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Ipnosi

«Là dove il mondo reale si cambia in semplici immagini, le semplici immagini divengono degli esseri reali, e le motivazioni efficienti di un comportamento ipnotico» (Guy Debord, La società dello spettacolo, § 18). Una droga infinita sparge ormai la propria potenza tra le menti, dentro gli occhi. Diventa gridolino estasiato da parte di miserabili giornalisti gossippari che per ore -seguiti da miliardi di telespettatori- commentano il matrimonio di due ragazzotti inglesi. Diventa acritica e rivoltante adorazione verso il papa più televisivo della storia, distruttore della libertà teologica, protettore di sacerdoti pedofili, accanito sostenitore della morale sessuale repressiva, amico di dittatori di ogni risma. Diventa suprema propaganda dell’Impero, sventolio di bandiere a stelle e strisce che esultano per una vendetta da stadio, una vera e propria esecuzione. L’ipnosi televisiva è diventata in questi giorni un planetario trionfo della morte. Nella dolciastra favoletta degli eredi di una delle monarchie più ingessate del mondo, nella macabra festa del cadavere romano, nella scenografica finzione dell’assassinio di un antico amico della CIA, è l’intelligenza che muore.

21 commenti

  • Andrea T.

    8 Maggio, 2011

    Riuscire ad accorgersene sempre sarebbe già un grande lavoro. Spesso ho difficoltà, è un costante lavoro su noi stessi. Appena abbassi le antenne un attimo, sei fregato.

    “La fruizione deve avvenire senza sforzo”.

  • diegob

    8 Maggio, 2011

    comprendo il problema che solleva il nostro ottimo scuderi: in ogni contesto tecnologico, vi sarà sempre uno scarto, un vuoto incolmabile, fra quel che si racconta, quel che è accaduto e quel che si decide di voler credere;
    ma in termini almeno etici, un discrimen è possibile: un conto è l’informazione sbagliata, approssimativa, incompleta, un altro è la bugia intenzionale, la falsa verità, il vero e proprio inganno fraudolento

  • filippo scuderi

    8 Maggio, 2011

    Premessa ; tutti i commenti sono molto interessanti,
    adesso immagino due personaggi, li chiamerò amico A, amico B, immaginiamo che questi due siano seduti in un bar (qualsiasi bar di una qualsiasi città Italiana ) immaginiamo che stiano commentando una qualsiasi notizia, che descriverò come notizia ,bla bla bla, ( in sei parti) il periodo di questi due personaggi seduti in un qualsiasi bar di una qualsiasi piazza Italiana, lo lasciamo all’immaginazione, mettiamo che discutono di notizie bla bla del 1900 o del 1950 o del 2050, lasciamo all’immaginazione fare il suo corso, ( guai se nella vita non lasciate spazio all’immaginazione l’hanno scritto anche i filosofi)
    Parte prima
    Amico A; hai sentito quella notizia bla bla bla che ieri è stata commentata al circolo.
    Amico B; ma che dai ascolto a quel circolo, li le notizie arrivano e rimangono chiuse nello stesso posto , frequentato dalle stesse persone chiuse nei loro ideali, io ti consiglio di andare nell’altro circolo
    Parte seconda
    Amico A; hai letto quella notizia bla bla bla sul quotidiano locale.
    Amico B; ma che leggi i quotidiani locali, scritti che oltre questa zona non vanno , devi incominciare a leggere i quotidiano nazionali , li si che ti aggiornano , e poi il nazionale lo dice la parola stessa lo leggono tutti, tu seduto qui e un altro seduto a 1000 km di distanza
    Amico A; ma scusa i quotidiani nazionali secondo me sono più filtrati ,appunto perché lo leggono tutti, magari il locale è più onesto nel dare le notizie.
    Amico B; sei il solito che non ti vuoi aggiornare devi cambiare nel apprendere le notizie.
    Parte terza
    Amico A; hai sentito quella notizia bla bla bla che ieri hanno dato alla radio.
    Amico B; ma che stai ancora ad ascoltare la radio devi andare al cinema prima della proiezione del film ti danno le ultime notizie, e vedi anche le immagini.
    Parte quarta
    Amico A; hai sentito quella notizia bla bla bla sul tg in tv.
    Amico B; ancora sei legato alle notizie dei tg, ma sei pazzo devi andare sul satellitare sul tg24 di sky ,li puoi accedere al comando con un tasto verde e scegliere quello che vuoi , puoi monitorare 24 su 24 ore eventi che sono trasmessi senza nessuna interferenza politica dei tg italiani.
    Parte quinta
    Amico A; hai sentito l’ultima notizia bla bla bla sul tg 24 della piattaforma sky.
    Amico B; ma guarda che io mi collego ad internet e vado su dei portali di informazione globale ,altro che sky
    Parte sesta
    Amico A; ieri mi sono collegato su internet e ho sentito quella notizia bla bla bla , pazzesca.
    Amico B; sei il solito arretrato , io ormai ho un contratto con un nuovo satellite di informazione live , che mi scarica tutti i file dal vivo di tutto il mondo ( ho preso il pacchetto tutto incluso) con tutti i commenti dal vivo , io scarico quello che voglio da qualsiasi parte del mondo, in più ho fatto un contratto con un altro satellite che controlla tutto quello che trasmettono i satelliti di informazione live, e controlla l’attendibilità di queste notizie.
    Amico A; scusa ma se il contratto del satellite che deve controllare le notizie poi risultasse dello stesso proprietario degli altri satelliti live, come la mettiamo con l’attendibilità delle notizie.
    Amico B; sei il solito che lavora di troppa immaginazione.
    Ps
    Grazie per la pazienza che avete avuto nel leggere questi miei sfoghi d’immaginazione.

