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Videocrazia

Videocrazia


La società videocratica
in L’anarchismo oggi. Un pensiero necessario
«Libertaria 2014»
a cura di Luciano Lanza
(Mimesis Editore 2013, pp. 230)
Pagine 67-71

La nuova serie di Libertaria, diventata un annuario, si apre con una riflessione a più voci e a diverse voci sulla fecondità e attualità dell’anarchismo.

«Oggi il pensiero anarchico si presenta come uno dei più originali e convincenti in un contesto caratterizzato dalla “crisi delle ideologie”. E non è un caso che l’anarchismo si sottragga a questa crisi generalizzata: non è mai stato un’ideologia nel senso pieno del termine, ma una teoria e una pratica della libertà, dell’eguaglianza e della diversità. Ed è anche per questo suo aspetto poliedrico e al contempo omogeneo (contraddizione solo apparente) che è riuscito a influenzare quasi tutti i campi del sapere e dell’arte contemporanei. Incredibile a prima vista, ma vero»
(Dalla quarta di copertina)

12 commenti

  • Programmi dell'anno accademico 2016-2017 - agb

    6 Settembre, 2016

    […] e altri punti di vista; Miti Wikipedia. Alberto Giovanni Biuso, «La società videocratica», in L’anarchismo oggi. Un pensiero necessario – Libertaria 2014, pp. […]

  • Alberto G. Biuso » Libertaria alla Scighera

    4 Giugno, 2014

    […] 21,30 alla Scighera di Milano parteciperò alla presentazione dell’annuario di Libertaria L’anarchismo oggi, un pensiero necessario, a cura di Luciano Lanza, Mimesis, 2013. Interverranno Pietro Adamo, Luciano Lanza e Lorenzo […]

  • Alberto G. Biuso » Libertaria a Palermo

    4 Aprile, 2014

    […] aprile 2014 alle 18,00 al Nuovo Montevergini di Palermo parteciperò alla presentazione del volume L’anarchismo oggi, un pensiero necessario, a cura di Luciano Lanza, Mimesis, Milano 2013. Interverranno Salvo Vaccaro e Luciano […]

  • agbiuso

    22 Ottobre, 2013

    Certamente, Diego, mi hai compreso sino in fondo. Le tue recensioni e i commenti stanno lì a dimostrarlo.
    Non posso che ringraziarti per il tempo e l’interesse che dedichi ai miei testi.

  • diegod56

    22 Ottobre, 2013

    L’evitare un facile riduzionismo e nel contempo non fare uso di una psyké separata, scissa dalla materia, è il fascino della tua filosofia, secondo me. È vero che i tuoi maestri (Nietzsche, Spinoza, Heidegger) ti hanno fornito molti mappe per la tua navigazione, ma in te c’è una sintesi molto potente di questo problema del nostro essere materia e nel contempo pensiero. Forse i tuoi colleghi comprendono meglio i dettagli teoretici del tuo scrivere, ma io sono convinto d’averti capito abbastanza.
    Scusa il vanto da lettore.

  • Biuso

    22 Ottobre, 2013

    Ti ringrazio, caro Diego, per questa ottima e suggestiva sintesi del mio contributo al volume.
    Di etologia umana, per usare l’efficace titolo del magnifico libro di Irenäus Eibl-Eibesfeldt, mi sono occupato a lungo, in particolare -come sai- in Antropologia e Filosofia.
    Credo che cogliere le strutture ultime dell’umano, come di tutto il resto, sia proprio il compito della filosofia.

  • diegod56

    22 Ottobre, 2013

    Ho già affrontato la lettura del tuo contributo, caro Alberto. Si colloca su un versante del pensiero libertario che ha per oggetto critico non il potere nelle sue manifestazioni «muscolari» ma nella sua pervasività profonda, cioè il potere come deformazione, depauperamento, anestetizzazione delle coscienze individuali e collettive. Tu, se non fossi stato carpito dalla filosofia, saresti un antropologo e forse un etologo dell’umano, e infatti è azzeccato il parallelo fra lo stato sospeso dell’umano ancora infrauterino e l’umano soggiogato all’ipnosi televisiva. Sicuramente la televisione ha la capacità di ricondurre ad una protettiva passività il soggetto. Certo, le nostre sensazioni prenatali sono una prezioso anticipo della vita, mentre le sensazioni dello spettatore sono invece un regresso della sua vita attiva che torna alla passività. Io credo che la mente umana, o meglio il corpomente umano, è una struttura congegnata per l’osservazione, la produzione di ipotesi autonome e quindi l’azione conseguente. Da questo deriva che la passività del teleutente è inibitoria dell’attività mentale, così come sarebbe, riferito al movimento, rimanere sempre nella culla e non provare mai a camminare. La tua proposta è quella di spegnere la scatola. Sì, salvo situazioni particolari (gravi impossibilità nel movimento) la scatola è un male senza giustificazione.

