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Sul Governo Draghi

Sul Governo Draghi

L’attesa di un banchiere quale salvatore conferma il tramonto della politica, la potenza della propaganda dell’Unione Europea e soprattutto l’infantilizzazione del corpo sociale. È il tramonto dell’Italia come Stato, con un esecutivo dedito al massacro sociale in obbedienza ai diktat della finanza e di Bruxelles. Draghi serve solo a questo. La scarsa memoria dell’informazione italiana dimentica che il principale tra i grandi elettori di Mattarella fu Renzi. Ora (ma anche prima) si comprende che fu un ottimo investimento. E infatti Renzi è il più entusiasta sostenitore del governo Draghi.
Tra gli ingenui -e sono i meno peggio- che oggi si affidano al banchiere Draghi come a un salvatore, probabilmente non sono pochi coloro che in seguito ai provvedimenti di un eventuale suo governo saranno licenziati. Piangeranno amare lacrime, ma sarà tardi. I facoltosi, a ogni livello, hanno invece ragione di esultare.
Qualunque cosa dirà presentandosi alle Camere, il programma vero Draghi lo ha stilato qualche anno fa. Qui il pdf e questa una sua sintesi:
-liberalizzazione e privatizzazione dei servizi
-fine dei contratti  collettivi di lavoro
-libertà di licenziamento
-tagli di spesa (anche nella sanità) e riduzione degli stipendi.
Vedere esultare cittadini potenziali vittime di tutto questo è istruttivo. In ogni caso, è diventato ‘normale’ che a decidere i governi siano i mercati e la borsa, non più i cittadini italiani. E la Costituzione? E la democrazia?
Al Movimento 5 Stelle è bastata una formuletta mediatica e vuota -Ministero della Transizione Ecologica- per cancellare un’identità politica. Il M5S è diventato un gruppo di mendicanti. Grillo e i dirigenti hanno le loro ragioni ma i militanti? È un’altra vittoria dello spettacolo, oltre che dei padroni, come ben si vede -spettacolo e padroni- anche dai nomi dei ministri, dalla composizione del governo.
Il quesito proposto agli iscritti al M5S è stato talmente tendenzioso da costituire una evidente testimonianza del timore che i capi hanno nutrito che ciò che resta del Movimento potesse dire no a un’alleanza con Berlusconi, con il resto della catastrofe italiana, con il banchiere Draghi e con Mattarella che definisce le elezioni un pericolo, confermando in questo modo l’impulso autoritario delle istituzioni.

Che tutti i partiti presenti in Parlamento -tranne uno- sostengano il governo è molto pericoloso per la dinamica democratica. Partiti che probabilmente ritengono di ottenere vantaggi appoggiando per ora tale governo, in attesa del momento opportuno nel quale prenderne le distanze. Ma Draghi non si schioderà facilmente, visto che ha il sostegno dell’Unione Europea, della finanza, dei mitici mercati.
Uno dei segni di questo governo, diciamo uno dei più seri, è l’interclassismo, la pura essenza democristiana. Un governo di correnti democristiane. Per un Paese profondamente cattolico forse non può essere diverso. Ma chi da sinistra ha esultato per l’incarico dato a Draghi non ha capito che tale incarico è la pietra tombale sul cadavere della sinistra. Se non lo hanno compreso subito, non serviranno ora neppure i nomi berlusconiani doc dell’esecutivo.
In ogni caso, il significato antropologico del Governo Draghi è chiaro: dopo un anno di obbedienza perinde ac cadaver possiamo imporre agli italiani qualunque cosa, obbediranno ancora, obbediranno sempre, leccheranno la mano che li colpisce. Hanno vinto Berlusconi e Renzi. Veramente patetici invece il Movimento 5 Stelle e chi si ritiene, sbagliando assai, «di sinistra».

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Tra i tanti commenti e analisi sull’incarico a Draghi ne segnalo quattro.

L’anno del dragone?
rivista indipendenza, 4.2.2021
Analisi acuta e completa, in un’ottica sia interna sia internazionale; articolo pubblicato prima che fosse resa nota la composizione del governo, della quale non vale la pena parlare, tanto è miserabile.

“Draghi al governo? Non un keynesiano ma un distruttore creativo”. Massimo Franchi intervista Emiliano Brancaccio,
sinistra in rete, 9.2.2021
Testo vivace e che ben chiarisce l’identità di politica economica del governo Draghi, demolendo le illusioni che le anime belle della sinistra stanno nutrendo sul massacro sociale che ci attende.

Contro Draghi. Il fronte del rifiuto
di Moreno Pasquinelli
Sollevazione, 6.2.2021
«C’è un solo modo, infatti, di porre fine al Calvario, uscire dalla Unione europea, riguadagnare totale sovranitа nazionale, sganciarsi dalla mondializzazione liberista. Hanno chiamato Draghi per la ragione opposta: tenere il Paese in catene e impedire che faccia naufragare il Titanic dell’Unione europea»

