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Umanitarismo e Spettacolo

Umanitarismo e Spettacolo

In mondovisione la società dello spettacolo -giornalisti e televisioni, i mediatiques come li chiama Guy Debord, che hanno «toujours un maître, parfois plusieurs» (Commentaires sur la société du spectacle, Gallimard, 1992, § VII, p. 31)- accoglie 600 migranti a Valencia. Niente di paragonabile a tale dispiegamento c’è stato quando Sicilia e Italia hanno accolto in tutti questi anni e quasi ogni giorno migliaia di migranti. Spagna la quale, in base alle sue norme, ne rimpatrierà in Africa una buona parte. Accolgono sapendo già che respingeranno. È questa l’essenza dell’umanitarismo spettacolare di una società intramata di ipocrisia.
Altra distorsione mediatica: come dimostra la prima pagina della Repubblica del 29.6.2017 -meno di un anno fa- anche il precedente governo a guida Partito Democratico e con ministro degli Interni Marco Minniti aveva dichiarato la necessità di chiudere i porti.
Chi finanzia la labile memoria della stampa?
Chi finanzia le organizzatissime strutture (ONG) che rappresentano un anello indispensabile nella moderna tratta degli schiavi?
Chi finanzia il flusso verso l’Europa, la quale deve rimanere sempre aperta mentre gli Stati Uniti d’America chiudono i loro confini e, con i dazi, la loro economia?
Il 4 giugno del 2015 commentavo in questo sito alcuni brani di Karl Marx. Ripropongo parte di ciò che scrissi allora perché mi sembra che gli eventi ne abbiano confermato la sostanza.

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«Un esercito industriale di riserva disponibile [eine disponible industrielle Reservearmee] che appartiene al capitale in maniera così assoluta come se quest’ultimo l’avesse allevato a sue proprie spese. Esso crea per i propri mutevoli bisogni di valorizzazione il materiale umano sfruttabile sempre pronto [exploitable Menschenmaterial], indipendentemente dai limiti del reale aumento della popolazione. […]
Alla produzione capitalistica non basta per nulla la quantità di forza-lavoro disponibile che fornisce l’aumento naturale della popolazione. Per avere libero gioco essa ha bisogno di un esercito industriale di riserva che sia indipendente da questo limite naturale [Sie bedarf zu ihrem freien Spiel einer von dieser Naturschranke unabhängigen industriellen Reservearmee]. […]
L’esercito industriale di riserva preme durante i periodi di stagnazione e di prosperità media sull’esercito operaio attivo e ne frena durante il periodo della sovrappopolazione e del parossismo le rivendicazioni [hält ihre Ansprüche während der Periode der Überproduktion und des Paroxysmus im Zaum ]. […]
Il sedimento più basso della sovrappopolazione relativa alberga infine nella sfera del pauperismo. Astrazione fatta da vagabondi, delinquenti, prostitute, in breve dal sottoproletariato propriamente detto, questo strato sociale consiste di tre categorie.
Prima, persone capaci di lavorare. Basta guardare anche superficialmente le statistiche del pauperismo inglese per trovare che la sua massa si gonfia a ogni crisi e diminuisce a ogni ripresa degli affari [seine Masse mit jeder Krise schwillt und mit jeder Wiederbelebung des Geschäfts abnimmt].
Seconda: orfani e figli di poveri. Essi sono i candidati dell’esercito industriale di riserva e, in epoche di grande crescita, come nel 1860 per esempio, vengono arruolati rapidamente e in massa nell’esercito operaio attivo».
(Karl Marx, Il Capitale, libro I, sezione VII, cap. 23, «La legge generale dell’accumulazione capitalistica», §§ 3-4)

Aver dimenticato analisi come queste (decisamente poco ‘umanistiche’) è uno dei tanti segni del tramonto della ‘sinistra’, la quale vi ha sostituito le tesi degli economisti liberisti e soprattutto vi ha sostituito gli interessi del Capitale contemporaneo, interessi dei quali i partiti di sinistra sono un elemento strutturale e un importante strumento di propaganda.
Negli anni Dieci del XXI secolo l’esercito industriale di riserva si origina dalle migrazioni tragiche e irrefrenabili di masse che per lo più fuggono dalle guerre che lo stesso Capitale -attraverso i governi degli USA e dell’Unione Europea- scatena in Africa e nel Vicino Oriente. Una delle ragioni di queste guerre -oltre che, naturalmente, i profitti dell’industria bellica e delle banche a essa collegate- è probabilmente la creazione di tale riserva di manodopera disperata, la cui presenza ha l’inevitabile (marxiano) effetto di abbassare drasticamente i salari, di squalificare la forza lavoro, di distruggere la solidarietà operaia.
È anche così che si spiega il sostegno di ciò che rimane della classe operaia europea a partiti e formazioni contrarie alla politica delle porte aperte a tutti. Non si spiega certo con criteri morali o soltanto politici. La struttura dei fatti sociali è, ancora una volta marxianamente, economica. Tutto questo si chiama anche globalizzazione
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Chi finanzia dunque l’esercito industriale di riserva che nell’immaginario collettivo sostituisce la lotta di classe con i diritti umani?
Le anime belle invece non le finanzia nessuno. Fanno tutto da sole.

 

21 commenti

  • agbiuso

    ottobre 11, 2018

    Definire “opportunità” ciò che per altri luoghi si chiama ‘fuga dei cervelli’, quello che è un disperato impoverimento antropologico e culturale, è emblematico del colonialismo politicamente corretto, del suo disprezzo etnocentrico per l’Africa.

