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Elezioni 2018

Elezioni 2018

Studiare la storia e comprendere le dinamiche sociali significa capire che -secondo la grande lezione dello strutturalismo delle Annales – non contano i singoli ma gli insiemi, le collettività. Dunque non mi interessano i nomi dei competitori in lizza alle imminenti elezioni politiche italiane, mi interessa il significato che le formazioni sociali assumono.
I cinque anni che ci separano dalle elezioni politiche del 2013 hanno confermato la fine in Italia (e ovunque) di ciò che dal XIX secolo è stato chiamato ‘sinistra’, la sua indistinguibilità da ciò che si chiama ‘destra’ e il  convergere di entrambe nel sistema mafioso che distrugge l’economia italiana.
Le sedicenti destra e sinistra sono espressione del dominio della finanza speculativa che ha il suo baluardo nelle strutture dell’Unione Europea, la quale rappresenta il tradimento della storia e dell’idea di Europa.
Esprimerò dunque il mio sostegno al Movimento 5 Stelle non per chi lo rappresenta ma per ciò che rappresenta e in particolare:

  • Per la difesa dell’ambiente naturale e urbano rispetto alla speculazione, ai palazzinari, alle mafie dei rifiuti, alle aziende ultrainquinanti; tutti soggetti sostenuti dal Partito Democratico e da Forza Italia.
  • Per un progetto di recupero dell’occupazione sia pubblica sia nelle piccole e medie aziende, superando la schiavizzazione, il precariato, l’assenza di prospettive date dai provvedimenti del governo Renzi, per i quali basta aver lavorato come precario qualche ora al mese per essere ritenuti ‘occupati’.
  • Per attutire i condizionamenti di una informazione quasi per intero (eccezioni il manifesto e il Fatto Quotidiano, nessuna eccezione in televisione) asservita ai grandi gruppi finanziari di Mediaset, del gruppo Repubblica-Espresso e dei partiti politici finanziati da queste aziende.
  • Per una politica estera che almeno si proponga e tenti la difesa della autonomia dell’Italia dalla Germania e dagli Stati Uniti d’America. Su questo punto, tuttavia, la situazione dell’intera Europa è probabilmente senza uscita. I governi nazionali, infatti, contano poco o nulla. Le decisioni sono prese dalle strutture non democratiche -poiché da nessuno elette- dell’Unione Europea. Un solo esempio: l’embargo verso la Russia ha danneggiato e continua a danneggiare l’economia di molti Paesi europei, Italia compresa, ma è ancora in vigore perché favorisce la geostrategia e la finanza statunitensi. I vincoli di questa Europa sono delle catene recessive e antisociali alle quali gli Stati non possono sottrarsi. Temo quindi che, nonostante le tesi programmatiche, se il M5S andasse al governo poco o nulla potrebbe decidere in politica estera e sulle relazioni con l’Unione Europea, come tutti gli altri e come si è visto nel caso di Tsipras in Grecia Sono decisioni ormai sotto il controllo esclusivo di Bruxelles e di Washington, e forse un poco di Berlino. Una tragedia.
  • Per il contrasto alle mafie, alle camorre, alla ndranghete, delle quali invece Partito Democratico e Forza Italia sono al servizio; il fatto di vivere e lavorare in Sicilia rende questa dipendenza del tutto evidente.
  • Per un ridimensionamento delle spese dovute al meccanismo politico (finanziamento pubblico ai partiti, stipendi e pensioni di parlamentari e amministratori).
  • Per un contrasto effettivo alla capillare corruzione politica che distrugge la ricchezza prodotta dai cittadini, dirottandola nei conti correnti di corrotti, tangentisti e concussori. Invito, a questo proposito, ad ascoltare la relazione di Roberto Scarpinato, Procuratore generale della Repubblica di Palermo, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario il 27 gennaio 2018 (dal minuto 1.25 al minuto 1.49), venti minuti di verità sull’immensa corruzione -vera leucemia del corpo sociale italiano-, sull’ingiustizia che riduce a pura lettera i diritti costituzionali, sulla impunità dei potenti. Partito Democratico e Forza Italia esistono soprattutto e sostanzialmente allo scopo di perpetuare l’immensa corruzione finanziaria e amministrativa che pervade la vita sociale delle nostre collettività, così ben descritta da Scarpinato.
  • Per un controllo più attento delle banche, in mano alle massonerie lontane dalla res publica. Il caso di Banca Etruria e del grave coinvolgimento della ministra Boschi è una delle situazioni più emblematiche e inaccettabili fra quelle che hanno segnato la scorsa Legislatura.
  • Per uno spostamento verso la sanità, la scuola, l’università, il trasporto pubblico, degli enormi finanziamenti dati alle cosiddette Grandi Opere (TAV Torino/Lione; Autostrade inutili come la Brescia-Bergamo; il sempre presente progetto del Ponte sullo Stretto di Messina) e alla imponente e anticostituzionale spesa militare.
  • Non perché il Movimento 5 Stelle abbia la bacchetta magica o i suoi esponenti siano più ‘puri’ degli altri ma perché negli ultimi cinque anni questo Movimento ha costituito l’unica vera opposizione parlamentare allo scempio sociale e al crimine politico.

