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«L’Unione Europea di Hayek»

«L’Unione Europea di Hayek»

Il titolo di questa brachilogia non è mio ma è quello di un articolo della giornalista economica Giovanna Cracco, direttrice della rivista Paginauno. Il testo è stato pubblicato sul numero 61 (febbraio/marzo 2019) .
Degli economisti Friedrich August von Hayek e Milton Friedman ho parlato qualche giorno fa. Riprendo adesso il discorso in relazione alle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. A distanza infatti di poco più di un anno dall’auspicio che nel marzo 2018 formulavo sul successo elettorale del Movimento 5 Stelle, alcuni elementi del programma di quel partito sono stati realizzati, molti altri no. E tuttavia confermo il mio sostegno al M5S.
A convincermi è stata anche e specialmente l’analisi che Cracco propone dei fondamenti e delle scelte politiche di un Parlamento Europeo di impronta liberale e liberista, come quello che ha rappresentato e governato l’Unione Europea negli ultimi cinque anni e continuerebbe a dominarla se prevalessero le formazioni politiche favorevoli al potere liberista. In Italia: il Partito Democratico; Forza Italia -la cui proposta di Mario Draghi a capo di un nuovo governo italiano (che avrebbe certamente il sostegno del PD), ha il pregio della chiarezza, Draghi è infatti l’emblema stesso dell’ultraliberismo dell’Unione Europea–; la Lega, che si presenta come ‘sovranista’ ma le cui scelte politiche sono nel segno del liberismo occidentalista.
Ho illustrato più volte le ragioni per le quali ritengo negative sino alla catastrofe le politiche liberiste; l’ho fatto ad esempio qui: Brexit. Assai meglio di quanto possa enunciarle io, che economista non sono, tali motivazioni vengono riassunte con grande chiarezza nell’articolo di Cracco, la cui rivista è decisamente ‘di sinistra’. Invito dunque a leggere queste poche pagine, nel cui pdf si trovano anche alcune mie evidenziazioni.

19 commenti

  • agbiuso

    Agosto 9, 2020

    Da twitter senza commento, non ce n’è bisogno.

    ==========
    Vladimiro Giacché ha ritwittato
    Alberto Bagnai
    @AlbertoBagnai
    Diceva Flaiano che in Italia la realtà supera la fantasia. In Europa le due sono perfettamente allineate. Se non vi basta questo a capire cosa sono i grigi Eichmann di Bruxelles, allora ve li meritate. Ributtanti avvoltoi delle riforme sul cadavere di un paese.

  • agbiuso

    Dicembre 12, 2019

    Questo articolo di sinistrainrete spiega bene perché il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) sia la premessa della miseria dell’Italia e riesca a realizzare ciò a cui il nazionalsocialismo aspirava: la sottomissione dell’Europa alla Germania.
    Fu un tedesco, Kant, a dire che chi si fa verme non deve poi lamentarsi d’essere calpestato. L’Italia è questo verme.

    MES: il golpe è servito
    di Nicoletta Forcheri
    sinistrainrete, 10.12.2019

  • agbiuso

    Dicembre 7, 2019

    Da un’intervista ad Alessandro Mangia (Ordinario di Diritto Costituzionale), il Sussidiario.net, 6.12.2019

    Una banca che sta per saltare come Deutsche che, solo sui derivati, ha un’esposizione pari a 20 volte il Pil tedesco. Per non parlare di Commerz e delle Landesbanken salvate sottotraccia con soldi degli enti locali.

    La legge Moavero sugli obblighi di coordinamento tra Parlamento e Ministri che vanno in Europa è una foglia di fico. Puoi anche dire in termini generali che il Ministro deve riferire al Parlamento. Il Trattato Mes all’art. 34 dice che i Ministri che lavorano dentro il Mes sono tenuti al segreto professionale, come un qualunque dirigente di banca.

