Giovanni Gentile
in Vita pensata, numero 22, maggio 2020
pagine 70-79
Le parole di modestia che Giovanni Gentile formula nella prefazione del 1920 al suo capolavoro non costituiscono un’affermazione di circostanza ma sono già parte coerente del sistema: «Ogni libro è via, e non mèta; vuol essere vita, non morte. E finché si vive, convien continuare a pensare» (Teoria generale dello spirito come atto puro, p. 75). L’attualismo è anche e specialmente questo già e non ancora, è una tensione verso un assoluto fuori dal tempo e fondante il reale che però si dispiega tutto nell’atto temporale del suo farsi. È, questa, una delle più feconde contraddizioni non di Gentile soltanto ma dell’intera storia della metafisica. Perché non è una semplice contraddizione ma costituisce il tentativo di intendere, cogliere e spiegare l’unità molteplice del mondo, la differente identità del reale
In questo saggio ho tentato una sintesi di una filosofia complessa, molto lontana dalle mie prospettive e dunque feconda del confronto. Gentile rappresenta il culmine di ogni possibile idealismo e anche per questo lo capovolge in un immanentismo radicale. Ben se ne accorse la Chiesa cattolica che inserì le sue opere nell’Indice dei libri proibiti.
Nel testo non si trova nessun riferimento alla pedagogia gentiliana, che merita un’analisi a parte, fondata com’è sulla struttura socratica del fatto educativo, il quale non è frutto né del maestro né dell’allievo ma della loro relazione.
Il saggio è diviso nei seguenti paragrafi:
- Un trionfo della soggettività?
- Estetica, linguaggio, ermeneutica
- Gnoseologia, fisica, antirealismo
- Filosofia pratica
- Ontologia e logica
- Gentile antimetafisico
- Essere e verità
- Immanentismo
- Divenire e processo






Un articolo è sfuggito alla spazzatura politicamente corretta del quotidiano la Repubblica.
Si tratta infatti di un testo di Carlo Galli dedicato al pensiero e all’opera di Giovanni Gentile. Una analisi bella e rigorosa, che riconosce il valore dell’uomo Gentile e della sua opera, dentro ma anche al di là delle circostanze storiche.
Ne riporto due brani e invito a leggere per intero il breve testo.
«Un’impressionante manifestazione di come si costruisce un’egemonia culturale non con le ripicche né con la violenza ma sviluppando con coerenza sia il pensiero sia l’azione a partire da un punto di vista specifico con l’obiettivo di produrre un ordine un sistema di istituzioni capace di dare spazio non solo alla parte egemone ma a tutte (o a molte) delle realtà e delle posizioni coinvolte.
[…]
Ma la sua opera di rinnovamento scientifico e di organizzazione culturale e didattica è un esempio di egemonia capace di sopravvivere a sé stessa perché è stata a lungo patrimonio comune della nazione nel segno oggi non facilmente imitabile del rigore scientifico e della libertà dello spirito».
Perché la cultura del nostro Paese è così gentiliana, la Repubblica, 29.5.2025