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Guerre, migranti ed esercito industriale di riserva

Guerre, migranti ed esercito industriale di riserva

«Un esercito industriale di riserva disponibile [eine disponible industrielle Reservearmee] che appartiene al capitale in maniera così assoluta come se quest’ultimo l’avesse allevato a sue proprie spese. Esso crea per i propri mutevoli bisogni di valorizzazione il materiale umano sfruttabile sempre pronto [exploitable Menschenmaterial], indipendentemente dai limiti del reale aumento della popolazione. […]
Alla produzione capitalistica non basta per nulla la quantità di forza-lavoro disponibile che fornisce l’aumento naturale della popolazione. Per avere libero gioco essa ha bisogno di un esercito industriale di riserva che sia indipendente da questo limite naturale [Sie bedarf zu ihrem freien Spiel einer von dieser Naturschranke unabhängigen industriellen Reservearmee]. […]
L’esercito industriale di riserva preme durante i periodi di stagnazione e di prosperità media sull’esercito operaio attivo e ne frena durante il periodo della sovrappopolazione e del parossismo le rivendicazioni [hält ihre Ansprüche während der Periode der Überproduktion und des Paroxysmus im Zaum ]. […]
Il sedimento più basso della sovrappopolazione relativa alberga infine nella sfera del pauperismo. Astrazione fatta da vagabondi, delinquenti, prostitute, in breve dal sottoproletariato propriamente detto, questo strato sociale consiste di tre categorie.
Prima, persone capaci di lavorare. Basta guardare anche superficialmente le statistiche del pauperismo inglese per trovare che la sua massa si gonfia a ogni crisi e diminuisce a ogni ripresa degli affari [seine Masse mit jeder Krise schwillt und mit jeder Wiederbelebung des Geschäfts abnimmt].
Seconda: orfani e figli di poveri. Essi sono i candidati dell’esercito industriale di riserva e, in epoche di grande crescita, come nel 1860 per esempio, vengono arruolati rapidamente e in massa nell’esercito operaio attivo».
(Karl Marx, Il Capitale, libro I, sezione VII, cap. 23, «La legge generale dell’accumulazione capitalistica», §§ 3-4)

Aver dimenticato analisi come queste (decisamente poco ‘umanistiche’) è uno dei tanti segni del tramonto della ‘sinistra’, la quale vi ha sostituito le tesi degli economisti liberisti e soprattutto vi ha sostituito gli interessi del Capitale contemporaneo, interessi dei quali i partiti di sinistra sono un elemento strutturale e un importante strumento di propaganda. Negli anni Dieci del XXI secolo l’esercito industriale di riserva si origina dalle migrazioni tragiche e irrefrenabili di masse che per lo più fuggono dalle guerre che lo stesso Capitale -attraverso i governi degli USA e dell’Unione Europea- scatena in Africa e nel Vicino Oriente. Una delle ragioni di queste guerre -oltre che, naturalmente, i profitti dell’industria bellica e delle banche a essa collegate- è probabilmente la creazione di tale riserva di manodopera disperata, la cui presenza ha l’inevitabile (marxiano) effetto di abbassare drasticamente i salari, di squalificare la forza lavoro, di distruggere la solidarietà operaia. È anche così che si spiega il sostegno di ciò che rimane della classe operaia europea a partiti e formazioni contrarie alla politica delle porte aperte a tutti. Non si spiega certo con criteri morali o soltanto politici. La struttura dei fatti sociali è, ancora una volta marxianamente, economica.
Tutto questo si chiama anche globalizzazione. Il sostegno alla globalizzazione o invece il rifiuto delle sue dinamiche è oggi ciò che davvero distingue le teorie e le pratiche politiche, non certo  le obsolete categorie di destra e sinistra. È quanto ha compreso anche il filosofo Michel Onfray, che per questo è stato attaccato in modo tanto violento quanto sciocco dal primo ministro francese Manuel Valls. Davvero, come scrive Alain de Benoist, bisogna essere consapevoli «dell’incapacità dell’immensa maggioranza degli uomini politici di comprendere qualsiasi cosa che abbia attinenza con il dibattito delle idee. […] Non sono i lettori a interessargli, ma gli elettori» (Diorama letterario, n. 323, p. 9).
Si tratta della stessa classe dirigente che in Francia come in Italia va distruggendo la scuola e l’università con ogni nuova legge che emana. L’apprendimento a scuola di una cultura scientifica, filologica, filosofica che non sia banale e superficiale è infatti giudicato ‘discriminatorio’ verso coloro che non riescono o non vogliono imparare. Onfray afferma giustamente che in questo modo «la scuola di oggi uccide sul posto i figli di poveri e seleziona i figli della classi favorite che fanno fruttare nella vita attiva non quel che hanno appreso a scuola ma quel che hanno appreso a casa» (Ivi, p. 11).
Si tratta della stessa classe dirigente europea che sta facendo di tutto per far fallire il progetto di Syriza in Grecia, giudicandolo ‘irrealistico’. «Ma nei fatti l’irrealismo sta piuttosto dalla parte dei giornalisti liberali e dei cronisti stipendiati, i quali assicurano che un debito che è impossibile pagare dev’essere pagato comunque, che la sovranità popolare dev’esser considerata nulla e che è legittimo portare a compimento lo squartamento del popolo greco» (De Benoist, p. 15).
Si tratta della stessa classe dirigente che -cancellando la Libia di Gheddafi e sovvenzionando il terrorismo contro il governo siriano- ha creato il Califfato e l’ISIS; una classe che «pretende di battersi contro un nemico senza voler riconoscere che si tratta di un Golem da lei stessa generato. Il dottor Frankenstein non può lottare contro la sua creatura perché è la sua creatura» (Id., p. 17).