È sulla base di questa analisi e di tali auspici che non potrei votare né per Forza Italia/Lega (con la sua appendice Fratelli d’Italia) né per il Partito Democratico (con la sua appendice Liberi e Uguali). Se non ci fosse il Movimento 5 Stelle non mi recherei dunque alle urne, rimanendo fedele all’astensionismo libertario  che ho praticato per alcuni anni. È l’ultima possibilità che mi concedo ed è probabilmente l’ultima occasione per la società italiana non di diventare perfetta -cosa che mai è possibile nelle esistenze umane individuali e collettive- ma di essere almeno una società decente.

22 commenti

  • agbiuso

    maggio 22, 2018

    L’attacco alla democrazia italiana è ormai palese.
    Il politologo Marco Tarchi rileva giustamente che siamo giunti ad affermazioni semplicemente folli. Ma c’è del metodo in questa follia, come sempre.

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    La formula del “rischio della tirannia della maggioranza” è un espediente ideologico di lunga data, con cui i liberali, dopo aver smesso di combatterla, hanno deciso di annacquare il significato del concetto di democrazia, riuscendoci. Ce lo ha insegnato bene Giovanni Sartori, e si può capire che chi si richiama al pensiero liberale la usi ancora oggi. Chiamarla in causa, però, per giustificare i dubbi o le resistenze di un Presidente della Repubblica di fronte alla proposta di uno o più nomi di un governo, sostenendo che il compito del Capo dello Stato è di tenere conto anche delle esigenze delle minoranze, come ho sentito poco fa, è assurdo. Rarissimamente le minoranze si sono trovate d’accordo, nei decenni passati, con i nomi dei Presidenti del Consiglio? Berlusconi non era certo il premier ideale per i suoi oppositori, ma nessuno gli ha impedito di essere nominato…

    Marco Tarchi

  • agbiuso

    maggio 21, 2018

    È semplice: se non è possibile una vera svolta nelle politiche economiche e sociali, se i cittadini italiani ed europei possono solo ratificare quanto deciso dagli organismi da nessuno eletti dell’Unione Europea, perché i popoli vengono chiamati a votare? Perché questa finzione? Che cosa significa a questo punto la parola democrazia?

  • agbiuso

    maggio 19, 2018

    Copio qui sotto un illuminante articolo di Tonino Perna dal titolo La sovranità monetaria è una battaglia di sinistra, apparso sul manifesto del 19.5.2018.

