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Corsi (sotto)Zero

Corsi (sotto)Zero

Una delle più gravi illusioni didattiche prodotte dal behaviorismo e da altre correnti della pedagogia contemporanea è la convinzione che sia sufficiente istituire corsi, organizzare lezioni, svolgere azioni di «recupero» per colmare vuoti di conoscenza e dare alle persone le competenze che non hanno acquisito durante molti anni di studio e di frequenza delle scuole.
Esempio di una tale speranza -tanto patetica quanto pericolosa- sono i cosiddetti Corsi Zero organizzati da diversi Atenei italiani (compreso il mio) anche in seguito ai risultati dei test di ingresso ai vari Corsi di Laurea. Test che nel mio Dipartimento hanno avuto risultati drammatici. La maggior parte dei nuovi iscritti, infatti, ha bisogno di frequentare i Corsi di recupero OFA (Obblighi Formativi Aggiuntivi). Tali Corsi consisteranno in una serie di lezioni tenute in tempi assai stretti su argomenti quali: la lingua italiana, le lingue straniere, le lingue classiche, la matematica (in altri Dipartimenti). I Corsi Zero in tali discipline saranno «indispensabili per superare la prova di verifica che, a conclusione del corso, permetterà di soddisfare gli OFA entro il primo anno di corso, come previsto dal Regolamento Didattico di Ateneo (art. 8 comma 1 e 2 del RDA -D.R. n.2634 del 6.08.2015)».
Riempire le menti di centinaia di studenti con qualche esercitazione e con alcune nozioni di base -che avrebbero dovuto assimilare a scuola-, ritenendo che in tal modo questi studenti saranno in grado di seguire corsi di Ingegneria, Filologia, Lingue straniere, Filosofia, significa cadere in pieno nella sindrome didatticista del «successo formativo obbligatorio», vale a dire quanto di più distante ci sia dalla concreta realtà dell’apprendimento, che è fatta di tempi lunghi, di talento naturale, di dialogo maieutico tra maestro e allievo.
Il tipico pragmatismo statunitense induce invece a credere -ché di una vera e propria fede si tratta- che basti organizzare, fare, recuperare, affinché accada il miracolo. In effetti è un miracolo quello necessario a riempire gli abissi di ignoranza con i quali troppi giovani escono dalle scuole -chiaramente ridotte a luoghi di intrattenimento e di socializzazione- e che si esprimono anche nelle risposte che sto sentendo in questi giorni di esami delle discipline che insegno. Ho ascoltato studenti che non conoscono la storia del Novecento, che non sanno in quale secolo venne scoperta l’America, che sono privi di qualunque anche minimo rigore logico, che ignorano o confondono in modo drammatico i significati delle parole fondamentali della filosofia, della storia, della letteratura.
Di fronte a tanto scempio organizziamo Corsi Zero per «soddisfare gli OFA» e viviamo sereni.

[Corsi sotto(Zero) è stato pubblicato anche su Roars]

27 commenti

  • agbiuso

    maggio 23, 2018

    Un sintetico, argomentato e lucido articolo di Francesco Coniglione:
    Chi ha paura dei fuori-corso?
    Ne copio qui sotto un brano, invitando a leggere l’intero testo.

    ================
    Infine, perché non contemplare anche la possibilità che lo studente fuoricorso semplicemente non sia tagliato per gli studi universitari? Perché sostenere una politica che abbassa la qualità dell’insegnamento ed abbatte tutte le difficoltà, in modo da rendere facile e piacevole l’apprendimento, e non invece pensare che debba essere lo studente a cimentarsi con le difficoltà di una disciplina, che debba essere lui a doversi adattare alle esigenze della cultura e alle sue logiche, piuttosto che essere quest’ultima a diventare una sorta di sapere liofilizzato atto a entrare in ogni testa, anche la meno adatta e dotata?

