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Politica

In un commento di oggi a Mummificati, Diego Bruschi constata «la profonda e radicale diversità del M5S rispetto all’insieme di tutte le altre forze parlamentari» e mi chiede: «È vero che tu sei un Professore ed uno studioso apprezzato ma non un politico, ma se tu fossi Grillo, come procederesti?». È una domanda talmente importante e impegnativa da rendere opportuna una risposta un poco articolata.
Il 5 Stelle è un movimento politico di cittadini che operano affinché democrazia, equità, libertà non rimangano parole buone per qualunque discorso e quindi parole nulle, ma diventino un po’ più realtà quotidiana. Niente di particolarmente eclatante, dunque, per una società decente. Non per l’Italia, evidentemente.
Lo conferma un breve intervento pubblicato oggi su Mainstream, sito di analisi politica che era era stato assai duro con il M5S prima delle elezioni. A riprova dell’onestà intellettuale di chi lo anima, uno dei suoi fondatori –Marino Badiale– ora scrive:

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Ci sembra molto grave la vicenda della violazione della mail di alcuni parlamentari del M5S. E ancor più grave la sostanziale indifferenza delle istituzioni e la scarsa attenzione dei media. Ha ragione Grillo: fosse successa la stessa cosa a un Brunetta o a un Cicchitto (o a una Finocchiaro, aggiungiamo noi) le grida e le proteste avrebbero riempito i telegiornali. Facciamo solo due considerazioni: in primo luogo, il fatto che una cosa del genere non sia mai successa prima, nonostante il clima di accesa contrapposizione fra gli schieramenti di centrodestra e centrosinistra, è un altro indizio del fatto che tale contrapposizione era solo un’apparenza. La casta è sempre stata unita e coesa, e fra amici certi scherzi non si fanno. In secondo luogo, ed è solo l’altra faccia della medaglia, un simile fatto è indice di come il M5S sia esterno alla casta e sia percepito da essa come un pericolo. Non abbiamo ovviamente elementi per fare ipotesi sensate su esecutori e mandanti, ma davvero ci sembra difficile non pensare che qualcuno dall’interno di quel potere che i grillini vorrebbero attaccare abbia voluto mandare un segnale, un avvertimento affinché certe linee sensibili non siano toccate.

(M.B.)

PS Per un inquadramento generale della situazione politica attuale, nella quale si inserisce questo episodio inquietante, rimandiamo a questo intervento di Leonardo Mazzei.
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(Fonte: Inquietante)

Nell’articolo segnalato da Badiale (la cui lettura consiglio vivamente per comprendere che tipo di governo sia quello entrato in carica oggi), Mazzei scrive che «il terremoto prodotto dalle elezioni di febbraio ha spaventato sul serio il blocco dominante».
Venendo alla domanda posta da Bruschi, la prima reazione sarebbe dunque di scoramento, di rassegnazione di fronte a un blocco di potere nazionale e internazionale così duro nel difendere i propri privilegi di classe e di ideologia. Ma, per quanto mi riguarda, la parola “resa” non esiste.
Quindi se potessi prendere delle decisioni riguardanti il M5S che cosa farei? Sostanzialmente quello che Grillo sta già facendo:

  • Ribadirei ogni giorno (in primo luogo ai parlamentari del Movimento, agli iscritti e poi a tutti gli altri) che la reazione stessa dei poteri dominanti dimostra che il M5S è arrivato a toccare il cuore del potere.
  • Cercherei di spiegare con pazienza la complessa realtà che si cela dietro l’immensa finzione mediatica e spettacolare.
  • Curerei meglio le competenze giuridiche e politiche di tutti i parlamentari ed eletti del Movimento.
  • Proporrei dei capigruppo più preparati -anche dialetticamente- rispetto a quelli attuali.
  • Cercherei alleanze non con i partiti presenti in Parlamento (non lo farei per le ragioni indicate da Mazzei nella sua analisi) ma con altri movimenti della società civile. E ce ne sono tanti. Cercherei, insomma, di pormi come luogo di sintesi -non autoreferenziale- della elaborazione collettiva che è in corso, pur se repressa o emarginata, contro l’ultraliberismo criminale.
  • Informerei in modo capillare sui comportamenti e sui risultati dei lavori di tutte le commissioni parlamentari, mediante analisi semplici ma esatte stilate dai membri del Movimento che di tali commissioni fanno parte.
  • Rivendicherei ancora più nettamente la distanza dalle bande criminali (alias, «partiti») che stanno distruggendo l’Italia da vari decenni.
  • Mi porrei obiettivi anche di lungo periodo, perché nel breve la reazione finanziaria, mafiosa, imperialistica e criminale ha vinto (per capirlo basta osservare i nomi di chi davvero conta in questo governo).
  • Risponderei con le mie azioni e con le mie parole soltanto alla mia coscienza di cittadino e di uomo libero, esattamente come i partigiani. Perché di questo si tratta, come avevano ben compreso tra gli altri Debord e Foucault: di un fascismo pervasivo, ipocrita e feroce.
  • Il Partito Democratico è morto perché di questo fascismo è ormai parte integrante, e non certo da oggi. Quindi praticherei (per  me stesso e per il Paese nel quale sono nato) il dovere della non rassegnazione, partendo dal primo compito di chi intende agire sul reale: comprenderlo. Questo è non soltanto il mio dovere di studioso ma anche quello di chiunque voglia essere davvero un politico, un uomo della e per la polis.

 

33 commenti

  • agbiuso

    2 Febbraio, 2014

    Condivido pienamente la riflessione di un altro Lodato -Andrea- pubblicata su Twitter:

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    @AndreaLodato
    Insurrezione partiti contro @Mov5Stelle accusato del caos in Parlamento è altra pagina ridicola e patetica con carnefici che fanno vittime

  • agbiuso

    2 Febbraio, 2014

    Caro Speranza, attento alle parole
    di Saverio Lodato – 30 gennaio 2014

    Roberto Speranza, capogruppo PD alla Camera, ha definito la messa sotto accusa del capo dello Stato Giorgio Napolitano da parte dei 5 stelle: “un atto scellerato volto a far saltare le fondamenta del nostro sistema democratico”. Parole grosse le sue, dottor Speranza, dovrà convenirne.
    Sa invece chi mina, secondo noi, le fondamenta del nostro stato democratico? Proviamo ad elencare.
    Antonio Mastrapasqua, il presidente dell’Inps, e la sua signora, Maria Giovanna Basile che, insieme, totalizzano quarantacinque incarichi pubblici. E Mastrapasqua resta dov’è.
    La signora Angiola Armellini, che non ha mai dichiarato al fisco – raccontano i giornali – i suoi “1243” appartamenti, non pagando così né Ici né Imu.
    La signora Anna Maria Cancellieri, ministro della giustizia, che da vent’anni è in ottimi rapporti con la famiglia Ligresti, il cui capo famiglia, Salvatore, è un condannato in via definitiva. E che resta serenamente al suo ministero.
    La signora Nunzia De Girolamo che, prima di diventare ministro, si occupava di appalti e bar di famiglia. Anche se lei, vaso di coccio fra vasi d’argilla, è stata poi costretta a dimettersi.
    Sa chi mina, sempre secondo noi, dottor Speranza, le fondamenta del nostro sistema democratico?