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    Ha ragione Luigi Pandolfi a denunciare il fatto che l’opposizione alle politiche di austerity le abbiamo lasciate in mano alla destra fascistoide. Non basta che esponenti della sinistra radicale ogni tanto alzino la voce contro queste politiche.
    Bisognerebbe anche trovare delle alternative credibili e praticabili.
    Certamente, come viene suggerito nell’articolo citato, si potrebbe sterilizzare una parte del debito pubblico trasformato i titoli di Stato in possesso della Banca d’Italia in titoli “irredimibili”, ma questa operazione non è una passeggiata come dimostra la storia europea e italiana, perché colpisce la credibilità di uno Stato e la fiducia dei risparmiatori e investitori. Insomma, è una questione da approfondire, ma non è l’unica soluzione per uscire da questa situazione insostenibile e da rapporti di forza asimmetrici.
    E questo è il punto: quando si parla di rivedere i Trattati europei o di sfondare il rapporto Deficit/Pil non si tengono in conto i rapporti di forza realmente esistenti.
    Avendo perso i singoli stati europei la possibilità di battere moneta ed essendo costretti ad acquistarla dalle banche private pagando un interesse del 4 per cento (mentre le banche la ricevono dalla Bce a tassi vicino allo zero) uno Stato come il nostro con un debito pubblico che va oltre il 130 per cento del Pil e paga interessi annui legati alla speculazione finanziaria c’è ben poco da fare restando entro questi rapporti di forza asimmetrici.
    Si può sbraitare contro i burocrati di Bruxelles quanto si vuole, aumentando per questa via il consenso popolare, ma se si alza lo spread perché “i mercati” puntano a speculare sui nostri titoli di Stato andremo a pagare interessi annui oltre i 70 miliardi attuali e ci avvicineremo al default (Argentina docet).
    Un grande intellettuale, oltre che prestigioso sociologo e economista, come Luciano Gallino, nella prefazione ad un volume sulla “Moneta fiscale” curato da Marco Catteneo, Stefano Sylos Labini, Enrico Grazzini, ha spiegato con estrema chiarezza e precisione come i nostri guai finanziari sono cominciati da quando abbiamo perso la «sovranità monetaria».
    Ed essendo uomo di sinistra non avrebbe mai immaginato che in pochi anni avremmo regalato questa battaglia sacrosanta alla destra fascista e sfascista. Non a caso la categoria della «sovranità» era emersa negli incontri internazionali di Porto Alegre declinata come sovranità alimentare, energetica e, per l’appunto, monetaria.
    Il movimento no/new global aveva espresso e articolato una critica diretta a questa globalizzazione finanziaria che sottomette al volere del capitale finanziario le stesse istituzioni politiche nazionali e locali. Tra le alternative emerse ci sono le monete locali e, nello specifico caso italiano, quella dei Certificati di Credito Fiscale , detta anche “moneta fiscale” proposta dagli autori qui già richiamati. Con il sostegno scientificamente approfondito da parte di Luciano Gallino e la critica, scontata, dei tecnici della Banca d’Italia e di altri economisti neoliberisti che condividono una visione sacrale del denaro.
    Creare una moneta parallela da parte dello Stato, o come la definisce Gallino una forma di “denaro potenziale”, permetterebbe di immettere liquidità nel sistema e far ripartire la domanda aggregata senza aumentare il deficit dello Stato.
    Purtroppo, anche a sinistra c’è una parte rilevante che di fronte ad ogni alternativa non ortodossa storce il naso perché ha interiorizzato il culto magico-sacrale del denaro, del novello “vitello d’oro” e le orazioni dei suoi sacerdoti (economisti e speculatori finanziari).
    E’ fuorviante dividersi tra rigoristi e sovranisti, la vera divisione passa su chi deve pagare il debito pubblico nel medio periodo e su chi deve ricadere il costo della crisi finanziaria.

  • agbiuso

    maggio 18, 2018

    Interessante editoriale sul manifesto di oggi.
    Norma Rangeri mostra un sano sospetto verso la variegata compagnia che si straccia le vesti davanti alla prospettiva di un governo che in ogni caso sarebbe realmente nuovo. Il che non è poco.
    All’opposizione la nostra sfida

  • agbiuso

    maggio 14, 2018

    Segnalo un lucido articolo della rivista Indipendenza, nel quale si sostiene che “Mattarella rassicura la Troika euroatlantica dicendosi pronto a porre il veto alle nomine di ministri sgraditi e, ne consegue, anche ad atti di governo non in linea con le direttive e gli interessi di quella. Non solo. Da fonti vicine ai due possibili partiti di governo rilanciate qua e là su giornali e media, Mattarella avrebbe richiesto in politica estera una chiara presa di posizione atlantica della Lega, che confermi la collocazione dell’Italia nella NATO e a fianco degli Stati Uniti”.
    Gli avvertimenti eruroatlantici del Quirinale, 13.5.2018