Draghi e governo della finanza: Non prevarranno!
di Geminello Preterossi, La Fionda, 8.2.2021
Seleziono da questo terzo articolo alcun brani ma ne consiglio vivamente la lettura integrale, per capire davvero che cosa stia accadendo e accadrà.
«Pretesa elitista di stringere l’autonomia della politica democraticamente legittimata in una morsa che, a dispetto  degli interessi dei ceti popolari, doveva impedire politiche redistributive e sociali, la difesa del lavoro, il rilancio della domanda interna, nonché un previdente mantenimento   degli strumenti dell’economia mista. I fatti, dunque, confermano che Draghi è un rappresentante eminente del capitalismo finanziario. […]
L’ironia della storia contempla che il giovane Draghi abbia elaborato una tesi di laurea precisamente sulle monete senza Stato come l’euro, nella quale sosteneva (impeccabilmente) che una moneta comune in presenza di squilibri macroeconomici e senza una fiscalità accentrata, governata politicamente, non potesse essere un obbiettivo augurabile perché viziato da contraddizioni strutturali. […]
Ma che a gestire un’eventuale nuova fase siano chiamati i responsabili del disastro precedente fa venire molto dubbi. […]
Quando si tratterà di pagare i costi di tale riassetto, e suonerà la campanella che sancirà la fine della ricreazione, con la scusa del debito e una rinnovata strategia della tensione sullo spread, ne vedremo delle belle, in termini di nuova austerità, “riforme”, macelleria sociale, svalutazione del lavoro, impoverimento, disoccupazione. Tutto pur di evitare le ricette giuste, quelle di Keynes e Caffè, che invece mettevano al primo punto la “repressione finanziaria” per consentire di impostare politiche pubbliche di intervento nell’economia, non sotto ricatto dei mercati e perciò volte all’interesse dei lavoratori e dei ceti non abbienti. Alla luce di tutto quello che è accaduto in questi decenni, fino al coronamento di oggi, si comprende la ferma volontà di Caffè di sparire. Per non vedere. Soprattutto certi allievi. […]
Più è drammatizzata la crisi, più pesa il nome del prescelto come deus ex machina, maggiore sarà la probabilità del successo. […]
L’appello all’emergenza e all’unità è quindi un modo per affidare a commissari di poteri esterni, non legittimati democraticamente (la Troika), cioè a élites privatistiche, oligarchiche e antidemocratiche, quelle scelte. […]
La dialettica basso contro alto, popolo contro oligarchie, è una conseguenza logica del processo di espropriazione della sovranità democratica.  Può essere che sia destinata a fallire, che i suoi esiti siano ambigui o inefficaci. Ma è certo che finché permane questo campo di tensione dialettica, si cercherà di arginarlo in ogni modo attraverso l’uso politico-comunicativo dell’emergenza, per disciplinare i riottosi.  Un’impostazione obbiettivamente eversiva dei valori democratici. […]
Non c’è da sorprendersi se così la fiducia nelle istituzioni crolla. Sarebbe più serio abolire le elezioni, sancendo la fine dell’epoca cominciata con le Rivoluzioni settecentesche. Si sforzino, le cosiddette élites, di trovare un nome, e un discorso di legittimazione coerente, per giustificare in maniera esplicita, senza scuse emergenziali, la liquidazione della democrazia costituzionale. Soprattutto, propongano un nuovo modello, invece di deformare sempre di più quello ereditato dai Costituenti. Ma non lo possono fare: perché la loro mancanza di dignità e coraggio politico (quello che fa lottare apertamente, non manovrare dietro le quinte) è proporzionale al cinismo. La narrazione liberal, perbenista, pseudo-progressista, che è la copertura ideologica del globalismo finanziario, impedisce di dire la verità e soprattutto di trarne le conseguenze. […]
Ho la sensazione che con Draghi assisteremo a un nuovo uso politico-comunicativo della “pandemia”. Prima è servita a seminare terrore e chiudere tutto (al di là delle reali esigenze e della razionalità), adesso sarà l’occasione per aprire se non tutto molto e santificare Draghi come il nuovo “re taumaturgo”, che ha guarito la scrofola. Personalmente ne sarò felice, come credo tanti che non ne potevano più, ma resta il dato politico di un cambio strumentale di narrazione, che giustifica molti cattivi pensieri su quanto è accaduto nell’ultimo anno. […]
Gli anatemi reciproci tra Sinistra e Lega, 5 stelle e Forza Italia, mostrano qui, definitivamente, la loro grottesca superficialità e inconsistenza. […]
Quello che si può fare per ora è solo un lavoro culturale e critico di lunga lena, […] sperando che quelle istanze decisive, che esprimono il senso profondo della legittimità moderna, della sua promessa democratica, non siano fiaccate per sempre. Significherebbe che il riassetto del capitalismo in chiave digitale (e antisociale), occasionato dal coronavirus, si è mangiato interamente la politica come sfera dell’autodeterminazione e dell’eteronomia progettuale rispetto all’immanenza dell’economico. Una sorta di complessiva transizione epocale, di segno antropologico, civile e culturale, all’insegna dell’antipolitica ammantata di epistocrazia. In questo senso, il governo Draghi potrebbe essere visto come una pedina di un disegno più ampio: il governo della saturazione dello spazio pubblico, della negazione del conflitto in quanto tale».

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[Questo articolo è stato pubblicato ieri su girodivite.it]

32 commenti

  • agbiuso

    Settembre 14, 2021

    Immagino che queste parole di Giorgetti, forse il capo sostanziale della Lega, siano condivise con convinzione da Letta, da Brunetta, da Di Maio (Draghi e Speranza va da sé). Un governo davvero progressista e liberale.
    «Un’estensione senza discriminare nessuno». Quando le parole perdono i loro significati, a dominare la vita collettiva è l’arbitrio. Appunto.

  • agbiuso

    Settembre 11, 2021

    Sulla libertà come flatus vocis:

  • agbiuso

    Settembre 3, 2021

    L’irrazionalismo che guida Draghi e il suo governo trova conferma negli adulatori.
    I quali ricorrono anche all’oroscopo, come se si trattasse del Faraone.
    Il livello dei suoi astrologi è analogo a quello dei suoi “consiglieri” sul Covid_19. Emblematico.

    Fonte: https://twitter.com/La7tv/status/1433756949796040708

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    La7 – @La7tv
    #lariachetira Il segno zodiacale di Mario #Draghi, la Vergine, lo rende già tenace di suo, ma Marte e Saturno così forti nel suo tema natale ne fanno un Vergine particolarmente determinato e molto autorevole

  • agbiuso

    Settembre 2, 2021

    Persino Cossiga aveva ragione su Draghi.
    E questo dà la temperatura della politica italiana, del virus che è questo incredibile governo di affaristi, corrotto e liberticida.

  • agbiuso

    Agosto 1, 2021

    Ancora una volta Mario Draghi conferma di essere una macchina cinica, al servizio degli interessi più oscuri.
    Gli esperti (veri o presunti) servono come maschera per il Covid19; su tutto il resto -compresa la salvaguardia dei beni archeologici, del Colosseo- diventano un ostacolo da rimuovere.
    Il peggio del potere, davvero, lui e il suo Governo.