    Gente come Roberto Formigoni, l’ex governatore della Lombardia, con le vicende processuali che si tira dietro e, un giorno sì e uno no, fa comparsate in televisione. Gente come i “tesorieri” dei partiti, pensiamo a Francesco Belsito, o Luigi Lusi, o Franco Fiorito, che hanno fatto capire agli italiani quanto fosse spaventosa la voragine dei fondi pubblici dilapidata “in nome della politica”.
    Gente come quell’assessore della “giunta abruzzese”, che pretendeva prestazioni sessuali con tanto di scrittura privata, o come quei deputati della regione siciliana (indagati fra ogni parte politica) perché trovavano naturale comperarsi le mutande con i finanziamenti ricevuti dal proprio gruppo parlamentare.
    Lo sa, dottor Speranza chi, sempre secondo noi, mina le fondamenta dello stato democratico? Gente come il pregiudicato Silvio Berlusconi, condannato per frode fiscale in via definitiva, il quale, resuscitato a pieno titolo, anche dal partito al quale lei si onora di appartenere, sta riscrivendo l’assetto elettorale nel nostro Paese decidendo così, ancora una volta, il futuro degli italiani.
    E, a minare le fondamenta, mettiamoci anche quella esemplare trattativa Stato-Mafia che tutti gli italiani hanno capito che c’è sempre stata e continua ancora oggi. Con annesso corollario di telefonate, non tutte proprio edificanti, che hanno visto anche il coinvolgimento dei massimi vertici dello Stato.
    Vuole che continuiamo?
    I grillini non rappresentano la febbre. Semmai rappresentano il termometro di cosa è diventata l’Italia.
    Vogliono che Napolitano finisca sotto impeachment? Perché, dottor Speranza, al punto in cui sono giunte le cose, lo trova tanto scandaloso? Possono non sentirsi più rappresentati da lui? O è proibito? O devono tutti credere – per decreto – alla grottesca cavalcata nel deserto del sorridente Enrico Letta perché cos’ha deciso Napolitano? In tutto c’è una misura.
    E poi, non si dia tanta pena. Il capo dello Stato, già capo dello Stato, sa benissimo difendersi da solo. E lo dimostrò chiedendo e ottenendo, a suo tempo, che le sue telefonate con il pregiudicato Nicola Mancino fossero “tombate”. E “tombate” per legge.
    Ho provato a sottoporle qualche esempio di vistoso “sabotaggio” delle fondamenta dello Stato democratico, nella certezza che, quantomeno, Lei ci rifletterà sopra.

    saverio.lodato@virgilio.it
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    Fonte: Antimafiaduemila.com

  • agbiuso

    27 Gennaio, 2014

    Renzi-Berlusconi: lo squallore, l’inganno, l’analfabetismo, i fuorilegge, la nuova coppia della politica italiana.

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    Sparare sulla legge elettorale Pregiudicatellum di Renzie e Berlusconi è come sparare sul pianista in uno spaghetti western. Ha più buchi costituzionali dei trafori alpini e di uno scolapasta.
    E’ la replica peggiorata del Porcellum. Lo sanno tutti, compresi coloro che l’hanno proposta su suggerimento di Verdini. Ora però la commedia deve finire. Qualcuno (c’è qualcuno al Quirinale?) deve far capire a chi non è capace di intendere e di volere che non si può ripresentare una legge con le stesse porcherie del Porcellum senza preferenze e con un premio di maggioranza abnorme.
    E vociare che se non si è d’accordo con loro, con il pregiudicato Berlusconi e il condannato Renzie, entrambi extraparlamentari, minacciare sfracelli.
    Le leggi si fanno in Parlamento, le leggi devono essere costituzionali, il corpo elettorale deve essere correttamente rappresentato.
    Chi non lo capisce è fuori di testa e dalla democrazia.
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    Fonte: Renzie e Berlusconi, scolapasta costituzionali

  • agbiuso

    16 Gennaio, 2014

    Gianni Vattimo e il Movimento 5 Stelle.

  • agbiuso

    10 Gennaio, 2014

    Slavoj Žižek è tra i filosofi di questa generazione uno dei più vivaci e non omologati.
    La rivista Alfabeta2 pubblica un estratto dal libro suo e di Srécko Horvat (prefazione di Alexis Tsipras), Cosa vuole l’Europa? in uscita per l’editore ombre corte.
    Ne riporto qui alcuni brani che mostrano l’incompetenza e l’irresponsabilità delle attuali classi dirigenti europee e nordamericane.

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    In una delle sue ultime interviste prima della caduta, un giornalista occidentale ha chiesto a Nicolae Ceaușescu come potesse giustificare il fatto che i cittadini rumeni non potevano viaggiare liberamente all’estero sebbene la libertà di movimento fosse garantita dalla costituzione. La sua risposta seguiva il meglio del sofisma stalinista: è vero, la costituzione garantisce la libertà di movimento, ma garantisce anche il diritto del popolo a una patria sicura e prospera. Abbiamo quindi un potenziale conflitto di diritti: se ai cittadini rumeni fosse stato concesso di lasciare liberamente il paese, la prosperità della patria sarebbe stata minacciata e sarebbe stato messo in pericolo il loro diritto alla terra d’origine. In questo conflitto bisogna fare una scelta, e il diritto alla prosperità e alla sicurezza della patria gode di una chiara priorità…

    Sembra che lo stesso spirito del sofisma stalinista sia vivo e vegeto nella Slovenia contemporanea dove, il 19 dicembre 2012, la Corte costituzionale ha rilevato che un referendum sulla legislazione fatta per istituire una “bad bank” e sulla partecipazione sovrana sarebbe stato incostituzionale, di fatto cancellando un voto popolare sulla questione. Il referendum era stato proposto dai sindacati contro la politica economica neoliberale del governo, e aveva ottenuto abbastanza firme per essere obbligatorio. Vi era infatti l’idea di trasferire tutti i crediti cattivi delle principali banche in una nuova “bad bank” che sarebbe poi stata salvata dal denaro statale (cioè a spese dei contribuenti), impedendo ogni seria indagine sui responsabili di questi crediti.

    Perché quindi proibire il referendum? Nel 2011, quando il governo greco di Papandreou ha proposto un referendum sulle misure di austerity, c’è stato il panico a Bruxelles, ma perfino in quel caso nessuno ha avuto il coraggio di proibirlo. Secondo la Corte costituzionale slovena il referendum “avrebbe causato conseguenze incostituzionali”. Insomma, nel valutare le conseguenze del referendum, la Corte costituzionale ha semplicemente accettato come un fatto indiscutibile le ragioni delle autorità finanziarie internazionali che stanno facendo pressione sulla Slovenia affinché adotti ulteriori misure di austerity: non obbedire ai diktat delle istituzioni finanziarie internazionali (ovvero non soddisfare le loro aspettative), può condurre a una crisi politica ed economica ed è quindi incostituzionale.