  • agbiuso

    maggio 13, 2018

    Le gravi affermazioni preventive di Sergio Mattarella contro il ‘sovranismo’ di un eventuale governo M5S-Lega costituiscono una prova evidente che per i padroni dell’Unione Europea -traditori dell’Europa- a decidere il proprio destino non debbano essere i cittadini ma le oligarchie finanziarie non elette da nessuno e fautrici del pensiero unico, della globalizzazione, del capitale.

  • agbiuso

    maggio 12, 2018

    Mattarella e Napolitano hanno accettato di tutto come ministri: tangentisti, analfabeti, cortigiane, delinquenti. Adesso che il sistema ForzaItalia / PD è a rischio, Mattarella fa l’ “autonomo” e rivendica le sue “prerogative” contro il Movimento 5 Stelle.
    La democrazia italiana è proprio una finzione.

  • agbiuso

    maggio 4, 2018

    Condivido le affermazioni di Di Maio. In ogni caso era prevedibile: il partito del malaffare (Forza Italia e Partito Democratico) non può permettersi che nelle stanze del potere entri chi non è complice.
    Berlusconi e Renzi governeranno insieme, come hanno fatto sinora, a danno dell’Italia.

  • agbiuso

    aprile 11, 2018

    Condivido per intero le affermazioni di Alessandro Di Battista.

  • agbiuso

    marzo 14, 2018

    Una lucida e spietata analisi di Angelo D’Orsi sulle ragioni del fallimento di Liberi e Uguali e Potere al popolo. Estrapolo due brani dal suo ampio testo, apparso su Micromega: Appunti postelettorali. Un tentativo di analisi gramsciana

    “La colpa più grave, però, o se preferite l’errore irredimibile, è di avere scambiato Facebook per la piazza del mercato, per un piazzale davanti alle officine, per un autogrill sull’autostrada, per una parrocchia di periferia, per un autobus affollato in ora di punta in una metropoli, per un vagone di pendolari dondolante nel treno in ritardo verso casa alle sei del pomeriggio. Su Facebook essendo la rete suddivisa in piccole communities, è stato non soltanto facile ma inevitabile incontrarsi coi propri simili: tutti a ripetere i medesimi slogan, spandendo certezza, francamente fuori luogo (un po’ di prudenza, no?!), sottolineando (contro ogni sondaggio scientifico, con tutti i loro limiti), la crescita settimana dopo settimana delle aspettative, che a un mese dal voto erano diventate certezze: della vittoria “a portata di mano”. Come ha scritto più d’un osservatore, sarebbe stato preferibile (diciamo indispensabile) che una lista che vuole donare il potere al popolo, lo avesse un minimo frequentato e conosciuto, quel popolo. Gramsci voleva conoscere gli operai “in carne ed ossa”: voleva vivere la loro vita, rendersi conto dei loro problemi, da vicino: voleva addirittura “andare a scuola” da loro. La sinistra radicale di PaP ha preferito battere su parole d’ordine generalissime e genericissime, evitando di entrare nel merito di ciò che il “popolo” sente, teme, spera. Il tema migrazioni è stato il cuore della campagna elettorale. PaP lo ha snobbato, riducendolo a parole d’ordine kantiane (diritto all’universale ospitalità…) o cattoliche (solidarietà, accoglienza, fratellanza…). Si è fatto un ricorso abnorme, comunque raramente giustificato (non foss’altro perché non argomentato), a termini come “razzismo”, “xenofobia”, “fascismo”, e ad espressioni stucchevoli quali “paura del diverso” e via seguitando, nei luoghi comuni di chi parla a se stesso e a quegli happy few che sono a lui simili, che hanno alle spalle ottime letture, viaggi intercontinentali, amicizie cosmopolitiche… Questo sarebbe il “popolo ribelle” che figura come insegna nel Programma di Pap? Non è mai sorto il dubbio che esistesse un “altro popolo”, con il quale forse sarebbero occorsi altri ragionamenti, altro lessico, altro tipo di presenza? Insomma, l’impressione è che neppure si sia tentato di interloquire con il “popolo”, quello vero. E che era più agevole, e più gratificante, senz’altro, “parlarci tra di noi”, in sintesi.
    […]
    Inutile, insomma, millantare “progetti politici” che non si è in grado di mantenere, e abbastanza sconcertante il non ammettere la sconfitta. Che è specchio di un fallimento epocale di ciò che rimaneva della sinistra in questo nostro paese sfortunato. Una sinistra che ha rinunciato ad essere se stessa, né ha saputo essere altro, ridefinirsi, rilanciarsi, magari rinunciando persino all’etichetta, sbiadita, di “sinistra”. E se si vuole usare una diversa insegna, ancor più impegnativo, quale “popolo”, allora occorre farsi popolo. Lo hanno fatto M5S e Lega Nord; noi “di sinistra” abbiamo addirittura rinunciato a tentare di farlo. Siamo rimasti chiusi nei nostri spazi (le assemblee quanto erano rappresentative dei milioni di “subalterni”: categoria inventata da Gramsci per indicare una platea assai più ampia e comprensiva, e vicina al nostro tempo, che classe operaia o proletariato industriale”