    Significa che nel 2012 La Corte costituzionale tedesca ha bloccato ratifica e promulgazione del trattato fino a che non fossero chiari due punti. E cioè che l’obbligo del trattato alla riservatezza non fosse ritenuto inoperante per i Ministri di fronte al Parlamento. E che comunque il Parlamento avrebbe dovuto avere l’ultima parola sulle contribuzioni al Mes. Una cosa che funziona solo in Germania in base a una sentenza della Corte costituzionale del 2012. Solo a queste condizioni il Trattato si è potuto ratificare. Fossero queste condizioni operanti in tutta l’eurozona il trattato Mes sarebbe carta straccia. Diciamo che la Germania è un membro del Mes a statuto speciale. E tutti gli altri funzionano in modo diverso.

    e’, il giochetto della riserva costituzionale alla ratifica del trattato vale per tutti. Siccome tutti gli ordinamenti costituzionali della zona euro – nessuno escluso – presuppongono un controllo parlamentare sull’operato dei governi, non ci vorrebbe molto, in teoria, ad impugnare il trattato davanti alle rispettive Corti costituzionali ed ottenere la stessa pronuncia che in Germania hanno dal 2012, e che fa funzionare tutto in modo diverso.

    Qui il punto è che si sta parlando di qualcosa che, volendo, può essere smontato pezzo per pezzo in tutti paesi dell’eurozona. E che in Germania è stato disattivato ancora prima della sua entrata in vigore. Non trova che sia divertente adesso trovarci a litigare sulle sue modifiche, quando può essere smontato in qualunque momento? Alla faccia della stabilità.

    Il testo integrale dell’intervista: “FONDO SALVA-STATI/ “Così il Mes può essere smontato”

  • agbiuso

    Novembre 25, 2019

    Una spiegazione sintetica, chiara ed efficace del MES, Meccanismo Europeo di Stabilità.

    Fonte: Ora Basta.

  • agbiuso

    Novembre 25, 2019

    E se lo dice persino l’Espresso vuol dire che l’Unione Europea sta proprio esagerando nella distruzione dell’Europa, anche mediante la profonda corruzione del governo dell’Unione.

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    Jean-Claude Juncker killer d’Europa
    DI PAOLO BIONDANI E LEO SISTI
    l’Espresso
    Favori giganteschi alle multinazionali. Mille miliardi all’anno di evasione ed elusione. Mentre i cittadini sono oberati di tasse. Inchiesta sul presidente della Commissione. E sulle politiche fiscali che hanno scatenato il populismo.

  • agbiuso

    Novembre 24, 2019

    “5S e LeU contrari [al MES], Pd e renziani a favore”.
    Marco Palombi su il Fatto Quotidiano.

    Sospetto (!) che prevarranno i secondi visto che il M5S è defunto, Liberi ed Eguali non esiste, Conte è il portavoce dell’Unione Europea, Moscovici minaccia, Mattarella esorta.
    E tuttavia bisogna ripeterlo: Stop al Mes per i risparmi, per la libertà.

  • agbiuso

    Novembre 23, 2019

    I pericoli più gravi per la democrazia vengono dall’Unione Europea. Coloro che non sanno individuare il nemico principale sono destinati alla sconfitta. Oggi i nemici dell’Europa sono l’UE , il Meccanismo Europeo di Stabilità, il Fondo Monetario Internazionale. E, naturalmente, l’informazione al loro servizio

    ========
    Un amico mi ha risposto in privato. Copio qui lo scambio che abbiamo avuto.

    ***
    Come tutti gli indebitati l’Italia è nelle mani di chi può finanziarla, e non ha più sovranità. Frutto dell’epoca del CAF e dell’Italia “quinta potenza mondiale”

    agb
    Hai ragione. Aggiungo, e mi sembra un dato fondamentale, la pervasiva corruzione e l’evasione fiscale, che sottraggono enormi risorse alla res pubblica.

    ***
    Vero

  • agbiuso

    Novembre 22, 2019

    Fondo salva-Stati, vi chiedete cosa sia il Mes? In breve un’evoluzione della Troika
    di Lidia Undiemi, il Fatto Quotidiano, 22.11.2019

    Era il 2012 quando per la prima volta andai in Rai (a Linea Notte) a spiegare il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) e le conseguenze di una sua approvazione.

    Presentatore e ospiti erano visivamente spiazzati, perché l’argomento principale era l’insediamento – tra festeggiamenti e grande ottimismo – di Mario Monti. Io dissi chiaramente che Monti avrebbe fallito, e che noi avremmo pagato a caro prezzo le riforme volute dall’Europa. Così è stato.

    Sebbene riuscii a sensibilizzare una discreta parte dell’opinione pubblica, una volta approvato dal Parlamento il Mes fu pian piano dimenticato. Destino diverso per il Fiscal Compact – approvato anch’esso nello stesso periodo –, evidentemente perché la sua comprensione era di gran lunga più intuitiva.

    Oggi anche il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, si preoccupa della sua approvazione.

