Militarizzazione del territorio, manganelli, lacrimogeni ad altezza d’uomo, ruspe, distruzione delle tende dei cittadini, armi chimiche. Anziani, donne, persone inermi picchiate, inseguite nei boschi, insanguinate. Perché? Questa è l’azione dei manichini armati al servizio delle aziende mafiose, dei partiti corrotti, delle banche per le quali un’opera tecnicamente ed economicamente del tutto inutile e dannosa -la linea ad Alta Velocità da Torino a Lione- è una fonte di danaro fuori da ogni controllo. La pagheremo tutti noi quest’opera, con i nostri soldi, con le tasse, con i servizi sempre più scadenti. Valli distrutte, umani umiliati, potenti ghignanti. No, non si tratta di una questione soltanto locale. È la metafora più pregnante della guerra che lo stato sta conducendo contro i cittadini italiani, della distruzione di risorse comuni che il peggior governo e la peggiore opposizione dell’Italia repubblicana vanno praticando con tenace volontà di morte.
La grande stampa (per non dire le televisioni) è quasi tutta schierata a favore della disinformazione. Anche per questo invito a visitare il sito No Tav e a vedere due filmati. Nel primo una donna espone le ragioni del rifiuto del Tav a una schiera di poliziotti rigidi come burattini. Il secondo è un’efficace sintesi di testi, immagini, voci che documentano quanto sta avvenendo in Val di Susa. Durano nove minuti ciascuno. Meritano il nostro tempo.

Fisica e politica
Fisica e politica Aldous, 29 novembre 2025 Pagine 1-3 Articolo sul sito della rivista Pdf dell’articolo In questo articolo ho (brevemente) analizzato la





Sorveglianza speciale per Giorgio, No Tav della prima ora
Notav.info, 28.6.2012
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Un nuovo tentativo della questura di Torino di arginare l’agire del movimento No Tav. Sì, di questo stiamo parlando, di una goffa manovra che prova a limitare le libertà di movimento di un altro attivista. Rientro notturno presso la propria dimora, divieto di frequentare pregiudicati, divieto di lasciare il comune di residenza, Bussoleno per un totale di anni 3.
Ma riannodiamo il bandolo della matassa e proviamo a capire la genesi di questo provvedimento. Tutto inizia con la maxi inchiesta del marzo 2022 che porta Giorgio e molti altri No Tav in carcere o bloccati da misure cautelari come gli arresti domiciliari. E’ la famosa inchiesta per associazione sovversiva che prova a depotenziare le fastidiose e continue iniziative di lotta portate avanti in Valsusa e a Torino. Giorgio, storico militante no tav è in questa inchiesta e finisce in carcere. Poco dopo però le cose iniziano a non funzionare. La solidarietà è tanta e il teorema accusatorio della questura, controfirmato dalla procura di Torino inizia a cedere. Nel giro di alcuni mesi le misure cautelari finiscono e con l’inizio del processo quasi tutte le restrizioni imposte spariscono. Nulla rimane di quella che doveva essere (forse nei perversi sogni di qualche questurino) il colpo di grazia al movimento No Tav.
Rendendosi dunque conto del pugno di mosche rimasto tra le loro mani ecco che i solerti uffici della Digos torinese si inventano in modo raffazzonato e affannato la richiesta di sorveglianza speciale. Inizia così una corsa contro il tempo per provare a impedire agibilità e movimento a Giorgio che ormai da mesi, uscito dal carcere, anima presidi, cortei e iniziative in valsusa.
In particolare l’ufficio prova con un copioso dossier a negarne l’agibilità in Bussoleno. Paese centrale per le mobilitazioni dove Giorgio risiede da decenni.
Grazie anche alle udienze e alle capacità della difesa, quello che doveva essere un confino lontano dalla valsusa non è stato. Resta però per lui l’obbligo di rientro notturno dopo le ore 21, il divieto di frequentare in alcuni orari i locali pubblici e le pubbliche riunioni. Il divieto di accompagnarsi a pregiudicati, il ritiro e l’annullamento dei documenti di identità quali patenti di guida o passaporti sostituiti da un libretto rosso da esibire ad ogni eventuale controllo. Ci troviamo comunque di fronte all’ennesima provocazione e limitazione rivolta ad un attivista storico del movimento in un tempo cruciale ed importante.
Oggi Giorgio ha dunque deciso di non abbassare la testa e di continuare a lottare, frequentando le assemblee e partecipando alle iniziative rendendo pubbliche le sue intenzioni e i suoi spostamenti. Attività che per la procura di Torino e la Questura sono criminali e che in valsusa invece sono impegno e valore in difesa dell’ambiente e della terra. Un’altra contraddizione, un’altra lotta, ancora terreno da attraversare a testa alta.
“Ancora una volta lo Stato si è messo al servizio di un pugno di padroni e di eletti che, di fronte al potere popolare di una protesta gioiosa e determinata, non hanno altro che armi e paura per adempiere al saccheggio di TELT, promotore del progetto”
Qui il documento integrale:
Comunicato congiunto del coordinamento degli oppositori al TAV Lione-Torino: oltre 5.000 persone alla mobilitazione internazionale contro il TAV Torino-Lione nonostante i divieti e le violenze della polizia
17.6.2023
Pacco di natale: dall’UE mancano 2 miliardi per il TAV. Salvini che fa?
notav.info, 14.12.2022
Dall’articolo:
“Ora però i nodi vengono al pettine. Per il periodo 2023-2027 quando, secondo i promotori, il progetto TAV dovrebbe entrare nel vivo il finanziamento effettivo che viene dall’Europa non solo non arriverà al 55% ma non toccherà nemmeno il 40%: dei 5 miliardi di appalti assegnati l’UE non prevede di pagarne oltre il 20%. Detto altrimenti, da TELT avevano assicurato che Bruxelles ci avrebbe messo 2,7 miliardi di euro, ne sono arrivati in realtà appena 800 milioni.
Come mette nero su bianco la nota redatta seguita della conferenza inter-governativa, la commissione ha fatto intendere “la difficoltà a finanziare il progetto” per “il limitato budget a disposizione” (cf. La stampa di oggi). Insomma, non c’è trippa per gatti. Nel frattempo, anche la Francia nicchia. Delle tratte di accesso al tunnel transfrontaliero non c’è ancora traccia nemmeno a livello progettuale. E per quanto riguarda la pecunia, il ministro Beaunne ha dichiarato ieri che serve ancora tempo perché lo schema di finanziamento dev’essere ancora chiarito (e alcune collettività locali, come quella di Chambery, hanno già fatto marcia indietro e dichiarato che non metteranno i soldi annunciati).
Insomma, come vaticinato da quei cattivoni dei no tav, il TAV è un grande pacco e l’Italia finirà per ritrovarsi col celeberrimo cerino in mano. A poco servono ormai i balbettamenti a cui si è abbandonato ieri il povero ministro Salvini in conferenza stampa (“ma noi, ma noi, ci abbiamo messo 2 miliardi!”), d’altronde la linea il capitone l’aveva dichiarata qualche giorno “col TAV andiamo dritti come treni”. Contro un muro, aggiungiamo noi”.
In migliaia in marcia contro il fortino fantasma!
notav.info, 30.7.2022
La manifestazione No Tav organizzata all’interno della tre giorni del Festival Alta Felicità in Valsusa si è da poco conclusa, e già leggiamo i piagnistei da parte della Questura e dei loro sindacati, tempestivamente riportati dai mezzi stampa con ricostruzioni acritiche, se non addirittura fantasiose.
Un gioco, una mini-riproduzione di un ariete (pendolo) per nulla offensivo, viene messo a disposizione di grandi e piccini e fatto diventare dalla stampa lo strumento di “sfondamento” dei manifestanti, e i bambini e gli anziani che lo provano dei “provetti assalitori”. Ma davvero, come si fa a credere a certe cose? E come si possono riportare certe notizie senza alcuna verifica?
Ciò che corrisponde al vero è che la manifestazione di oggi pomeriggio è stata grande e partecipata, soprattutto da giovani e giovanissimi che evidentemente hanno davvero a cuore il proprio futuro e la Terra su cui vivono.
L’ennesimo avamposto militare, il fortino del nulla, fatto piovere nel cuore della nostra valle a difesa di interessi loschi e privatistici, è stato circondato e contestato.
L’ennesimo spreco di denaro pubblico, 5 milioni già spesi per le opere di recinzione e vigilanza, altri 49 preventivati da qui a fine opera. Non sono briciole in tempi di guerra e di povertà con cui milioni di famiglie italiane fanno i conti quotidianamente, ma a quanto pare ciò che fa notizia sono i giochi che riproducono trabucchi medioevali e i finti feriti della polizia.
Rivendichiamo il diritto a difendere il nostro territorio dallo scempio che quotidianamente, e da decenni, ci viene imposto e orgogliosamente lottiamo per il futuro di tutti, per il Pianeta, insieme a milioni di persone in tutto il mondo.
I Popoli in rivolta scrivono la storia
No Tav fino alla vittoria!
Nuntio vobis gaudium magnum: habemus Tav Milano – Parigi
Davide Amerio – notav.info, 19.12.2021
“Udite udite! Popolo indegno e di poca fede: il Tav tanto agognato che condurrà le migliaia, che dico!, i milioni, di passeggeri che desiderano recarsi da Milano a Parigi, e vice versa, è oggi, finalmente, realtà.
Trenitalia annuncia (di nuovo) la nuova tratta Milano-Parigi via Frecciarossa: un treno iper accessoriato di ogni comodità con, niente di meno, il pranzo gestito direttamente dallo chef Cracco!
Frecciarossa ambisce a fare concorrenza al TGV francese che percorre la stessa linea. La notizia appare in pompa magna sui rotocalchi cartacei e web con tanto di intervista a Luigi Corradi, amministratore delegato di Trenitalia. Non la prendono molto bene un po’ di sudditi infedeli che si domandano come mai si pensi molto ai collegamenti con l’estero, mentre in Italia le linee, in certe zone, sopratutto nel sud, richiedono le stesse ore per andare da Milano a Parigi, ma su tratte da 150 km. Per non parlare dei pendolari che la cucina di Cracco proprio se la sognano, e si accontenterebbero di un panino decente, e di non viaggiare in carri bestiame, nei quali il funzionamento dell’aria condizionata (calda o fredda) è opzionale e casuale.
E qui, scesi dal treno della propaganda e delle veline pro domo Trenitalia, ci rendiamo conto della totale assenza di domande che, uno straccio di giornalista (o sedicente tale), potrebbe porre al mega direttore galattico amministratore delegato. Tanto per fare qualche esempio (non sia mai che qualche giornalista accreditato prendesse spunto):
1) Lei ci sta dicendo che farete concorrenza al TGV francese: ma quanti sono realmente gli utenti che viaggiano ogni giorno tra Milano e Parigi? Sono sufficienti per rientrare dei costi?
2) Dunque il Frecciarossa passerà sulla linea storica: quella Torino Bardonecchia che, ci raccontate da trent’anni, è satura e obsoleta, nonché poco sicura (a vostro dire). Ma come siete riusciti a programmare quattro viaggi giornalieri su quella linea così satura? Siete stati davvero in gamba! E se quella linea è poco sicura, vi sembra il caso di trasportare persone sulla stessa?
3) Sappiamo il Frecciarossa può viaggiare a 300km orari; com’è possibile dichiarare quella velocità se la tratta storica non lo consente avendo una struttura tradizionale? È al corrente che il TGV francese è costretto a viaggiare sulla linea tradizionale tra Torino e Milano perché la nuova linea AV (TAV) che avete costruito non è compatibile con il TGV?
4) Perché continuate a dichiarare che i prezzi del biglietto partono da 23 euro, quando questo si riferisce ad un numero estremamente limitato di biglietti che è necessario prenotare mesi e mesi prima del viaggio (con tutte le incognite del caso) e non sono rimborsabili?
