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Gender Theory

Gender Theory

Negli studi accademici e nei mezzi di comunicazione di massa si va imponendo la Gender Theory, vale a dire l’idea di «sostituire a categorie come il sesso o le differenze sessuali, che rimandano alla biologia, il concetto di genere che, viceversa, dimostra che le differenze tra gli uomini e le donne non sono fondate sulla natura, ma sono storicamente costruire e socialmente riprodotte». Queste parole si trovano in una dichiarazione della deputata socialista francese Julie Sommaruga (cit. da A. de Benoist, in Diorama letterario 329, p. 1).
Si tratta di una posizione che va ben oltre qualunque forma di platonismo e di storicismo. È infatti una teoria che attribuisce uno degli elementi fondamentali dell’identità umana e animale -la differenza tra i sessi- al semplice effetto di opzioni culturali, di costume, di credenze ideologiche, filosofiche, religiose. Una teoria che dissolve esplicitamente la differenza a favore dell’identità. Caroline de Haas sostiene infatti che «noi non neghiamo le differenze tra gli esseri, ma diventiamo indifferenti alle differenze: così faremo un grande passo in avanti verso l’eguaglianza» (Id., p. 2). Monique Wittig va oltre e afferma che «per noi, non ci possono più essere né donne né uomini. […] In quanto categorie di pensiero e di linguaggio, essi devono scomparire politicamente, economicamente, ideologicamente» (Id., p. 3).
L’antimaterialismo culturalista nasce da una radicale ostilità verso la struttura biologica dei corpi umani e animali, «in particolare verso il corpo sessuato. Il corpo smette di essere il dato iniziale attraverso il quale noi apparteniamo alla specie. L’appartenenza alla specie è staccata in maniera metafisica da qualunque ‘incarnazione’: preesiste al sesso» (Ibidem). Le obiezioni mosse da Alain de Benoist a tali posizioni mi sembrano del tutto condivisibili. Ne riporto qui alcune.
«L’ideologia del genere poggia su due fondamentali errori. Il primo consiste nel credere che il sesso biologico non abbia alcun rapporto con l’identità sessuale né con la personalità, e che il genere si costruisca senza alcun’altra relazione con il sesso al di fuori delle ‘convenzioni’ alimentate dalla cultura, dall’educazione  o dall’ambiente sociale. Il secondo consiste nel confondere sistematicamente il genere, nel senso esatto del termine, le preferenze o gli orientamenti sessuali ed infine il ‘sesso psicologico’ o ‘bisessualità psichica’, cioè il grado di mascolinità o di femminilità presente in ciascuno di noi» (Ibidem).
È del tutto evidente che «ci sono solo due sessi, ma esiste una pluralità di pratiche, di orientamenti o di preferenze sessuali. […] Quel che il sesso biologico non determina non è il ‘genere’, ma la preferenza sessuale. La molteplicità delle preferenze sessuali non fa scomparire i sessi biologici, e neppure ne aumenta il numero. L’orientamento sessuale, quale che sia, non rimette in discussione il corpo sessuato» (Id., pp. 3-4). Il sesso biologico determina quindi sin dall’inizio l’essere femmine/donne o maschi/uomini, senza che questo vincoli poi le preferenze sessuali. Da maschio/uomo posso accoppiarmi con un altro maschio/uomo senza però diventare una femmina/donna. Ho esercitato la mia giusta libertà erotica ma non ho potuto negare la mia struttura biologica.
Pensare il sesso, comprenderlo, gestirlo, non è dunque possibile al di fuori di una prospettiva che sia insieme biologica e culturale. «La credenza secondo cui non si nasce donna o uomo è una manifesta controverità. Il sesso (xx o xy) si decide in realtà sin dalla fecondazione dell’ovocito da parte dello spermatozoo, cioè prima ancora della comparsa morfologica degli organi genitali. […] La differenza dei sessi appare quindi marcata ben prima della nascita. E il ruolo degli ormoni sessuali prosegue durante tutta la vita. L’umanità unisex, di conseguenza, è un non senso per definizione. Si appartiene alla specie umana solamente in quanto uomo e donna, e questa differenza è acquisita sin dai primi istanti della vita» (Id., p. 4).
Negare quest’ultima evidenza è una forma di ultraplatonismo che Platone sarebbe il primo a rifiutare. Si tratta di un’espressione estrema del dualismo metafisico, un dualismo scatenato e sbagliato. Coerentemente, i suoi sostenitori dovrebbero chiedere di modificare alla radice, ad esempio, la legislazione sportiva, che continua a separare le squadre maschili dalle squadre femminili; dovrebbero proporre che in una squadra di calcio, basket, pallavolo, i membri siano indifferentemente maschi o femmine, proprio perché non si sarebbe per natura né l’uno né l’altro. O correre insieme -maschi e femmine- i cento metri piani.
La mia critica (che qui ho solo accennato) dei presupposti, delle tesi e delle conseguenze implicite della Gender Theory si fonda su una prospettiva materialista. Infatti «Leib bin ich ganz und gar, und Nichts ausserdem [corpo io sono in tutto e per tutto, e null’altro]» (F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, parte I, «Dei dispregiatori del corpo»)

7 commenti

  • agbiuso

    agosto 12, 2017

    La micidiale correttezza politica ha fatto negli Stati Uniti un’altra vittima: James Damore
    Siamo ormai all’imposizione politica -nelle istituzioni e nelle aziende- di un atteggiamento antiscientifico e assolutamente censorio, e pertanto veramente pericoloso.