  • Biuso

    6 Maggio, 2011

    @ Francesco Conti
    Orwell ha intravisto il presente con la lucidità che appartiene soltanto alle menti libere.
    Complimenti per il suo sito e per l’interesse verso il mondo classico; mi fa piacere che abbia visitato il bel Museo Archeologico di Milano.
    La ringrazio molto per l’apprezzamento.

  • Francesco Conti

    6 Maggio, 2011

    La situazione sentimentale di due individui fa più audience in confronto ai problemi che ci riguardano odiernamente. Il controllo informativo di ciò che deve ritenersi indispensabilmente “curioso”, ci porterà ad una omologazione in senso distopico. W la conoscenza. Caro professore quando penso al controllo informativo (televisivo, sonoro..) penso a Orwell e non intravedo un buon futuro avendo queste basi.
    P.S. lezione magnifica oggi sul tempo e sullo spazio.
    La invito a dare un’occhiata al mio sito.
    http://www.passionestoricafilosofica.blogspot.com
    F.Conti

  • agbiuso

    6 Maggio, 2011

    @ Zaira
    Condivido del tutto la sua preoccupazione, cara Zaira, e la ringrazio per questa concretissima testimonianza.

  • Zaira

    6 Maggio, 2011

    Ieri sera è successo un fatto che mi ha ricordato il suo articolo, professor Biuso. Non guardo più la tv da circa tre anni, se non quando ci ritroviamo a tavola. Infatti la prima cosa che fa mio padre prima di sedersi è prendere il telecomando. Da due giorni la Tv ha smesso di funzionare. Pensavo che finalmente avremmo cenato senza quel fastidioso sottofondo. Da un lato è proprio quello che è accaduto dall’altro non si parla d’altro che del televisore rotto. Tanto che ieri sera eravamo tutti seduti a tavola pronti a cenare e aspettavamo mio padre. A un certo punto entra in cucina fornito di attrezzi si avvicina all’apparecchio e lo smonta sotto gli occhi stupiti dei presenti. Abbiamo cenato mentre lui cercava di aggiustare il televisore. Ecco che per alcuni (forse per molti), questo strumento è indispensabile, non si può fare a meno di considerarlo una parte della propria esistenza senza il quale ci sarebbero degli spazi vuoti che non si saprebbe come colmare. Questa è una cosa che mi preoccupa non poco.

  • agbiuso

    5 Maggio, 2011

    @ aurora
    Gentile Aurora, le sue esigenze sono senz’altro comprensibili. Quanto dice è vero e in questi casi, usandola bene, la televisione può rappresentare una fonte di informazioni e di conoscenza. Il problema è un utilizzo acritico, passivo e “in automatico” del mezzo televisivo, che mi sembra essere quello praticato da milioni di persone.