  • Massimo Rossi

    settembre 14, 2016

    Caro prof. Biuso, il suo articolo è illuminante e sconfortante al tempo stesso, laddove parla della crassa ignoranza con cui gli studenti escono dalle scuole superiori. Mi permetta però un appunto: mi sembra troppo generico definire i licei come luoghi di “intrattenimento e socializzazione”, e ingeneroso nei confronti dei molti docenti liceali che si adoperano al massimo delle loro possibilità. Le assicuro che nel mio liceo e in molte altri le cose non stanno così. Se ha tempo, dia un’occhiata al mio blog, proprio su questo aspetto . L’url è: https:profrossi.wordpress.com

    • agbiuso

      settembre 14, 2016

      Caro Prof. Rossi, anzitutto complimenti per il suo sito e per la sua feconda attività didattica e scientifica.
      Il suo commento mi dà l’occasione di chiarire ancora una volta che le mie critiche non sono rivolte ai docenti dei Licei ma ai decisori politici e ai pedagogisti che non hanno mai messo piede in un’aula di scuola secondaria. Sono costoro che da anni tentano in tutti i modi di ridurre le scuole a luoghi di “intrattenimento e socializzazione”,
      Ho insegnato per 17 anni nei Licei e so bene quanta passione e quanta competenza i colleghi della secondaria profondano nel loro lavoro. È questo lavoro che ancora salva il nostro sciagurato Paese.
      Grazie dunque per le sue parole.

  • Una catastrofe didattica - agb

    giugno 20, 2016

    […] e come tutto ciò che vale richiede tenacia e fatica. Illudere dei ventenni che la frequenza di Corsi Zero o analoghi strumenti didattici possa sostituirsi alla loro intelligenza e al loro impegno, illuderli con il rendere tutto facile […]

  • agbiuso

    ottobre 23, 2015

    In un articolo molto bello pubblicato su A Rivista anarchica 401 (ottobre 2015, p. 53), Nicoletta Vallorani scrive cose davvero assai interessanti, tra cui questa, riferita all’insegnamento:

    “Non mi sono mai stancata, non ho mai smesso di considerare l’insegnamento la sola cosa che so fare, non mi sono mai arresa ai continui abusi della burocrazia e di una competizione insensata che le riforme recenti hanno solo accentuato.
    È un lavoro complicato, che non ha niente di manageriale (tantomeno nello stipendio) e che nessuno dovrebbe permettersi di valutare a meno che non abbia provato a farlo. Ed è complicato, a qualunque livello, sempre per lo stesso motivo: non vi è nulla di codificato, nulla di scontato. Helzapoppin con contenuti predefiniti e materiali umani, di necessità imprevedibilissimi”.

  • Adriana Bolfo

    ottobre 23, 2015

    Caro @diego,

    poiché per prima mi sono presa la libertà di rivolgermi solo col nome, senza annessi e connessi, a un commentatore – cosa che rifaccio -, va benissimo se per i commentatori sono Adriana o adriana.

    Per il resto, penso che il Prof. e tutti sappia/sappiamo che si scrive quando può e quando ci si sente.

    D’accordo sulla cultura come sostegno alla salute, le particolari cose che amiamo e altre che, meno cercate, talvolta ci vengono incontro e ci fanno bene.

    Saluti a tutti. Ci “sentiamo”.

  • diego

    ottobre 22, 2015

    Caro Alberto, cara prof.ssa Bolfo, leggo considerazioni molto interessanti sulle quali sarebbe utile incardinare un confronto fecondo, ma purtroppo in questi giorni il tempo mi è davvero carente.

    Solo una considerazione: la cultura rende meno infelici, meno desiderosi di consumi assurdi, solo di psicofarmaci e diagnostiche varie, l’investimento in cultura ripaga abbondantemente anche in termini di finanza pubblica, ma pochi ci ragionano.

    A presto, e grazie dell’attenzione.

  • Adriana Bolfo

    ottobre 21, 2015

    Scusandomi per non essere ancora tornata a commentare – e soprattutto scusandomi con me stessa perché commentare qui è un piacere per me – leggo di nuovo di fretta solo il commento di @diego, neppure la risposta del Prof, e rispondo.