    Draghi e Franceschini al Colosseo: “Se uno ascolta troppo gli esperti non fa niente”

  • Davide Amato

    Luglio 25, 2021

    Per quanto riguarda l’ultima equazione di Draghi (“non vaccinarsi equivale a volere la morte di sé o dei propri cari”), si tratta di un ragionamento rigidamente deduttivo, che non lascia spazio all’incertezza. Una delle cose che ho studiato quest’anno in storia contemporanea è proprio la differenza tra i regimi autoritari e quelli liberali: idealmente, nell’uno prevaleva il ragionamento deduttivo, nell’altro quello induttivo.

    Nella scienza, nella medicina, così come nella democrazia, non c’è spazio per il ragionamento deduttivo: esso non lascia spazio al dubbio, alla critica, ed è basato sulla necessità delle sue conclusioni. Per questo tale ragionamento è molto più congenito ai regimi autoritari e totalitari.

    Il fatto poi che non si possa pensare che le parole di Draghi siano casuali o dette per superficialità, e vedendo le misure che sta adottando (giustificandole per motivi sanitari), mi fa temere una drammatica svolta autoritaria del neoliberismo occidentale. Non sarebbe il primo caso nella storia, ma sarebbe un duro colpo alle nostre libertà e ai diritti sociali del nostro Paese.

    • agbiuso

      Luglio 25, 2021

      La ringrazio, Davide, per queste esatte riflessioni.
      Come vede, lo studio contribuisce a renderci consapevoli e dunque più liberi.
      Non a caso ho formulato il nome di Francisco Franco come paradigmatico delle modalità autoritarie e paternalistiche dell’autorità che si crede liberale (certamente sa di non essere democratica, le due determinazioni sono assai diverse) ed è invece fortemente tentata da opzioni tiranniche.
      E questo anche perché se non ha dei contrappesi, l’autorità tende ad agire sempre in modo autistico. E il Governo Draghi NON ha contrappesi
      Anche per questo il suo capo utilizza sempre più un dispositivo quanto meno paternalistico, sul modello appunto del Caudillo, modello che nella scienza politica ha un significato preciso e molto pericoloso per i diritti dei cittadini.

      .

  • agbiuso

    Luglio 23, 2021

    Mario Draghi, Presidente del Consiglio pro tempore del Governo italiano, in una recente conferenza stampa ha mentito in due modi:
    1) affermando che chi è vaccinato non è contagioso
    2) sostenendo che chi non è vaccinato “muore o fa morire”.
    Un rapporto così rigido di causa/effetto è degno di un analfabeta. Draghi naturalmente non lo è. La motivazione è il terrore. Penso male di costui ma non immaginavo sarebbe arrivato a uno dei livelli più bassi mai raggiunti dal potere contemporaneo in un Paese democratico.
    Come Conte prima di lui, Draghi utilizza sempre più un dispositivo ricattatorio, menzognero e paternalistico, come un qualunque Francisco Franco.

  • agbiuso

    Luglio 12, 2021

    Sul blog/rivista ” di difesa concettuale” Aldous, Davide Miccione, ha pubblicato qualche giorno fa un articolo chiarissimo e disvelante sulle politiche scolastiche e formative del Governo Draghi, sul loro fondamento liberista, sulle loro conseguenze devastanti per ogni giustizia sociale, oltre che per l’esistenza di un pensiero critico: The Closing of italian Mind.

  • agbiuso

    Luglio 1, 2021

    Per il min. Cingolani il TAV è “assolutamente necessario”. E vuole venire a Chiomonte a giocare con la talpa
    Notav.info, 1.7.2021

    Quale fosse l’idea di “transizione ecologica” che aveva in testa Roberto Cingolani si poteva capire da subito. Già direttore del ben poco ecologico Laboratorio Nazionale di Nanotecnologia (NNL), già capo dell’Istituto italiano di tecnologia (IIT) – organismo incensato da tutti gli economisti neo-liberisti italiani, opaco, stra-pagato con soldi pubblici ma con confindustria nel CDA – poi Responsabile dell’innovazione per l’azienda di armamenti Leonardo è infine approdato al ministero fortemente voluto dal M5S come garanzia per entrare nel governo Draghi (addirittura Grillo si presentò con Cingolani ai deputati per convincerli a votare la fiducia). Quali sono le sue idee di “green”, il ministro l’ha poi chiarito subito coi fatti: autorizzazione di nuove trivelle, apertura verso il ritorno del nucleare in Italia (nonostante l’ipotesi sia stata chiusa da un movimento decennale e due referendum), allentamento dei vincoli ambientali per i parchi foto-voltaici ed eolici, simpatia per gli inceneritori, dichiarazioni contro il divieto della plastica mono-uso sono solo alcune delle perle che ci ha regalato in appena qualche mese colui che dovrebbe rappresentare le istanze ambientaliste in seno al governo “dei migliori”. Anche su chi dovrebbe pagare il conto della transizione verso un’economia verde il ministro non ha dubbi. Non certo le multinazionali, che hanno accumulato profitti giganteschi devastando il pianeta, ma i cittadini “ad esempio sulla bolletta elettrica”.

    Ieri, se mai servisse, è arrivata la definitiva conferma della stoffa del ministro porta-bandiera dei grillini. A Torino, durante l’evento ‘La trasformazione ecologica del Piemonte’ Cingolani si è espresso senza riserve a favore del raddoppio della linea Torino-Lione, “parte della trasformazione assolutamente necessaria”. Addirittura invitato a visitare il cantiere di Chiomonte, risponde beato che “verrà volentieri” anche perché è “incuriosito” da “queste mega talpe al lavoro” che hanno già cominciato a devastare la Val Clarea.

    Il ministro ha poi continuato con il grossolano mix di ignoranza e malafede che caratterizza tutti i si tav col cerone verde dichiarando che il TAV servirà a diminuire “il traffico privato e il piccolo trasporto”. Peccato che una linea AV tra Torino e Lione è in servizio da 20 anni, e la già esigua riduzione dei tempi annunciata in pompa magna dai promotori sfumerà definitivamente vista la variante di progetto sulla quale si sta orientando la Francia. Quanto al “trasporto merci” che il ministro desidera mettere su rotaia, nessuno più di chi vive in Val di Susa sa quanto la diminuzione del numero di camion sia importante. Peccato che una linea alta capacità è già in esercizio, è stata rinnovata nel 2011 ed è usata a meno del 20% delle sue capacità vista la mancanza di volontà dello stato italiano di usare incentivi fiscali adeguati per scoraggiare il trasporto su gomma che andrebbero a intaccare i profitti dei soliti noti.

