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Cage

Cage

Music for Marcel Duchamp
(1947)
di John Cage
da In a Landscape

Cento anni fa nasceva John Cage, il più noto -forse- e certamente il più estroverso dei compositori del Novecento. La sua leggendaria e vincente partecipazione a Lascia e raddoppia come esperto di funghi (con il surreale dialogo tra lui e Mike Bongiorno), il suo anarchismo, la celebre e apparentemente paradossale composizione 4’ 33’’ -uno dei vertici del linguaggio musicale e della creazione contemporanea- hanno tuttavia il difetto di oscurare la musica di John Cage. Per gustare la quale propongo l’ascolto di Music for Marcel Duchamp, un’opera del 1947 per “pianoforte preparato” nella quale la ripetizione aritmetica e la pulizia ritmica introducono a un mondo di suoni puri, di puri suoni.

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7 commenti

  • aurora

    dicembre 4, 2012

    John Cage era,è Stato un personaggio eccezionale,quello che ha fatto per noi è molto importante,tiene il nostro interesse vivo qualsiasi siano le nostre preferenze,tutto quello che riempie il vuoto, nelle pause che capitano, è prezioso

  • agbiuso

    dicembre 3, 2012

    @ aurora
    Grazie a lei per la costante attenzione che dedica a questo sito.

    @ diegob
    Con Mozart certo, caro Diego, e ancor di più con J.S.Bach, dal quale tutto sgorga.

    @ Laura Caponetto
    La sua esatta e competente analisi della musica di Cage è il vero testo del quale le mie poche parole costituiscono solo un commento.
    Grazie anche per l’ascolto che ci ha proposto della IV Sonata.

  • Laura Caponetto

    dicembre 3, 2012

    L’uso del “pianoforte preparato” è una delle invenzioni che stanno alla base della rivoluzione sonora di Cage (interessante notare che Schönberg – che non è proprio un tradizionalista! – definì Cage, suo allievo di contrappunto a Los Angeles, “inventore” e non “compositore”). La “preparazione” del pianoforte (cioè l’inserimento di vari oggetti – per lo più bulloni e viti, ma non solo – tra una corda e l’altra) unisce l’attentissima ricerca timbrica a una precisa intenzione dissacratoria nei confronti dello strumento per eccellenza del periodo romantico.
    In un’intervista apparsa su “Keyboard” nel settembre 1982 Cage dichiarò di voler “disciplinare il proprio ego”: i suoni non vanno subordinati al gusto o alle abitudini del compositore, ma devono poter fluire liberi e mostrarsi nella loro “purezza”. L’estetica di Cage si impernia sulla scomparsa (apparente) dell’io dell’autore, che propone oggetti/avvenimenti della vita quotidiana così come sono, mettendone in luce il valore artistico intrinseco. E’ su questo piano che la musica di Cage converge col dadaismo di Duchamp (basti pensare al celebre orinatoio del 1917). In realtà la soggettività dell’autore continua a farsi sentire perché è lui che sceglie a quali oggetti conferire spessore estetico, isolandoli da ogni altra loro funzione (l’orinatoio di Duchamp diventa – solo grazie all’artista – un oggetto di osservazione, che a nessuno verrebbe in mente di usare per altri scopi).
    Sono d’accordo con il prof. Biuso: le composizioni più provocatorie e paradossali di Cage (oltre a 4’33’’, anche 0’00’’, che ogni esecutore può interpretare a suo modo e alla quale Cage diede un’inusuale “forma tripartita”: A) il coltello affetta le verdure, B) il mixer le frulla, A’?) l’esecutore beve il succo!) rischiano di oscurare la sua produzione squisitamente musicale. A tal proposito consiglio l’ascolto della IV Sonata per “pianoforte preparato”. Il timbro è sensuale, affascinante. La struttura ritmica chiara e incisiva. E, come in tutte le composizioni di Cage, un ruolo di primo piano è assegnato al silenzio, dal quale la musica prende misteriosamente forma e nel quale ritorna, inevitabilmente.

  • diegob

    dicembre 3, 2012

    cara aurora, con mozart non si è mai «fermi»

  • aurora

    dicembre 3, 2012

    grazie per le interessanti informazioni che grazie a questo sito ricevo,l’arricchimento culturale non è mai troppo John Cage non lo conosco molto anche se molti anni fa è venuto a Venezia non mi ricordo se al teatro Malibran o al Goldoni,ed ha illustrato una sua creazione,sono ferma a Mozart da oggi avanzo verso John Cage

  • agbiuso

    dicembre 2, 2012

    «Suono puro» significa per me ciò che significava per John Cage: un suono che sia legato a se stesso e al silenzio da cui proviene; che non abbia nulla di psicologico, emotivo, narrativo; che non voglia “descrivere” niente -né paesaggi né sentimenti- ma nel quale significante e significato coincidano.
    Grazie, caro Diego, anche di questa bella e importante domanda, la quale dimostra quanto a fondo tu abbia compreso quello che ho cercato di dire proponendo l’ascolto di Cage.

  • diegod56

    dicembre 2, 2012

    c’è da dire che Cage è meritatamente molto famoso, il suo brano di silenzio è un colpo di genio

    ma in realtà il suo spirito anarchico non significa la confusione, l’indeterminato, ma la chiarezza più limpida del senso delle cose (ammesso che la parola cose sia accettabile)

    non sono un musicista ma vedo come spesso, riguardo il pianoforte, come alla fine esploda il desiderio di usarlo «diversamente»

    è molto interessante il concetto di suono «puro», che significa «suono puro» per te, caro Alberto?

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