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Nietzsche musicista

Das ‘Fragment an sich’
di Friedrich Nietzsche (1871)
Pianoforte: Jeroen van Veen
Minimal Piano Collection, Vol. IV Disc 1

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«Ohne Musik wäre das Leben ein Irrtum», ‘Senza la musica la vita sarebbe un errore’ è un aforisma assai noto. Nietzsche lo inserì nella II parte del Crepuscolo degli idoli («Sentenze e frecce», af. 33). Il titolo completo della prima edizione di uno dei suoi libri più importanti è La nascita della tragedia dallo spirito della musica (1872),  dedicato anche a un confronto con l’arte di Richard Wagner.
E tuttavia non molti sanno che il filosofo attribuiva un particolare significato anche teoretico alle proprie opere musicali. Nietzsche si dedicò infatti per tutta la vita alla composizione di musica in note oltre che di armonia in parole. Un catalogo (incompleto) di opere su wikipedia elenca 50 sue composizioni musicali. Alcune di esse sono ascoltabili e scaricabili da un vecchio sito: Nietzsche’s Music.
Segnalo anche un video che documenta l’esecuzione del brano per coro e orchestra Hymnus an das Leben (‘Inno alla vita’).
Qui propongo l’ascolto di una composizione per pianoforte dal titolo Das ‘Fragment an sich’, forse ironico nei confronti della kantiana ‘cosa in sé’ (Ding an sich). Un brano significativo dell’insieme di sentimento e distanza che caratterizza la musica di Friedrich Nietzsche. 

Ascesa

Teatro Machiavelli – Catania – 31 agosto 2017
Il salotto musicale barocco
Mattia Scandurra, flauto
Alessandro Zerilli, pianoforte
Rassegna Magie barocche, 2017
Musiche di J.S.Bach e J.J. Quantz

Diciannove anni il flautista, venti anni il pianista. Laureati da poco al Conservatorio di Catania e pronti a partire, Scandurra per Siena, Zerilli per Vienna. Il loro talento è emerso nella tranquilla maturità dell’esecuzione di brani conosciuti e complessi.
Vista la loro giovane età, non hanno ancora inciso nulla. E dunque propongo l’ascolto di uno dei brani eseguiti da Zerilli, il Preludio in do maggiore n.1 – BWV 846 da Das Wohltemperierte Klavier di Bach, nell’interpretazione del più grande tra i pianisti, Glenn Gould.
La geometria ascensionale di questa musica e il suo rigore matematico si aprono in ogni istante all’enigma della bellezza. I sussurri che si sentono sullo sfondo delle note sono quelli dell’esecutore, che era solito accompagnare la musica con la voce. Soltanto a lui è stato concesso. Disumano Bach, ironico e perfetto Gould.

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Tribale

MI-TO Settembre Musica 2014
Teatro Dal Verme – Milano – 16 settembre 2014
Focus Furrer / Vacchi

Filarmonica ‘900 del Teatro Regio
Gergely Madaras, direttore
Orazio Sciortino, pianoforte
Sandro Lombardi, voce recitante

Beat Furrer
Strane costellazioni, per grande orchestra
(Prima esecuzione italiana)
Concerto per pianoforte e orchestra

Fabio Vacchi
Prospero, o dell’armonia, melologo per attore e orchestra
da La tempesta di William Shakespeare

Eclettica e narrativa -a partire dal testo shakespeariano recitato da Sandro Lombardi- la composizione di Fabio Vacchi. Più astratti i brani di Beat Furrer. Dei due, bellissimo e potente il Concerto per pianoforte e orchestra del 2007. A due passi dal pianista -un ispirato Orazio Sciortino- ho potuto osservare tutta la tensione che questo modo di utilizzare lo strumento suscita. Sembra necessario cadere in uno stato di trance. Una condizione che, certo, vale probabilmente per qualsiasi esecuzione musicale ma che qui sembra proprio richiesta. Le scale estreme; la forza fisica necessaria a fare del pianoforte un autentico strumento a percussione; la densità di note e accordi isolati dentro lo spazio sonoro dell’orchestra, fanno del pianista un vero e proprio sciamano al centro di una composizione capace di generare suoni tribali che tagliano il silenzio.

Propongo ai coraggiosi l’ascolto di questo brano nella interpretazione del pianista Nicolas Hodges.

Sentimento matematico

Jean-Philippe Rameau
Gavotte et Six Doubles
da «Nouvelles Suites de pièces de clavecin» (1728)
Esecuzione al pianoforte di Eddy del Rio

Rameau

 

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«L’umano è una complessità irriducibile sia all’identità assoluta con il resto dell’essente sia alla differenza altrettanto assoluta e portatrice di dominio e di distruzione della comune casa che tutti gli enti ospita: la materia. La materia protoplasmatica e animale, la materia vegetale e minerale, la materia artificiale e macchinica. La materia, la sua potenza. La materia e basta. Non gli umani soltanto, che sono cosa  miserrima dentro il cosmo. E neppure soltanto gli altri animali, vertebrati o invertebrati, di terra o di mare, volatili e insetti. Nemmeno le piante, i fiori, il grano. No. La materia, le rocce, le lave. E le stelle. La pura luce, la loro luce. Le trasformazioni elettromagnetiche che invadono di fulgore lo spazio silenzioso e perfetto nel quale di tanto in tanto la materia si raggruma in polvere, pianeti, astri. Qui non c’è sofferenza. Non c’è mai stata. Nulla nasce e nulla muore. E il tempo accade senza posa nel movimento dei corpi e nella potenza dell’energia. Quando penso a tutto questo, la mia ricerca finalmente trova pace. In Dio, nella Natura».
(da: agb, Nicolas Descottes. Materia, in «Gente di fotografia», n. 58, p. 56)

Di tal genere, se non tali appunto, sono i pensieri che questa Gavotte di Jean-Philippe Rameau suscita all’ascolto. Un sentimento matematico, come l’esattezza del crepuscolo, come la gloria della materia.