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Fremono, complottano, tremano, strepitano, sognano percentuali, propongono cifre a un tempo grottesche, insensate e oligarchiche -il 42,5%- come condizione per ottenere alle elezioni il premio di maggioranza. Non pensano ad altro, insomma, che a neutralizzare la democrazia, a rendere ancora una volta nulla la volontà dei cittadini italiani, giusta o sbagliata che sia. E questo dopo che per cinque anni si sono tenuti ben stretta la pessima legge che ha contribuito a eleggerli. Non ci avrebbero neppure pensato se ogni giorno che passa non crescesse la possibilità di non essere rieletti nel prossimo parlamento. E dunque di perdere tutto ciò su cui hanno puntato e investito per ottenere prebende, privilegi, vitalizi, soldi, autorità.
Per quanto mi riguarda, la democrazia rappresentativa è un fantasma di libertà e, se proprio si vuole votare, meglio un sistema proporzionale puro o con sbarramento minimo al 2% e nessun premio di maggioranza, in modo da garantire la rappresentanza di molti dei ceti sociali, delle visioni del mondo, dei legittimi interessi che formano il corpo collettivo. Ma ora che vedo queste orde di deputati e senatori composte per lo più da analfabeti, mafiosi e puttane, questi sciami di cialtroni che se non fossi animalista paragonerei a delle cavallette che stanno depredando la nazione, ora che li vedo terrorizzati di fronte alla prospettiva che in parlamento arrivino persone incensurate, persone che non facciano della politica un mestiere e dunque non si ricandidino dopo due mandati, persone che si impegnano a rendere conto al corpo sociale di ciò che decidono e di come operano, persone quindi molto diverse da loro, ora mi sembra che si debba rispettare “il monito dell’Europa” quando chiede ai Paesi membri che «gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l’elezione, o dovrebbero essere legittimati a livello costituzionale o ad un livello superiore a quello della legge ordinaria» (Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto, Codice di buona condotta in materia elettorale, pag. 10).
I “democratici ed europeisti” Napolitano e Monti non hanno nulla da dire di fronte allo sconcio di una legge elettorale pensata contro qualcuno -come esplicitamente ammesso da Renato Schifani, presidente del Senato- invece che a favore della volontà popolare? No, qualcosa dicono. Auspicano, difendono e sostengono lo sconcio. La verità è che pur con i suoi limiti il Movimento 5 Stelle adotta un metodo ultrademocratico nella scelta dei candidati. Che la grande stampa e la televisione convincano molti italiani del contrario è la conferma che il potere nelle società contemporanee è un potere mediatico. Anche per questo spero che il Movimento 5 Stelle rimanga intransigente nel proibire ai suoi rappresentanti di partecipare a programmi televisivi dove i giornalisti si pongono al servizio dei potenti.
Per molto tempo ho condiviso il giudizio nietzscheano sulla Rivoluzione francese come «orgia della mediocrità» (Frammenti postumi 1887-1888, 9 [116]) ma ora comprendo sempre più come una somma insostenibile di privilegi, di arroganza e di ingiustizie si possa spezzare soltanto attraverso la violenza e il sangue. Avevo due rimpianti nella mia vita. Adesso se ne aggiunge un terzo: temo che non vedrò mai rotolare le teste dei banditi che depredano l’Italia. Ma vederli perdere il loro titolo di “onorevole”, con i privilegi ai quali si accompagna, quello almeno sì.

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Ma va’?! Ma valà (o va’là)?! Secondo un noto intercalare.

E ora, porelli, che faranno?

N.B. Porelli: forma toscana per “poveretti”. Certo, di spirito. E può darsi abbiano da pagà a rata der mutuo (forma romana).

Non che gli altri di cui si parla, e anche quelli di cui non si parla, mi vadano meglio, ma mi trovo particolarmente d’accordo sul “surrealismo” e quesito inerente del personaggio sopra nominato, che già consideravo inconsistente quando faceva il radicale, cioè il ragazzotto che allora stazionava da quelle parti, e ho continuato a considerare inconsistente quando è stazionato da qualche altra parte, sempre meno giovane anagraficamente e pur sempre ragazzotto “globalmente”.

Diciamo che è uno dei numerosi “diversamente inabili”, cioè nullafacenti policromi – e, nel caso specifico, di un policromo grigio.

Un efficace elenco dell’Italia di oggi (oggi 18.11.2012).
Chi di televisione ferisce, di televisione perisce.

