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Lucio

Gli uomini celesti
(Mogol/Battisti – Anima latina, 1974)

Vorrei festeggiare la disponibilità, finalmente, delle canzoni di Lucio Battisti sulle piattaforme digitali. Per ora limitata ai canti composti con Mogol ma spero che in tempi brevi si possa estendere a quelli creati con Panella. Battisti è infatti, insieme a Giacomo Puccini, il più grande musicista italiano del XX secolo, capace -come appunto Puccini- di essere insieme molto popolare e di innovare senza posa il tessuto musicale delle sue opere. Si ascolti, come preclaro esempio di questa capacità, l’intero album Anima latina, un autentico capolavoro nel suo sincretismo di musica europea, ritmi popolari sudamericani, jazz, elettronica. Da questo album propongo Gli uomini celesti.

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Gli uomini celesti (file audio)

La scelta de Gli uomini celesti è stata dettata da cinque principali ragioni: 1. anche perché criptico, il testo fa da tramite con quelli successivamente composti insieme a Pasquale Panella; 2. qui e in altri brani la voce di Battisti sembra sovrastata dai suoni, un effetto voluto e motivato dal fatto che gli autori intendevano richiedere un ascolto attivo e consapevole; 3. l’innovativa struttura musicale conferma lo sperimentalismo di Battisti; 4. questa canzone coniuga l’elemento sentimentale con quello teologico (così come era accaduto per Il nostro caro angelo); 5. questo elemento teologico diventa qui specificatamente gnostico; solo qualche esempio tratto dal testo: l’eredità dell’umano è una speranza spezzata, una caduta, un fallimento che avanza nella corruzione; la fede in un messia è soltanto illusione di salvezza poiché nessuno dall’esterno può salvare nessuno, il messia è soltanto un velo adagiato sopra l’umano lamento; la salvezza consiste nel trasformare la propria condizione passiva di «attore» che recita formule altrui in una determinazione attiva, legata al sapere e alla scrittura, nel diventare un «libero autore»; la discendenza spirituale degli umani ‘pneumatici’.
Ecco il testo completo:

La speranza spezzata
è la tua eredità.
Fallimento di una vita
di coraggio e di viltà.
Troverai sul cammino
fango e corruzione
e la voglia tu avrai
di sdraiarti al suolo
per guardare come in un film
i colombi in volo.

Ti faranno fumare
per farti sognare che
il futuro od ‘un messia’
presto tutto cambierà.
Ed avrai come vanto
una nuova condanna,
ti diranno che il vento è
il respiro di una donna
per far sì che un lamento, uno solo,
copra ogni tormento di un velo.

Ma se tu rifiuterai
di giocare all’attore
forse un libro scriverai
come libero autore.
E tu forse parlerai
di orizzonti più vasti
dove uomini celesti
portandoti dei figli
ti diranno: «Scegli!»
ben sapendo che ridendo tu
tu a loro ti unirai…

Sul sito si possono ascoltare altri brani del musicista: La canzone della terra, Dove arriva quel cespuglio, Ma è un canto brasileiro, E già, Una vita viva, Le allettanti promesse, Stanze come questa, Due mondi, I sacchi della posta, Per altri motivi, Tu non ti pungi più, La voce del viso.

Stockhausen

Karlheinz Stockhausen
Waage
da Tierkreis (1974)
Tromba: Markus Stockhausen
Organo: Margareta Hürholz

Durante l’incontro sul Contemporaneo del 20 maggio 2019, il Prof. Alessandro Mastropietro ci ha fatto ascoltare, tra gli altri, una composizione di Karlheinz Stockhausen (1928-2007). Riprendo qui la sua proposta e suggerisco l’ascolto di uno dei dodici brani che compongono Tierkreis (Zodiaco, 1974), precisamente il nono, Waage (Libra/Bilancia), nella versione per tromba e organo. La tromba è quella del figlio Markus, che ebbi la fortuna di ascoltare tanti anni fa a Milano in una magnifica esecuzione dell’opera del padre Samstag aus Licht.
È come se questa musica provenisse da profondità inquietanti e luminose, come se un’onda lasciasse sulla riva della percezione le note, dissolvendo l’onda che sulla riva le ha portate. Di Stockhausen avevo tempo fa consigliato anche Mantra (1970).

Mastropietro ha parlato di un altro tra i massimi compositori del Novecento, György Ligeti (1923-2006), del quale avevo proposto in passato due ascolti: le Atmosphères fur grosses Orchester ohne Schlagzeug (1961) e il secondo movimento del Requiem: Kyrie. molto espressivo (1963-65) (entrambi presenti in 2001. Odissea nello spazio). Del Requiem di Ligeti il Prof. Mastropietro ha evidenziato l’arditezza compositiva, l’intreccio radiale delle voci umane, l’onda sonora che continuamente si alza, si frange, risplende.

