In un commento di oggi a Mummificati, Diego Bruschi constata «la profonda e radicale diversità del M5S rispetto all’insieme di tutte le altre forze parlamentari» e mi chiede: «È vero che tu sei un Professore ed uno studioso apprezzato ma non un politico, ma se tu fossi Grillo, come procederesti?». È una domanda talmente importante e impegnativa da rendere opportuna una risposta un poco articolata.
Il 5 Stelle è un movimento politico di cittadini che operano affinché democrazia, equità, libertà non rimangano parole buone per qualunque discorso e quindi parole nulle, ma diventino un po’ più realtà quotidiana. Niente di particolarmente eclatante, dunque, per una società decente. Non per l’Italia, evidentemente.
Lo conferma un breve intervento pubblicato oggi su Mainstream, sito di analisi politica che era era stato assai duro con il M5S prima delle elezioni. A riprova dell’onestà intellettuale di chi lo anima, uno dei suoi fondatori –Marino Badiale– ora scrive:

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Ci sembra molto grave la vicenda della violazione della mail di alcuni parlamentari del M5S. E ancor più grave la sostanziale indifferenza delle istituzioni e la scarsa attenzione dei media. Ha ragione Grillo: fosse successa la stessa cosa a un Brunetta o a un Cicchitto (o a una Finocchiaro, aggiungiamo noi) le grida e le proteste avrebbero riempito i telegiornali. Facciamo solo due considerazioni: in primo luogo, il fatto che una cosa del genere non sia mai successa prima, nonostante il clima di accesa contrapposizione fra gli schieramenti di centrodestra e centrosinistra, è un altro indizio del fatto che tale contrapposizione era solo un’apparenza. La casta è sempre stata unita e coesa, e fra amici certi scherzi non si fanno. In secondo luogo, ed è solo l’altra faccia della medaglia, un simile fatto è indice di come il M5S sia esterno alla casta e sia percepito da essa come un pericolo. Non abbiamo ovviamente elementi per fare ipotesi sensate su esecutori e mandanti, ma davvero ci sembra difficile non pensare che qualcuno dall’interno di quel potere che i grillini vorrebbero attaccare abbia voluto mandare un segnale, un avvertimento affinché certe linee sensibili non siano toccate.

(M.B.)

PS Per un inquadramento generale della situazione politica attuale, nella quale si inserisce questo episodio inquietante, rimandiamo a questo intervento di Leonardo Mazzei.
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(Fonte: Inquietante)

Nell’articolo segnalato da Badiale (la cui lettura consiglio vivamente per comprendere che tipo di governo sia quello entrato in carica oggi), Mazzei scrive che «il terremoto prodotto dalle elezioni di febbraio ha spaventato sul serio il blocco dominante».
Venendo alla domanda posta da Bruschi, la prima reazione sarebbe dunque di scoramento, di rassegnazione di fronte a un blocco di potere nazionale e internazionale così duro nel difendere i propri privilegi di classe e di ideologia. Ma, per quanto mi riguarda, la parola “resa” non esiste.
Quindi se potessi prendere delle decisioni riguardanti il M5S che cosa farei? Sostanzialmente quello che Grillo sta già facendo:

  • Ribadirei ogni giorno (in primo luogo ai parlamentari del Movimento, agli iscritti e poi a tutti gli altri) che la reazione stessa dei poteri dominanti dimostra che il M5S è arrivato a toccare il cuore del potere.
  • Cercherei di spiegare con pazienza la complessa realtà che si cela dietro l’immensa finzione mediatica e spettacolare.
  • Curerei meglio le competenze giuridiche e politiche di tutti i parlamentari ed eletti del Movimento.
  • Proporrei dei capigruppo più preparati -anche dialetticamente- rispetto a quelli attuali.
  • Cercherei alleanze non con i partiti presenti in Parlamento (non lo farei per le ragioni indicate da Mazzei nella sua analisi) ma con altri movimenti della società civile. E ce ne sono tanti. Cercherei, insomma, di pormi come luogo di sintesi -non autoreferenziale- della elaborazione collettiva che è in corso, pur se repressa o emarginata, contro l’ultraliberismo criminale.
  • Informerei in modo capillare sui comportamenti e sui risultati dei lavori di tutte le commissioni parlamentari, mediante analisi semplici ma esatte stilate dai membri del Movimento che di tali commissioni fanno parte.
  • Rivendicherei ancora più nettamente la distanza dalle bande criminali (alias, «partiti») che stanno distruggendo l’Italia da vari decenni.
  • Mi porrei obiettivi anche di lungo periodo, perché nel breve la reazione finanziaria, mafiosa, imperialistica e criminale ha vinto (per capirlo basta osservare i nomi di chi davvero conta in questo governo).
  • Risponderei con le mie azioni e con le mie parole soltanto alla mia coscienza di cittadino e di uomo libero, esattamente come i partigiani. Perché di questo si tratta, come avevano ben compreso tra gli altri Debord e Foucault: di un fascismo pervasivo, ipocrita e feroce.
  • Il Partito Democratico è morto perché di questo fascismo è ormai parte integrante, e non certo da oggi. Quindi praticherei (per  me stesso e per il Paese nel quale sono nato) il dovere della non rassegnazione, partendo dal primo compito di chi intende agire sul reale: comprenderlo. Questo è non soltanto il mio dovere di studioso ma anche quello di chiunque voglia essere davvero un politico, un uomo della e per la polis.

 

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Grillo: “Si torni al Mattarellum, si sciolgano le Camere e si vada al voto”. Sono d’accordo sul fatto che bisognerebbe andare al voto il prima possibile. Purtroppo temo che ciò non accadrà perché la maggioranza delle forze politiche non vuole il mattarellum: preferisce il sistema proporzionale che entrerà in vigore tra qualche settimana e il capo dello stato continuerà con i suoi moniti ma non scioglierà le camere. Io penso che il sistema elettorale proporzionale sia il più democratico, perché effettivamente rispettoso del principio: un uomo, un voto. Nella situazione attuale, il risultato sarebbe però quello di perpetuare l’inciucio. In realtà, se non ci liberiamo della casta, nessun sistema elettorale potrà produrre un buon parlamento.

Grazie, caro Alberto. Con la evidente differenza di professionalità nel farlo, anch’io ho trattato nel piccolo blog di Sastres.
Sulla questione «democrazia diretta» solo un’osservazione. Il caso dei NO TAV funziona bene, come esempio di democrazia diretta, ma l’innesco del processo politico è una reazione ad un potere. In generale mi pare che sia più difficile la democrazia diretta nella pars construens, cioè nel decidere come fare e cosa fare una volta occupato lo spazio decisionale. Quante rivoluzioni hanno in sè la famosa terogenesi dei fini? Spesso tu citi (e se lo citi tu per me diventa subito un classico da leggere) il bellissimo libro di Orwel sulla fattoria degli animali. Anche lì, finchè c’è da combattere uniti l’oppressore tutti d’accordo poi però si ricrea rapidamente l’élite di quelli più uguali degli altri. Sull’esempio del Dipartimento che si onora del tuo lavoro, osservo che comunque un potere «illuminato» ha calato sulla struttura delle scelte opportune, benedette direi. Quindi anche una «democrazia diretta» ha bisogno di un «amico saggio» nelle stanze del potere. La mia tesi finale è: la democrazia diretta è un percorso verso una partecipazione il più ampia possibile alle scelte, ma non si sviluppa spontaneamente dal basso.
Ho scritto non in contrasto alla tua chiara e, ovviamente, ben scritta spiegazione, ma con lo scopo di onorarla di un ragionamento personale. Grazie, caro Alberto.

Caro Alberto, la tua opinione è di sicuro interessante. Cosa si intende per «democrazia diretta»? É vero che in effetti il M5S cerca di non configurarsi come un nodo di potere ma come un tramite, come strumento, d’un potere fondato altrove, cioè nel corpo sociale. Ma, al di là delle definizioni corrette ma comunque generali, secondo te, come «funziona» la democrazia diretta?

Io non sono pregiudizialmente contrario al concetto, ma ho qualche dubbio sul «come» si possa attuare. Come funziona per chi aderisce al M5S, sono efficaci gli strumenti adottati?

