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Sul Governo Draghi

Sul Governo Draghi

L’attesa di un banchiere quale salvatore conferma il tramonto della politica, la potenza della propaganda dell’Unione Europea e soprattutto l’infantilizzazione del corpo sociale. È il tramonto dell’Italia come Stato, con un esecutivo dedito al massacro sociale in obbedienza ai diktat della finanza e di Bruxelles. Draghi serve solo a questo. La scarsa memoria dell’informazione italiana dimentica che il principale tra i grandi elettori di Mattarella fu Renzi. Ora (ma anche prima) si comprende che fu un ottimo investimento. E infatti Renzi è il più entusiasta sostenitore del governo Draghi.
Tra gli ingenui -e sono i meno peggio- che oggi si affidano al banchiere Draghi come a un salvatore, probabilmente non sono pochi coloro che in seguito ai provvedimenti di un eventuale suo governo saranno licenziati. Piangeranno amare lacrime, ma sarà tardi. I facoltosi, a ogni livello, hanno invece ragione di esultare.
Qualunque cosa dirà presentandosi alle Camere, il programma vero Draghi lo ha stilato qualche anno fa. Qui il pdf e questa una sua sintesi:
-liberalizzazione e privatizzazione dei servizi
-fine dei contratti  collettivi di lavoro
-libertà di licenziamento
-tagli di spesa (anche nella sanità) e riduzione degli stipendi.
Vedere esultare cittadini potenziali vittime di tutto questo è istruttivo. In ogni caso, è diventato ‘normale’ che a decidere i governi siano i mercati e la borsa, non più i cittadini italiani. E la Costituzione? E la democrazia?
Al Movimento 5 Stelle è bastata una formuletta mediatica e vuota -Ministero della Transizione Ecologica- per cancellare un’identità politica. Il M5S è diventato un gruppo di mendicanti. Grillo e i dirigenti hanno le loro ragioni ma i militanti? È un’altra vittoria dello spettacolo, oltre che dei padroni, come ben si vede -spettacolo e padroni- anche dai nomi dei ministri, dalla composizione del governo.
Il quesito proposto agli iscritti al M5S è stato talmente tendenzioso da costituire una evidente testimonianza del timore che i capi hanno nutrito che ciò che resta del Movimento potesse dire no a un’alleanza con Berlusconi, con il resto della catastrofe italiana, con il banchiere Draghi e con Mattarella che definisce le elezioni un pericolo, confermando in questo modo l’impulso autoritario delle istituzioni.

Che tutti i partiti presenti in Parlamento -tranne uno- sostengano il governo è molto pericoloso per la dinamica democratica. Partiti che probabilmente ritengono di ottenere vantaggi appoggiando per ora tale governo, in attesa del momento opportuno nel quale prenderne le distanze. Ma Draghi non si schioderà facilmente, visto che ha il sostegno dell’Unione Europea, della finanza, dei mitici mercati.
Uno dei segni di questo governo, diciamo uno dei più seri, è l’interclassismo, la pura essenza democristiana. Un governo di correnti democristiane. Per un Paese profondamente cattolico forse non può essere diverso. Ma chi da sinistra ha esultato per l’incarico dato a Draghi non ha capito che tale incarico è la pietra tombale sul cadavere della sinistra. Se non lo hanno compreso subito, non serviranno ora neppure i nomi berlusconiani doc dell’esecutivo.
In ogni caso, il significato antropologico del Governo Draghi è chiaro: dopo un anno di obbedienza perinde ac cadaver possiamo imporre agli italiani qualunque cosa, obbediranno ancora, obbediranno sempre, leccheranno la mano che li colpisce. Hanno vinto Berlusconi e Renzi. Veramente patetici invece il Movimento 5 Stelle e chi si ritiene, sbagliando assai, «di sinistra».

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Tra i tanti commenti e analisi sull’incarico a Draghi ne segnalo quattro.

