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Negazionismi

Negazionismi

Contro i negazionismi
in Dialoghi Mediterranei
Numero 47, gennaio-febbraio 2021
Pagine 519-527

La rivista Dialoghi Mediterranei ha pubblicato negli ultimi due numeri dei dossier dedicati al concetto di negazionismo. Nel mio contributo ho parlato delle varie forme di negazionismo relative all’epidemia in corso, tentando di far emergere la loro estrema pericolosità.
La redazione della rivista ha accompagnato il testo con alcune immagini di Maurits Cornelis Escher, scelta che ho molto apprezzato anche perché l’arte geometrica e insieme visionaria di Escher suggerisce che la realtà è assai più complessa rispetto a ogni forma di riduzionismo gnoseologico e politico. Che è quanto ho cercato appunto di sostenere a proposito dell’epidemia da Sars2. Il saggio comincia infatti in questo modo:

«Le modalità, le cause, gli effetti degli eventi contemporanei sono quasi sempre più complessi di come appaiano dalle notizie e interpretazioni della grande stampa, delle televisioni, dei social network. Uno dei compiti degli intellettuali – intendendo con tale termine coloro che cercano di pensare l’accadere in un modo non istintivo, non banale e non conformista e che abbiano strumenti per far conoscere il loro pensiero – consiste nel ricordare questa complessità all’intero corpo sociale, in modo che circostanze e problemi possano essere affrontati nel modo più profondo e fecondo possibile.
I mesi che ci separano dall’inizio dell’epidemia da Sars2 mostrano che questa funzione viene svolta soltanto in parte e in modo frammentario. Circostanza che ricorda ciò che negli anni Venti del Novecento Julien Benda ha definito trahison des clercs, ‘tradimento dei chierici’, dove i chierici sono, appunto, gli intellettuali. Tradimento anche della prospettiva universalista e olistica, capace di cogliere nel divenire complesso del mondo sia le identità sia le differenze, le evidenze e i labirinti, l’apparente semplicità e la reale complessità che sempre il mondo è.
È quanto sta avvenendo anche a proposito dell’epidemia da Sars2. A essere spesso negata è infatti la complessità dell’esistenza umana, ricondotta e ridotta soltanto alla sua immunità da virus. Di più: a un sogno di sicurezza totale e senza rischi che ovviamente non si dà in nessuna condizione del vivente.
L’esistenza viene per lo più ricondotta e ridotta alla sua dimensione soltanto individuale, alla salute illusoria del singolo corpo, che non tiene conto del fatto che l’essere umano vive di una intrinseca socialità, fatta di incontri, comunicazione, trasmissione, insegnamento, apprendimento attuati dal corpotempo che vive, agisce, comunica nello spaziotempo condiviso e reale.
L’esistenza è ricondotta e ridotta all’obbedienza acritica o a una altrettanto istintiva ripulsa di un potere che prende decisioni talmente gravi da mettere in discussione – ad esempio in Italia – la Costituzione della Repubblica, mantenendo a tempo indeterminato la condizione di asocialità, di miseria economica, di angoscia psichica nella quale il corpo collettivo va precipitando.
Un’esistenza nella quale la salute è un semplice fatto virale e non un evento complesso, costituito da dimensioni organiche, metaboliche, immunitarie, relazionali, psicosomatiche, temporali.
Un’esistenza che priva i ragazzi del sapere e del futuro, gli adulti della pienezza, gli anziani della compagnia che lenisce l’inevitabile morire».

10 commenti

  • agbiuso

    Gennaio 11, 2021

    Cara Marta, gentile Luca Cerardi,
    vi ringrazio molto per i vostri interventi, così densi di dottrina, riflessione, autonomia del pensiero.
    Io credo che ad avere uno sguardo critico su quanto sta accadendo siamo in molti, molti più di quanto non sembri.
    Credo che tanti si accorgano di quanto Marta ha sintetizzato con lucidità: la «sostituzione delle finalità esistenziali e nei valori ad esse collegate: ad esempio, la sicurezza in luogo della felicità, oppure la sfiducia mascherata da rispetto per l’altrui salute che incrina silenziosamente le relazioni interpersonali e interrompe l’habitus umano della socialità, unico antidoto alla nostra strutturale insecuritas».
    E però la forza -tecnicamente totalitaria– degli apparati di informazione, di produzione del profitto (per le piattaforme digitali ad esempio), di aggressione verso ogni pensiero della differenza (i Social Network), induce non pochi a una sorta di nicodemismo, a non rendere pubblico il proprio pensiero.
    Per degli intellettuali un atteggiamento come questo, per quanto certamente comprensibile, è pari a un gesto di suicidio.
    Pensare, scrivere, comunicare significa invece essere vivi e rimanere fedeli alla propria identità.
    Anche per questo siamo qui 🙂