  • agbiuso

    settembre 8, 2018

    L’internazionale dei cattivi
    La Sociale, 7.9.2018
    Un testo di esemplare lucidità del filosofo francese Denis Collin su capitale, migranti, globalizzazione. Da leggere per chi non si accontenta degli hashtag e delle formulette della destra e della sinistra.

    Versione in pdf, con alcune mie evidenziazioni dei brani più significativi.

  • agbiuso

    agosto 25, 2018

    Aspetto dai miei amici ‘accoglienti’ che definiscano paladini del razzismo anche la Spagna che manganella e rispedisce migranti in Marocco, la Francia, il Belgio, Malta, altri Paesi europei e l’Australia che chiudono le frontiere senza accogliere nessuno. Dobbiamo cercare di utilizzare sempre l’intelligenza, in caso contrario diventiamo bandierine al vento, succubi del nulla.

  • agbiuso

    agosto 24, 2018

    Definire «ipocrite» le strutture burocratiche dell’Unione Europea è proprio il minimo, è un eufemismo.

  • agbiuso

    agosto 24, 2018

    Come era prevedibile, dopo l’accoglienza di giugno la Spagna respinge ora i migranti alla propria frontiera: Migranti, Spagna respinge in Marocco i 116 entrati a Ceuta
    il Fatto Quotidiano, 24.8.2018

  • agbiuso

    agosto 5, 2018

    Segnalo una risposta argomentata e sensata del giornalista Peter Gomez a una critica politicamente corretta e quindi socialmente e culturalmente astratta.

    Fonte: il Fatto Quotidiano, 4.8.2018

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    Caro Achille,
    pubblico volentieri il tuo commento totalmente negativo all’editoriale di Marco e ti rispondo personalmente perché in questo caso condivido riga per riga quanto scritto dal direttore de Il Fatto di carta. Il derby tra cattivisti e buonisti, lo ammetti anche tu, esiste. E qui secondo me non si tratta di schierarsi con gli uni o con gli altri, ma semplicemente con la verità e con il buon senso. Farlo non significa mettere i due fronti sullo stesso piano, ma spiegare come stanno in questo momento le cose.

    Ovvio sappiamo bene che tra i cattivisti si nascondono pure dei razzisti. Ma quelli non sono oggetto di dibattito. Vanno condannati punto e basta. Cosa che, come tutti i lettori sanno, Il Fatto Quotidiano e ilfattoquotidiano.it hanno sempre fatto.

    E veniamo quindi a quelli che considero dei tuoi errori.

    È per me incontestabile che chi ha subito un crimine, o ha visto gli spacciatori nel suo quartiere affrontarsi a colpi di macete o ha subito un tentativo di violenza, se sente qualcuno dirgli di stare tranquillo perché le statistiche segnalano un calo dei reati, vada su tutte le furie. Non solo perché l’esperienza personale lo ha comprensibilmente scosso. Ma anche perché è sbagliato pensare che i grandi numeri da soli bastino a spiegare ciò che accade.

    Da sempre i politici di qualunque colore si aggrappano alle statistiche come gli ubriachi ai lampioni, più per sorreggere le loro tesi che per illuminare la realtà. Ed è cosi anche in questo caso. Perché, per essere seri, dobbiamo guardarle bene queste statistiche. È vero che i reati diminuiscono e che diminuiscono in particolare omicidi e le rapine. Ma come spiega bene Maurizio Barbagli, uno dei maggiori esperti italiani, se non ci si limitata a osservare quello che accade da un anno all’altro, ci si rende conto che mezzo secolo la curva dei furti e delle rapine in casa sale. Cioè dei reati che maggiormente ci rendono insicuri.

    Nell’ultimo periodo, proprio perché allarmati da questo fenomeno gli italiani, spiegano gli esperti, hanno aumentato la loro spesa in antifurti, porte blindate e metronotte, e anche per questo di recente le cifre sono un po’ migliorate. Ma come ovvio che sia non è diminuita la sensazione di insicurezza. Perché, ad esempio, i furti che erano un milione e 400 mila nel 2008, nel 2016 sono calati solo a un milione e 200 mila, con una diminuzione del 13 per cento che nei fatti, visti i numeri assoluti, è quasi impercettibile.

    Inoltre la situazione cambia da zona a zona. Tanto che in sole quattro provincie italiane (Milano, Roma, Torino, Napoli), si commettono il 30 per cento dei reati. Per questo la percezione dell’insicurezza nelle aree metropolitane è altissima. Per questo a sentirsi più insicuri sono i ceti più umili che in genere vivono ai margini delle città.

    Vi è poi un altro fatto che segnalano le statistiche. E che se non commentato potrebbe portare acqua addirittura alle tesi non dei cattivisti, ma dei razzisti.
    Gli stranieri delinquono in media 6 volte più che gli italiani. Trenta volte in più lo fanno gli immigrati irregolari. Quattro volte in più quelli regolari. Ovviamente questo non avviene a causa del loro colore della pelle o della loro religione. Il tutto è causato dalle loro condizioni economiche e culturali e dalla loro età, in media più giovane di quella degli italiani. Come è noto i tassi di devianza sono ovunque maggiori nelle fasce più giovani e povere della popolazione. È vero che l’aumento dei reati da parte di immigrati non va di pari passo con l’aumento della loro presenza sul nostro territorio. Ma questo per il cittadino non credo che sia una consolazione.