L’anno del dragone?
rivista indipendenza, 4.2.2021
Analisi acuta e completa, in un’ottica sia interna sia internazionale; articolo pubblicato prima che fosse resa nota la composizione del governo, della quale non vale la pena parlare, tanto è miserabile.

“Draghi al governo? Non un keynesiano ma un distruttore creativo”. Massimo Franchi intervista Emiliano Brancaccio,
sinistra in rete, 9.2.2021
Testo vivace e che ben chiarisce l’identità di politica economica del governo Draghi, demolendo le illusioni che le anime belle della sinistra stanno nutrendo sul massacro sociale che ci attende.

Contro Draghi. Il fronte del rifiuto
di Moreno Pasquinelli
Sollevazione, 6.2.2021
«C’è un solo modo, infatti, di porre fine al Calvario, uscire dalla Unione europea, riguadagnare totale sovranitа nazionale, sganciarsi dalla mondializzazione liberista. Hanno chiamato Draghi per la ragione opposta: tenere il Paese in catene e impedire che faccia naufragare il Titanic dell’Unione europea»

Draghi e governo della finanza: Non prevarranno!
di Geminello Preterossi, La Fionda, 8.2.2021
Seleziono da questo terzo articolo alcun brani ma ne consiglio vivamente la lettura integrale, per capire davvero che cosa stia accadendo e accadrà.
«Pretesa elitista di stringere l’autonomia della politica democraticamente legittimata in una morsa che, a dispetto  degli interessi dei ceti popolari, doveva impedire politiche redistributive e sociali, la difesa del lavoro, il rilancio della domanda interna, nonché un previdente mantenimento   degli strumenti dell’economia mista. I fatti, dunque, confermano che Draghi è un rappresentante eminente del capitalismo finanziario. […]
L’ironia della storia contempla che il giovane Draghi abbia elaborato una tesi di laurea precisamente sulle monete senza Stato come l’euro, nella quale sosteneva (impeccabilmente) che una moneta comune in presenza di squilibri macroeconomici e senza una fiscalità accentrata, governata politicamente, non potesse essere un obbiettivo augurabile perché viziato da contraddizioni strutturali. […]
Ma che a gestire un’eventuale nuova fase siano chiamati i responsabili del disastro precedente fa venire molto dubbi. […]
Quando si tratterà di pagare i costi di tale riassetto, e suonerà la campanella che sancirà la fine della ricreazione, con la scusa del debito e una rinnovata strategia della tensione sullo spread, ne vedremo delle belle, in termini di nuova austerità, “riforme”, macelleria sociale, svalutazione del lavoro, impoverimento, disoccupazione. Tutto pur di evitare le ricette giuste, quelle di Keynes e Caffè, che invece mettevano al primo punto la “repressione finanziaria” per consentire di impostare politiche pubbliche di intervento nell’economia, non sotto ricatto dei mercati e perciò volte all’interesse dei lavoratori e dei ceti non abbienti. Alla luce di tutto quello che è accaduto in questi decenni, fino al coronamento di oggi, si comprende la ferma volontà di Caffè di sparire. Per non vedere. Soprattutto certi allievi. […]
Più è drammatizzata la crisi, più pesa il nome del prescelto come deus ex machina, maggiore sarà la probabilità del successo. […]
L’appello all’emergenza e all’unità è quindi un modo per affidare a commissari di poteri esterni, non legittimati democraticamente (la Troika), cioè a élites privatistiche, oligarchiche e antidemocratiche, quelle scelte. […]
La dialettica basso contro alto, popolo contro oligarchie, è una conseguenza logica del processo di espropriazione della sovranità democratica.  Può essere che sia destinata a fallire, che i suoi esiti siano ambigui o inefficaci. Ma è certo che finché permane questo campo di tensione dialettica, si cercherà di arginarlo in ogni modo attraverso l’uso politico-comunicativo dell’emergenza, per disciplinare i riottosi.  Un’impostazione obbiettivamente eversiva dei valori democratici. […]
Non c’è da sorprendersi se così la fiducia nelle istituzioni crolla. Sarebbe più serio abolire le elezioni, sancendo la fine dell’epoca cominciata con le Rivoluzioni settecentesche. Si sforzino, le cosiddette élites, di trovare un nome, e un discorso di legittimazione coerente, per giustificare in maniera esplicita, senza scuse emergenziali, la liquidazione della democrazia costituzionale. Soprattutto, propongano un nuovo modello, invece di deformare sempre di più quello ereditato dai Costituenti. Ma non lo possono fare: perché la loro mancanza di dignità e coraggio politico (quello che fa lottare apertamente, non manovrare dietro le quinte) è proporzionale al cinismo. La narrazione liberal, perbenista, pseudo-progressista, che è la copertura ideologica del globalismo finanziario, impedisce di dire la verità e soprattutto di trarne le conseguenze. […]
Ho la sensazione che con Draghi assisteremo a un nuovo uso politico-comunicativo della “pandemia”. Prima è servita a seminare terrore e chiudere tutto (al di là delle reali esigenze e della razionalità), adesso sarà l’occasione per aprire se non tutto molto e santificare Draghi come il nuovo “re taumaturgo”, che ha guarito la scrofola. Personalmente ne sarò felice, come credo tanti che non ne potevano più, ma resta il dato politico di un cambio strumentale di narrazione, che giustifica molti cattivi pensieri su quanto è accaduto nell’ultimo anno. […]
Gli anatemi reciproci tra Sinistra e Lega, 5 stelle e Forza Italia, mostrano qui, definitivamente, la loro grottesca superficialità e inconsistenza. […]
Quello che si può fare per ora è solo un lavoro culturale e critico di lunga lena, […] sperando che quelle istanze decisive, che esprimono il senso profondo della legittimità moderna, della sua promessa democratica, non siano fiaccate per sempre. Significherebbe che il riassetto del capitalismo in chiave digitale (e antisociale), occasionato dal coronavirus, si è mangiato interamente la politica come sfera dell’autodeterminazione e dell’eteronomia progettuale rispetto all’immanenza dell’economico. Una sorta di complessiva transizione epocale, di segno antropologico, civile e culturale, all’insegna dell’antipolitica ammantata di epistocrazia. In questo senso, il governo Draghi potrebbe essere visto come una pedina di un disegno più ampio: il governo della saturazione dello spazio pubblico, della negazione del conflitto in quanto tale».