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Musica totale

Teatro Dal Verme – Milano – 19 settembre 2018
Altre danze
MI-TO Settembre Musica 2018

Osvaldo Golijov
Azul, per violoncello e orchestra
Prima esecuzione in Italia

Johannes Brahms
Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Stanislav Kochanovsky, direttore
Enrico Dindo, violoncello

Nell’ampia e insieme intima sala milanese del Teatro Dal Verme sono risuonate ancora una volta le note imponenti e danzanti della Sinfonia n. 4 di Brahms. Ma il cuore del concerto è stato la prima esecuzione italiana di Azul, opera composta nel 2006 da Osvaldo Golijov. Una musica in gran parte tonale, tradizionale, immersiva e vivace, che a volte sembra danza, altre musica da film o, ancora, eco del barocco di Couperin, in particolare le Leçons de Ténèbres. E tuttavia in quest’opera emerge intatta la potenza dei suoni contemporanei, la loro svolta rispetto a ogni prevista cadenza, la dissonanza che occupa lo spazio delle battute conclusive, che convergono -coerentemente- nel silenzio.
Trenta minuti di musica totale, eseguita con giusta tensione dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, diretta in modo russo -e quindi travolgente- da Stanislav Kochanovsky, e capace con il violoncello di Enrico Dindo di diventare corda della mente.
Di questa composizione propongo l’ascolto del secondo movimento, Silencio, nella esecuzione del violoncellista Yo-Yo Ma con l’orchestra The Knights diretta da Eric Jacobsen.

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[Photo by Mohammad Metri on Unsplash]

Silentium

Centro Culturale San Fedele- Milano
Inner_Spaces#1
Christian Fennesz, concerto inaugurale
26 settembre 2016

In questo primo concerto della stagione 2016-2017 di Inner_Spaces, la lunga performance di Christian Fennesz ha mescolato suoni computazionali con la chitarra, trattata sempre elettronicamente. Il risultato mi è parso piuttosto banale e francamente noioso.
Molto più coinvolgenti sono stati i due brani iniziali del gruppo milanese T.E.S.O, ispirati a Gustav Mahler e Arvo Pärt, e quello dell’e-cor ensemble che ha ripreso anch’esso le musiche del compositore estone. La rielaborazione di Silentium ha confermato la grandezza tecnica e il genio creativo di Pärt, le cui opere sembrano dialogare con quanto c’è di più antico e di più sacro nella struttura sonora del mondo.
Propongo l’ascolto di Silentium nell’esecuzione della Tapiola Sinfonietta & Jean-Jacques Kantorow. Il brano fa parte dell’opera Tabula rasa for Two Violins, Strings and Prepared Piano (1977).

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Lacrime

Lacrimosa
da Requiem for my friend (2011)
di Zbigniew Preisner

La tensione di questa musica è romantica, moderna. Ma nel suo crescendo e nella sua serialità coglie qualcosa dell’amara geometria di cui la vita è intessuta. Un pianto cosmico, una sofferenza antica.
Il labirinto è denso e il dolore è grande ma una luce illumina.

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[Il brano comincia con alcuni secondi di silenzio. Basta attendere]

Corpo sonoro

25 gennaio 2016 –  Auditorium San Fedele – Milano
De Natura Sonorum
(Inner_Spaces 2016 #1)
Musiche di Barry Truax e Bernard Parmégiani
Videomapping Andrew Quinn
Regia acusmatica di Giovanni Cospito e Dante Tanzi

RiverrunDell’Acusmonium Sator ho parlato qui già più volte: Acusmatici, elettronici, concreti; 2001. Sinfonia nello spazioMusica / Numeri. La nuova occasione è il primo concerto dell’edizione 2016 di Inner_Spaces. Concerto che ha visto il tutto esaurito con un pubblico molto giovane. Questo è confortante anche perché si è trattato di composizioni per nulla facili.
Barry Truax –Riverrun, 1986- fa quasi toccare la musica attraverso una scrittura granulare, quantistica e insieme fluviale. Bernard Parmégiani –De Natura Sonorum, 1975- cerca di restituire la potenza dei suoni che avvengono in natura e la loro essenza. Questo secondo brano è stato accompagnato dalle immagini di Andrew Quinn, suggestive -certo- ma che rischiano di distrarre dal cuore sonoro della composizione.
Immersi in suoni che giungono da tutte le parti e che penetrano nel corpo di chi ascolta, chi si applaude alla fine di un concerto dove gli unici umani a eseguire qualcosa sono coloro che guidano i computer? Si applaudono le macchine? No. Si applaudono le 50 casse -molte delle quali non visibili- dell’Acusmonium Sator? No. Si applaude la musica, quell’intervallo matematico nello spaziotempo verso il quale gli umani si sentono attratti dalla nascita.
Propongo l’ascolto di un estratto da Riverrun.

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Josquin

13 dicembre 2015 –  Chiesa di San Fedele – Milano
Josquin, Bach e creazione
Musiche di Josquin Desprez, J.S. Bach e Matteo Giuliani
Il Canto di Orfeo 
Direttore  Gianluca Capuano

The Tallis Scholars sing Josquin

Un concerto molto intenso, mistico: la Missa Pange Lingua di Josquin Desprez, due mottetti di Johan Sebastian Bach, un canto gregoriano, un inno ambrosiano e Ostendis del giovane compositore Matteo Giuliani. Quest’ultimo mi è parso assai bello, anche perché capace di riprendere forme dell’antica musica sacra per farne creazione del tutto contemporanea. L’opera è stata in prima esecuzione assoluta e non la si trova in commercio. Peccato. Consoliamoci con il Kyrie dalla messa di Josquin, eseguito da The Tallis Scholars diretto da Peter Phillips.

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