    Vedi per questo delle statistiche si deve tenere conto, ma sapendo sempre che da sole non spiegano tutto e che sopratutto non si può dire, come fai tu “è il cittadino che deve rivedere la propria posizione” perché i numeri raccontano altro.

    Certo, il problema sicurezza e il problema immigrazione non sono il primo problema di questo paese, ma sono uno dei problemi. Negarlo secondo me non serve. E non serve nemmeno accusare la rete o le televisioni di portare in tutte le case notizie di cronaca nera che finiscono per impressionare i cittadini. Serve invece fare qualcosa per migliorare la situazione.

    Per questo qui noi da sempre chiediamo due cose: un migliore stato sociale (cosa che serve anche a ridurre le guerre tra poveri) e, per chi delinque, pene certe da scontare, almeno nella fase iniziale, in strutture carcerarie che non siano come oggi inadeguate o addirittura inumane. Strutture dove, grazie al lavoro e i percorsi di riabilitazione, il condannato abbia una reale possibilità di essere recuperato. Ma vanno aboliti gli automatismi: non può essere che per un detenuto, nella quasi totalità dei casi, un anno di carcere duri sette mesi o che quando si viene condannati a meno di quattro anni troppo spesso non si vada in carcere. Se la vittima di un reato scopre che chi ne è stato autore è in libertà nonostante una precedente recente condanna, è ovvio che perda le staffe. E cominci a maturare sentimenti (per usare un eufemismo) cattivi.

    La vera chiave però è lo stato sociale. Ti faccio un esempio tra mille. Se una persona vive in una casa popolare e vede che l’appartamento al suo fianco non è stato assegnato a sua figlia, ma a degli stranieri arrivati qui cinque anni fa, è facile che se la prenda con loro e non con chi negli ultimi 30 anni non ha fatto pressoché nulla per l’edilizia popolare. Se poi nell’appartamento al suo fianco, dopo l’assegnazione, i vicini ospitano pure i cugini e alle 5 mezzo del mattino il loro sciacquone comincia a far rumore perché tutti vanno al lavoro, è probabile che la cosa finisca per far diventare (ingiustamente) quell’italiano razzista.

    E qui nasce il derby. Perché i protagonisti continuano a rinfacciarsi singoli episodi, crimini commessi da immigrati o episodi di razzismo spesso vero o qualche volta falso. Senza riflettere un secondo. Straordinario in questo senso è stato il tweet di Renzi che prima di capire cosa stesse accadendo se l’è presa con gli “schifosi razzisti” che avevano tirato un uovo alla nostra connazionale Daisy, salvo poi scoprire che si trattava di un gruppo di pericolosi dementi che li tirava un po’ a tutti (e tra i dementi vi era pure il figlio di un politico locale del Pd).

    Ovvio, le frasi razziste di altri politici, a partire da quelle di marca leghista, sono più gravi (anzi fuorilegge). Ma scivoloni del genere fanno lo stesso un danno: perché creano nella gente la convinzione di non essere davanti a una battaglia di civiltà, ma semplicemente davanti all’ennesima polemica politica.

    Per chiudere solo un cenno sull’immigrazione. È vero che nell’ultimo anno e mezzo gli sbarchi, per i motivi che tutti conosciamo, sono clamorosamente diminuiti, e che questo porta sostenere l’inesistenza dell’emergenza immigrazione. Un anno e mezzo fa però, e per tre anni, gli sbarchi contavano più di 150mila persone l’anno. Non un problema se si guardava ai singoli dodici mesi. Una questione enorme invece se osservata in prospettiva. In Africa ci sono 180 milioni di persone che compiranno 18 anni nei prossimi 36 mesi. Molte di loro legittimamente aspirano a una vita migliore. E tenteranno di venire in Europa.

    Per questo anche qui, secondo noi, entrambe le posizioni “accogliamoli tutti” “respingiamoli tutti” sono solo propaganda da cui un giornale, sia il mio che quello di Travaglio, è giusto che si sottragga. Proponendo, come facciamo costantemente, soluzioni diverse. Perché se non lo si fa, si finisce sì per alimentare il razzismo. Quello che né io, né te, né Marco, vogliamo.
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  • agbiuso

    luglio 30, 2018

    Segnalo un intervento abbastanza apocalittico e abbastanza realistico di Franco Berardi Bifo, il quale si chiede “Chi ha predisposto le condizioni per l’abisso? La smorfia ringhiante di Matteo Salvini, o il malinconico sorridente Mario Draghi?”

    Il popolo, l’abisso e il pilota automatico
    alfabeta2
    29.7.2018

  • agbiuso

    luglio 20, 2018

    In un’ampia intervista pubblicata da Pangea (17.7.2018), il filosofo Renato Cristin formula alcune interessanti analisi sul significato generale del fenomeno migratorio verso l’Europa. In un suo libro Cristin afferma che «i veri guerrafondai si sono camuffati da pacifisti, senza però perdere l’antico vizio dell’odio, anzi, rinnovandolo e adattandolo alle esigenze del presente, mascherandolo da amore incondizionato per l’altro, purché non sia l’avversario politico, al quale viene negato lo statuto di ‘altro’ e affibbiato quello di malefico».

    L’intervista si può leggere qui:
    “HANNO RECISO LE RADICI DELL’EUROPA, SIAMO PASSATI DAL COSMO AL CAOS”: DIALOGO CON RENATO CRISTIN

  • agbiuso

    luglio 18, 2018

    Una delle ragioni e delle modalità del flusso di migranti verso l’Italia.