  • aurora

    5 Maggio, 2011

    Professore,
    la ringrazio per la puntualizzazione,sono d’accordo con lei,la realtà è che la televisione mi consente di restare in contatto con il mondo oltre che un rispolvero di argomenti dimenticati.La rai con il canale “La Storia siamo noi”,rimembra,come eravamo,rai 5, trasmette teatro,opera,musica classica,andare a teatro non è alla portata di tutti,il biglietto d’entrata è molto costoso.Oggi anche l’acquisto di un quotidiano è diventata una spesa,recarsi alla emeroteca e in biblioteca, può risultare disagevole.E’ vero la televisione favorisce l’isolamento ma arricchisce le conoscenze culturali.Quanto alle trasmissioni squallide tipo il “grande fratello” e similari,basta non guardarle.Distinti saluti

  • Salvatore A.

    5 Maggio, 2011

    Credo che tutto stia, banalmente, nella maggiore fruibilità dell’immagine rispetto alla pagina scritta. Il Cinema prima e la TV successivamente (e attualmente la Rete) permetteno d’economizzare tempo e risorse personali. C’hanno inculcato il dogma dell’economizzare il mondo circostante (lingua e abilità, ma non d’economizzare su i beni d’inutile necessità) e la fruizione dell’immagine si presta ad uopo: citando “c’è chi si vanta d’aver visto più d’una volta un film di Godard e non aver mai letto Omero, tragicamente assurdo” aggiungendo, e me ne assumo le responsabilità del caso, autorizzandosi a sentirsi degli intellettuali (e/o artisti). In fondo nella peggiore delle ipotesi una pellicola (o un programma televisivo) occupa un quarto della nostra giornata; l’Ulisse di Joyce un paio di mesi o una vita intera. E lo dico d’amante (infedele) del Cinema. Mi risulta, a questo punto, difficile che sia solo una questione di passività, quanto una questione di sintesi: un’immagine (o una sequenza di immagini) non è più semplice (o potente) rispetto a una pagina scritta, ma solo più veloce da “smaltire” nei tempi imposti dal format.

    Ammetto, inoltre, d’aver sempre storto impudicamente il naso al connubio Arte/Politica: Benianamente (e adolescenzialmente, essì) ho sempre reputato la Politica incapace in materia e l’Arte, quella vera, anarchica. Però, riflettendoci, anche solo dire Io è un atto politico, probabilmente.

  • agbiuso

    5 Maggio, 2011

    Caro Diego, la sua analisi delle ragioni etologiche (di sopravvivenza biologica) della potenza televisiva -“siamo geneticamente predisposti a prestare attenzione a ciò che si muove, siamo predisposti, come specie, alla curiosità verso gli eventi che danzano nel nostro sguardo- coglie con esattezza il cuore della questione. Ha perfettamente ragione, inoltre, a individuare una delle differenze radicali con il cinema proprio nel fatto che quest’ultimo “non veniva inoculato fra le mura domestiche”.
    Si deve aggiungere, in tema di cause, il privilegio dato alla vista dalla cultura greca e lo sviluppo tecnologico che ha permesso la “tele-visione”, la visione a distanza, da lontano.

  • diegob

    5 Maggio, 2011

    mi permetto di annotare, a margine di questa bella discussione, una questione a mio avviso non marginale; noto la tendenza, quando si parla di televisione, a soffermarsi sul tema specifico italiano, cioè sulla concentrazione di potere televisivo nelle mani d’un soggetto;
    questo problema, non piccolo, però non è il tema generale, cioè per capire, smontare, criticare gli effetti del media televisivo, bisogna ragionare a prescindere il problema italiano attuale, e cercare le ragioni antropologiche della questione;
    non ho i mezzi intellettuali per essere preciso, ma ritengo che vi sia proprio, nel dominio e nella somministrazione di immagini in movimento, una potente sollecitazione di umane attitudini: siamo geneticamente predisposti a prestare attenzione a ciò che si muove, siamo predisposti, come specie, alla curiosità verso gli eventi che danzano nel nostro sguardo; quindi il tubo catodico è troppo potente rispetto ad esempio alla parola scritta; inoltre la parola scritta prevede una elaborazione intima e attiva del messaggio, mentre nella televisione la passività è quasi totale; analogamente, prima della tv, il cinema fu assai mitopoietico rispetto ai precedenti media, ma aveva il vantaggio/svantaggio che non veniva inoculato fra le mura domestiche;
    sono stato lungo, chiedo scusa a chi pazientemente avesse letto, in primis al caro prof. biuso

  • Roberto Battaglia

    5 Maggio, 2011

    A proposito di quello che dicevo all’inizio, e cioè che l’audience di un tempo prendeva per vero tutto quello che la tv diceva loro, dopo una attenta analisi mi sento di dire che (e quì mi ricollego alla struttura molti a molti), che oggigiorno purtroppo, anche nella Rete è neccesaria una competenza critica, perchè si può rischiare di cadere in alcuni meccanismi simili a quelli della tv.