    Cos’è il Mes? In breve è l’evoluzione della Troika, un’organizzazione internazionale dotata di ampi poteri sanciti nel suo trattato fondamentale (appunto quello che è stato approvato dal Parlamento). Il suo obiettivo principale è quello di prestare denaro ai Paesi in difficoltà, ma solo se gli viene concesso di sostituirsi al governo democraticamente eletto per imporre le proprie riforme. La conseguenza è piuttosto ovvia, la democrazia cessa di funzionare, i cittadini possono votare chi vogliono, ma l’agenda politica è quella del Mes. Leggere il trattato per credere (sulla lettura del trattato nel 2013 ebbi un simpatico battibecco con il giornalista Massimo Giannini nel 2013 a Ballarò). Loro le chiamano condizionalità, con ciò imitando il Fondo Monetario internazionale, di cui il Mes, in special modo con la riforma, vuole assumere in Europa gli stessi compiti che il Fondo svolge in altre parti del mondo, come in America Latina.

    Per il paese che non realizza le riforme del Mes-Troika sono guai, perché il prestito viene erogato in tranche, solo se (a parte concessioni discrezionali) lo Stato in difficoltà realizza le riforme.

    Grecia docet. I prestiti ad Atene sono stati concessi solo con l’applicazione di politiche di austerità estremamente pesanti. Per esempio, l’approvazione della legge di bilancio per il 2014 fu condizionata dal fatto che la Troika decise di rinviare il suo ritorno ad Atene, da cui dipendeva l’erogazione dell’ulteriore tranche di prestito, perché aveva dettato 135 riforme e ne erano state attuate soltanto 60.

    Non se l’è passata meglio Cipro, con il prelievo forzoso sui conti correnti, che il Parlamento cipriota aveva per la prima volta respinto, salvo poi essere costretto ad accettare per le pressioni dei mercati e delle istituzioni internazionali.

    La riforma vuole andare oltre tutto questo. Perché se attualmente il Mes è progettato per funzionare principalmente in caso di gravi crisi finanziarie, con la riforma finirebbe per governare in via precauzionale tutti i paesi dell’Eurozona creando un sistema di gestione del debito pubblico e delle crisi bancarie dal quale nessuno potrebbe scappare.

    Uno dei punti fondamentali della riforma è infatti il rafforzamento delle linee di credito precauzionale (leggasi commissariamenti permanenti anche per i Paesi con solide basi) e della possibilità per il Mes di imporre concretamente le condizionalità.

    A questo punto però vi starete chiedendo chi c’è dietro al Mes. Anche qui, basta leggere il trattato per rendersene conto. I soci del Mes sono sostanzialmente i paesi dell’Eurozona, il cui potere di influenza all’interno dell’organizzazione dipende dalle quote di partecipazione possedute, che sono tutte diverse. In testa Germania e Francia, cui seguono Italia e Spagna e via via gli altri. Chi ha più potere finanziario conta di più, e tra l’altro se un paese aderente ha difficoltà a versare la propria di partecipazione allora viene privato del diritto di voto. A confronto una banca privata è più democratica.

    Non solo Germania e Francia, perché anche investitori privati possono partecipare ai piani di finanziamento degli Stati, e non si capisce bene sino a che punto possono partecipare alla redazione delle riforme.

    Altri aspetti decisivi della riforma sono il contributo che il Mes per le risoluzioni europee delle crisi bancarie ed una maggiore collaborazione tra Commissione Europea e il Mes stesso. Tralasciando in questo momento l’accavallamento di ruoli, ricordiamoci che l’Ue e il Mes sono soggetti distinti, e quindi potrebbero crearsi conflitti di governance, che in realtà ci sono già stati e che hanno portato allo scontro titanico tra Germania e Bce. La riforma del Mes altro non è che il compromesso tra Ue e Germania, perché probabilmente i tedeschi hanno intenzione di tenere in piedi la baracca solo se gli altri paesi accettano le condizionalità.