5) Non le sembra Trenitalia continui ad occuparsi della fascia “alta” degli utenti mentre trascura notevolmente le linee tradizionali, molto più frequentate, per le quali i cittadini, pendolari in primis, subiscono ritardi e disagi? Che cosa state facendo in merito?
6) Avete continuamente dichiarato, in questi 30 anni, che era necessario costruire una nuova linea AV (TAV) per collegarci con la Francia e con l’Europa! Ora il Frecciarossa si collega a Parigi senza nessuna linea nuova. Non che è che in questi 30 anni avete raccontato balle dal momento che il collegamento era già esistente e garantito dal TGV francese?
7) Per quale motivo allora bisogna costruire una nuova linea AV devastando la Val Susa con un progetto di cui è stata ampiamente dimostrata l’inutilità da non pochi studi ingegneristici? Perché continuate ad ostinarvi nel voler distruggere la Val Susa con i vostri cantieri in favore di Telt?
Perché non vi preoccupate di migliorare le linee esistenti, metterle in sicurezza, garantire carrozze agevoli, servizi puntuali, migliorare le linee di collegamento (per esempio quelle con un senso unico di marcia), in diversi luoghi del paese?
9) 30 anni fa potevi viaggiare tra Torino e Roma in un viaggio abbastanza comodo, con prezzi alla portata di tutti, mangiando più che bene nella carrozza ristorante delle vecchie FS (e Cracco nessuno se lo filava). Oggi lo stesso viaggio dura meno, ma a costi molto più alti se viaggi in AV. Non vi sembra di aver costruito un modello aziendale tutto incentrato sul business e sul privilegio, mentre le persone normali (la maggioranza degli utenti) ne subiscono i costi e i disagi?
10) Lei parla di concorrenza. Però quando in Italia avete avuto dei potenziali concorrenti, come la linea tra Torino e Milano di Arenaway vi siete prodigati a intralciarla sino a farla fallire. Qual’è il vostro concetto di concorrenza?
11) Come pensate di rientrare dei costi dell’intera infrastruttura AV, quando a mala pena il costo (alto) del biglietto copre i costi gestione corrente? Non state forse aumentando il debito pubblico italiano per una infrastruttura per lo più inutile, sapendo che una linea AV è giustificabile se la tratta copre almeno 400km tra due città che abbiamo una popolazione di almeno 2.000.000 di anime cadauna? (e l’unico caso italiano sarebbe quindi Milano-Roma)
12) Non sarebbe stato più utile, per il paese, per i cittadini, investire tutti quei soldi in miglioramenti delle linee esistenti, nuove linee laddove potrebbero servire, nuovi servizi, maggior sicurezza, treni moderni, etc etc?
Ecco, queste potrebbero essere alcune domande da porre; ma naturalmente lo facciamo noi che non siamo giornalisti, bensì umili propositori di dubbi, non accreditati, o accreditabili. Sa va sans dire…”
NoTav.info, 3.10.2021
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Houston abbiamo un problema: abbiamo fatto un buco nell’acqua
Solo ieri il Vice Presidente CE, a Milano, affermava che la prima emergenza di tutti i governi è quella della sicurezza della popolazione e oggi il pericolo più grave è il cambiamento climatico.
Nel mentre nei meandri del tunnel geognostico di Chiomonte, gli addetti ai controlli, notavano un rivolo di acqua che in pochi secondi è diventato un bel ruscello che velocissimo ha allagato i 7 km di lavori fin’ora svolti. Così hanno chiamato i Pompieri che in tutta risposta gli hanno detto “siamo attrezzati per svuotare cantine e non montagne”.
Le imponenti pompe idrauliche, infatti, 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno “prelevano le acque dalle vasche di raccolta, e le rigurgitano all’esterno dello scavo verso la Val Clarea, spingendole per km come in una gigantesca siringa” come si legge su La Stampa di oggi.
Quindi questi fenomeni di Telt hanno devastato una montagna, per un tunnel che serve proprio per vedere cosa c’è al suo interno, hanno trovato solo acqua, la stessa che ora gli ha occupato i loro 7 km di cratere mortifero.
La natura si ribella bloccando brutalmente i lavori nel tunnel Tav di Chiomonte. E da Telt minimizzano un problema molto grave con un “macché è tutto sotto controllo”.
Ma il Vice Presidente della Commissione Europea è a conoscenza degli impieghi di consumo energetico per il funzionamento delle pompe idrauliche? Dello spreco d’acqua, di questa importante portata? Gli stessi comuni della valle di Susa non hanno invece risorse per tutelare le popolazioni dalle cicliche e annunciate alluvioni.
Dentro Telt solo pericolosi incompetenti, una vera e propria minaccia per la salute di questo territorio e di chi lo vive, sprecando ingenti fondi pubblici che vengono sottratti ai servizi realmente necessari.
Vogliamo Telt fuori dalla Valsusa.
Eh sì, ritenere -come molti che si credono “di sinistra”- che gli strumenti della repressione si fermino a un solo e preciso obiettivo è da stolti.
La ferocia dell’autorità non conosce altri confini che gli anticorpi della resistenza, della ribellione, della libertà.
La violenza in Val Susa.
Sì, la violenza della polizia. Una donna colpita e gravemente ferita.
Non hanno proprio vergogna.
Fonte: notav.info, 27.8.2021
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Martedì sera (24 agosto) durante il consueto apericena a San Didero, organizzato dai comitati No Tav della bassa valle e dal movimento, si è svolto anche un sonante Cacerolazo che, per chi non lo sa, si tratta una forma di protesta che consiste nel battere su pentole e coperchi facendo rumore per esprimere il proprio dissenso.
Durante il cacerolazo ci si è spostati verso le reti “betafence” che circondano il fortino dove dovrebbe aprirsi il cantiere per il nuovo autoporto di San Didero. “Dovrebbe” perché al momento dietro a quelle recinzioni composte da jersey e reti di ferro retrosaldate alte tre metri, su cui – per non far mancare nulla – sono posizionati metri e metri di filo spinato israeliano, non succede assolutamente nulla se non il bivaccare di ingenti forze di polizia che presidiano il terreno 24h su 24.
È cominciata così la battitura delle reti, delle pentole e dei coperchi, le forze dell’ordine hanno mandato avanti gli idranti che poco dopo hanno cominciato a sparare il loro forte getto contro i/le No Tav. Fino a quando hanno scagliato un violento getto d’acqua contro una signora che, avvolta nella sua bandiera No Tav, batteva sulla sua pentola ai margini della recinzione del fortino.
La dura e violenta ondata d’acqua, come si vede perfettamente nel filmato, l’ha subito scaraventata in terra, ma evidentemente ai solerti amanti della violenza impunita non è bastato agire su una donna che altro non faceva che provocare un po’ di rumore, visto che l’idrante ha continuato a infierire sulla signora per diversi secondi.
Il risultato? Un viaggio in ospedale dove le sono state accertate diverse lesioni gravi che la costringeranno a doversi sottoporre anche ad un intervento chirurgico.
Siamo esausti di essere tacciati per violenti, quando di fatto la violenza che ci viene inflitta da parte di chi invece puntualmente esprime fiumi di piagnistei esclusivamente perché non è in grado di difendere i cantieri mortiferi avanzati da Telt e dentro ai quali non si muove una foglia, se non quella dei denari che si spostano nelle tasche dei dirigenti.
La violenza delle forze di polizia è nuovamente tornata in auge, non sono bastati i lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo e nemmeno che uno di essi abbia colpito Giovanna ad Aprile, non sono bastate le pietre tirate in testa ai/alle No Tav durante le iniziative in Clarea, l’estate si chiude anche con una nuova vittima di violenza da parte della mano dello Stato che questa volta ha colpito con l’utilizzo, appunto, dell’idrante.
E se in Val Susa ci si difende dalla distruzione dei territori da 30 anni, sono altrettanti anni che ci si difende dalle violenze delle forze dell’ordine. E mentre a inizio agosto si scomodavano persino la Ministra dell’Interno e il Capo della Polizia, per partecipare al tavolino istituzionale insieme al Capo della Questura e al Prefetto di Torino, in Val Susa è bastata una “spentolata” per dare sfogo alla brutale furia delle forze dell’ordine che – evidentemente – hanno anche scarsa capacità nell’utilizzo degli strumenti dati loro in dotazione, visto che prima dell’attivista No Tav lo stesso idrante aveva colpito per errore il loro gazebo, all’interno del recinto, rasandolo in frantumi.
Ma la vita umana vale molto di più di un ridicolo gazebo, per questo inviamo alla nostra compagna tutta la solidarietà che merita e il grande abbraccio del movimento No Tav che si stringe a lei contro gli abusi in divisa che siamo saturi di ricevere in Val Susa, al contrario della sequela di dichiarazioni ridicole dei politicanti di turno che puntualmente si scatenano a seguito di un’iniziativa di lotta, come ad esempio “noi non siamo contro al dissenso se questo si esprime senza violenza”. Ebbene a lor signori dalla lingua fin troppo lunga inviamo il nostro sgomento perché evidentemente chi dice queste cose o è in malafede o non conosce quello che succede in Valsusa e allora sarebbe meglio tacere prima di porgere il fianco a chi invece commette reali violenze che perdurano nel tempo sulla pelle di chi, invece, con coraggio partecipa alle iniziative contro la costruzione di un’opera dannosa e distruttiva per la salute e per l’ambiente.
Respingiamo anche quel senso di paura che vorrebbero indurre i fantomatici detentori dell’ordine pubblico, con questi gesti di tale bassezza umana e socioculturale, visto che ogni volta che toccano una/un No Tav la comunità si rafforza e con essa cresce la necessità di lottare ancora di più.
All’attivista No Tav colpita mandiamo un caloroso augurio di pronta guarigione certi di rincontrarci nelle iniziative per la salvaguardia di un futuro libero per tutte e tutti.
Avanti No Tav!
Proiettili di gomma, divieto di manifestare: come i sindacati di polizia vogliono chiudere la bocca ai no tav
notav.info, 10.8.2021
Dopo la “caporetto” delle truppe a difesa del cantiere del 31 luglio scorso si è scatenata la gara tra i sindacati di polizia a chi la spara più grossa. In questi giorni abbiamo assistito a una serie di proposte surreali fatte a mezzo stampa da tutori dell’ordine evidentemente con poco familiarità del diritto di manifestare oltre che del territorio della Val Susa.
La prima invocazione di questi rambo un po’ frustrati è quella di poter sparare proiettili di gomma sui no tav. Parliamo di armi non convenzionali, criticate da ogni parte per la loro letalità (basti pensare che in Francia 17 persone hanno perso un occhio durante il movimento dei gilet gialli) e di cui Amnesty international chiede da tempo il divieto. Invece loro chiedono licenza di mutilare?
L’altra proposta è quella di sgomberare i presidi no tav. Insomma, da una parte si afferma che protestare “pacificamente” contro il tav è legittimo (vivaddio!), dall’altra si chiede di demolire i luoghi in cui i comitati della val Susa organizzano discussioni, presentazioni di libri e pranzi condivisi per opporsi all’opera. Tra l’altro i presidi sorgono tutti su terreni regolarmente detenuti da privati o messi a disposizione dalle amministrazioni comunali che possono disporne come meglio credono quindi non si capisce quindi bene a quale titolo si potrebbe procedere allo sgombero ma tant’è.
L’ultima proposta è quella di impedire manifestazioni “in un raggio di 20 km dal cantiere”. Per farsi un’idea si tratta di un’area che andrebbe da Beaulard a Rosta e Rivera compresi le valli di Viù la Val Sangone con Giaveno Trana e Coazze e praticamente quasi tutta la Val Chisone e Germanasca. Se poi si dovesse immaginare anche il cantiere di Salbertrand e di Caprie, allora i divieti arriverebbero dal Sestriere e Bardonecchia fino alle porte di Torino.
