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Nati morti

Nati morti

Certo, «die Stunde ihrer Geburt ist die Stunde ihres Todes», ‘l’ora della loro nascita è l’ora della loro morte’1, è una verità che vale per ogni ente, evento e processo che si dà in natura. Compresi gli eventi politici. E tuttavia il Governo italiano che si è appena insediato è una manifestazione evidente del fatto che alcuni eventi mostrano il loro morire appena accadono. E dico questo non solo e non tanto nel senso che tale Governo sarà di breve durata. No, potrà  anche durare anni o l’intera legislatura (lo escludo, comunque) ma anche e soprattutto nel senso che è un Governo di morti.
Quando infatti uno zombie abbraccia un vivente, lo uccide. Il poco che del Movimento 5 Stelle era ancora vivo dopo la sottomissione alla Lega è già stato trasformato dal Partito Democratico in cosa morta. I capisaldi del Movimento, quelli che lo hanno condotto a ottenere la maggioranza relativa nell’attuale Parlamento italiano, erano costituiti:
-dalla difesa della plurale identità europea contro il colonialismo finanziario dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America (è questo, in sintesi, il cosiddetto sovranismo);
-dalla difesa dell’ambiente, che in concreto vuol dire rifiuto categorico delle opere che devastano il territorio, prima tra tutte il Treno ad Alta Velocità, questione insieme economica, antropologica e simbolica;
-dall’affrancamento del Parlamento e delle Pubbliche Amministrazioni rispetto alle forze e ai gruppi che agiscono per l’interesse economico di pochi contro la Res Pubblica (ciò che in una formula si chiama lotta alla corruzione);
-dalla difesa dei diritti sociali e collettivi, al di là dell’enfasi liberale e liberista sui diritti individuali;
-dalla salvaguardia e dall’incremento dei posti di lavoro;
-dall’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, contro i privilegi che pervadono la società italiana.

Se una simile ispirazione era di difficile incarnazione in un Governo condiviso con la Lega, diventa del tutto irrealizzabile in un Governo condiviso con il PD e con le forze tanto piccole ed elitarie quanto asservite alla finanza internazionale, come +Europa e affini. Si può obiettare, certo, che il Movimento 5 Stelle non ha da solo la maggioranza e dunque non può esprimere un proprio Governo. È vero ma la risposta non è difficile: se il Movimento è uno strumento politico e non un fine in sé -come dai suoi esponenti è stato sempre detto– si doveva andare alle elezioni rivendicando ciò che di fecondo l’esperienza di governo aveva ottenuto e chiedendo al corpo elettorale un maggiore sostegno. È accaduto invece che motivazioni evidenti -il potere è dolce a chi lo esercita– e altre probabilmente nascoste hanno portato il Movimento 5 Stelle alla morte politica. Quella elettorale seguirà inevitabilmente.
Osservo di passaggio -ma è circostanza piuttosto grave– che il Governo è ostaggio in Parlamento non soltanto di piccoli gruppi come +Europa e Liberi e uguali ma anche e soprattutto dei senatori fedeli a Renzi; ciò significa che questo senatore del PD avrà in mano il Governo, lo potrà condizionare e ricattare come gli sembrerà più opportuno per i propri interessi.  Che il Movimento 5 Stelle non se ne accorga è implausibile; probabilmente le pressioni (e le promesse) sono tali da dover accettare questa eutanasia del Movimento.
Tramonto che era iniziato già prima della crisi di Governo, con il concorso determinante del M5S all’elezione di Ursula von der Leyen quale Presidente della nuova Commissione Europea, vale a dire del governo dell’UE. Questo esponente politico della CDU tedesca (Unione Cristiano Democratica) rappresenta molto bene la continuità di quelle politiche economiche recessive e inique alle quali il M5S si era dichiarato avverso. Von der Layen è stata eletta con la risicata maggioranza di 383 voti, soltanto 9 in più del numero necessario. Numero al quale i deputati europei del Movimento 5 Stelle hanno dunque fornito un contributo decisivo, del quale -certo- risponderanno storicamente.

Che l’alleanza con il PD sia più grave dell’accordo con la Lega è mostrato da (almeno) altri tre fattori:
–la Lega non controlla l’informazione, il PD sì, anche per l’alleanza con Mediaset, sancita a suo tempo da D’Alema e da Violante e confermata dai successivi capi del Partito;
la Lega è coerente con i propri presupposti, che non ha mai nascosto. Il PD è responsabile in Italia della morte (in ordine cronologico): della prospettiva comunista, della sinistra, dei diritti sociali. È un partito di centro che ha abbracciato in pieno l’ideologia e la pratica neoliberista ma che si presenta ancora come erede anche del Partito Comunista Italiano, affermazione evidentemente insensata ma che fa da presupposto di una formula altrettanto risibile quale «governo giallorosso», il ‘rosso’, infatti, non c’è;
–il PD è abilissimo quando si tratta di conquistare posizioni strategiche; aver regalato a questo partito il commissario europeo (nella persona di Paolo Gentiloni Silveri), cioè un ministro che in ogni caso rimarrà in carica per cinque anni a rappresentare l’Italia nel governo dell’Unione Europea, è solo una prima, grave e significativa tappa del piano inclinato che porterà al declino il M5S. È come per Gertrude, la monaca di Monza: il primo «sì» porta con sé tutti gli altri.

Qualunque tema sia indicato nel Programma concordato con Conte, l’interesse del Partito Democratico è stato tornare al governo e da lì poter logorare il Movimento 5 Stelle sino a quando quest’ultimo o romperà l’alleanza -e sarà quindi tacciato di ‘inaffidabilità’, se per la seconda volta (dopo la Lega) l’alleanza con esso stipulata non funziona- o cancellerà la propria identità. Anche un Machiavelli di sei anni lo capirebbe, figuriamoci uno adulto. Nella mia vita ho imparato -sia, appunto, dallo studio di Machiavelli, sia dall’esperienza- che un politico può avere molte qualità e molti limiti anche diversi ma non può essere ingenuo. In politica questo è un peccato mortale. Che infatti sta portando alla morte il M5S.
Se avessi previsto un’alleanza del Movimento 5 Stelle con il Partito Democratico non gli avrei naturalmente dato il mio voto. E infatti non lo darò più. E tuttavia ho fatto bene nel marzo 2018 a compiere tale scelta. Ha rappresentato l’ultima possibilità parlamentare di liberare l’Italia dal malaffare, dai privilegi e dal destino di miseria e subordinazione che l’obbedienza totale all’Unione Europea comporta. Così non è stato. Pazienza. La politica si fa anche in altri modi. Questo piccolo sito, ad esempio, è un’espressione politica anche quando parla di arte, di cinema, di libri, di filosofia. E qui coloro che hanno ucciso la sinistra, gli zombie del Partito Democratico, non mettono piede. Questo è un luogo vivo :–)

Nota
1. Hegel, Wissenschaft der Logik I, «Sämtliche Werke», Frommann 1965, Band IV, p. 147.

38 commenti

  • agbiuso

    Ottobre 4, 2021

    Le elezioni amministrative del 3-4.10.2021 hanno confermato ciò che era facile prevedere: la fine del Movimento 5 Stelle, diventato da formazione rivoluzionaria del sistema una confusa corrente del Partito Democratico.
    Le ragioni di questo suicidio sono molteplici, complesse e anche oscure ma la realtà è quella di un sistematico inganno verso i cittadini che avevano intravisto in tale movimento una possibile alternativa al tramonto della democrazia.
    Alle politiche il M5S sparirà del tutto. E se lo sarà meritato.

  • agbiuso

    Settembre 2, 2021

    Per il min. Cingolani il TAV è “assolutamente necessario”. E vuole venire a Chiomonte a giocare con la talpa
    notav.info, 1.7.2021

    Quale fosse l’idea di “transizione ecologica” che aveva in testa Roberto Cingolani si poteva capire da subito. Già direttore del ben poco ecologico Laboratorio Nazionale di Nanotecnologia (NNL), già capo dell’Istituto italiano di tecnologia (IIT) – organismo incensato da tutti gli economisti neo-liberisti italiani, opaco, stra-pagato con soldi pubblici ma con confindustria nel CDA – poi Responsabile dell’innovazione per l’azienda di armamenti Leonardo è infine approdato al ministero fortemente voluto dal M5S come garanzia per entrare nel governo Draghi (addirittura Grillo si presentò con Cingolani ai deputati per convincerli a votare la fiducia). Quali sono le sue idee di “green”, il ministro l’ha poi chiarito subito coi fatti: autorizzazione di nuove trivelle, apertura verso il ritorno del nucleare in Italia (nonostante l’ipotesi sia stata chiusa da un movimento decennale e due referendum), allentamento dei vincoli ambientali per i parchi foto-voltaici ed eolici, simpatia per gli inceneritori, dichiarazioni contro il divieto della plastica mono-uso sono solo alcune delle perle che ci ha regalato in appena qualche mese colui che dovrebbe rappresentare le istanze ambientaliste in seno al governo “dei migliori”. Anche su chi dovrebbe pagare il conto della transizione verso un’economia verde il ministro non ha dubbi. Non certo le multinazionali, che hanno accumulato profitti giganteschi devastando il pianeta, ma i cittadini “ad esempio sulla bolletta elettrica”.