    Questa è l’Europa che si sta consolidando con la riforma del Mes. Una Europa squilibrata e antidemocratica, che in quanto tale, comunque, non avrebbe lunga vita

  • agbiuso

    Settembre 15, 2019

    Wolfgang Streeck è professore emerito al Max Planck Institute for the Study of Societies.
    Questa sua intervista rappresenta una delle riflessioni più lucide e plausibili sull’identità e la funzione dell’Unione Europea.
    È breve e consiglio di leggerla per intero: The EU is an empire

    I brani più significativi mi sono sembrati questi:
    «The EU became a neoliberal empire […] The neoliberal core of the EU as an institution and the results of European integration were intended by its framers to be eternal and irreversible. […] All sorts of sentimental narratives had to be invented to make people forget the disempowerment of national democratic politics that is at the core of the EU construction. […] The nation state is the only site of a politics amenable to anything like a redistributive state or an egalitarian democracy. […] [L’Unione Europea è] a playground for the new middle-class, the bobos, as the French call them: the bourgeois bohemians, the self-appointed cosmopolitans who believe that by importing cheap labour for their households they are doing something for the progress of mankind. […] Peripheral countries that do not follow the rules, such as Greece under the SYRIZA government, are punished by central institutions like the European Central Bank, while central countries like France are exempt from punishment»

  • agbiuso

    Agosto 15, 2019

    Quella di Francesco Cartolini è un’analisi non banale dell’attuale situazione politica italiana.
    Le dinamiche nazionali vanno infatti sempre lette nel più ampio contesto europeo e geopolitico, al di là dei piccoli soggetti che localmente appaiono determinanti ma che sono voce e portavoce di strutture più complesse e più potenti.
    Il testo ha il merito di chiarire la natura per nulla ‘sovranista’ ma atlantista della Lega e anche del governo del quale ha fatto parte.

    PD ADDIO?
    12.8.2019
    La scissione che sta maturando nel Partito Democratico (PD) è di per sé una buona notizia, visto il ruolo nefasto pluridecennale svolto da questo partito (non il solo) ai danni dello Stato e degli strati popolari. La rottura sul ritorno alle urne in autunno (Zingaretti) oppure sulla fiducia ad un governo di transizione che sposti la data del voto (Renzi), un voto che potrebbe tenersi oltre il 2020, è qualcosa di più di una congiunturale frizione tattica di posizione nel partito.
    L’attuale segretario del PD, Nicola Zingaretti, che controlla il partito avendo marginalizzato i renziani, mira a togliere l’egemonia che Renzi ha sui gruppi parlamentari, espressione, alle elezioni del 2018, di una sua certosina selezione nelle liste che marginalizzò le altre componenti del partito, quella zingarettiana in testa. Se si andasse subito ad elezioni, come vuole Zingaretti per i suoi interessi di frazione, Renzi vedrebbe fortemente ridimensionato il suo ruolo.
    Tra fare la scissione ‘dopo’ o ‘adesso’, la tempistica dell’interesse di frazione personale di Renzi è per l’oggi e già circola il nome della sua creatura: Azione civile. Renzi ha bisogno di tempi ‘tecnici’ per costruire il partito ed un governo di transizione servirebbe allo scopo.
    A rendere ancora più confusa e critica la situazione nel partito ci sono figure come Franceschini, Del Rio e Orfini, che ventilano una ‘terza via’, disponibili a sostenere un governo “istituzionale”, ma non “di scopo” e “non a tempo”.
    La prospettiva di un PD che si spacchi in due tronconi, possibile buon viatico in vista di una loro marginalizzazione, se non –auspicabilmente– dissoluzione, è quindi una buona notizia. L’essere il PD –sul fronte ‘sinistro liberale’– referenza dei principali gruppi affaristici del Paese e dei ‘poteri esterni’ (geopolitici e finanziari) ad esso aprirà un ‘vuoto’ di referenza e darà vita a grandi manovre per riempirlo con una forza ‘sostitutiva’. Gli effetti potrebbero investire il M5S, a sua volta chiamato a fare i conti (già all’interno) con la discutibilissima gestione dell’azione di governo impressa da Di Maio e dalla sua cerchia tanto su questioni particolari (pacchetto sicurezza, TAV, Tap, Ilva, Benetton in Alitalia, voto commissione UE, ecc.) quanto su indirizzi più generali e decisivi (innanzitutto la sostanziale accettazione dei vincoli europei, ostativi alle sbandierate politiche di rilancio economico e sociale).
    Gli spazi, perché possano avanzare le istanze di emancipazione nazionale dai vincoli europei e dalla sudditanza atlantica, a ben vedere si ampliano, anche con la crisi del governo Conte (governo spesso surrealmente definito “sovranista” dalla grancassa mediatica e da certi apparati politici non solo interni al Paese). L’ascesa della liberista, atlantica ed anti-nazionale Lega di Salvini proprio sul terreno della sovranità, dell’indipendenza dai vincoli euro-atlantici e di una ben diversa prospettiva di società potrà essere fondatamente contrastata.
    Si presti attenzione a contrastare anche chi –‘sinistra liberale’– avrà interesse a riproporre l’antiberlusconismo che fu con l’antisalvinismo di oggi, per non produrre alcunché di alternativo né nel perseguimento di ben diverse politiche economiche e sociali, né su quello di un’indispensabile sovranità politica condizione preliminare ineludibile e, quindi, principale per la costruzione di un’effettiva alternativa politica e di società.
    Il terreno principe di lotta su cui far emergere molteplici nodi (questioni sociali come scuola, sanità, ambiente, ecc. ed interessi di alcuni Stati del continente ad un indebolimento ulteriore se non alla disgregazione nazionale dell’Italia) è quello del “regionalismo differenziato” che non a caso vede convergere un arco trasversale di forze dal PD alle destre (Lega in testa) passando per settori del M5S.