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[Questo articolo è stato pubblicato ieri su girodivite.it]

15 commenti

  • agbiuso

    Aprile 13, 2021

    L’analisi del personaggio Draghi condotta da Bruno Ruggeri parla di questo banchiere, certo, ma descrive soprattutto l’informazione italiana, l’inemendabile miseria che la caratterizza.

    Semiologia della dedizione
    il Tascabile, 7.4.2021

    Qui la versione in pdf del testo, con alcune mie evidenziazioni.

  • agbiuso

    Marzo 20, 2021

    Ho letto di 3.700 euro di media con i quali il Governo Draghi ‘sostiene’ tre milioni di imprese.
    Un’elemosina offensiva sino al crimine. Chiusure di aziende, fallimenti, disoccupazione e miseria sono compatibili con la salute?
    Ci si ammala e si muore soltanto di Covid19? Non è forse invece questa la morte collettiva?

  • agbiuso

    Marzo 14, 2021

    Un’intervista assai lucida di Luciano #Canfora:
    “L’ultima metamorfosi del Pd: portaborse di Draghi”.
    “Non è più un partito di sinistra. È un oggetto governistico subalterno a chiunque lo porti al potere”. Così come “subalterna”, dice lo storico, è anche la stampa che adula il premier come faceva col Duce
    By Alessandro De Angelis
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    Alcuni brani dell’intervista:

    Non è più un partito di sinistra. Ha sostituito al bagaglio intellettuale e pratico suo caratteristico, una parola priva di senso che diventa un Santo Graal discriminante: l’europeismo. Mi chiedo cosa significhi. Siamo tutti europeisti, ma stai con i lavoratori o con i detentori del capitale? Con gli sfruttati o con chi trae profitto dal lavoro dipendente? Un continente non è un’idea politica, magari lo era nella testa di Altiero Spinelli che diceva “l’Europa, se ci sarà, dovrà essere socialista”. Citano Spinelli ma non hanno letto il Manifesto di Ventotene.

