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O amato Pan

O amato Pan

Sulle rive dell’Ilisso, sotto un platano frondoso, il dialogo tra Socrate e Fedro ha una densità e un equilibrio profondi. Iniziano con il leggere un discorso di Lisia, nel quale l’autore intende mostrare che è assai meglio per l’amato unirsi a chi non è innamorato piuttosto che all’innamorato. Anche Socrate sostiene in un primo tempo una tesi analoga per poi però attuare una palinodia nella quale Eros si mostra come la divinità che stimolando alla bellezza conduce la ψυχή al vero e al bene. Nasce qui la complessa metafora del carro alato con i due cavalli e l’auriga.
Il contrasto tra il discorso di Lisia, il primo discorso di Socrate e la successiva palinodia serve a incentrare il dialogo sulla retorica. Ancora una volta la contrapposizione di Platone ai Sofisti è netta, anche se nella efficace esposizione di due opposte argomentazioni il filosofo rivela anch’egli la sua capacità di rendere persuasivo qualunque discorso.
Nella parte conclusiva Platone parla dei limiti della scrittura. Simile ai personaggi dei dipinti, lo scritto tace; se interrogato, risponde sempre allo stesso modo; arriva nelle mani di chiunque, anche di chi non ha gli strumenti per comprenderlo; ha bisogno, per difendersi, dell’aiuto dell’autore. L’effetto dello scrivere non sarà quindi la sapienza ma una sua parvenza. E tuttavia criticare per iscritto la scrittura non costituisce anche un gioco? Il platonismo è certamente un labirinto più intricato e una vertigine più profonda di quanto di solito si pensi.
Il punto centrale che il dialogo intende svolgere sembra l’identificazione tra retorica (tecnica del dire) e dialettica (tecnica del pensare), la conformità tra il discorso e l’indagine metafisica: «τοῦ δὲ λέγειν ἔτυμος τέχνη ἄνευ τοῦ ἀληθείας ἧφθαι οὔτ᾽ἔστιν οὔτε μή ποτε ὕστερον γένηται (un’efficace tecnica del discorso che non si immerga nella verità non esiste e non esisterà mai)» (Fedro, 260 e). Non il sofista, quindi, ma il filosofo è il vero retore. In lui pensiero e parola convergono a rappresentare l’unione tra il Bello, il Vero, e l’ἀγαθός, fondamento della filosofia come dominio di sé, equilibrio, serenità e misura. La filosofia non esclude, anzi implica, la presenza e il potere di una segreta «μανίας, θείᾳμέντοι δόσει διδομένης (follia, se e quando sono gli dèi a donarcela)» (244 a). I diversi modi nei quali la follia si mostra in ciascuno esprimono anche la gerarchia tra le menti. Al livello più basso c’è l’«ἐπιθυμία ἡδονῶν (un innato desiderio di piaceri)» (237 d). Mano a mano che si sale prevale invece la volontà di conoscenza, l’esistenza come ricerca del sapere.
La legge di Aδράστεια -l’Inevitabile- determina i diversi piani che dall’infimo gradino del tiranno ossessionato dal potere pervengono invece a chi ama bellezza e conoscenza, passando attraverso i gradi del sofista, artigiano, artista, indovino, ginnasta, esperto di economia, governante rispettoso della legge (248 e). Pertanto, «se prevalgono le parti migliori della mente (τῆς διανοίας ἀγαγόντα) e conducono a una vita equilibrata e alla filosofia, costoro vivranno qui un’esistenza felice e in armonia, poiché possiedono se stessi, avendo sottomesso ciò da cui deriva nella ψυχή il male e liberato ciò da cui deriva invece l’ἀρετή, l’equilibrio con la propria natura» (256 a-b). Gli altri sono preda, in diversa misura, dell’eccesso, della ὕβϱις, del male.
La preghiera a Pan, con la quale il dialogo si chiude, esprime bene la sua intera tonalità e intenzione: «ὦ φίλε Πάν τε καὶ ἄλλοι ὅσοι τῇδε θεοί, δοίητέ μοι καλῷ γενέσθαι τἄνδοθεν: ἔξωθενδὲ ὅσα ἔχω, τοῖς ἐντὸς εἶναί μοι φίλια. πλούσιον δὲ νομίζοιμι τὸν σοφόν: τὸ δὲ χρυσοῦ πλῆθος εἴη μοιὅσον μήτε φέρειν μήτε ἄγειν δύναιτο ἄλλος ἢ ὁ σώφρων (O amato Pan, e tutti gli dèi che siete in questo luogo, fatemi il dono di diventare bello dentro me stesso e che tutto ciò che possiedo al di fuori sia in armonia con quanto è dentro me. Che consideri davvero ricco il filosofo e avere tanta ricchezza quanto soltanto chi è saggio possa portare con sé)» (279 b-c).
Il Fedro parla della Bellezza e dell’Eros -come il Simposio-, dell’immortalità della ψυχή-come il Fedone, della giustizia e del potere, come Repubblica e Leggi. Si colloca dunque al cuore della metafisica.