    Fonte: PD addio?

    • diego

      Agosto 16, 2019

      il destino del PD non è molto importante, ma credo che finirà col dividersi in due partiti, uno più o meno socialista ed uno più o meno liberal-democratico; chi vivrà vedrà; ma la vera partita grossa, in questo mento di enorme confusione, è quale parlamento eleggerà il successore di Mattarella, che scade nel 2022; un parlamento a larga maggioranza leghista metterà in quel posto chiave qualcuno decisamente vicino alle idee del Salvini; mentre un parlamento con la composizione attuale potrebbe eleggere qualcuno ben meno «pericoloso»; ma col casino economico-finanziario e quindi sociale che avremo nei prossimi anni se non mesi, tutto puo’ succedere, di tutto proprio; sinceramente sono poso entusiasta d’ogni attuale prospettiva, non rimane che un triste menopeggismo, chissà

      • agbiuso

        Agosto 16, 2019

        Caro Diego, non si tratta del ‘menopeggio’. Si tratta di non essere ingenui, cosa che in politica è un peccato mortale. Poi ciascuno deduce ciò che ritiene più opportuno ma la realtà dei fatti e delle situazioni va conosciuta nel modo più freddo possibile.
        Per quanto riguarda gli equilibri della politica contemporanea credo che tale realtà si esprima bene nel contenuto di un’intervista segnalata dalla rivista Indipendenza. In essa tra l’altro, si legge questo:

        ========
        «Nelle cancellerie internazionali, Usa, Germania, Ue e Israele in testa questa alleanza anomala è stata vista come una sorta di male minore. Una sorta di necessario governo di unità nazionale che ha potuto prendere il largo solo dopo alcune rassicurazioni precise».

        Quali?

        «Che l’Italia, in quanto nazione sconfitta dopo la Seconda guerra, non si sarebbe allontanata dal perimetro della Nato. Che l’Italia non avrebbe rivelato i protocolli segreti e anticostituzionali per cui è previsto il placet americano per la nomina del Presidente della repubblica, di quello del consiglio, del ministro degli esteri, di quello degli interni nonché del governatore della Banca d’Italia. All’alleato americano poi è stato garantito che il segreto di Stato sarebbe rimasto su tutta una serie di dossier, mentre alle cancellerie internazionali è stato garantito che il governo non avrebbe rivelato alcuni dossier delicati sulle transazioni relative ai titoli del debito pubblico nonché a quelle sui derivati».

        Chi sono i garanti di tali accordi?

        «In primis c’è il capo dello Stato Sergio Mattarella. Poi c’è il responsabile dell’Economia Giovanni Tria. Su altri nomi che ho sentito non mi sbilancio. I vertici del M5S hanno detto sì. Lo stesso hanno fatto i leghisti. Il che spiega le trasferte oltre confine, oltreoceano in primis, di tanti capoccia dei due partiti».
        ========
        Fonte: Grandi opere e partito degli affari, Governo Conte e cancellerie estere.

        Il testo completo dell’intervista, da leggere, si trova qui:
        https://www.vicenzapiu.com/leggi/m5s-non-sacrifichi-lambiente-sullaltare-della-realpolitik-parlamentare/

        Di tutto ciò ero certo ma la conferma è comunque ragione di amarezza. Anche per questo sono ‘sovranista’, vale a dire ‘risorgimentale’.