    Sovranismo è una parola inventata e priva di contenuto. Dire che la sovranità nazionale è un disvalore è una stupidaggine. Se una cosa è giusta, anche se la dice un uomo di destra, non cessa di essere giusta. Ad esempio, la difesa della sovranità nazionale di fronte al capitale finanziario non è sbagliata.

    La Costituzione prevede l’appello del presidente al Parlamento semmai, non l’appello alle forze politiche. Ripeto: portaborse. L’errore è stato non andare alle Camere e chiedere la fiducia. Non mi dica anche lei che non si poteva votare, perché si vota in tutto il mondo.

    È un meccanismo mentale già conosciuto, penso agli ultimi cancellieri della Repubblica di Weimar, dal 1930 al 1933 venivano elogiati perché si riteneva che con loro il partito nazionalsocialista sarebbe stato tenuto a bada. E alla fine? Quei cancellieri consegnarono al capo di quel partito il governo della repubblica. Draghi fa il premier, ha intorno alcuni ministri suoi, altri, per dirla alla De Gaulle, sono la ricreazione. Ma l’unico che interloquisce con Draghi, che va lì a protestare, condizionando, è Salvini, come nel caso delle chiusure.

  • agbiuso

    Marzo 13, 2021

    Le buone opere di Mario Draghi, uomo della banca d’affari Goldman Sachs e attuale Presidente del Consiglio italiano.

  • agbiuso

    Marzo 9, 2021

    Con Draghi lo Spettacolo diventa truce, degno degli zombie nutriti di derivati, hedging, asset, obbligazioni, commmodity, futures, swap.
    Della vita rimangono soltanto gli occhi/dollari di zio Paperone. «Sono ciechi e guide di ciechi» (Mt, 15, 14)

  • agbiuso

    Marzo 3, 2021

    Da un articolo di Tomaso Montanari
    Le tasse, la progressività e gli “infortuni” del presidente del Consiglio
    22.2.2021

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    Il giorno stesso che questo mio articolo è uscito sul Fatto Quotidiano, il blog di Carlo Clericetti sul sito di Repubblica ha svelato che pressoché tutta la parte del discorso di Draghi sulla riforma fiscale era presa di peso (col taglia e incolla) da un articolo di Francesco Giavazzi uscito il 30 giugno scorso sul Corriere della sera. È una notizia clamorosa: ed è ancor più clamoroso che la stessa Repubblica non l’abbia data nelle sue pagine a stampa. Io, per esempio, me ne sono accorto solo oggi: e solo perché il Fatto Quotidiano ha rilanciato la notizia in prima pagina. Immaginiamo se a esser beccato con le mani nella marmellata del plagio fosse stato Conte, o un ministro grillino: apriti cielo, ci sarebbe stato il (giusto) scandalo che oggi (ingiustamente) non c’è. E invece oggi tutti tacciono sul messianico Draghi che copia il suo discorso di investitura come uno studente negligente e sprovveduto. O, il che è forse perfino peggio, che si fa scrivere il discorso da uno staff drammaticamente inadeguato.