Il generale francese Vincent Desportes ha dichiarato apertamente (lo scorso 17 dicembre) che «lo Stato islamico è stato creato dagli Stati Uniti» (Ivi, p. 16). E così si spiegano sia i finti ‘respingimenti’ stabiliti dai governi sottomessi alla grande industria -la quale ha invece tutto l’interesse ad accogliere l’esercito industriale di riserva costituito dai migranti africani e asiatici- sia la miope accoglienza indiscriminata mediante la quale la sinistra non più marxiana ha sostituito la lotta di classe con l’adesione all’universalismo globalista.
Il risultato di tali dinamiche non ha nulla a che fare con forme di libertà e di giustizia tra i popoli ma rappresenta sostanzialmente «l’incubo di una Cosmopoli di atomi indistinti. Un ben triste scenario» (M.Tarchi, p. 3).

22 commenti

  • agbiuso

    febbraio 26, 2017

    Invito a leggere un lucido e argomentato articolo di Carlo Formenti dal titolo Contro la sinistra globalista, che si conclude con queste ironiche ma anche realistiche parole:

    =============
    Che altro aggiungere? Mi aspetto a momenti la loro adesione al manifesto con cui Zuckerberg si candida a leader dell’opposizione liberal a Trump e a punto di riferimento del globalismo dal volto umano (a presidente dell’umanità ha ironizzato qualcuno). Un Impero del Bene hi tech e ordoliberista che non mancherà di piacere alle élite cognitarie. Viste le premesse, potremmo perfino vederli inneggiare all’annunciato ritorno di Tony Blair, che minaccia di sfidare Corbyn per rianimare il New Labour e, perché no, aderire alla campagna promossa da media mainstream, caste politiche ed élite finanziarie contro le fake news veicolate dalla Rete infiltrata dai populisti. Così il politically correct assurgerà definitivamente a neolingua e quelli che, come il sottoscritto, spargono l’aceto della polemica, verranno finalmente messi a tacere”.

  • Sul disordine costituito - agb

    agosto 18, 2016

    […] con le imposte dei cittadini già residenti e, in larga misura, alimenteranno una vera e propria armata di riserva del Capitale addetta al lavoro e al contenimento dei salari» (Tarchi, […]

  • American Way - agb

    giugno 14, 2016

    […] per la forza dell’impatto dei flussi migratori sia per l’interesse del capitale ad avere un esercito industriale di riserva-, il risultato attuale è che «lungi da proteggere gli europei dalla globalizzazione, l’Unione […]

  • agbiuso

    giugno 16, 2015

    Caro Diego, ti ringrazio per questo articolo, sintetico e chiarissimo, che ben accenna alla natura assolutamente ideologica e predatoria di ciò che si vuole imporre al popolo ellenico.

