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La malinconia del barocco

La malinconia del barocco

Una tristezza lieve afferra a volte la vita. Non disperazione, no. Né consapevole affrontamento dell’assurdo. Un’amarezza, piuttosto, fatta di giustizia negata ai nostri desideri, di nostalgia per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, di una lenta dissoluzione nel crepuscolo.
L’Overture di Dido & Aeneas di Purcell mi sembra che ben esprima e comunichi un tale sentimento dell’esistere. La regina abbandonata provò certamente un rimpianto senza luce prima di decidere che il suo corpo, «una volta per lui adorno / di dolci fiori colti all’imbrunire», venisse restituito alle tenebre dalle quali era sorto.

Dido & Aeneas
Overture (1689)
di Henry Purcell
The Mermaid Orchestra (1952)

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9 commenti

  • diego

    novembre 20, 2015

    cara Lucia, credo che da un punto di vista esistenziale, probabilmente hai ragione, ma secondo me quando noi la vediamo rappresentata, rappresa, resa, nell’opera artistica, penso che questa tristezza venga ad essere come un prezioso ingrediente di un’arte elegante ed antisentimentale; sicuramente una persona esperta come te in oggetti di grande pregio antiquario comprende quel che cerco di esprimere

    poi, qui in casa dell’amico Prof. Biuso, ovviamente c’è il tema della grecità, ma non mi allargo oltre

  • poetella

    novembre 19, 2015

    una tristezza elegante è pur sempre tristezza. In fondo o in superficie. Non cambia.
    (sono tornata qui… magnifica Overture)

  • diegod56

    aprile 27, 2013

    Una tristezza elegante, non è mai tristezza fino in fondo.

  • agbiuso

    aprile 27, 2013

    Vi ringrazio, cari amici, per aver sentito così profondamente la musica di Purcell e le mie poche parole.
    La mia intenzione era comunque non di indulgere nella tristezza ma di riscattare nella bellezza ogni sentimento dolente dell’esistere.
    Anche per le nostre vite personali infatti, e non soltanto per quella collettiva e storica, credo che ci debba guidare la luce dei Greci, così ben sintetizzata da Jacob Burckhardt: “Pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà”.

  • Antonella

    aprile 26, 2013

    Leggo e le tue parole così esatte nel descrivere sentimenti che riguardano il nostro essere gettati nel mondo ben si addicono ad un’epoca storica così piena di contrasti. Questa musica poi, così venata di tristezza e nello stesso tempo così moderna, è quella che da sempre mi ha affascinato e continuerà ad affascinarmi, forse per quel tanto che afferra le corde più sensibili dell’anima, dove sembra che si ingaggi una perenne lotta tra il senso di limite e di pochezza che è insito in ogni essere umano e il desiderio di rompere gli argini per andare incontro ad una diversa libertà di pensiero e di esistere.

  • poetella

    aprile 26, 2013

    “Una tristezza lieve afferra a volte la vita. Non disperazione, no. Né consapevole affrontamento dell’assurdo. Un’amarezza, piuttosto, fatta di giustizia negata ai nostri desideri, di nostalgia per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato”

    Ecco. Esattamente il mio stato d’animo di questi giorni.
    Ch’io fossi intimamente barocca, in fondo, l’ho sempre saputo…

  • Pasquale D'Ascola

    aprile 26, 2013

    Ahi ahi, mi toccate sul vivo, quando facevo il regista scoprì la Daido, questo avveniva nel cenozoico, e la studiai poi di nuovo e anche un bel po’ , per una versione che mi sembrava molto bella, fatta, così com’era nata, per un bel gruppo di studenti. Ebbene Dido, non so se è malinconica. Non lo so, contiene uno dei song più belli di tutta la musica mai scritta, ma è straziante direi, il lamento di Dido, When I am laid.Salta alle orecchie forse un tono generale dolente, da prigione; l’anima dolente suona anche nel duetto secondo tra Enea/Didone. Sì il resto non brilla per allegria ma è, mi pare si possa dire, che come in Shakespeare, agiscono diversi registri drammaturgici, vedasi il Haste haste to town. Non so perchè ho fatto questa modesta figura da grillo parlante. Cioè no, lo so, per malinconia. Dido non è eliminabile dal cuore. Mi scuso.

  • illumination

    aprile 26, 2013

    Anch’io ho letto,ascoltato e “sentito” la tristezza dell’esistere,l’amarezza della consapevolezza che gli uomini sono già morti. Risorgere? Come?

  • Giusy Randazzo

    aprile 26, 2013

    “Un’amarezza, piuttosto, fatta di giustizia negata ai nostri desideri, di nostalgia per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, di una lenta dissoluzione nel crepuscolo”.
    Ho letto, pensato, ascoltato. Provo la stessa medesima sensazione. A volte si diviene ciò che non si è pur essendo altro.
    Una tristezza annichilente afferra la vita. Disperazione, sì.
    Si può sempre risorgere. A un nuovo giorno, s’intende.

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