    Ieri, se mai servisse, è arrivata la definitiva conferma della stoffa del ministro porta-bandiera dei grillini. A Torino, durante l’evento ‘La trasformazione ecologica del Piemonte’ Cingolani si è espresso senza riserve a favore del raddoppio della linea Torino-Lione, “parte della trasformazione assolutamente necessaria”. Addirittura invitato a visitare il cantiere di Chiomonte, risponde beato che “verrà volentieri” anche perché è “incuriosito” da “queste mega talpe al lavoro” che hanno già cominciato a devastare la Val Clarea.

    Il ministro ha poi continuato con il grossolano mix di ignoranza e malafede che caratterizza tutti i si tav col cerone verde dichiarando che il TAV servirà a diminuire “il traffico privato e il piccolo trasporto”. Peccato che una linea AV tra Torino e Lione è in servizio da 20 anni, e la già esigua riduzione dei tempi annunciata in pompa magna dai promotori sfumerà definitivamente vista la variante di progetto sulla quale si sta orientando la Francia. Quanto al “trasporto merci” che il ministro desidera mettere su rotaia, nessuno più di chi vive in Val di Susa sa quanto la diminuzione del numero di camion sia importante. Peccato che una linea alta capacità è già in esercizio, è stata rinnovata nel 2011 ed è usata a meno del 20% delle sue capacità vista la mancanza di volontà dello stato italiano di usare incentivi fiscali adeguati per scoraggiare il trasporto su gomma che andrebbero a intaccare i profitti dei soliti noti.

    Su una cosa però siamo completamente d’accordo col ministro, come Cingolani crediamo che “le ideologie sono le peggiori nemiche del futuro dei nostri figli”. Quella del PIL prima della salute, del cemento ad ogni costo e delle valli alpine ridotte a corridoi logistici è certamente tra le peggiori. Venire in Val Susa per credere.

  • agbiuso

    Settembre 1, 2021

    Quello che pensa il governo è ‘politica’, quello che pensano gli altri è ‘ideologia’.
    La presunzione è pari al cinismo.
    Il Movimento 5 Stelle sarà soddisfatto: hanno sostenuto il Governo Draghi per arrivare alla “transizione nucleare” 🙂

  • agbiuso

    Giugno 30, 2021

    “La pandemia ha fatto credere a Conte di essere diventato un leader”
    Parla il professor Marco Tarchi, politologo all’Università di Firenze: “Il MoVimento che avevamo conosciuto per un decennio circa non esiste più da un pezzo. Gli è rimasto il nome, ma la sostanza è radicalmente cambiata”
    di DAVID ALLEGRANTI
    Pecore elettriche, 29.6.2021

    Firenze, 29 giugno 2021 – Professor Marco Tarchi, politologo all’Università di Firenze, l’avventura politica del M5s è giunta al capolinea? Ormai è un partito pienamente istituzionalizzato e la carica “rivoluzionaria” è esaurita?

    “Il MoVimento che avevamo conosciuto per un decennio circa non esiste più da un pezzo. Gli è rimasto il nome, ma la sostanza è radicalmente cambiata. E il problema non è stato tanto il doversi rassegnare a non andare al governo da solo – obiettivo irrealistico fin dall’inizio – ma l’aver deciso di piegarsi a qualunque compromesso pur di riuscirci. Durante il periodo ‘gialloverde’, bene o male, alcuni dei suoi obiettivi storici era riuscito a raggiungerli e la sua fisionomia era rimasta quasi intatta, anche se la componente più genuinamente populista del suo elettorato, come venne dimostrato dal risultato delle europee, aveva cominciato a preferirgli la Lega. Ma quando ha stretto il patto con il Pd, partito dell’establishment per eccellenza, la metamorfosi si è accelerata, i patti e le mediazioni hanno preso una netta prevalenza sugli obiettivi valoriali e la classe parlamentare si è messa a ragionare nell’ottica del ‘si salvi chi può’, sbiadendo sempre di più. Ora siamo nella fase terminale del processo, e la sostituzione delle finalità di quello che ormai della forma-movimento conserva poche caratteristiche – dall’affermazione concreta delle proprie istanze alla conservazione di ruoli di potere per i suoi dirigenti – è palese”.

    Giuseppe Conte riuscirà a prendere possesso della leadership del M5s o più facilmente fonderà una sua lista? Oppure anche la sua avventura è conclusa?

    “Il Covid, come è noto, ha prodotto molti effetti tuttora difficilmente decifrabili in chi ne è stato, in un modo o nell’altro, colpito. Conte è fra costoro. Anche se, per sua fortuna, non ha contratto il virus in termini clinici, l’aver gestito in prima persona la crisi pandemica – o meglio, la comunicazione ufficiale durante la crisi – gli ha messo a disposizione una quantità di strumenti di contatto urbi et orbi (di cui ha talvolta abusato) tale da fargli credere di poter essere il punto di riferimento per la collettività. E, soprattutto, di essere diventato un vero leader, non più il mediatore occasionale tra le diverse componenti dei governi da lui formalmente presieduti, come nei fatti era accaduto fino ad allora. Ma le situazioni di emergenza non durano in eterno, e con esse gli ‘stati di grazia’. Lo si sta vedendo in questi giorni, quando fatica persino ad assumere il pieno controllo di una struttura che gli era stata generosamente donata. Non è facile prevedere come andrà a finire il braccio di ferro con Grillo – probabilmente le acque per adesso si placheranno –, ma è già evidente che chi è costretto a ricorrere alla faccia feroce e a un continuo incensamento, come è accaduto nella conferenza-stampa di lunedì, per cercare di strappare il bastone di comando dalle mani del ‘garante’, non ha la stoffa per guidare saldamente un partito”.

    Un altro partito personale – la lista Conte, appunto – potrebbe funzionare?

    “Penso proprio di no. Specialmente se un Movimento Cinque Stelle ufficiale continuasse ad esistere. Il personaggio è troppo scialbo per esercitare un qualunque richiamo pseudo-carismatico, e attorno a lui si raccoglierebbe un nucleo di deputati e senatori non più in grado di assicurare un solido rapporto con la base ‘grillina’ e che presto si metterebbero in concorrenza tra loro per cercare di salvarsi dal prevedibile naufragio elettorale”.

    È immaginabile un M5s senza il suo fondatore Beppe Grillo?

    “Stando a qualche frettoloso sondaggio – come sempre, di affidabilità alquanto dubbia –, pare che un po’ più della metà degli attuali potenziali elettori M5S lo ritenga possibile se non addirittura opportuno. Ma è la metà di un 15%. Che senso avrebbe un partitino del 7-8%, se non quello di fare da spalla al Pd in uno scenario di opposizione? Perderebbe risalto e finirebbe per disgregarsi nell’arco di poco tempo. Grillo è stato l’ideatore, il volto, la voce, il richiamo dei Cinque Stelle, che i voti li hanno presi – e tanti – per le sue invettive, le sue iperboli, la sua capacità di ventriloquo della protesta e dell’indignazione. Senza di lui, resterebbe solo un manipoli di politici semiprofessionisti in cerca di collocazione e sopravvivenza”.

    Qual è il ruolo del Pd adesso? Enrico Letta sembra il più preoccupato dallo scontro Conte-Grillo… Rischia di restare senza alleati?

    “Letta ha il merito di rendere chiaro che il suo è il partito del politicamente corretto. Né più né meno. Il partito di chi considera i temi degli autoproclamati ‘diritti civili’ più rilevanti di qualsiasi altri istanza sociale, culturale o economica. Il quesito è: quanta (e quale) parte della società italiana è disposta a seguirlo nel fare del voto ai sedicenni, nella concessione della cittadinanza a centinaia di migliaia di immigrati, nell’affermazione della teoria del genere inclusa nel ddl Zan, la propria bandiera, il proprio referente ideologico? Nei prossimi mesi ed anni salterà il tappo dei provvedimenti straordinari adottati per lenire le ferite superficiali della pandemia, e si dovrà fare i conti con i danni più profondi: licenziamenti, fallimenti e chiusure di attività produttive, tasse arretrate da pagare. Il Pd cosa farà di fronte a questo scenario? Penserà solo al sostegno di Conte e di Speranza? All’involuzione autoritaria in Ungheria e in Polonia? In quel caso, tanti auguri…”.

