resa seppur condizionata sarebbe comunque meglio che un eventuale nuovo voto e la presa di parlamento e quirinale da parte se non più del personaggio di qualche suo «pupo» tenuto per i fili. In effetti, la posizione del pur moderatissimo Epifani mi pare ferma nel ribadire che le sentenze vanno applicate sempre e comunque. Ma non illudiamoci, la sconfitta della democrazia è già avvenuta il giorno in cui Craxi emanò il decreto a favore della televisione del Cavaliere, e di anni ne sono passati assai.

Gentili tutti, non aggiungo che una postilla di ordine etico. L’Italia come voi tutti sapete, è un paese che ha conquistato sì attraverso due processi pararivouzionari- la resistenza, il risorgimento- il proprio diritto di nazione, ma, mi pare non sia da trascurare, in entrambi i casi si è affannata dopo a osannare a parole e dimenticare con i fatti la propria ascendenza e a rinnegare la propria migliore coscienza. E un paese malato, ecco che cos’è, molto malato. Non diversamente per molti aspetti da israele e la palestina parrebbe che l’italia sia afflitta da una sorta di nevrosi ossessivo compulsiva a ripetere e farsi male. La diagnosi, se verosimile, non comnforta mai il medico. E io non lo sono. Temo molto una catastrofe più che una catarsi.

Caro Alberto,

è inutile dirti che condivido ogni parola della tua analisi e dei tuoi giudizi.
Il solo fatto che Berlusconi sia ancora al suo posto in Senato e che non abbia invece immediatamente iniziato a scontare la sua condanna è scandaloso e delegittima, se pur esiste ancora qualcosa di legittimo nella prassi del governo del nostro paese, il sistema politico e amministrativo italiano.
Se Berlusconi non sconterà la sua pena nei termini che le normative imporrebbero lo Stato italiano non avrà più alcun diritto di esercitare il potere giudiziario su alcuno, perché il contratto sociale sul quale si fonda la legittimità della violenza esercitata dallo Stato sul trasgressore delle leggi non avrebbe più valore.
Qualsiasi azione che evitasse a Berlusconi le conseguenze della sua condanna avrà un valore radicalmente eversivo del patto sociale e chiunque sarà affrancato dall’obbligo del rispetto di ogni norma.
Chi non capisce questo o non ha la più pallida idea di cosa sia uno stato di diritto e su quali basi trovi la propria legittimazione o è in perfetta malafede e quindi impegnato in un’azione di favoreggiamento di quello che dovrebbe essere un detenuto.
Un caro saluto.
Dario

Sono d’accordo su questo punto: «la Democrazia è fatta di almeno quattro elementi: divisione dei poteri, eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, elezioni libere e segrete, informazione indipendente da chi governa»,però non dimentico che politicamente il paese è diviso in tre filoni e gli elettori del Berlusconi sono 8 o, 9 milioni

Democrazia vuol dire anche possibilità di poter autogestire i propri bisogni sociali, economici, culturali, cioè di non dipendere in tutto e per tutto da entità esterne o estranee, incontrollabili, indipendenti dalla propria volontà, come i mercati e gli Stati.
Vuol dire anche revocabilità immediata di un mandato, quando l’eletto compie cose antidemocratiche.
Vuol dire obbligo di rendicontazione costante da parte dell’eletto nei confronti dell’elettore.
Vuol dire anche che i poteri conferiti all’eletto dovrebbero essere inversamente proporzionali alla distanza dalla comunità che glieli conferisce: quanto più un eletto è lontano tanto meno è controllabile, quindi tanti meno poteri deve avere.

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