    Per citarne uno molto forte: il Professore ha già parlato più volte dell’importanza della Pubblicità dicendo che non è quest’ultima che interrompe i programmi, bensì sono i programmi ad interrompere la pubblicità. Ebbene se fate caso negli ultimi tempi se provate ad aprire un video su YouTube vi troverete uno spot pubblicitario di circa 30 secondi (solitamente al primo accesso sul sito e poi ad intervalli irregolari; e per il momento sono solamente 30 secondi).
    Possiamo benissimo affermare che le pubblicità hanno sempre fatto parte della rete, ma sotto forma di banner; adesso invece iniziano a prendere le sembianze dei messaggi pubblicitari da noi tutti conosciuti tramite la tv.
    E’ chiaro, le varie aziende si sono poste il quesito: “Ma rende veramente la pubblicità su internet?”
    La risposta è affermativa per chi sa scegliere i canali giusti per veicolare messaggi efficaci. E rende non solo perché i risultati sono elevati ma perché i costi rispetto ai media tradizionali sono decisamente inferiori. Qualsiasi altro mezzo non riesce a competere con internet quando si desidera raggiungere target specifici.

    Concludo dicendo che, se non si fa attenzione a questi piccoli e sottili meccanismi, rischiamo di diventare la generazione del futuro che dirà: “L’ha detto la Rete…”

  • agbiuso

    4 Maggio, 2011

    @ aurora
    E’ la Rete a permettere e a favorire la socializzazione, con la sua struttura molti a molti, non la televisione che -invece- è uno a molti.
    Non si tratta, comunque, di variabili individuali nell’utilizzo della televisione. Queste contano, certo, ma l’analisi di Debord va al di là dei soggetti; essa coglie dello spettacolo -televisivo ma non solo- l’ontologia e la politica, le strutture quindi più oggettive.

  • aurora

    4 Maggio, 2011

    Non per tutti guardare la televisione è sinonimo di ipnosi, guardo molta televisione quasi esclusivamente rai 3 e la 7,sono d’accordo che è il meglio per avere notizie varie e con diversi colori politici.Naturalmente, tutto deve essere filtrato con la propria conoscenza, penso che se fossi vissuta in altri tempi, avrei riempito i vuoti, incontrandomi, dopo le fatiche del lavoro dei campi, nella stalla a fare filò con i vicini ,i tempi di socializzazione sarebbero stati migliori degli attuali ?

  • agbiuso

    4 Maggio, 2011

    @ Francesco Vella
    La ringrazio molto del suo intervento, che condivido in gran parte.
    Solo un chiarimento: a lezione ho parlato di Annozero come di un esempio di inevitabile sottomissione dei programmi anche più critici alla logica del mercato. Tutt’altra questione è quella che riguarda Marco Travaglio, che ritengo essere il migliore dei giornalisti italiani perché raccoglie un’imponente documentazione e su di essa basa le proprie valutazioni e gli editoriali, redatti sempre in una lingua assai efficace.
    Quanto alla questione che lei pone: “nessuno ci obbliga a guardare la tv, ma allora perché la guardiamo lo stesso?”, il corso di Sociologia della cultura sta cercando di dare una risposta proprio a tale domanda.