  • diegod56

    giugno 16, 2015

    mi permetto di segnalare questo articolo, laddove si spiega come non convenga affatto al governo greco piegarsi al pagamento del debito, proprio in termini economici

    interessante, oltre al contenuto, è la fonte, non un foglio no global o il manifesto, bensì il sito del sole24ore, emanazione di confindustria, quindi non certamente una voce vicina alle posizioni politiche del governo ellenico

    http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-06-15/perche-grecia-non-ha-niente-perdere-se-dice-no-creditori-165928.shtml

  • Pasquale D'Ascola

    giugno 12, 2015

    Bon amici cari, mi pare che torniamo al nostro di ruolo di resistenti culturali. Di Neinsäger. A presto.

  • diego

    giugno 12, 2015

    di qui, alberto carissimo, la questione fondamentale della cultura, dell’educazione, della costruzione di personalità dove dignità, conoscenza, senso etico, amore vero per le tante espressioni della meravigliosa cultura europea, si fondono, si incarnano

    di qui il senso profondamente politico (in senso aristotelico) di ogni agire per la conoscenza, per formare uomini e non per addestrare servi

    è gran parte del tuo lavoro (e un poco del mio, nei ritagli di tempo…)

  • agbiuso

    giugno 11, 2015

    Saggia osservazione, Diego, che condivido in pieno.
    Non basta certo il PD, nasceranno altre sigle. Morta Forza Italia, la mentalità che l’ha fatta nascere sopravvive. Sì, è questa la vera tragedia dell’Italia.

  • diego

    giugno 11, 2015

    ma il PD è un involucro, il suo contenuto abbastanza indigeribile, anzi decisamente indigeribile, se elimini il PD si trasferisce in un altro involucro, come dire sale sul carro «che funziona»

    l’affarismo, il carrierismo, per non dire peggio, non è che moriranno con il PD

  • agbiuso

    giugno 10, 2015

    Nutro anch’io tale desiderio, Pasquale, ma temo che dobbiamo essere noi -e non soltanto i magistrati- a impegnarci affinché questo immondo partito sparisca.

  • Pasquale D'Ascola

    giugno 9, 2015

    Nutro una candida illusione: che la magistratura elimini il Pd dalla faccia dell’Italia. Chissà chi lo sa. P.

    p.s. mi rendo conto che il fatto allargherebbe la forbice tra impiegati e senza lavoro…intendo dire nulla facenti ma faccendieri.

  • Pasquale D'Ascola

    giugno 9, 2015

    @alberto
    Eh sì che lo è.

  • agbiuso

    giugno 8, 2015

    @diego
    Come già dissi alla pubblicazione del tuo commento a Giacché, ho apprezzato molto la sintesi e le metafore del tuo testo, in particolare questa:
    “Il libro è triste? No, a me incute moderata contentezza: almeno so che non è vero che è il lusso dello stato sociale il motivo della crisi, come cercano di farci credere.
    Io voglio pagare solo la pizza che ho mangiato, le ostriche e lo champagne che se lo paghi chi l’ha ordinati e, un’altra volta, è meglio tenere i tavoli ben separati”.

    @Pasquale
    Quel tipo di video è per me pornografia della peggiore specie, né più né meno.

  • Pasquale D'Ascola

    giugno 8, 2015

    Una notarella finale di Pasquale.
    Per caso in rete ho intravisto la pubblicità di una banca, la Barklays che incanta chi sta di qua dallo schermo promettendo che…

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    Questo il video

  • diegod56

    giugno 7, 2015

    @ Adriana Bolfo

    confermo la grande stima per Vladimiro Giacchè; secondo me è preziosissimo il lavoro di chi studia le storture del sistema finanziario da un punto di vista rigoroso e tecnicamente inattaccabile, perchè altrimenti si rimane alla superficie emotiva dei problemi; molto bello il saggio «titanic europa», oso riportare il mio modesto commento

  • agbiuso

    giugno 6, 2015

    Cara Adriana, io la ringrazio molto per questa documentazione e per la chiarezza con la quale ha riassunto una situazione che ha un solo nome: crimine contro la GRECIA e l’Europa.
    I membri dei governi Forza Italia-Partito Democratico che si sono succeduti negli ultimi venti anni sarebbero passibili di Corte Marziale per tradimento della Costituzione e del popolo italiano.