  • Marta Mancini

    Gennaio 11, 2021

    Caro Alberto,

    Il tuo articolo, con il quale mi trovo in piena sintonia, conferma ciò che osservo accadere nella vita di tutti i giorni, non senza preoccupazione: la progressiva erosione della capacità critica anche in coloro che, per cultura, storia personale, frequentazioni, ecc., normalmente ne sono dotati. Di fronte al Covid si assiste ad una sorta di azzeramento del pensiero dei “possibili” a vantaggio di presunte certezze scientifiche che gli scienziati più seri non si sognerebbero di spacciare per tali. Non penso si tratti di cedimenti emotivi, piuttosto che il fenomeno sia molto grave e che rappresenti uno spartiacque tra un prima e un dopo Covid che dobbiamo ancora comprendere a pieno in tutte le sue implicazioni e conseguenze. Un primo effetto che si rileva, riflettendo sulle tue considerazioni, consiste nella sostituzione delle finalità esistenziali e nei valori ad esse collegate: ad esempio, la sicurezza in luogo della felicità, oppure la sfiducia mascherata da rispetto per l’altrui salute che incrina silenziosamente le relazioni interpersonali e interrompe l’habitus umano della socialità, unico antidoto alla nostra strutturale insecuritas. Oggi ci stanno dicendo l’opposto, se vuoi sicurezza devi separarti dal tuo simile. E il modo in cui ti è concesso farlo è disturbato, frenato, mutilato dai mirabolanti strumenti tecnologici. La Thatcher affermava che non esiste la società, esistono solo gli individui. Non avrei immaginato che si potesse arrivare tanto rapidamente a superare perfino quelli ma, a pensarci bene, l’intelligenza artificiale non serve anche a questo? Mi consola poter condividere con te e con altri un pensiero fuori dal coro. Un caro saluto.
    Marta

  • Luca Cerardi

    Gennaio 10, 2021

    Ho letto il suo articolo su consiglio di un’amica comune. Non siamo soli, allora, ma sparsi in un mondo ritornato pericolosamente nel XX secolo dove l’uomo massa si allinea ad un biopotere che oramai, ebbro di sé e convinto della vittoria finale, mette in bella mostra se stesso sapendo che nessuno capirà ciò che ha di fronte. Hannah Arendt volle essere definita come “teorica politica” perché vide la filosofia del suo tempo rinunciare al grande compito di “dubitare” e di “agire”, cosa che determinò in lei l’analisi e il dibattito, mai del tutto riuscito per ostruzionismo della “cultura”, di ciò che si tentò con il Terzo Reich: la distruzione del concetto di uomo. Se non si fosse compreso ciò che sottostava a quel piano, il rischio sarebbe stato di vederlo ripresentato in maniera ancora più forte in futuro. Ci siamo. Prendere coscienza di ciò che sta accadendo dovrebbe essere la logica conseguenza dell’analisi, la più “banale”, degli atti di un essere umano malvagio, prepotente, malato ma anche corroso, corrotto, debilitato e spaesato da decenni di capitalismo seduttore e da una medicalizzazione sociale che ora, come Agamben sottolinea, si unisce all’arte del controllo del comunismo, creando un mostro di proporzioni colossali in cui un’intelligenza artificiale diventa il braccio armato di multinazionali sovra-statali senza regola alcuna. Non resta altro, credo, di evitare di ricadere nello stesso errore del secolo scorso, unendo le forze e cercando di reagire a questo attacco così diretto ed evidente alla vita umana nella sua essenza più profonda.

  • Vittoria

    Gennaio 9, 2021

    Ho letto il dialogo e lho trovato molto interessante e molto vicino al mio pensiero. Ho notato anch’io che ormai qualunque voce fuori dal coro viene demonizzata e stigmatizzata come negazionista e complottista, però sinceramente io dal mese di marzo ho la vaga sensazione che i dati che ci vengono tutti i giorni forniti siano un pò tarocchi. Cioè, faccio molta fatica a credere che tutti i decessi siano dovuti all’aggressività del virus e che l’influenza stagionale sia sparita completamente. I numeri dei decessi mi pare che più o meno siano simili agli anni precedenti e pure il numero dei morti degli altri paesi europei (indipendentemente dal lockdown) è più o meno come il nostro. Mi chiedo allora: perchè non ci viene detta la verità scientifica su questi dati? Se per esempio fra i giovani come me, la mortalità è estremamente minima, perchè bisogna lo stesso segregarci in casa eternamente? Anche quando abbiamo la famosa “colpa” di uccidere il nonno, perchè deve essere un’autorità a dirmi come comportarmi? Non ho io il buonsenso di pensarci autonomamente? Ed inoltre, in questo frattempo non deve essere la politica a organizzare decentemente la sanità affinchè non si collassi? E’ veramente colpa mia che mi bevo il succo di frutta con i miei amici fuori in riva al mare? Io non l’accetto. Psicologicamente ed emotivamente mi sta disturbando. E’ come se gli anni più belli della mia vita fossero improvvisamente finiti. Sarò esagerata probabilmente, ma se dovessi scegliere fra una quarantena infinita e la morte, preferirei la seconda, almeno è liberatoria.

