Skip to content


«L’Unione Europea di Hayek»

«L’Unione Europea di Hayek»

Il titolo di questa brachilogia non è mio ma è quello di un articolo della giornalista economica Giovanna Cracco, direttrice della rivista Paginauno. Il testo è stato pubblicato sul numero 61 (febbraio/marzo 2019) .
Degli economisti Friedrich August von Hayek e Milton Friedman ho parlato qualche giorno fa. Riprendo adesso il discorso in relazione alle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. A distanza infatti di poco più di un anno dall’auspicio che nel marzo 2018 formulavo sul successo elettorale del Movimento 5 Stelle, alcuni elementi del programma di quel partito sono stati realizzati, molti altri no. E tuttavia confermo il mio sostegno al M5S.
A convincermi è stata anche e specialmente l’analisi che Cracco propone dei fondamenti e delle scelte politiche di un Parlamento Europeo di impronta liberale e liberista, come quello che ha rappresentato e governato l’Unione Europea negli ultimi cinque anni e continuerebbe a dominarla se prevalessero le formazioni politiche favorevoli al potere liberista. In Italia: il Partito Democratico; Forza Italia -la cui proposta di Mario Draghi a capo di un nuovo governo italiano (che avrebbe certamente il sostegno del PD), ha il pregio della chiarezza, Draghi è infatti l’emblema stesso dell’ultraliberismo dell’Unione Europea–; la Lega, che si presenta come ‘sovranista’ ma le cui scelte politiche sono nel segno del liberismo occidentalista.
Ho illustrato più volte le ragioni per le quali ritengo negative sino alla catastrofe le politiche liberiste; l’ho fatto ad esempio qui: Brexit. Assai meglio di quanto possa enunciarle io, che economista non sono, tali motivazioni vengono riassunte con grande chiarezza nell’articolo di Cracco, la cui rivista è decisamente ‘di sinistra’. Invito dunque a leggere queste poche pagine, nel cui pdf si trovano anche alcune mie evidenziazioni.

11 commenti

  • agbiuso

    Settembre 15, 2019

    Wolfgang Streeck è professore emerito al Max Planck Institute for the Study of Societies.
    Questa sua intervista rappresenta una delle riflessioni più lucide e plausibili sull’identità e la funzione dell’Unione Europea.
    È breve e consiglio di leggerla per intero: The EU is an empire

    I brani più significativi mi sono sembrati questi:
    «The EU became a neoliberal empire […] The neoliberal core of the EU as an institution and the results of European integration were intended by its framers to be eternal and irreversible. […] All sorts of sentimental narratives had to be invented to make people forget the disempowerment of national democratic politics that is at the core of the EU construction. […] The nation state is the only site of a politics amenable to anything like a redistributive state or an egalitarian democracy. […] [L’Unione Europea è] a playground for the new middle-class, the bobos, as the French call them: the bourgeois bohemians, the self-appointed cosmopolitans who believe that by importing cheap labour for their households they are doing something for the progress of mankind. […] Peripheral countries that do not follow the rules, such as Greece under the SYRIZA government, are punished by central institutions like the European Central Bank, while central countries like France are exempt from punishment»

  • agbiuso

    Agosto 15, 2019

    Quella di Francesco Cartolini è un’analisi non banale dell’attuale situazione politica italiana.
    Le dinamiche nazionali vanno infatti sempre lette nel più ampio contesto europeo e geopolitico, al di là dei piccoli soggetti che localmente appaiono determinanti ma che sono voce e portavoce di strutture più complesse e più potenti.
    Il testo ha il merito di chiarire la natura per nulla ‘sovranista’ ma atlantista della Lega e anche del governo del quale ha fatto parte.