    La scuola era sputtanata anche molto prima – certo non dalle persone serie di qualunque condizione fossero e certo non da quelli che la vedevano come opportunità per un migliore avvenire dei loro figli – ma sputtanata era col leit motiv dei tre mesi di vacanza ecc ecc.

    Ora, cioè da tempo, è sputtanata “a prescindere” e, se ragioniamo in termini generazionali, proprio da molti che come età possono essere i fratelli minori di gente che scrive qui come me. E per favore non diamo tutta la colpa al berlusconismo, comodo alibi per “gli altri”.

    In particolare, “non servono” le materie letterarie e “non serve” in particolare il liceo classico, non serve la storia, la storia dell’arte, la filosofia, ecc ecc.
    L’unico modo di rispondere non è l’educazione ma intanto la sfera d’influenza, per esempio, a me non serve il meccanico dell’auto perché non ho auto, per dire, ma, a parte questa o altra boutade che può avere il suo effetto per parlare con un i****ta o un c*****no (e comunque mai tentar di mettersi al suo livello perché intanto ci sconfigge), far notare che con le altre “materie” ora come ora non si combina comunque granché, a meno di non essere protetti socialmente e che comunque – dato significativo – all’estero, che noi italici autorazzisti idealizziamo tanto (sì, come le auto Volkswagen, avete presente?) – i nostri laureati anche in materie umanistiche, cioè ANCHE nelle altre cioè in TUTTE hanno buona fama e borse di studio PRIMA degli altri grazie a quella che finora davvero è stata OTTIMA scuola per quanto sempre meno, e che coi tagli in atto da tempo, l’aumento di numero minimo di alunni per classe ecc ecc diventerà veramente SCALERCIA.

    E per gli autorazzisti italiani, italici o italioti (crasi tra italiano e i***ti) cioè per i loro figli diventerà CARA nel senso di assai costosa e PRIVATA. E non certo migliore di quella pubblica.
    Gli sputtanatori e i detrattori quasi quasi se le meriterebbero, penso, e poi mi trattiene l’interesse anche viscerale – perché no? – al mio mestiere e il rispetto – ormai scialba parola – per la scuola pubblica che, ricordiamolo un momento, nasce, come altro “pubblico”, dalla Costituzione e, in ultima analisi, dalla Resistenza e – aggiungo – senza tante distinzioni cromatiche.
    Quando la scuola, in primis pubblica, sarà al totale degrado, avremo anche finito il piagnisteo sulla fuga dei cervelli perché non ce ne saranno più e dunque non fuggiranno più da nessuna parte, perché un sistema con un po’ di criterio non darà borse di studio agli ignoranti italioti nel senso di cui sopra, ma eventualmente ai proprio ignoranti oltre che a taluni bravi.

    As simple as that.

    Agli sputtanatori autorazzisti italioti – sempre nel senso di cui sopra – bisognerebbe cominciare a spiegare che mettere le une cose contro le altre, specie quelle dei poveri cristi sociali come nella stragrande maggioranza siamo, è il gioco dei provocatori della crisi attuale – e non la dico da “compagna dura e pura” che NON sono, ma su dati razionali macroeconomici comprovabili che sono, di fatto, l’applicazione di una politica economica precisa che non consiste in “castacricccacorruzionestatoladro” e il cui rilancio non è nell’abolizione dello “statoladro” o nella stigmatizzazione della “castacriccacorruzione” – a cui direi, ex imo corde, “Basta slogan” anzi “Bastaslogan”.

    Il mainstream interfaccia degli italioti autorazzisti e produttor di altri autorazzisti, sempre of course italioti e sempre nel senso di sopra, fa vedere che “il pubblico” fa sempre e solo schifo e che “privato è bello”, in modo poi da “allettarci” al privato costoso e schifo, su un “letto” – per gioco di parole – che di miseria e di morte è.
    Nulla da parte mia contro la compresenza di pubblico e privato, che la Costituzione stessa prevede, TUTTO contro l’idealizzazione interessata e menzognera.
    I cantori del liberismo sono per la NON libera concorrenza anche nel settore istruzione come in altri, chissà perché, quindi violatori della Costituzione, ma questo è ovvio, per il semplice fatto che i cantori ecc ecc non sono SOLO dove sarebbe logico trovarli*.