Achtung Banditen!
La violenza della polizia e del suo ministro.
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Facciamoci sentire dalla ministra Lamorgese: lunedì 09/08 ore 11,00 presidio comunicativo in Piazza Castello.
notav.info, 6.8.2021
Lunedì 9 agosto la ministra degli interni Lamorgese, accompagnata dal capo della polizia, sarà a Torino in piazza Castello presso la prefettura del capoluogo piemontese. Un evento assai inconsueto, un incontro ai massimi livelli che la dice lunga su come lo stato italiano intenda l’emergenza sicurezza. Non ricordiamo infatti di aver visto la ministra in trasferta per far sentire che le istituzioni ci sono in occasione dello scioglimento di intere giunte comunali per mafia o per le numerosi morti sul lavoro di operai: il nemico pubblico sono i No Tav.
Andrà quindi in scena un “siparietto” con cui la ministra viene a pagare il suo pegno ai sindacati di polizia dopo la “caporetto” dell’ordine pubblico (cit. Consap) che è andata in scena il 30 luglio a Chiomonte, tutto per cercare di rappresentare su un palco artificiale e “istituzionale” la favoletta de “le pecorelle indifese” delle forze dell’ordine.
Per quanto ci riguarda siamo stanchi di questa narrazione indecente e ancora una volta saremo presenti in piazza, con una delegazione, a portare altre immagini.
Sono quelle reali di un’altra storia, non quella dei giornali ma quella dei territori e delle persone. Volti sfigurati dalla violenza della polizia, natura stuprata dalle ruspe e criminali, non pecorelle che con una divisa e uno stipendio impunemente lanciano proiettili e sassi sui No Tav.
Ci vediamo lunedì 9 agosto alle ore 11,00 in Piazza Castello, portiamo le bandiere per dare vita a un presidio comunicativo in perfetto stile No Tav!
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I violenti siete voi! Sulla narrazione delle “pecorelle indifese” e delle loro rocambolesche dichiarazioni
Notav.info, 4.8.2021
Nei giorni scorsi abbiamo letto su diversi quotidiani nazionali e locali, le rocambolesche dichiarazioni di diverse figure politiche capeggiate da quelle della Ministra Lamorgese, tutte appiattite a condannare la violenza – a loro dire – inflitta dai No Tav.
Ma non solo, anche il solito Siulp con un fare da piagnisteo, si è ripetutamente lamentato che sono 15 anni che le forze di polizia si trovano a salvaguardare le zone d’interesse per il Tav Torino-Lione in condizioni di estremo pericolo per la vita degli agenti, come se fosse compito loro badare ai grandi cantieri.
Tutti urlano a leggi più severe, invocando provvedimenti come una legge sul terrorismo di piazza, l’introduzione dei proiettili di gomma per sedare la violenza e addirittura la galera per fatti considerati inaccettabili.
Ci piacerebbe ricordare a tutti loro, però, che, come ha detto bene anche il Sindaco di Venaus, il Tav Torino-Lione è di per sé un’opera violenta per il territorio e per la salute di chi lo vive.
Questa narrazione delle pecorelle indifese in balia dei No Tav non regge neanche per un secondo: di seguito alleghiamo foto e video dei lacrimogeni sparati ad altezza uomo puntando al volto o alla testa dei manifestanti o i lanci di sassi lanciati in testa agli stessi da un’altezza di circa 15 metri.
[La testimonianza continua qui]
Il dispiegamento di un esercito di occupazione rappresenta la violenza massima dello Stato contro le comunità e i cittadini. Ma tutti i ministri di polizia hanno sempre parlato come Lamorgese, hanno cioè mentito.
Non bastano 10.000 agenti per fermare i No Tav
notav.info, 31.7.2021
Il grido No Tav ha di nuovo squarciato il silenzio in Val di Susa. In 7.000, nonostante un tempo incerto, hanno infilato scarpe e scarponi per lasciare le tende del Weekend Alta Felicità alla volta del cantiere della nuova Torino-Lione.
Un lungo serpentone ha iniziato dalle 14:30 a snodarsi dalle strade di Venaus, composto dai tantissimi che hanno voluto vedere con i propri occhi il mostro che ha cominciato a mangiare alberi e torrenti della Val Clarea. No tav storici, valsusini, ma anche tantissimi giovani venuti a respirare a pieni polmoni un’aria che si è fatta sempre più rara: quella della lotta e della libertà. Una gioia immensa vedere queste facce nuove, con la voglia di partecipare, con la convinzione di essere dalla parte giusta, arrivate col sorriso per mettere finalmente da parte il virtuale e tornare al reale. Solo la lotta è vita.
Il corteo ha da prima raggiunto il centro abitato di Giaglione per poi spostarsi sul sentiero gallo romano, su cui gravava ancora una volta la vergognosa interdizione di transito emanata dal prefetto. A rendere concreta la sospensione del diritto di circolazione in questo territorio occupato chiamato Val di Susa, c’era un jersey di cemento armato e filo spinato a sbarrare la via nel bosco.
Mentre alcuni No Tav provavano a tirare giù la barriera con mezzi di fortuna, un altro centinaio ha deciso di prendere i sentieri alti dove ha ingaggiato una serie di azioni di disturbo alle forze dell’ordine impegnate nella difesa del cantiere della vergogna. Nei due casi gli agenti, ne sono stati inviati quasi 10.000 nel solo mese di luglio, hanno gasato i manifestanti confermando il loro ruolo di forze di sicurezza private pagate dallo stato per garantire la tranquillità di qualche multinazionale del cemento.
Nonostante questo enorme dispiegamento di forze un terzo gruppo di No Tav , scendendo dai boschi, è riuscito ad entrare all’interno del cantiere nei pressi dell’area archeologica di Chiomonte tagliando le reti e mettendo fuori uso una jeep lince dell’esercito. Tante azioni che dimostrano che nulla può un esercito mercenario e spaesato contro la determinazione e la conoscenza del territorio di chi è radicato in questa valle.
Usciamo da questa giornata sorpresi una volta di più della capacità del movimento No Tav di coinvolgere tante generazioni differenti a partire da bisogni ed esigenze diverse che si incontrano in uno sguardo comune sul mondo. A conferma di ciò abbiamo visto una marcia attraversata da moltissimi giovani e giovanissimi che ritrovano nel No Tav un campo di lotta pratica contro i responsabili la crisi climatica e nel Festival un momento per tessere relazioni e rapporti in un contesto privo della logica del consumo e dello sfruttamento.
Mentre la politica istituzionale invecchia sui suoi scranni parlamentari, in Val Susa, generazione dopo generazione, la lotta contro la grande opera inutile ed ecocida si rinnova e conquista nuove speranze e motivazioni.
Fa ridere di gusto infine notare come la strategia di silenziamento del movimento No Tav messa in atto dalla maggior parte dei giornali mainstream (con alcune eccezioni), in concerto con la questura, va immediatamente in cortocircuito quando si verificano giornate del genere ed alcuni giornalisti si trovano ad elemosinare notizie e fotografie o a pubblicare articoli inesatti basati sulle veline della questura. Li invitiamo nuovamente a venire a vedere con i loro occhi quanto succede da queste parti e a godere un po’ di aria valsusina.
«Mentre i giornali si riempivano di lacrime di coccodrillo per l’anniversario del G8 di Genova»
Occupazione dei corpi.
Occupazione dei territori.
Occupazione delle vite.
L’autorità, lo Stato, gli (enormi) interessi finanziari.
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Valsusa, estate 2021: lo Stato italiano schiera 10.000 agenti contro il Tav
notav.info, 29.7. 2021
10.000 agenti supplementari. È la cifra rivelata ieri dalla ministra Lamorgese interpellata su quali misure fossero state prese per garantire la tranquillità dei cementificatori contro le proteste No Tav.
Il dispositivo messo in piedi dal ministero dell’interno prevede attualmente 180 unità tra poliziotti e soldati in permanenza a presidiare il cantiere di Chiomonte e 170 sul fronte San Didero, presenza che ovviamente “viene rafforzata in occasione di specifiche iniziative di protesta”. Per il solo mese di luglio sono stati schierate appunto 10.000 unità supplementari rispetto a questo già mastodontico apparato di sicurezza.
Cifre che parlano chiaro: il movimento No Tav continua a essere la spina nel fianco dei governi che si susseguono da 30 anni, la cattiva coscienza di una politica sempre prona agli interessi di poche multinazionali a discapito degli abitanti del territorio, l’incubo di un apparato auto referenziale assolutamente incapace di fare piegare la testa a un movimento genuinamente popolare.
Mentre i giornali si riempivano di lacrime di coccodrillo per l’anniversario del G8 di Genova non si può fare altro che prendere atto che la strategia dello Stato per gestire il dissenso è sempre la stessa. Le questioni sociali sono trattate come materia di ordine pubblico e l’esercito viene regolarmente schierato contro la popolazione civile. Dovremo aspettare altri 20 anni per intendere qualche vagito dai sinceri democratici a scoppio ritardato? Perché qui in Val di Susa il silenzio è assordante…
Il Movimento NoTav e il Partito Democratico:
“Un partito di cui si vergognano tutti – a partire dai suoi sparuti aderenti – incapace di dire una parola chiara su qualsiasi cosa, genuflesso davanti a confindustria mentre generazioni intere muoiono di non-lavoro e precarietà, sempre pronto a sostenere nuove colate di cemento in nome di un fantomatico “progresso” che coincide guarda caso con appalti e vantaggi per gli amici, capace di raccattare voti solo agitando lo spauracchio di una destra da cui sono indistinguibili a partire proprio dal TAV”.
Il breve ma efficace articolo si può leggere qui:
Stato dell’arte: alle primarie PD meno partecipanti che al corteo notav in Val Susa
Notav.Info, 14.6.2021
Un fatto di inaudita gravità, veramente criminale.
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LA POLIZIA LANCIA LE PIETRE CONTRO I GIOVANI NO TAV
notav.info, 2.5.2021
Oggi, al termine dell’iniziativa “pedaliamo contro l’autoporto” organizzata dal Comitato Giovani No TAV, i ragazzi e le ragazze hanno raccolto e portato alla polizia i lacrimogeni lanciati durante le manifestazioni dei giorni scorsi.
Infastidito dal gesto insolente dei e delle No Tav e dalla presenza di persone nel piazzale, un poliziotto ha lanciato pietre in direzione dei ragazzi colpendone uno ad una gamba e sfiorando la testa di un altro.
Il tutto condito dalla frase “dovete morire tutti!”
Questa è la vergognosa gestione dell’ordine pubblico da parte della Questura di Torino in Val di Susa, pietre e lacrimogeni lanciati addosso ai No Tav con l’unico chiaro intento di ferire più persone possibile.
Questo genere di comportamento è possibile perché tollerato e sdoganato dalle alte sfere di Questura e Prefettura!
Eh sì, polizia, forze dell’ordine, governo Draghi lo ripetono di continuo: Prima di tutto la salute dei cittadini.
Fonte: Lacrimogeni sparati ad altezza uomo: ferita grave un’attivista No Tav
“Ieri sera, al termine della manifestazione, i No Tav si sono avvicinati al piazzale per portare un saluto ai presidianti che resitono ancora sul tetto. La reazione delle forze dell’ordine è stata come al solito spropositata, con un enorme lancio di lacrimogeni.
UN’ATTIVISTA NO TAV E ‘GRAVE ALL’OSPEDALE CON EMORAGGIA CELEBRALE E FRATTURE AL VISO, COLPITA GRAVEMENTE DA UN LACRIMOGENO SPARATO AD ALTEZZA UOMO DALLE TRUPPE D’OCCUPAZIONE!”