    Forse la Slovenia è un piccolo paese marginale, ma la decisione della sua Corte costituzionale è il sintomo di una tendenza globale verso la limitazione della democrazia.

    […]

    Con il perdurare della crisi cominciata nel 2008, questa stessa sfiducia nella democrazia, una volta limitata ai paesi in via di sviluppo del Terzo mondo o post-comunisti, sta adesso prendendo piede negli stessi paesi occidentali sviluppati. Quello che uno o due decenni fa era un consiglio paternalistico per gli altri, ora riguarda noi stessi. Ma cosa succede se questa sfiducia è giustificata? E se solo gli esperti possono salvarci, anche a costo di meno democrazia? Il meno che si possa dire è che la crisi offre ampie prove di come non sia la gente, ma gli stessi esperti a non sapere quello che stanno facendo. Nell’Europa occidentale stiamo in effetti assistendo a una crescente incapacità della classe dirigente: sempre meno sanno come dirigere.

    Guardiamo a come l’Europa sta affrontando la crisi greca, facendo pressione sulla Grecia per ripagare i debiti, ma allo stesso tempo rovinando la sua economia con l’imposizione di misure di austerity e rendendo perciò certo il fatto che il debito greco non sarà mai ripagato. Alla fine del dicembre 2012 lo stesso Fondo monetario internazionale ha pubblicato una ricerca in cui si mostra come il danno economico di misure di austerity aggressive possa essere fino a tre volte più grande di quanto era stato previsto, cancellando quindi i suoi consigli sull’austerità nella crisi dell’eurozona.

    Adesso il Fondo monetario ammette che costringere la Grecia e altri paesi indebitati a ridurre i loro deficit troppo velocemente può essere controproducente… Adesso, dopo che centinaia di migliaia di posti di lavoro sono stati perduti a causa di simili “errori di calcolo”. Qui risiede il vero messaggio delle “irrazionali” proteste popolari in giro per l’Europa: i manifestanti sanno bene di non sapere, non pretendono di avere risposte veloci e facili, ma ciò che il loro istinto sta dicendo è comunque vero, ossia che anche chi è al potere non sa. Oggi in Europa i ciechi guidano i ciechi.

  • agbiuso

    15 Dicembre, 2013

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    E a questo punto voglio chiudere ricordando un breve lazzo che ripeteva sempre Franca, a proposito… A proposito di Franca come mi piacerebbe che fosse qui a ascoltarci questa sera… “Francaaaaa“.. ecco la favola raccontata da Franca: “In una farsa antica Arlecchino si trovava sulla Luna e di lassù guardava la terra e puntando verso l’Italia si chiedeva ma come si può salvare quella massa di incoscienti che si stanno distruggendo da soli? E Brighella gli rispondeva, ma l’unica sarebbe ribaltolarli tutti…“. Che cosa vuole dire ribaltarli? Bisogna decidersi a rovesciare tutta la baracca! E sia chiaro, non basta tentare di aggiustarla mettendo una toppa qua, una vita di là, una mano di colla e ritrovare fiducia nelle istituzioni! No… a questo punto la fiducia è morta! Con la speranza e l’ottimismo! Voi ce la avete massacrata! Bisogna tirare il sipario e dietro cambiare scena completamente, per fare pulizia in un salone dove i topi e gli scarafaggi la fanno da padrone non basta chiamare una truppa di gatti che li sbranino, quel genere di topi, onorevoli, sono in grado di corrompere anche i gatti! L’unica soluzione è buttare fuori tutti quelli che hanno preso possesso di tutto il palazzo e poi annaffiarli con pompe per l’incendio e quelli che non ci riesce di ripulire si buttano tutti! Senza pietà. Sempre ricordando che noi siamo democratici, ma non moderati, per Dio!”
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    Queste sono le parole conclusive dell’ampio intervento di Dario Fo in difesa della cultura al V3Day di qualche settimana fa: Dario Fo e il valore della cultura

  • agbiuso

    14 Dicembre, 2013

    Come sempre, Franco Bifo Berardi è assai lucido nelle sue analisi, anche perché immune dai condizionamenti mediatici che dettano alle persone che cosa pensare, immune dalle formule che la televisione, Repubblica, Il Corriere della sera instillano anche nelle persone più intelligenti, impedendo loro di capire che cosa accade. E impedire di capire è la condizione necessaria per tenere il corpo sociale in una condizione di servitù. Il Partito Democratico e i vari partiti berlusconiani servono esattamente a questo.

    Condivido per intero le riflessioni di Bifo Berardi sul presente e sul futuro dell’Europa.

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    I forconi e la deflagrazione dell’Europa

    Ciò che sta accadendo in Italia va letto nel contesto della deflagrazione dell’Unione europea, provocata dall’aggressione finanzista guidata dalla Banca centrale europea e dal governo tedesco.

    Da Maastricht in poi, il ceto finanzista globale ha deciso di cancellare in Europa le tracce della forza operaia del passato, la democrazia, la garanzia salariale, la spesa sociale. In nome del fanatismo liberista ha finito per sradicare le radici del consenso su sui si fondava l’Unione europea. L’effetto, però, non è solo il dimezzamento del monte salari dei lavoratori europei, la distruzione della scuola e della sanità pubblica, l’abolizione del limite dell’orario di lavoro, la precarizzazione generalizzata. E’ anche la guerra.

    Era prevedibile, era previsto, ora comincia ad accadere.

    La disgregazione finale dell’Unione europea possiamo leggerla sulla carta geografica.

    Cominciamo da est. L’insurrezione ucraina è prova di come sia mutata la natura d’Europa. Nata come progetto di pace tra tedeschi e francesi, e quindi di pace in tutto il continente, l’Unione è oggi divenuta l’esatto contrario. Gli europeisti ucraini usano l’europeismo come arma puntata contro l’imperialismo russo, e risvegliano fantasmi del nazismo. L’ingresso in Europa è visto come una promessa di guerra, e la precipitazione del conflitto in Ucraina non potrà che avere conseguenze spaventose per l’Europa intera. Bruxelles reagirà aprendo un confronto con la Russia di Putin, oppure lascerà che la Russia di Putin soffochi una rivolta che è nata nel nome dell’Europa?

    Spostiamoci a ovest. Il Parlamento catalano ha indetto il referendum indipendentista per l’autunno del 2014. I franchisti del governo madrileno hanno risposto che il referendum non si farà mai.

    Nel frattempo, in Francia i sondaggi prevedono che il Front National diverrà partito di maggioranza alle prossime elezioni. A quel punto il patto franco-tedesco su cui si fonda l’Unione sarà cancellato nella coscienza della maggioranza dei francesi, e la balcanizzazione del continente precipiterà.

