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Derrida e Heidegger

Siamo già sempre una differenza animale
Derrida e Heidegger
in Liberazioni. Rivista di critica antispecista
Anno IX / n. 36 / Primavera 2019
Pagine 90-94

Nati da una goccia di sperma dentro l’ovulo, veniamo al mondo e lasciamo questo mondo, il quale continua a esistere indipendentemente dal nostro essere stati. Nostro: mio, di mia madre, di Derrida, di Heidegger, di chi sta transitando in questo momento sotto il mio balcone, della mia gatta, dello stormo che si libra alto nel cielo, dei pesci nel mare, del ragno nell’angolo, e oltre e oltre.
L’Endlichkeit, la finitudine, è la cifra insieme prassica e metafisica della vita e oltre la vita, è la cifra dell’intero. Perché l’intero è tempo che in alcune delle sue espressioni diventa consapevole del proprio bisogno, del desiderio che genera, dei modi di soddisfarlo e della fatica di ottenerlo. Diventa consapevole del fatto che ogni volta si ricomincia e ci sarà un istante nel quale non ricomincerà più:
«Nel momento della malattia o dell’agonia avvertite come colpevoli e da non far vedere (molti animali si nascondono quando son malati o quando si sentono morire), è possibile dedurne il debito, la memoria dell’errore, la vergogna e quindi il pudore animale?» (Jacques Derrida, L’animale che dunque sono, Jaca Book 2018, p. 103).

Alimentazione e ambiente

Fabbriche di carne: gli allevamenti intensivi in Europa
(byoblu, 8.3.2019, durata 6.40)

Ho poco da aggiungere a questo breve video, chiaro e pacato. Esso mostra con efficacia che la prima forma di rispetto dell’ambiente passa attraverso l’alimentazione. E questo non per motivazioni sentimentali o psicologiche ma per ben più corpose ragioni politiche, economiche, “ecologiche” nel senso strutturale e non da sospiro etico o da semplice fenomeno mediatico.

Segnalo anche una mia sintesi di qualche anno fa -pubblicata su Girodivite.it, 14.2.2008- nella quale ho indicato undici motivi per essere vegetariani, «non solo per gli altri animali» ma anche per l’animale umano: Essere vegetariani: le ragioni

Consiglio infine la lettura di uno dei migliori romanzi contemporanei: Regno animale, di Jean-Baptiste Del Amo.

 

Simbiosi

Steve McCurry – “Animals” 
Milano – Museo delle Culture
A cura di Biba Giacchetti
Sino al 14 aprile 2019

La simbiosi con l’altro animale è l’identità dell’umano. Una simbiosi fatta di archetipi -il bambino/toro; di paure -lo sguardo della scimmia-; di strumentalità e condivisione –la bella ragazza etiope con il suo gallo-; di ferocia -il cormorano morente nel petrolio e i cammelli in fuga dall’apocalisse petrolifera nella guerra scatenata dagli USA in Kuwait.
Durante la presentazione della mostra al Museo delle Culture, Steve McCurry ha riferito di aver visto crudeli combattimenti tra cani e altre specie di animali in Afghanistan, di aver assistito al rogo di animali vivi da parte di soldati negli zoo durante la guerra del Golfo. Ma di quei combattimenti nelle sue foto non c’è traccia. Non c’è traccia di animali diventati torce, non c’è traccia dei lager -allevamenti, macelli, stabulari e laboratori di vivisezione– dove gli altri animali subiscono torture senza fine da parte degli umani. Su questi luoghi vige un tabù fortissimo, domina un’invisibilità che soltanto pochi sono disposti a rendere manifesta (lo hanno fatto di recente Stefano Belacchi e Benedetta Piazzesi lavorando sul fotoreportage animalista).
Ma Steve McCurry rende ugualmente testimonianza all’animale con la sua magnifica arte fotografica. Da queste immagini infatti il silenzio dell’animale emerge come una parola potente, enigmatica, ancestrale, cosmica. Lo sguardo animale descrive il mondo, il limite del quale è intriso, il sempre che diviene e che va, sino alla fine, sino a «quelle profondità spumose dove più niente esiste…», come scrisse Céline a conclusione del suo ultimo romanzo, la cui dedica suona: «Agli animali».
Le immagini di McCurry disegnano i colori splendenti della materia, dello sguardo, della vita che diviene, della vita che va.