    Mi spiegassero tale contraddizione, non per sillogismi veri o falsi, ma proprio col verbo liberista e dati macroeconomici…

    *E qui bisognerebbe parlar della sinistra-che-non-c’è, ma non questa o quella, come dicono le anime belle o dormienti, ma proprio non c’è proprio – e facciamola finita con quella che è vera e un’altra o altre no, perché intanto non c’è/non ci sono e/o non riesce/riescono ad essere persuasive. Cioè non ne parlo non per brevità ma perché, a mio modo di vedere, non esiste proprio e ha perso una bella occasione per esistere, forse l’ultima.

    P.S. Caro Alberto, @diego – che mi ha dato un ottimo spunto – e tutti, in fondo anzi in cima non avevo promesso che sarei stata breve 😉
    Ora vado a consultare il frigo, che non ho ancora licenziato anche se non produce cibi cotti, come invece farebbe un frigo esterofilo e laureato a Boston con tanti soldi.
    BYE!!!

  • agbiuso

    ottobre 21, 2015

    Caro Diego, la tua analisi mi sembra assai parziale.
    Prendiamo comunque per buona questa frase: “Se l’ascensore sociale si ferma, la scuola è percepita (erroneamente, certo) come inutile e costosa e se passa un feroce tagliatore di cattedre la gente sotto sotto approva”.
    E proponiamo di chiuderle proprio tutte le scuole, in modo da ‘risparmiare’ e indirizzare i soldi risparmiati ad altro. Chi insegnerà dunque a leggere, a scrivere, a contare, a muoversi nello spazio (geografia) e nel tempo (storia), a disegnare, a progettare, a conoscere il corpo umano? E si potrebbe continuare molto a lungo.
    Chi insegnerà tutto questo? I genitori, le famiglie, gli amici più grandi, i preti?
    Nonostante il mio pessimismo di fondo, non posso concordare sul fatto che gli italiani ritengano che la scuola vada ridimensionata o abolita, e in ogni caso non più finanziata, soltanto perché non fungerebbe più da “ascensore sociale”. Se pensassi una cosa del genere, insulterei non soltanto l’intelligenza degli italiani ma proprio la loro salute mentale.

  • diego

    ottobre 21, 2015

    Amici carissimi che, insieme al grande filosofo padrone di casa, qui scrivete, siete quasi tutti insegnanti, gente che lavora e seriamente, nella scuola, e forse vi sfugge il vero problema da cui nasce tutto, problema che nasce fuori della scuola. L’ho già scritto, ma lo voglio riscrivere.
    La scuola e chi ci lavora sono disprezzati perchè si è rotto l’ascensore sociale. Il muratore che si spaccava la schiena per fare studiare il figlio da architetto, amava, rispettava, parlava col cappello in mano al professore per un motivo semplice: lui lo avrebbe aiutato a salvare il figlio dalla vita dura che aveva vissuto lui. Studiare, studiare duro, permetteva di creare un futuro decente ai figli. Quindi i professori, ai quali affidavi i figli, erano temuti, rispettati e probabilmente il muratore che vedeva il figlio geometra salvo dalla vita schifosa che faceva lui condiderava perfino basso lo stipendio del professore.
    Quindi, oggi, ragionando senza troppi orpelli, è chiaro quel che accade: se l’ascensore sociale si ferma, la scuola è percepita (erroneamente, certo) come inutile e costosa e se passa un feroce tagliatore di cattedre la gente sotto sotto approva. E’ brutto, ma è così.

  • Adriana Bolfo

    ottobre 18, 2015

    Intanto martello, e ancora scusatemi ché oggi è il giorno delle sviste, che anche il secondo “colto” di cui sopra (“Uno spunto colto”) è da intendersi come il primo.

