Skip to content


Populismi e differenza (sulla devastazione)

Populismi e differenza (sulla devastazione)

L’omologazione, il conformismo, il pensare ciò che tutti pensano, sono strutture e modalità a volte necessarie per mantenere la coesione dei gruppi e delle comunità sociali. Purché non assumano una valenza etica e soteriologica, purché non si presentino quindi come il bene e come salvezza. È invece quello che sta accadendo con il liberalismo e il capitalismo trionfanti che, come tutte le strutture ideologiche, hanno sempre bisogno di un nemico da additare, combattere, distruggere. Sconfitto il comunismo, si è inventato il «terrorismo» come parola grimaldello contro qualunque agire che metta in discussione l’impero statunitense. In Europa, invece, il nemico che il liberalismo addita si chiama populismo.
«Osteggiata dalla quasi totalità dei mezzi d’informazione ‘che contano’, demonizzata da un’identica percentuale delle classi politiche di governo e di opposizione, invisa fin oltre i limiti dell’astio dal ceto intellettuale, sgradita alle alte gerarchie ecclesiastiche, paventata come una minaccia dagli attori di primo piano della scena economica sia padronale che sindacale, combattuta con ogni mezzo a disposizione dai principali players dei mercati finanziari, l’ascesa dei movimenti e partiti populisti» sembra il nuovo spettro che si aggira per l’Europa (M. Tarchi, Diorama letterario, n. 346, p. 1).
Certo, i limiti del populismo sono grandi e riguardano specialmente la dimensione metapolitica, il piano culturale, ma rispetto al deserto sociale e simbolico prodotto dal suo vero avversario, la tecnocrazia finanziaria, il populismo è denso di spiriti vitali perché affonda il suo successo su delle costanti antropologiche che possono essere negate dalla dottrina ma continuano a esistere nelle strutture e negli eventi umani.
«Populismo allo stato puro» sono ad esempio i Gilets jaunes, nei confronti dei quali si esercita un vero e proprio «disprezzo classista, ma anche il terrore panico di vedersi presto destituiti dagli straccioni» (A. De Benoist, 3). Disprezzo che verso il populismo nutrono non soltanto lo snobismo ‘di sinistra’ -espressione che una volta sarebbe apparsa ossimorica- ma anche la destra liberista poiché «è vero che non è da ieri che la destra borghese preferisce l’ingiustizia al disordine» (Id., 4) così come preferisce il caos dei mercati alla regolamentazione della ricchezza.

La storia in ogni caso non è ‘finita’ con la vittoria dell’unilateralismo occidentalista. La Russia continua a mostrarsi irriducibile al controllo statunitense. E questo nonostante la propaganda e la disinformazione che diffondono menzogne su menzogne a proposito dell’inesistente pericolo slavo mentre il vero rischio è la smisurata crescita del controllo che gli USA esercitano sull’intero pianeta, senza distinzione tra amici e nemici. A mostrarlo non è soltanto il pervasivo spionaggio che gli Stati Uniti d’America attuano verso gli esponenti dei governi europei tramite la rete Echelon, ma anche e specialmente il fatto che «nel 2013 gli statunitensi hanno speso 53 miliardi per le loro 17 agenzie di servizi segreti, più di quanto Mosca stanzia per tutto il settore della Difesa, armi atomiche incluse! Secondo le stime del 2016, gli USA hanno investito nell’apparato bellico oltre 1.000 miliardi di dollari, il 40% della spesa mondiale, mentre l’ ‘espansionista’ Russia si è fermata ad una cinquantina di miliardi, circa [soltanto] il doppio di quanto spende l’Italia» (R. Zavaglia, 11), che certo potenza mondiale non è.

Russia e Cina sono il vero obiettivo della guerra che gli USA vanno preparando -i conflitti nel Vicino Oriente e le costanti provocazioni in Ucraina costituiscono tappe di avvicinamento a questo scopo- poiché si tratta non soltanto di concorrenti economici ma soprattutto di civiltà irriducibili al «potere oligarchico tecnomorfo etnocentrico, il quale ha imposto il ‘flusso’ globale mercantile di materiali ed esseri umani, distruggendo le società tradizionali e le culture che per millenni hanno caratterizzato le civiltà come delicato equilibrio tra cultura e natura, nel rispetto del limite e della sostenibilità ecologica» (E. Zarelli, p. 19). Anche la Russia e la Cina sono naturalmente potenze inquinanti e distruttive dell’ambiente ma la crescita economica è per esse un mezzo e non il fine stesso delle esistenze individuali e collettive.
La cultura europea è irriducibile al modello di vita americano, alla sua «metafisica dello sradicamento» (Ibidem). L’Europa affonda in modelli universali tra loro diversi ma incomparabilmente raffinati rispetto al semplicismo del dollaro e del suo culto. Il politeismo mediterraneo, la cattolicità romana, la metafisica platonica, la demistificazione nietzscheana, la libertà heideggeriana dall’universo del valore e della morale per radicarsi invece nella sfera ontologica, sono forme ed espressioni del nostro scaturire  dai Greci, i quali «sono quelli che hanno più amato la vita; l’hanno amata a tal punto da non aver più avuto bisogno che essa avesse un senso» (A. De Benoist, 6).
I popoli sono tra loro diversi e mai saranno né dovranno diventare una identità unica, monocorde e totalistica. Il prospettivismo, la differenza, la molteplicità costituiscono la più profonda garanzia di ogni libertà.
Con molta chiarezza Heidegger critica in alcune opere e corsi ciò che oggi si chiama ‘globalizzazione’, da lui designata con il termine Planetarismus: «Humanismus oder Anthropologismus sind menschentümlich letzte Erscheinungsformen des Planetarismus; in ihnen kommt die lang versteckte Wesensselbigkeit von »Historie« und »Technik« zum Austrag in der Form der Verwüstung des Erdballs», ‘Umanesimo o Antropologismo sono per l’umanità le ultime manifestazioni del Planetarismo; giunge in essi alla luce la lungamente nascosta e convergente essenza di ‘storia’ e ‘tecnica’ nella forma della devastazione del globo terrestre’, il cui braccio operativo è l’americanismo in quanto  «historischer Art für die Verwüstung», ‘modalità storica per la devastazione’ (Über den Anfang [Sul principio, 1941], «Gesamtasugabe», Vittorio Klostermann 2005; Band 70, § 13, p. 31 e § 77, p. 97).