    Su una cosa però siamo completamente d’accordo col ministro, come Cingolani crediamo che “le ideologie sono le peggiori nemiche del futuro dei nostri figli”. Quella del PIL prima della salute, del cemento ad ogni costo e delle valli alpine ridotte a corridoi logistici è certamente tra le peggiori. Venire in Val Susa per credere.

  • agbiuso

    Giugno 26, 2021

    Non è mai troppo tardi per scoprire che il Governo Draghi è stato inventato, esiste e durerà per privatizzare tutto ciò che resta da privatizzare, per estendere privilegi e diseguaglianze, per umiliare la “sinistra” masochista, per imporre gli ordini sovranazionali di Bruxelles e dei suoi banchieri. Non è mai troppo tardi.

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    Le scelte economiche di Draghi sotto la lente di Foucault
    di Alfonso Gianni, il manifesto, 26.6.2021

    Le firme dei 65 economisti che insegnano in varie università del nostro paese, e non solo, contro le impresentabili nomine effettuate dal governo per il Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica, sono ormai diventate centinaia. Troppo evidente è il contrasto fra un Piano che, per quanto criticabile, prevede il più ampio intervento di investimenti pubblici da molti anni a questa parte e il profilo intellettuale dei nuovi nominati.

    Non solo alfieri del neoliberismo, ma della sua versione peggiore, capaci di sostenere le tesi più estreme e strampalate di una teoria economica il cui fallimento storico è ormai consolidato. Negazionisti del cambiamento climatico, sostenitori della libera circolazione delle armi in mano ai cittadini, contrari all’acqua pubblica, fautori della liberalizzazione dei trasporti. Tutte tesi falsificate dalla realtà, oltre che contraddette dal semplice buon senso. Vi è quindi da domandarsi da cosa deriva una scelta talmente improvvida.

    È DOVUTA dalla “necessità” di tenere conto delle pressioni della destra presente nel governo, peraltro in altre faccende affaccendata, vedi ddl Zan? Si tratta di una provocazione nei confronti dell’ala sinistra del medesimo, alla quale peraltro la stessa ha risposto zittendo chi elevava qualche protesta? Oppure è semplicemente la sottolineatura che il Nucleo conta poco dal momento che il sistema di governance delineato negli ultimi provvedimenti prevede che in ultima analisi la decisione è saldamente in mano al capo del governo? Ognuna di queste spiegazioni in realtà sarebbe già un’aggravante del quadro. Tuttavia nessuna di esse appare del tutto convincente.

    LA SENSAZIONE che è che ci sia dell’altro, ovvero che lo scempio delle nomine sia un tassello di un processo di più ampio respiro. Anche perché a queste va certamente sommata la nomina a capo della Cassa depositi e prestiti di Dario Scannapieco, attivissimo ed entusiasta sodale di Draghi nelle grandi privatizzazioni degli anni Novanta. E’ vero che già il suo predecessore, Fabrizio Palermo, sosteneva che la Cdp non sarebbe mai diventata una nuova Iri, poiché non ci sarebbe “la nuova via italiana al capitalismo misto, pubblico e privato, è il capitalismo paziente che investe lì dove ci sono i fattori per lo sviluppo”. Quasi un antipasto del Pnrr. Il che dimostra, nel profondo, una linea di continuità fra questo governo e quelli che l’hanno preceduto.

    MA ANCHE L’ACCUSA di una spudorata ripresa dei mantra del neoliberismo non è sufficiente a comprendere quanto sta avvenendo. Forse dovremmo fare ricorso alla categoria dell’ordoliberismo, teoria nata negli anni Trenta a Friburgo, pur con le attualizzazioni del caso e scontando il fatto che ogni teoria economica non esiste mai nella realtà allo stato puro, ma sempre in una tensione di adattamento al momento storico-politico e alle tradizioni del paese in cui si applica.

    TRA I MOLTI che si sono cimentati con il tentativo di definire tale teoria per distinguerla dal neoliberismo, non accontentandosi di concepirla come un neoliberismo stato-centrico, vi è senz’altro Michel Foucault che alla fine degli anni ’70 (Nascita della biopolitica, Corso al College de France 1978-79) sottolinea che gli ordoliberali non si limitavano a tracciare limiti all’intervento pubblico in economia, ma volevano “porre la libertà di mercato come principio organizzatore e regolatore dello Stato, dall’inizio della sua esistenza sino all’ultimo dei suoi interventi.

    Detto altrimenti: uno Stato sotto la sorveglianza del mercato, anziché un mercato sotto la sorveglianza dello Stato”. Quindi l’ordoliberismo non è affatto una versione gentile del neoliberismo. Il suo obiettivo è il rovesciamento del ruolo e della funzione dell’intervento pubblico, piuttosto che la sua limitazione e men che meno la sua sparizione. Esso si rende garante dell’implementazione del principio della concorrenza, non più come via libera agli spiriti animali del capitalismo, ma come strumentazione ordinata da un quadro legislativo. Non è dunque un capriccio che tra le riforme collegate al Pnrr vi sia quella sulla concorrenza.

    L’INTERVENTO PUBBLICO può tranquillamente avvenire in un quadro sovranazionale, nel quale si impone una élite politicamente e tecnicamente agguerrita, in un quadro di a-democratizzazione dell’ordine politico, interno ai singoli paesi e internazionale, capace di resistere in primo luogo ai bisogni e alle aspirazioni delle popolazioni ed anche, se si presenta il caso, alle grandi multinazionali quando esagerano nel volere costruire uno spazio giuridico e fiscale proprio. Non è forse questa la storia fino ad oggi dell’Unione europea? E Draghi ne è stato progettatore e interprete. Ma questo significa anche che se ci fosse una sinistra politica si alzerebbe l’asticella dello scontro.