Telt ammette: da Francia e UE nessuna certezza, i soldi del TAV per ora solo dall’Italia
Notav.info, 17.3.2021
L’articolo si conclude così:
Questo spiega l’imbarazzo della ministra delle infrastrutture Paola De Micheli, nel dicembre scorso, durante l’audizione al senato italiano. Davanti alla richiesta di chiarimenti su quali provvedimenti del bilancio dello stato francese riportino esplicitamente l’indicazione della copertura dei costi della nuova Torino-Lione, la ministra aveva dovuto fare scena muta ammettendo candidamente di non saperlo, semplicemente – aggiungiamo noi – perché questi finanziamenti non esistono. D’altronde carta canta, per ora il soldi sul TAV ce li ha messi solo l’Italia. Parola dell’AD di Fs Gianfranco Battisti: “le risorse a oggi stanziate ammontano a 3,6 miliardi, l’82 per cento delle quali è stato messo a disposizione dal governo italiano”. Tutto chiaro?
Sulle forze del disordine in Val Susa e sulla magistratura che copre le loro violenze.
Risposta dell’avv. Bertone al PG Saluzzo sulle violenze della polizia in val Susa
notav.info, 24.1.2021
Da twitter:
notav.info
@notav_info
20.1.2021
I processi contro i #notav sono ad alta velocità. Quelli contro i magheggioni del TAV invece finiscono in prescrizione. Quanto fa ridere quella scritta “La legge è uguale per tutti” che abbiamo visto ogni volta che siamo entrati nelle aule di un tribunale?
Ecco chi governa davvero l’Italia: Partito Democratico, Lega e Forza Italia. Che polemizzano sul secondario ma concordano sempre sull’essenziale: gli affari e la distruzione ambientale.
Sul Tav le posizioni della Lega, del Partito Democratico, di Forza Italia sono negazioniste dei risultati della ricerca scientifica e assai pericolose per l’ambiente.
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Deus Vult! Gli oscurantisti della Torino – Lione
di Luca Giunti
notav.info, 26.12.2020
Commissione trasporti: Renzi, Lega e PD salvano il contratto truffa sul TAV
notav.info, 23.12.2020
Come abbiamo ampiamente reso conto su queste pagine, negli ultimi giorni si sono svolte alcune audizioni in senato sul tema TAV.
Il quadro emerso è impietoso. L’Italia ha pagato finora l’82% dei lavori, i finanziamenti europei sono ancora tutti sulla carta, l’impatto ambientale sarà disastroso vista la manipolazione delle previsioni di traffico nel futuro tunnel che non compenseranno nemmeno le emissioni generate dalle centinaia di migliaia di camion necessari per costruirlo (senza contare lo stoccaggio di materiale radioattivo, le emissioni di polveri, la deforestazione e le mille altre devastazioni che i nostri lettori ben conoscono). Mentre la ministra De Micheli annunciava l’ennesimo ritardo nei lavori smentendo clamorosamente la società promotrice dell’opera che si era espressa qualche ora prima, il contratto tra Telt, l’Italia e la Francia per fissare i paletti di esecuzione del tav si rivelava non soltanto illegale ma anche truffaldino, con un sovrapprezzo del 15% già previsto nel testo.
Un vero e proprio “pacco” ma non di quelli di natale.
Nonostante le palesi irregolarità e incongruenze emerse durante le audizioni che annunciano già il prevedibile disastro economico ed ecologico se si dovesse procedere col folle progetto della seconda Torino-Lione, il contratto è incredibilmente stato approvato oggi dalla commissione trasporti grazie alla solita concordia bipartisan in materia di appalti da distribuire ad amici e finanziatori.
Il M5S è uscito dall’aula ma il TAV è stato salvato dall’intervento di PD, Lega, Forza Italia e renziani delineando ancora una volta i contorni di quel partito unico degli affari che governa dietro le quinte del teatrino della politica il nostro paese.
Per quanto ci riguarda, le audizioni hanno mostrato per l’ennesima volta che in materia di TAV i partiti sarebbero anche pronti a votare che 2+2=5 e che soltanto una decisa opposizione sul territorio permetterà di impedire la realizzazione dell’opera!
Ora più che mai, no TAV!
Non è il covid!
di Nicoletta Dosio, 10.12.2020
Anche questa sera si torna a casa con la nausea ed i polmoni in fiamme. Non è il Covid: sono almeno un centinaio i lacrimogeni lanciati dal posto di blocco fatto di centinaia e centinaia di agenti in assetto antisommossa, schierati contro di noi giovani e anziani NO TAV.
Finisce così una giornata che ha avuto inizio nel cuore della notte, con l’occupazione militare e le ruspe che abbattono alberi e, per allargare il cantiere TAV devastano il sottobosco dei Mulini, là dove, protette da foglie ed erba secca, dormono le larve della Zerinthia, la farfalla meravigliosa e rarissima per la quale l’Università di Torino ha vantato un progetto di protezione.
Siamo un centinaio di persone, giovani ed anziani. Dopo una breve assemblea al presidio di Venaus, ci siamo messi in cammino verso il posto di blocco che impedisce l’accesso al Comune di Giaglione.
Lontano, molto lontano, al fondo della strada che serpeggia da frazione a frazione e si fa sentiero in mezzo ai boschi, resiste il presidio dei Mulini, un pugno di giovani sotto assedio.
Dopo il bivio dei Passeggeri, scendiamo per un breve tratto, lungo la statale che scende a Susa: un piccolo striscione portato dai ragazzi, qualche fiaccola sopravvissuta ad altre manifestazioni, slogan che ci danno coraggio contro il freddo e la notte .
La strada che sale dal bivio di Giaglione è tutta un lampeggiante blu.
I lacrimogeni ci piovono addosso all’improvviso, a freddo, in risposta a quattro slogan. Ne sono investite pure le case al bivio (vediamo facce spaventate alle finestre). I bossoli lasciano segni anche sulle carrozzerie delle macchine che transitano sulla statale verso casa.
Per sfuggire alla nuvola di veleno cerchiamo di ritornare verso il bivio di Venaus, ma altri lampeggianti blu ci respingono indietro, verso Susa.
Parte un’altra sparatoria di lacrimogeni. Siamo presi da tutte le parti, chiusi tra barriere di fumo che ci impediscono di respirare. Altri lacrimogeni sparati sopra di noi colpiscono la parete di roccia che delimita la strada a nord. Il fumo investe la parte alta di Susa, in direzione della casa di riposo protetta da giardini che nulla possono contro il fumo mortifero.
Intorno tutti tossiscono; c’è chi vomita; le mascherine anticovid, lungi dall’essere una protezione, aumentano il senso di soffocamento, intrappolano l’odore e il bruciore.
Dopo un tempo che sembra infinito, riusciamo a metterci in cammino verso Venaus. Nonostante la situazione difficile, nessuno si è defilato, nessuno ha cercato scampo da solo: anche questa volta, come sempre, si parte e si torna insieme.
Come sono lontani i palazzi del potere, dove, tra arroganza, menzogna e viltà si decide sulla vita e sulla morte di popolazioni e territori… Ma noi sappiamo che nulla potranno contro la testarda determinazione di una collettività che non dimentica il passato e lotta per il diritto alla vita e alla dignità, per tutti
I popoli in rivolta scrivono la storia. NO TAV, fino alla vittoria!
Devastazione ambientale, militarizzazione del territorio, affari per le mafie, istituzioni conniventi.
Il TAV è l’emblema dell’Italia del Partito Democratico, della Lega, del Movimento 5 Stelle.
Il vero volto dello Stato italiano, la complice indifferenza del Parlamento (maggioranza e opposizione), il cinismo criminale del governo Conte, l’azione violenta della polizia e della magistratura.
Un potere mortale non soltanto per la Valsusa.
Cene di lusso e hotel gratis, conclusa l’inchiesta per corruzione contro il PM anti-notav Padalino
notav.info, 13.11.2020
È stata appena notificato l’avviso di chiusura indagini sulla “cricca dei favori” capitanata dal PM anti-notav, Andrea Padalino. Le carte riferiscono di cene gratis in ristornati di lusso e weekend graziosamente offerti al magistrato e consorte nonché operazioni e visite mediche ottenute a titolo di bustarelle.
Il filone principale riguarda gli scambi di cortesie con l’ufficiale della guardia di finanza Fabio Pettinicchio. Tutto comincia quando, con altri 13 colleghi, Pettinicchio è stato condannato a 5 anni per sfruttamento della prostituzione. Gli “angeli in divisa” assicuravano protezione a una serie di locali a luci rosse sul Lago maggiore in cambio di consumazioni gratis e prestazione sessuali. Pettinicchio, dopo il processo in primo grado, ha chiesto aiuto al PM Padalino per preparare la difesa e farla franca. Fondamentale per la cricca il contributo dell’avv. Bertolino (oggi deceduto), altra figura ben conosciuta dai notav perché costantemente nominato per difendere i propri interessi dai poliziotti che si costituiscono parte civile contro i manifestanti valsusini nonché referente del sindacato di polizia salviniano SAP. Il sostegno del PM Padalino all’ufficiale Pettinicchio si sarebbe spinto fino al prestito dell’auto con scorta assegnata al magistrato perché il finanziare potesse tornare con più agio in Piemonte da un viaggio di affari a Roma in cui si preparava la difesa per il processo di appello. Pettinicchio ovviamente non ha mai mancato di restituire le attenzioni dell’uomo di legge con favori e regali. Cena al bistrot Canavacciuolo, diversi soggiorni a costo zero all’Hotel San Rocco di Orta San Giulio.
Non si tratta di episodi isolati, lo schema corruttivo era consolidato e andava avanti da anni. Oltre a queste “consulenze”, prevedeva sostanzialmente che Padalino si facesse assegnare, grazie all’intervento di un appuntato dei carabinieri, i fascicoli “degli amici” che potevano così assicurarsi un esito favorevole dei procedimenti in cui erano coinvolti. Dalle carte emergono altri episodi, una cena da 590 euro mai pagata, operazioni chirurgiche gratis e così via.
Al di là di queste quadro vergognoso riportato dai giornali, arriviamo ora all’elefante nel corridoio di cui non vediamo traccia sui giornali visto che, per poter almeno scorgerne la proboscide, servirebbe quel coraggio che ai paladini dell’informazione italiana ha fatto difetto in 30 anni di lotta di notav e continua a fare difetto ancora oggi.
Quando parliamo del signor Padalino non stiamo parlando di un PM qualsiasi, stiamo parlando di un PM che ha fatto carriera provando a reprimere forse il più importante e duraturo movimento sociale esistito negli ultimi anni nel nostro paese. Questa inchiesta non è un fulmine a ciel sereno. L’azione profondamente corrotta della procura di Torino è stata denunciata per oltre un decennio dal movimento notav, i cui attivisti stanno tutt’ora accumulando, proprio grazie alle attenzioni del PM Padalino, centinaia di anni di carcere. Una denuncia che è stata ignorata, quando non schernita da politici e giornalisti, la cui ignavia pesa oggi come un macigno. Tutti sapevano del marcio, ma, come nel miglior schema mafioso, nessuno ha detto nulla. Nelle carte dell’inchiesta viene scritto nero su bianco che il procedimento automatico di assegnazione delle indagini, garanzia dell’imparzialità dello svolgimento processuale, veniva costantemente violato grazie all’intervento di un semplice appuntato. Questo non pone forse enormi dubbi su come sono state confidate negli anni decine e decine di inchieste sui notav “casualmente” sempre al solito PM Padalino? Ancora più importante. Dall’inchiesta non emergono singole condotte criminose ma viene fuori in maniera inequivocabile che la benzina che ha mosso negli anni il PM Padalino sono i favori. QUALI favori e da CHI ha ricevuto il procuratore torinese per portare avanti decine di procedimenti contro i notav? La domanda non è “accademica”. Stiamo parlando di processi che sono costati casa, lavora e libertà a chiunque ha osato alzare la testa contro la grande opera che s’ha da fare. Una di loro, Dana, si trova a oggi rinchiusa in carcere con una condanna a due anni per aver tenuto un megafono durante una protesta notav.