20 commenti

  • agbiuso

    Ottobre 25, 2019

    Un intervento breve e assai lucido di Denis Collin mostra che:

    “l’imbroglio du « BREXIT » c’est l’extrême difficulté qu’il y a pour défaire les liens de l’UE. Et encore, le Royaume-Uni a sa propre monnaie et n’a jamais fait partie de la zone euro ! L’UE a tissé une toile qui enferme les nations et les prive progressivement de toute possibilité d’agir souverainement.
    […]
    Quelle que soit la perspective que l’on adopte, on ne peut être libre en restant dans l’UE. On ne peut être libre que dans une république libre ! Il faut choisir : l’UE ou la liberté !
    […]
    La force de l’UE n’est rien d’autre que la force coalisée des classes dirigeantes des 28 pays d’Europe. Non que ces gens n’aient entre eux des divergences – on se souvient que, pendant la guerre civile en Yougoslavie, Allemands et Français penchaient pour deux camps opposés – mais ces divergences s’effacent devant leur point commun : défendre la pérennité du mode de production capitaliste et les profits des profiteurs. Chaque nation se trouve ainsi soumise à un collectif tyrannique dont son propre gouvernement fait partie. Comme dans les alliances entre organisations mafieuses, il y a des tensions et si l’un veut reprendre sa liberté on va lui faire payer le plus cher possible sa défection.
    […]
    l’UE, ce n’est pas « les progressistes contre les nationalistes », ce n’est pas « les ouverts contre les fermés », « les Blancs contre les Noirs », ni « les Gibelins contre les Guelfes », c’est seulement classes dominantes contre classes dominées.

    Qui l’articolo completo: Du Brexit au Frexit?

  • agbiuso

    Ottobre 3, 2019

    7,5 miliardi di dollari di dazi dagli USA di Trump all’Europa, autorizzati anche dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. Il contrario sarebbe stato impossibile. È questo il “liberismo” dell’impero USA.
    A fare i servi si prendono sempre bastonate. Le classi dirigenti europee non lo sanno? O hanno altri interessi che la difesa dell’Europa e dei suoi cittadini?

  • agbiuso

    Settembre 6, 2019

    Il primo dei tanti “favori” che il Governo Conte 2 farà agli USA di Trump nella guerra commerciale contro la Cina e in ogni altro conflitto. È un semplice tassello nel suicidio dell’Europa:

    Sì al golden power sul 5G. Rischiano Zte e Huawei
    di Simone Pieranni
    il manifesto – 6.9.2019

    Era una delle richieste esplicite degli Stati uniti all’Italia, verificare i contratti di fornitura delle reti 5G delle aziende italiane con partner cinesi, in particolare Huawei e Zte. Secondo gli Usa entrambe le società sarebbero una longa manus del partito comunista, in grado di mettere a rischio la sicurezza nazionale dei paesi.
    Il governo precedente sul tema aveva traccheggiato, congelando l’ipotesi di utilizzare i «poteri speciali» che permettono di proteggere quanto ha «rilevanza strategica per l’interesse nazionale». Il problema del governo precedente era la relazione con la Cina, nonostante il pressing di Trump. Aver firmato il Memorandum sulla via della seta, ha messo l’Italia sui binari cinesi e la scelta di attivare il golden power veniva letta come un possibile sgarbo a Pechino.
    Pronti via e al primo cdm il nuovo governo – per iniziativa del neo ministro dello sviluppo economico Patuanelli, il dicastero che con il sottosegretario Geraci era stato il più attivo nel rincorrere Pechino – ha deciso di utilizzare il golden power sulle operazioni che coinvolgono Tim, Vodafone, Wind Tre, Fastweb e Linkem.
    A preoccupare di sicuro Pechino sono soprattutto i contratti di Wind e Fastweb, rispettivamente con Huawei e Zte, proprio i due spauracchi principali di Trump.
    Come comunicato dal cdm, «per Linkem e Vodafone l’attenzione è puntata sugli accordi per l’acquisto di beni e servizi per la realizzazione e la gestione di reti 5G; per Tim è relativa agli accordi conclusi prima del 26 marzo su apparati e sistemi di comunicazione rispetto ai quali la tecnologia 5G può essere considerata una naturale evoluzione».
    Un’iniziativa di cui sarà interessante scorgere le reazioni cinesi che già ieri, attraverso la prorpia agenzia di stampa statale, aveva espresso notevole scetticismo sulla scelta di Luigi Di Maio come ministro degli esteri.