  • agbiuso

    Maggio 5, 2021

    Un’eccellente e realistica fotografia del Partito Democratico.
    ==========
    Sei anni fa, era di maggio
    di Giuseppe Civati, 5.5.2021

    Uscivo dal Partito Democratico. Anzi, uscivo dalla maggioranza che approvava leggi elettorali e riforme costituzionali e Sblocca Italia e Jobs Act e Buona Scuola e quindi dal Partito Democratico.
    In questi sei anni ne sono successe, di cose.
    Il Pd ha approvato una legge elettorale presto dichiarata incostituzionale e, in seguito, ha guidato l’approvazione del Porcellum bis, il cosiddetto Rosatellum, che sarebbe il caso di chiamare Capestrum. Un sistema elettorale studiato per far perdere i 5 stelle, che infatti le elezioni poi le vinsero. Favorì anche l’avanzata clamorosa della destra, sia detto per inciso. Un capolavorum.
    Ha perso il referendum costituzionale con una campagna populistica, trasformando la Costituzione in un terreno di battaglia elettorale, ha fatto un governo identico a quello che per la sconfitta clamorosa si era dimesso, cambiando il premier e mettendo Minniti a “risolvere” il problema dell’immigrazione.
    Poi ha perso le elezioni, negando qualsiasi possibilità di alleanza alle altre forze di sinistra, salvo i satelliti, ovviamente.
    Ha cambiato tre segretari. Il precedente segretario si è dimesso con una letteraccia, quelli ancora precedenti se ne sono andati e hanno cambiato partito, l’attuale si era preso un lungo sabbatico per essere stato defenestrato anni prima.
    Tutti renziani prima, tutti antirenziani ora.
    Nel frattempo ha negato la possibilità di formare un governo con i 5 stelle, favorendo la crescita di Salvini, poi ha formato un governo con i 5 stelle tenendo lo stesso premier di Salvini, poi si è ritrovato a governare con Salvini. E con Berlusconi, per non dimenticare i vent’anni precedenti.
    Prodi ha messo la tenda, spostato la tenda, messo la tenda, come in quel film.
    Non è satira, è ciò che è successo. Niente di più, niente di meno.
    Si è rarefatta la sua constituency politica, i protagonisti però sono sempre gli stessi, si scambiano di posto. Hanno correnti che si distinguono solo per il nome di chi le guida e per il numero di parlamentari – che peraltro le cambiano spesso, le correnti di appartenenza -, non certo per la politica.
    Ora ci sarà la corsa al Colle. Letta alla segreteria, Draghi al governo, crescono le chance per Dario Franceschini, che sta dedicandosi a questo obiettivo da anni e che è il vero leader del partito. Sua Franceschinità.
    Penso sia venuto il momento di fare altro, di cambiare prospettiva, di pensare in modo totalmente diverso.
    Il Pd è e sarà sempre così. L’unico modo per cambiarlo è non votarlo e scegliere un altro percorso.
    Prima ce ne accorgeremo, prima risolveremo il problema. Altrimenti, come già dai precedenti, vincerà la destra. E vincerà tanto. E largamente.
    Sei anni fa, era di maggio.

  • agbiuso

    Febbraio 14, 2021

    Grillo: caduta, inganno e tradimento del padre dei Cinque Stelle
    di Giorgio Bongiovanni, Antimafia Duemila, 14.2.2021

    L’articolo affronta in modo ampio le radici dalle quali è scaturito il Governo Draghi.
    Qui sotto una schermata della conclusione, che mi sembra plausibile anche perché contribuisce a spiegare decisioni altrimenti prive di logica.

  • agbiuso

    Febbraio 11, 2021

    Un quesito evidentemente tendenzioso, testimonianza del grande timore che i capi del M5S hanno nutrito che ciò che rimane del Movimento potesse dire no a un’alleanza con Berlusconi e con il resto della catastrofe italiana, sotto il segno del banchiere Draghi e di un presidente della Repubblica che definisce le elezioni un pericolo.
    Il Movimento 5 Stelle ha certificato la propria fine in quanto forza politica e sociale.

  • agbiuso

    Febbraio 11, 2021

    “Precipitare il Paese verso le urne”.
    Questo è il linguaggio utilizzato dalla terza carica dello Stato italiano: il voto come sciagura e catastrofe.
    Durante l’epidemia si è votato negli USA e in vari Paesi europei.
    Le parole di Fico, che ripetono quelle di Mattarella, indicano in modo plastico la direzione marcatamente antidemocratica che stanno prendendo le istituzioni politiche italiane.

  • agbiuso

    Febbraio 10, 2021

    Salvini e Berlusconi entusiasti di Draghi.
    In effetti, è il loro governo.
    E il Partito Democratico? :-)))

  • agbiuso

    Febbraio 8, 2021

    Su La Fionda (8.2.2021) Geminello Preterossi formula un’ampia analisi delle ragioni e dei fondamenti che stanno conducendo a un probabile governo Draghi. Analisi eccellente, chiarissima e profonda, che permette di capire che cosa davvero è in gioco nel presente.

    Draghi e governo della finanza: Non prevarranno!

    Seleziono qui alcuni brani del testo:
    «Pretesa elitista di stringere l’autonomia della politica democraticamente legittimata in una morsa che, a dispetto  degli interessi dei ceti popolari, doveva impedire politiche redistributive e sociali, la difesa del lavoro, il rilancio della domanda interna, nonché un previdente mantenimento   degli strumenti dell’economia mista. I fatti, dunque, confermano che Draghi è un rappresentante eminente del capitalismo finanziario. […]
    L’ironia della storia contempla che il giovane Draghi abbia elaborato una tesi di laurea precisamente sulle monete senza Stato come l’euro, nella quale sosteneva (impeccabilmente) che una moneta comune in presenza di squilibri macroeconomici e senza una fiscalità accentrata, governata politicamente, non potesse essere un obbiettivo augurabile perché viziato da contraddizioni strutturali. […]

    Ma che a gestire un’eventuale nuova fase siano chiamati i responsabili del disastro precedente fa venire molto dubbi. […]
    Quando si tratterà di pagare i costi di tale riassetto, e suonerà la campanella che sancirà la fine della ricreazione, con la scusa del debito e una rinnovata strategia della tensione sullo spread, ne vedremo delle belle, in termini di nuova austerità, “riforme”, macelleria sociale, svalutazione del lavoro, impoverimento, disoccupazione. Tutto pur di evitare le ricette giuste, quelle di Keynes e Caffè, che invece mettevano al primo punto la “repressione finanziaria” per consentire di impostare politiche pubbliche di intervento nell’economia, non sotto ricatto dei mercati e perciò volte all’interesse dei lavoratori e dei ceti non abbienti. Alla luce di tutto quello che è accaduto in questi decenni, fino al coronamento di oggi, si comprende la ferma volontà di Caffè di sparire. Per non vedere. Soprattutto certi allievi. […]
    Più è drammatizzata la crisi, più pesa il nome del prescelto come deus ex machina, maggiore sarà la probabilità del successo. […]
    L’appello all’emergenza e all’unità è quindi un modo per affidare a commissari di poteri esterni, non legittimati democraticamente (la Troika), cioè a élites privatistiche, oligarchiche e antidemocratiche, quelle scelte. […]
    La dialettica basso contro alto, popolo contro oligarchie, è una conseguenza logica del processo di espropriazione della sovranità democratica.  Può essere che sia destinata a fallire, che i suoi esiti siano ambigui o inefficaci. Ma è certo che finché permane questo campo di tensione dialettica, si cercherà di arginarlo in ogni modo attraverso l’uso politico-comunicativo dell’emergenza, per disciplinare i riottosi.  Un’impostazione obbiettivamente eversiva dei valori democratici. […]
    Non c’è da sorprendersi se così la fiducia nelle istituzioni crolla. Sarebbe più serio abolire le elezioni, sancendo la fine dell’epoca cominciata con le Rivoluzioni settecentesche. Si sforzino, le cosiddette élites, di trovare un nome, e un discorso di legittimazione coerente, per giustificare in maniera esplicita, senza scuse emergenziali, la liquidazione della democrazia costituzionale. Soprattutto, propongano un nuovo modello, invece di deformare sempre di più quello ereditato dai Costituenti. Ma non lo possono fare: perché la loro mancanza di dignità e coraggio politico (quello che fa lottare apertamente, non manovrare dietro le quinte) è proporzionale al cinismo. La narrazione liberal, perbenista, pseudo-progressista, che è la copertura ideologica del globalismo finanziario, impedisce di dire la verità e soprattutto di trarne le conseguenze.
    […]
    Ho la sensazione che con Draghi assisteremo a un nuovo uso politico-comunicativo della “pandemia”. Prima è servita a seminare terrore e chiudere tutto (al di là delle reali esigenze e della razionalità), adesso sarà l’occasione per aprire se non tutto molto e santificare Draghi come il nuovo “re taumaturgo”, che ha guarito la scrofola. Personalmente ne sarò felice, come credo tanti che non ne potevano più, ma resta il dato politico di un cambio strumentale di narrazione, che giustifica molti cattivi pensieri su quanto è accaduto nell’ultimo anno. […]
    Gli anatemi reciproci tra Sinistra e Lega, 5 stelle e Forza Italia, mostrano qui, definitivamente, la loro grottesca superficialità e inconsistenza. […]
    Quello che si può fare per ora è solo un lavoro culturale e critico di lunga lena, […] sperando che quelle istanze decisive, che esprimono il senso profondo della legittimità moderna, della sua promessa democratica, non siano fiaccate per sempre. Significherebbe che il riassetto del capitalismo in chiave digitale (e antisociale), occasionato dal coronavirus, si è mangiato interamente la politica come sfera dell’autodeterminazione e dell’eteronomia progettuale rispetto all’immanenza dell’economico. Una sorta di complessiva transizione epocale, di segno antropologico, civile e culturale, all’insegna dell’antipolitica ammantata di epistocrazia. In questo senso, il governo Draghi potrebbe essere visto come una pedina di un disegno più ampio: il governo della saturazione dello spazio pubblico, della negazione del conflitto in quanto tale».