    Ma in che mani siamo? Oltre a squarciare per l’ennesima volta il velo sulla mancanza di professionalità e sul servilismo della grande stampa italiana, questo surreale episodio aiuta a vedere due cose, peraltro già ben chiare. La prima è che Draghi non è affatto il “keynesiano di ritorno”, il riscoperto allievo di Caffè, che molti dei suoi agiografi stanno cercando di spacciare: rimane un liberista a dentatura tutta intera, come dimostra l’adesione (invero letterale) al verbo di uno dei rappresentanti di punta dell’ultraliberismo nostrano. La seconda è che Draghi non è affatto un marziano, un messia angelico, una figura di “alto profilo”. È, invece, un rappresentante di punta di una classe dirigente smandrappatissima, inadeguata, bollita, perenta. Del resto, la scelta dei ministri lo diceva già, a gran voce: accanto all’impressionante serraglio dei politici, i tecnici non sono da meno. Una galleria di notabili ormai maturi (alcuni sulla via del disarmo) che hanno già fatto tutti i danni che potevano fare, plasmando l’Italia e il mondo come sono. Altro che dream team, altro che marziani: è l’establishment che torna sul luogo del delitto. E che establishment. Aver ben chiaro questo punto serve a ricordarci perché crediamo nella democrazia, e non nella oligarchia dei sedicenti migliori.

    Negli stessi giorni, gli inqualificabili insulti sessisti di un professore universitario fiorentino contro Giorgia Meloni si accompagnavano, nella medesima intervista radiofonica, alla convinzione che parlamentari ignoranti, e che «si esprimono come pesciaioli», non dovrebbero permettersi nemmeno di rivolgersi «a uno come Draghi». Riuscire ad attaccare la Meloni da destra è davvero un’impresa, la stessa che i grandi giornali “progressisti” hanno compiuto per anni contro i parlamentari grillini. Il regime dei migliori, l’aristocrazia, non è mai la via d’uscita per la crisi della democrazia. Per mille ragioni più importanti, ma anche perché i cosiddetti migliori non lo sono mai.

  • agbiuso

    Febbraio 27, 2021

    Da notav.info 27.2.2021

    Ieri potrebbe essere stata una giornata storica: nuovo governo, nuovo ministero. Via i vecchi “trasporti” e dentro le “mobilità sostenibili”. E’ il cambio di un’epoca? Chissà.
    Diciamocelo però. Non era necessario piombare a capofitto nella crisi pandemica o giungere sull’orlo del precipizio della crisi climatica, per comprendere che quella della Mobilità Sostenibile è una delle sfide chiave per il futuro, a cominciare dalle grandi aree urbane.
    Certo, ora contiamo i contagi giornalieri propagati dai quotidiani assembramenti per l’imbarazzante insufficienza di autobus e tram. Quindi è più semplice capire quanto sia immane lo sperpero di denaro pubblico tumulato per decenni nel cemento e nell’asfalto di faraonici progetti e appalti di grandi opere inutili e incompiute.
    E ora contiamo i morti annui per le polveri e gli ossidi azoto, vomitati quotidianamente nell’aria delle nostre città da fiumi di auto e camion. Quindi suona meno strano vedere amministratori locali indagati dalla magistratura perché direttamente responsabili del vuoto spinto di azioni concrete sulla lotta all’inquinamento atmosferico. Guarda caso, molti di questi amministratori sono gli stessi che, incessantemente, ci hanno ripetuto per anni quanto fossero fondamentali, irrinunciabili, inarrestabili proprio le stesse grandi opere. Proprio quelle grandi opere che, nel frattempo, hanno inquinato con i loro cantieri, distrutto territori e rubato risorse alle opere necessarie: le mobilità sostenibili su cui ora si prova a rifondare il Ministero.
    Le uniche infrastrutture necessarie in questo Paese sono quelle utili: quindi viva il Ministero se sarà delle Infrastrutture UTILI e delle Mobilità Sostenibili.

    Che dire allora della notizia di ieri? Non era necessario essere draghi per capire tutto questo. Eppure non si tratta di un cambiamento da poco. Con la Sostenibilità non si scherza. Anzi, la si misura. E noi siamo pronti a misurare il governo dei draghi sul piano dei fatti.
    La prima misura? Si chiama CO2.
    Lo dice persino la Corte dei Conti Europea: i cantieri delle grandi opere producono molte più emissioni di CO2 di quante saranno mai in grado di recuperare in decenni e decenni di millantato utilizzo. E in ogni caso immensamente dopo quel 2050, data fatidica alla quale abbiamo deciso – UE, Italia, tutti – che le emissioni devono andare a zero.