  • Francesco Vella

    3 Maggio, 2011

    Carissimo prof.Biuso premetto che guardo pochissima tv ma proprio poca.Anche io oggi ero a lezione e devo dire che mi affascina il libro di Debord come anche le sue considerazioni,tuttavia mi sembra un po’riduttivo definire Annozero come “il nulla”in quanto rai2 e rai 3 mi sembravano le uniche due reti che non si sono inginocchiate del tutto al potere di mister B.forse i vari Santoro,Travaglio lo stanno facendo nel modo sbagliato ma sono da apprezzare per la loro battaglia contro questa dittatura,(ovviamente anche loro ci guadagnano)perchè purtroppo in italia c’è ancora gente(ad esempio i miei coetanei)che non sa di tutte le”porcherie” che ha cambinato e continua a sostenerlo in tutto è per tutto,d’accordo che la tv non informa ma fa propaganda ma certe cose come i suoi innumerevoli processi di cui mediaset non parla o li fa passare in secondo piano,il pubblico deve conoscerle.Tornando al discorso di oggi ripeto mi incuriosisce molto il pensiero di Debord come ad esempio la tesi che coinvolge CIA e “brigata rossa” nell’uccisione di Aldo Moro.Io credo che se oggi la tv sia diventata uno specchio che riflette merda(come dice il mio collega andrea)dovremmo farci una domanda:perchè continuiamo a guardarla?la colpa è anche di tutti noi che alimentiamo questo mercato.Pongo l’esempio della tv sky che ci costringe a sborsare altri soldi per vedere le partite,in particolare mi riferisco a quelle dei mondiali,trovo scandaloso che nel 2010 la rai abbia comprato i diritti solo per determinate partite limitando la nostra libertà di scegliere,e questo perchè?perchè sky ha offerto più soldi e ha comprato i diritti per tutte le partite,nonostante noi italiani paghiamo il canone rai come tante pecore ogni anno e qual è la ricompensa?vedere programmi come l’isola dei famosi?.Siamo come narcotizzati,guardiamo tutto ciò che ci viene proposto,i reality ne sono l’esempio:costano poco e garantiscono share quindi perchè cambiare?c’è da dire che nessuno ci obbliga a guardare la tv,ma allora perchè la guardiamo lo stesso?perchè?Io credo che l’avvento di internet possa aiutare la gente a “svegliarsi da questo sonno profondo”in cui siamo caduti,un ruolo fondamentale è giocato dall’alfabetizzazione multimediale che dovrebbero fornire le istituzioni come l’università.Concludo infine ritenendo molto suggestiva l’idea di far convergere arte e politica(in teoria dovrebbe essere una cosa abbastanza normale)purtroppo però credo in italia mai avverrà o almeno non in tempi relativamente brevi, ciò perchè mi sa che gli italiani non “vogliono svegliarsi da questo torpore”un po’come i siciliani con la “mafia”(perdonatemi l’analogia).Cordiali saluti

  • agbiuso

    3 Maggio, 2011

    @ Roberto Battaglia
    Lei ha giustamente ricordato che molte famiglie guardano la televisione mentre sono a tavola. Ritengo questo comportamento una delle peggiori conseguenze della presenza televisiva. Il momento del pranzo e della cena non si risolve nel nutrirsi ma è il luogo del dialogo tra le persone che condividono una casa, dei legami di sangue, gli affetti. La televisione si installa al centro dell’attenzione e uccide lo scambio.

    @ diegob
    Ha detto bene: nel dominio dell’icona televisiva non sono necessarie carceri e censure, basta non dare microfono e telecamere e il silenzio è assicurato. Per fortuna c’è la Rete.

    @ Andrea T.
    So bene che molti degli studenti del corso “mormorano”; io stesso ho parlato di tesi e argomentazioni “extraterrestri” per una generazione che sin dalla nascita ha introiettato tutto il potere della televisione. Proprio per questo credo che sia mio dovere di insegnante oltre che di studioso esercitare una critica -spero argomentata- verso tale dominio.
    Condivido del tutto la convinzione che arte e politica debbano convergere, pena la sterilità dell’arte e la riduzione della politica a malaffare.
    Complimenti alla sua famiglia per il rapporto di collaborazione con Fabrizio De André.

  • Andrea T.

    3 Maggio, 2011

    Affermazioni forti oggi a lezione, agganciandosi al post in questione che Lei stesso ha citato. Ho sentito un po’ di gente mormorare, lo davo per scontato. Siamo molto restii a modificare opinioni o credenze che si sono consolidate nell’arco della nostra vita nel nostro animo, foss’anche solo perché non abbiamo avuto a facile portata null’altro che quella visione dello stato delle cose. Mettere in discussione tutto daccapo, credere che un’altra teoria sia possibile rispetto a quello che ci viene continuamente proposto (o per meglio dire ingozzato), non è semplice e richiede un costante sforzo di andare contro l’apparenza di questa ‘scatola’, oggi piu’ tecnologicamente simile ad uno specchio, uno specchio che riflette sono merda. Non riesco a trovare un sostantivo al momento che mi esemplifichi in maniera migliore quello che vedo quando la accendo (fortunatamente molto poco).