  • agbiuso

    Febbraio 6, 2021

    Un’intervista del politologo Marco Tarchi che chiarisce il posizionamento dei partiti, di Mattarella e di Draghi in questo momento.
    Da Il Dubbio, 6.2.2021

  • agbiuso

    Febbraio 6, 2021

    Nell’orgia draghesca, venerante, idolatra e servile dell’informazione italiana, un accenno critico del manifesto, con l’esplicita ammissione che “la sinistra non c’è più”.

    ============
    La costruzione di un mito, tra totem e tabù
    di Tommado Di Francesco, il manifesto, 6.2.2021
    L’informazione «dragata». Non c’è media che, non elaborando l’immagine reale dell’uomo delle tre vite, non tessa su di lui una tela mitologica di alacre soccorritore della sfera pubblica

    Stalin modificava la storia della Rivoluzione d’Ottobre cancellando nelle foto ufficiali via via tutti i suoi oppositori – e non solo dalle foto. Con Mario Draghi sta avvenendo il contrario: secondo l’adagio “io lo conoscevo bene”, il suo reale alto profilo diventa un totem, ma popolare. L’operazione è iniziata con la foto di studenti dell’esclusivo liceo gesuitico Massimo che ha rivelato nientemeno una amicizia con il presentatore tv Magalli. Non c’è media che, non elaborando l’immagine reale dell’uomo delle tre vite – dalle privatizzazioni selvagge in Italia, alla finanza privata e ai poteri forti delle istituzioni finanziarie internazionali attive non solo contro la Grecia, per arrivare alla sua innovativa pressione a fare invece, in piena crisi pandemica, “debito pubblico” – non tessa su di lui una tela mitologica di alacre soccorritore della sfera pubblica.

    Ecco allora Mario Draghi, nell’album fotografico presunto, senza giacca e cravatta con Bucharin al Congresso dei Soviet sulla Nep; poi, è lui che fa capolino, enigmatico, tra lord Keynes e Bertrand Russell; e che appare precoccupato a Weimar col banchiere-ministro Rathenau; è sempre lui, in camicia verde oliva, sudato – quando mai? – nel lavoro manuale della Zafra con Fidel e il Che a Cuba; infine con sguardo umile prende un caffè con il mentore Federico Caffè – che sul fiscal compact si sarà rigirato nella tomba…Però, davvero nessun tabù verso Mario Draghi. Conte, uno e bis, non era certo il sol dell’avvenire, la politica, con i M5S che avevano gareggiato con l’antipolitica della Lega, era già devastata. E la sinistra non c’è più. In fondo è una sfida antisovranista: ma al governo con chi? Intanto troneggia da eroe il « saudita» Matteo Renzi. La sua foto con il criminale principe bin Salman – no, non è un diversivo – la mettiamo subito nell’album. Delle verità

  • agbiuso

    Febbraio 4, 2021

    Tra i tanti commenti e analisi dedicati al caso Draghi, questo mi sembra il più acuto e completo, in un’ottica sia interna sia soprattutto internazionale.

    L’anno del Dragone?
    associazioneindipendenza, 4.2.2021

    Mattarella cala la carta Draghi. Da tempo e da più parti evocata, l’ha resa possibile il capolavoro di Renzi che con spregiudicata abilità (e i pochi parlamentari al seguito) ha tessuto le sue trame per far cadere il governo (europeista) di Conte e ne ha saggiato la tenuta prima di spianare la strada a Draghi e al suo governo (europeista) d’intesa fattiva con il Quirinale. Il Renzi pieno di sé, ambizioso, narcisista è riuscito, perché gli altri –tutti, ma proprio tutti– si sono dimostrati dei mediocri assoluti, e perché potenti sono le forze (atlantiche) di cui lo ‘sceicco di Rignano’ ha funto da volàno con tanto di avallo presidenziale di Mattarella.

    Ora, se un nome del calibro di Draghi non poteva essere (im)posto da Mattarella e lo stesso interessato non poteva calarsi in un’avventura senza garanzie importanti, purtuttavia l’operazione palesa una certa precipitosità, alla luce del fatto che –’per loro’, per certi poteri– un altro nome ‘spendibile’ almeno quanto Draghi non c’è e appunto, proprio perché non è scontato che riesca, il rischio è di bruciarlo anche in vista di quello che appare esserne l’approdo e la collocazione strategica: il Quirinale. Adesso, però, perché Draghi presidente del consiglio possa partire e soprattutto ‘reggere’, è necessaria una larga maggioranza, la stessa che lo legittimerebbe anche agli occhi della cosiddetta ‘opinione pubblica’, in vista della sua proiezione al Colle supremo. Una volta lì, la garanzia dell’osservanza di certi vincoli ed interessi euro-atlantici sarebbe potentissimamente assicurata e qualificherebbe moltissimo la funzione atlantica di Draghi: la nuova amministrazione Biden punta ad un’altra gestione nei rapporti euro-atlantici, dopo quella poco fruttuosa della precedente amministrazione Trump, ma sempre al fine di contenere e ridimensionare le aspirazioni egemoniche del direttorio franco-tedesco intanto nella UE. Biden-Renzi-Mattarella-Draghi: una filiera che è tutto un programma…

    Eppure, al di là dei toni drammatici rilanciati anche dall’attuale inquilino del Quirinale per dare più forza e rendere il più accettabile possibile l’arrivo dell’ ‘uomo della Provvidenza’ o, se si preferisce, della ‘figura’ cui non si potrà dire di no, questi sta terremotando dove più dove meno pressoché tutti i partiti al loro interno con annesse coalizioni in essere (Lega, FdI, Forza Italia) e in costruzione (PD, M5S, LeU) nonché ingarbugliando le grandi manovre sull’eventuale nascita di un partito neo-centrista prodotto della disaggregazione e riaggregazione di fronde di partiti e di partitini. L’antipatia personale e politica tra Conte e Renzi ci dice che la corsa ‘al centro democratico, liberale, cattolico, europeo’ già riflette un’aperta guerra per la ‘leadership’ con dentro altre figure come i vari Calenda, Toti, Carfagna, Tabacci, Casini, ecc., che ambiscono allo stesso ruolo.

    Ora, se è vero che chi si porrà contro Draghi, si porrà contro l’ordine che a Bruxelles e a Francoforte per certi versi e a Washington per altri –con diverse accentuazioni ed interessi– si vuole che regni in Italia (un ‘fronte’ che ‘in alto’ è tutt’altro che coeso e compatto, e che ‘in basso’ –anche in Italia…– esige silenzio, assenso e sottomissione) il problema è che l’esperienza Monti di dieci anni fa, tutta lacrime e sangue, con tempi ed intensità accelerati rispetto ai precedenti esecutivi europeisti, aleggia come uno spettro per le reazioni che ha poi prodotto: una drastica flessione dei partiti che l’avevano sostenuto (in primis Partito Democratico e Forza Italia) e l’affermarsi potente di forze percepite come anti-sistemiche. Certo, M5S da un lato e destre sovraniste alter-europeiste dall’altro si sono poi rivelati inadeguati ed illusori, già per certe premesse che li connotavano, hanno disatteso aspettative di cambiamento radicale fattivamente inconciliabili con le politiche euro-unioniste e si sono logorate ‘al potere’ (in modo direttamente proporzionale alla permanenza…) palesando le loro genuflessioni alla Troika.