  • agbiuso

    Giugno 6, 2021

    CAI, SAI e ITA: Alitalia e il gioco delle tre carte
    associazioneindipendenza, 6.6.2021

    Dopo la disastrosa privatizzazione avviata da Prodi e conclusa con i ‘capitani coraggiosi’ racimolati da Berlusconi (CAI), la catastrofe araba di Ethiad a regia Renzi-Montezemolo (SAI) con tanto di spot-televendita in hangar a Fiumicino (‘allacciate le cinture, Alitalia decolla!’), i cocci tornano allo Stato che in questi anni si è fatto comunque carico di ammortizzatori sociali, mancato gettito, un ingresso indiretto con Poste Italiane prima della privatizzazione, procedure giudiziali e via elencando.

    Ad ogni passaggio le stesse ricette: ridimensionamenti occupazionali e di quote di mercato, investimenti anemici, operazioni opache se non addirittura penalmente rilevanti sugli attivi societari e sui centri di spesa (consulenze, contratti di assicurazione, rappresentanza…), finanziarizzazione (aerei in leasing, esternalizzazioni dei servizi) riduzione delle attività (servizi a terra, manutenzioni anche leggere, cargo).

    Non c’è due senza tre e stupisce che ci si attendano risultati diversi: come nel gioco delle tre carte, quale sia la scelta, il risultato è uguale. Ci rimettono i lavoratori, espulsi a migliaia dal perimetro aziendale (dai 24.000 dipendenti diretti della gestione pubblica, si arriva oggi a vociferare di nemmeno 5.000 effettivi), l’utenza (spinta nelle braccia della concorrenza straniera tanto sul mercato dei voli interni quanto alimentando le grandi compagnie nelle tratte a lungo raggio con scalo fuori dall’Italia), l’indotto turistico, infrastrutturale e dei fornitori.

    Spesso tuttavia non si coglie il motivo per il quale, nonostante la voragine di perdite, si continuino operazioni spregiudicate e palesemente prive di sbocchi: la realtà è che c’è chi su Alitalia ci guadagna. I beneficiari degli appalti a prezzi gonfiati, gli acquirenti a prezzo di saldo, gli investitori destinatari di vantaggi indiretti dalla politica (ricordiamo Toto, ex patron di AirOne concessionario anche dell’Autostrada Roma-L’Aquila o i Riva, ex proprietari dell’ILVA di Taranto, altro storico bubbone, Banca Intesa, partner della prima privatizzazione e acquirente al prezzo di un euro degli attivi delle banche popolari venete, in ragione di 0,50 euro ciascuna).

    L’unica ipotesi che aveva un barlume di politica industriale, per quanto tutta da circostanziare, era un’integrazione con le Ferrovie nel quadro di un polo pubblico della mobilità: tramontata anch’essa.

    È di questi giorni la notizia che non vengono pagati gli stipendi e ad Alitalia si affianca la vertenza Air Italy (ex Meridiana): al di là della retorica sulla salvaguardia dei posti di lavoro, si sta consegnando mani e piedi a operatori stranieri l’intero comparto del trasporto aereo scrivendo l’epitaffio sugli ultimi complessi aziendali superstiti.

    Un fatto emblematico: oggi ci si sbraccia a difendere ‘il tricolore’ dopo aver alzato bandiera bianca da trent’anni rispetto alle linee d’indirizzo comunitarie, al dogma delle privatizzazioni, all’abdicazione a qualsiasi politica industriale pubblica e al parassitismo clientelare interno.

    La nuova compagnia, nata dopo la consueta penosa ‘umiliazione stile Canossa’ a Bruxelles, ha una dotazione finanziaria ridicola, dimensioni insignificanti e, per unanime opinione, nessuna prospettiva diversa dal diventare una modesta sussidiaria regionale di qualche gruppo estero, probabilmente Lufthansa.

    L’interlocutore della Commissione Europea è stato Giancarlo Giorgetti, potentissimo vicesegretario della Lega e Ministro dello Sviluppo Economico nel governo Draghi, del quale abbiamo potuto apprezzare il ‘sovranismo’ (sic!) nel difendere l’interesse nazionale opponendosi ai diktat comunitari: nell’attesa di uscire dall’euro, si inizia ad uscire dal mercato del trasporto aereo e pazienza se anche stavolta invece delle cinture allacciamo il cappio.

  • agbiuso

    Maggio 26, 2021

    «Incendi»? Con l’immaginario completamente colonizzato dalla televisione, dai media, dal terrore, neppure se precipitati nella più nera miseria gli italiani sono in grado di accendere un fuocherello di rivolta.
    Confindustria e Governo Draghi possono stare tranquilli.
    Spero di sbagliare ma il corpo collettivo è spento, rassegnato, malato.

    • Davide Amato

      Maggio 27, 2021

      Caro professore,
      al momento la penso come lei. Ma qualche cosa prima o poi succederà. “Ci sono decenni in cui non accade nulla, e settimane in cui accadono decenni”.

  • agbiuso

    Maggio 25, 2021

    Fingono, anche Landini, di non sapere che Draghi e il suo governo esistono anche per questo: per licenziare, per svendere, per impoverire i molti e arricchire i pochi. È la politica della Unione Europea e quindi anche di Forza Italia e del Partito Democratico, la politica del liberismo.
    Chi pensa ad altro o è in malafede o è sciocco o ne trae vantaggi.

  • agbiuso

    Aprile 25, 2021

    Il 25 aprile, la Liberazione dal nazifascismo non meritano di essere trattati così, con questa suprema ipocrisia di chi parla di diritti mentre li opprime, di chi parla di Italia mentre la sta svendendo pezzo a pezzo. E ormai da molti anni.
    Questo è Draghi, questo è il suo governo.

  • agbiuso

    Aprile 25, 2021

    Ironicamente, il 25 aprile.

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    La telefonata di SuperMario a Ursula
    Fonte: associazioneindipendenza, 25.4.2021

    “Una telefonata allunga la vita” recitava Massimo Lopez in una pubblicità di diversi anni fa. Sarà. Quella di Mario Draghi, certamente concorrerà a peggiorarla per l’Italia.