Mi hanno ricordato irresistibilmente i “bravi”, i delinquenti al servizio del signorotto del luogo, al quale i poteri istituzionali sono sottoposti. Quella di Conte, Salvini, Telt, del M5S, del PD, dei poliziotti, è ancora l’Italia di Alessandro Manzoni.
Telt comanda e la Questura esegue (VIDEO)
4.8.2020
La mia ammirazione per un popolo che resiste in questo modo alle truppe che occupano il suo territorio, ai governi che lo distruggono, agli interessi criminali che sostengono truppe, partiti e governi.
2/07, Avigliana. Contestazione notturna alla polizia (VIDEO)
La viltà ripugnante del governo Conte, dei partiti e delle istituzioni italiane, mobilitati contro ambiente e popoli, a difesa di interessi innominabili, in un momento tragico per tutti.
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La risposta della lobby alla Corte dei conti, ruspe in Clarea ma i notav resistono sugli alberi
notav.info, 22.6.2020
Notte di resistenza in Val Clarea. Il monitoraggio popolare del cantiere nei giorni scorsi aveva segnalato movimenti di mezzi da lavoro all’interno del perimetro che facevano presagire una ripresa dei lavori. Il coordinamento dei comitati notav ha quindi inaugurato sabato un presidio permanente nella zona dei mulini storici, edifici che dovrebbero essere distrutti dall’avanzare del cantiere come tutta la zona boschiva circostante. Mentre un piccolo corteo improvvisato partiva da Giaglione verso il cantiere per ribadire che nessuno si sarebbe fatto cogliere impreparato, in tutta risposta il governo ha iniziato a spostare centinaia di poliziotti e militari in Val Susa preparandosi ad attaccare il presidio. L’arrivo di decine di mezzi è stato segnalato da sentinelle notav tra Rosta e Avigliana nella serata di ieri.
Come previsto, questa notte, tali e quali ai ladri, i lobbyisti del tunnel hanno tentato di rimettere in moto la macchina del TAV. Alcune ruspe hanno iniziato a provare a sbancare le rive del torrente Clarea per posare una passerella e mettere jersey con filo spinato a difesa del cantiere della vergogna. La polizia in assetto antisommossa ha circondato il presidio ai mulini ma ha dovuto ripiegare. Tutta la notte i notav hanno resistito con fantasia e determinazione, alcuni gruppetti si sono incatenati ai cancelli e altri sono arrampicati sugli alberi sfruttando la conoscenza del territorio accumulata in questi anni di presenza attiva e ricognizioni. Nel frattempo la polizia bloccava l’accesso dal lato di Giaglione a solidali e giornalisti, provando ad isolare i notav barricati. Con un’ordinanza emanata d’urgenza il Ministero dell’interno, per bocca del prefetto, ha chiesto di chiudere tutta via dell’Avanà, tutta via Roma e le zone circostanti incluse tutte le zone boschive/di campo di Giaglione e Chiomonte.
Questa brusca accelerata rappresenta l’ennesima mossa scomposta di TELT & soci. Presi dal panico per la sonora bocciatura del raddoppio della Torino-Lione da parte della Corte dei conti europea, provano goffamente a riprendere in fretta e furia i lavori. Per spostare un po di terra in riva al fiume, per l’ennesima volta, le autorità italiane hanno mobilitato centinaia di poliziotti e carabinieri, con un costo folle, in un momento particolarissimo per tutto il paese che richiederebbe di investire risorse ingenti per ben altre priorità.
Per ora i notav sono per ancora alla zona dei mulini, ci dicono di comunicare a tutti che sono tranquilli e il morale è alto ma servirà la partecipazione di tutti nei prossimi giorni, a partire da oggi lunedi 22 giugno APPUNTAMENTO ALLE ORE 18 al CAMPO SPORTIVO DI GIAGLIONE per dare il cambio ai presidianti della Clarea. Per la lobby sitav il messaggio è forte e chiaro, questo è solo un’anticipazione di cosa vorrà dire per questi signori cantierizzare in un territorio ostile.
AI NOSTRI POSTI CI TROVERETE! FORZA NOTAV!
La razionalità politica e tecnica contro l’irrazionalismo della criminalità politica e mafiosa, contro i suoi inevitabili disastri.
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Il TAV è il nuovo MOSE: siamo ancora in tempo per fermarlo
di Luca Mercalli – il Fatto Quotidiano, 19.11.2019
La prova del Mose doveva essere fatta contro l’imponente acqua alta del 12 novembre e giorni successivi, ma “la Ferrari senza freni”come è stata definita non si poteva nemmeno mettere in moto. Una grande opera di cui in questi giorni si è detto di tutto, ammettendo che non è tecnicamente adatta alle sfide poste dall’aumento del livello dei mari generato dal riscaldamento globale (potenzialmente superiore a 80 cm a fine secolo), e che presenta soluzioni costruttive critiche che richiederanno decine di milioni all’anno di costi di manutenzione.
PERÒ IL RITORNELLO di tutti è stato: ormai è quasi finita, paghiamo quel che c’è da pagare e mettiamola in esercizio. Anche se non funzionerà come dovrebbe. Una vicenda che sembra una sfera di cristallo per immaginare cosa potrebbe accadere al Tav in Val di Susa tra una ventina d’anni. Anche il Mose prima della sua realizzazione fu infatti fortemente osteggiato sul piano tecnicoscientifico da molti autorevoli esperti del settore che proposero progetti alternativi ovviamente mai considerati. Oggi non resta che lo sconsolato “l’avevamo detto”, ma i 5,5 miliardi ormai gli italiani li hanno sborsati, mazzette incluse. Se si legge il circostanziato volume Il MOSE salverà Venezia? degli ingegneri Vincenzo Di Tella, Gaetano Sebastiani e Paolo Vielmo si ha una frustrante narrazione di tutte le proposte tecniche ignorate, lo studio commissionato nel 2008 dal Comune di Venezia allora retto da Cacciari alla società di ingegneria francese Principia che mostrava le debolezze strutturali, ignorato da governi che diventano decisionisti solo in questi casi, e il meschino processo per diffamazione che gli Autori subirono su denuncia del Consorzio Venezia Nuova, unico signore e padrone della laguna, contro il quale chiunque osava aprir bocca veniva ostracizzato e combattuto. Alle sagge voci dei tre valorosi ingegneri aggiungiamo Luigi D’Alpaos, professore emerito del Dipartimento di idraulica dell’Università di Padova e quella ormai spentasi per sempre nel 2017 di Paolo Pirazzoli, brillante dirigente di ricerca del CNRS francese che ci ha lasciato il pamphlet La misura dell’acqua. Come e perché varia il livello marino a Venezia(2011). Anche Pirazzoli fu querelato e poi fortunatamente assolto per aver combattuto il Mose a suon di equazioni! Ma che triste vicenda per un veneziano apprezzato all’estero e odiato dai poteri del gigantismo tecnologico annidatisi come mostri marini nel fango della laguna. Oggi possiamo dire che se quei docenti fossero stati ascoltati forse avremmo un dispositivo più efficace e meno costoso per mettere al sicuro Venezia.
IL CASO DELLA NUOVA LINEA FERROVIARIA Torino-Lione manifesta molte analogie con la débâcle veneziana. Anche qui si tratta di un’opera faraonica, valutata in 9,6 miliardi di euro per il solo tunnel transfrontaliero e oltre 26 per l’intera tratta. Anche qui c’è un gruppo di tecnici che hanno mostrato le contraddizioni del progetto sul piano trasportistico, ambientale ed economico. Basti pensare alla celebre analisi costi-benefici voluta dal ministro Toninelli e affidata a Marco Ponti del Politecnico di Milano la quale, nonostante l’esito negativo, verrà poi ignorata mantenendo inalterato il lento, ma inesorabile avanzamento dell’opera. Eppure se l’imponente mole di dati che la Commissione Tecnica contro la Torino-Lione da decenni tenta di portare all’attenzione del governo (sia italiano, sia francese) venisse considerata, forse si potrebbe ancora evitare di gettare in un buco nero una gigantesca somma di denaro pubblico.
IN QUESTO CASO, a differenza del Mose, l’opera è appena nei suoi primi passi realizzativi e si potrebbe sospendere senza che si arrivi tra qualche anno a dire “ormai è quasi finita, spendiamo quello che c’è ancora da spendere e mettiamola in esercizio ”. Rammentiamo che in Val di Susa esiste già una ferrovia internazionale a doppio binario sotto il tunnel del Fréjus, ampiamente sottoutilizzata. Rammentiamo che non è mai stata fatta un’analisi certificata delle emissioni di gas serra per la cantierizzazione e il funzionamento, tale da assicurare che vi sia beneficio climatico entro gli stretti tempi richiesti dall’accordo di Parigi sul clima e dalla stessa politica ambientale europea, che dà per scontato che le linee ferroviarie siano tutte sostenibili mentre dovrebbe dimostrarlo con le misure. Rammentiamo che la politica europea dell’economia circolare dovrebbe ridurre i transiti di merci invece che aumentarli e che se l’opera non verrà utilizzata secondo le ottimistiche previsioni cartacee sarà spaventosamente antieconomica.
Tutti dati che si continuano a sottoporre ai ministri delle Infrastrutture e dell’Ambiente senza che vengano mai analizzati con profondità. Si liquida la questione con “le decisioni sono già state prese e dunque sono le migliori possibili”. Lo si disse anche per il Mose.
“È solo un passaggio in più in una storia dove, fino a prova contraria, stiamo vincendo noi. […] Nel senso che sono passati trenta anni e il cantiere e la Torino – Lione è inesistente: un fantasma di cui molto si parla ma non si vede perché non c’è. Doveva essere terminata all’inizio del millennio e invece siamo ancora qui, a battere sulle reti dietro a un cantiere vuoto.
[…]
Le prese in giro che si sono concretizzate nell’ultima settimana hanno radici profonde, sono vecchie di trenta anni. Come possiamo accettare un’analisi costi-benefici che dice che l’opera è un assurdo, ma poi si deve fare lo stesso per non precisate ragioni che nessuno mai è riuscito a spiegare? Il neo liberismo si mangia tutto così, qui c’è un punto di resistenza culturale e fisico da presidiare”.
L’intervista integrale alla Prof. Nicoletta Dosio si trova sul manifesto del 28.7.2019:
Nicoletta Dosio: «Il problema non sono i 5stelle ma l’assenza della sinistra»
Comunicato Movimento No Tav su analisi costi-benefici
12.2.2019
Il Governo ha oggi ufficialmente comunicato che l’Analisi Costi Benefici della Torino Lione è negativa.
Decine di anni di riflessioni e di valutazioni trasportistiche, economiche e giuridiche, presentate e sostenute soprattutto dal Movimento No Tav, hanno abbondantemente segnalato che questo progetto è una Grande Opera Inutile e Imposta che, se realizzata, non avrà ritorno positivo.
La decisione del MIT è coerente con i Regolamenti europei CEF e TEN-T che permettono agli Stati membri l’abbandono di un progetto finanziato dalla UE perché la scelta di attuare i progetti è lasciata agli Stati secondo la “capacità di finanziamento pubblico” e la “fattibilità socio-economica”.
Oggi siamo di fronte ad una svolta positiva che, sulla base delle analisi e dei principi di prudenza e di precauzione economica e ambientale, protegge il futuro del Paese, delle sue risorse economiche e ambientali, come una larga parte del Paese ha compreso da tempo.
La decisione positiva di accantonare la Torino-Lione subirà con certezza violenti attacchi da parte dei promotori delle Grandi Opere Inutili e Imposte ad ogni costo, simbolo dello spreco delle risorse economiche ed ambientali.