  • agbiuso

    luglio 11, 2018

    Eccessi filantropici? Visione del mondo liberale e liberista? Stupidità? Spiritualismo che nega la natura territoriale dell’animale umano? Un lavoro come un altro? Finanziamenti erogati da parte di ricche società finanziarie? Geostrategie?

    Propaganda Live
    di Marco Travaglio
    il Fatto Quotidiano, 11.7.2018

    Siccome non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire né peggior cieco di chi non vuol vedere, Diego Bianchi in arte Zoro prende mezza frase dal mio articolo piuttosto lungo di ieri sui migranti per segnalarmi alla corte di rottweiler che popolano il suo profilo Twitter. I quali – senz’aver letto una riga del mio pezzo – colgono l’occasione per riempirmi di insulti e dipingermi come servo di questo o quell’altro. Nessun problema: c’è chi pensa di fare informazione a colpi di show, magliette e tweet, e chi prova a farla documentandosi e studiando. Poi ciascuno sceglie quella che preferisce. Ma siccome, se non rispondi entro due minuti al primo che passa per i social, sei subito additato come omertoso o in difficoltà (chissà perché non replica, eh eh), accontento volentieri il nostro spiritoso showman. La sua domanda è questa: “Marco Travaglio sul Fatto scrive: ‘il legame fra alcune Ong e gli scafisti, ormai acclarato e addirittura rivendicato dalle interessate’. Per interesse personale e professionale avrei bisogno di sapere nel dettaglio ‘acclarato’ da chi e ‘rivendicato’ da chi. Grazie”.

    Gentile Zoro, sul web può trovare i filmati, le fotografie e l’audio delle intercettazioni dei responsabili di un’Ong, la tedesca Jugend Rettet, e della sua nave Iuventa sequestrata un anno fa a Trapani perché – spiegò il procuratore Ambrogio Cartosio – “è accertato che i migranti vengono scortati dai trafficanti libici e consegnati non lontano dalle coste all’equipaggio che li prende a bordo della Iuventa. Non si tratta dunque di migranti ‘salvati’, ma recuperati, consegnati. E poiché la nave della Ong ha ridotte dimensioni, questa poi provvede a trasbordarli presso altre unità di Ong e militari”.

    Consegne sincronizzate grazie a comunicazioni dirette o indirette (tramite mediatori e favoreggiatori) con gli scafisti, ai quali veniva poi consentito di smontare e riprendersi i motori dai gommoni (che per legge andrebbero distrutti) e infine venivano graziosamente restituiti tre barconi, subito riutilizzati nei giorni seguenti per altri traffici di esseri umani. Sulla prua della Iuventa campeggiava il cartello “Fuck Imrcc”, simpatico messaggio al Centro di coordinamento Sar italiano. È lo stesso scenario descritto mesi prima dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro nelle audizioni in Parlamento, a proposito di altre Ong, e poi immortalato da altre indagini di varie Procure siciliane. Se poi alcune indagini (diversamente da quella di Trapani, che s’è vista confermare il sequestro della Iuventa fino in Cassazione) non hanno finora accertato reati, non significa che non abbiano acclarato fatti oggettivi.

    Che sono l’uno il replay dell’altro e, anche quando non sono penalmente rilevanti, vanno comunque valutati per ricostruire quel che accade nel Mediterraneo. Tra l’altro, è ciò che spesso rilevavano i satelliti militari puntati sul Mediterraneo: navi di Ong salpavano all’improvviso dai porti europei (soprattutto italiani) e facevano rotta verso un punto X del mare, in simultanea o addirittura in anticipo sulla partenza di un barcone carico di migranti dalla costa libica che, guardacaso, puntava dritto verso X. Il che, salvo immaginare sistematici casi di telepatia o continue apparizioni dell’arcangelo Gabriele, dimostra un coordinamento fra scafisti (o loro complici) e Ong, sempre nel posto giusto al momento giusto per rilevare il carico umano, spesso al confine delle acque territoriali libiche, o financo oltre. In molti casi, il trafficante “vendeva” a prezzo maggiorato quei viaggi “sicuri”, incrementando i guadagni, riducendo le spese (perché investe molto meno sui natanti e sul carburante) e azzerando il rischio che, avvicinandosi troppo alla costa italiana, qualcuno lo arrestasse. Questo modus operandi è stato più volte rivendicato dalle Ong coinvolte (sorvolando ovviamente sui contatti telefonici: ammetterli sarebbe confessare il favoreggiamento). L’argomento è: “Così si salvano più vite”. Ma non è vero: le consegne sincronizzate avvengono senza pericoli di vita, dunque non sono salvataggi, ma incentivi al traffico di migranti, che infatti fino a un anno fa prosperava indisturbato, mettendo a rischio più vite ancora.

    Poi Minniti, che conosceva bene quella trafila, impose alle Ong alcune regole: tenere i transponder accesi (già: perché venivano quasi sempre spenti?) e ospitare un agente di polizia giudiziaria a bordo delle navi (perché, se era tutto regolare, tanta resistenza a far salire la polizia?). Norme di comune buonsenso, che invece molte Ong respinsero sdegnate, dimostrando che proprio tutto regolare non era. Dopodiché, come per miracolo, le partenze dalla Libia (e dunque i morti in mare) crollarono dell’80-90%, anche grazie a nuovi accordi Roma-Tripoli. L’ammiraglio Enrico Credendino, comandante delle operazioni internazionali Sophia e Navfor Med, ha confermato al Corriere della Sera: “Ci sono Ong che lavorano spesso al limite delle acque libiche, la sera hanno questi grossi proiettori: gli scafisti li vedono e mandano il gommone verso questi proiettori”. Il direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, ha rivelato al Parlamento: “Attraverso le testimonianze di migranti, abbiamo osservato che in alcuni casi gli scafisti danno telefoni ai migranti con i numeri delle Ong”.