    • agbiuso

      Gennaio 10, 2021

      Gentile Vittoria,
      le sue parole confermano che se si è capaci di riflettere con un minimo di oggettività su quanto ci sta accadendo non si può che assumere una posizione critica; se si è capaci di guardare alla interezza della propria vita non si può che denunciare l’oscurantismo delle decisioni governative; se si è ancora autonomi -e non diventati un’appendice dell’informazione drogata- si anela alla vita.
      Condivido pienamente la sua conclusione: «fra una quarantena infinita e la morte, preferirei la seconda, almeno è liberatoria». Nel Sessantotto si lottava «affinché la morte ci trovi vivi e la vita non ci trovi morti». Un esercito di allora “sessantottini” lo ha dimenticato, chiudendosi nella cantine dell’obbedienza a una vita morta.

  • Tina Messineo

    Gennaio 9, 2021

    Io non nego niente ma…
    per forza dobbiamo diventare “zona arancione rafforzata”
    se il criterio per prendere misure politico sanitarie è l’ indice di contagio così come è stato rilevato in vari paesi della Sicilia!!!
    Allestiti ‘”drive-in” in piazza;
    affidato il compito a una massa di ignoranti integrati ormai nel sistema politico sanitario;
    studenti, insegnanti e genitori si sottopongono al tampone per il fatidico rientro a scuola del 7 gennaio.
    Conclusione?
    Tra il ridacchiamento generale di questi novelli Ippocrate, (che a eseguire un tampone e a leggerlo lo sanno fare anche le ragazzine per sapere se sono incinte o no)
    molte persone vengono dichiarate positive!
    Tranne a rifare, privatamente a pagamento, il tampone la sera stessa ed essere indiscutibilmente negative.
    Ma la solerzia dei burocrati di piazza è encomiabile: immediatamente, i nominativi inviati agli enti competenti, messa in quarantena, elenchi aggiornati.
    Le conseguenze si possono immaginare.
    A titolo di esempio:
    Una insegnante arriva a casa con esito positivo, non riesce a tranquillizzare il figlio (25 anni, laurea specialistica in ingegneria informatica da pochi mesi, ‘braccato’ da tantissime aziende del settore che deve essere ‘rafforzato’ e non le aziende ospedaliere..), ansioso perché la mamma è ‘soggetto fragile’, non riesce ad essere lucido,sta male,l’ansia lo assale! Tampone per tutta la famiglia, in serata, laboratorio privato, tutti negativi.
    Solo un episodio….ne potrei raccontare tantissimi.
    Il ragazzo liceale e sportivo, positivo al rilevamento di piazza, negativo la sera…tutta la squadra del giovane fermata: niente partita.
    La bambina,figlia di un’unica badante di una signora anziana, positiva in piazza, negativa in laboratorio privato: rimasti a casa anche loro, badante e figlia!
    Basta.
    Sono solo esempi di un disastro.
    I sindaci intanto scrivono, scrivono e scrivono : è tutto perfetto , ci pregiamo di dirvi che oggi UNO solo caso di positività nel nostro paese!
    Chiuse le scuole e aperto il mercato!
    Nell’Europa del Trecento dicevano di noi italiani che eravamo un popolo di imbroglioni, di vigliacchi e che meritavano governanti altrettanto imbroglioni e sleali.
    Nel Medioevo.
    Dimenticavo:
    un contadino decide di accodarsi a insegnanti, studenti e genitori, che bella occasione, pensa! Si fa tardi, è ora di pranzo, lascia la fila, se ne torna a casa senza aver fatto il tampone, in serata pronto per lui un provvedimento di restrizione a casa, positivo anche lui! Positivo?!
    E intanto i numeri salgono e la gente impazzisce.
    Ma non ti racconto niente di nuovo, caro Alberto.
    Io non nego niente ma di certo l’unica verità è questa:
    È il nascere che non ci voleva“.
    Intanto, nel mio balcone, le fresie stanno tornando a fiorire.