    Fossi precisa almeno la metà, nel tener casa…:-)

  • Adriana Bolfo

    ottobre 18, 2015

    Titolo: Parziale cronistoria della (mia) giornata di oggi.

    Serve a salvaguardare lettori a cui non importi nulla, cioè non è un commento illuminante (:-)) e non sono le considerazioni che il Prof. mi invita a riscrivere.

    Gentile Alberto,
    lusingata, ringrazio, ma devo dire che non erano analisi sulla situazione scolastica bensì – secondo me, peggio – sul concetto di OFFERTA e sull’uso ideologico che se ne fa per l’attuale situazione economica italiana.
    Certo la scuola, come tutto, risente dell’economia cioè della politica che motiva questa o quella iniziativa economica (per noi: tagli, come per altri settori e ben prima).

    Riscriverò quando sufficiente inca****ura mi darà il brio altrettanto sufficiente, bisognoso pure di tempo.
    In fondo la “lezione” di oggi inflittami “a mia insaputa” (cit.decontestualizzata) letteralmente con le mie mani e dal “programma” (il meccanismo per inviare commenti)è stata un buon momento zen (?), nel senso che ho dovuto non incapponirmi a riscrivere altrimenti mi sarei bloccata qui tutto il pomeriggio, peraltro sfociato nella sera con piatti anche non recenti da lavare, avrei forse omessa qualche azione più urgente compreso ricontattare una collega che ieri mi aveva a sua volta ricontatta per rispondere a un quesito “esistenziale” lanciatole non sulle cose che facciamo e che sappiamo fare nel mestiere ma quali veramente vorremmo e perché ci arrabbiamo, o non abbastanza, facendole come forse non vorremmo e come ci sentiamo e che idee abbiamo. E diciamo che ieri davanti a un APERICENA (orrida parola) avrei fatta la telefonata fatta oggi, non fosse stato per inspiegabili ma effettive interruzioni della telefonata dal cell, cioè avrei inflitto a un amico, condividente l’orrida parola, miei e altrui tormentoni scolastici e circa.
    Per fare oggi la necessaria telefonata, ho dovuto lasciar da parte il rammarico “mi spiace aver perso il mio commento che mi piaceva tanto” breve, devo dire, parametrato più sulla realtà che sul narcisismo pure esistente.

    A parte gli spunti còlti, durante la telefonata piacevole ho avuta la folgorazione che sto tornando adolescente – ed ecco la causa vera del sondaggio intrapreso – quando mi chiedevo le ragioni delle cose e le mie ragioni e le cose che volevo capire – allora intrecciate spesso a quelle che volevo/dovevo studiare.
    Uno spunto colto da altra qualche giorno fa, sintetizzabile come vuoto di idee in una certa piccola cerchia che sembra litigiosa ma in realtà non discute abbastanza o non discute proprio, ha messo ancor più in moto interrogativi che mi mulino da tempo – perché non parliamo veramente del nostro mestiere, di metodi e di scelte?, di fatto, perché non parliamo di noi come ci sentiamo e che cosa vorremmo in un certo ambito ?; e il senso di star ridiventando adolescente alla mia maniera (che forse è stata quella di molti e tutti ora facciamo finta di niente) mi danno il rammarico del tempo perso a “fare” – non male, sembra – ma senza reale introspezione, e mi danno la spinta necessaria a quest’anno iniziato.

    E siccome, da adolescente timida che ero, sono diventata una timida-caciarona-martellante, girerò le domande esistenziali a quelli dei miei colleghi che vorranno davvero rispondere – la libertà, innanzitutto – e continuerò a pensare.
    Non cambia niente, non cambio niente, non cambieremo niente.

    Intanto pensiamo e diciamocelo.

  • agbiuso

    ottobre 18, 2015

    Gentile Adriana, se può riscriva.
    Non vogliamo perdere le sue taglienti e documentate analisi della situazione scolastica in Italia.

  • Adriana Bolfo

    ottobre 18, 2015

    Miii…

    “rettifica”.