    Ecco, i draghi di governo hanno un’occasione formidabile per dimostrarci se fanno sul serio. Un caso-studio perfetto per sperimentare il nuovo corso delle “infrastrutture sostenibili”: il TAV Torino-Lione, la grande opera inutile d’Europa.

    Un cannone puntato sul clima da 10 milioni di tonnellate di CO2 di cantieri a fronte di previsioni di utilizzo gonfiate ad arte. Quanto di più incompatibile si possa immaginare con ogni logica di programmazione futura in Europa, in Italia e a livello locale. Un dinosauro nato nel passato remoto degli anni ‘90 in cui si credeva ancora nella crescita infinita, giunto vivo ai giorni nostri solo perché difeso ad ogni costo da una politica retrograda e vorace. Eppure, dell’opera gigantesca si sono viste finora solo piccole frattaglie. Quindi fermarla è un attimo, anzi un vero affare. Un gioco da ragazzi (pardon, da draghi), a costi irrisori, penali inesistenti, risparmi giganteschi e gloria imperitura.
    Fermatela allora, fermate ora il TAV Torino Lione.
    Quei miliardi metteteli sulle mobilità veramente sostenibili. Chiudete i cantieri del TAV e di tutte le grandi opere inutili. Rimettete a posto quello che avete distrutto, risarcite i territori dei danni che avete fatto. E chiedete scusa. Alla gente del Movimento No Tav e a tutte le comunità e i territori che da anni in lottano per difendere il bene comune.

    Buon lavoro signor Ministro. Noi la aspettiamo nel futuro.

  • agbiuso

    Febbraio 20, 2021

    Case farmaceutiche che violano i contratti; «mediatori di mercati paralleli» che si offrono, come se gli Stati fossero dei tossici; accordi e procedure secretate.
    La salute degli umani non conta nulla per il liberismo, non ha mai contato, non conterà mai.
    I presunti salvatori appartengono anch’essi alle strutture criminali del capitalismo, a volte ne sono persino esponenti di primo piano. Anche per questo hanno il pieno consenso della stampa «libera» :-))

  • agbiuso

    Febbraio 19, 2021

    Ai 15 senatori si aggiungono decine di deputati del Movimento 5 Stelle che hanno con coerenza rifiutato la fiducia a un Governo composto da banchieri, tecnocrati e mafiosi. Inserisco qui i nomi di chi ha esplicitamente votato contro, ringraziandoli (altri sono stati semplicemente assenti):
    Corda, Sapia, Spessotto, Testamento, Volpi, Baroni, Cabras, Colletti, Costanzo, Forciniti, Giuliodori, Maniero, Russo, Sarli, Termini e Vallascas.

  • agbiuso

    Febbraio 18, 2021

    Ringrazio i 15 senatori del Movimento 5 Stelle che sono stati espulsi da coloro che avevano ottenuto il mio voto garantendo che non si sarebbero alleati con le vecchie e distruttive forze politiche.
    E invece si sono alleati, nell’ordine, con la Lega, il Partito Democratico, Berlusconi.
    Queste persone vengono espulse per non aver votato la fiducia al Governo Draghi. Per questo vi ringrazio:
    Rosa Abate, Luisa Angrisani, Margherita Corrado, Mattia Crucioli, Fabio Di Micco, Silvana Giannuzzi, Bianca Granato, Virginia La Mura, Elio Lannutti, Barbara Lezzi, Matteo Mantero, Cataldo Mininno, Nicola Morra, Fabrizio Ortis, Vilma Moronese.