    Questa dinamica mi pare il contesto in cui leggere le convulsioni agoniche della penisola italiana.

    Il governo Letta Alfano Napolitano, filiale del partito distruttori d’Europa, è in camera di rianimazione. Può durare o crollare poco importa: non è in grado di mantenere nessuna promessa, neppure quelle fatte ai suoi padroni di Francoforte.

    Il movimento dei forconi è tracimare del nervosismo sociale. Nel 2011 il movimento anticapitalista tentò di fermare l’aggressione finanzista, ma non ebbe la forza per mettere in moto una sollevazione solidale. La precarizzazione ha sgretolato la solidarietà tra lavoratori, e il movimento si risolse in una protesta che il ceto politico-finanziario, per criminale interesse e per imbecillità conformista, rifiutò perfino di ascoltare.

    Ma la sollevazione non si ferma, perché ha i caratteri tellurici di una disgregazione della base stessa del consenso sociale. E’ una sollevazione priva di interna coerenza, priva di strategia progressiva. Ci sono dentro elementi di nazionalismo, di razzismo, di egoismo piccolo-proprietario, ma anche elementi di ribellione operaia, di democrazia diretta e rabbia libertaria. Non è importante la sua confusa coscienza, le contrastanti ideologie e i contrastanti interessi che la mobilitano. Conta il fatto che il suo collante obbiettivo è l’odio contro l’Europa. Questo odio non può che essere portatore di disgrazie.
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    Fonte: MicroMega, 13 dicembre 2013

  • agbiuso

    7 Dicembre, 2013

    Giuseppe D’Ambrosio, portavoce M5S, Presidente della Giunta per le elezioni alla Camera:

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    La sentenza della Consulta sul Porcellum è finalmente arrivata, ma non ha risolto i problemi che questa legge elettorale si porta dietro da quasi dieci anni. La Corte ha bocciato: il premio di maggioranza e i listini bloccati. Che fare dunque dei parlamentari eletti con questa legge? Che succede ai 148 parlamentari eletti in virtù di un premio di maggioranza ora “incostituzionale”? Rischia di non accadere niente, almeno finché non vedremo le motivazioni della sentenza che saranno depositate a Gennaio.
    Se la Corte dovesse chiedere la sostituzione dei 148 parlamentari in premio di maggioranza, chiederò alla Giunta che presiedo e successivamente all’aula di Montecitorio, la riapertura dei fascicoli già convalidati di tutti i parlamentari coinvolti. Il Parlamento quindi dovrà fare una scelta: sarà a favore, o contro la Costituzione? Questa sentenza, però ha anche importanti risvolti politici. Sin dal 2007, il M5S è stato l’unico a denunciare l’incostituzionalità del Porcellum e a chiederne ripetutamente l’abolizione. La Corte Costituzionale ci ha messo anni a prendere una decisione. Ma ancora più responsabile è il Parlamento, che avrebbe dovuto prendere atto per tempo del profilo della legge e anticipare una sentenza che è un vero schiaffo in faccia alla passività della classe politica. I parlamentari di centro, destra e sinistra, hanno avuto tre legislature per modificare la legge elettorale. Non l’hanno fatto. La politica ha abdicato, ancora una volta, al suo ruolo.

  • Elio Rindone

    5 Dicembre, 2013

    Grillo: “Si torni al Mattarellum, si sciolgano le Camere e si vada al voto”. Sono d’accordo sul fatto che bisognerebbe andare al voto il prima possibile. Purtroppo temo che ciò non accadrà perché la maggioranza delle forze politiche non vuole il mattarellum: preferisce il sistema proporzionale che entrerà in vigore tra qualche settimana e il capo dello stato continuerà con i suoi moniti ma non scioglierà le camere. Io penso che il sistema elettorale proporzionale sia il più democratico, perché effettivamente rispettoso del principio: un uomo, un voto. Nella situazione attuale, il risultato sarebbe però quello di perpetuare l’inciucio. In realtà, se non ci liberiamo della casta, nessun sistema elettorale potrà produrre un buon parlamento.

  • agbiuso

    5 Dicembre, 2013

    Sul Manifesto di oggi (5.12.2013), Massimo Villone scrive, tra l’altro, che la sentenza della Corte Costituzionale “non può che ulte­rior­mente inde­bo­lire il governo, e aggiun­gere un argo­mento a favore di ele­zioni al più pre­sto. Soprat­tutto, può inci­dere sull’indirizzo poli­tico. Per quanto riguarda la rispo­sta alla crisi, la neces­sità di rispo­ste urgenti non è affatto inde­bo­lita.
    Si può invece dubi­tare che resi­sta l’ambizioso pro­gramma di revi­sioni della Costi­tu­zione, che rimar­reb­bero affi­date a un par­la­mento pro­fon­da­mente e sostan­zial­mente viziato nella sua com­po­si­zione dal pre­mio di mag­gio­ranza ora espunto dalla legge”.

  • agbiuso

    4 Dicembre, 2013

    Condivido

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    Il porcellum bocciato, subito al voto
    4.12.2013

    Il Porcellum è incostituzionale. Lo ha deciso la Corte Costituzionale in particolare su premio di maggioranza e esclusione del voto di preferenza. Ci sono voluti alcuni anni, la Corte ha i tempi di un gasteropode. La legge è del 2005 e fu subito contestata come incostituzionale dal blog. Era evidente che fosse incostituzionale.

    Quindi ora abbiamo un Parlamento eletto con una legge incostituzionale, un Governo votato da un Parlamento incostituzionale, un presidente della Repubblica votato ben due volte da due parlamenti incostituzionali. Parlamento, Governo e Napolitano sono rappresentanti illegittimi del popolo italiano e non hanno alcuna facoltà di mettere mano alle riforme e tanto meno a una nuova legge elettorale. Non hanno più alcuna autorità. Non sono rappresentanti di nulla. La sentenza della Consulta di fatto cancella il Porcellum che va considerato decaduto con il ritorno immediato al voto con la precedente legge elettorale Mattarellum.
    Il M5S è stato l’unico a votare per la decadenza del Porcellum in Parlamento, la mozione era stata presentata da Giachetti, un deputato del pd, si sarebbe tornati subito al Mattarellum, ma Letta si oppose e tutto il Pd, tranne Giachetti, votò contro Solo un nuovo Parlamento potrà modificare la legge elettorale. I partiti, Letta e Napolitano non hanno più nessuna legittimità. Sono figli illegittimi della Repubblica. Si torni al Mattarellum, si sciolgano le Camere e si vada al voto. Non ci sono alternative.