    PD ADDIO?
    12.8.2019
    La scissione che sta maturando nel Partito Democratico (PD) è di per sé una buona notizia, visto il ruolo nefasto pluridecennale svolto da questo partito (non il solo) ai danni dello Stato e degli strati popolari. La rottura sul ritorno alle urne in autunno (Zingaretti) oppure sulla fiducia ad un governo di transizione che sposti la data del voto (Renzi), un voto che potrebbe tenersi oltre il 2020, è qualcosa di più di una congiunturale frizione tattica di posizione nel partito.
    L’attuale segretario del PD, Nicola Zingaretti, che controlla il partito avendo marginalizzato i renziani, mira a togliere l’egemonia che Renzi ha sui gruppi parlamentari, espressione, alle elezioni del 2018, di una sua certosina selezione nelle liste che marginalizzò le altre componenti del partito, quella zingarettiana in testa. Se si andasse subito ad elezioni, come vuole Zingaretti per i suoi interessi di frazione, Renzi vedrebbe fortemente ridimensionato il suo ruolo.
    Tra fare la scissione ‘dopo’ o ‘adesso’, la tempistica dell’interesse di frazione personale di Renzi è per l’oggi e già circola il nome della sua creatura: Azione civile. Renzi ha bisogno di tempi ‘tecnici’ per costruire il partito ed un governo di transizione servirebbe allo scopo.
    A rendere ancora più confusa e critica la situazione nel partito ci sono figure come Franceschini, Del Rio e Orfini, che ventilano una ‘terza via’, disponibili a sostenere un governo “istituzionale”, ma non “di scopo” e “non a tempo”.
    La prospettiva di un PD che si spacchi in due tronconi, possibile buon viatico in vista di una loro marginalizzazione, se non –auspicabilmente– dissoluzione, è quindi una buona notizia. L’essere il PD –sul fronte ‘sinistro liberale’– referenza dei principali gruppi affaristici del Paese e dei ‘poteri esterni’ (geopolitici e finanziari) ad esso aprirà un ‘vuoto’ di referenza e darà vita a grandi manovre per riempirlo con una forza ‘sostitutiva’. Gli effetti potrebbero investire il M5S, a sua volta chiamato a fare i conti (già all’interno) con la discutibilissima gestione dell’azione di governo impressa da Di Maio e dalla sua cerchia tanto su questioni particolari (pacchetto sicurezza, TAV, Tap, Ilva, Benetton in Alitalia, voto commissione UE, ecc.) quanto su indirizzi più generali e decisivi (innanzitutto la sostanziale accettazione dei vincoli europei, ostativi alle sbandierate politiche di rilancio economico e sociale).
    Gli spazi, perché possano avanzare le istanze di emancipazione nazionale dai vincoli europei e dalla sudditanza atlantica, a ben vedere si ampliano, anche con la crisi del governo Conte (governo spesso surrealmente definito “sovranista” dalla grancassa mediatica e da certi apparati politici non solo interni al Paese). L’ascesa della liberista, atlantica ed anti-nazionale Lega di Salvini proprio sul terreno della sovranità, dell’indipendenza dai vincoli euro-atlantici e di una ben diversa prospettiva di società potrà essere fondatamente contrastata.
    Si presti attenzione a contrastare anche chi –‘sinistra liberale’– avrà interesse a riproporre l’antiberlusconismo che fu con l’antisalvinismo di oggi, per non produrre alcunché di alternativo né nel perseguimento di ben diverse politiche economiche e sociali, né su quello di un’indispensabile sovranità politica condizione preliminare ineludibile e, quindi, principale per la costruzione di un’effettiva alternativa politica e di società.
    Il terreno principe di lotta su cui far emergere molteplici nodi (questioni sociali come scuola, sanità, ambiente, ecc. ed interessi di alcuni Stati del continente ad un indebolimento ulteriore se non alla disgregazione nazionale dell’Italia) è quello del “regionalismo differenziato” che non a caso vede convergere un arco trasversale di forze dal PD alle destre (Lega in testa) passando per settori del M5S.

    Fonte: PD addio?