  • Adriana Bolfo

    giugno 6, 2015

    Aggiungo una notizia credo non irrilevante e forse anche già nota a molti, spero, circa il famoso debito della GRECIA.

    Come tutto quello dei vari PIIGS – e, ancora una volta, stramaledetto chi ha inventato tale acronimo evidentemnte non neutro né il “chi” né l’acronimo- il debito della GRECIA è debito PRIVATO estero, cioè debito di famigli e e imprese nei confronti di banche francesi e tedesche. Debito privato, ben diverso dal debito pubblico, di cui il mainstream continua a cianciare, evidentemente altra cosa.

    Nel maggio 2013, ad Atene (ATENE) lo stesso vicepresidente della Bce (BCE!!) Vìtor Costancio disse che quella GRECA era una crisi da debito PRIVATO estero.
    (Il tuttomaiuscolo GRECIA e aggettivi inerenti è mia pratica ormai invalsa, il maiuscolo altro, scelta momentanea).
    Sempre per inciso ma non tanto: quando l’Europa fu colpita dalla crisi dei subrime Lehman, chi non faceva parte dell’€urozona se la cavò come normalmente si fa, agendo sul cambio, cosa che invece i Paesi dell’€uropa intesa come €urozona non poterono fare né allora né possono ora, per nessunissimo motivo, proprio in quanto legati (COSTRETTI) alla moneta unica, che è cambio fisso al quadrato (ricordo che lo Sme, per quanto avesse stabilito dei cambi, lasciava un certo margine, non praticabile invece in regime di moneta unica).

    Inoltre: quello che era debito privato GRECO nei confronti di finanza privata, cioè banche, francesi e tedesche, è diventato debito pubblico anche italiano tramite il Mes, il cosiddetto Fondo salvastati: il nostro Paese ha infatti versato 40 milioni di € (raccolti con le varie tassazioni) nominalmente alla GRECIA per aiuti, poi in realtà trasferiti a finanza privata francese e tedesca esposta verso la GRECIA.
    Dunque:

    1) per volontà di un accordo Sarkozy – Merkel, i più belli del reame ;-), istituti di credito privato dei loro Paesi, prestatori apparentemente incauti a PRIVATI GRECI, sono stati rifusi in parte da tassazione italiana;

    2) il debito privato GRECO a cui si è andati in soccorso è andato ad aumentare il debito pubblico italiano.
    Ricordo per la precisione che l’Italia era esposta verso la GRECIA 7 milioni di €, cioè molto meno del versato dall’Italia stessa “grazie” al Mes, una di quelle simpatiche iniziative rientranti sotto la simpatica etichetta “Ce lo chiede l’€uropa”, complici, non dimentichiamolo, i nostri simpatici governanti, gabellata come Europa che è evidentemente altra cosa e più vasta dell’€urozona;

    3) Nessun soldo di quanto sanguinosamente versato è finito neppure per sbagli ad alcun cittadino GRECO.
    Questo da chiarire fino alla nausea, da imparare a memoria, da studiare come una giaculatoria.
    Insomma, questo.
    L’aiuto una tantum ci starebbe, a mio avviso, nel quadro di una polica di trasferimenti da Bruxelles – Francoforte in linea con una reale solidarietà europea, che il sistema € proprio non permette, in realtà provocando disastri.
    Sulla dinamica dell’indebitamento privata di GRECIA e PIIGS nei confronti della finanza privata dei paesi “centro” dell’€urozona, taccio per brevità e rimando alla letteratura inerente che segnalo sotto. Il tutto è avvenuto “grazie” al regime della moneta unica.