    Non sarà sorprendente che un esecutivo Draghi nel pieno delle sue funzioni faccia impallidire l’operato del suo più affine predecessore quale è stato l’altro “SuperMario” (Monti) con scelte impopolari ed antipopolari. Il tornante storico è del resto epocale: i fondi del Recovery Fund, sulla cui valenza salvifica impazza una narrazione che ne stravolge senso e termini, rispondono ad interessi non nazionali e rafforzano la catena del debito estero rinsaldando le politiche austeritarie per decenni a venire. Rappresentano fondamentalmente una grande mangiatoia per multinazionali, Confindustria, notabilati, politicanti, eccetera, e servono a baricentrare saldamente la UE dentro l’Italia, irrobustendone il già esistente commissariamento ed ancorandola possibilmente in modo irreversibile.

    Una UE senza l’Italia, del resto, avrebbe poca appetibilità per i dominanti franco-germanici, e soprattutto il suo essere ‘fuori’ e ‘senza vincoli’ potrebbe anche insidiarne le rendite di posizione e i vantaggi. Altro che “generosità europea”!

    I partiti che sosterranno Draghi rischiano i salassi che subirono quelli che sostennero Monti alle prime elezioni utili, così come rischiano anche quelli che si accingono, in modo opportunistico, a tenere il piede in due staffe (non ‘con’ Draghi, ma nemmeno ‘contro’ Draghi e quel che rappresenta) blaterando di “opposizione responsabile” per mascherare la propria sostanziale connivenza. Se il ‘dopo’ inquieta, è soprattutto la gestione di un ‘presente storico’ peggiore dello scenario in cui aveva imperversato Monti che rende la situazione italiana attuale esplosiva e tutt’altro che affrontabile nel contesto e secondo le “regole” euro-unioniste ed euro-atlantiche.

  • agbiuso

    Febbraio 3, 2021

    Il programma di Draghi, di suo pugno:
    -liberalizzazione e privatizzazione dei servizi
    -fine dei contratti collettivi di lavoro
    -libertà di licenziamento
    -tagli di spesa (anche nella sanità) e riduzione degli stipendi.
    Vedere esultare dei cittadini che sono le potenziali vittime di tutto questo è istruttivo.

    Pdf della lettera di Mario Draghi

  • agbiuso

    Febbraio 3, 2021

    [Credo che l’auspicio relativo al M5S sia ottimistico ma l’analisi è corretta]

    Moltiplicare le proteste in tutto il paese per impedire che Draghi si installi
    3.2.2021

    Altro che “interesse nazionale”, “lotta alla pandemia”, “personalità di alto profilo”!
    “Nella coscienza delle masse, anche delle più arretrate, è scaduto il prestigio e la riverenza per le istituzioni, e queste, svuotate di ogni spirito, private di ogni moralità, sopravvivono solo come paurosi vampiri”
    (A. Gramsci, Smarrimento – Ordine Nuovo, giugno 1921).
    Non si tratta di stupirsi di quanto questa citazione sia attuale, ma di trovare la strada per risolvere una questione che era già chiara cento anni fa. La strada c’è. Sono le masse popolari che devono formare loro istituzioni. Sono le masse popolari organizzate che devono diventare esse stesse le nuove autorità di cui hanno bisogno.
    Mattarella sta cercando con un colpo di mano di installare un governo più asservito agli Agnelli-Elkann, ai Benetton e al resto della borghesia imperialista del nostro paese, all’UE e alla NATO, emulando e superando quanto fatto dal suo compare Napolitano nel 2011 e nel 2013.

    Per motivi ben noti che si riassumono nella progressiva sottomissione del M5S al sistema delle Larghe Intese, un faccendiere che a livello elettorale pesa meno del 2%, Renzi, ha manovrato per mandare a gambe all’aria Conte e sostituirlo con un altro faccendiere, direttamente indicato dai mercati, dalle banche e dal circolo della speculazione finanziaria internazionale (non a caso all’annuncio del mandato a Draghi i giornali titolano “festeggiano le borse”!). Mattarella è stato il regista dell’operazione. La manovra di palazzo, però, è zoppa.
    Il “governo di alto profilo” di cui ciancia Mattarella sarà – e non potrà che essere – un accrocchio di funzionari della speculazione. Saranno anche “nomi importanti”, ma solo nella misura in cui servono a mettere d’accordo le varie fazioni della classe dominante in modo che i partiti votino la fiducia in Parlamento.

  • agbiuso

    Gennaio 18, 2021

    L’eurovirus che non perdona
    associazioneindipendenza, 18.1.2021

    I sintomi sono indicativi della malattia. Nella ricerca dei «responsabili» o «costruttori» per la conta (resa dei conti?) sulla fiducia al governo oggi alla Camera e soprattutto domani al Senato, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per convincere «anche i più tormentati a saltare il fosso» prospetterebbe candidature nel suo «grande progetto politico, europeista, liberale e ambientalista, in contrasto totale con le idee sovraniste di Salvini e Meloni» cui, scrive il “Corriere della Sera” nell’edizione di venerdì scorso, starebbe lavorando. Ora, sorvolando sul sovranismo alter-europeista di Salvini e Meloni, in contrasto con l’alter-europeismo del “partito di Conte”, e sul contrasto di questi con l’alter-europeismo dell’ultra liberista dem Matteo Renzi, senza ora entrare per carità di Patria nel merito dell’alter-europeismo di M5S e PD, sono significativi un paio di contributi al dibattito provenienti da altri portavoce atlantici come Emma Bonino e Mario Monti. Non se ne sentiva la mancanza, ma sono interessanti per capire l’aria che tira nella colonia di Italy-land.

    Su “Il Riformista” Emma Bonino, senatrice del partito-horror già nel nome, “+Europa”, il suo contributo ‘intellettuale’ ha sentito di doverlo portare già diversi giorni fa: «Un altro esecutivo è possibile, ma solo se frena la folle corsa del debito, rimuove l’assistenzialismo grillino, pone fine all’illusione statalista e prende il MES». Le fa eco Mario Monti, sul “Corriere della Sera” di sabato, con un editoriale dal significativo titolo «Le condizioni per la fiducia al governo». Si noti la parola «condizioni» (>«condizionalità») ormai lemma di affidabile firma euroatlantica! Di là dal suo voto in Aula, è il megafonaggio delle stesse di cui Monti si fa portatore ad essere interessante, perché ci ricorda gli scenari del domani con buona pace dell’Europa solidale da Recovery Fund.

    Cosa c’è che non va per l’ineffabile e per gli euroatlantici? Innanzitutto l’aumento del debito. Di qui il monito da Troika: «verrà reintrodotta una disciplina di disavanzi e debiti pubblici, e noi più di altri arriveremo a quell’appuntamento dopo l’impennata di questi anni».

    Monti invita Conte a dimostrare la stessa «durezza necessaria» dispiegata nel gestire la crisi pandemica. Quindi, basta con i «ristori» e «per molte attività sarebbe meglio che lo Stato favorisse la ristrutturazione o la chiusura, con il necessario accompagnamento sociale, per destinare le risorse ad attività che si svilupperanno, invece che a quelle che purtroppo non avranno un domani». Chiaramente per gli «interessi» delle «prossime generazioni»! E poi «esaminare senza pregiudizi temi scomodi, impopolari e spesso elusi, ma che tutti quelli che guardano da fuori l’Italia sanno essere ineludibili», tipo «un fisco “friendly ma non troppo” verso i contribuenti» e un’«imposta ordinaria sul patrimonio, imposta di successione, imposizione sugli immobili e aggiornamento del catasto, imposizione sul lavoro, ecc.». Insomma, Monti è portavoce di un ‘mondo’ euro-atlantico che scalpita perché si ritorni ai bei tempi austeritari delle politiche monetarie ultra liberiste e anti sociali. Un virus tra i peggiori da debellare!

  • agbiuso

    Gennaio 16, 2021

    Come cancellare il significato delle parole: i trasformisti (da Agostino Depretis in poi) diventano responsabili (con Berlusconi) e costruttori (con Conte, il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle).

  • agbiuso

    Gennaio 2, 2021

    «È un momento storico delicatissimo, cruciale, è impensabile approcciarvisi coltivando interessi di parte. Sarebbe imperdonabile. Perciò credo che alla fine prevarranno ascolto e responsabilità. Tutti facciano un passo verso altri»
    Chi e quando ha enunciato queste parole? Amintore Fanfani? Arnaldo Forlani? Bettino Craxi? Maria Stella Gelmini? Mario Monti?
    No, sono parole di Roberto Fico, da Televideo di oggi, 2.1.2020.
    A questo, alla “responsabilità” -parola/alibi di ogni nefandezza- si è ridotto il Movimento 5 Stelle, si sono ridotti gli zombi della politica italiana.

