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Ministero della Verità

Ministero della Verità

In una mattina di aprile dell’anno che forse è il 1984, Winston Smith torna a casa e comincia a scrivere i propri pensieri in un quaderno che ha da poco acquistato. Questa è la sua colpa, lo psicoreato che aveva già cominciato a commettere e che adesso è dimostrato dalla sua stessa scrittura. Winston Smith vive, infatti, in Oceania, uno dei tre stati sovracontinentali nati dalla guerra atomica degli anni ’50. Winston lavora presso il Ministero della Verità, il cui compito è la falsificazione sistematica e la creazione di documenti che modifichino il passato. Infatti, «chi controlla il passato, controlla il futuro; chi controlla il presente, controlla il passato» (Orwell, 1984, Mondadori 1998, p.  260).
Lo psicoreato esiste negli anni Dieci del XXI secolo e si chiama politically correct. Esso è l’impossibilità di criticare dogmi etico-politici più o meno sensati, pena conseguenze anche sulle carriere. Esso è la disinformazione della quale parla il § XVI dei Commentari alla Società dello Spettacolo di Debord: una mescolanza di vero e di falso sempre funzionale agli interessi di chi governa. Non dimentichiamo, infatti, «che i grandi media che oggi si vantano di ‘decodificare’ le fake news degli altri, sono sempre stati i primi a rilanciare le menzogne di Stato, dalle ‘armi di distruzione di massa’ di Saddam Hussein al presunto ‘carnaio’ di Timisoara» (De Benoist, Diorama Letterario 340, p. 11).
Il politicamente corretto è l’altro nome dell’ideologicamente conforme, il quale diventa esplicita e ignorante censura in iniziative come quelle che hanno impedito lo svolgimento nello scorso febbraio di un dibattito su destra e sinistra promosso dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano con la partecipazione, tra gli altri, di Alain de Benoist. Attribuendo a questo filosofo tesi da lui mai sostenute, alcuni intellettuali (?) e giornalisti italiani hanno ottenuto la provvisoria cancellazione dell’iniziativa. «Affermano di voler difendere la democrazia e ne smantellano le fondamenta» (Tarchi, DL, p. 3). Costoro utilizzano anche «l’ingenuità, la rozzezza e la stupidità politica degli sparuti apologeti di dittature passate che non hanno conosciuto per rafforzare le premesse della dittatura del futuro, che si sforzano di trapiantare nel presente a suon di divieti, discriminazioni e punizioni» (Ibidem). La stupidità è per definizione stupida. Il risultato di quella improvvida richiesta di censura è stata infatti la sala strapiena della Fondazione Feltrinelli quando il dibattito si è poi svolto, lo scorso 6 aprile 2018.
Durante la recente campagna elettorale italiana, gruppi di miserabili e ininfluenti nostalgici come CasaPound e Forza Nuova sono stati gli alleati di una sinistra perduta che si sente viva quando agita «uno spauracchio che si pensa possa farle riguadagnare consenso e sostegni fra un certo numero di simpatizzanti e militanti ormai caduti in preda alla delusione» (Tarchi, DL, p. 19).
Contro il vero fascismo contemporaneo, che è l’ultraliberismo il quale moltiplica le guerre, strangola le economie  e cancella i diritti sociali, non si attua una mobilitazione neppure lontanamente paragonabile alle manifestazioni che hanno regalato per qualche giorno audience e dignità politica agli esigui nostalgici di Mussolini. E invece è contro gli Stati Uniti d’America che bisognerebbe mobilitarsi senza tregua, contro un sistema che -secondo l’analisi del giornalista francese di TF1 Michel Floquet- è inguaribilmente razzista, ferocemente diseguale, fanaticamente bellicista, mortalmente inquinante. Una nazione che è «la più grande prigione al mondo. In America, un adulto su cento si trova in carcere. E un prigioniero su quattro, nel mondo, è americano» (Virgilio, DL, p. 27); secondo Floquet «la democrazia e la libertà delle quali godrebbero tutti i cittadini statunitensi senza distinzione di razza, di sesso, di religione, non sono altro che una finzione, ‘un meraviglioso esempio di doppiezza e di ipocrisia’» (Id. DL, p. 26), come conferma una documentata e dolente analisi di Santo Barezini sul numero 422 di A Rivista anarchica: «Schiavi del XXI secolo».
Rispetto all’uniformismo dei padroni del mondo, sarebbe opportuno applicare la difesa della biodiversità anche alla «diversità dei popoli, nonché a quella delle lingue e delle culture che sono ad esse associate» (De Benoist, DL, p. 5; sulla questione linguistica si vedano anche i testi miei e di Dario Generali: Parola) cercando almeno di rallentare la distruzione della Terra e delle sue fonti di vita, attuata da una forma politico-economica del tutto indifferente alle leggi della natura e alla limitatezza delle risorse. Questo infatti «dimostra il secondo principio della termodinamica e la legge dell’entropia nell’assoluta indifferenza da parte di sociologi, economisti e scienziati della politica, nonostante la messa in guardia fornita dalla teoria della complessità di Edgar Morin e dalle acquisizioni di Ilya Prigogine sulle ‘strutture dissipative’» (Zarelli, DL, p. 22).
Come dimostra Orwell, il Ministero della Verità è anche sede della menzogna più profonda.