    Ma, onde evitare che il simpatico Zoro faccia un altro tweet per dubitare dei provvedimenti di pm, Gup, Riesame di Trapani, Cassazione e altre Procure, delle immagini dei satelliti, delle parole di un ammiraglio e del capo di Frontex e di altra simile robaccia, gli cito una fonte che potrebbe vincere la sua congenita incredulità. È un articolo di Repubblica del 3 agosto 2017: “La coraggiosa inchiesta di Trapani” si fonda sull’“evidenza incoercibile dei fatti” e “dà un senso, a chi ancora non l’avesse colto, al codice di autoregolamentazione” imposto da Minniti alle Ong. Che “disciplinerà di qui in avanti le attività… delle Ong (fatto proprio dall’Ue)”. Non solo: la “coraggiosa inchiesta… svela in quale infernale meccanismo il nostro Paese fosse finito. Almeno fino a quando – e ne va dato pieno atto e merito – al Viminale non sono arrivati il ministro Minniti e un’idea di governo dei flussi migratori”. E ancora: l’Ong tedesca “non soccorreva migranti sottraendoli alla morte in mare. Li caricava sotto costa, in acque territoriali libiche, con l’accordo dei trafficanti di uomini, per poi depositarli in uno dei tanti porti italiani”. Dunque “ha mentito”: rifiutava il codice Minniti non per difendere la sua “neutralità”, ma per continuare le sue “trastule con i trafficanti di uomini… ritenuti dai giovani tedeschi della Ong assai più ‘neutrali’ dei poliziotti… Ma c’è di più. Si dimostra ora quale oscenità ideologica, questa sì contraria a ogni principio umanitario, nasconda l’idea che il nostro Paese sia parte di un ‘conflitto’ (contro chi?) le cui vittime sarebbero i migranti”. Ergo questa è “l’ultima e definitiva occasione… per fare chiarezza nel mondo delle Ong: Medici senza frontiere e con loro tutte le Ong che non hanno firmato il protocollo devono far sapere da oggi se sono con Jugend Rettet o con Save The Children” e le altre che l’hanno firmato. Parola di Repubblica, non del putribondo Fatto Quotidiano.

    Nella speranza di avere soddisfatto le legittime curiosità di Zoro, rispondo – già che ci sono – anche alla giornalista Francesca Mannocchi, anche lei piuttosto nervosa, su Facebook, a causa del mio articolo: “Marco Travaglio dice che in Libia ci sarebbero dai 700 mila al milione pronti a partire? Dove ha trovato questo dato? La stima dei migranti PRESENTI in territorio libico NON corrisponde al numero dei migranti pronti-a-partire. Naturalmente”. Il dato di 700 mila-1 milione è frutto delle stime di numerosi osservatori della realtà libica, fra cui Lorenzo Cremonesi del Corriere, uno degli inviati più seri e informati sul Medio Oriente e il Nordafrica. Che quei migranti vogliano partire per l’Europa, invece, lo desumo dal fatto che difficilmente i disperati del Mali, o del Niger, o della Nigeria lasciano le loro case e attraversano il deserto accompagnati da trafficanti senza scrupoli che li pestano e li depredano, per trascorrere le vacanze estive in un campo-lager della Libia. Ma, se la collega Mannocchi ha informazioni di segno contrario, attendo con ansia di conoscere le sue fonti. Naturalmente.

  • agbiuso

    luglio 8, 2018

    Segnalo l’attenta e condivisibile analisi marxista di Denis Collin a proposito de Le chaos de la mondialisation.
    La Sociale. Analyses et débats pour le renouveau d’une pensée de l’émancipation
    8.7.2018

    «La “mondialisation” est l’expression des tendances propres au mode de production capitaliste. Le capital est sans limite, de quelque nature qu’elle soit. Sa tendance inhérente est de faire sauter toutes les frontières naturelles, sociales, politiques ou morales. Mais à peine a-t-il fait sauter ces barrières à son propre développement, qu’il le reconstruit sur une échelle plus vaste et prépare de nouvelles et dramatiques explosions. Dans le même temps, chacun des groupes capitalistes existant s’appuie sur une base nationale étatique, à la fois pour défendre ses intérêts sur l’arène mondiale et pour défendre ses positions face aux classes dominées. Incontestablement s’est formée une « classe capitaliste transnationale » (Leslie Sklair), incontestablement les structures productives du capital sont mondialisées.
    […]
    Ce procès s’exprime sous une forme précise à travers la résistance des peuples à la mondialisation. Le mode de production capitaliste repose sur le présupposé anthropologique d’une humanité composée d’individus isolés, vivant une existence séparée les uns des autres, interchangeables et occupés uniquement de maximiser leur utilité. Le nomadisme généralisé est cependant une impossibilité théorique et pratique, n’en déplaise à Toni Negri et ses sectateurs. C’est ce qui explique la montée, un peu partout, des tendances nationales, voire nationalistes, voire franchement chauvines.
    […]
    Il est nécessaire de dire clairement où sont les responsables de la situation présente et des tragédies qui se succèdent en Méditerranée. Les responsables de la désagrégation de l’ordre politique mondial sont non seulement les dirigeants des États-Unis mais aussi les dirigeants européens des quatre dernières décennies.
    […]
    En second lieu, il est impératif de redonner aux nations « la main » dans la conduite de leurs propres affaires. Quoi que l’on pense de Salvini, de la Lega et de la fermeture des ports italiens aux bateaux dits « humanitaires », ils ont eu l’avantage de donner un coup de pied dans la fourmilière et de faire apparaître au grand jour la tartufferie générale des chefs politiques européens.
    […]
    Nos ennemis ne sont pas ceux qui cherchent à gagner l’Europe du Nord au péril de leur vie, ni ceux qui craignent les conséquences ravageuses de cette importation sauvage de main-d’œuvre plus docile. Nos ennemis sont à la direction de nos pays et ce sont ceux qui tiennent les manettes de la machine à tuer qui s’appelle capitalisme» .