Il Movimento No TAV analizzerà nei prossimi giorni i due documenti presentati per contribuire a difendere il risultato di una decisione la cui sintesi è positiva.
Tuttavia, già da una prima lettura si rilevano, soprattutto nel Rapporto giuridico, argomentazioni ingannevoli che pare siano state inserite per offrire al decisore politico spazi per capovolgere la decisione.
Il Movimento No TAV denuncerà con fermezza ogni tentativo in questo senso portando argomentazioni giuridiche e fattuali.
Rivendichiamo questo risultato che deriva, non solo dal riconoscimento di scelte sbagliate che i promotori hanno da anni difeso, ma soprattutto dalla tenacia di una lotta popolare che da trent’anni si oppone a questo progetto e al sistema che lo sponsorizza, con tenacia e caparbietà.
Lotta che è costata, a chi negli anni l’ha portata avanti con determinazione, una durissima repressione che non sarebbe stata attivata a danno di molti se gli stessi dati che compaiono nel documento governativo (da sempre conosciuti e divulgati dal Movimento No TAV) fossero stati presi in esame con ragionevolezza e buon senso.
È arrivato il momento di scrivere il capitolo finale della Torino-Lione, e ancora una volta lo scriveremo tutte e tutti insieme.
Movimento No Tav
Errore molto grave del Movimento 5 Stelle, che rischia di diventare come il Partito Democratico. Ed è la conferma che i popoli e i territori devono difendersi da soli contro chi cerca di distruggerli e di venderli al malaffare, che sia un governo nazionale o l’Unione Europea.
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Il Terzo Valico sacrificato sull’altare delle alleanze
notav.info, 13.12.2018
Nonostante la messianica analisi costi benefici sia sfavorevole per l’opera (e come potrebbe essere altrimenti?) oramai, afferma il ministro, sarebbero troppi alti i costi per bloccarla.
Troppi soldi pubblici già spesi, troppi appalti già lanciati ma soprattutto, noi crediamo, troppe promesse fatte all’alleato della Lega che a quei profitti non vuole rinunciare.
Profitti più importanti della distruzione dell’ennesimo territorio di questo paese e della minaccia alla salute delle persone che vi vivono. Più importanti dell’amianto, della corruzione e dei commissariamenti.
l’Italia ha bisogno di altro e chi oggi ha deciso per il prosieguo di quest’opera lo sa molto bene: messa in sicurezza dei territori, piccole opere utili , priorità alle vere esigenze come casa, lavoro, sanità e scuola.
Sull’altare dei giochi di potere questi buoni propositi evidentemente sono sacrificabili per alcuni, per noi no…non lo saranno mai.
Siamo vicini agli attivisti e alle attiviste del movimento No Tav Terzo Valico che in questi anni con dignità e coraggio hanno lottato per difendere la loro terra e il futuro dei loro figli.
Qualsiasi sia l’esito dell’analisi costi benefici che prima o poi arriverà anche sulla Torino Lione, il risultato di questa operazione, come quelle sul Tap, sull’Ilva e sul Muos, conferma una cosa sola: non ci sono governi amici! Anche per questo scenderemo in piazza il 23 marzo a Roma.
Pubblichiamo qui di seguito il comunicato del Movimento No Tav del Terzo Valico:
“Il Ministro Toninelli ha annunciato dal suo profilo facebook che è terminata l’analisi costi/benefici inerente il Terzo Valico. Andate ad ascoltare cosa dice e andate a leggere cosa scrive. Il succo è che la decisione del Governo è quella di proseguire i lavori. Peccato che in campagna elettorale il Movimento 5 Stelle definisse l’opera inutile e dannosa per la salute dei cittadini.
Oggi tutto questo non vale più. Poco importa la presenza di amianto, poco importa la corruzione e gli arresti dei vertici del Cociv, poco importano le infiltrazioni della criminalità organizzata, nessuna importanza viene data alla distruzione delle sorgenti e delle falde acquifere. Tutto questo oggi scompare nel nome dei posti di potere e di un Governo insieme alla Lega.
La verità è che dopo Ilva, Tap e Muos, il Movimento 5 Stelle ha deciso di tradire un altro territorio. Ha deciso di pugnalare alla schiena migliaia di persone che avevano riposto in loro fiducia affinché questa grande opera inutile venisse fermata.
Il Movimento 5 Stelle è uguale agli altri. E’ parte del sistema che dicevano di voler combattere, è succube degli interessi di Salini Impregilo esattamente come lo era il Partito Democratico.
Vi aspettiamo nelle nostre valli se mai un giorno avrete il coraggio di presentarvi. Sappiate che non sarete i benvenuti. Urleremo ancora e ancora “Giù le mani dalla nostra terra”.”
Messaggio di @notav_info:
“Noi non aggiungiamo nulla, guardate queste foto e giudicate voi.
Da una parte una cricca di affaristi senza scrupoli, signore dell’alta borghesia e imprenditori coi soldi degli altri. Dall’altra un movimento popolare che resiste da 30 anni”.
Per la ragione contro l’irrazionalità, per i numeri contro la speculazione, per l’ordine contro la devastazione, per tutti e non per alcuni.
Un invito bello e intelligente della Prof. Debernardi, che denuncia l'”impermeabilità della maggioranza dei Media ad ascoltare e a riportare quelle argomentazioni che il Movimento da anni (quasi 30….) grida nel deserto”. Visto il destinatario -Serra e il giornale la Repubblica– è un invito che rimarrà inascoltato.
Un testo assai chiaro nell’indicare che la lotta -drammatica- non è soltanto tra dominio e democrazia ma tra equilibrio ambientale/antropologico e morte.
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Verso l’assemblea del 17. Molto più di un treno
notav.info, 16.11.2018
Mentre continua ad imperversare a reti unificate l’isteria confindustriale per l’analisi costi e i benefici della nuova linea Torino-Lione, prendiamo questo spazio per dire due o tre cose che ci stanno a cuore.
Il movimento No Tav è stato innanzitutto un grande percorso di crescita politica che ha investito una valle alpina, irradiandosi fino a luoghi lontanissimi, oltre i valichi e giù in pianura fino alla Sicilia. Partito da una manciata di persone con la voglia di informarsi sulla Torino-Lione è diventato una marea durata 25 anni che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone lasciando un segno indelebile nel nostro paese. Niente è stato scontato nella costruzione di questo movimento. Ci sono stati errori, piccole sconfitte,ma soprattutto grandi vittorie e la creazione di una comunità consapevole ed in lotta . Il binario su cui viaggiamo l’abbiamo costruito insieme. Ad oggi del progetto originale – che senza il movimento sarebbe già stato completato – resta praticamente nulla. Si erano sbagliati, hanno detto. Resta da provare a salvare il salvabile. Un grande buco che spunterà non si sa dove.
Per noi, una conquista collettiva, faticosamente raggiunta, è stata quella di capire che questa non era una battaglia su quale cortile dovesse subire una catastrofe ecologica ed economica. Né qui né altrove era lo slogan, inusitato, che accompagnava i primi manifesti notav. . Perché spulciando le carte, vedendo come si muovevano gli organi di informazione, provando ad opporci con la nostra firma o il nostro corpo ai primi sondaggi per l’opera, maturava la presa di coscienza che non c’era una linea TAV ma un sistema TAV. Un sistema fatto di grandi contractor con connessioni mafiose poi parzialmente verificate persino dalla magistratura, di drenaggio delle risorse pubbliche per far accumulare utili alle aziende private invece di essere utili alla collettività, di sistematica devastazione dei territori attraverso la manipolazione dei dati ambientali, dell’uso delle istituzioni democratiche come manganello contro chi osa mettersi in mezzo. Come ogni sistema, il sistema TAV era replicabile. E girando per l’Italia, invitati dai mille comitati a cui la nostra ha lotta ha fatto eco, ci siamo accorti che poteva prendere tanti nomi. Là quello di una discarica gestita da una famiglia mafiosa della zona, qui un’autostrada ad otto corsie per far favori alle aziende in quota Lega, lì un gasdotto che avrebbe garantito i profitti di una multinazionale, qua una mega-azienda siderurgica che stava facendo ammalare di cancro i bambini. Nelle facce di quei comitati rivedevamo le nostre. Non dei politici, non degli attivisti, non dei “consapevoli”. Le facce di chi poco si è interessato di politica fino a che la politica non ha iniziato ad interessarsi a loro. Stampata sopra c’era la violenza di una presa di coscienza su cosa fosse il Sistema, quello che ti annienta, che ti mette in bocca parole non tue, che ti denuncia, che ti bastona se provi anche solo a chiedere.
Gli anni passavano, la lotta in Val di Susa continuava, si faceva più forte. Saltava il cantiere a Venaus, dopo che la polizia veniva cacciata via dal movimento. Iniziavano a scricchiolare le giunture del progetto. Questo si può rivedere, questo non è più così importante. Ma il sistema non poteva cedere. A farsene portavoce fu Pier Luigi Bersani. Ormai, disse, era una questione di democrazia. Ed eravamo d’accordo. Diventò chiara un’altra cosa. Non solo che questa progetto era sbagliato qui come altrove ma anche che la Val Susa non poteva vincere se non vinceva il resto d’Italia. Furono i tempi delle grandi manifestazioni a Roma, dell’assedio ai palazzi del potere. Ma soprattutto dei legami tessuti con i terremotati, prima dell’Aquila poi delle Marche, con i movimenti di lotta per la casa, con i comitati per l’acqua pubblica. Con tutti quelli che subivano il sistema TAV non per la presenza che imponeva ma per le mancanze che generava. Realizzare il folle progetto della Torino-Lione significa levare risorse alla manutenzione, alla messa in sicurezza del territorio, alle scuole, agli ospedali, alle case popolari. Lo vedevamo nel nostro territorio, dove chiudeva un punto nascite mentre venivano spesi milioni per proteggere un cantiere con veicoli militari e polizia. Lo vedevamo nelle catastrofi che ci sembravano sempre meno naturali e sempre più frutto di scelte politiche precise.
Per noi, insomma, non è mai stato solo un treno. E neanche per chi ci governa. È per questo che la parola notav fa paura, mette insieme in un moto d’orrore dal PD a Forza Italia, dai sindacati confederali a confindustria. Perché mettere in dubbio quel tunnel significa inevitabilmente risalire la gerarchia degli interessi, dalle reti clientelari fino alla sistematica collusione tra sistema dell’informazione, imprenditoria, mafia e politica, fino al significato dell’uso della forza pubblica contro i cittadini, fino alla verità radicale su cui regge il sistema in cui viviamo: i profitti contano più delle persone
Oggi lo stop alla Torino-Lione sembra possibile. Sappiamo che tutto quello che abbiamo ottenuto e tutto quello che otterremo lo dobbiamo alla lotta. È solo informandosi, incalzando il potere, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte che si potrà vivere in un mondo migliore di quello in cui viviamo.
A tutti i comitati territoriali che lottano nel nostro paese e che domani incontreremo a Venaus possiamo solo dire che la strada è ancora lunga, ma che la percorreremo insieme.
Ci vediamo a Venaus!
Con sintetica chiarezza.
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La banda del buco
di Marco Travaglio
il Fatto Quotidiano, 14.11.2018
Dopo aver sorseggiato i fiumi d’inchiostro versati dai giornaloni sull’oceanica manifestazione Sì Tav di sabato a Torino, che ha visto sfilare nientepopodimenoché un torinese su 35 o un piemontese su 177, una domanda sorge spontanea: cosa sapeva tutta questa brava gente del Tav Torino-Lione? Si spera vivamente che ne sapesse un po’ di più di una delle sette madamine organizzatrici dell’Evento, Patrizia Ghiazza, cacciatrice di teste all’evidenza sfortunata, che l’altra sera esibiva tutta la sua competenza a Otto e mezzo: “Né io né le altre organizzatrici siamo competenti per poter entrare nel merito degli aspetti tecnici e ambientali dell’opera”. Non male, per una manifestazione apolitica e apartitica, ma soltanto tecnica, sul merito del treno merci ad alta velocità (anzi, a bassa, perché le merci di solito viaggiano a non più di 100-120 km l’ora). Essendosi “informati sui giornaloni che hanno sponsorizzato la Lunga Marcia, era prevedibile che organizzatori e partecipanti ne sapessero pochino, e che quel pochino fosse falso. Infatti sventolavano cartelli “Sì alla Tav”, ignorando che è l’acronimo di Treno Alta Velocità, dunque è maschile, con buona pace di Stampubblica che ha spacciato l’iniziativa per una “rivolta delle donne” contro non si sa bene cosa, anche se in piazza sfilavano soprattutto maschietti di una certa età.