Un’ostinata libertà

Libertà e animalità
in La libertà ostinata. Machiavelli e i confini del potere
A cura di Attilio Scuderi
Mimesis 2018
Pagine 37-55

È da poco uscito il volume -a cura di Attilio Scuderi- che raccoglie le relazioni svolte in occasione di un convegno dedicato al concetto e alla pratica della libertà nel pensiero di Machiavelli. Il convegno si tenne nel maggio 2017 presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche di Catania. Metto a disposizione di chiunque voglia leggerlo il testo -naturalmente qui ampliato- della mia relazione, che è divisa in cinque paragrafi:
-La questione del potere
-La questione animale
-Al di là di umanismo e teocentrismo
-L’animalità di Machiavelli
-Libertà e animalità
Nel pdf si trova anche l’indice completo del libro.

Ontologie animali

L’animale non esiste
Quaderni Leif / anno XII, numero 16 / gennaio-giugno 2018
pagine 159-172

Indice del testo
Ontologia animale
Continuità animale
Differenza animale
Alterità animale

I Quaderni Leif (Semestrale del CESPES, Centro Interdipartimentale di Studi su Pascal e il Seicento) hanno pubblicato gli Atti del Convegno su Bioetica Ambiente Alimentazione che si è svolto a Catania lo scorso maggio, a cura della collega Maria Vita Romeo.
Nella mia relazione ho cercato di mostrare come in natura non si diano salti ma sviluppi, non fratture ma differenze nella continuità. Oltrepassare davvero lo specismo implica l’abbandono del concetto stesso di centralità e di primato attribuito a un qualunque ente nel mondo. Questo è uno dei significati e degli obiettivi della filosofia di Martin Heidegger, che si esprime nell’insieme di tutta la sua riflessione, compresi i Quaderni neri (per un’analisi rigorosa e filologica dei quali torno a consigliare il fondamentale libro di von Herrmann e Alfieri).
In particolare, come nota Jacques Derrida, una lettura adeguata della ricchezza e complessità del seminario del 1929-30 Die Grundbegriffe der Metaphysik. Welt – Endilchkeit – Einsamkeit (Concetti fondamentali della metafisica. Mondo – Finitudine – Isolamento/Solitudine) conduce molto al di là dell’antropocentrismo, che in Heidegger viene svuotato dall’interno. Ha dunque ragione Derrida a osservare che «questi sono i testi che bisognerebbe naturalmente leggere più da vicino, se si accusa Heidegger di mettere l’animale al di sotto dell’uomo, per non dimenticare che egli pretende di fare un’altra cosa, cioè dire che questa povertà non significa un meno, che anzi in un certo modo essa significa un più: un sentire la privazione che evidenzia che l’animale può sentire qualcosa mentre una pietra non ne è affatto capace» (L’animale che dunque sono, Jaca Book 2018, p. 217).
E perché l’animalità è un ‘di più’? Perché Heidegger sostiene che «non sarà possibile parlare dell’essenza dell’animalità in generale -benché nel corso del suo cammino Heidegger citi molti esempi di animali-, malgrado tutte le loro differenze (differenze, ad esempio, tra la lucertola e lo scimpanzé) senza mai mettere in questione l’appartenenza di tutti gli animali a una ‘essenza generale dell’animalità’» (Ivi, p. 214). Le differenze vanno tutte comprese, nel duplice significato che vanno capite e accolte, pervenendo così alla evidente inesistenza dell’animale al singolare collettivo. Le differenze vanno raccolte nell’oggettività che accoglie tutte le differenze: il morire.
Il tempo e la materia costituiscono fondamento, forma, struttura e modalità del mondo in ogni sua manifestazione, del reale a ogni suo livello, compresa l’animalità, tutta l’animalità, l’animalità che dunque siamo, poiché «dann bewegen wir uns immer schon in dem geschehenden Unterschied», ci muoviamo già sempre nella differenza che accade.
(Die Grundbegriffe der Metaphysik. Welt – Endilchkeit – Einsamkeit, «Gesamtausgabe, Band 29/30 II. Abteilung: Vorlesungen 1923-1944», herausgegeben von F.W. von Herrmann, Vittorio Klostermann, 1992, § 75, punto 4, p. 519).