  • agbiuso

    giugno 27, 2018

    L’intervento più completo che abbia letto sulla questione migranti è di un marxista, Giovanni Dall’Orto: “Aiutiamoci a casa nostra”. Migranti, ipocrisie e contraddizioni
    in Sinistrainrete. Archivio di documenti e articoli per la discussione politica nella sinistra
    23.6.2018

  • agbiuso

    giugno 22, 2018

    Riporto qui una significativa testimonianza.

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    Ho prestato, per oltre 20 anni, cosulenza ai lavoratori immigrati, con l’obbiettivo di fornire formazione/informazione sui CCNL e altro.
    Dal 2011, dopo le cosiddette “primavere arabe” sono sbarcati in Italia 700MILA immigrati illegali, in maggioranza del ceto medio africano che poteva permettersi di pagare 5/6MILA euro ai criminali contrabbandieri, attratti dal nostro falso e facile Eldorado e dal nostro commiserevole Welfare.
    Immigrati che nulla avevano in comune con gli immigrati economici latinoamericani, cinesi, srilankesi, filippini, indiani, nordafricani, ecc. che erano giunti in Italia a aprtire dagli anni ’90, che avevano da subito iniziato a lavorare, anche in nero, in attesa delle regolarizzazioni.
    La nota della Agenzia Fides, che unisco qui sotto, cita gli interventi dei Vescovi Africani che sono in contrasto con la vulgata dei Media e con le esternazioni Vaticane, perché invitano gli emigranti africani a restare in Patria e qui esigere lavoro, dignità e fine della corruzione.

    AFRICA/NIGERIA – “Le somme pagate ai trafficanti per finire schiavi in Libia avrebbero potuto creare posti di lavoro in Nigeria”

    Abuja (Agenzia Fides)- Occorre investire in Nigeria per creare posti di lavoro, così come bisogna avviare efficaci campagne per scoraggiare i nigeriani a tentare la fortuna in Europa mettendosi nelle mani di trafficanti di esseri umani privi di scrupoli
    È quanto affermano tre Vescovi nigeriani, Sua Ecc. Mons. Joseph Bagobiri, Vescovo di Kafanchan, Sua Ecc. Mons. Alaba Job, Arcivescovo Emerito di Ibadan, e Sua Ecc. Mons. Julius Adelakun, Vescovo Emerito di Oyo, in un’intervista al Catholic News Service.
    La scoperta di un mercato di schiavi provenienti dall’Africa occidentale in Libia, sta suscitando forti emozioni in Nigeria, da dove provengono la maggior parte delle persone ridotte in schiavitù. A inizio di dicembre il governo nigeriano ha rimpatriato dalla Libia circa 3.000 connazionali. Secondo Mons. Bagobiri queste persone sono disposte a pagare fino a 1.400 dollari per recarsi in Libia e da lì cercare di raggiungere l’Europa nella speranza di trovare una vita migliore.
    “Se ognuna di queste persone avesse investito questa somma in modo creativo in Nigeria in imprese realizzabili, sarebbero diventati datori di lavoro” sottolinea Mons. Bagobiri. “Invece sono finiti soggiogati alla schiavitù e ad altre forme di trattamento inumano da parte dei libici”.
    “Il governo nigeriano dovrebbe far loro capire che ci sono più prospettive di sopravvivenza in Nigeria di quanto pensiamo esistano in Europa e in altri luoghi” aggiunge Mons. Bagobiri. “In questo Paese vi sono ricchezze e risorse immense. I nigeriani non dovrebbero diventare mendicanti lasciando la Nigeria alla ricerca di una ricchezza illusoria all’estero” sottolinea il Vescovo di Kafanchan.
    “Molti nigeriani viaggiano nel mondo sviluppato per godere dello sviluppo messo in atto dai loro governi, ma ci siamo rifiutati di sviluppare il nostro Paese” sottolinea dal conto suo Mons. Adelakun. “Iniziamo a sviluppare il nostro Paese per renderlo attraente e favorevole alla vita, in modo che siano i cittadini stranieri a volere venire da noi” ha concluso.
    La Nigeria oltre ad essere ricca di petrolio, dispone di terre coltivabili ed altre ricchezza naturali che non sono ancora del tutto sfruttate. L’indica di corruzione stilato da Transparency International vede la Nigeria al 136 posto su 176 Stati di tutto il mondo, collocandolo tra i Paesi più corrotti del mondo. La corruzione frena lo sviluppo economico suscitando scoramento e delusione in diversi giovani che così tentano la strada della migrazione all’estero, finendo però nelle mani dei trafficanti di esseri umani. (L.M.) (Agenzia Fides 15/12/2017)