Perché è chiaro che il M5S vince o perde la sua partita se costruisce se stesso nel modo giusto, al di là dei singoli contenuti che possono anche essere raccolti da altri, perchè la differenza fondamentale sta lì, se c’è.

Molto interessante l’articolo di Travaglio sul Fattoquotidiano di oggi, intitolato “Una mafia lava l’altra” e che inizia così: “È incredibile l’ingenuità, mista a malafede, con cui si continua a raccontare che bastava un cenno del capo di Beppe Grillo per far nascere un “governo del cambiamento” Pd-5Stelle”.

Due modi diversi di intendere la politica.
Anni fa ho lavorato come consulente per sei mesi in un ministero a Roma e posso assicurare che questa lettera restituisce assai bene il clima del potere e di ciò che gli sta intorno.

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“Buongiorno onorevole, buongiorno senatore…” mi sento dire ogni giorno quando arrivo al lavoro. Ancora adesso, a volte, dopo quasi tre mesi mi giro indietro, magari il saluto è rivolto a qualcun altro. No, sono io l’onorevole, il senatore. Ormai ci ho fatto l’abitudine, saluto, sorrido e vado avanti. Per i palazzi dove siamo entrati, Montecitorio e Palazzo Madama, in tanti, tantissimi, siamo quelli nuovi, i “grillini”, i ragazzini, “dilettanti allo sbaraglio senza proposte” ( Marina Berlusconi e his father dixit), quelli su cui fare “scouting” (cit. Bersani).
Mi aspetta la commissione, l’emendamento da studiare con i miei colleghi, l’intervento in aula, il disegno di legge da presentare, l’interpellanza urgente sull’ennesimo disastro. E poi l’incontro con il sindacato, con Confidustria, con gli esodati. I primi a farsi avanti come cavallette sono i giornalisti. La mattina ti sorridono sempre. Prendo fiato e li affronto. Racconto di quello che abbiamo fatto, spiego, mi accaloro, sono felice di vedere che nonostante siamo al 57° posto nella classifica mondiale della Libertà di stampa, ci sono giornalisti che vogliono sapere. Per un attimo mi dimentico che da mesi quasi tutti i giornali non pubblicano una riga sui nostri lavori, ma solo gossip, retroscena, se non vere e proprie falsità. Ormai so che serve a poco parlare con loro. L’indomani del mio, del nostro lavoro, non si parlerà nei loro articoli. Ma guai a snobbarli, sono una delle caste del Palazzo. E nel Palazzo poi ci sono le regole, la burocrazia con cui bisogna fare i conti. A volte ci sentiamo soli. Come quelle persone normali, con vite normali, con sogni normali, che improvvisamente vengono invitate alla feste del Re e devono sottostare ai precetti. Ma questo non è il palazzo del Re, non è la Città proibita, è il Parlamento. Ma visto da dentro, questo Palazzo fa paura. E io, noi, non ci possiamo permettere di avere paura.
“Buongiorno, buongiorno…”. E’ il refrain che mi avvolge mentre navigo nei corridoi. Sono i miei “colleghi”, quelli “eletti” dalle segreterie dei partiti, dalle lobby, dai comitati d’affari, dal gossip televisivo. Mi chiedo, “e noi cosa siamo?”. Una setta, burattini nelle mani di Beppe e Gianroberto, semplici comparse a cui sono stati affidati i sogni e la rabbia di milioni di persone? Siamo uomini e donne liberi, quelli che sentono ancora il profumo della vita, quelli che tengono ancora gli occhi grandi sbarrati quando tutte le mattine vediamo i volti degli intoccabili.
Da tre mesi, come ha detto Alessandro Di Battista, vediamo tutte le mattine “la mafia in faccia”, quella che non spara, che non ha pallottole ma usa la legge, l’emendamento, il regolamento, l’articolo di giornale o la comparsata in tv per dire ai sudditi, “questo è il nostro paese e ci facciamo quello che vogliamo”. Lo fanno da sempre. Ma adesso hanno paura. Sanno che non siamo come loro. Siamo quelli che vigilano, controllano e che sono pronti a votare le buone idee, di chiunque siano. E magari ce ne proponessero una. Ma non ci facciamo prendere in giro. Non ci prendete in giro, questo è un consiglio. Smettetela di raccontarci che l’antiberlusconismo esiste ancora. Non esistono più soldatini blu e soldatini rossi, ora sono tutti grigi: votano le stesse cose, dicono le stesse bugie, e hanno lo stesso odore, quello che si sente nelle camere di obitorio, davanti ai morti.
Questa politica non proporrà una legge elettorale per i cittadini, non abolirà le province, non abolirà il finanziamento pubblico ai partiti e tantomeno ai giornali, non proporrà il reddito di cittadinanza e non investirà sulla scuola pubblica e sulle imprese. Ne parlano, ne blaterano tutti i giorni. Ma sono annunci, solo spot che devono fare. Ne parlano perché nel Palazzo sono entrati i cittadini.
Lo faremo noi, noi, quelli che sono considerati impreparati, ignoranti e stupidi. Noi, con la forza della rete, con la forza delle persone oneste. Faremo più in fretta possibile.
Ci riusciamo, perché non siamo soli. Ma voi non lasciateci soli.”