 

Dialettica dell’umanesimo

Dialettica dell’umanesimo
in Liberazioni. Rivista di critica antispecista
Anno IX / n. 34 / Autunno 2018
Pagine 26-37

Affrancarci dal paradigma umanistico significa fare della sua dialettica una forma della consapevolezza del limite che inerisce a ogni ente, evento e processo, compreso l’evento umano; significa riconoscere la comune struttura di finitudine che ogni mortale condivide. Il processo di emancipazione non può fermarsi al genere, all’etnia, alla classe. Esso avrà qualche possibilità di compiersi soltanto quando diventerà un processo condiviso con l’animalità della quale siamo parte e manifestazione.

In-der-Welt-sein

Per disinnescare la prevaricazione verso il vivente
il manifesto
29 settembre 2018
pagina 11

Essere antispecisti significa comprendere che la forma più radicale di eguaglianza è quella ontologica. Su questo piano le differenze di luogo, di epoca, di genere, di età, di professione, di etnia, di specie biologica, diventano declinazioni diverse, legittime e arricchenti, dell’identità che accomuna gli enti. Il corpo che siamo è abitato da una innumerevole flora e fauna, della quale costituiamo la dimora. Credendoci uno siamo in realtà molteplici. Perché la nostra unità non è fondata sulla separatezza dal mondo ma sull’In-der-Welt-sein, sull’essere ὅλος dentro l’οἶκος.

Paradigma animale

Verso un nuovo paradigma animale
in Etica & Politica – Ethics & Politics
Anno XX, numero 2/2018
Luglio 2018
Pagine 351-359

Nascendo dal timore della differenza, l’umanismo è una recisa negazione dell’animalità in quanto tale. Anzitutto della propria animalità e solo successivamente di quella altrui. L’umanista, infatti, confonde il suo essere animale con la sola fisicità e l’animalità del non umano con il semplice meccanismo dei suoi organi. Lo spiritualismo di tale concezione riduzionistica dell’animalità si volge e si invera nella guerra contro gli altri animali. Per interrompere o almeno attenuare tale conflitto abbiamo bisogno anche di un nuovo paradigma scientifico, capace di andare oltre il dualismo umano/animale per cogliere l’identità e la differenza della vita.

[La foto qui sopra è stata scattata in campagna sull’Etna, luogo dove trascorro parte dell’estate 🙂 ]

Un mito invalidante

Il 18 maggio 2018 ho tenuto una breve relazione sull’animalità nell’ambito di un bel Convegno dal titolo Bioetica Ambiente Alimentazione svoltosi al Disum di Catania. Ne metto a disposizione la registrazione audio (ascoltabile e scaricabile).

Ho cercato di mostrare come l’antropocentrismo costituisca un mito teoretico invalidante, un mito ontologico ed etico che preclude non soltanto la comprensione di ciò che in natura ci accomuna e ci distingue ma anche il raggiungimento dell’obiettivo socratico e delfico della conoscenza di noi stessi, di noi umani.
Ho dunque parlato dell’animalità come intelligenza, differenza, flusso, corpo.
Ho poi argomentato la fecondità dell’etologia, contrapposta all’errore metodologico della sperimentazione in laboratorio.
Ho anche accennato a Schopenhauer e al cavallo di Nietzsche. Ho insomma cercato di mostrare la persona animale, nostra e di altre specie.

[Della questione animale come luogo di superamento del paradigma umanistico mi sono di recente occupato anche qui:
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