  • agbiuso

    4 Ottobre, 2013

    Caro Diego, quanto dici è da me condiviso. Non esistono, infatti, ricette risolutive, azioni che non possano capovolgersi nel loro opposto, procedure che una volta messe in atto garantiscano su risultati immutabili.
    Ciò che conta è proporsi degli obiettivi chiari e motivati, cercando i modi migliori per raggiungerli. “Migliori” nelle circostanze e nei limiti di tutto ciò che è umano. Ma se non ci poniamo certi obiettivi, essi non diventeranno mai realtà.
    Tutto questo io lo do per ovvio, lo pongo come sfondo di qualunque discussione politica e antropologica. A volte mi sembra che nella comunicazione contino moltissimo i retroterra di chi parla. Io non ho mai creduto al “sol dell’avvenir” e quindi mi sembra del tutto evidente che ogni intrapresa umana sarà sempre segnata dal limite e dalla contraddizione. La strada è accidentata ma va percorsa, senza illusioni e con convinzione. Vale a dire senza compromessi, tatticismi, opportunismi.

    Una postilla sul mio Dipartimento: nessuno è “calato dall’alto”. Tutte le cariche accademiche sono elettive e quindi il nuovo direttore è stato scelto sulla base di un programma chiaro, realistico ma anche del tutto innovativo rispetto all’esistente. È il corpo docente che quindi si è “illuminato” da solo.

    p.s.
    Il tuo “piccolo blog” è in realtà uno spazio assai ampio di riflessione e di libertà, permeato di autentica “professionalità”.

  • diegob

    4 Ottobre, 2013

    Grazie, caro Alberto. Con la evidente differenza di professionalità nel farlo, anch’io ho trattato nel piccolo blog di Sastres.
    Sulla questione «democrazia diretta» solo un’osservazione. Il caso dei NO TAV funziona bene, come esempio di democrazia diretta, ma l’innesco del processo politico è una reazione ad un potere. In generale mi pare che sia più difficile la democrazia diretta nella pars construens, cioè nel decidere come fare e cosa fare una volta occupato lo spazio decisionale. Quante rivoluzioni hanno in sè la famosa terogenesi dei fini? Spesso tu citi (e se lo citi tu per me diventa subito un classico da leggere) il bellissimo libro di Orwel sulla fattoria degli animali. Anche lì, finchè c’è da combattere uniti l’oppressore tutti d’accordo poi però si ricrea rapidamente l’élite di quelli più uguali degli altri. Sull’esempio del Dipartimento che si onora del tuo lavoro, osservo che comunque un potere «illuminato» ha calato sulla struttura delle scelte opportune, benedette direi. Quindi anche una «democrazia diretta» ha bisogno di un «amico saggio» nelle stanze del potere. La mia tesi finale è: la democrazia diretta è un percorso verso una partecipazione il più ampia possibile alle scelte, ma non si sviluppa spontaneamente dal basso.
    Ho scritto non in contrasto alla tua chiara e, ovviamente, ben scritta spiegazione, ma con lo scopo di onorarla di un ragionamento personale. Grazie, caro Alberto.

  • agbiuso

    3 Ottobre, 2013

    Caro Diego, anzitutto mi sembra che Piperno risponda -nel complesso del suo intervento- anche alla tua domanda.

    Io credo che non esiste un modo in cui funziona la democrazia diretta. Sarebbe contraddittorio il solo pensarlo. Nella storia e nello spazio si sono date e si danno molte forme di legame autoritario e allo stesso modo si sono date e si danno molte forme di democrazia diretta. L’esempio più chiaro, oggi e in Italia ma non solo in essa, di democrazia diretta è la straordinaria lotta di uomini, di anziane signore, di ragazzi, di donne per la difesa della loro terra -la Val Susa- contro l’ignobile aggressione affaristica e mafiosa dello stato centrale.
    Lo stesso accade ovunque una comunità -di qualunque genere- prende le decisioni confrontandosi al proprio interno. La democrazia diretta, io credo, non può vivere in una dimensione globalistica e universale ma deve radicarsi nell’identità e nelle storie delle comunità e delle persone. Non a caso la Grecia antica rimase sempre un insieme di poleis accomunate da forti elementi di credenza e di costume ma non di autorità politica. Quando questo accadde, con Filippo e Alessandro, la Grecia cessò di esistere in quanto tale.
    Sino a qualche tempo fa il Dipartimento nel quale lavoro era guidato in modo centralistico e deprimente. Da qualche mese l’elezione di un nuovo direttore e del gruppo di lavoro che lo sostiene sta creando legami e forme decisionali condivise. E quindi tutto funziona assai meglio, perché tutti sono stati responsabilizzati.
    In un articolo in uscita dedicato all’antropologo libertario Pierre Clastres accenno anche a questo tema ma intanto ti ho voluto rispondere con esempi assai diversi -la lotta NO TAV, la Grecia antica, un Dipartimento universitario- come testimonianza di ciò che è possibile realizzare ora, subito.

  • diegod56

    3 Ottobre, 2013

    Caro Alberto, la tua opinione è di sicuro interessante. Cosa si intende per «democrazia diretta»? É vero che in effetti il M5S cerca di non configurarsi come un nodo di potere ma come un tramite, come strumento, d’un potere fondato altrove, cioè nel corpo sociale. Ma, al di là delle definizioni corrette ma comunque generali, secondo te, come «funziona» la democrazia diretta?

    Io non sono pregiudizialmente contrario al concetto, ma ho qualche dubbio sul «come» si possa attuare. Come funziona per chi aderisce al M5S, sono efficaci gli strumenti adottati?

    Perché è chiaro che il M5S vince o perde la sua partita se costruisce se stesso nel modo giusto, al di là dei singoli contenuti che possono anche essere raccolti da altri, perchè la differenza fondamentale sta lì, se c’è.

  • agbiuso

    3 Ottobre, 2013

    Mi sembra molto interessante un intervento che qualche tempo fa Franco Piperno ha dedicato al Movimento 5 Stelle. In esso si sostiene, tra l’altro, che:
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    “Nella misura in cui M5S resisterà alla tentazione di divenire partito, e si auto organizzerà secondo i canoni della democrazia diretta, allora e solo allora si porrà la questione della sua relazione con il movimento dei Centri Sociali; un incontro scontro, tra coloro che sono “ dentro e contro” e quelli che si schierano “fuori e contro” — secondo la regola del marciare divisi per colpire uniti. E l’appartenenza del M5S al movimento “NO TAV” è un chiaro indizio di come tutto ciò sia possibile, forse addirittura inevitabile.
    L’incontro scontro tra questi due insorgenze porterebbe in dono ai militanti dei centri sociali la capacità di parlare al senso comune, uscendo dall’asfissia della setta; e ai cittadini del M5S, la memoria di tutto ciò che è già accaduto, in Italia e nel mondo, nel processo d’emersione dell’individuo sociale; e con la memoria l’arma del pensiero critico.
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    Fonte: L’incontro scontro tra i cittadini di Grillo e i militanti dei Centri Sociali: picchiare insieme il cane che affoga

  • Elio Rindone

    6 Giugno, 2013

    Molto interessante l’articolo di Travaglio sul Fattoquotidiano di oggi, intitolato “Una mafia lava l’altra” e che inizia così: “È incredibile l’ingenuità, mista a malafede, con cui si continua a raccontare che bastava un cenno del capo di Beppe Grillo per far nascere un “governo del cambiamento” Pd-5Stelle”.