  • agbiuso

    Dicembre 12, 2020

    I nomi dei parlamentari che il 9.12.2020 hanno votato a favore del MES, dopo essersi in campagna elettorale pronunciati addirittura per l’uscita dall’Euro.
    Giustamente il senatore Mario Monti (Mario Monti!) ha rivolto una sofisticata e sarcastica offesa al M5S elogiandolo per la decisione presa, parlando dei frutti della “pedagogia didattica” (espressione ridondante) che hanno condotto tale Movimento all’Europa della finanza, della diseguaglianza, del debito. È il trionfo della Destra liberista, del PD.
    Ci ricorderemo di questi nomi, del MES, del danno inferto all’economia e alla società italiane, di questa dissipatio politica del Movimento 5 Stelle (il Partito Democratico è coerente con la propria identità di destra liberista).

  • agbiuso

    Novembre 23, 2020

    Berlusconi e gli altri (nel novembre 2020, non nel 1994).

  • agbiuso

    Novembre 22, 2020

    Segnalo una analisi, come sempre lucida, del politologo Marco Tarchi a proposito dei rapporti tra il governo PD-M5S e il partito di Berlusconi:
    Il miraggio della destra moderata trasforma Berlusconi in un nuovo Fini
    domani, 20.11.2020

  • agbiuso

    Ottobre 19, 2020

    Il cosiddetto Recovery Fund sta mostrando la propria natura usuraia e antisociale.

    El País: la Spagna rinuncerà ai prestiti del Recovery Fund
    di Filippo Nesi, Giubbe Rosse, 19.10.2020

  • agbiuso

    Settembre 17, 2020

    Il recovery fund? Il governo vuole usarlo per il TAV
    notav.info, 16.9.2020

    Sono stati resi noti poco fa i progetti che il governo intende finanziare attraverso il recovery fund, la manna di fondi europei che dovrebbe aiutare la ripartenza post-covid19.
    Nella lista della spesa inviata all’UE, tra le opere urgenti da finanziare, il governo giallo-rosa ha pensato bene di inserire niente di meno che… il TAV Torino-Lione. Mentre sotto i riflettori si fa un gran parlare di transizione ecologica, dietro le quinte il governo PD-M5S domanda 1 miliardo e 79 milioni per realizzare la più devastante delle grandi opere nell’arco alpino. Un progetto ormai fuori dal tempo, che produrrà oltre 10 milioni di tonnellate CO2 impossibili da riassorbire come ha chiarito recentemente la corte dei conti UE, osteggiato dai sindaci delle tre principali città che dovrebbero beneficiare della sua costruzione (Torino, Lione e Grenoble), portato avanti da una società, TELT, che non è riuscita a mantenere uno solo degli impegni che aveva preso sull’impatto ambientale di un’opera che porterà, contrariamente a quanto annunciato, i detriti dello scavo direttamente a ridosso del centro abitato di Susa.

    Se durante il picco della pandemia non si è fatto altro che ripetere che “niente sarà più come prima”, tutto sembra procedere business as usal col beneplacito del principale partito di governo, il Movimento 5 stelle. Invece che essere destinato a politiche a favore del reddito, della salute e del lavoro, il recovery fund finirà nelle tasche dei soliti grandi costruttori e general contractor. Il risultato è che l’unica ripartenza sarà quella dei profitti, con azionisti contenti e impatto occupazionale nullo, il tutto pagato con soldi pubblici e debito a cui seguiranno inevitabilmente tagli a welfare e servizi. Nel frattempo l’Europol ha già lanciato l’allarme sull’interessamento delle mafie ai fondi legati al covid19 e la possibilità di contestare le nuove colate di cemento che si riverseranno in tutta Italia è resa sempre più difficile dall’emendamento proposto dalle senatrici pentastellate Sabrina Ricciardi e Margherita Corrado che sospende fino al 31 dicembre 2023 le procedure di dibattito pubblico per tutte le grandi opere infrastrutturali.

    Sul carro del SISTEMA TAV la storia ci ha insegnato che c’è sempre posto a sedere, Conte e i M5S però, scegliendo tra la salute pubblica e il magna magna delle grandi opere, stanno davvero cercando di guadagnarsi un posto in prima classe.

  • agbiuso

    Gennaio 28, 2020

    M5S al capolinea?
    rivista indipendenza – 28.1.2020

    Il crollo del Movimento 5 Stelle (M5S) stavolta alle regionali in Emilia-Romagna e in Calabria è un dato non inatteso e nient’affatto infausto. Sin dai suoi esordi ci siamo sempre sentiti distanti da chi criticava il M5S perché lo voleva a propria immagine e somiglianza. Al di là della condivisibilità di certe critiche, un approccio ingenuo da parte di chi peraltro rimaneva ‘esterno’ a questo movimento/partito. Abbiamo sempre sostenuto che, date le premesse ‘anti-sistemiche’ con cui si era presentato, andassero viste con favore tutte le situazioni e congiunture politiche che, a diverso grado di incidenza, concorressero ad accelerare lo scioglimento delle sue evidenti ambiguità: o evoluzione con contrasti e fratture –rispetto all’impianto di dominio euro-atlantico– utili all’emersione delle rivendicazioni di sovranità e ad uno sganciamento dall’Unione Europea con in parallelo un’idea di società ‘altra’ –ed allora avrebbe avuto un senso politico interessante ‘di innesco’– oppure, in caso di negazione o anche solo di estraneità a queste prospettive, tanto valeva che andasse alla malora. Da qui la prassi perseguita come “Indipendenza”, su cui non è rilevante in questa sede soffermarsi. I fatti hanno portato il M5S all’irrilevanza, prodotto in ultima istanza dell’assenza di strategia e di una linea politica. L’epifenomeno è (stato) il governismo a tutti i costi di cui hanno beneficiato anche in termini di rendita elettorale prima la Lega poi l’addirittura risuscitato PD. Per il M5S non siamo ancora al requiem conclamato, ma poco ci manca. Per invertire questa china tutto (organizzazione, modalità operative, strategia, linea politica) dovrebbe essere reimpostato. Un po’ troppo e, forse, un po’ tardi.

    Le ragioni del malessere in larga parte della società italiana, all’origine dell’affermazione dei 5S, rimangono purtuttavia sempre lì e si aggravano. Si aggravano per la china, per il “piano inclinato” dell’euro-unionismo franco-tedesco che, come un rullo compressore, mira a svuotare ogni residuo di sovranità di alcuni Paesi, in primis l’Italia, mandandola a gambe all’aria come Stato (sovra-ordinazione sempre più pervasiva dell’Unione Europea dall’alto e autonomia differenziata dal basso) insieme a quel che resta –pur con una serie di gravi limiti (Prima Repubblica)– della regolazione pubblica e di quei diritti sociali conquistati con le lotte a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Nel panorama dato nessuna delle forze esistenti è per sua natura in grado di dare risposte credibili, di fornire un’alternativa d’insieme. C’è tanta fumisteria senza che ci si sappia raccapezzare su cosa significhi (l’impossibilità di) governare al tempo della gabbia da combinato UE-euro. A Bruxelles, a Francoforte, a Parigi, a Berlino con lo spartito di giro di direttive e vincoli, di tagli e tasse che li contraddistingue, si relazionano sempre più con Roma (e con l’Italia) come ad una propria entità amministrativa decentrata.
    Rispetto ai ‘nodi’ di fondo del Paese il M5S, dal suo più significativo esordio (politiche 2013) ad oggi, ha alla fine puntellato il sistema euro-unionista, che è ‘a monte’ della catastrofe progressiva in essere nel Paese, con battaglie per obiettivi politici ora marginali, ora devianti, ora controproducenti. Niente da far invidia al resto dei partiti presenti in Parlamento, purtuttavia più grave per le aspettative, per il sogno del cambiamento che aveva suscitato.
    Peraltro viviamo ormai tempi, stante la progressiva durezza del dominio coloniale euro-atlantico, in cui le fumisterie delle forze politiche che appaiono sul proscenio ‘si bruciano’ in tempi relativamente rapidi. Un girare a vuoto che non è detto che si reiteri all’infinito in modo meccanico e rassegnato.