    Abbiamo fatto riferimento ad Annozero, “nulla si salva?”, probabilmente è così, nulla si salva, se immaginiamo anche solo per un minuto che il gioco delle parti nello spettacolo è essenziale. Chi sarebbe oggi B. se non avesse avuto la capacità di creare e rigenerare avversari veri o presunti su cui costruire le sue meravigliose gesta da campagna elettorale perenne. E di contro, ne avranno giovato anche i vari Santoro, DiPietro e compagni, in un alternarsi del nulla. Discorsi sempre triti e ritriti. Con il risultato che mi sono davvero stancato di stare a sentire chiunque ci rappresenti. Sentire citare DeAndre’ a lezione fa sempre piacere, sopratutto per chi come la mia famiglia Fabrizio l’ha conosciuto davvero e bene perché ha aiutato la realizzazione battaglie civili dove nessuno avrebbe scommesso una lira, finanziandole di tasca propria. E mi fa strano sentire tante persone, anche artisti, dire che l’Arte con la Politica (nell’accezione aristotelica del termine)non c’entra niente. Non saranno impegnati direttamente in quei letamai di emicicli, ma indirettamente molte persone hanno speso le proprie esistenze per trasmetterci qualcosa, senza la quale oggi saremmo tutti ancora piu’ poveri.

  • diegob

    3 Maggio, 2011

    secondo me, al di là del giudizio sui singoli eventi e accadimenti storici, il potere, nel nostro tempo, si è configurato proprio attorno alla possibilità, attraverso la scatola magica, di plasmare l’immaginario delle masse con una potenza che nessun mezzo, nei secoli passati, possedeva; in fondo se per secoli il pensiero razionale ha avuto una certa forza ciò lo dobbiamo alla prevalenza del media scritto, del libro in definitiva, poi mano a mano che la tecnologia ha potenziato la possibilità suggestiva del tiranno, è evidente che il pensiero razionale viene sconfitto, annichilito, dal pensiero, o meglio dire lo pseudopensiero di chi ha in mano il microfono e la telecamera; sono convinto altresì che ogni pensiero umanamente buono o almeno meno indecente, possa avere una qualche incidenza solo se c’è una conoscenza e un possesso delle tecnologie del comunicare; oggi socrate, con la sola parola, non lascerebbe alcun effetto sul suo tempo, se non in una cerchia ristretta e autoreferenziale; caro prof. biuso, siamo dentro un nuovo medioevo, o quantomeno l’illuminismo è morto

  • Roberto Battaglia

    3 Maggio, 2011

    La cosa che mi rattrista parecchio è che l’Italia è uno Stato popolato principalmente da persone grandi che vedono nella tv la rappresentazione della realtà. Sono sicuro che a tutti noi è capitato almeno una volta nella nostra vita aver sentito i genitori, o i nonni esclamare: “L’ha detto la televisione…”, come a voler dire che “se l’ha detto la televisione, allora è sicuramente vero”.
    Niente di più sbagliato; Fortunatamente i più curiosi e soprattuto coloro che possiedono abilità critica e alfabetizzazione dei Media (o come gli inglesi la definiscono Media Literacy), possono decifrare i reali messaggi che si nascondono dietro tutte quelle immagini che scorrono in una sequenza infinita.

    La cosa che mi consola in parte, invece, è che esiste un oggetto chiamato telecomando che dà ad ogni utente la “libertà” di non ascoltare tutte le Creazioni che ci propina giorno dopo giorno la scatoletta magica (è questo il nome che attribuisco io alla tv; magica perché come asserisce Lei ha anche il potere di iptotizzare).

    ..c’è chi addirittura, come me, non si trova nemmeno a dover fare i conti con tutto ciò dato che, se non fosse perchè a tavola, durante i momenti di relazioni familiari domestiche, è “costretto” a dover sentire qualche nuova invenzione mediatica, la scatoletta non sarebbe altro che un soprammobile che occupa spazio inutilmente.

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