Fonte: Lettera di un parlamentare dal Palazzo

Marina Sereni (vicepresidente della Camera in quota Pd) finalmente fa chiarezza sulla reale “proposta di governo” fatta dal suo partito al M5S
http://www.youtube.com/watch?v=CElZOET0mNg

1. Condivido totalmente la risposta di Alberto alla domanda: “se potessi prendere delle decisioni riguardanti il M5S che cosa farei?”. 2. Che il PD non avesse nessuna intenzione di fare accordi di alcun tipo col M5S lo attestano le parole di Civati, riportate da Concita De Gregorio su Repubblica (21/4/13), e il fatto che alla proposta di Grillo di votare Rodotà e trovarsi poi di fronte a una prateria per il governo non hanno neanche risposto. 3. La candidatura Prodi è stata lanciata solo per bruciarla, tanto che l’hanno subito ritirata: sapevano che a primo colpo non sarebbe passata e non hanno voluto correre il rischio, riproponendola, che raggiungesse il quorum. 4. Mi chiedo però se, invece di dare la disponibilità a formare un governo dopo l’elezione di Rodotà, non sarebbe stato possibile, subito dopo le elezioni, dichiarare: facciamo nascere qualunque governo e poi votiamo solo le leggi che ci convincono. Una fiducia esplicitamente pro forma che, pur restando il M5S di fatto all’opposizione, avrebbe consentito la formazione del governo Bersani, evitando il successivo arroccamento delle bande partitiche in una fortezza difficile da espugnare. Avrebbero fatto le stesse politiche liberiste, ma il PDL avrebbe avuto meno potere.
Un abbraccio, Elio

La mia opinione, riguardo al Partito Democratico è complessa. SEL l’ho votato ma in pratica non conosco nessuno, personalmente. Nel Partito Democratico c’è una percentuale anche di persone di buona qualità, che ci credono, anche se gli arrivisti e i furbi sono rappresentati in folta e prevalente schiera. Quindi la caratura «media» è modesta. Il M5S ha grandi potenzialità, e credo anche una fondamentale onestà della gran parte dei suoi eletti, davvero penso che un giudizio lo potremo dare alla fine di questo momento storico. Io stesso ho una visione parziale di quel che accade, e posso dire con tutta franchezza che davvero sono tempi bui, ho tanti amici over 50 che stanno davvero messi male, e non se lo sarebbero mai aspettato, io stesso riesco a malapena a far fronte alle mie spese, per cui c’è il rischio, anzi non un rischio, una certezza, che tanti pensino che un governo, anche di delinquenti, sia necessario per non chiudere la baracca entro novembre; fai conto che il 16 giugno c’è da pagare i contributi inps ed io li pagherò solo perchè non devo vivere del mio lavoro, la spesa la fa mia moglie con la sua paga; credimi Alberto, il rischio di avere un’immensa plebe che non è affatto rivoluzionaria ma pronta ad accettare chiunque promette di evitare la catastrofe generale, è assai vivo. Grillo ha capito il disagio che c’è, da uomo sanguigno e ligure fino al midollo, ma deve portare a casa qualcosa subito, secondo me. Son stato lungo, ti saluto con grandissimo affetto, ma debbo oggi dedicarmi ai miei tormenti quotidiani (cercar di farmi pagare…)

Aggiungo: è una grande occasione, il M5S, ma ci vuole uomini di una caratura più alta, per coglierla appieno e non rischiare che una grande ambizione rimanga frustrata. Scusa l’aggiunta.