2 commenti

  • Pasquale

    agosto 22, 2018

    Caro Alberto, in segno di riconoscenza per questo bellissimo appunto, ti copio qui la replica al tuo commento al mio, nel mio blog. Forse non è a proposito, non del tutto, ma forse qualche punto di contatto c’è. Un po’ vago ma non farei mai una cosa tirandola per i capelli.

    Sì forse troppe caro Alberto,in piena improvvisa, esondanti. Per quanto riguarda la farsa e benché non sia di preciso la mia partita, di dèi morti sepolti, smembrati, squartati, rinvivìti, assunti al cielo o viceversa, tu meglio di me sai che ce n’è a vagonate nei mitologemi all over the world. Quindi non è nemmeno da escludere che per alimentare e completare il proprio mito personale, è costume comune ai paranoici, lui stesso o i suoi evangelisti, abbiano preso a prestito i pezzi per creare il Frankenstein leggendario che tutti sappiamo. O Maometto non si fece Mosé per folgorare gente totalitaria per natura, mica Greci o Romani; è la differenza tra Oriente e noi, noi Greci dico. Se non ti assumi al cielo non ti credono. Anche gli Augusti si inventarono genealogie divine. Ma sappiamo che ormai Roma era in declino. Gli imperatori cinesi e giapponesi, imperi non avrebbero retto a bastonate non si fossero fatti figli del cielo. Guarda, il comitato centrale del partito comunista cinese in qualche modo recita ex cathedra coeleste, la propria politica. La gente prima crede, ma del resto crede al Bingo nei bar tabacchi, poi tacita l’intelligenza, quindi acconsente; la vicinanza di un dio, anche se se ne sta chiuso in una città proibita come la più grande delle signorine grandi firme, per osmosi a distanza fa di ogni cialtrone un similoro del Reno. Il Greco con i suoi difetti fu la vera rivelazione al mondo di come avrebbe potuto essere. La vittoria di Salamina ritardò soltanto lo sfàkelos. Poi,come diceva Céline, tutti cinesi. Non ho nulla di personale ma li conosco un po’, almeno i cinesi e in loro vedi proprio che l’autorità autoritaria, il Kamikaze o lo stupratore seriale di Nanchino, è interiorizzata. Non è un caso, la parola filosofia non esiste.

    • agbiuso

      agosto 24, 2018

      Grazie per la splendida risposta, Pasquale.
      Il tradimento dei “progressisti” -ormai al fianco dei maomettani (sento le ossa di Voltaire rumoreggiare nella tomba)- viene ogni giorno confermato dalla loro abissale distanza dal popolo.
      È quanto si evince anche da due articoli usciti oggi.

      Il primo sul Fatto Quotidiano, dove Beppe Grillo nota anche lui la massiccia presenza dell’opposizione al meeting dei potenti (cattolici e laici) di Rimini:
      La lettera di Beppe Grillo al Fatto Quotidiano “Che strana opposizione scomparsa tra le lobby”

      Il secondo è l’editoriale di Norma Rangeri sul manifesto, nel quale invita ad andare In piazza contro il ministro della vergogna
      Ma non so quanto potrebbe giovare all’opposizione scendere in piazza con alla testa soggetti quali Roberto Saviano, Eugenio Scalfari, i Benetton, Vincenzo Boccia (presidente di Confindustria) e Asia Argento.

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