    Confermo che devo ancora pranzare e forse ciò spiega almeno in parte.

  • Adriana Bolfo

    ottobre 18, 2015

    Correggo: “per parziale o totale mancanza di riempimento dei campi”, nel senso che, non intervenendo qui da molto, avevo perso l’automatismo di scrivere nome e indirizzo.

    Scusate la svista e la rettific.

  • Adriana Bolfo

    ottobre 18, 2015

    Gentile Professore,

    poco fa ho creduto di inviare un commento alle prime righe del post, che credo non sia arrivato per parziale o totale riempimento dei “campi”.
    In tal caso vi siete risparmiati, lei e i lettori, un piccolo faldone alla fine del quale dichiaravo che la qualità-quantità della sua offerta formativa qui è tale da farmici affacciare rumorosamente – e, aggiungo, con gioia – dopo mesi di latitanza. Spesso non sono in grado di commentare nulla, ma ogni tanto, appunto, “mi affaccio”.

    Il faldoncino concludeva col proposito di licenziare il mio frigo (pranzo ancor da fare) nel caso di offerta mangiativa carente di cibi caldi.

    Insomma, qualunque cosa io scriva qui, è sempre colpa sua 🙂 🙂 🙂

    Buona domenica a tutti.

  • agbiuso

    ottobre 12, 2015

    Renzi e altri responsabili politici sono stati effettivamente querelati per Alto Tradimento per l’adesione al Trattato (SEGRETO) T.I.S.A.

  • diego

    ottobre 12, 2015

    Condivido totalmente, caro Alberto, l’idea che un certo scimmiottare la cultura statunitense, rinnegando la grandezza della cultura europea, sia un male profondo, mai abbastanza acclarato.

  • agbiuso

    ottobre 12, 2015

    @pasquale
    Sì, ci vorrebbe una Norimberga per alto tradimento da parte dei governi europei (e italiani in particolare) a favore di potenze straniere -gli Stati Uniti d’America- contro la vita, gli interessi, l’identità europea e italiana.

    @Diego
    La risposta è semplice come la domanda: responsabili di tanto scempio sono i decisori politici degli ultimi 30 anni (almeno), vale a dire i ministri dell’istruzione e i loro governi. Ministri e governi i quali hanno scientemente e metodicamente voluto l’ignoranza delle nuove generazioni, in modo da controllare meglio e annichilire ogni aspirazione al cambiamento. Quindi -per far qualche nome- Forza Italia, il Partito Democratico, i vari partiti ‘di centro”, i ministri Berlinguer, Brichetto Moratti, Gelmini, Profumo, Carrozza, Giannini.
    Tali decisori si sono avvalsi di pedagogisti e didatticisti formati alle teorie americane, le stesse che hanno fatto del Sessantotto -appunto- un tipico caso di ideologia (il marxiano mascheramento) e di eterogenesi dei fini. Potrei fare i nomi dei più importanti di tali pedagogisti ma non sono conosciuti come i ministri, ai quali spetta in ogni caso la massima -e gravissima- responsabilità politica, culturale, civile.

  • diego

    ottobre 12, 2015

    un po’ d’ironia, solo un ignorante come me è adatto a farla in questo consesso di professori…

    sicuramente, caro Alberto, un parere qualificato come il tuo e quello di Pasquale (e last but not least il prof. Generali), sono autorevoli testimonianze, utili anche al cittadino non addetto ai lavori

    dunque i ragazzi che arrivano dalle scuole superiori e dai licei non sono istruiti, non hanno, di frequente, il bagaglio minimo decente per poter davvero affrontare l’università

    allora, però, sovviene una domanda banale ma chiara? di chi è la colpa? chi è che non fa il proprio dovere? gli insegnanti delle scuole medie? i presidi? gli autisti dello scuolabus? il cartolaio che vende i fogli protocollo? questa domanda ironia deriva dal fatto che in Italia si vedono bene i problemi, ma è quasi impossibile stabilire chi è che non ha lavorato bene

