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Contro la pubblicità

Contro la pubblicità

Ma è un canto brasileiro
di Mogol – Lucio Battisti

(Il nostro caro angelo, 1973)

Cantano le sirene, dolci, invitanti, convincenti. Descrivono una donna «mentre sorseggia un’aranciata amara / con l’espressione estasiata / di chi ha raggiunto finalmente / un traguardo nella vita». Quante volte non ci sorprendiamo -cosa che dovremmo ben fare se non fossimo idiotizzati- nell’assistere in televisione a «un imbecille [che] entrando dalla porta / grida un evviva con la bocca aperta». E automobili bellissime e sinuose che sfrecciano tra paesaggi solitari  e incontaminati (traffico, mai), automobili le quali raccontano «che la benzina / quasi quasi quasi purifica l’aria / sarà al mentolo l’ultima scoria». Attori e attrici ai quali basta indossare un camice bianco per convincere all’acquisto di un «dentifricio pure trasparente / dove ti fanno dire che illumina la mente […] / E mentre parli sei una semplice comparsa / vestito da dottore, che brutta farsa! / Ti fanno alimentare l’ignoranza / fingendo di servirsi della scienza!». Tranquille e costanti, le sirene della pubblicità rispondono con la loro melodia: «Ah ma è un canto brasileiro. / Ah ma è un canto brasileiro. / Ah ma è un canto brasileiro».
E tutto questo in un sapiente e originale tessuto musicale che alterna ritmi molteplici, anch’essi sirenici e  ironici. No, queste non sono solo canzonette.

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1 commento

  • diego

    Marzo 23, 2015

    tipico del miglior Battisti, tre accordi messi giù con apparente semplicità, ed un crescendo di sonorità in una produzione di grande qualità sonora

    in modo simpatico ma più modesto, ci ha riprovato il pur bravo Rino Gaetano, ma in effetti, per l’epoca, la qualità delle registrazioni di Battisti era inarrivabile

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