  • agbiuso

    Settembre 2, 2019

    Un’interessante analisi di Denis Collin.

    Povera Italia
    La Sociale – 26.8.2019

    On ne peut s’empêcher de reprendre l’expression de Francesco Guicciardini confronté aux « horrende guerre » qui ensanglantent son pays à la fin du XVe et au début du XVIe siècle. Certes aujourd’hui, plus de « calata dei Francesi » (la descente de l’armée de Charles VIII en 1494 qui commence les longues guerres d’Italie), plus d’intervention directe de l’empereur d’Allemagne dont les soudards ne mettent plus Rome à sac. Mais une lente reculade sur tous les plans et une décomposition politique qui ne peut qu’affliger tous les amoureux du « bel paese ». La crise politique qui conduit à l’éclatement du gouvernement « gialloverde » (M5S – Lega) est une nouvelle étape sur cette route infernale. Seuls les incurables optimistes (ou les idiots qui voyaient dans ce gouvernement un gouvernement fasciste) peuvent s’étonner de l’issue de cette tentative étrange.
    L’idée a germé depuis un moment : il faut dépasser l’opposition droite-gauche (ce qui est pertinent) mais pas forcément par l’alliance d’un parti de droite et d’un parti de gauche ! En tout cas, le M5S, par-delà ses ambiguïtés pouvait être considéré comme un parti réformiste à l’ancienne, défenseur d’un certain keynésianisme social et de l’écologie. Le Lega, de son côté, restait bien ancrée à droite, non seulement dans une idéologie bric-à-brac typique de ce genre de partis mais aussi dans une rhétorique non dépourvue de clins d’œil vers la période mussolinienne. Ce qui scellait l’alliance Salvini-Di Maio-Conte, c’était un euroscepticisme de bon aloi et une volonté, au moins affirmée en paroles, de défendre l’indépendance nationale et la souveraineté italienne. C’est d’ailleurs la raison pour laquelle, « La Sociale » a toujours refusé de rejoindre le chœur de la gauche « buonista » qui dénonçait le « fascisme » de Salvini.

    Deux facteurs ont fait éclater la coalition. D’une part Salvini a été le grand gagnant de l’alliance alors que Di Maio a souvent été réduit à jouer les utilités. Salvini a pu mettre en œuvre sa politique de « fermeté » à l’égard des immigrés, ce qui lui a valu une hausse de popularité importante. Le M5S de son côté a commencé à mettre en œuvre sa politique sociale mais avec tant de restrictions et de reculs que cela ne lui a pas été profitable électoralement. Les européennes ont permis à la Lega de doubler son pourcentage par rapport aux législatives pendant que le M5S perdait une bonne partie de ses électeurs. La Lega a fait une razzia chez les électeurs de la droite classique (les berlusconistes de Forza Italia) et dans l’électorat catholique pratiquant qu’il flatte avec constance (en dépit de se divorces et son goût pour les starlettes). Dans le même temps, de nombreux électeurs M5S retournaient au PD. Fort de son succès, Salvini a entrepris de jouer sa propre carte et de tenter un coup de force en faisant éclater le gouvernement dont il était vice-premier ministre. Mais au-delà de ses ambitions (parfois inquiétantes, puisqu’il veut « les pleins pouvoirs ») Salvini reçoit l’appui d’une partie du patronat qui, faute de venir à bout directement du gouvernement « gialloverde » organise la « trahison » de Salvini, c’est-à-dire le retour aux fondamentaux de la Lega. Diminuer les impôts et donc les ressources de l’État, favoriser l’autonomie de régions, tout cela pour « libérer les énergies » et « stimuler » l’économie italienne : ce sont des recettes bien connues. On dirait même du Macron ! Diego Fusaro évoque un autre aspect : Salvini fait éclater le gouvernement au retour de son voyage à Washington. Comme Conte voulait développer les relations avec la Chine dans le cadre de la stratégie chinoise de la « route de la soie », Salvini aurait reçu l’ordre et le soutien de la Maison Blanche pour empêcher qu’une telle stratégie ne progresse en Europe… Qu’en est-il au juste ? Ce sont des spéculations qui demandent un peu plus d’arguments que quelques conjectures hasardeuses. Une autre pomme de discorde est l’affaire du TAV Lyon-Turin (train grande-vitesse), que Salvini avec presque toute la classe politique italienne et le patronat défend mordicus. L’UE a d’ailleurs décidé de donner un coup de main financier au TAV. Bref, tout se passe comme si les ambitions politiques de Salvini entraient en syntonie avec les desiderata de l’UA et du capital italien.