L’acronimo, fra l’altro, è una patacca (femminile), perché per le merci l’espressione giusta è Treno ad Alta Capacità (Tac). I marciatori, e Salvini a ruota, ripetevano che l’opera va assolutamente “completata”: ma un’opera si completa quando è già iniziata e qui non è stato costruito nemmeno un millimetro di ferrovia: i cantieri che tutti vedono da 15 anni sono quelli del tunnel esplorativo, nulla a che vedere con l’opera vera e propria, il “tunnel di base”, cioè il mega-buco dovrebbe attraversare 57 km di montagna e che fortunatamente non esiste: le gare d’appalto non sono state neppure bandite. Dunque non c’è nulla da completare. Alcuni sognano di salire un giorno a bordo del mirabolante supertreno, ma purtroppo, escludendo che i Sì Tav si considerino merci, resteranno mestamente a terra anche se l’opera venisse realizzata. Chi volesse invece raggiungere ad alta velocità Parigi o Lione da Milano o da Torino, può montare sul comodo Tgv, che dalla notte dei tempi percorre rapidamente quella tratta. Ma i nostri eroi strillano contro l’“isolamento dell’Italia” e per il “collegamento con l’Europa”, evidentemente ignari dell’esistenza del Tgv da e per la Francia, dei treni veloci da e per la Svizzera e così via.
Ora servono sulla carta un’altra quindicina di miliardi, che poi nella realtà salirebbero a 20-25 (le grandi opere in Italia lievitano in media del 45%). È questa la “decrescita infelice”, non quella di chi si oppone a un’opera ad altissima voracità e a bassissima occupazione. E chi vaneggia di “penali da pagare” o di “fondi europei da restituire” o “da non perdere” ignora che la parola “penale” non compare in alcun contratto o accordo con la Francia, con l’Ue o con ditte private. L’Italia, sul suo tracciato, può fare ciò che vuole. Recita la legge 191/2009: “Il contraente o l’affidatario dei lavori deve assumere l’impegno di rinunciare a qualunque pretesa risarcitoria eventualmente sorta in relazione alle opere individuate… nonché ad alcuna pretesa, anche futura, connessa al mancato o ritardato finanziamento dell’intera opera o di lotti successivi”. Quanto all’Ue, finanzia solo lavori ultimati: se il Tav non si fa più, l’Italia non deve restituire un euro. Ora però le nostre disinformate madamine si sono montate la testa: chiedono udienza al Quirinale, danno ordini alla sindaca Appendino e al governo Conte, come se 25mila persone in piazza contassero più dei 10.935.998 italiani che hanno votato per i 5Stelle (No Tav) nel 2018 e dei 202.754 torinesi che nel 2016 hanno eletto la sindaca No Tav Chiara Appendino contro il Sì Tav Piero Fassino. Invece i No Tav, che negli anni hanno portato in piazza ora 40 ora 50mila persone, non se li è mai filati nessuno. A parte, si capisce, i manganelli della polizia.
Una analisi esatta e civile contro il malaffare reazionario.
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Manifestazione sitav: è andata come previsto, ma sappiate che state giocando in difesa
NoTav.info 10.11.2018
La manifestazione sitav è andata come doveva andare: numeri alti come annunciato, cronache giornalistiche cotonate, un’ora di discorsi mirabolanti e tutto nei tempi prestabiliti, dalle 11 alle 12 e poi tutti a casa belli soddisfatti.
Dal Pd a Forza Italia, passando dai sindacati a Forza Nuova, con lo sponsor esplicito di tutti i quotidiani (Repubblica menzione speciale) e di associazioni di imprenditori della torino bene hanno riempito la piazza dei tanti capelli bianchi, dei giubbotti firmati, dei tanti che non possono accettare che le cose vadano in maniera diversa di come sono sempre andate.
Trovarsi di colpo a veder sottratto quel gioco, composto da politica/affari/favori/conoscenze, che ha foraggiato la crescita del “Sistema Torino” in tutti questi anni meritava una difesa bella compatta, veloce ed esplicita.
A questo, si somma il livore verso i 5 stelle ed ecco il capolavoro odierno: SITAV per non far affondare la città, SITAV per far andare Torino avanti.
Un racconto di parte, in una posizione di difesa che poche volte avevamo visto. Si perché di difesa stiamo parlando, di rimessa come si direbbe in gergo calcistico, perchè questa volta, cari e care, siamo noi a giocare in attacco!
Penserete mica che ci spaventiamo o ci deprimiamo per piazza Castello piena? L’abbiamo riempita così tante volte che non ci stupisce nemmeno un pò, anche perchè lo abbiamo fatto sempre con tutti contro, con cronache giornalistiche tese solo a disincentivare la partecipazione e poi a ridimensionarla appena terminata.
E c’è una cosa in più diversa dal solito: questa è la manifestazione di una piccola parte di persone che difende un suo interesse particolare, parziale ed esplicito. Sì perchè il nostro NOTAV parla un linguaggio comune, non difende interessi di categoria, non cerca nuove garanzie.
Il NOTAV parla di futuro per tutti e tutte, di denaro pubblico da ri-distribuire, di possibilità di lavoro diffuse, di sicurezza quotidiana per tutti, da Torino a Palermo.
Per questo non siamo preoccupati, anzi siamo ancora più positivi perchè ci piace il fermento che avvertiamo e avremo più occasioni per dire la nostra, e da qui all’8 dicembre, anche senza il favore dei nostri giornali, state tranquilli, lo faremo con un sorriso.
“In occasione del voto di una mozione del comune di Torino in cui si ribadisce la contrarietà della giunta alla realizzazione dell’opera, si tenta la solita messinscena rilanciata a reti unificati da Stampa e Repubblica. Tutti i corpi intermedi che sentono mancarsi la terra sotto i piedi rispondo presenti. Confcommercio, Confindustria, Confesercenti, Confartigianto, Amma, Confapi. Ma anche CGIL, CISL, UIL. E poi +Europa con la Bonino e i radicali. Si aggiungono, nel tripudio giornalistico, anche l’ordine dei notai, degli avvocati e dei commercialisti. A capitanare la truppa della clientela ci sono Forza Italia e il PD, ovviamente uniti nella lotta”.
Qui il documento integrale del Movimento NoTav: La marcia dei 4 gatti
Condivido per intero le domande e le questioni poste dalla
Lettera aperta del Movimento No Tav al Governo
«Pubblichiamo qui di seguito un ottimo articolo pubblicato da il Fatto Quotidiano e scritto da Marco Travaglio che ben riassume lo stato dell’arte delle discussioni in corso sul tema Tav e soprattutto fa un punto, chiaro ed inequivocabile, sulle tante false notizie che si leggono su altri quotidiani main stream. Buona lettura!»
Così il sito Notav.info presenta un articolo dal titolo Alta Voracità, uscito il 31.7.2018 su il Fatto Quotidiano.
Travaglio fa infatti con grande chiarezza il punto sulla miriade di menzogne che la stampa formula sul Tav, sulla «propaganda terroristica del partito-ammucchiata Calce& Martello, che affratella la “sinistra” di scuola Marchionne (il Pd dei Chiamparini), FI, Lega, triade sindacale, Confindustria, coop bianco-rosse e mafie varie».
Qui il link all’articolo: Alta Voracità
Spero che sul TAV il ministro Toninelli e l’intero Governo Conte abbiano e mantengano le idee chiare: è un progetto che va semplicemente ritirato ed eliminato, a favore delle finanze pubbliche, dell’ambiente, del popolo della Val Susa, della decenza.
Sul manifesto del 31.5.2018 Livio Pepino fa chiarezza sul profluvio di sciocchezze e bugie (finanziarie) diffuse da parte di chi continua a difendere il TAV.
Dalla penale ai fondi europei, le fake news non salvano il Tav
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Miliardi di regalati alla Ndrangheta amica del Partito Democratico, dati scientifici presentati dal movimento notav ignorati, un territorio sventrato, un popolo criminalizzato. Ma i banditi sono loro, questi partiti e questo governo.
Parte il No Tav Tour per dire No al Referendum e mandare via Renzi!
A breve verrà fissata la data per il referendum costituzionale che si terrà nei prossimi mesi.
Renzi ed il suo entourage hanno lanciato da tempo una sfida a tutti coloro che chiedono dei veri cambiamenti e per un governo particolarmente allergico alle elezioni, questo momento diventerà cruciale.
Come tutti e tutte sappiamo si voterà per diverse modifiche al funzionamento delle Istituzioni e del documento fondamentale del nostro ordinamento giuridico, ovvero la Costituzione.
Dietro ad una fantomatica riforma utile allo snellimento delle istituzioni, nella realtà, Renzi intende dare un colpo decisivo alla democrazia (già molto malmessa) del nostro Paese, eliminando diritti e garanzie rappresentati dalla Costituzione, per assicurarsi più potere decisionale e levare il maggiore intralcio al suo operato: la volontà del popolo e delle comunità locali.
Non servono parole per narrare il disastro che in pochi anni questa classe politica è riuscita a fare.
La vita che ogni giorno viviamo con le sue difficoltà sempre maggiori ne è la conferma. Fermarli è necessario, e sebbene lo strumento del voto non sia l’unico ed esaustivo, intendiamo organizzarci con quanti hanno a cuore il futuro di tutti e tutte, mobilitandoci contro questo governo che non ci rappresenta e mai rappresenterà tutti coloro che hanno a cuore i propri territori e la vita di chi li vive.
La nostra lotta su un NO al Tav chiaro ed esplicito si è resa riconoscibile a tanti, un NO forte ed includente, ed anche questa volta crediamo che dire NO alle riforme di Renzi significhi dire che non vogliamo le grandi opere inutili come la Torino-Lione e che vogliamo delle piccole opere utili.
Un NO che sposti gli investimenti sulla messa in sicurezza dei territori e che non ci faccia piangere ad ogni terremoto o evento naturale come una pioggia di troppo.
Un NO alle decisioni di pochi che vogliono salvare le banche e che allo stesso tempo girano le spalle ai piccoli risparmiatori truffati da queste con investimenti pericolosi e inutili.
Un NO che non si limita al voto, ma che deve essere capace di vivere nelle lotte e nei conflitti di questo Paese malandato, ma che in momenti importanti ha saputo rialzare la testa con estrema dignità. La dignità di chi non si rassegna e lotta per il proprio futuro.
Un NO “sociale” e dal basso, detto con forza non solo da chi non vive bene e soffre, senza lavoro, futuro e prospettive ma anche da chi, pur riuscendo ancora ad arrivare dignitosamente alla fine del mese, non accetta questo massacro della scuola, della sanità, delle pensioni e della ricerca.
Un NO per i partigiani che con il loro sudore e il loro sangue si sono ribellati e sono morti per scriverla questa Costituzione, dove i diritti e le persone sono la stessa cosa, presa di mira dai vari aspiranti padrini di stato fin dalla sua emanazione.
Ci sentiamo quindi di dirlo in modo chiaro, dalla nostra Valle e con il nostro movimento No Tav, un NO per tutti, contro le grandi opere inutili e imposte, contro le banche e i banchieri internazionali, contro Renzi e il suo governo.