  • agbiuso

    marzo 13, 2018

    Con un simile corruttore totale di tutto ciò che tocca, il Partito Democratico ha collaborato per anni e avrebbe voluto governare. Capisco bene che non siano proprio capaci di pensare ad altro.

  • agbiuso

    marzo 11, 2018

    Uno splendido editoriale di Gianpasquale Santomassimo (docente di storia all’Università di Siena) sul manifesto dice finalmente alla sinistra quello che va detto, le ragioni vere della sua scomparsa:

    «La stessa cosiddetta “sinistra radicale” era stata null’altro che l’ala estrema di questa ideologia diffusa, sensibilissima alle tematiche dei diritti civili e delle battaglie “umanitarie”, di fatto inerte sul terreno dei diritti sociali.
    […]
    Non solo euro e regole ci troviamo di fronte, ma anche una ideologia complessiva potentissima e pervasiva, un fronte politico e culturale vastissimo, convinto che “più Europa” sia la soluzione ai problemi che l’Europa stessa ha posto con la sua folle attuazione.
    […]
    Senza ripensare tutto sarà impossibile ripartire. Non mi faccio grandi illusioni, la Repubblica continuerà a delirare su populismo e “sovranismo”, la sinistra continuerà a trattare da fascisti e razzisti le masse popolari che esprimono disagio per le loro condizioni di vita, continuerà a discettare di “ossessioni securitarie” e a immaginare che il “multiculturalismo” sia un pranzo di gala privo di lacerazioni e drammi. Si lascerà alla destra la difesa dell’interesse nazionale, e perfino l’esercizio della sovranità costituzionale per la quale avevamo votato il 4 dicembre del 2016».

    Riporto qui sotto l’articolo nella sua interezza.
    Il titolo è: Il grande sconfitto è il mito europeista

    ===============
    A tutti quelli che fanno analisi molto complicate e politicistiche, che ritengono che un certo partito abbia perso barcate di voti per una parolina sbagliata in tv, per un obiettivo errato nel programma, per quel candidato indigesto ecc., va ricordata una semplice verità: che il grosso dell’elettorato si orienta e ragiona in maniera molto più semplice. Se la «sinistra» è divenuta indigesta e invotabile agli occhi degli elettori questo si ripercuoterà a raggi concentrici, da Renzi a Grasso e ancora più a sinistra.

    Le distinzioni che gli appassionati di politica fanno, spaccando il capello in quattro, non hanno alcun valore e non sono intellegibili per l’elettore comune. Si tratta di capire perché vi sia stato un rigetto così ampio e probabilmente definitivo di ciò che è stato considerato «sinistra» negli ultimi decenni. Un fenomeno non sorprendente, e che viene da abbastanza lontano, da un’inversione di ruoli e di rappresentanza di ceti e di stili di vita, raffigurato plasticamente da tutte le analisi del voto degli ultimi anni, che hanno contrapposto benestanti soddisfatti dei centri cittadini a popolo delle periferie che esprimeva un bisogno al tempo stesso di ribellione e di protezione.