In effetti, pur apprezzando io moltissimo ciò che il M5S «potrebbe essere» e parzialmente ciò che è, la mia personale posizione è quella dell’amico (mi sia permesso il termine così confidenziale) Augusto. In effetti, io penso che i milioni di voti provengano da motivazioni molto diverse, da soggetti con intenti talvolta addirittura contrastanti, quindi è molto difficile capire come vanno interpretati. Una cosa è certa, caro Alberto, se ci fossi tu, invece di Grillo e soprattutto di Casaleggio, a tenere le redini di quel carro, sarebbe molto più lineare e nobile il suo percorso.

Caro Alberto, tu sai quanto tenga allìintreccio fra etica e politica. Tuttavia, con altrettanta chiarezza, ho sempre scritto che identificarle significa risuscitare il giacobinismo robesperieano. Ecco perché il mio giudizio verso il M5S era e resta ambivalente: lo apprezzo per l’intreccio, ne diffido per l’identificazione. Infatti, la distinzione fra ciò che è bene in assoluto e ciò che opportuno politicamente, avrebbe potuto indurre il M5S, dopo aver invano proposto Rodotà (ottima opzione), a votare Prodi. Avremmo eliminato Berlusconi (e dunque sfasciato il PDL) e spaccato il PD (un terzo del quale non avrebbe votato il suo candidato ufficiale): il M5S sarebbe uscito dall’opposizione unilaterale e sarebbe diventato partito di lotta e di governo. Capisco che si sono impuntati su Rodotà per ragioni etiche (sacrosante) e che sarebbe stato un colpaccio piegare il PD a candidarlo: ma in politica, come nella vita, l’ottimo è (purtroppo) nemico del bene. Che cosa abbiamo adesso? Che cosa avremo nei prossimi sette anni? Spero che Grillo abbia una strategia di lungo periodo perché, a occhio e croce, i milioni di voti che avete dato a M5S sembrano destinati alla sterilità. Con la stima e l’affetto che sai.

Sottolineo la citazione di Foucault , fascismo pervasivo etc. ma è dal 94 che si repsira questa nube tossica.
Io non mi fido di Grillo e non del suo degno compare ma voglio condividere la vaga aspettativa enunciata in questa pagina

La mia considerazione, carissimo Alberto: cosa dovrebbe fare un “filosofo” se non fornire alcune delle “chiavi” per comprendere, risvegliare le “coscienze” sopite dentro ognuno di noi? in questo io considero “politici” anche i “filosofi”. Noi siamo la polis e non dovremmo mai dimenticare che il “delegare” ad altri il compito di “regolare” la societas comporta l’enorme responsabilità di informarsi, comprendere, controllare , rimanere “svegli” e consapevoli che diventare “adulti” comporta grandi responsabilità.
Il guaio è che si diventa “adulti” solo nelle difficoltà…e questo è il momento!

Grazie, caro Alberto, per la rilevanza che annoti alle mie domande. Come sai, cerco con sincerità di comprendere e ragionare senza preconcetti, e sai anche che io, comunque, «prendo sul serio» il Movimento. Nella tua risposta vedo alcuni punti molto interessanti, laddove vedi da un lato la necessità di migliorare il più possibile la qualità e competenza degli eletti, e dall’altro di mantenere la rappresentanza parlamentare come uno strumento di un luogo più ampio d’elaborazione e conoscenza, un soggetto che a me non pare poi così distante dall’«intellettuale collettivo» di Gramsci; e allora, in un impeto d’ottimismo: è se fosse proprio il M5S il vero «partito democratico»? Certo, qualche «messa a punto» del motore occorre, ma se son rose fioriranno, anche a costo di una flessione in termini di voti.

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