Per questo partiremo con un tour per il Paese, sperando d’incontrare sulla nostra strada uomini e donne pronti a prendere in mano il proprio presente, per garantire un futuro dignitoso alle future generazioni, per tutti e tutte.
Invitiamo tutte e tutti ad un momento di assemblea nazionale, dopo la due giorni svoltasi a luglio in Valsusa, presso l’Università Sapienza di Roma che si terrà il 1 ottobre e decidere così insieme le prossime tappe di questo percorso.
Il Movimento NO Tav
[…] Corea del Nord? In Cina? In Turchia? No, è accaduto in Italia, Paese nel quale chi si oppone all’insensato e criminogeno progetto TAV Torino-Lione rischia molto, che si tratti di Erri De Luca o di Roberta. Per fortuna stavolta il mondo accademico […]
Tutta la mia ammirazione per questi cittadini anziani che resistono a un potere che li vorrebbe servi
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Arriva il pugno duro sulla Torino No Tav
di Maurizio Pagliassotti, Il Manifesto, 22 giugno 2016
Nicoletta Dosio ha sessantotto anni. Ex docente di italiano e latino presso il liceo scientifico Norberto Rosa di Bussoleno, è una delle fondatrici del movimento No Tav.. Da sempre un volto noto della lotta, per il coraggio che dimostra ad essere sempre in prima fila, nonostante il passare degli anni. Ieri è stata arrestata, insieme ad altri tre ultrasessantenni:
con loro altre diciannove persone hanno subito misure restrittive (tra arresti e obblighi di firma dalla polizia). Un’operazione massiccia, che dimostra la ferrea volontà della Procura di Torino di mantenere ben salda la barra sulla linea della tolleranza zero.
Il tunnel geognostico – un buco in una montagna che dovrebbe fungere come servizio a un successivo buco nella montagna, il famoso tunnel di base – avanza con estrema calma, il cantiere ricorda più un proscenio teatrale, il progetto definitivo latita, costi definitivi ignoti. Nonostante questo situazione singolare permane una pressione giudiziaria fuori scala.
Questa volta l’affondo giudiziario tocca una dimensione simbolica potente del movimento: gli anziani. Il mosaico umano che compone i quaranta chilometri della Val Susa che si oppongono alla costruzione della ferrovia per il super treno, riconosce la sacralità dei suoi «vecchi». Perché sono coloro che da sempre più si espongono, perché non hanno indietreggiato di un passo durante la ventennale lotta, perché hanno sempre curato gli aspetti logistici e umani con dedizione certosina.
Ieri, Nicoletta Dosio, ha rifiutato l’obbligo di firma. Una misura cautelare enigmatica, probabilmente frutto di una valutazione ferrea del codice penale, perché di questa anziana signora tutto si può pensare tranne che scappi. La sua vita, come quella degli altri arrestati, è in val Susa e ruota intorno al cantiere di Chiomonte che mai abbandonerebbe.
Dopo una perquisizione presso l’osteria che gestisce con il marito Silvano, ha dichiarato con parole ferme e tono calmo: «Che sia chiaro, io non accetto di andare a chiedere tutti giorni a chiedere scusa ai Carabinieri, non accetterò che la mia casa divenga la mia prigione. Quindi decidano loro, tanto la nostra lotta è forte, lottiamo per diritto di tutti a vivere bene. Lottiamo non solo per la nostra valle, ma per un mondo vivibile è più giusto. Noi non abbiamo paura, non ci inginocchiamo: quindi io a firmare non ci vado, e non rimango nemmeno chiusa in casa. Siamo nati liberi e uguali, e liberi e uguali rimaniamo».
Un gesto di resistenza pacifica, che potrebbe quindi aprirle le porte del carcere.
Con lei un’altra figura storica del movimento subisce provvedimenti restrittivi, la settantunenne Marisa Meyer, e altri due ultra sessantenni.
La «retata», che giunge dopo l’elezione a sindaca di Chiara Appendino a Torino, dichiaratamente Notav e assidua partecipante dei cortei che si sono succeduti negli anni, fa riferimento alla manifestazione di un anno fa, quando un imponente corteo circondò il cantiere di Chiomonte. Alcuni manifestanti raggiunsero i cancelli della centrale elettrica, punto di controllo e accesso presidiato costantemente dai militari, e qui furono respinti da un fitto lancio di lacrimogeni.
Qui secondo la magistratura avrebbe lanciato sassi, attaccato funi ed esploso ordigni. I capi di imputazione sono: resistenza aggravata, lesioni personali ed esplosioni di ordigni con la finalità di turbare l’ordine pubblico». Cosa si intenda per «ordigno» non è chiaro, probabilmente petardi rumorosi e fumogeni colorati, atti a fare confusione. Il cantiere non subì alcun danno serio.
Il movimento, riunitosi in una affollata assemblea a Bussoleno, collega l’operazione giudiziaria alla caduta degli ultras torinesi del Tav, in primis del sindaco Piero Fassino: «Un post elezioni che si carica di ulteriori significati politici nella città di Torino e in Valsusa.
Con un’operazione già pronta sicuramente da giorni, il pm Rinaudo e i suoi amici della questura hanno deciso di attendere l’esito del ballottaggio e la caduta del partito amico, il Pd, prima di scaricare la loro ennesima azione intimidatoria». La notorietà delle persone arrestate, e l’annuale distanza cronologica dagli eventi oggetto dell’inchiesta, appaiono singolari.
Dal sito notav.info: Torino ha un sindaco No Tav
Torino ha un sindaco, anzi una sindaca notav: Chiara Appendino.
All’ 1.40 di questa notte una bandiera No Tav viene calata dal balcone del Comune di Torino mentre altre, a decine, sventolano in piazza Palazzo di Città.
Questa immagine suggestiva ci restituisce, parzialmente, la potenziale portata dell’esito delle amministrative cittadine, con il PD e il sistema torino che fanno le valigie dopo decenni di dominio incontrastato e cedono il passo ad una nuova forza politica. Inutile dire che vedere le piaghe dell’amarezza sul volto di coloro che per decenni a Torino hanno sostenuto la costruzione della Torino-Lione e ci hanno combattuti con tutte le forze in loro possesso è un qualcosa che, oggi, ci fa ridere di gusto.
Sappiamo bene come il Tav, e tutta la politica delle grandi opere inutili, sia un meccanismo di profitto sostenuto dal governo, ancora in mano a Renzi e al Partito della Nazione, ma i segnali che arrivano dalle altre città d’Italia fanno sperare che il meccanismo si stia finalmente inceppando e che, prima o poi, si apriranno decisivi spazi di cambiamento.
Siamo anche consapevoli che, in quanto movimento No Tav, continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, il movimento popolare, e a lottare senza fare mai un passo indietro, forti di tutta l’esperienza che abbiamo accumulato e attenti a tutto quello che ci si muove intorno, non rinunciando a nessun campo di battaglia ci si presenti.
A chi ci critica per sport diamo un contentino, ribadendo anche in questo caso che la nostra lotta non ha mai dato deleghe a nessuno ( e mai lo farà), e che la nostra bandiera ha impresso il lungo percorso fatto con le mille anime del nostro movimento e ci ricorda, oggi come ieri, che la strada da fare è ancora lunga, in salita e faticosa.
Vedremo se Torino uscirà, alla luce del voto, fuori dall’osservatorio, anzi lo auspichiamo.
Il nuovo sindaco ha dichiarato poche ore fa che andrà alla prima riunione del tavolo con le ragioni del No e dopodiché la città uscirà dall’Osservatorio.
Ci aspettiamo che Torino dica chiaro che non investirà, nè economicamente nè politicamente sul Tav, e saremo pronti a gioire per ogni segno di discontinuità rispetto al passato, ma anche pronti a contrastare tutto ciò che invece manterrà il sistema di potere.
Se i nuovi eletti nel torinese sapranno mantenere la “barra dritta”, personaggi come Foietta e Virano, piangendo lacrime amare, dovranno ragionare su una Torino-Lione che alla luce dei governi della valle, si trasforma sulla mappa in una Milano-Sant’Antonino di Susa-Lione (con una Francia tutt’altro che determinata a dare priorità all’opera).
Esposito, prima assessore a Roma poco prima delle elezioni e dirigente del PD Torinese, ha mostrato il suo volto triste e dimesso in televisione…fa quasi pena, ma non lo consoleremo.
Martedì in assemblea popolare al Palanotav ci ritroveremo per organizzare un’altra importante estate di lotta che ci vedrà impegnati a contrastare il cantiere e a immaginarci un autunno conflittuale.
Noi siamo fatti così.
Avanti No Tav!
Analisi chiara e plausibile.
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Così vogliono spazzare via ogni antagonismo
di Andrea Lodato, 10.4.2015
Alle tante letture sul caso della Diaz di Genova e della caserma Bolzaneto, sulle violenze contro i ragazzi che manifestavano a Genova (ma anche su quelli che manifestano in questi mesi e che si vedono accusati di reati sempre più gravi e surreali), mancano, forse, un paio di considerazioni. O ce le siamo perse per strada. Quella notte di violenza, quelle torture, quel sangue versato di ragazzi che non c’entravano nulla con la devastazione di Genova, con i Black block e con le tute nere, non fu nè gratuita, nè casuale, nè frutto di una ritorsione dopo la beffa che le forze dell’ordine avevano subito dai Black block in giro per le strade di Genova. Non fu nemmeno l’eccesso di uno o più reparti mobili, quello di Canterini in testa, che avevano voglia di menar le mani e far sanguinare e piangere le zecche, i figli di papà, i sinistroidi, i comunisti.
Non fu questo, non fu quello, non solo questo o quello. Dietro quella notte di violenza, dietro le manganellate divise con furia e senza apparente motivo, dietro le umiliazioni fatte subire a quei ragazzi, alle ragazze, ai ragazzini c’è una strategia precisa, inequivocabile, drammaticamente chiara. E’ vero, le forze dell’ordine non picchiarono i violenti, ma i non violenti. Perchè? Perchè i violenti, violenti davvero, erano poche centinaia, irriducibili, inguaribili direbbero i medici di regime, pronti, eventualmente, anche a prenderle dopo averle date, ma sicuri, per lo più, di farla franca.
Perchè la strategia del sistema, e non solo in Italia, è chiarissima: botte a chi riempie le piazze e, quindi, legittima, alla fine, anche l’azione dei violenti, dei contro sempre e comunque. Spaventare i ragazzi che lottano per un’idea, terrorizzare le famiglie, fare in modo che la prossima volta tanti penseranno che sia meglio restarsene a casa, al sicuro. Perchè, hanno detto e stanno ripetendo anche in questi giorni tanti, le botte le prendono i non violenti. Ed è loro che lo stato vuole isolare, vuole disincentivare, vuole costringere alla resa. Isolare, ridurre l’area del “pensiero altro”, dell’antagonismo, fare vedere macchine bruciate, vetrine sfondate, motorini distrutti e dire: vedi cosa fanno i cattivi. E le botte, poi, le danno a te. Strategia di regime. Quella notte alla Diaz prima e alla caserma di Bolzaneto dopo non accadde nulla di casuale, nulla di eccessivo, nulla di estremo. Fu un messaggio chiaro, a futura memoria: non rompete i coglioni a chi garantisce ogni giorno il vostro stare bene (ma ‘sti cazzi…), restatevene buoni a casa. Se qualcuno avesse voglia di allargare anche lo scenario di interpretazione, aggiungerei che qualcosa di molto simile sta accadendo da anni con il Movimento ultras negli stadi). L’antagonismo fa male a chi lo fa, chi lo subisce ha sempre un’arma con cui risponderti. Ma, forse, ieri come oggi, i conti sono stati fatti ignorando che rabbia, coraggio, spirito di lotta, solidarietà sono più forti di tutti i violenti.