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Mantra

Mantra

Mantra
Work No. 32: bar 687-854
(1970)
di Karlheinz Stockhausen
(1928-2007)
Xenia Pestova, Pascal Meyer – pianoforte
Jan Panis – elettronica

Stockhausen è uno dei più importanti e fecondi compositori del Novecento e del nostro secolo. Negli anni Ottanta assistetti alla messa in scena di una parte della sua vastissima opera Licht -esattamente Samstag aus Licht- e vidi come la musica possa scaturire dagli strumenti tradizionali (il figlio di Stockhausen Markus suonava splendidamente la tromba), dagli apparati elettronici, dallo spazio e dal silenzio.

Propongo l’ascolto di un brano da Mantra, una composizione per due pianoforti e modulatore ad anello che coniuga una rigorosa struttura aritmetica con lo scarto ogni volta ripetuto dell’invenzione. L’opera viene così descritta dal suo suo autore: «The work arises in its entirety from a 13-note sound-formula, the “Mantra”.  […] The 1st pianist presents the “upper” 13 notes of the “Mantra” in succession, and the 2nd pianist the “lower” 13 notes, that is, the “Mantra”-mirror. […]. Naturally, the unified construction of MANTRA is a musical miniature of the unified macro-structure of the cosmos, just as it is a magnification into the acoustic time-field of the unified micro-structure of the harmonic vibrations in notes themselves» (in R. Ciaccio, Inter /Vallum, Skira 2011, p. 95).

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2 commenti

  • agbiuso

    Luglio 14, 2012

    Hai ragione, Diego. La struttura matematica, la pluralità delle voci, il “pensare in grande” sono simili agli analoghi elementi presenti in Bach. Tutto questo, naturalmente, in una modalità assai diversa e totalmente nostra, del nostro tempo.

  • diego b

    Luglio 14, 2012

    è un brano suggestivo, a me ricorda j.s.bach, in qualche modo

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