3 commenti

  • agbiuso

    Ago 11, 2018

    Segnalo una riflessione di Giulietto Chiesa a proposito della reazione che i poteri internazionali oppongono alla possibilità di un’informazione un poco meno controllata.

    Fonte: il Fatto Quotidiano, 11.8.2018

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    Carissimo direttore di Pandora tv, dopo la censura di Info Wars, credo che anche per lei sia arrivato il momento di raccontare come in realtà le lobby e i poteri forti mondiali cominciano ad avere una paura matta di ciò che sta avvenendo nel mondo. Il web ha creato “mostri” che raccontano la verità o per lo meno esprimono opinioni diverse da quelle degli establishment. In tutto ciò il nostro governo è una specie di esperimento di significato mondiale. Da questo governo partirà un mondo nuovo, un modo nuovo di fare politica. Questo ancora non lo ha detto chiaramente nessuno… o quasi. Hanno paura che ormai le coscienze siano pronte a nuove visioni e anzi ne siano affamate. Anche se spengono un canale se ne accenderanno altri 10!
    Giacomo Rossi

    Caro Rossi, lei è molto ottimista.
    Pandora tv e io personalmente, come lei sa, questa storia della censura in arrivo la raccontiamo dal 2014, cioè da quando siamo nati. Adesso è arrivata.
    È verissimo quello che lei dice: i “mostri” sono diventati problemi. Il controllo sulla masse sta sfuggendo di mano proprio a causa del funzionamento dei loro “mostri” (che sono Google, Facebook, Apple, YouTube, Spotify, Twitter, Yahoo ecc.). Per questo i “padroni universali” hanno dato l’ordine: bloccare l’informazione critica, incontrollata; orientare in altre direzioni i cervelli; aumentare le dosi di manipolazione; quando occorre usare il manganello elettronico, cioè chiudere, oscurare, cancellare. Ma potrebbe non funzionare. Facebook ha perso 100 miliardi di dollari in un giorno solo. Twitter ha subito un crollo analogo, ecc. Altri ce ne saranno. C’è turbolenza.
    Ma qui finisce ogni ottimismo. Il loro potere di controllo dei canali di comunicazione è intatto. Io e lei non abbiamo strumenti per difenderci. I regolamenti li fanno loro. Imperscrutabili, arbitrari. Il web intero è nelle loro mani. Solo Cina e Iran, per il momento, hanno barriere difensive parziali. La Russia è, per il momento, del tutto esposta ad attacchi esterni. L’intera faccenda del Russiagate è una menzogna ridicola. Certo, la Russia non può essere “spenta” dall’America (l’Italia invece sì!), ma che la Russia sia in grado, con i suoi mezzi attuali, di influire sulle elezioni americane, o italiane, o tedesche, è cosa che dovrebbe fare ridere anche i bambini. Come qualcuno ha scritto, ironicamente, erano più credibili quando raccontavano che i russi mangiavano i bambini.
    Tutti i nostri media propalano la favola del Russiagate. E applaudiranno a ogni oscuramento. Ma il problema è mondiale. È la comunicazione il fronte principale della guerra ibrida contro i popoli. E il Potere ha le chiavi. Noi no. Lei dice che, per ogni canale che si chiude, altri dieci si apriranno. E si sbaglia. Perché i canali sono loro e non nostri. Pandora tv, per esempio, ha un sito proprietario e una ventina di “finestre di visibilità” non proprietarie. Se queste finestre verranno chiuse, a me come a Claudio Messora, o a chiunque altro, la nostra “visibilità” scenderà a ben poco. Non si vince con il ciclostile. Anche perché per i “padroni universali” l’informazione è cosa secondaria. Loro producono “intrattenimento”: moda, gossip, scemenze varie, consumo. Cioè ciò che serve ad accalappiare il pubblico che loro stessi hanno preventivamente “diseducato” alla vita civile. C’è stata una crescita del grado di autodifesa delle grandi masse, è vero, ma i “loro” messaggi sono molto più potenti. Il che fare è tutto ancora da decidere. Ed equivale a una rivoluzione.