    In relazione a questo, il punto è: dove andranno queste (anche confuse) aspettative ‘anti-sistemiche’ deluse dal 5S? Né le destre neo-europeiste ed atlantiche, né il PD-sardine neo-europeisti ed atlantici mostrano di essere in grado di dare risposte, al di là di dichiarazioni inconcludenti.
    Alternative prive dello snodo centrale della conquista della sovranità a tutto campo dell’Italia, a ben vedere sono aria fritta, nient’affatto credibili. Proporsi però in nome della sovranità nazionale e quindi per un’altra idea di società, è ‘conditio sine qua non’ insufficiente. Anche in questo (per ora piccolo) ‘mondo’ patriottico/’sovranista’ si reiterano (mutando quel che c’è da mutare) modalità e contenuti da fumisterie già viste con il M5S. Non tutto quel che appare, insomma, vale. Ma la risposta da dare è quella che nella Storia da sempre viene da tutti i movimenti di liberazione: paziente, attento, durevole lavoro politico. Il che è solo una parte del ‘discorso’.

  • agbiuso

    Novembre 20, 2019

    È ciò che meritano: un ironico disprezzo.

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    Fare, fare, fare: ma cosa? Lo spettacolo d’arte varia del partitino privato
    di Alessandro Robecchi, il Fatto Quotidiano, 20.11.2019

    Non so se siete pronti alla Rivelazione e spero che ciò non sconvolga troppo le vostre vite, ma venerdì questo, cioè dopodomani, nasce il nuovo partito di Calenda Carlo, come il countdown sulle sue homepage fa intuire (meno tre! Meno due!, tipo razzo nordcoreano). Non ci soffermeremo sull’evento, programmi, statuto, leadership, simboli e nomi, ma sul vezzo italiano di farsi un partito quando la situazione si fa confusa (cioè sempre). Onore a Calenda che almeno ha un suo percorso politico (simile al labirinto di Shining, peraltro), ma in generale si sente un intenso profumo di proporzionale e c’è chi pensa di contare tanto contando poco, un classico dai tempi di Bettino buonanima.
    Va detto che ne abbiamo visti un bel po’, passare sotto i ponti, e la questione dei nomi da dare ai partiti si fa complicata. Sembra passato un secolo, ma era solo il 2011 quando Montezemolo sventolava il suo programma per salvare l’Italia, (“il foglio del fare”, lo chiamava), annunciando sue liste alle elezioni, che poi non fece. Era una specie di liberismo operoso, un volenteroso lasciate-fare-a-chi-ha-la-Ferrari, smart, futurista, poi si aggregò al carro di Monti e se ne persero le tracce. Si chiamava Italia Futura, non risulta nemmeno una lapide da nessuna parte.
    Siccome “futura” aveva portato un po’ sfiga, Corrado Passera si inventò Italia Unica, sembra un altro secolo, ma era l’altro ieri: 2015. L’ambizione era di fare “un grande partito, anzi il più grande partito italiano”. Ministro di Monti, gran capo di Banca Intesa, anche Passera aveva un sogno efficientista-liberista, anche lui parlava molto di fare, di sbloccare, di agevolare, con quel virile su-le-maniche-e-lavorare che ha reso famosi i lombardi, specie nelle barzellette. Dopo il pomposo varo, della nave si perse traccia, fino al momento del naufragio, nemmeno due anni dopo, un dignitoso autoscioglimento, erano tristi pure le tartine.
    E poi, diciamolo, il partito è una specie di status symbol, un po’ sopra lo yacht di lusso, la villona col molo privato, il jet personale. Così abbiamo Flavio Briatore che si mette “al servizio degli italiani” con il suo Movimento del Fare. Tutti vogliono fare, fare, fare, ma le cose si complicano quando si cerca di spiegare che cosa cazzo fare. Se ho ben capito dalla laboriosa spiegazione del leader, si tratterebbe di mettere in rete alcuni talenti (mia supposizione: imprenditori), per fare delle cose. Un po’ vago, diciamo, a parte il sogno di Briatore più volte ripetuto: fare della Sardegna una specie di Ibiza e della Puglia un cronicario per pensionati ricchi europei (come la Florida, infatti). Trattandosi di imprenditore turistico, direi che siamo più vicini al Movimento del Fatturare.
    Più preciso il disegno di Noi italiani, il movimento di Della Valle, fondato e annunciato nel 2015, poi scomparso dai radar, recentemente tornato a galla, forse causa invito televisivo. Dice il leader e fondatore Della Valle che lui la pagherebbe anche, una patrimoniale, ma poi non sa dove vanno a finire i soldi. E allora propone di pagare questa patrimoniale telefonando al sindaco e chiedendo se c’è da mettere a posto un’aiuola, o da pitturare il soffitto del Comune. Facessero così tutti gli imprenditori… Eccellente proposta politica che teorizza, in pratica, il ritorno alle Signorie, con il miliardario di zona che elargisce welfare e manutenzione. A quei tempi i signorotti gareggiavano a chi aveva la torre più alta, ora si inventano un partito, sempre, sia chiaro, improntato al buon senso e soprattutto al fare, fare, fare, qualunque cosa voglia dire. Diciamo che tra banchieri, imprenditori, grandi manager, questa faccenda di fare i salvatori della patria torna periodicamente di moda, nel nome c’è sempre Italia, o Italiani, o futuri, o unici, o a tempo perso. Insomma, suggerirei di lasciar perdere, per decenza.

  • agbiuso

    Novembre 14, 2019

    Il Movimento 5 Stelle è proprio finito. I suoi capi parlano in un modo ormai indistinguibile da quello del Partito Democratico. Anche su Venezia e il Mose.

  • agbiuso

    Novembre 2, 2019

    “Il premier resta se l’esecutivo funziona”, Renzi dixit.
    Questo governo di nati morti farebbe meglio a morire presto, per evitare agonie a se stesso e soprattutto all’Italia.

  • agbiuso

    Ottobre 1, 2019

    «Il leader di Italia Viva avverte: “Senza di me non c’è maggioranza”»
    il manifesto, 1.10.2019

    Conferme su conferme di ciò che era sin dall’inizio evidente. Ce n’est qu’un début.

  • agbiuso

    Settembre 14, 2019

    Quest’altra signora (del Partito Democratico) insultava il Prof. Giuseppe Conte -Presidente del Consiglio- definendolo un burattino; ora ha accettato di essere nominata dallo stesso “burattino” sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico .
    Se non fosse patetico e velleitario, il Governo Conte 2 sarebbe uno spasso.

  • agbiuso

    Settembre 13, 2019

    Non so chi sia questa Anna Ascani, da oggi viceministro dell’Istruzione, Università e Ricerca.
    Però ho visto che il 19 luglio 2019 scriveva su twitter quello che si legge qui sotto.
    Nulla di strano, naturalmente. Chiedere la coerenza a un politico è come chiedere a Don Giovanni di esser casto (mi scuso con l’immenso personaggio del mito).

  • agbiuso

    Settembre 10, 2019

    Il senatore Alberto Bagnai ha espresso con finezza, competenza e cortesia ciò che penso della «governance economica dell’Unione Europea» e degli aspetti costituzionali e strutturali dell’attuale congiuntura politica italiana.
    Questo il video del suo intervento in occasione del dibattito sulla fiducia al Governo Conte 2: https://youtu.be/lFDhscpp3UM

  • Pasquale D'Ascola

    Settembre 9, 2019

    Popolo di Pekino(Pachino)! La legge è questa: Turandot la Pura sposa sarà di chi, di sangue regio, spieghi i tre enigmi ch’ella proporrà. Ma chi affronta il cimentoe vinto resta porga alla scure la superba testa! (Turandot, G.Puccini atto primo scena prima)… magari.