    come dire: se il rubinetto appena cambiato gocciola, è ovvio che a lavorar male è stato l’idraulico, certo con l’istruzione son cose complesse, ma alla fine un responsabile ci deve pur essere

    ricordo bene una zia preside a Brescia, da molti anni defunta, che si lamentava per i professori d’italiano che scrivono strafalcioni, e lei, fieramente ultraconservatrice e anche un po’ bigotta diciamolo, dava la colpa al ’68, il che non è del tutto privo di senso ma era troppo facile come spiegazione, anche perchè allora era il 1978 o giù di lì, ora i professori del ’68, dovrebbero essere in pensione dato anche il privilegio delle famose pensioni baby

    insomma, cari tutti, in specie Pasquale che è una mente assolutamente scevra dal minimo preconcetto, di chi è la colpa?

  • pasquale

    ottobre 12, 2015

    Sai Alberto ce n’è abbastanza per un processo di Norimberga, quando si farà. E si dovrebbe fare. A Norimberga hmm, mica fidarsi, più lontano, a Stoccolma. P.

    p.s. @ Mariella Catasta. Il discorso sulla storia rientra nel quadro della complicità; la storia fa troppe storie, non piace.

  • agbiuso

    ottobre 11, 2015

    Cari amici,
    grazie davvero per i vostri interventi, i commenti, le analisi. Il mio testo ne risulta assai più arricchito e fecondo!

  • Mariella Catasta

    ottobre 11, 2015

    Il trionfo della “logica dei topi” è devastante.
    I docenti sono diventati erogatori di cultura in “pillole”. Dobbiamo accontentare il “cliente” altrimenti l’allievo chiede di cambiare docente o scuola.
    La rottamazione degli “orpelli inutili” quali libri, vocabolari, fonti storiche, lascia il posto alla “chiacchieratologia” di intrattenimento” anche in lingua straniera.
    La filosofia è a rischio e ancora di più lo è la storia. Hanno minato l’impalcatura del curricolo formativo togliendo ore di storia di diritto di latino, hanno aumentato il numero degli alunni per classe… e adesso?!

  • pasquale

    ottobre 11, 2015

    Non importerà quindi che i corsi di recupero non serviranno a nulla. L’importante sarà dimostrare di averli fatti e di essersi quindi adoperati per il recupero di tutti, anche se poi la maggior parte di questi studenti si ritirerà ben presto rendendosi conto, dopo aver però perso tempo e soldi, della propria impossibilità ad affrontare un corso di studi universitario.

    Dissento alla buona Dario; dall’esame della scena del delitto mi sono convinto che gli studenti siano in larga misura conniventi e complici di tutto ciò. Inutile spiegare il perché. In qualche caso è tuttavia vero che, messi di fronte al meglio, ai loro occhi di dietro si figura il peggio in cui sono vissuti da concubini probubi, ma in qualche caso. Nella mi esperienza poche decine di pazienti su centinaia e centinaia. Ciò che tu descrivi è un sistema messo in atto scientemente e che si propala all’esterno, nei luoghi di lavoro. Non sto a fare gli esempi. Il livellamento al basso favorì un tempo, ai tempi della famigerata lettera una professoressa, ora garantisce lo status quo nunc e postea.
    Caramente. P.

  • Maria

    ottobre 11, 2015

    Sono d’accordo e condivido ( su fb)
    e ritengo che la tua riflessione vada condivisa anche con i docenti delle scuole medie inferiori e superiori, perché su di loro ricade la responsabilità di questa formazione. Dovrebbero condividerla negli uffici ministeriali, dove i programmi di insegnamento delle Scuole italiane evaporano in una nebbia di multiple “competenze” che moltiplicano e superficializzano le discipline, imponendo lo sviluppo di programmi di offerta formativa su cui spesso è meglio non dire nulla.
    Andrebbe condivisa anche con le famiglie degli studenti, che spesso sono soddisfattissime dei loro inconsistenti pargoli.
    Qualcuno ascolterà?