    E ora vengo al secondo tema. Anche qui c’è del vero: questo governo è un “esperimento mondiale”. Ma non tutti gli esperimenti riescono. Questo è palesemente un governo “provvisorio”. In lotta contro il tempo. È il risultato di una cruciale sconfitta della classe dirigente, e l’arrivo al potere di forze popolari genuine. Questo è certo. Una ventata di aspettative è in corso. Ma questa rappresentanza delle forze popolari è in grado di soddisfare queste aspettative? Esse stesse, in primo luogo, sono contraddittorie e confuse. E non poteva essere altrimenti, poiché le masse sono senza una guida, e indottrinate dal nemico. Il sud del Paese ha espresso aspirazioni che non sono omogenee con quelle espresse dal nord. Per mettere ordine in questo magma di desideri occorrerebbe un progetto “alternativo al sistema”. Ma questo progetto non c’è. Una rivoluzione politica sta avvenendo, ma senza guida. E non contesto internazionale ostile.

    Questo governo è una sommatoria di due partiti diversi e, per molti aspetti, antagonisti. E’ il risultato di fortuite coincidenze. Una vittoria di debolezze, che si sono sommate contro una élite politica frastornata dalla sconfitta e oltremodo stupida. Ma le incrinature si allargano. Dunque sperare in una marcia trionfale di cambiamenti positivi è un errore. Ci vuole grande realismo. Matteo Salvini, personalmente, ha triplicato i suoi consensi in pochi mesi. Mescolando buono e cattivo con grande audacia e totale spregiudicatezza. Ma sta giocando bene, nell’essenziale, interpretando la volontà — che c’è — di rottura nei confronti del “sistema”. Una critica nei suoi confronti è sensata solo se si valutano bene i suoi intendimenti. Il momento è davvero, potenzialmente rivoluzionario. In queste condizioni chi pensa di dover fare troppi complimenti è palesemente fuori gioco. Salvini ha un progetto europeo, che potrebbe essere decisivo per scardinare porte e finestre di Bruxelles. Su ciò dev’essere sostenuto. Ha aperto alla Russia, ma ha dovuto fermarsi sulla soglia della Nato. E questo dice già quasi tutto dei limiti attuali della Lega. Ma la partita di Salvini è fatta anche di grandi mosse politiche come quella della nomina di Marcello Foa alla presidenza della Rai. Questo è un gesto di enorme cambiamento, una sfida al sistema in un settore decisivo per la trasformazione del paese.

    Il M5S non ha nessun programma di alternativa al sistema. Lo si è visto in tutte le mosse fino a qui compiute, che dimostrano, senza eccezione, l’intenzione di Di Maio di presentarsi come l’interfaccia del dialogo con il sistema. Con quello strategico della Nato e delle forze più aggressive dell’Occidente, e con quello non meno strategico dell’Europa, cioè della sovranità dell’Italia. Sulla Rai il nominato 5 Stelle non poteva essere più innocuo. Mentre Beppe Grillo annuncia di voler regalare due canali della tv pubblica ai colossi mondiali della comunicazione. Un suicidio democratico in grande stile. Vedremo.

  • Pasquale

    Apr 12, 2018

    Inutile aggiungere; a momenti invito a leggerti nel mio blog. Sto affilando la sciabola. Abbracci Psq.

  • KavehAf

    Apr 12, 2018

    Come ci ricorda Debord, al punto 9 de La società dello spettacolo, “nel mondo realmente rovesciato il vero è un momento del falso”, strizzando così l’occhio a Hegel per cui, invece, il falso è un momento del vero.
    Nella neomodernità hanno entrambi ragione e come ci ricordava un noto critico radicale italiano “la falsificazione del vero e l’inveramento del falso sono momenti complementari della medesima strategia”. Il più grande, grave e attuale tra gli psicoreati è sicuramente la critica o la messa in discussione di quello che Canfora chiama “fondamentalismo democratico”. Tuttavia torna qui in nostro aiuto il solito Debord che scriveva (tra le pagine dei Commentari della società dello spettacolo da te citato, più precisamente nel punto IX) che “questa Democrazia così perfetta […] vuole infatti essere giudicata in base ai suoi nemici piuttosto che in base ai suoi risultati”.

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