    Non è che mancassero offerte di sinistre possibili, anche molto variegate, se pure di scarsa qualità: a questo punto è mancata la domanda di sinistra, diciamo. Tutta la sinistra (moderata, radicale, antagonista) è stata percepita e giudicata dall’elettorato come parte integrante di un sistema da cambiare.

    Assistiamo anche in Italia all’inabissamento della sinistra liberal che era stata a lungo egemone con la sua visione del mondo. La stessa cosiddetta «sinistra radicale» era stata null’altro che l’ala estrema di questa ideologia diffusa, sensibilissima alle tematiche dei diritti civili e delle battaglie «umanitarie», di fatto inerte sul terreno dei diritti sociali.

    E anche complice della costruzione del mito europeista, che è sullo sfondo il grande sconfitto di questa consultazione. Parte integrante dell’establishment europeista il Pd, molto spesso ascari della «più Europa» i suoi critici di sinistra.

    Non solo euro e regole ci troviamo di fronte, ma anche una ideologia complessiva potentissima e pervasiva, un fronte politico e culturale vastissimo, convinto che «più Europa» sia la soluzione ai problemi che l’Europa stessa ha posto con la sua folle attuazione. Si tratterebbe di affrontare un lavoro di lunga lena per demistificare – come si diceva un tempo – le risultanze di una egemonia costruita con molti decenni di impiego massiccio di risorse culturali, mediatiche, economiche, ma che riposa su basi storiche e teoriche fragilissime, testimoniate da quell’imbarazzante documento che è passato alla storia come «manifesto di Ventotene».
    Il problema dell’europeismo di sinistra è che ormai non è più soltanto ideologia sostitutiva di quelle novecentesche crollate nell’89 e non è più solo «religione civile» imposta ai sudditi dall’establishment. Ma ormai è religione vera e propria, con i suoi dogmi, i suoi atti di fede cieca e assoluta, il credo quia absurdum (credo perché è assurdo) e anche una dose massiccia di sacrifici umani. Cominciare almeno a porre il problema, discuterne apertamente e laicamente a sinistra, sarà sicuramente un fatto positivo (oltre che doveroso).

    Senza ripensare tutto sarà impossibile ripartire. Non mi faccio grandi illusioni, la Repubblica continuerà a delirare su populismo e «sovranismo», la sinistra continuerà a trattare da fascisti e razzisti le masse popolari che esprimono disagio per le loro condizioni di vita, continuerà a discettare di «ossessioni securitarie» e a immaginare che il “multiculturalismo” sia un pranzo di gala privo di lacerazioni e drammi. Si lascerà alla destra la difesa dell’interesse nazionale, e perfino l’esercizio della sovranità costituzionale per la quale avevamo votato il 4 dicembre del 2016.

    «Non ci interessa la sovranità nazionale, siamo internazionalisti» dichiara la dirigente di una lista elettorale che ha preso l’1,1%. Ci si chiede da quando questa posizione, che ignora perfino il significato delle parole, e che sarebbe impossibile spiegare ai cubani, ai vietnamiti, ma anche ai curdi e a qualunque altro popolo, sia diventata luogo comune nella sinistra italiana.

    Anziché evocare il Popolo bisognerebbe cominciare almeno a parlarci. Quando ci si deciderà a farlo non sarà mai troppo tardi.
    ===============

  • agbiuso

    marzo 10, 2018

    L’editoriale di Marco Revelli sul manifesto di oggi –La sinistra se n’è andata da sé– è sinteticamente perfetto quando descrive la “catastrofe Renzi” e il suicidio di ciò che si chiama ancora sinistra.
    È tuttavia ancora miope quando (non) indica le cause profonde, materiali -direbbe Marx- e antropologiche di quanto accade in Italia e in Europa.
    Ci vuole, in poche parole, molto più coraggio analitico, uscendo una volta per tutte dagli schemi di un secolo, il Novecento, che è ormai finito.

