Skip to content


Sentimento matematico

Jean-Philippe Rameau
Gavotte et Six Doubles
da «Nouvelles Suites de pièces de clavecin» (1728)
Esecuzione al pianoforte di Eddy del Rio

Rameau

 

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

«L’umano è una complessità irriducibile sia all’identità assoluta con il resto dell’essente sia alla differenza altrettanto assoluta e portatrice di dominio e di distruzione della comune casa che tutti gli enti ospita: la materia. La materia protoplasmatica e animale, la materia vegetale e minerale, la materia artificiale e macchinica. La materia, la sua potenza. La materia e basta. Non gli umani soltanto, che sono cosa  miserrima dentro il cosmo. E neppure soltanto gli altri animali, vertebrati o invertebrati, di terra o di mare, volatili e insetti. Nemmeno le piante, i fiori, il grano. No. La materia, le rocce, le lave. E le stelle. La pura luce, la loro luce. Le trasformazioni elettromagnetiche che invadono di fulgore lo spazio silenzioso e perfetto nel quale di tanto in tanto la materia si raggruma in polvere, pianeti, astri. Qui non c’è sofferenza. Non c’è mai stata. Nulla nasce e nulla muore. E il tempo accade senza posa nel movimento dei corpi e nella potenza dell’energia. Quando penso a tutto questo, la mia ricerca finalmente trova pace. In Dio, nella Natura».
(da: agb, Nicolas Descottes. Materia, in «Gente di fotografia», n. 58, p. 56)

Di tal genere, se non tali appunto, sono i pensieri che questa Gavotte di Jean-Philippe Rameau suscita all’ascolto. Un sentimento matematico, come l’esattezza del crepuscolo, come la gloria della materia.

 

3 commenti

  • diego

    Giugno 11, 2014

    Ottimo Federico, la prego, quando in questo sito si tratta di musica (e non solo, ovviamente), di venire a scrivere le sue considerazioni, così interessanti e qualificate

  • Biuso

    Giugno 10, 2014

    Caro Federico, la ringrazio per una testimonianza così lucida che vale tanto più in quanto proviene da un musicista.
    Come forse sa, più volte qui ho parlato di Bach (https://www.biuso.eu/2012/09/23/bach-il-come-e-laltrove/ ; https://www.biuso.eu/2013/11/13/bach-musica/ e altrove). Uno dei primi brani da me proposti è stato la variazione 32 delle Goldberg nell’esecuzione di Glenn Gould.
    Di Bach penso semplicemente che sia stato assai più che un umano e che appartenga a quel ristrettissimo novero di nomi che giustificano da soli l’esistenza della specie.

  • Federico

    Giugno 10, 2014

    Egregio professore,
    è inutile dire quanta di questa perfezione sia presente nelle opere di J.S.Bach: nelle sue composizioni emerge tutta la potenza della musica e del suo immenso genio.
    Io ho un diploma in pianoforte (purtroppo in questo paese è quasi un pezzo di carta qualunque) ed ho avuto modo di studiare alcuni dei suoi “Preludi e Fughe” dal Clavicembalo ben Temperato. Le assicuro che da “esecutore scarso” mi accorgo veramente quanto grande sia stato il contributo di questo genio: lo spartito parla una lingua che spesso non tutti comprendono specie in una società dove ciò che conta veramente è quella che alcuni nostri vicini chiamano “trash”!

Inserisci un commento

Vai alla barra degli strumenti