    À mon ami Fusaro, qui a tendance à renvoyer maintenant tout le monde dos-à-dos, je dois dire que le « traître », c’est Salvini. Mais il ne trahit que ceux qui ont cru à sa rhétorique. Maintenant, l’Italie est au bord d’une nouvelle crise structurelle. En effet, soit se dégage une nouvelle majorité parlementaire, une majorité PD-M5S pour un nouveau contrat de gouvernement, soit on retourne aux élections avec la possibilité très préoccupante d’une majorité Lega-Fratelli d’Italia appuyée éventuellement par les rescapés du berlusconisme. La première branche de l’alternative signifie le retour au pouvoir de la combine et des corrompus du PD et un réalignement sur l’UE… et préparerait les futurs triomphes de Salvini. La deuxième hypothèse ouvrirait la voie à un gouvernement libéral-autoritaire de type Orban avec une bonne touche maffieuse pour colorer le tout. Cependant, à long terme, la première hypothèse serait la plus désastreuse parce qu’elle achèverait la démoralisation politique du pays alors qu’en se lançant sérieusement dans la bataille électorale, le M5S a une chance de sauver les meubles et de résister à l’ascension d’Arturo Salvini. Les « antifascistes » sans fascisme sont déjà sur le pied de guerre et font pression pour faire prévaloir la solution PD-M5S, voire une solution PD-FI-M5S directement inspirée par la majorité au parlement de l’UE, pour laquelle œuvre le triste Prodi, agent patenté du capital, grand liquidateur de l’État social italien.

    Entre la peste et le choléra… Il n’y a malheureusement pas d’alternative politique sérieuse en Italie. Les groupes de la gauche et de l’ultra-gauche ne comprennent rien à la question nationale. Le PD est le grand foyer d’infection de la démocratie italienne et aucun pôle socialiste ou communiste sérieux n’existe depuis que les chances représentées par le parti Rifondazione Comunista ont été dilapidées voilà deux décennies. Dans l’idéal, il faudrait s’atteler à la (re)construction d’un parti communiste-socialiste républicain, défendant la souveraineté du peuple. Il existe de petits groupes qui défendent cette orientation, mais tout aussi dispersés que leurs équivalents français. Mais la lutte de classes ne souffre pas d’interruptions et gageons que la classe ouvrière italienne n’a pas encore dit son dernier mot. Et pour nous, Français, n’oublions pas : De te fabula narratur (c’est de ton histoire dont il s’agit).

  • agbiuso

    Settembre 1, 2019

    «Non è la formula appropriata». Concordo con Conte. Più appropriata sarebbe: «Conte premier della burocrazia finanziaria dell’Unione Europea» e dunque, in Italia, del Partito Democratico. Che il Movimento 5 Stelle non se ne accorga è implausibile; probabilmente le pressioni (e le promesse) sono tali da dover accettare questa eutanasia del Movimento
    Il PD reclama lo stesso numero di ministri del M5S (che ha il doppio dei parlamentari); Renzi vuole «Ministri di qualità» (lui!) o il Governo Conte2 «durerà poco». Leu minaccia voto contrario e +Europa (una senatrice) pretende posti di governo. Che l’alleanza con il PD sia più grave dell’accordo con la Lega è mostrato da (almeno) altri due fattori:
    – La Lega non controlla l’informazione, il PD sì (alleato com’è da anni con Mediaset).
    – La Lega è coerente con i propri presupposti, che non ha mai nascosto. Il PD è responsabile in Italia della morte (in ordine cronologico) della prospettiva comunista, della sinistra, dei diritti sociali ma si presenta ancora nelle vesti di un partito di quell’area. Anche e soprattutto per questo auspico la dissoluzione di quel partito.
    Si può aggiungere che una cosa è essere in competizione con la Lega e un’altra dover dipendere dal ricatto quotidiano di Renzi, di LEU, di Bonino (!). Il Movimento 5 Stelle ne uscirà morto almeno per consunzione.

  • agbiuso

    Agosto 29, 2019

    Condivido per intero questa analisi di Marco Lang

  • agbiuso

    Agosto 28, 2019

    L’ineffabile Conte al G7
    associazioneindipendenza – 28.8.2019

    L’ex primo ministro Giuseppe Conte al G7 di Biarritz (24-26 agosto) ha parlato come da riconfermato primo ministro. Dai suoi stessi resoconti è forte l’impressione –diciamo così– che il suo ultimo discorso in Senato abbia anticipato la fuffa ‘politicamente corretta’ da G7 e che nella cittadina basca (Miarritze è il nome basco di Biarritz) abbia continuato a propagandare la sua immagine di accreditamento nei circuiti e tra i poteri internazionali che contano. Il che avrà ispirato ancor più fiducia in Italia (per le sue indubbie capacità, quando vuole, di mediazione e di accomodamento) presso i referenti politici ed istituzionali di quei circuiti e di quei poteri che di un mediatore capace dei contrastanti interessi affaristici interni ed esterni alla nostra nazione sono alla disperata ricerca. Inoltre, aspetto non sottovalutabile, Conte si è saputo presentare sui massmedia risultando simpatico, equilibrato, ‘a modo’ in settori anche disagiati della società italiana. Non guasta insomma che si sia apprezzati da chi sarà mazziato ulteriormente dalle politiche euro-atlantiche.