    • diego

      Agosto 16, 2019

      il destino del PD non è molto importante, ma credo che finirà col dividersi in due partiti, uno più o meno socialista ed uno più o meno liberal-democratico; chi vivrà vedrà; ma la vera partita grossa, in questo mento di enorme confusione, è quale parlamento eleggerà il successore di Mattarella, che scade nel 2022; un parlamento a larga maggioranza leghista metterà in quel posto chiave qualcuno decisamente vicino alle idee del Salvini; mentre un parlamento con la composizione attuale potrebbe eleggere qualcuno ben meno «pericoloso»; ma col casino economico-finanziario e quindi sociale che avremo nei prossimi anni se non mesi, tutto puo’ succedere, di tutto proprio; sinceramente sono poso entusiasta d’ogni attuale prospettiva, non rimane che un triste menopeggismo, chissà

      • agbiuso

        Agosto 16, 2019

        Caro Diego, non si tratta del ‘menopeggio’. Si tratta di non essere ingenui, cosa che in politica è un peccato mortale. Poi ciascuno deduce ciò che ritiene più opportuno ma la realtà dei fatti e delle situazioni va conosciuta nel modo più freddo possibile.
        Per quanto riguarda gli equilibri della politica contemporanea credo che tale realtà si esprima bene nel contenuto di un’intervista segnalata dalla rivista Indipendenza. In essa tra l’altro, si legge questo:

        ========
        «Nelle cancellerie internazionali, Usa, Germania, Ue e Israele in testa questa alleanza anomala è stata vista come una sorta di male minore. Una sorta di necessario governo di unità nazionale che ha potuto prendere il largo solo dopo alcune rassicurazioni precise».

        Quali?

        «Che l’Italia, in quanto nazione sconfitta dopo la Seconda guerra, non si sarebbe allontanata dal perimetro della Nato. Che l’Italia non avrebbe rivelato i protocolli segreti e anticostituzionali per cui è previsto il placet americano per la nomina del Presidente della repubblica, di quello del consiglio, del ministro degli esteri, di quello degli interni nonché del governatore della Banca d’Italia. All’alleato americano poi è stato garantito che il segreto di Stato sarebbe rimasto su tutta una serie di dossier, mentre alle cancellerie internazionali è stato garantito che il governo non avrebbe rivelato alcuni dossier delicati sulle transazioni relative ai titoli del debito pubblico nonché a quelle sui derivati».

        Chi sono i garanti di tali accordi?

        «In primis c’è il capo dello Stato Sergio Mattarella. Poi c’è il responsabile dell’Economia Giovanni Tria. Su altri nomi che ho sentito non mi sbilancio. I vertici del M5S hanno detto sì. Lo stesso hanno fatto i leghisti. Il che spiega le trasferte oltre confine, oltreoceano in primis, di tanti capoccia dei due partiti».
        ========
        Fonte: Grandi opere e partito degli affari, Governo Conte e cancellerie estere.

        Il testo completo dell’intervista, da leggere, si trova qui:
        https://www.vicenzapiu.com/leggi/m5s-non-sacrifichi-lambiente-sullaltare-della-realpolitik-parlamentare/

        Di tutto ciò ero certo ma la conferma è comunque ragione di amarezza. Anche per questo sono ‘sovranista’, vale a dire ‘risorgimentale’.

        • diego

          Agosto 17, 2019

          certo caro Alberto, tu cerchi una lettura scevra da preconcetti, puo’ essere che funzioni; comunque, nonostante la pochezza e un certo opportunismo del giovine leader di Pomigliano, i pentastellati (che ho pure criticato duramente definendoli anche «pentazerbini») abbiano comunque cercato di porre al centro tematiche giuste, non ultimo il reddito di cittadinanza (seppur realizzato male e con un brutto compromesso al ribasso ); la questione della redistribuzione del reddito e della ricchezza che, inesorabilmente, si accumula in pochissime mani, c’è e ci sarà; speriamo che torni almeno un po’ di Keynes dopo tanta ubricatura neoliberista; ma certo le faccende sono complesse e hanno, in effetti, alcuni giochi a carte coperte che non si puo’ conoscere appieno; speriamo bene, ma con poca speranza