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Le immagini sono tutto. I fotogrammi accelerati dell’Italia, in apparenza sconnessi, hanno la logica dell’ultima spiaggia, del prossimo 8 settembre. Viviamo in un Helzapoppin’ all’amatriciana. Istantanee. L’elicottero che porta in salvo Passera e i sottosegretari dalla furia degli operai del Sulcis. Fini, Napolitano e Schifani che ridono e scherzano mentre si apprestano a modificare la legge elettorale. I fumogeni sparati dal ministero della Giustizia sui manifestanti a Roma (qualche magistrato sarà esiliato in Guatemala o nella Terra del Fuoco per punizione?). Cinque comparse impalate come stoccafissi su un palco a rispondere a domande prepagate nell’imitazione di supereroi che dovrebbero salvare il Paese. Uno con il telefonino per i suggerimenti da casa. La Toscana devastata, la gente sui tetti delle auto o schiacciata sotto un ponte, solo per una perturbazione temporalesca più abbondante del solito. Berlusconi nell’imitazione della mummia di Tutankamon con l’itterizia giallo cagarella da elezioni stampata sul volto. I salotti esclusivi dei talk show dove le disgrazie del Paese servono a far aumentare lo share e a rendere felici mummie politiche, come Forminchioni e Polverini, sedute in poltrona o sui trespoli, l’intervistatore di partito pensoso. L’ aeroporto di Fiumicino trasformato in una discarica. Renzi sindaco errante. La guerra totale in Medio Oriente ormai alle porte trattata come notizia di cronaca. L’importanza quotidiana h24 di Casini in televisione. L’election day, ma anche no, lo sbarramento al 42,5%, al 40%, ma anche no, la preferenza diretta, ma anche no, il premiolino del 10% al primo partito, ma anche no, eliminare il M5S, ma anche sì. I conti risanati di Rigor Montis con il debito pubblico schizzato a 2.000 miliardi (si possono risanare i conti aumentando il debito? Si. Certo. Miracolo! Miracolo bocconiano!). La legge anti corruzione che premia i corrotti. Monti in loden, la Frignero in tailleur. La Val di Susa militarizzata come l’Afghanistan. Il tabernacolo di Bersani. Nuove liste elettorali di giornata, come le uova: la montezemola libera e bella, la giannina con il papillon, la tremontina no global. Il sangue dei ragazzi che colpiscono il manganello con le loro facce. Lo spread crescente tra stipendi dei politici (e dei tecnici al governo) e quelli degli impiegati e degli operai. Il fisco più “leggero” per le famiglie dei disoccupati. La trattativa Stato mafia scomparsa dai media dopo le telefonate quirinalizie di Mancino. Gli esodati al mattino, pensionati la sera ed esodati ancora il giorno seguente. La metastasi dell’ILVA, la peste di Taranto. I voti comprati dalla ‘ndrangheta in Lombardia a 70 euro e in Sicilia dalla mafia a 300 euro (è l’Italia a due velocità mafiose).
Qualsiasi somiglianza tra l’Italia e la realtà è puramente casuale.
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[Fonte: Helzapoppin’ all’italiana ]

Ho appena visto le immagini della manifestazione di ieri e non mi vergogno di confessarvi dell’apparizione di qualche lacrima. Non riesco a capacitarmi, ma quelle immagini mi hanno fatto ricordare il Cile di Pinochet e l’Argentina di Videla. In quelle immagini ho visto i miei figli picchiati a sangue dai loro padri. I miei studenti picchiati a sangue dal loro ministro! Ma che paese è questo? Ma dove sono i garanti della nostra “grande democrazia”, lo pseudo presidente della repubblica, le sinistre ufficiali, il saccente presidente del consiglio? Il ministro della pubblica istruzione dovrebbe,dico dovrebbe, insorgere indignato per quanto è successo. Quei manganelli, se ne avessi il potere li rivolterei contro questi abitanti dei piani del potere, che stanno inondando di sangue e dolore le popolazioni che si fregiano di governare. Scusatemi, ma non ho parole per esprimere quel che provo in questo momento.

Questa è l’Unione Europea meritevole del NO-bel per la pace.

penso che l’unico modo per arginare il consenso del movimento cinquestelle sia raccogliere e far proprie le sue istanze più importanti, in una sana e vera competizione sulle idee

mi pare che vendola, ripetutamente, abbia espresso questo concetto

Osservazioni simili e un bel dibattitto trovo in questi giorni nel blog Mente Critica, che consiglio, e a cui mi sembra di essere arrivata, tempo fa, direttamente o indirettamente da qui.

Nel caso io ricordi bene, colgo l’occasione per ringraziarla anche di questo, nonché della sempre vigile attenzione alla reale dimensione politica, cioè non angustamente partitica, della nostra (ohimé) quotidianità.

Inoltre: d’accordo sull’intransigenza antimediatica del 5Stelle, senza malintesi e, prima, malcantati inni alla libertà di espressione, poiché l’adesione libera a un insieme comporta l’accettazione e il rispetto delle regole di tale insieme come avviene in genere, si tratti degli scout, di un gruppo sportivo, di preghiera, di studio e quant’altro.
Senza contare che molti criticoni all’interno della politica o della stampa sembrano essere dove sono proprio grazie all’obbedienza neppur tanto mascherata alle parole d’ordine della propria corporazione o posizione e nel solco (disciplina di partito, di corrente, di abitudini) di molti loro padri fondatori.
Non considero tanto interessante disquisire, come si fa da più parti, sulle aporie della novità del 5Stelle, quanto notare la paura diffusa e dilagante, che incute, di uno “sfratto” dal Palazzo a tanti suoi con-dòmini (nel senso del latino dominus, padrone), co-padroni felicemente dimorantevi.

Se tali affermazioni sembrano qualunquiste, rincaro: vedi mai che tanti sono preoccupati di dover lavorare (per la prima volta nella vita?). E non solo per questo: la perdita del potere e della posizione avvertita come un rischio di diventare ciò che molti sono, cioè delle nullità?

Insomma, era uno sfogo.

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