    Temi già evocati, dicevamo, quelli del G7 e di Conte al G7, e qualcuno (che non sfuggirà scorrendoli) omesso nel suo discorso in Senato perché poco spendibile esteticamente (a fronte di un’Italia prostrata economicamente e socialmente), aggiunto invece nella cittadina basca: “green economy”, clima, energie rinnovabili, partenariato con l’Africa, contrasto alle diseguaglianze, trasformazione digitale, investimenti. Ha annunciato “la partecipazione dell’Italia a ben cinque coalizioni su importanti questioni ambientali, quali la riduzione delle emissioni, del consumo di plastica e di carburanti”. Ha promesso che l’Italia “aumenterà del 15% il contributo al Fondo per lotta ad Aids, Tbc e Malaria”. Dal punto di vista economico “dobbiamo” –ha usato il “noi” l’accattivante Conte– “incentivare tutti i governi a rielaborare i piani industriali in modo da indirizzare i rispettivi sistemi produttivi verso direzioni eco-sostenibili, sul presupposto che sostenendo costi economici nel complesso contenuti, le imprese saranno ben più competitive soprattutto nel medio-lungo termine”. Lo ha detto e lo ha scritto così, con assoluta disinvoltura. “Sul piano finanziario, dobbiamo coordinare e rendere ancora più efficienti i molteplici strumenti di finanziamento già esistenti”. Ohibò! “Efficienti” in che senso? Avrà forse pensato alla “efficiente” riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes)? Nell’edizione odierna de “il Fatto quotidiano”, così leggiamo a p. 5: “Conte –insieme a Giovanni Tria– è stato il garante di una linea (quasi) rigorista sui conti pubblici e decisamente autolesionista sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) cara al duo Macron-Merkel, che l’Italia non sta bloccando nonostante lo imponga al governo un voto del Parlamento e dei contenuti palesemente provocatori (lì dentro ci siamo [probabilmente un refuso: “ci sono”, ndr] 60 miliardi italiani, ma se dovessimo aver bisogno di aiuto non potremmo in futuro accedere a quei fondi, se non con pesanti “condizionalità”). Sono benemerenze che l’establishment UE tende a remunerare con la giusta dose di gratitudine”.

    Ah, beninteso! Non è che non ci siano, tra quelli evocati sopra, diversi punti con una loro ‘dignità’. Ma in ben altri contesti, con ben diverse declinazioni. Cosa c’è da aspettarsi da un consesso, il G7, ovvero dal vertice dei ministri dell’economia dei sette Stati che ne fanno parte e che si ritengono (ogni commento è omesso al riguardo) le maggiori potenze economiche (Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, USA e Canada), di cui tutte o quasi hanno spiccate responsabilità su ognuna delle criticità evidenziate e che, sugli ambiziosi punti propositivi, si candidano ad aggravare quelle esistenti e a produrne di ulteriori?

  • agbiuso

    Agosto 22, 2019

    Alla fine capitalismo, liberismo e dominio della finanza -gli stessi che ispirano le decisioni dell’Unione Europea- ci porteranno là dove abitano da sempre, nel deserto del mondo.

    The day the sky went out
    On Monday afternoon a giant smoke cloud emanating from burning rainforest over 1000 kilometers away engulfed São Paulo in darkness
    di Brian Mier
    20.8.2019

  • agbiuso

    Agosto 21, 2019

    Analisi sobria e non banale di quanto è accaduto nel Senato italiano il 20.8.2019.
    Fonte: Indipendenza, 21.8.2019

    Attenti a quei due (Conte e Salvini)!

    Cosa rimarrà dei discorsi di Conte in Senato sulla crisi di governo? Cosa, al di là del piglio sobrio, giudizioso, responsabile, addirittura ‘trasparente’ e ‘patriottico’ che ha inteso mostrare anche quando ha annunciato le sue dimissioni? Due punti, essenzialmente:

    1. Una dura contrapposizione con Salvini su una serie di questioni, mai esplicitate prima (con buona pace della trasparenza…) ma solo alla fine, ad oltre un anno e passa di governo insieme. Perché? Si tratta forse di una carta necessaria per ‘accreditarsi’ nella fase successiva in vista di possibili nuove alleanze di governo con dentro –in parte o tutto?– un Partito Democratico spaccato (tra Zingaretti e Renzi) sul ‘che fare’ ed un 5S in coda? Nutre forse la segreta speranza di essere incaricato per un secondo mandato? Lo lascerebbe pensare la parte della sua relazione dedicata alle linee future che vede per un’azione di governo, una parte debole che ha affastellato cose ovvie e banali (dalla cultura del riciclo alla valorizzazione dei beni culturali al Sud da risollevare, ad esempio, spesso riecheggiate nelle “buone intenzioni” di svariati governi senza mai l’accompagno del ‘come’, dei ‘mezzi’ e ‘in che termini’) miste a cose parziali e velleitarie (anche qui senza indicazione di ‘come’, dei ‘termini’ e soprattutto ‘con quali mezzi’, con quali possibilità di manovra) visto che i margini consentiti dai “vincoli esterni” sono a dir poco stretti. Per giunta, laddove ha parlato di pervenire ad “una articolata politica industriale” ha tenuto a precisare “senza scadere per carità nel dirigismo economico”, cioè sottraendosi ad una delle condizioni fondamentali –l’intervento, significativo, di direzione dello Stato– per mettere in atto i suoi pur modesti propositi. Insomma, ha detto, ha prefigurato in modo magniloquente scenari accattivanti, salvo poi smentirsi. Una smentita ulteriormente chiarita con il secondo punto che rimarrà del discorso di Conte. Eccolo.

