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Scuola e Costituzione

Scuola, Società, Costituzione
in Vita pensata, numero 21, gennaio 2020
pagine 15-21

L’articolo è stato ripreso per intero da Roars (12.2.2020; naturalmente con l’autorizzazione di Vita pensata) e lo si può quindi leggere:
-su Vita pensata
-su Roars
-in versione pdf

Indice
Agnotologia
La Costituzione della Repubblica Italiana, artt. 33 e 34
Scuola e Università
Scuola del liberismo vs Scuola della Costituzione

Propongo qui un brano dell’articolo (da p. 20), con al suo interno alcune significative citazioni:
«Aver equiparato la scuola a un servizio aziendalistico e utilitaristico ha prodotto effetti gravi e pervasivi, tra i quali: clientelismo nella forma della promozione generalizzata volta a mantenere i posti di lavoro nelle scuole; assistenzialismo teso a deresponsabilizzare la persona; rapporti patologici e perennemente conflittuali tra le varie componenti: docenti, dirigenti, allievi, famiglie; falso universalismo egualitario che riconferma anche nella scuola tutte le effettive diseguaglianze di partenza; alta inefficienza; globale inefficacia; dominio della burocrazia pedagogica e di una normativa ingestibile nella sua ramificazione onnipervasiva; iniquità complessiva come risultato di una logica distorta tesa a premiare i furbi e gli incapaci e a deprimere il merito e l’impegno.
Il dettato costituzionale viene dunque progressivamente svuotato dall’interno. Tale svuotamento produce due gravi effetti didattici, che studenti e docenti universitari ben conoscono.
Il primo è la trasformazione del percorso universitario in una raccolta a punti, in un accumulo di crediti da conseguire nel minor tempo possibile, tanto da indurre alcune miopi rappresentanze studentesche a chiedere di moltiplicare il numero degli appelli, trasformando ulteriormente l’Università in un esamificio.
Il secondo effetto è la progressiva e drammatica perdita di competenza nell’utilizzo dell’italiano scritto,

‘un fatto che non riguarda solo la scuola, ma che appare largamente diffuso anche fra gli studenti universitari e che emerge per molti in modo dirompente durante la stesura della tesi di laurea, con la conseguenza che i docenti universitari più attenti e scrupolosi sono spesso costretti a risistemare testi impresentabili’; ‘Una porzione crescente e impressionante di studenti non sono più in grado di leggere e di comprendere testi di media difficoltà; non sanno scrivere correttamente e non sanno parlare decentemente, nei licei e ormai anche nelle università; negare questi fatti è impossibile’; ‘Mentre i comitati sulla qualità prolificano a più non posso, nessuno sembra tuttavia accorgersi come la qualità intrinseca di molte tesi di laurea triennali stia sempre più precipitando, […] non sono più scritte in italiano corretto (né dal punto di vista ortografico, né dal punto di vista sintattico)’

La scuola delle competenze insegna infatti sempre meno a scrivere correttamente, sostituendo questa fondamentale competenza con fumose formule del tipo ‘imparare a imparare’ e promuovendo alla fine degli autentici analfabeti. Arrivati all’università, questi studenti non hanno più nessuna reale possibilità di acquisire una conoscenza adeguata della lingua italiana, nonostante la miriade di disperanti Corsi Zero di italiano scritto che le Università si arrabattano a organizzare».

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Cosa ne pensa invece delle tesi illichiane sulla necessità di immaginare una descolarizzazione della società? Cordialmente. AK

La sua sintesi è invidiabilmente puntuale. Interessante che lei abbia proposto la questione della descolarizzazione illichiana, dedicandole addirittura un corso (a prescindere dal fatto per cui Illich è un gigante del pensiero critico del Novecento e come tale immagino pulluli in diversi corsi) in un contesto, in questo caso come quello accademico, in cui la parola scolarizzazione è tutto, intrinseca, inscindibile, acriticabile. Sarei curioso di saperne le reazioni. Io, a eccezione di rari casi, in nessun contesto, anche quello più avvezzo alla messa in discussione più radicale, sono mai stato accolto positivamente esplicando le tesi dei descolarizzatori, così come sono sempre stato male accolto citando le famose istituzioni della violenza secondo Basaglia (in cui racchiudeva anche la scuola) o il panottismo e la divisione dei poteri di foucaultiana memoria racchiudenti tutte le istituzioni totali, scuola compresa. Forse mi manca il suo tatto. Ripeto: la invidio.

Ho letto in ROARS e visto che qualcuno non è d’accordo, senza controargomentare, anzi usando la stessa tecnica dei fessbuk. Un buonista, un allievo di Renzi, mah.
Ho mandato tutto il pezzone a Sonia.

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