  • agbiuso

    1 Giugno, 2013

    Consiglio vivamente la lettura dell’articolata e intelligente analisi che Sergio Di Cori Modigliani ha dedicato alla situazione italiana dopo le elezioni politiche e quelle amministrative: Siamo soltanto all’inizio

  • Biuso

    27 Maggio, 2013

    Due modi diversi di intendere la politica.
    Anni fa ho lavorato come consulente per sei mesi in un ministero a Roma e posso assicurare che questa lettera restituisce assai bene il clima del potere e di ciò che gli sta intorno.

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    “Buongiorno onorevole, buongiorno senatore…” mi sento dire ogni giorno quando arrivo al lavoro. Ancora adesso, a volte, dopo quasi tre mesi mi giro indietro, magari il saluto è rivolto a qualcun altro. No, sono io l’onorevole, il senatore. Ormai ci ho fatto l’abitudine, saluto, sorrido e vado avanti. Per i palazzi dove siamo entrati, Montecitorio e Palazzo Madama, in tanti, tantissimi, siamo quelli nuovi, i “grillini”, i ragazzini, “dilettanti allo sbaraglio senza proposte” ( Marina Berlusconi e his father dixit), quelli su cui fare “scouting” (cit. Bersani).
    Mi aspetta la commissione, l’emendamento da studiare con i miei colleghi, l’intervento in aula, il disegno di legge da presentare, l’interpellanza urgente sull’ennesimo disastro. E poi l’incontro con il sindacato, con Confidustria, con gli esodati. I primi a farsi avanti come cavallette sono i giornalisti. La mattina ti sorridono sempre. Prendo fiato e li affronto. Racconto di quello che abbiamo fatto, spiego, mi accaloro, sono felice di vedere che nonostante siamo al 57° posto nella classifica mondiale della Libertà di stampa, ci sono giornalisti che vogliono sapere. Per un attimo mi dimentico che da mesi quasi tutti i giornali non pubblicano una riga sui nostri lavori, ma solo gossip, retroscena, se non vere e proprie falsità. Ormai so che serve a poco parlare con loro. L’indomani del mio, del nostro lavoro, non si parlerà nei loro articoli. Ma guai a snobbarli, sono una delle caste del Palazzo. E nel Palazzo poi ci sono le regole, la burocrazia con cui bisogna fare i conti. A volte ci sentiamo soli. Come quelle persone normali, con vite normali, con sogni normali, che improvvisamente vengono invitate alla feste del Re e devono sottostare ai precetti. Ma questo non è il palazzo del Re, non è la Città proibita, è il Parlamento. Ma visto da dentro, questo Palazzo fa paura. E io, noi, non ci possiamo permettere di avere paura.
    “Buongiorno, buongiorno…”. E’ il refrain che mi avvolge mentre navigo nei corridoi. Sono i miei “colleghi”, quelli “eletti” dalle segreterie dei partiti, dalle lobby, dai comitati d’affari, dal gossip televisivo. Mi chiedo, “e noi cosa siamo?”. Una setta, burattini nelle mani di Beppe e Gianroberto, semplici comparse a cui sono stati affidati i sogni e la rabbia di milioni di persone? Siamo uomini e donne liberi, quelli che sentono ancora il profumo della vita, quelli che tengono ancora gli occhi grandi sbarrati quando tutte le mattine vediamo i volti degli intoccabili.
    Da tre mesi, come ha detto Alessandro Di Battista, vediamo tutte le mattine “la mafia in faccia”, quella che non spara, che non ha pallottole ma usa la legge, l’emendamento, il regolamento, l’articolo di giornale o la comparsata in tv per dire ai sudditi, “questo è il nostro paese e ci facciamo quello che vogliamo”. Lo fanno da sempre. Ma adesso hanno paura. Sanno che non siamo come loro. Siamo quelli che vigilano, controllano e che sono pronti a votare le buone idee, di chiunque siano. E magari ce ne proponessero una. Ma non ci facciamo prendere in giro. Non ci prendete in giro, questo è un consiglio. Smettetela di raccontarci che l’antiberlusconismo esiste ancora. Non esistono più soldatini blu e soldatini rossi, ora sono tutti grigi: votano le stesse cose, dicono le stesse bugie, e hanno lo stesso odore, quello che si sente nelle camere di obitorio, davanti ai morti.
    Questa politica non proporrà una legge elettorale per i cittadini, non abolirà le province, non abolirà il finanziamento pubblico ai partiti e tantomeno ai giornali, non proporrà il reddito di cittadinanza e non investirà sulla scuola pubblica e sulle imprese. Ne parlano, ne blaterano tutti i giorni. Ma sono annunci, solo spot che devono fare. Ne parlano perché nel Palazzo sono entrati i cittadini.
    Lo faremo noi, noi, quelli che sono considerati impreparati, ignoranti e stupidi. Noi, con la forza della rete, con la forza delle persone oneste. Faremo più in fretta possibile.
    Ci riusciamo, perché non siamo soli. Ma voi non lasciateci soli.”

    Fonte: Lettera di un parlamentare dal Palazzo

  • agbiuso

    4 Maggio, 2013

    Napolitano e i suoi complici nel governo e nei partiti assistono gelidi all’inusitato attacco alla libertà e ai diritti dei parlamentari del Movimento 5 Stelle eletti da otto milioni di cittadini, assistono compiaciuti alla violazione delle loro caselle di posta elettronica, dei loro computer, delle loro vite private e delle azioni politiche.
    Gravissimo e significativo della paura che questo Movimento sta suscitando nei luoghi del potere.

  • Enrico

    2 Maggio, 2013

    Marina Sereni (vicepresidente della Camera in quota Pd) finalmente fa chiarezza sulla reale “proposta di governo” fatta dal suo partito al M5S
    http://www.youtube.com/watch?v=CElZOET0mNg

  • agbiuso

    30 Aprile, 2013

    Caro Elio, ti ringrazio della condivisione. Sono a mia volta d’accordo sulla ricostruzione che fai della candidatura Prodi e sul rischio che il PD non ha voluto correre di tentare un secondo scrutinio su questo nome.
    Aggiungo il testo di un articolo di Gianni Barbacetto pubblicato sul Fatto di ieri:
    Ecco il governo X Factor. L’inciucio diventa talent show.