    2. Il suo “europeismo critico costruttivamente orientato” (!?) indefinito, astratto, intrinsecamente impotente, preciso però nel reiterare le abituali banalità caricaturali sulla sovranità nazionale (le solite prescrittive affermazioni ideologiche neoliberali sull’essere queste –chissà perché– tutte “chiuse e conflittuali”) ed il ribadire che “la nostra politica estera (…) deve rimanere fedele ai due pilastri del rapporto transatlantico e del rapporto con l’Unione Europea”, ha riecheggiato finanche nei termini, evidenziandone l’intesa, l’allineamento, i “pilastri” cui l’Italia deve attenersi richiamati ancora poche settimane fa, a fine luglio, da Mattarella, appunto l’Unione Europea e la NATO. Con il che omettendo di dire l’ovvio, la realtà dei fatti, e cioè che quelle linee di politica estera da svariati decenni condizionano in termini negativamente pesanti la vita politica, economica, sociale, culturale (anche) della nostra nazione, del nostro Stato. Un allineamento di sudditanza, insomma, ai desiderata dei due poli dominanti su questa Italia sempre più colonizzata.

    Di Salvini, che dire. Una linea politica confusa (apre la crisi, imbeccato da qualcuno o forse fidando in approssimativi calcoli politici, e poi cerca maldestramente di ricucirla), una povertà di linguaggio e di argomenti imbarazzante. Ha inteso costruire il suo successo su un’immagine di sé volitiva, da “leader” che va per le spicce, che sa quel che fa, che è duro (con i deboli, però), ma poi annaspa, arranca, non sa come rimediare alla crisi che ha aperto e che solo dopo, avvertendo tardivamente da sprovveduto che questa possa metterlo fuori gioco, cerca di sanare, si agita confuso, adduce battute e arrabatta argomenti di sterile polemica litigiosa, mostrando tutti i limiti di quella stessa immagine che si è costruito con –forse– le imbeccate del luogotenente di Trump, Steve Bannon, mentore del suo ‘sovranismo atlantico’.

    Che fare di alternativo a questo stato di cose? Molto. Intanto appuntamento all’VIII assemblea di Indipendenza, sabato 14 settembre a Roma dalle 9,30 alle 17,00, in via Nomentana, 54 (vicino Porta Pia)

    • Lucrezia Fava

      Agosto 21, 2019

      Caro Prof. Biuso, il commento sulle questioni politiche elencate nell’articolo è condivisibile, però, dal mio punto di vista, dà al discorso di Conte un senso che ieri non aveva e non poteva avere. Sui risultati del suo governo e sugli obiettivi futuri Conte ha speso poco tempo, e direi per fortuna. A chi interessava ascoltare la rivendicazione del suo operato o la campagna elettorale del prossimo governo? E perché avrebbe dovuto indicare e aprire a una linea politica diversa dall’ultima (che ha rappresentato e difeso)? O elencare i suoi errori dopo un anno di governo? Non è stato lui a voler cessare il “contratto” gialloverde. Trovo quindi più sensato che si sia fatto un bel discorso per dire, sì, semplicemente che cos’è e chi è un…rozzo cretino. Che Conte abbia detto la sua sul comportamento di Salvini. Ieri era il momento giusto per farlo. Sopportava male o non ha mai sopportato Salvini? È comprensibile perché lo abbia ammesso soltanto ieri: Di Maio e Salvini lo hanno scelto per mediare e moderare le loro volontà e oscenità, e lui ha accettato l’incarico. Esaurito questo incarico (bene o mal condotto) di Premier fantoccio, ha detto la sua. Un’esigenza del tutto legittima e condivisa da tanti.

      • agbiuso

        Agosto 21, 2019

        Cara Lucrezia, che il discorso di Conte sia stato “legittimo e condiviso da tanti” è cosa certa.
        E mi sembra che anche l’incipit dell’articolo ne riconosca le qualità. Come tu osservi, altro Conte probabilmente non avrebbe potuto dire.
        Ma noi che interpretiamo i discorsi dobbiamo sapere che la politica non può essere letta in una chiave di semplici relazioni personali e di emotività psicologica. Già questo solo fatto, dominante nel discorso pubblico attuale, è segno di una distorsione che porta vantaggi ai soggetti più umorali e nello stesso tempo calcolatori, come Salvini e Berlusconi. In altri termini, la psicologizzazione della politica è una patologia.
        I discorsi politici vanno vissuti e letti in una chiave molto più ampia e, in questo caso, europea.
        Credo che l’articolo abbia voluto richiamare l’attenzione su questo elemento ed è la ragione per la quale ne ho proposto la lettura.
        Ti ringrazio quindi del commento.