  • Dario Generali

    ottobre 10, 2015

    Caro Alberto,

    anche in questo caso non posso che condividere la tua analisi e la tua valutazione a proposito dell’ennesimo esempio di superficialità, demagogia e velleitarismo da parte dei decisori politici e istituzionali del nostro paese nelle scelte di politica scolastica e formativa.
    Alla base di simili sciocchezze ci sono incompetenza e cialtroneria, quando non semplicemente disonestà intellettuale e civile.
    Qualsiasi docente che abbia esperienza dei tempi e delle difficoltà dei processi formativi e di apprendimento non può che trovare assurda la pretesa di colmare lacune pregresse gravi e diffuse con brevi corsi di recupero. Le competenze linguistiche, concettuali e storiche richiedono tempi lunghi di assimilazione e chi non le ha maturate durante il proprio iter scolastico di tredici anni certo non riuscirà a farlo in un mese di ridicoli corsi di recupero.
    Agli esami, come dici giustamente, si sente di tutto, come, per esempio (e nel caso del mio corso in una facoltà scientifica purtroppo non episodicamente), che Benedetto Croce è vissuto nel Cinquecento e che è stato un contemporaneo di Galileo. Non parliamone poi delle tesi di laurea scritte così male e con così tanti errori da dubitare a volte che il laureando sia italofono.
    Il disastro è generalizzato e pure molti colleghi non scherzano. Mi è capitato di sentire a una lezione di Biologia evoluzionistica il collega affermare che l’evoluzionismo non è una teoria, ma un fatto, cosa che equivale a sostenere che la mappa della città di Milano è la città di Milano.
    Purtroppo il nostro paese è dominato da logiche totalmente altre rispetto a quelle meritocratiche e nella pubblica amministrazione si agisce cialtronescamente per compiti e non per obiettivi. Non importerà quindi che i corsi di recupero non serviranno a nulla. L’importante sarà dimostrare di averli fatti e di essersi quindi adoperati per il recupero di tutti, anche se poi la maggior parte di questi studenti si ritirerà ben presto rendendosi conto, dopo aver però perso tempo e soldi, della propria impossibilità ad affrontare un corso di studi universitario.
    Un caro saluto.
    Dario

  • pasquale

    ottobre 10, 2015

    Mio caro, di che angustia mi angusti. Lo dico per gli increduli che non dovessero crederti o, peggio, di qualche coglione,( da cui voglio ci si liberi facendogli subito intendere che per coglione si delinea una sacco e nemmeno grande, vuoto) pronto trovare nel tuo uovo il pelo dell’esagera, dell’infondoABBAIAMOfattoprogressi; insomma cose da Renzi. Ciò che narri non ha bisogno di convalide ma aggiungo egualmente che tra rivoluzione russa e francese il denomintatore rivoluzione le avvicna nel tempo, un tempo vago situato più in un altrove privo di attualità e dunque ininteressante: salvo aggiungere che le rEvoluzioni hanno fatto i SUOI danni. Più danni che d’anni. Che nel seicento la difficoltà dei viaggi per mare, i pirati, i mostri marini (sic) e chi più ne ha più ne metta (sic) rendevano difficile il mercato (sic- in Tesi di laurea economica – un tanto al chilo cioè- di a me noto milite del mercato a tutti i costi, in primis a quello di devastare).
    Non insisto a sfruconare la piaga e concludo aggiungendo che nel mio istituto correzionale, l’italiano specie per cinesi e coreani è contemplato ma solo per qualche acquisto al supermercato; che la mia stessa disciplina non è sentita da nessuno, direktor in primis, utile e prioritaria in una formazione… non ricordo che cantante ottocentesco invece riteneva indispensabile che i suoi allievi leggessero Kant. Importanti sono i crediti, questa lordura europea passata per criterio di valutazione, sicchè adesso basta che tu abia studiatto un pò’ d’opereta con un’apianista per BEKKARTI, qualke credito. Il resto sta diventando un silenzio sepolcrale. Indovinare chi è il morto. Dolorosa mente. Tuo P.

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