  • Pasquale

    giugno 17, 2018

    Mi rincuora leggerti, Alberto caro, ogni volta che ti leggo. Oggi non meno. Da nazista leghista, sono queste le qualifiche che mi hanno appioppato in Conservatorio per avere votato M5S ed averlo dichiarato ma tiriamo innante, alla domanda sul chi finanzia gli strilloni dalla stampa, i Lerner, i Saviano – leggo in questi giorni il cattivo Cèline de Les beaux Draps, lavoro che trovo atrocemente disincantato ed attuale – chi dunque lo sai tu, lo so io, in parte possiamo solo immaginarlo, benché appunto ci sia un autofinanziamneto di carogneria, balordaggine e cristianesimo che insieme costituiscono l’esca del falò di cui la carta moneta è il combustibile. Le pognon. San Quattrino. Non fossero immeritatamente ricchi, i detti, sarebbero in chiaro ciò che con elegante metafora potremmo definire mezze seghe. Guardare per credere. E, per quanto riguarda il resto del discorso ho pià volte detto e non mi smentisco che il problema del capitalismo oggi è lo stesso di Himmler allora. Himmler non essendo cristiano, dunque non ipocrita e fregnone, prudente forse un po’, si diede la risposta che sappiamo. Dunque da un lato il capitalismo*, dopo l’imperialsimo dei buoni Re Cristiani, dal Belgio all’Inghilterra, il FMI hanno creato le condizioni per queste fughe, dall’altra non ha il fegato di dirsi, ammazzziamoli, tutti, illico. È mi pare lo stesso inconfessato desiderio di Israele con i Palestinesi. Dunque si ammazza in comode rate. FIno a quando, mi pare la domanda più pertinente.
    Anche per questo sono anarchico e populista
    * e l’industrialesimo, la tecnica, le macchine si sa che cosa combinarono in Inghilterra e dovunque.

    • agbiuso

      giugno 18, 2018

      Ci sono dei filosofi, Pasquale, che sembra non sbaglino mai: Platone, Spinoza, Proust, Heidegger. E più di tutti Friedrich Nietzsche. Il quale ci ha messo in guardia per tempo e con lucidità dal pericolo che i buoni rappresentano, dall’autentica perversione gnoseologica ed etica implicita in ogni umanitarismo, qualunque forma assuma.
      Non foss’altro perché argomenti come -nel pedestre linguaggio della stampa contemporanea- ‘valori non negoziabili’, ‘senza se e senza ma’ e simili pretese di assoluto, quando transitano dal piano della comprensione teoretica a quello del dovere etico diventano di fatto espressioni di una violenza assai pericolosa. Espressioni che non assumono le forme dell’aggressività fisica soltanto perché chi le enuncia non possiede armi e non ha il coraggio di portare sino in fondo il proprio fanatismo morale.
      Per tutti costoro (ri)leggere la Genealogia della morale sarebbe inutile, perché non la capirebbero. Ma almeno sentirebbero vagamente che si può stare al mondo in una modalità un po’ più complessa rispetto ai semplicismi dell’informazione, della televisione, di Facebook e della Rete.
      Come vedi, è sempre consigli di lettura che diamo. Perché io e te crediamo nella parola pensata. E non ho aggiunto nulla, rispondendoti, sul caso specifico -migranti e spettacolo, mare e morte- poiché, come hai ben intuito e detto, qui non si tratta soltanto di tragiche contingenze e di processi sociali ma di strutture di fondo dell’umano comprendere e quindi della vita collettiva nella ricchezza e nell’unità del suo darsi.

      • Pasquale

        giugno 18, 2018

        Espressioni che non assumono le forme dell’aggressività fisica soltanto perché chi le enuncia non possiede armi e non ha il coraggio di portare sino in fondo il proprio fanatismo morale.

  • Selenia

    giugno 17, 2018

    Caro Professore,
    la ringrazio per questo contributo breve, ma importante: nell’accozzaglia rumorosa di voci starnazzanti, per lo più alimentate dall’ignoranza e dalla disinformazione, abbiamo più che mai bisogno di punti fermi e di analisi intelligenti, che fondino su basi culturali solide. Si è persa l’abitudine di tacere e ascoltare, si è dimenticato il vecchio adagio, il “è meglio star zitti e sembrare idioti che aprir bocca e togliere ogni dubbio”. Ne abbiamo bisogno ancor più in un’epoca storica in cui la classe politica non poggia più su convinzioni e ideali (e quindi su una ristretta e valida cerchia di intellettuali), ma è la bandiera continuamente esposta al vento di un’opinione pubblica prodiga di buone intenzioni e povera di argomenti. E’ una caccia al consenso, né più né meno, che i governi trovano facilmente in questi slogan spicci, mentre a voler trovare risposte sincere e definitive a questioni che ci assillano ormai da troppo tempo (cosa che presuppone almeno un minimo di lungimiranza) si è banalmente tacciati d’insensibilità e cattiveria.
    Ahimè, è storia antica – ma questo lo sa chi la storia la studia.