        • Lucrezia Fava

          Agosto 21, 2019

          Prof.Biuso, la ringrazio per la sua risposta, che fa chiarezza e porta a riflettere.
          Sono assolutamente d’accordo sul fatto che

          la politica non può essere letta in una chiave di semplici relazioni personali e di emotività psicologica

          e che

          la psicologizzazione della politica è una patologia

          . Invece non condivido il parere generale sull’articolo.
          Mi sembra infatti che l’autore non riconosca ma finga soltanto di riconoscere un certo valore al discorso di Conte, lasciando intendere che delle belle qualità esposte non resterà nulla. Ammesso che l’autore abbia davvero apprezzato il discorso, comunque compie un gesto sarcastico elencandone le qualità e aggiungendo subito e soltanto che ciò che conta è ben altro. Ecco, io intanto, del momento contingente e circostanziato di ieri, apprezzo davvero quello che era possibile fare e che si è fatto. Poi sì, svolgerei una riflessione più estesa, approfondita e lungimirante sulla crisi di governo come tale. Proponendo ad esempio un articolo dal taglio, secondo me, più onesto: https://it.insideover.com/politica/vera-crisi-governo-salvini-trump-5-stelle.html

          È un bene, comunque, che concordiamo sull’essenziale 🙂

          • agbiuso

            Agosto 21, 2019

            Cara Lucrezia, ti ringrazio della segnalazione.
            Aggiungo tuttavia che non concordo in nulla con il testo di Lorenzo Vita.
            Le ragioni principali sono queste:
            -se sono un sovranista è anche perché non intendo rassegnarmi all’alternativa tra un’Europa atlantica prona agli USA e un’Europa neocarolingia, obbediente all’asse franco-tedesco, che mi sembra invece sostenuto con entusiasmo nell’articolo;
            -di Ursula von der Leyen penso ciò che in modo vivace ha scritto ieri Vladimiro Giacché: “Eccerto, quale soluzione migliore di una tipa che durante il confronto con la Grecia aveva assunto posizioni così moderate da essere definita da Schäuble (!) come una che va in giro con un cerino acceso in una polveriera?”;
            -reputo la prospettiva di un governo PD-M5S semplicemente mortale per il Movimento. Mortale proprio nel senso letterale poiché quando uno zombie abbraccia un vivente, lo uccide. Il poco che del M5S è ancora vivo sarebbe trasformato dal PD in cosa morta: TAV e ’ambiente, libertà dalla finanza, impegno per l’Europa e contro l’UE, lavoro e diritti sociali, democrazia non elitaria;
            -un simile governo, anch’esso auspicato -mi sembra- da Vita sarebbe mortale non soltanto per il M5S ma, cosa più importante, per l’economia italiana, per il futuro tuo e di tanti giovani. La motivazione di un giudizio così netto sta nei non pochi interventi di argomento politico-economico che negli ultimi anni ho pubblicato in questo sito, compreso quello che si trova sopra questi nostri commenti.
            -di “rosso” un governo “giallorosso” non avrebbe nulla; dietro e dentro tale formula, già e puramente propagandistica, ci sarebbero le opzioni finanziarie e le scelte ideologiche che operano da anni per il tramonto economico, sociale, culturale dell’Europa. La quale è mia madre e che cercherò sempre di difendere con le mie poche forze ma con la maggiore lucidità possibile.

        • Lucrezia Fava

          Agosto 21, 2019

          [La risposta che segue si riferisce al suo commento successivo (“Cara Lucrezia, ti ringrazio della segnalazione. Aggiungo tuttavia che non concordo in nulla con il testo di Lorenzo Vita…”), ma non sono riuscita a inserirla dopo di esso. La inserisco qui]

          Prof., dopo aver letto il suo ultimo commento mi sono chiesta “ma ho riportato il link giusto?!” 😀
          Sorrido, perché comunque il confronto con lei è sempre e soltanto proficuo.
          Ho proposto la lettura di questo articolo perché mi è sembrato una ricostruzione breve ma plausibile delle dinamiche che stanno dietro la crisi di governo; un’analisi, quindi, che non fa la morale sul non detto del discorso di Conte, ma che inquadra l’evento di ieri nello scenario politico precedente e successivo. (Poi, naturalmente, può essere anche un’analisi del tutto inverosimile e non condivisibile, e che può essere indagata e inchiodata nelle sue intenzioni).
          Confesso che non sono riuscita a cogliervi dell’altro se non un tentativo di definire lo scenario della crisi. Anzi, sì, leggendo l’ultimo paragrafo ho pensato anch’io che l’autore simpatizzasse per un’alleanza tra PD e M5S, e che forse la promuovesse. Ma mi è parso che questa velata “promozione” non aggiungesse nulla di sostanziale all’analisi svolta. Rileggerò il testo con più attenzione.
          Una cosa, tuttavia, l’ho azzeccata: che avrebbe spiegato come bisogna intendere il sovranismo!

          • agbiuso

            Agosto 21, 2019

            Ho riletto per scrupolo l’articolo e ti confermo che il link era quello giusto 🙂

            Ribadisco la mia posizione, avversa sia all’Europa neocarolingia, dominata dalla burocrazia liberista franco-tedesca, sia -e ancor più- all’Europa atlantista, filo-Nato, ultraliberista di marca anglosassone.
            Senza una visione strategica e di lungo periodo che -a piccoli passi ma in modo consapevole e determinato- difenda l’’autonomia e la libertà dell’Europa, non ci sarà futuro per il nostro amato Continente.
            Il primo piccolo-grande passo riguarda il TAV, questione nello stesso tempo economica, ambientale, antropologica, simbolica. Il cedimento del M5S alla Lega su questo punto è stato ai miei occhi emblematico della perdita di identità del Movimento. Certo, ha presentato una mozione contro il TAV ma sapendo già che sarebbe stata respinta da una maggioranza formata da Lega-Partito Democratico-Forza Italia. Di fronte a un simile evento il M5S avrebbe dovuto aprire la crisi, visto che il suo alleato votava contro una propria risoluzione e a favore invece di risoluzioni presentate dall’opposizione parlamentare. Il PD è, se possibile, ancora più fanaticamente pro-TAV della Lega. Allearsi con un tale partito significherebbe la fine ideologica del M5S, come conferma questa intervista a un deputato del Movimento: https://www.vicenzapiu.com/leggi/m5s-non-sacrifichi-lambiente-sullaltare-della-realpolitik-parlamentare/

            Ti ringrazio, Lucrezia, per l’occasione che le tue osservazioni critiche mi hanno offerto di chiarire e approfondire, per quanto qui è possibile, tematiche così importanti.