    4) Chiaro che, solo per extrema ratio e dopo aver dissanguato abbastanza, gli Stati finora forti dell’€urozona non permettono alcuna altra soluzione alla GRECIA, visto che intanto sono rientrai nei loro crediti verso la GRECIA grazie ad altri paganti.

    Circa la situazione dei vari debiti pubblici, in CALO (Spagna, Italia) e qualcuno stazionario (Grecia) all’epoca della crisi Lehman, rimando alla fonte della mia formazione/informazione su questo e altri problemi di fondo:

    – Alberto Bagnai, “Il tramonto dell’euro”, Imprimatur editore, 2012
    (notare che alla medesima conclsione sulla GRECIA e PIGGS circa la natura PRIVATA dei loro debiti la Bce è arrivata un anno dopo, cosa che il solito mainstrema ha occultato bravamente);

    http://www.Goofynomics.blogspot.com, blog del medesimo A. Bagnai, docente di Politica economica all’Università di Chieti – Pescara e insignito del premio Canova per la Letteratura economica col “Tramonto dell’euro”; per il curriculum completo, v. il blog, aperto nel novembre del 2011 col post “I salvataggi che non ci salveranno”, a proposito del governo Monti;

    – gli interventi, in vari convegni, di Vladimiro Giacché reperibili in youtube come anche quelli di Bagnai, presente da tempo in varie trasmissioni televisive, e organizzatore, dal 2012, di convegni internazionali di economia, relatore, tra gli altri, Giacché; per eventuali interessati non tanto inclini a cercare nel web posso reperire i link in questione e copincollarli qui.

    Del medesimo Giacché segnalo “Anschluss”, (editore Imprimatur?) sui guasti provocati a Est dalla riunificazione della Germania e rassegna del luogocomunismo inerente, il tutto su fonti tedesche doviziosamente documentate e tradotte per intero dall’autore.

    – Il saggio di M. Badiale e F. Tringali “La trappola dell’euro”, coevo, se non erro, al primo libro divulgativo di Bagnai.
    E’ loro anche il blog http://www.il mainstream-it.

    – A. Bagnai, “L’Italia puà farcela”, Il Saggiatore, 2014, secondo saggio divulgativo e sempre documentatissimo, come tutto quanto scrive e dice l’autore, con rimandi alla letteratura economica internazionale di breve e lungo periodo.
    Che il regime di moneta unica fosse e sarebbe stato non solo un flop ma un vero e proprio disastro era negli studi “antichi” di molti economisti acceditati internazionalmente tra cui diversi premi Nobel.

    – “La Costituzione e i Trattati europei”, ultimo ma non meno importante, del giurista Luciano Barra Caracciolo, editrice Dike, (2013?) che mostra puntualmente l’inimicizia di detti Trattai verso la nostra Costituzione e ragiona sul modello economico che tali Trattati sottendono.

    – Orizzonte 48, blog giuridico – economico del medesimo autore.

    – Segnalo inoltre, e poi tornerò con link, il recente documentario sulla GRECIA (2014) ora anche in rete, con interviste a cittadini ateniesi e interviste ad Alberto Bagnai e a Vladimiro Giacché sul tema, opera di Matteo Nigro e Francesca Cangiotti e finanziato totalmente in crowdfunding.

    – Infine, e in particolare sulla situazione GRECA, rimando agli studi di Gennaro Zezza, economista anch’egli presente ripetutamente ai convegni organizzati da Alberto Bagnai, interventi reperibili in rete.

    – Studi aggiornati sulla situazione dell’€urozona, in particolare dell’Italia e possibili scenari di uscita dall’euro si trovano sul blog dell’associazione per gli studi economici “a/simmetrie” fondata dal medesimo Alberto Bagnai.