    L’Ansa, sotto l’immagine di Super Mario al telefono, citando fonti di governo italiane, informa che il presidente del Consiglio ha telefonato a Ursula Von Der Leyen, presidente della Commissione Europea (CE). “Sbloccato l’impasse” sul Recovery, annuncia. Si scopre così l’esistenza di una misteriosa impasse a pochi giorni dal 30 aprile, giorno entro il quale il Governo dovrà far pervenire alla CE il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) nell’ambito del Next Generation EU. Impasse che aveva comportato lo slittamento del Consiglio dei ministri.

    Quale il motivo dell’impasse? Non è dato saperlo, ma lo si può ricavare dall’Ansa stessa: “Il premier (…) ha garantito l’impegno dell’Italia sulle riforme: ci sarà il cambio di passo necessario” bla bla bla. “A questo punto, si attende a breve la convocazione dei ministri a Palazzo Chigi per il Consiglio dei ministri”.

    Ecco, siamo alle “condizionalità”, cioè alle “necessarie riforme”. Quali? Nel merito se ne parla poco, molto poco, tra “green”, modernizzazione, fanfaronate sulla generosa “pioggia di miliardi” della “Grande Unione Europea” e amenità varie. Ci pensa Super Mario!

  • agbiuso

    Aprile 13, 2021

    L’analisi del personaggio Draghi condotta da Bruno Ruggeri parla di questo banchiere, certo, ma descrive soprattutto l’informazione italiana, l’inemendabile miseria che la caratterizza.

    Semiologia della dedizione
    il Tascabile, 7.4.2021

    Qui la versione in pdf del testo, con alcune mie evidenziazioni.

  • agbiuso

    Marzo 20, 2021

    Ho letto di 3.700 euro di media con i quali il Governo Draghi ‘sostiene’ tre milioni di imprese.
    Un’elemosina offensiva sino al crimine. Chiusure di aziende, fallimenti, disoccupazione e miseria sono compatibili con la salute?
    Ci si ammala e si muore soltanto di Covid19? Non è forse invece questa la morte collettiva?

  • agbiuso

    Marzo 14, 2021

    Un’intervista assai lucida di Luciano #Canfora:
    “L’ultima metamorfosi del Pd: portaborse di Draghi”.
    “Non è più un partito di sinistra. È un oggetto governistico subalterno a chiunque lo porti al potere”. Così come “subalterna”, dice lo storico, è anche la stampa che adula il premier come faceva col Duce
    By Alessandro De Angelis
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    Alcuni brani dell’intervista:

    Non è più un partito di sinistra. Ha sostituito al bagaglio intellettuale e pratico suo caratteristico, una parola priva di senso che diventa un Santo Graal discriminante: l’europeismo. Mi chiedo cosa significhi. Siamo tutti europeisti, ma stai con i lavoratori o con i detentori del capitale? Con gli sfruttati o con chi trae profitto dal lavoro dipendente? Un continente non è un’idea politica, magari lo era nella testa di Altiero Spinelli che diceva “l’Europa, se ci sarà, dovrà essere socialista”. Citano Spinelli ma non hanno letto il Manifesto di Ventotene.

    Sovranismo è una parola inventata e priva di contenuto. Dire che la sovranità nazionale è un disvalore è una stupidaggine. Se una cosa è giusta, anche se la dice un uomo di destra, non cessa di essere giusta. Ad esempio, la difesa della sovranità nazionale di fronte al capitale finanziario non è sbagliata.

    La Costituzione prevede l’appello del presidente al Parlamento semmai, non l’appello alle forze politiche. Ripeto: portaborse. L’errore è stato non andare alle Camere e chiedere la fiducia. Non mi dica anche lei che non si poteva votare, perché si vota in tutto il mondo.

    È un meccanismo mentale già conosciuto, penso agli ultimi cancellieri della Repubblica di Weimar, dal 1930 al 1933 venivano elogiati perché si riteneva che con loro il partito nazionalsocialista sarebbe stato tenuto a bada. E alla fine? Quei cancellieri consegnarono al capo di quel partito il governo della repubblica. Draghi fa il premier, ha intorno alcuni ministri suoi, altri, per dirla alla De Gaulle, sono la ricreazione. Ma l’unico che interloquisce con Draghi, che va lì a protestare, condizionando, è Salvini, come nel caso delle chiusure.

  • agbiuso

    Marzo 13, 2021

    Le buone opere di Mario Draghi, uomo della banca d’affari Goldman Sachs e attuale Presidente del Consiglio italiano.

  • agbiuso

    Marzo 9, 2021

    Con Draghi lo Spettacolo diventa truce, degno degli zombie nutriti di derivati, hedging, asset, obbligazioni, commmodity, futures, swap.
    Della vita rimangono soltanto gli occhi/dollari di zio Paperone. «Sono ciechi e guide di ciechi» (Mt, 15, 14)

  • agbiuso

    Marzo 3, 2021

    Da un articolo di Tomaso Montanari
    Le tasse, la progressività e gli “infortuni” del presidente del Consiglio
    22.2.2021

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    Il giorno stesso che questo mio articolo è uscito sul Fatto Quotidiano, il blog di Carlo Clericetti sul sito di Repubblica ha svelato che pressoché tutta la parte del discorso di Draghi sulla riforma fiscale era presa di peso (col taglia e incolla) da un articolo di Francesco Giavazzi uscito il 30 giugno scorso sul Corriere della sera. È una notizia clamorosa: ed è ancor più clamoroso che la stessa Repubblica non l’abbia data nelle sue pagine a stampa. Io, per esempio, me ne sono accorto solo oggi: e solo perché il Fatto Quotidiano ha rilanciato la notizia in prima pagina. Immaginiamo se a esser beccato con le mani nella marmellata del plagio fosse stato Conte, o un ministro grillino: apriti cielo, ci sarebbe stato il (giusto) scandalo che oggi (ingiustamente) non c’è. E invece oggi tutti tacciono sul messianico Draghi che copia il suo discorso di investitura come uno studente negligente e sprovveduto. O, il che è forse perfino peggio, che si fa scrivere il discorso da uno staff drammaticamente inadeguato.