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    Abbiamo un governo X Factor. Niente leader dei partiti, solo uomini e donne di seconda o terza fila, con qualche personaggio (la campionessa olimpionica, l’oculista di colore impegnata per i diritti civili, la professoressa di bioingegneria… più Emma Bonino, special guest). Poi c’è il segretario di Berlusconi che come al solito vigila sugli interessi del suo padrone; l’uomo di Cl che alle Infrastrutture vigila sulle grandi opere, dalla Tav all’Expo; e un funzionario di Bankitalia a vegliare sui conti.
    Ma i boss – da Silvio Berlusconi a Massimo D’Alema – stanno dietro. Sono la giuria che deciderà quando lo spettacolo deve finire. L’inciucio ha preso la forma più soffice, è diventato un talent show dove alcune brave persone e un paio di Amazzoni di Arcore possono mostrare che cosa sono capaci di fare. Tanto poi sarà la giuria a dare i voti. E, in giuria, uno più degli altri: Silvio il resuscitato.
    Alle ultime elezioni ha perso 6 milioni di voti. Era politicamente finito. In più, è inseguito da un paio di sentenze e da alcune indagini da brivido. Rischia di perdere, con una condanna definitiva, i diritti civili e dunque il seggio da senatore. Ma ora è al sicuro: è tornato a essere l’uomo che ha in mano i destini del Paese, che può staccare la spina al governo se non lo salverà. Intanto può logorare il Pd, recuperare il consenso perduto e presentarsi, tra qualche mese, come un leader fresco di bucato alle prossime elezioni, stracciare il Partito democratico e poi candidarsi a Palazzo Chigi o, magari, al Quirinale.
    Tutto merito di Giorgio Napolitano, il presidente che voleva andarsene e invece è restato. Si è fatto incoronare re d’Italia, ponendo come condizione le “larghe intese”. E merito di un Pd che piuttosto di votare Stefano Rodotà o Romano Prodi (impallinato da 101 franchi traditori) ha deciso di scegliere la strada dell’eutanasia. Dopo aver detto “mai con Berlusconi” ha fatto un governo con Berlusconi. Dov’è stata decisa la svolta, anzi il tradimento degli elettori? Chi se n’è presa la responsabilità?
    Tutta colpa di Beppe Grillo, dice il Pensiero Unico Largo e Inteso. Certo, le rigidità dei parlamentari del Movimento 5 stelle e dei loro leader non aiutano. Ma era così difficile per il Pd votare Rodotà per il Quirinale e aprire una strada diversa per Palazzo Chigi? Non aveva fatto così il Parlamento del 1993, facendo salire al Colle il candidato indicato dai radicali, Oscar Luigi Scalfaro?
    No, per Napolitano e i Pd che hanno manovrato quelle sciagurate votazioni, i 5 Stelle devono essere tenuti fuori. A costo di far tornare Berlusconi e avviare il Partito democratico verso l’estinzione. Anche se i 5 Stelle rappresentano il 25 per cento degli elettori (a cui si aggiunge un 25 per cento degli italiani che non hanno proprio votato).
    Chi non ci sta è un terrorista: dopo la sparatoria davanti a Palazzo Chigi, il Pensiero Unico Largo e Inteso tenta di far passare ogni opposizione per incitazione alla violenza. Naturalmente è vero il contrario: solo un’opposizione limpida, coerente e intransigente darà voce, speranza e strumenti politici a chi non ha altro che la propria rabbia e disperazione.

  • Elio Rindone

    30 Aprile, 2013

    1. Condivido totalmente la risposta di Alberto alla domanda: “se potessi prendere delle decisioni riguardanti il M5S che cosa farei?”. 2. Che il PD non avesse nessuna intenzione di fare accordi di alcun tipo col M5S lo attestano le parole di Civati, riportate da Concita De Gregorio su Repubblica (21/4/13), e il fatto che alla proposta di Grillo di votare Rodotà e trovarsi poi di fronte a una prateria per il governo non hanno neanche risposto. 3. La candidatura Prodi è stata lanciata solo per bruciarla, tanto che l’hanno subito ritirata: sapevano che a primo colpo non sarebbe passata e non hanno voluto correre il rischio, riproponendola, che raggiungesse il quorum. 4. Mi chiedo però se, invece di dare la disponibilità a formare un governo dopo l’elezione di Rodotà, non sarebbe stato possibile, subito dopo le elezioni, dichiarare: facciamo nascere qualunque governo e poi votiamo solo le leggi che ci convincono. Una fiducia esplicitamente pro forma che, pur restando il M5S di fatto all’opposizione, avrebbe consentito la formazione del governo Bersani, evitando il successivo arroccamento delle bande partitiche in una fortezza difficile da espugnare. Avrebbero fatto le stesse politiche liberiste, ma il PDL avrebbe avuto meno potere.
    Un abbraccio, Elio

  • agbiuso

    29 Aprile, 2013

    Grazie per questa tua risposta, caro Diego.
    Credo che essa riassuma e spieghi davvero molto non soltanto del presente nostro ma di una delle ragioni che rendono il Potere così forte anche quando è esso stesso il responsabile della miseria. Questa ragione è la Paura: “Il rischio di avere un’immensa plebe che non è affatto rivoluzionaria ma pronta ad accettare chiunque promette di evitare la catastrofe generale, è assai vivo”.
    Naturalmente una simile illusione da parte di chi è in difficoltà rafforza la miseria, che a sua volta rafforza il potere. Una spirale tanto chiara quanto taciuta. Una spirale paranoica.
    Per questo ogni prospettiva culturale, filosofica, politica che combatte contro la Paura diventa l’obiettivo primario, esclusivo, diffamato e calpestato da parte del Potere.
    Ai miei occhi la caratura del PD sta tutta in questa paura, quella del M5S sta nel combatterla. E questo al di là dei nomi delle persone.
    Degli altri, ovviamente, non mette conto parlare: sono pura delinquenza in doppiopetto.

  • diegob

    29 Aprile, 2013

    La mia opinione, riguardo al Partito Democratico è complessa. SEL l’ho votato ma in pratica non conosco nessuno, personalmente. Nel Partito Democratico c’è una percentuale anche di persone di buona qualità, che ci credono, anche se gli arrivisti e i furbi sono rappresentati in folta e prevalente schiera. Quindi la caratura «media» è modesta. Il M5S ha grandi potenzialità, e credo anche una fondamentale onestà della gran parte dei suoi eletti, davvero penso che un giudizio lo potremo dare alla fine di questo momento storico. Io stesso ho una visione parziale di quel che accade, e posso dire con tutta franchezza che davvero sono tempi bui, ho tanti amici over 50 che stanno davvero messi male, e non se lo sarebbero mai aspettato, io stesso riesco a malapena a far fronte alle mie spese, per cui c’è il rischio, anzi non un rischio, una certezza, che tanti pensino che un governo, anche di delinquenti, sia necessario per non chiudere la baracca entro novembre; fai conto che il 16 giugno c’è da pagare i contributi inps ed io li pagherò solo perchè non devo vivere del mio lavoro, la spesa la fa mia moglie con la sua paga; credimi Alberto, il rischio di avere un’immensa plebe che non è affatto rivoluzionaria ma pronta ad accettare chiunque promette di evitare la catastrofe generale, è assai vivo. Grillo ha capito il disagio che c’è, da uomo sanguigno e ligure fino al midollo, ma deve portare a casa qualcosa subito, secondo me. Son stato lungo, ti saluto con grandissimo affetto, ma debbo oggi dedicarmi ai miei tormenti quotidiani (cercar di farmi pagare…)

  • agbiuso

    29 Aprile, 2013

    Ti ringrazio, caro Diego, ma devo dire che se ci fossi io “a tenere le redini di quel carro”, il carro non esisterebbe. Ciascuno di noi ha talenti e vocazioni diverse. Grillo e Casaleggio stanno svolgendo un ottimo lavoro, che infatti le forze più oscure stanno cercando -e cercheranno sempre più- di distruggere in tutti i modi.
    Vorrei porti una domanda: quanto è alta, secondo te, la “caratura” del Partito Democratico e di SEL?