    Dopo tanta pazienza da parte di chi legge, chiedo pure venia per eventuali non chiarezze nelle mie scarne note tecniche, imputabili evidentemente solo a me.
    Una corretta e sistematica informazione la si trova, appunto, nelle fonti indicate.
    Il nome di Giacché presente in un commento mi ha spinta a tale lunga comunicazione…:-)

    Ora vado a cercare il link al documentario sulla GRECIA e poi torno qui.
    E’ solo una promessa (non una minaccia, eh eh)…

    Prof. Biuso, vede che succede quando si crea uno spazio di libertà e di comunicazione? 🙂 🙂 🙂

  • Pasquale D'Ascola

    giugno 5, 2015

    @susannavalle
    Sì è incontrovertibile the way they were di molti, ma ciò non toglie che le analisi ben condotte con lo specolo del sapere e del saper sapere sono altrettanto incontrovertibili, ancorché discutibili. Non so, non gli ho telefonato di recente, se Marx era felice e in ogni modo sapeva mettere le virgole e gli spazi al posto che ad essi spetta e dove ci si aspetta che stiano. P.

  • susannavalle

    giugno 5, 2015

    L’albero della vita, l’attuale società,come sempre, è divisa in classi ;”Chi comanda e chi obbedisce”,il “Fatalismo” è rassicurante.Marx,era povero,si faceva mantenere da un ricco,marx ha messo incinta la cameriera,era felice.
    Cordiali saluti

  • Pasquale D'Ascola

    giugno 5, 2015

    L’osservazione di Vladimiro Giacché dà una botta di mazza ferrata a chiudere bene la saldatura rovente sul cerchio che la fucina Biuso ha appena prodotto.
    Quanto al..

    Davvero, come scrive Alain de Benoist, bisogna essere consapevoli «dell’incapacità dell’immensa maggioranza degli uomini politici di comprendere qualsiasi cosa che abbia attinenza con il dibattito delle idee. […] Non sono i lettori a interessargli, ma gli elettori» (Diorama letterario, n. 323, p. 9).

    con tutto ciò che precede e ciò che segue mi pare che aggiungersi sarebbe inutile quanto apporre una cornice ai bronzi di Riace. Impeccabile il riferimento al Capitale e a un filosofo oculato oltre che oculare anatomo patologo del sistema che ai suoi tempi non era così perfetto quanto ora appare con estrema chiarezza anche a Vladimiro. La conclusione, poiché sono spirito pratico, mi permetto questa faciloneria, è che ci vorrebbe ancora una rivoluzione e poiché le rivoluzioni portano guai, forse prendere l’esempio di Podemos sarebbe sensato. La mia opinione come si sa però, è che noialtri no podemos. Ma forse al volano di popoli meglio tostati del nostro, che hanno fatto scelte, che scelgono, e che soprattutto non si pisciano addosso ogni volta che parla un papa o un papà, forse, dico forse… oh fosse continuata per sempre la cattività di Avignone, il festival se ne sarebbe giovato.
    Quanto alla stampa non andrebbe comprata né letta, si chiama boicottaggio, ma ho scoperto che la schiera di chi non la compra, per indipendenza politica e cognizione del male che essa rappresenta, non è così esigua. Del resto non dimentichiamo che il vecchio Scalfari è un bancario – la Repubblica delle origine era in chiaro un foglio del capitale e portavoce delle generazioni socialiste tutte da bere e da cantare ( fu Cracksi e non Bellusco a inaugurare la schitarrata come metodo politico – e oltre che bancario anche banchiere, ormai alla sua età deve avere accumulato un bel gruzzolo. Un bancario come il candidato di M5S qui a Lecco. Sic.

    p.s. oltre che a Marx forse sarebbe il caso di restituire dignità al vocabolo compagno. Non so.

  • diego

    giugno 4, 2015

    molto bene riandare al buon vecchio Marx, che è sempre più che mai attuale

    una notazione sulla faccenda del debito, caro Alberto, merita di esser fatta, paragonando il debito della Grecia ad un qualunque altro debito di cospicue dimensioni

    nel mondo bancario (che non è certo un convivio di anime belle) quando un debito è molto grande e non saldabile, ci si siede intorno ad un tavolo e si cerca un accordo, il creditore non puo’ spremere il debitore di quel che non c’è, e si negozia la restituzione possibile, nella situazione reale

    questa faccenda del debito «sacro» è assurda perfino nel mondo bancario, quindi è evidente che è un evento politico, una volontà politica quella che lo sostiene ad ogni costo

    spero di aver spiegato il concetto, ribadito spesso anche da uno che di economia ci capisce come Vladimiro Giacchè

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