        • diego

          Agosto 17, 2019

          certo caro Alberto, tu cerchi una lettura scevra da preconcetti, puo’ essere che funzioni; comunque, nonostante la pochezza e un certo opportunismo del giovine leader di Pomigliano, i pentastellati (che ho pure criticato duramente definendoli anche «pentazerbini») abbiano comunque cercato di porre al centro tematiche giuste, non ultimo il reddito di cittadinanza (seppur realizzato male e con un brutto compromesso al ribasso ); la questione della redistribuzione del reddito e della ricchezza che, inesorabilmente, si accumula in pochissime mani, c’è e ci sarà; speriamo che torni almeno un po’ di Keynes dopo tanta ubricatura neoliberista; ma certo le faccende sono complesse e hanno, in effetti, alcuni giochi a carte coperte che non si puo’ conoscere appieno; speriamo bene, ma con poca speranza

  • agbiuso

    Luglio 4, 2019

    Unione Europea sempre più a trazione franco-tedesca
    Associazioneindipendenza, 4.7.2019

    La tedesca Ursula Von Der Leyen alla presidenza della Commissione Europea e la francese Cristine Lagarde da direttrice del Fondo Monetario Internazionale a presidente della Banca Centrale Europea ratificano il direttorio franco-tedesco (carolingio) sull’Unione Europea come sancito dal Trattato di Aquisgrana siglato tra Germania e Francia nel gennaio scorso.

    È la risposta iper-liberista inequivocabile a chi surrealmente afferma che sia possibile cambiare “l’Europa” dall’interno; detto altrimenti è il rilancio più oltranzista dell’Europa austeritaria e spoliatrice. Le riforme interne alla UE che si preannunciano sono all’insegna del consolidamento del direttorio di cui sopra e di una durezza ulteriore nei confronti di Paesi come l’Italia.

  • agbiuso

    Giugno 14, 2019

    Denis Collin sulla ‘lunghezza della catena’.
    «Qui ose encore parler de prolétariat, de classe ouvrière, de renversement du capitalisme? Le projet totalitaire n’a pas plus besoin des méthodes révolutionnaires du fascisme. Il ne doit plus y avoir la moindre place pour un projet alternatif, pour un mouvement luttant pour l’abolition du capitalisme. Le danger principal, vient de l’État entièrement assujetti aux intérêts financiers dominants et à la nouvelle caste « éduquée » qui parle couramment le ‘ business English ‘, a appris les méthodes du management par la terreur et de la manipulation sournoise, une caste qui n’a plus aucun lien ni aucune communication avec ceux d’en bas».

    Qui l’articolo completo: La liberté, une valeur en voie de disparition ?
    La Sociale, 14.6.2019

  • diego

    Maggio 27, 2019

    Un articolo molto interessante; alla fine la domanda è sempre quella: che serve una democrazia se non puo’ decidere sulle evoluzioni del mercato? Che serve un meccanico che non puo’ modificare il motore? La questione è sempre quella della natura dello stato, cos’è lo stato? Oltre a tutto, rispetto allo stato ottocentesco, lo stato moderno è anche un gigantesco assistente sociale che, con fatica, eroga pensioni, stipendi, welfare sempre col fiato corto rispetto ai bisogni sempre crescenti. Alla fine è chiaro che il problema sta proprio nel meccanismo centrale del capitalismo, quel continuo rilancio senza respiro, altrimenti il motore si ingrippa. Draghi, che pure era allievo di Federico Caffè, non ha potuto fare altro che allargare il buco. Dall’appesantimento finanziario di ogni umano agire; sono molto pessimista, senza una crisi finanziaria assolutamente spaventosa, senza una situazione da mostruoso dopoguerra planetario, non se ne puo’ uscire. Questo non me lo ha spiegato un anarcoantagonista, ma un amico che lavora abbastanza vicino al cuore della finanza: la puzza del morto di sente, ma per ora si camuffa col profumo fatto di soldi che saranno cartastraccia. Grazie Alberto, scusa la mia tirata

    • agbiuso

      Maggio 27, 2019

      Grazie a te, Diego, per le tue riflessioni e per l’efficacissima metafora finale.
      Sì, credo che che cose stiano come tu e il tuo amico le descrivete.

  • cristina

    Maggio 27, 2019

    Grazie Alberto, leggo ex post…esposta come tanti alla “deficienza” (mancanza ?) dei votanti.

  • Pasquale

    Maggio 25, 2019

    Grazie mille Alberto per questo ottimo articolo. Psq.

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