  • diegob

    29 Aprile, 2013

    Aggiungo: è una grande occasione, il M5S, ma ci vuole uomini di una caratura più alta, per coglierla appieno e non rischiare che una grande ambizione rimanga frustrata. Scusa l’aggiunta.

  • diegob

    29 Aprile, 2013

    In effetti, pur apprezzando io moltissimo ciò che il M5S «potrebbe essere» e parzialmente ciò che è, la mia personale posizione è quella dell’amico (mi sia permesso il termine così confidenziale) Augusto. In effetti, io penso che i milioni di voti provengano da motivazioni molto diverse, da soggetti con intenti talvolta addirittura contrastanti, quindi è molto difficile capire come vanno interpretati. Una cosa è certa, caro Alberto, se ci fossi tu, invece di Grillo e soprattutto di Casaleggio, a tenere le redini di quel carro, sarebbe molto più lineare e nobile il suo percorso.

  • agbiuso

    29 Aprile, 2013

    @diego
    Molto belle -e secondo me corrette- sia l’ipotesi che il M5S sia il vero “partito democratico” sia il riferimento a Gramsci.
    Questo è uno dei grandi doni che la Rete offre alla libertà: poter costituire un intellettuale collettivo del quale io, tu e altri siamo una componente.

    @Augusto
    Caro Augusto, naturalmente non avrebbe avuto alcun senso politico (non etico) contribuire all’elezione a Presidente della Repubblica di uno dei fondatori del PD -Romano Prodi- contro la volontà di un terzo del suo partito. Sarebbe stato ragione di confusione, di guerriglie interne, di ultrapersonalismi. Esattamente il contrario di quanto il Movimento 5 Stelle intende per politica. Non c’era, davvero, bisogno di un nuovo partito per agire in questo modo.
    Come ho scritto ormai sino a stufare, bisognerebbe comprendere che il M5S ha l’obiettivo, ambiziosissimo, di cambiare paradigma politico. Per questo è rivoluzionario. I tatticismi, come quello da te auspicato, e i politicismi vanno lasciati a chi li sa fare. In politica si può naturalmente fallire ma non ci si può suicidare. Anche per questo il PD non esiste più politicamente mentre il M5S è vivissimo.
    Tutto è migliorabile, naturalmente, ma sino a che tale Movimento continuerà a comportarsi come si sta comportando, il mio voto e quello di milioni di italiani sarà stato fecondo.
    Se poi le forze della reazione saranno più potenti -come sono- bisognerà accettare realisticamente la sconfitta. Ricordando però che il 75% degli italiani che nel febbraio 2013 si sono recati a votare hanno indicato l’esigenza di un’alternativa al berlusconismo e al montismo. Il Partito Democratico ha tradito tale richiesta, ha tradito le promesse, le parole, ha tradito l’interesse dell’Italia. Questo non è comportarsi da politici, neppure machiavellici, ma da gente senza onore. E con chi è senza onore, con coloro la cui parola non vale nulla, non si può fare politica. Si può soltanto delinquere.
    Permettimi una domanda: i milioni di voti dati al Partito Democratico sono secondo te sterili o sono fecondi?
    Ricambio, come sai, la tua stima e il tuo affetto.

  • Augusto Cavadi

    29 Aprile, 2013

    Caro Alberto, tu sai quanto tenga allìintreccio fra etica e politica. Tuttavia, con altrettanta chiarezza, ho sempre scritto che identificarle significa risuscitare il giacobinismo robesperieano. Ecco perché il mio giudizio verso il M5S era e resta ambivalente: lo apprezzo per l’intreccio, ne diffido per l’identificazione. Infatti, la distinzione fra ciò che è bene in assoluto e ciò che opportuno politicamente, avrebbe potuto indurre il M5S, dopo aver invano proposto Rodotà (ottima opzione), a votare Prodi. Avremmo eliminato Berlusconi (e dunque sfasciato il PDL) e spaccato il PD (un terzo del quale non avrebbe votato il suo candidato ufficiale): il M5S sarebbe uscito dall’opposizione unilaterale e sarebbe diventato partito di lotta e di governo. Capisco che si sono impuntati su Rodotà per ragioni etiche (sacrosante) e che sarebbe stato un colpaccio piegare il PD a candidarlo: ma in politica, come nella vita, l’ottimo è (purtroppo) nemico del bene. Che cosa abbiamo adesso? Che cosa avremo nei prossimi sette anni? Spero che Grillo abbia una strategia di lungo periodo perché, a occhio e croce, i milioni di voti che avete dato a M5S sembrano destinati alla sterilità. Con la stima e l’affetto che sai.

  • Pasquale D'Ascola

    28 Aprile, 2013

    Sottolineo la citazione di Foucault , fascismo pervasivo etc. ma è dal 94 che si repsira questa nube tossica.
    Io non mi fido di Grillo e non del suo degno compare ma voglio condividere la vaga aspettativa enunciata in questa pagina

  • cristina

    28 Aprile, 2013

    La mia considerazione, carissimo Alberto: cosa dovrebbe fare un “filosofo” se non fornire alcune delle “chiavi” per comprendere, risvegliare le “coscienze” sopite dentro ognuno di noi? in questo io considero “politici” anche i “filosofi”. Noi siamo la polis e non dovremmo mai dimenticare che il “delegare” ad altri il compito di “regolare” la societas comporta l’enorme responsabilità di informarsi, comprendere, controllare , rimanere “svegli” e consapevoli che diventare “adulti” comporta grandi responsabilità.
    Il guaio è che si diventa “adulti” solo nelle difficoltà…e questo è il momento!

  • diegod56

    28 Aprile, 2013

    Grazie, caro Alberto, per la rilevanza che annoti alle mie domande. Come sai, cerco con sincerità di comprendere e ragionare senza preconcetti, e sai anche che io, comunque, «prendo sul serio» il Movimento. Nella tua risposta vedo alcuni punti molto interessanti, laddove vedi da un lato la necessità di migliorare il più possibile la qualità e competenza degli eletti, e dall’altro di mantenere la rappresentanza parlamentare come uno strumento di un luogo più ampio d’elaborazione e conoscenza, un soggetto che a me non pare poi così distante dall’«intellettuale collettivo» di Gramsci; e allora, in un impeto d’ottimismo: è se fosse proprio il M5S il vero «partito democratico»? Certo, qualche «messa a punto» del motore occorre, ma se son rose fioriranno, anche a costo di una flessione in termini di voti.

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