    • agbiuso

      giugno 17, 2018

      Cara Selenia,
      le sono particolarmente grato. E la ragione della mia gratitudine è questa: quello affrontato nell’articolo che lei commenta è un argomento del quale farei volentieri a meno di parlare. Come di molti altri. Preferisco senza alcun dubbio scrivere sulla temporalità, sulla mente, sull’essere, sulla letteratura, sulla metafisica. Sono queste le mie passioni.
      Ma ho un Maestro il quale mi ha insegnato che «ἔστι δὴτοίνυν τὰ τῶν ἀνθρώπων πράγματα μεγάλης μὲν σπουδῆς οὐκ ἄξια, ἀναγκαῖόν γε μὴνσπουδάζειν», vale a dire più o meno questo: «è vero che le vicende umane non meritano che ci si interessi molto di loro, bisogna però occuparsene, per quanto la cosa possa risultare ingrata» (Leggi 803 b). Questo Maestro è Platone, il quale rischiò vita e libertà pur di occuparsi di politica, vale a dire della complessità delle comunità umane.
      Un altro mio Maestro per fortuna vivo e presente, Eugenio Mazzarella, nutre verso la politica una vera e propria passione, che trasmette a tutti i suoi allievi, insieme alla libertà che loro pensino anche diversamente da lui. Purché, però, sappiano argomentare ciò che dicono: senza luoghi comuni, senza ripetizioni del mainstream mediatico e senza dogmi.
      Guardando a tali Maestri e ai miei tanti allievi, della cui crescita mi sento e sono in qualche modo responsabile, mi costringo a documentarmi e a scrivere anche su temi che lascerei volentieri agli economisti e agli scienziati della politica.
      Ricevere gratitudine da un’allieva come lei mi conforta sull’aver fatto il mio dovere, o almeno aver tentato.

  • agbiuso

    giugno 17, 2018

    Invito a leggere l’analisi assai lucida -e di ampio raggio- del sociologo Luca Ricolfi, dedicata ai diritti di chi fugge.
    L’articolo è uscito sul Messaggero del 17.6.2018.

  • Marina

    giugno 17, 2018

    I filosofi, in particolare in filosofi marxisti (o marxiani… forse meglio detto) hanno questo di innegabilmente buono: una visione razionale, disincantata, diciamo pure asettica degli avvenimenti passati a presenti. Appartenendo anch’io, nel mio piccolo, a tale corrente di pensiero, trovo quindi la sua analisi corretta e condivisibile. Mi sembra, tuttavia, che, trattandosi di eventi che si stanno verificando sotto i nostri occhi, giorno dopo giorno, nell’attualità del presente, sarebbe necessaria, tirando le somme dell’analisi, una conclusione. Perché qui non si tratta di teorie – per corrette e puntuali che possano essere, ed infatti sono. Si tratta vite umane, di persone vere, vive (e poi, alcune, morte), con un nome, una storia, una speranza, una disperazione. Esistono davvero, una per una. E allora la domanda che mi pongo (senza peraltro avere una risposta… ma la domanda bisogna pur porsela!) è: che cosa ne facciamo di queste persone? Impediamo loro di sbarcare, nella speranza di scaricare il problema su qualcun altro? Le lasciamo ammucchiate nei campi di concentramento in Libia e dintorni, dove hanno impiegato mesi atroci ad arrivare? Le lasciamo a mollo e ci voltiamo dall’altra parte mentre annegano? Le mitragliamo, così muoiono prima e più in fretta? Certo, tutte queste sono soluzioni. Soluzioni che però a me – forse sono una di quelle ingenue “anime belle” che alla fin fine partecipano e contribuiscono al grande e reale processo di sfruttamento – non sembrano proprio giuste. Ho premesso che se conosco, probabilmente, la soluzione (o sarebbe meglio dire la conclusione) da un punto di vista storico universale, da qui a cinquanta o cento anni, non trovo alternativa immediata al gesto semplicemente “umano” di ripescarle e, in qualche modo, accoglierle. Mi interesserebbe conoscere su questo la sua opinione…non da filosofo, ma da persona.

    • agbiuso

      giugno 17, 2018

      Gentile Marina, la ringrazio molto per il suo commento franco e insieme pacato (e anche un poco giustamente ironico).
      Da filosofo e da persona -non ho mai distinto le due figure- le dico che in questi anni ho cercato di rispondere più volte alla sua domanda, anche in questo sito, in particolare con numerose brachilogie.
      Ribadisco dunque, molto sinteticamente, che la prima cosa da fare è bloccare la tratta schiavistica che parte dai Paesi del Nord Africa e per fare questo la prima cosa da fare è togliere sostegno alle finanziatissime (da chi?) ONG senza le quali questa tratta si estinguerebbe o calerebbe di molto, come si è visto nella tratta che attraversava i Balcani. A quel punto la prima cosa che farebbero i popoli africani sarebbe ribellarsi alle loro élites che li massacrano e li vendono al Capitale occidentale.
      Come vede, di prime cose da fare ce ne sarebbero molte. Ma nessuna di esse è umanitaria. E questo perché non esistono soluzioni semplici e indolori a problemi di questa portata. L’umanitarismo spettacolare è una forma di inganno anche perché dà l’illusione -invece- che tali soluzioni esistano. Molti fra coloro che oggi vengono accolti in modo così spettacolare a Valencia saranno rimpatriati e questo costituirà l’ennesima beffa subita da queste persone. Le sembra una soluzione?
      In ogni caso, ad assumersi responsabilità e a dare risposte debbono essere le élites occidentali e capitalistiche -la Nato e l’Unione Europea- che con le loro guerre hanno generato gli stermini dei popoli africani. Non si possono scaricare le conseguenze di tali crimini contro l’umanità sui popoli europei.
      Anche per questo sono anarchico e populista.
      Infine, se pensiamo che le soluzioni reali sono possibili “da qui a cinquanta o cento anni”, tali soluzioni naturalmente non arriveranno mai. Anche essere consapevoli che così funzionano le cose umane significa agire in modo razionale, disincantato e “buono”.

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