  • agbiuso

    Febbraio 15, 2021

    È restaurazione. Più contro il popolo che contro il populismo
    di Dante Barontini,
    Contropiano. Giornale comunista, 11.2.2021

    Qualche brano da questo articolo assai lucido:
    “Poi la luce, la calma dopo la tempesta (ma non era prima?), il roseo futuro che ci attende con Biden alla casa Bianca e, soprattutto, con Mario Draghi a Palazzo Chigi (subito) e poi al Quirinale (tra un anno).
    Chiaro che questa “calma” esiste solo nella comunicazione del media mainstream, mai come oggi “voce del padrone”. L’informazione, il giornalismo, non abitano più lì…[…]
    C’è ora un solo Partito Unico Liberale, che incarica non a caso i fascisti alla Meloni di fare l’”opposizione della corona” (con lo spazio riservato un tempo ai giullari di corte). E c’è un solo megafono mediatico a reti e testate unificate. […]
    Ma si capisce anche che quell’odio per il “populismo” vela appena, e molto malamente, l’odio per il popolo. La classe dirigente, in questo momento e attraverso l’imposizione di Draghi alla guida di un governo senza opposizione – e senza alcun mandato elettorale, si sarebbe detto fino a dieci giorni fa – può finalmente rivendicare di aver diritto al potere assoluto sulla massa dei cittadini, ‘sulla plebe’, che deve restare sotto il tallone e non fiatare più”.

  • agbiuso

    Febbraio 15, 2021

    Le radici lontane del governo Draghi.
    Da leggere sempre nel contesto della lotta di classe vinta, per ora, dal liberismo, dai padroni.

  • Davide Amato

    Febbraio 14, 2021

    Caro professore,
    condivido ogni sua osservazione, e aggiungo, a conferma di quanto dice sul «tramonto della politica», che la Goldman Sachs ha definito Draghi «Lender of last resort», avvertendo giorni addietro la politica che se il suo governo non dovesse andare in porto si verificherebbe un aumento «del rischio sovrano» e una fuga di investitori istituzionali che «venderebbero l’Italia» (https://www.milanofinanza.it/news/goldman-sachs-draghi-ultima-frontiera-poi-si-vende-italia-202102040919406549).
    Questo non è che il segno del completo commissariamento della democrazia parlamentare: a comandare sono i mercati, e ormai (con Draghi) lo fanno direttamente senza alcuna intermediazione politica. La nostra scandalosa compagine partitica si è limitata a obbedire pedissequamente agli ordini della finanza e del capitalismo internazionale, senza la minima protesta neppure dai 5S o dalla cosiddetta “sinistra” di Leu.
    E chiudo aggiungendo un ultimo spunto, già sottolineato da Carlo Formenti: non è un caso che Draghi sia arrivato subito dopo l’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca. I suoi appelli all’unità delle nazioni occidentali contro la minaccia orientale della Russia e della Cina vedranno con Draghi una rassicurante risposta di adesione da parte dell’Italia: ancora una volta il nostro Paese si piegherà al capitalismo militare, finanziario, atlantista degli Stati Uniti, il cui unico scopo è preservare il potere dell’oligarchia economica che decide le sorti dell’Occidente.

    • agbiuso

      Febbraio 14, 2021

      Caro Davide, la ringrazio della condivisione e del link all’articolo di MilanoFinanza, il quale -per quanto sintetico- è davvero significativo, almeno per tre elementi oltre quelli da lei ben evidenziati:
      -«Draghi (dal 2002 al 2005 banker di Goldman Sachs)»
      -«i fondi non saranno trasmessi all’Italia se prima il governo non attuerà le riforme»
      -«Draghi viene visto come un facilitatore anche nella strategia sulle vaccinazioni “grazie ai legami che il banchiere ha con le istituzioni europee”».

  • agbiuso

    Febbraio 14, 2021

    Una presentazione del governo Draghi adeguata al livello di autonomia dell’informazione italiana:

    Il Cinegiornale Leuropeista
    13.2.2021 – YouTube

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