  • agbiuso

    Luglio 4, 2019

    Unione Europea sempre più a trazione franco-tedesca
    Associazioneindipendenza, 4.7.2019

    La tedesca Ursula Von Der Leyen alla presidenza della Commissione Europea e la francese Cristine Lagarde da direttrice del Fondo Monetario Internazionale a presidente della Banca Centrale Europea ratificano il direttorio franco-tedesco (carolingio) sull’Unione Europea come sancito dal Trattato di Aquisgrana siglato tra Germania e Francia nel gennaio scorso.

    È la risposta iper-liberista inequivocabile a chi surrealmente afferma che sia possibile cambiare “l’Europa” dall’interno; detto altrimenti è il rilancio più oltranzista dell’Europa austeritaria e spoliatrice. Le riforme interne alla UE che si preannunciano sono all’insegna del consolidamento del direttorio di cui sopra e di una durezza ulteriore nei confronti di Paesi come l’Italia.

  • agbiuso

    Giugno 14, 2019

    Denis Collin sulla ‘lunghezza della catena’.
    «Qui ose encore parler de prolétariat, de classe ouvrière, de renversement du capitalisme? Le projet totalitaire n’a pas plus besoin des méthodes révolutionnaires du fascisme. Il ne doit plus y avoir la moindre place pour un projet alternatif, pour un mouvement luttant pour l’abolition du capitalisme. Le danger principal, vient de l’État entièrement assujetti aux intérêts financiers dominants et à la nouvelle caste « éduquée » qui parle couramment le ‘ business English ‘, a appris les méthodes du management par la terreur et de la manipulation sournoise, une caste qui n’a plus aucun lien ni aucune communication avec ceux d’en bas».

    Qui l’articolo completo: La liberté, une valeur en voie de disparition ?
    La Sociale, 14.6.2019

  • diego

    Maggio 27, 2019

    Un articolo molto interessante; alla fine la domanda è sempre quella: che serve una democrazia se non puo’ decidere sulle evoluzioni del mercato? Che serve un meccanico che non puo’ modificare il motore? La questione è sempre quella della natura dello stato, cos’è lo stato? Oltre a tutto, rispetto allo stato ottocentesco, lo stato moderno è anche un gigantesco assistente sociale che, con fatica, eroga pensioni, stipendi, welfare sempre col fiato corto rispetto ai bisogni sempre crescenti. Alla fine è chiaro che il problema sta proprio nel meccanismo centrale del capitalismo, quel continuo rilancio senza respiro, altrimenti il motore si ingrippa. Draghi, che pure era allievo di Federico Caffè, non ha potuto fare altro che allargare il buco. Dall’appesantimento finanziario di ogni umano agire; sono molto pessimista, senza una crisi finanziaria assolutamente spaventosa, senza una situazione da mostruoso dopoguerra planetario, non se ne puo’ uscire. Questo non me lo ha spiegato un anarcoantagonista, ma un amico che lavora abbastanza vicino al cuore della finanza: la puzza del morto di sente, ma per ora si camuffa col profumo fatto di soldi che saranno cartastraccia. Grazie Alberto, scusa la mia tirata

    • agbiuso

      Maggio 27, 2019

      Grazie a te, Diego, per le tue riflessioni e per l’efficacissima metafora finale.
      Sì, credo che che cose stiano come tu e il tuo amico le descrivete.

  • cristina

    Maggio 27, 2019

    Grazie Alberto, leggo ex post…esposta come tanti alla “deficienza” (mancanza ?) dei votanti.

  • Pasquale

    Maggio 25, 2019

    Grazie mille Alberto per questo ottimo articolo. Psq.

Inserisci un commento

Vai alla barra degli strumenti