  • Pasquale D'Ascola

    luglio 23, 2016

    Postillo un pochino con questa bella nuova che copio dal n° 3 della rivista di Amnesty International, luglio 2016. Ivi, tale Chiara Lalli, – http://www.chiaralalli.com/ -un esempio difazo tuto mi tipico dei nostri idioti tempi, dunque colei, bioeticista, filosofa e giornalista (a cascata, e lì casca l’asina) afferma: M ed F rappresentano una visione binaria e semplicistica del mondo. Anche dal punto di visa biologico NON È COSÌ, perchè la realtà è più eterogenea e più complessa… non esistono un colore e un carattere di femmina intrinsecamente determinati.
    Ora su tanto non faccio commenti perchè tutti conoscete già il mio sarcasmo. Mi viene però in mente, per trasformare il broncio in risata, una scritta murale pitturata anni fa a Messina da un gender ignoto e forse tradito, I fimmini sono tutti buttani. Altro gender più sotto replicò, Muto, puppo.
    Salto dunque ad osservare che tutto questo agitarsi di code nel fango, stante che è funzionale a un farsi marea montante di potere, pricisa intifica o analoga a quell’ l’inversione di genere che fu il ’68, con molta probabilità la prima e nuova, recherà altri lutti agli Achei, durerà nel tempo troppo tempo, gendrerà un folto di utili idioti e ignoranti primari, fomenterà la consueta dell’ignorante violenza. Fino a impantanarsi senza estinguersi in rivoli radicali e terroristici, poi di corame reazionario. E un parabola che ben conosciamo. Come si sa, da Katanga al PSI a Forza Italia, il passo fu lungo e premeditato.
    Il mondo o è sempre più una gora, una bolgia oppure è il giornalismo che si accanisce a farne la propaganda, si domanda un Amleto cascato di colpo giù dal pero. In altri termini far sapere che esiste al mondo Chiara Lalli, ne conferma l’Ego e la fa specchiare nel suo stagno. Ma al contrario di Narciso non muore. Miiii che camurria. That’s in my opinion. Abbracci di genere collettivo. P.

    • agbiuso

      luglio 23, 2016

      È nella sua chiarezza interessante, caro Pasquale, questa ulteriore dichiarazione sulla non esistenza di “un colore e un carattere di femmina intrinsecamente determinati”. E neppure di ‘un colore e un carattere’ di maschio, quindi. Le identità si dissolvono e con esse le differenze. Rimane -hai ragione- “la morta gora […] pien di fango” di Inferno, VIII, 31-32. Gora nella quale pullula il cattivo odore del conformismo.

      • Pasquale D'Ascola

        luglio 25, 2016

        Le identità si dissolvono e con esse le differenze.
        Eh già, Alberto caro, ed è così, nella corsa al conformismo che si architetta la stuttura e il potere. del Il suddito. Non meno non più potente del suo padrone.
        TI abbraccio. P.

  • agbiuso

    luglio 22, 2016

    Cari Dario e Diego, vi ringrazio per le vostre riflessioni. Una delle caratteristiche del pensiero unico, come di ogni dogma politico-culturale, è il disprezzo verso i limiti e la ragione, ai quali viene anteposta la dismisura e l’astrattezza dottrinaria. Quello della Gender Theory è un caso tra i più evidenti di tale atteggiamento.

  • diego

    luglio 22, 2016

    In effetti la specie umana, così come gli altri mammiferi, è composta di individui di sesso femminile e maschile. Non comprendo l’ideologia gender, il suo scopo. È giusto affermare che maschie femmine debbono avere gli stessi diritti sociali e politici, come è giusto affermare che ognuno ha il diritto di amare chi crede, secondo i propri gusti erotici. Ma per questo negare la corporeità nella sua semplice manifestazione, è assurdo.

  • Dario Generali

    luglio 22, 2016

    Caro Alberto,

    anche in questo caso non posso che condividere in toto la tua lucidissima analisi e le tue considerazioni.
    La Gender Theory è insensata in quanto del tutto infondata nei fatti. È la solita forzatura dei dati concreti sulla spinta di istanze utopiche, sulla cui esizialità ti sei espresso con la tua usuale efficacia in Contro il Sessantotto e in altre circostanze.
    Non credo che sia il caso di spendere troppe parole per confutare una teoria di per sé priva di qualsiasi fondamento ed evidentemente errata. Vorrei solo portare un esempio fra i molti possibili, che chiarisce le basi biologiche di una radicale differenza degli atteggiamenti e dei desideri sessuali maschili e femminili.
    Un uomo nella sua piena maturità sessuale è in grado di avere due rapporti sessuali fertili al giorno, con una produzione di 250 milioni di gameti sessuali maschili, cioè di spermatozoi, per rapporto, quindi di 500 milioni di gameti sessuali al giorno. Una donna, in linea di massima, produce un gamete sessuale femminile al mese.
    La conseguenza etologica è quindi che l’uomo ha una forte pulsione biologica a diffondere il proprio patrimonio genetico, mentre la donna è impegnata a selezionare il patrimonio genetico che deve accogliere.
    Sicuramente le morali sociali tradizionali hanno influito sui comportamenti sessuali maschili e femminili, ma la base della costante “ansia riproduttiva” maschile e della dura opera di selezione femminile del partner è biologica.
    Per una migliore comprensione della questione basterebbe poi leggersi qualche manuale di zoologia, biologia evoluzionistica, etologia, ecc.
    Gli aspetti culturali per gli uomini sono determinanti, ma agiscono sempre su basi biologiche, che non possono essere disconosciute, perché influenzano in modo determinante i nostri comportamenti.
    Un caro saluto.
    Dario

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