    Ma in che mani siamo? Oltre a squarciare per l’ennesima volta il velo sulla mancanza di professionalità e sul servilismo della grande stampa italiana, questo surreale episodio aiuta a vedere due cose, peraltro già ben chiare. La prima è che Draghi non è affatto il “keynesiano di ritorno”, il riscoperto allievo di Caffè, che molti dei suoi agiografi stanno cercando di spacciare: rimane un liberista a dentatura tutta intera, come dimostra l’adesione (invero letterale) al verbo di uno dei rappresentanti di punta dell’ultraliberismo nostrano. La seconda è che Draghi non è affatto un marziano, un messia angelico, una figura di “alto profilo”. È, invece, un rappresentante di punta di una classe dirigente smandrappatissima, inadeguata, bollita, perenta. Del resto, la scelta dei ministri lo diceva già, a gran voce: accanto all’impressionante serraglio dei politici, i tecnici non sono da meno. Una galleria di notabili ormai maturi (alcuni sulla via del disarmo) che hanno già fatto tutti i danni che potevano fare, plasmando l’Italia e il mondo come sono. Altro che dream team, altro che marziani: è l’establishment che torna sul luogo del delitto. E che establishment. Aver ben chiaro questo punto serve a ricordarci perché crediamo nella democrazia, e non nella oligarchia dei sedicenti migliori.

    Negli stessi giorni, gli inqualificabili insulti sessisti di un professore universitario fiorentino contro Giorgia Meloni si accompagnavano, nella medesima intervista radiofonica, alla convinzione che parlamentari ignoranti, e che «si esprimono come pesciaioli», non dovrebbero permettersi nemmeno di rivolgersi «a uno come Draghi». Riuscire ad attaccare la Meloni da destra è davvero un’impresa, la stessa che i grandi giornali “progressisti” hanno compiuto per anni contro i parlamentari grillini. Il regime dei migliori, l’aristocrazia, non è mai la via d’uscita per la crisi della democrazia. Per mille ragioni più importanti, ma anche perché i cosiddetti migliori non lo sono mai.

  • agbiuso

    Febbraio 27, 2021

    Da notav.info 27.2.2021

    Ieri potrebbe essere stata una giornata storica: nuovo governo, nuovo ministero. Via i vecchi “trasporti” e dentro le “mobilità sostenibili”. E’ il cambio di un’epoca? Chissà.
    Diciamocelo però. Non era necessario piombare a capofitto nella crisi pandemica o giungere sull’orlo del precipizio della crisi climatica, per comprendere che quella della Mobilità Sostenibile è una delle sfide chiave per il futuro, a cominciare dalle grandi aree urbane.
    Certo, ora contiamo i contagi giornalieri propagati dai quotidiani assembramenti per l’imbarazzante insufficienza di autobus e tram. Quindi è più semplice capire quanto sia immane lo sperpero di denaro pubblico tumulato per decenni nel cemento e nell’asfalto di faraonici progetti e appalti di grandi opere inutili e incompiute.
    E ora contiamo i morti annui per le polveri e gli ossidi azoto, vomitati quotidianamente nell’aria delle nostre città da fiumi di auto e camion. Quindi suona meno strano vedere amministratori locali indagati dalla magistratura perché direttamente responsabili del vuoto spinto di azioni concrete sulla lotta all’inquinamento atmosferico. Guarda caso, molti di questi amministratori sono gli stessi che, incessantemente, ci hanno ripetuto per anni quanto fossero fondamentali, irrinunciabili, inarrestabili proprio le stesse grandi opere. Proprio quelle grandi opere che, nel frattempo, hanno inquinato con i loro cantieri, distrutto territori e rubato risorse alle opere necessarie: le mobilità sostenibili su cui ora si prova a rifondare il Ministero.
    Le uniche infrastrutture necessarie in questo Paese sono quelle utili: quindi viva il Ministero se sarà delle Infrastrutture UTILI e delle Mobilità Sostenibili.

    Che dire allora della notizia di ieri? Non era necessario essere draghi per capire tutto questo. Eppure non si tratta di un cambiamento da poco. Con la Sostenibilità non si scherza. Anzi, la si misura. E noi siamo pronti a misurare il governo dei draghi sul piano dei fatti.
    La prima misura? Si chiama CO2.
    Lo dice persino la Corte dei Conti Europea: i cantieri delle grandi opere producono molte più emissioni di CO2 di quante saranno mai in grado di recuperare in decenni e decenni di millantato utilizzo. E in ogni caso immensamente dopo quel 2050, data fatidica alla quale abbiamo deciso – UE, Italia, tutti – che le emissioni devono andare a zero.

    Ecco, i draghi di governo hanno un’occasione formidabile per dimostrarci se fanno sul serio. Un caso-studio perfetto per sperimentare il nuovo corso delle “infrastrutture sostenibili”: il TAV Torino-Lione, la grande opera inutile d’Europa.

    Un cannone puntato sul clima da 10 milioni di tonnellate di CO2 di cantieri a fronte di previsioni di utilizzo gonfiate ad arte. Quanto di più incompatibile si possa immaginare con ogni logica di programmazione futura in Europa, in Italia e a livello locale. Un dinosauro nato nel passato remoto degli anni ‘90 in cui si credeva ancora nella crescita infinita, giunto vivo ai giorni nostri solo perché difeso ad ogni costo da una politica retrograda e vorace. Eppure, dell’opera gigantesca si sono viste finora solo piccole frattaglie. Quindi fermarla è un attimo, anzi un vero affare. Un gioco da ragazzi (pardon, da draghi), a costi irrisori, penali inesistenti, risparmi giganteschi e gloria imperitura.
    Fermatela allora, fermate ora il TAV Torino Lione.
    Quei miliardi metteteli sulle mobilità veramente sostenibili. Chiudete i cantieri del TAV e di tutte le grandi opere inutili. Rimettete a posto quello che avete distrutto, risarcite i territori dei danni che avete fatto. E chiedete scusa. Alla gente del Movimento No Tav e a tutte le comunità e i territori che da anni in lottano per difendere il bene comune.