  • Biuso

    9 Ottobre, 2013

    Caro Diego, ti ringrazio per questa efficacissima citazione e per la puntualità con la quale ci proponi dei brani dal magnifico romanzo di Morselli.

  • diegod56

    9 Ottobre, 2013

    A proposito della televisione, caro Alberto, mi permetto (spero non essere invadente oltre misura) di citare qui un bel brano letterario, che conosco grazie al tuo prezioso consiglio.

    «Ho deciso di innalzare alla loro memoria, in piazza del Mercato, un cenotafio. Mi pare che si dica così. Ci ho lavorato un paio di giorni: un furgoncino commerciale e una Mercedes coupé, formano la base del monumento, una ventina di televisori, tolti dal Grande Emporio, il corpo. Sulle TV qualche apparecchio fotografico e di cinepresa, ceste di bottiglie di cocacola.» (Guido Morselli, Dissipatio H.G., Adelphi, p. 67)

    Il «superstite» del bellissimo romanzo esercita la sua caustica ironia, cogliendo pienamente nel segno.

  • diegob

    8 Ottobre, 2013

    Belle, davvero evocative ed artisticamente valide, le illustrazioni di Pietro Spica. Potenti quanto i testi.

  • agbiuso

    6 Ottobre, 2013

    Caro Diego, l’anarchismo è certamente un’idea trasversale che intride non poche visioni del mondo. Non è affatto, però, un ornamento e neppure un atteggiamento caratteriale e quindi psicologico.
    No, l’anarchismo è una posizione politica molto impegnativa nelle sue premesse e nei suoi obiettivi. Contrariamente a quello che ritiene anche il linguaggio comune, l’anarchia è una forma di organizzazione -così si intitola l’importante libro di Colin Ward L’anarchia come organizzazione (elèuthera, 2013).
    Ne consiglio a te e agli altri amici -eventualmente interessati al tema- la lettura, accompagnata dal recentissimo (è uscito a settembre) Lo Stato. Breve storia del Leviatano di Harold B. Barclay.
    Si tratta di testi utili anche ad abbandonare molte banalità e pregiudizi e a farsi un’idea più adeguata dell’anarchismo oggi. Non di quello dei fondatori come Bakunin o Proudhon ma di quello che rappresenta una via d’uscita attuale e possibile dagli errori e dalle conseguenze rovinose dell‘ultraliberismo, conseguenze che vediamo e subiamo tutti i giorni. Una via che distingue la potentia, presente in ogni manifestazione della vita, rispetto alla potestas che invece è un’espressione storica e come tale oltrepassabile nelle varie forme in cui si esprime, compreso lo stato.

  • diegob

    6 Ottobre, 2013

    Acquisterò il volume, e poi esprimerò la mia opinione dopo aver letto; ma siccome queste pagine mi sono amiche, caro Alberto, oso una domanda provocatoria. Non c’è il rischio che dentro al concetto di «anarchismo» ci siano un po’ troppe cose o, per domandarselo in altro modo, che alla fine sia una sorta di passepartout buono per aprire ogni porta, e quindi una chiave troppo «facile» da usare? In fondo già nelle stesse più antiche premesse filogenetiche c’è un libero desiderio: già un essere unicellulare deve «liberamente» esplorare l’ambiente per vivere; non so se hai nipoti, Alberto carissimo, ma forse avrai fatto caso come molti bimbi, nel passeggino, cerco ostinatamente di levarsi calze e scarpine, come se nel loro piccolo e vitalissimo corpo fonne innestata tendenza ribelle alla costrizione. E poi ancora, ogni aggregato umano ha questa tendenza inesorabile a volersi sentire libera, anche se poi, in effetti, prendiamo ad esempio il calcio, sono con una certa disciplina vinci la partita: meglio una squadra ben organizzata che un disordinato gruppo che pure annoverasse qualche campione solitario. Certo, lo smascheramento del potere, la ricerca dell’autorevolezza in vece dell’autoritarismo, sono tutti concetti molto belli ma, alla fine, non sono un po’ troppo come il trito di aglio e prezzemolo, con cui fai da base a molti piatti diversi? Son stato lungo e incompetente, scusami, solo che in queste bellissime pagine tue ci scrivono in pochi, dannatamente in pochi, perchè?

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