        • Lucrezia Fava

          Agosto 21, 2019

          Grazie ancora a lei, Prof. Ribadisco che tutte le sue risposte mi fanno riflettere. Non avevo pensato – ad esempio – alla possibilità che il M5S aprisse la crisi di governo in considerazione soprattutto della motivazione, indiscutibile, che lei ha ricordato; e a che cosa voglia dire, per il M5S, battersi ancora contro l’attuazione del TAV.
          Con disincanto, cioè con minor ingenuità possibile!, attendo adesso i prossimi sviluppi da valutare.
          Un saluto caro, L.

  • agbiuso

    Agosto 17, 2019

    Segnalo l’intervista rilasciata da un deputato 5Stelle, pur se in forma anonima (leggendola, si comprende perché):
    I Cinque stelle non sacrifichino l’ambiente sull’altare della realpolitik: un parlamentare del M5S ai taccuini di Vicenzapiu.com
    di Marco Milioni
    14.8.2019

    Vi si parla di Germania, USA, geopolitica ma anche del TAV e -in generale- di che cosa significhi governare in Italia. Il nostro Paese è stato sconfitto nella Seconda guerra mondiale. Questo non va mai dimenticato.
    Questo testo, che a me sembra descrivere le cose come stanno, contribuisce a spiegare perché sono “sovranista” -cioè risorgimentale- nonostante l’Italia sia ormai dissolta.

  • Pasquale

    Giugno 19, 2019

    Sei una katana Alberto, tagghia tagghia siciliano, ah il filo della parole. Commentare e perchè mai. Pasquale

  • agbiuso

    Giugno 18, 2019

    Un caro amico mi ha inviato un commento privato a questo testo. Probabilmente lo ha fatto perché temeva di offendermi. Credo invece che il nostro scambio possa aiutare a chiarire alcune questioni relative al populismo. Rendo quindi pubblica la sua mail (omettendo il nome) e la mia risposta.

    =============
    Tanto è bello e limpido il tuo pensiero, tanto mi stupisce a volte la tua opinione, Alberto carissimo. Come puoi apprezzare il populismo? Esso non è il sentimento popolare, l’antica stratificata saggezza delle genti semplici. È il furbo sollecitare paure da parte di astuti demagoghi che, per il loro personale tornaconto, scatenano le masse verso gli untori. Credo che le pagine del Manzoni siano perfette al riguardo. Io, personalmente, amo le genti e disprezzo i furbi populisti, sempre sul twitter dal comodo delle ricche poltrone ottenute.
    Alberto carissimo, il tuo ultimo scritto mi porta a scriverti, così, in privato.
    Grazie per il privilegio d’essere amico d’un grande filosofo.
    con affetto

    Caro ***,
    apprezzo -criticamente- i populismi per le ragioni espresse nel mio testo più recente su agb e in numerosi altri, come questo: Il popolo.
    Aggiungo qui che il populismo russo rappresentò la genesi del movimento anarchico moderno.
    Sono ragioni che si possono non condividere ma sono ragioni, per l’appunto.
    Ti consiglio di affrancarti da quanto la stampa mainstream dice anche sul fenomeno storico del populismo, senza saperne niente. Come spesso accade, è questione di ignoranza. Il populismo correttamente inteso non ha nulla a che vedere con le folle manzoniane.
    Mi stupisce, poi, che tu abbia espresso un’emozione così negativa senza entrare in nessuno degli argomenti che ho esposto. Che cosa non condividi di quanto ho scritto? La critica al conformismo mediatico? All’americanismo? Alla diffusione di notizie del tutto false sulla Russia? L’apprezzamento verso i Gilets Jaunes? Il rischio che lo spionaggio pervasivo di Echelon rappresenta per l’Europa? La mia difesa della Differenza rispetto all’uniformità? Quando si critica un testo, bisognerebbe entrare un po’ più nel dettaglio di ciò che non si condivide; non soltanto esprimere uno scandalo umorale.
    E soprattutto, in generale, bisognerebbe chiedersi perché buona parte della società europea sostiene i movimenti populisti. E tentare una risposta scientifica, o almeno seria, e non affermazioni del tipo “perché sono persone stupide”, che in politica non è una risposta, non è niente. Se si cercasse di capire le ragioni di quanto sta avvenendo, questo aiuterebbe tutti a essere un poco più liberi.
    Grazie, naturalmente, per avermi scritto e un caro saluto.

  • michele del vecchio

    Giugno 17, 2019

    Ottimo.

Inserisci un commento

Vai alla barra degli strumenti