EO
di Jerzy Skolimowski
Polonia, Italia, 2022
Con: Sandra Drzymalska (Kasandra), Isabelle Huppert (la signora), Lorenzo Zuzolo (Vito)
Musica di Pawel Mykietyn
Trailer del film

Contro la tesi di Thomas Nagel per la quale solo un pipistrello può sapere what is it like to be a bat, e dunque contro l’impossibilità di un’empatia interspecifica, questo film di Skolimowski tenta di vedere e di restituire il mondo come lo vede un asino, come lo percepisce, come lo sente.
Eo (questo il suo nome, che in inglese è onomatopeico del verso degli asini) viene sottratto a un circo e a Kasandra, la sua amorevolissima istruttrice e amica, che non si dà pace per tale separazione. Neanche Eo sembra rassegnarsi; le vicende dei due si intersecano un paio di volte ma poi l’asino prende la sua strada, la sua fatica di esistere tra allevamenti di cavalli, squadre di calcio che lo eleggono a propria mascotte, teppisti che quasi lo uccidono, cliniche veterinarie, lager di animali da pelliccia, macelli. Ma non soltanto. Anche boschi, acque, lupi, gufi, colline, cieli. Tutto percepito con colori inconsueti, con inquadrature tagliate, con percezioni sfumate e a noi confuse, con la musica inquietante, con suoni assordanti ed eccessivi o inverosimili silenzi. E questo allo scopo di entrare e stare nella mente di un asino, nella mente di un animale non umano, sino a un momento culmine e sconcertante nel quale la mente di Eo sembra ripercorrere il viaggio di David verso Giove e l’infinito in 2001. Odissea nello spazio.
Un viaggio nella vita e nel tempo, quello di Eo, dal quale in ogni caso gli esseri umani escono demoliti nella loro micidiale frenesia di dominio e di ferocia.
EO è chiaramente ispirato anche a Au hasard Balthazar (1966). Come nel capolavoro di Robert Bresson, il mondo degli esseri umani vi viene descritto per quello che è, per quello che è sempre stato, per quello che sempre sarà: un mondo perduto. E soprattutto vi appare la distanza e la vicinanza tra l’umano e l’altro animale. Distanza nell’essere l’altro animale libero dal male libero dal bene. Vicinanza nella sciagura che per l’animale rappresenta l’incontro con l’umano.
La profondità metafisica e teologica di Au hasard Balthazar è qui forse soltanto accennata nella figura del giovane e bizzarro prete che porta con sé Eo in una villa che non si sa se essere sua o di una enigmatica signora. Eo si allontana anche da questo luogo, verso la sua necessità, verso l’ἀνάγκη di tutti.

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