  • agbiuso

    marzo 6, 2018

    Da sempre sono felice di essere siciliano ma stavolta provo una soddisfazione particolare.
    Questo popolo sa sorprendere anche nella ribellione al malaffare.
    Spero che un simile patrimonio porti frutto.

    • cristina

      marzo 7, 2018

      Buongiorno , fiera di essere siciliana ma…
      Aperti i giochi si scatena la campagna mediatica : IL VOTO AI 5S E’ IL VOTO “DEI POVERI”, I “RICCHI” INFATTI (TRENTINO ) NON LI HANNO VOTATI”.. Ora, sommessamente e da “profana”, osservo quanto segue nella mia siciliana “citta’ d’origine” (Barcellona P.G.) : due eletti uno del M5S (70.000 voti circa) e l’altra “seggio assegnato per rosatellum” CDX. Ebbene i “POVERI” (passatemi l’espressione cinica) cui il voto E’ STATO RICHIESTO E PRONTAMENTE ELARGITO non sono “POVERI” se non di coraggio…schiavi volontari di schemi clientelari cui solo loro credono ancora. Commento con profondo “dolore” per esperienza diretta e attuale di tutto ciò. Il collegio della mia città difficilmente sarà preso a modello per analisi politiche ma faccio notare che è la famosa “PROVINCIA ITALIANA”. Dolorosamente confido nella auto-distruzione degli schemi di cui sopra. Caro Alberto mi conosci da troppo tempo e saprai leggere anche ciò che non scrivo.
      Neve imbianca, pioggia lava, sole splendi.

  • diego

    marzo 4, 2018

    Penso che sia la scelta giusta per te, caro Alberto. E non solo per te. E’ indubbio: il movimento 5 stelle è una forza politica alternativa al sistema. Ha nel programma anche prospettive interessanti per l’approccio alle problematiche cui stanno andando incontro tutte le democrazie europee. Puo’ vincere le elezioni e puo’ anche mettersi al governo. Però i problemi ci saranno: la morsa del colossale debito pubblico italiano rende difficile a qualunque governo, fosse anche il miglior governo possibile, tentare alternative che comportino la chiusura dei rubinetti del credito internazionale. 270 miliardi all’anno solo per le pensioni, circa altrettanti per gli stipendi di scuola e sanità, se non li hai te li devono prestare. Amici, ho grande ammirazione per molti di coloro che portano avanti il movimento e penso che possono far bene. Ma non sarà una passeggiata, saranno anni durissimi per tutti. Comunque, meglio esser con la coscienza pulita che vivere poco dignitosamente protetti. Speriamo bene, ma non è un gioco a costo zero.

  • Enrico Galavotti

    marzo 3, 2018

    Sostanzialmente condivido ciò che dici, anche se spero che alle prossime elezioni la sinistra radicale possa costituire la vera opposizione

    • agbiuso

      marzo 3, 2018

      È quanto mi auguro anch’io, anche se temo che sarà molto difficile. In politica, però, può accadere di tutto.

  • Pasquale

    marzo 2, 2018

    Carissimo Alberto, ben detto, ottimamente fatto. Se mi permetti vorrei diffondere. Hai scritto una litografia. Ora, va bene, votiamo. Ora ne abbiamo qualche ragione. Un caro abbraccio.

    • agbiuso

      marzo 2, 2018

      Grazie, caro Pasquale. Sono contento di aver dato qualche motivazione a una scelta che è insieme pragmatica, civile e ideale. Certo, puoi diffondere 🙂

  • cristina

    marzo 2, 2018

    Caro Alberto, ho ascoltato assorta le parole di Roberto Scarpinato e ti ringrazio dello spunto (perdona il termine sminuente).
    Merito a chi fornisce pane a chi vuol prenderne e cibarsi.
    Guai a chi avvelena l’unico cibo a disposizione, perchè perirà del suo stesso avvelenare.
    Buon voto e…buon pane.
    A presto.

    • agbiuso

      marzo 2, 2018

      Grazie a te, cara Cristina, per questa bella ed efficace metafora. Sì, la vita collettiva è ciò di cui tutti ci nutriamo perché siamo animali comunitari. Chi avvelena questo cibo commette un crimine molto grave.

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