    • agbiuso

      Gennaio 9, 2021

      Cara Tina, grazie di cuore per questa testimonianza.
      Quanto riferisci è gravissimo. Credo che oltre a essere significativo del clima di irrazionalità, del delirio collettivo e politico, configuri anche varie ipotesi di reato.
      E invece temo che i dati così ottenuti vadano a rafforzare le misure autoritarie in atto.
      Davvero inquietante.

    • agbiuso

      Gennaio 14, 2021

      Ancora a proposito delle modalità di rilevamento dei positivi/negativi/ sintomatici/asintomatici/sani/malati, il Prof. Alessandro Pluchino -fisico di Unict- mi segnala un articolo di qualche tempo fa scritto da Giorgio Parisi, fisico anch’egli e presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

      Parisi scrive, tra l’altro, che “come ha richiamato chiaramente la commissione COVID-19 dell’Accademia dei Lincei, in assenza di trasparenza, ogni conclusione diviene contestabile sul piano scientifico e, quindi, anche sul piano politico. Che senso ha decidere l’apertura o la chiusura delle Regioni basandosi su un numero non affidabile, con un’incertezza enorme?”
      Fonte: L’indice Rt è inaffidabile

  • Davide Miccione

    Gennaio 8, 2021

    Caro Alberto
    sono d’accordo riga per riga, parola per parola con quello che scrivi nell’articolo sul covid. Te lo scrivo, nonostante di solito sia molto restio a postare e commentare sul web, perché ho l’impressione che la pandemia stia da un lato aumentando le distanze tra le varie posizioni sul mondo (invertendo il processo “mediocratico” di cui parla Deneault) e dall’altro stia riconfigurando nuove lontananze e vicinanze, e temo anche nuove solitudini, un po’ come il fascismo del ventidue-venticinque. Questioni come il valore della corporeità nell’esistenza umana, la stima nei confronti dell’impresa scientifica che non può essere “fede” nella scienza, una lettura del potere meno infantile di quella che vedo in giro, non possono più essere solo letture teoriche buone per un seminario ma si stanno facendo carne e sangue e diversa appartenenza alla polis sotto i nostri occhi. Non vorrei che dopo il realismo capitalista di Mark Fisher, per cui ormai si è fatto impensabile ciò che non è capitalismo, dovessimo obtorto collo cadere anche in un “realismo sanitario”.
    Davide Miccione

    • agbiuso

      Gennaio 9, 2021

      Caro Davide,
      ti sono davvero grato di questo intervento, anche perché so quanto tu sia restio a commentare sul web.
      In un contesto di irrazionalità e di terrore come quello nel quale ci troviamo, la tua condivisione mi è di particolare soddisfazione.
      È del tutto vero ciò che designi con la consueta tua esattezza: il fatto che la Sars2 «stia riconfigurando nuove lontananze e vicinanze, un po’ come il fascismo del ventidue-venticinque».
      Infatti ciò che per delle persone con un bagaglio culturale anche modesto dovrebbe essere evidente:
      -la funzione politica che il virus sta svolgendo
      -l’accelerazione imposta ai processi di dematerializzazione
      -gli enormi interessi economici in gioco da parte delle piattaforme
      -il ritorno a un ‘positivismo’ così rozzo da non meritare neppure la denominazione comtiana
      -l’infantilizzazione del corpo sociale
      -il dilagare dell’ignoranza come frutto della chiusura delle aule scolastiche e universitarie;
      questo (e altro) che per degli intellettuali dovrebbe essere oggetto di discussione su come resistere a un simile epocale regresso, diventa invece ragione di aggressione verso quei pochi (un solo esempio: Agamben) che formulano analisi non conformiste, tanto da incrinare o, come tu dici, «riconfigurare» antiche relazioni intellettuali e amicali, così come avvenne agli inizi del fascismo e del giudizio che se ne diede. Perché di fascismo sanitario si tratta, come aveva già intuito e previsto Ivan Illich.
      Ma l’elemento più impressionante -ed è per questo che ho citato il ‘tradimento degli intellettuali’ di Benda- è il comportamento della più parte di coloro che dovrebbero sempre pensare in modo critico e che invece stanno convergendo con le banalità, gli insulti, le aggressioni, i luoghi comuni, i terrori, il primitivismo concettuale della bestia immonda che è la massa Social.
      Qualunque cosa accada, questo precipitare compiaciuto nel conformismo della massa non è perdonabile.

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