    Dunque dunque caro Alberto, sì il tuo punto di vista massimalista non concede spazio ad argomentazioni contrarie ch’è inappuntabile. Sono e tuttavia non sono d’accordo e me spaccio. Ora vengo e mi spiego.(mi concedo un po’ di camillerese ché sto leggendo l’ultimo Montalbano e su di me ha un effetto ipnotico). Ai tempi di Craxi e prima ancora, mio padre aveva un negozietto di cornici e stampe a Malanno. Ci cavava e ci cavò per una ventina d’anni di che campare, e quando morse restarono euri 2.000 per il funerale e 5.000 di risparmi per mia madre. Questo negozio camminava una stagione sì e una no, perché nei mesi sì non c’era né un referendum, né una elezione regionale, né comunale, né nazionale, né in Sardegna, né a Treviso. Nella stagione no tutto si fermava; se nella stagione buona facevi chiosà cento cornici, nella stagione tinta, tra sciarratine, accordi e disaccordi, da cento scendevi a dieci, venti, e andavi sotto col mese. Ahi ahi se per caso scoppiava una guerra in Indivia, una rivolta in Pallonia, cacava un muro a Bellino. Insomma la calma quasi svizzera era la condizione per far campare il commercio sennò l’unici a riempirsi erano i carrelli dei super(sic): ataviche paure e atavico istinto di accaparramento(ricordo l’anno, ma quale, secoli fa, in cui all’esselunga dovettero obbligare a non comprare più di un tot di zucchero e pasta) ma era così.Ora tu mi dirai che il commercio è l’anima del capitalismo, il che è vero ma anche in Cina pare non sia mai stato vietato. Il comitato centrale vede lungo da sempre e a me è simpatico al punto che non vedrei male un’invasione cinese per rassettare le stanze degli urbi e degl’orbi. Mi pare che la loro forma di democrazia popolare che a tutti assicura il campare e di più organizza la schiavitù del lavoro in modo eccellente per tutti che fabbricano ferrovie che manco ce lo sognamo, pale eoliche, automobili che filano silenti a batterie che la Duracell vorrebbe, ebbene sì una svizzera comunista ed ed ecologica non mi dispiacerebbe. Ora tenuto conto di tutte queste fantasie mi pare invece che in onore della democrazia e del tuo e di molti altri raggiunari noi avremmo avuto per mesi ancora da sentire il Mostro Verde che aggrediva chicche-e-ssia a colpi di rosari, bugie, madonne, santioni e fantasie pe’ trascinare al voto, tu non le conosci, io ci vivo in mezzo, folle di prefiche, periferiche e pensionate arraggiate che come, A mmia 900 di pensione che lavorai tutta la vita e ai nullafacenti il reddito di cittadinanza ( come spiegare che la pensione è il frutto di calcoli magari ingiusti ma basati sui versamenti effettuati e che il r.d.c.chi lo percepisce è perché povero, tout simplement; poi essendo un povero macari taliano è povero il lunedì e il martedì fa il taxista abusivo). Tutta la Brianza è antistatale intifica alla Sicilia, che grida contro la polizia, a Falcone e Borsellino chi erano costui (è plurale finisce con i), le asl non funzionano, Sono stata in coda due ore… (in realtà venti minuti più cinque per sbrigare la pratica ma in era di istantanee web e di risentimento generale venti minuti sono percepiti come centoventi), le poste non vanno ( anche lì perché s’aborre aspettare le trenta persone davanti, magari qualche arabo e qualche “di colore”)e lo stato, Che arruba a chi lavora, e, Chissà come lo cambio quest’anno il Suv se non vogliono diesel e l’euro uno del furgone, e, Sono 70 senza e 100 con fattura e, Poi “questi ragazzi di colore” che vanno in bici senza luci e i “gay” che dragano sotto casa mia. Qui sai è così e la Legadelchissenefrega soffia su fuochi fantasma perché essa sì, è stata sdoganata da Berlusconi e ora morisse che molla le poltrone del potere dove è già, e lo vuole tutto. Insomma l’esercito della democrazia va bene dove il reazionario, il piccolo cesare non c’è o non è come in Italia un abito mentale diffuso. Qui sono convinto che una correzione autoritaria e magari autorevole del metodo democratico sia buona cosa. Como e co’ forti e abbandonò la Lega, e buono fici, pensai subito da piccino al sentire la poesia. A me Alberto da Giussano sempre mi parse un rompicoglioni. E siccome che personalmente ne ho pieni i cabbasisi di questa gente e non voglio farmi comandare da uno che appende crocifissi, e non voglio votare parrocchie co’paraoccgi, voglio un governo di cui potermi accontentare e faccio voti che duri e faccia benino il so’ misteri tanto da far dimenticare un poco il Mostro verde, i suoi mojitos, le sgallettate di fine estate, Bellaria, Pontida e Feltri. Che se non altro mi fa ridere. L’alternativa invasione dalla Cina, è ancora lontana. Purtroppo. Ora avrei altro di dire ma lascio perché da ultimo doppo un po’ m’annoio da me medesimo,immaginarsi gl’autri. DOmando pirdonanza. Psq.

    • agbiuso

      Settembre 9, 2019

      Caro Pasquale, ciò che racconti e riferisci è secondo me una piccola parte della questione: il colore locale della Lega al Nord. C’è molto, molto altro, che riguarda l’intera Italia (l’elenco non è esaustivo): lo statuto dell’informazione; l’influenza della Chiesa cattolica (il Presidente del Consiglio ha studiato e si è formato in un contesto fortemente cattolico); la distruzione dei diritti sociali; e soprattutto l’eteroguida della burocrazia finanziaria europea.
      Le questioni vere sono queste e su di esse il governo demostellato farà molti danni. Ho cercato di indicare le ragioni di tale giudizio nel testo; testo verso il quale si può naturalmente dissentire ma sono quelle indicate le questioni sulle quali eventualmente non concordare.

      • Pasquale

        Settembre 9, 2019

        Scusa Alberto, dissento; il colore locale è la sostanza ed è tutta la sostanza, altra non v’è, come i labari, l’eja eja, e l’a noi. Sono riferimenti vecchi ma altri non ve ne sono perchè su questo si fonda l’Italia di oggi. Su questo si costruisce il consenso della folla che mentre ti scrivo, guarda… .https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/09/09/conte-alla-camera-fdi-e-lega-in-piazza-tra-cori-e-saluti-romani-vogliono-prodi-al-colle-se-cambiano-quota-100-li-chiudiamo-dentro/5439664/
        Come canta Simone Boccanegra nel secondo atto dell’opera omonima”ecco le plebi”. Non contesto la tua interpretazione del presente, ma mi pare che tra due mali sia necessario preferire il minore. Non dubito che sia possibile che questo governo, se non cade domani al Senato, possa cadere per manovre dei pentastellati stessi, dei pd e di chissà chi altro. Ma mi pare abbastanza chiaro che a breve una tornata elettorale ci piomberebbe senza scampo nell’orrore. Ovvio che al voto al voto vuol dire solo vi facciamo fuori e sarebbe così. Berlsuconi è stato acqua di rose, si occupava solo dei suoi affari e dei suoi affini, alti papaveri. Qui ci troveremmo ad affrontare il colore locale: il nero. Semplicemente non mi importa nulla dei motivi che sostengono questo governo, lo capisco e lo vedo, ma potrebbe garantirci una vitarella passabile, forse non solo a noi altri. Non voglio l’altro a priori. Perchè si sostiene con un’ideolatria che ben si consosce e che mi importa assai se ha diritti. Glieli nego.
        p.s. Oggi ho visto per altri motivi l’assessore(pd) alla cultura.MI è indifferente come persona e come politico. Mi ha tuttavia confermato che qui a Lecco sarà l’invasione dei mostri verdi al decadere della giunta attuale in primavera. GIunta che è vero non ha fatto che poco per creare altre condizioni e la città è un deserto dove manifesti 2×2 annunciano la gara di taglio del fieno in piazza, la Scigamatt. Non ci sono cinema tranne uno, dei preti che programma film antichi o cosiddetti per famiglie. Questo però è il paese reale del popolo di cui parlano Salvini e Meloni. Preferisco sterilizzarlo dopo averlo analizzato. Come l’Ebola.

        • agbiuso

          Settembre 9, 2019

          Caro Pasquale, “preferire il male minore” quando il male minore è la perdita progressiva e inarrestabile dei diritti sociali, come è accaduto in Grecia, significa essere già sconfitti.
          A venir massacrate sono soprattutto le nuove generazioni, come già si vede da anni.
          La paura del corpo elettorale, inoltre, è un segnale di radicale sfiducia nella democrazia, vale a dire è il germe di ogni fascismo.
          Quello di cui parli sono momenti e contesti puramente spettacolari. I nemici della libertà e della giustizia, i violenti contro il mondo, abitano altrove e sono inappuntabili, non appaiono per nulla ‘plebei’.
          Oggi hai visto -io non seguo telegiornali e leggo i giornali solo il minimo indispensabile- quei saluti romani che costituiscono un elemento fondamentale per chi in Italia (e in Europa) vuole negare i diritti dei popoli e delle classi meno abbienti. Senza questi “saluti”, infatti, avrebbero meno pretesti per sterilizzare i risultati elettorali.
          In ogni caso si tratta di spettacoli destinati a oggi e a pochi altri giorni. Ma domani? E dopodomani? E poi? Quello dev’essere l’orizzonte.

  • Vito Nardiello

    Settembre 9, 2019

    Bell’articolo! Condivido ogni considerazione fatta.

  • Pier Vittorio Molinario

    Settembre 8, 2019

    Ben detto,Alberto!
    (Posso chiederti chi è l’autore della fotografia che introduce il tuo precedente articolo “Fiumi”? Grazie)

    • agbiuso

      Settembre 8, 2019

      Grazie, Pier Vittorio.
      Il nome del fotografo si trova nell’articolo stesso, subito sotto la locandina 🙂

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