    Buon lavoro signor Ministro. Noi la aspettiamo nel futuro.

  • agbiuso

    Febbraio 20, 2021

    Case farmaceutiche che violano i contratti; «mediatori di mercati paralleli» che si offrono, come se gli Stati fossero dei tossici; accordi e procedure secretate.
    La salute degli umani non conta nulla per il liberismo, non ha mai contato, non conterà mai.
    I presunti salvatori appartengono anch’essi alle strutture criminali del capitalismo, a volte ne sono persino esponenti di primo piano. Anche per questo hanno il pieno consenso della stampa «libera» :-))

  • agbiuso

    Febbraio 19, 2021

    Ai 15 senatori si aggiungono decine di deputati del Movimento 5 Stelle che hanno con coerenza rifiutato la fiducia a un Governo composto da banchieri, tecnocrati e mafiosi. Inserisco qui i nomi di chi ha esplicitamente votato contro, ringraziandoli (altri sono stati semplicemente assenti):
    Corda, Sapia, Spessotto, Testamento, Volpi, Baroni, Cabras, Colletti, Costanzo, Forciniti, Giuliodori, Maniero, Russo, Sarli, Termini e Vallascas.

  • agbiuso

    Febbraio 18, 2021

    Ringrazio i 15 senatori del Movimento 5 Stelle che sono stati espulsi da coloro che avevano ottenuto il mio voto garantendo che non si sarebbero alleati con le vecchie e distruttive forze politiche.
    E invece si sono alleati, nell’ordine, con la Lega, il Partito Democratico, Berlusconi.
    Queste persone vengono espulse per non aver votato la fiducia al Governo Draghi. Per questo vi ringrazio:
    Rosa Abate, Luisa Angrisani, Margherita Corrado, Mattia Crucioli, Fabio Di Micco, Silvana Giannuzzi, Bianca Granato, Virginia La Mura, Elio Lannutti, Barbara Lezzi, Matteo Mantero, Cataldo Mininno, Nicola Morra, Fabrizio Ortis, Vilma Moronese.

  • agbiuso

    Febbraio 15, 2021

    È restaurazione. Più contro il popolo che contro il populismo
    di Dante Barontini,
    Contropiano. Giornale comunista, 11.2.2021

    Qualche brano da questo articolo assai lucido:
    “Poi la luce, la calma dopo la tempesta (ma non era prima?), il roseo futuro che ci attende con Biden alla casa Bianca e, soprattutto, con Mario Draghi a Palazzo Chigi (subito) e poi al Quirinale (tra un anno).
    Chiaro che questa “calma” esiste solo nella comunicazione del media mainstream, mai come oggi “voce del padrone”. L’informazione, il giornalismo, non abitano più lì…[…]
    C’è ora un solo Partito Unico Liberale, che incarica non a caso i fascisti alla Meloni di fare l’”opposizione della corona” (con lo spazio riservato un tempo ai giullari di corte). E c’è un solo megafono mediatico a reti e testate unificate. […]
    Ma si capisce anche che quell’odio per il “populismo” vela appena, e molto malamente, l’odio per il popolo. La classe dirigente, in questo momento e attraverso l’imposizione di Draghi alla guida di un governo senza opposizione – e senza alcun mandato elettorale, si sarebbe detto fino a dieci giorni fa – può finalmente rivendicare di aver diritto al potere assoluto sulla massa dei cittadini, ‘sulla plebe’, che deve restare sotto il tallone e non fiatare più”.

  • agbiuso

    Febbraio 15, 2021

    Le radici lontane del governo Draghi.
    Da leggere sempre nel contesto della lotta di classe vinta, per ora, dal liberismo, dai padroni.

  • Davide Amato

    Febbraio 14, 2021

    Caro professore,
    condivido ogni sua osservazione, e aggiungo, a conferma di quanto dice sul «tramonto della politica», che la Goldman Sachs ha definito Draghi «Lender of last resort», avvertendo giorni addietro la politica che se il suo governo non dovesse andare in porto si verificherebbe un aumento «del rischio sovrano» e una fuga di investitori istituzionali che «venderebbero l’Italia» (https://www.milanofinanza.it/news/goldman-sachs-draghi-ultima-frontiera-poi-si-vende-italia-202102040919406549).
    Questo non è che il segno del completo commissariamento della democrazia parlamentare: a comandare sono i mercati, e ormai (con Draghi) lo fanno direttamente senza alcuna intermediazione politica. La nostra scandalosa compagine partitica si è limitata a obbedire pedissequamente agli ordini della finanza e del capitalismo internazionale, senza la minima protesta neppure dai 5S o dalla cosiddetta “sinistra” di Leu.
    E chiudo aggiungendo un ultimo spunto, già sottolineato da Carlo Formenti: non è un caso che Draghi sia arrivato subito dopo l’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca. I suoi appelli all’unità delle nazioni occidentali contro la minaccia orientale della Russia e della Cina vedranno con Draghi una rassicurante risposta di adesione da parte dell’Italia: ancora una volta il nostro Paese si piegherà al capitalismo militare, finanziario, atlantista degli Stati Uniti, il cui unico scopo è preservare il potere dell’oligarchia economica che decide le sorti dell’Occidente.

    • agbiuso

      Febbraio 14, 2021

      Caro Davide, la ringrazio della condivisione e del link all’articolo di MilanoFinanza, il quale -per quanto sintetico- è davvero significativo, almeno per tre elementi oltre quelli da lei ben evidenziati:
      -«Draghi (dal 2002 al 2005 banker di Goldman Sachs)»
      -«i fondi non saranno trasmessi all’Italia se prima il governo non attuerà le riforme»
      -«Draghi viene visto come un facilitatore anche nella strategia sulle vaccinazioni “grazie ai legami che il banchiere ha con le istituzioni europee”».

  • agbiuso

    Febbraio 14, 2021

    Una presentazione del governo Draghi adeguata al livello di autonomia dell’informazione italiana:

    Il Cinegiornale Leuropeista
    13.2.2021 – YouTube

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