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Ridere

Ridere

Invito a gustare il video di una trasmissione satirica tedesca – Die Anstalt  dedicata ai neoliberali della Mont Pelerin Society. Quest’ultima è una organizzazione internazionale nata nel 1947 per difendere, promuovere e diffondere i principi del liberismo e della ‘Società Aperta’. Otto dei suoi membri sono stati insigniti del premio Nobel per l’economia, che si conferma in questo modo un premio frutto di ben precise opzioni ideologiche. Tra questi economisti, Friedrich von Hayek (qui sopra a sinistra) e Milton Friedman (a destra), che sono i più significativi ispiratori dell’attuale politica economica mondiale, messa in atto dai presidenti USA, dal Cile di Pinochet, dall’Unione Europea e dalla più parte dei suoi Stati membri.
Il video, che mi è stato segnalato da Pasquale D’Ascola, dura 13 minuti. Non è una lezione universitaria o una conferenza ma un programma satirico che ha il merito di spiegare con grande chiarezza e in modo divertente alcune tendenze fondamentali della politica e del potere contemporanei. E tutto questo è andato in onda il 7 novembre 2017 sulla ZDF (Zweites Deutsches Fernsehen), televisione pubblica tedesca. In Germania i comici fanno anche questo. In Italia si concentrano sulle battute di un politico, sull’abbigliamento di un altro, sui congiuntivi di un altro ancora. Satira da miserabili, insomma, che non sfiora neppure lontanamente chi e che cosa comanda veramente. Spesso si tratta di superficialità, altre volte è una scelta ben precisa, compiuta allo scopo di distrarre i cittadini e lasciarli nella loro ignoranza di sudditi che ridono di questioni apparentemente politiche ma politicamente insignificanti. 

2 commenti

  • Pasquale

    Maggio 21, 2019

    Caro Alberto, mi fa piacere che, da tedesco inconscio come ogni siciliano che si rispetti (riflessivo), tu abbia colto l’occasione del video per qualche osservazione di non poco peso. Mi permetto di aggiungere che il pezzo, come avrai notato, è un vero atto unico o, meglio, una scena da dramma didattico brechtiano. Siamo dunque molto in alto per stile e intenti. Gli Antstalt, non intendono far ridere troppo se non con i tempi che sì sono quelli del comico. Il tema e lo sviluppo invitano a comprarsi un po’ di artiglieria. Quanto ai comici questo è un tasto dolente. Morto Totò non credo ve ne siano più stati. Tu dirai Dario Fo, sì Fo ha avuto momenti, Mistero buffo, di grande teatro comico; e adesso ti allego la scena del pernacchio di Eduardo, scena che andrebbe proiettata nelle scuole. Vero vero, veri comici, feroci con la realtà che smascherano da far cascare culinterra la pomponata madama a farle perdere pennacchi e mustacchi, se li ha, sono tuttavia dei morti ed ebbero tuttavia padroni, tali da farli campare, con alcune, non del tutto modeste difficoltà ( la famiglia Fo o meglio la signora Rame pagò caro assai il suo far ridere) ma campare. Eduardo campò benissimo. Luttazzi, tempo fa, prima che venisse colpito ed affondato e mai recuperato, Luttazzi fu comico e un caso di damnatio memoriae in articulo vivi. Perché è come dici; noi siamo di preferenza il paese dello Zanni, sfotto ma mi adeguo. C’è una ragione antropologica alla base del nostro irridere e ridere di tutto, non di tutti, perché tutto resti come prima. I nostri comici, anche il volenteroso Crozza, sono un po’ tutti dei Rigoletti qui font amuser le roi. Donc le roi s’amuse. E in televisione. La televisione è un tritatutto costruito perché lo schiavo non spodesti il padrone. O diventerebbe un rivoluzionario e in televisione non ci andrebbe come fa il patavino Natalino Balasso.. MI viene in mente Masaniello la cui rivolta fu subito intrappolato dagli interessi di chi lo aveva appoggiato e subito visto l’utile sotto la cappa, non la spada. Ma, ci ricorda Don Abbondio, uno il coraggio non se lo può dare. Se lo deve dare. O Benigni

    O’ pernacchio

    • agbiuso

      Maggio 21, 2019

      “La televisione è un tritatutto costruito perché lo schiavo non spodesti il padrone”, affermi.
      Ed è esattamente così, caro Pasquale. L’ho scritto più volte e lo ripeto in questa occasione. Quando mi accade di incrociare lo schermo acceso di un televisore sento un senso di profonda estraneità, oltre che di autentica repulsione.
      Non avere un televisore e non guardare la televisione fu una decisione che presi ormai molti anni fa. Decisione che consiglio a tutti (è più facile di quanto si immagini). Decisione che ha purificato la mia mente dalle scorie della stupidità (rimane, eventualmente, quella mia naturale), dai veleni della menzogna, dal nichilismo profondo di un non luogo nel quale ciò che si vede non esiste ma che milioni di telespettatori credono essere reale.

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