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Facebook totalitario

Facebook totalitario

«Es gibt Sklavenmärkte, bei denen die Sklaven oft die größten Händler sind»
(Ci sono mercati degli schiavi nei quali gli schiavi stessi sono spesso i più grandi mercanti)
Heidegger, Quaderni neri 1931-1938, VI, § 56

 

La creatura di Mark Zuckerberg è stata sin dall’inizio avvolgente e pervasiva delle vite di chi abita in essa. Gli analisti più attenti vi hanno scorto ormai da tempo numerosi elementi tipici di una struttura nella quale il controllo politico-poliziesco è attuato con l’attiva complicità dei controllati; di una cultura del vuoto e dell’infantilismo protratto sino alla maturità; di una vera e propria neolingua.

Gli sviluppi più recenti stanno dando pienamente ragione a chi, come Dario Generali, descriveva già quattro anni orsono facebook nei termini di una lusinga rivolta ai «mediocri con la falsa possibilità di uscire dall’anonimato, dando visibilità pubblica ad azioni ed esistenze straordinariamente banali, con il risvolto esiziale di annullare la privacy e di fissare per sempre quelle banalità a soggetti che magari col tempo potrebbero migliorarsi (o anche, più semplicemente, cambiare la propria condizione sociale) e venire quindi pesantemente danneggiati dalla leggerezza con la quale hanno divulgato i fatti della loro vita» (Fonte). Un elemento dell’analisi di Generali si sta dimostrando persino profetico. Questo: «In passato per cambiare esistenza bastava cambiare ambienti e amici, ora, per chi ha ceduto alle suggestioni di Facebook, il passato non smetterà mai di ritornare insieme alle stupidaggini che gli sprovveduti hanno avuto la superficialità di divulgare». Da qualche tempo, infatti, gli utenti di facebook subiscono quasi quotidianamente l’invito a comunicare a tutti i propri contatti (detti ‘amici’) fotografie e testi pubblicati esattamente lo stesso giorno degli anni precedenti. In questo modo l’oblio -struttura necessaria alla salute mentale degli umani- viene cancellato con il periodico ritorno non soltanto dei ricordi del soggetto ma anche di quelli dei suoi contatti, che lo inondano di immagini e parole del passato.
A ciò si aggiunga il pressante invito a formulare gli auguri a questo e a quello tra i propri contatti, invito che è sempre stato presente in modo discreto sulla piattaforma ma che ora appare subito a tutta pagina in occasione del compleanno di qualcuno dei propri ‘amici’.
Facebook, in altre parole, vuole farci pensare ciò che l’algoritmo ha deciso essere significativo; vuole trasformare la vita dei suoi utenti in base a ciò che per l’algoritmo è più importante; vuole invadere di se stesso il corpomente e il tempo degli umani. Sono questi -pensiero eteronomo, imposizione di una gerarchia dei valori, mobilitazione totale- tre degli elementi caratteristici di ogni struttura e forma totalitaria.

14 commenti

  • agbiuso

    Aprile 19, 2019

    Segnalo sullo stesso tema l’analisi documentata e del tutto condivisibile di Daniela Ranieri.

  • agbiuso

    Febbraio 3, 2019

    Segnalo un’attenta analisi relativa ai più recenti sviluppi della questione facebook.

    Decostruire Zuckerberg
    di Tiziano Bonini
    Doppiozero, 29.1.2019

  • agbiuso

    Aprile 12, 2018

    Cari amici che avete la pessima idea di rimanere ancora su Facebook, non mi piace che questa piattaforma riesca a spiare anche me attraverso di voi.

    La fonte è il Corriere della sera del 12.4.2018

  • agbiuso

    Marzo 20, 2018

    Un breve, documentato e inquietante articolo di Alessandro Curioni, con dei link dai quali è possibile verificare se i nostri indirizzi di posta sono utilizzati nel dark web. Le possibilità sono alte.
    ========
    Sul dark web valete ancora un pugno di dollari.
    (18.3.2018)

  • agbiuso

    Maggio 7, 2017

  • Alberto G. Biuso » Trasparenza

    Febbraio 23, 2016

    […] desideri, segreti, bassezze. Il telefono è al servizio dei social network -WhatsApp, Twitter, Facebook-, i quali creano i legami, determinano le loro modalità, decretano la loro fine. Il mondo […]

  • agbiuso

    Febbraio 6, 2016

    Un articolo di qualche settimana fa sul manifesto documenta “l’intenzione di Facebook di confinare la navigazione degli utenti all’interno dello stesso social network”.
    Sì, è così. Molti segnali -molte novità introdotte di recente su questo sn- lo dimostrano.
    Facebook ha davvero un’intenzione totalitaria.

    ==========
    Le news? Strategie pubblicitarie

    di Andrea Capocci

    L’informazione che riceviamo dai nostri amici attraverso i social network e le mail è molto più omologata di quella che ricaviamo dai motori di ricerca. Questo è il risultato di uno studio realizzato dal gruppo di ricerca dell’Università dell’Indiana composto da Dimitar Nicolov e Diego Oliveira e diretto dagli italiani Filippo Menczer e Alessandro Flammini.

    Lo studio è stato pubblicato sulla rivista open access (dunque liberamente accessibile a tutti) PeerJ, e contraddice l’opinione diffusa secondo cui sarebbe Google il vero «grande fratello», mentre i social network permetterebbero anche alle informazioni più scomode di bucare la censura e scatenare le «Twitterevolution».

    I ricercatori hanno analizzato i siti visitati dagli utenti cliccando sui link arrivati via social network, email o motore di ricerca, usando i dati dei server della loro stessa università. Hanno così scoperto che le fonti delle news a cui gli utenti accedono tramite social network e email sono molto meno diversificate rispetto a quelle raggiunte con i motori di ricerca. Per misurare la diversificazione i ricercatori hanno utilizzato una grandezza termodinamica, l’entropia, che, nel caso di un gas, misura il grado di disordine dello stato del sistema.

    Lo studio è la prima conferma quantitativa dell’esistenza delle «bolle informative». Secondo questa ipotesi, siamo sempre più esposti a informazioni filtrate, che preferibilmente assomigliano alle nostre stesse opinioni e tendono a confermarle. Le «bolle» sono all’origine della scarsa qualità delle discussioni online di cui tutti, a vario grado, facciamo le spese: sui social network spesso ci si dà ragione a vicenda e, per reazione, ogni disaccordo genera litigate furibonde combattute da dietro uno schermo.

    Ma una conseguenza di questa perdita di info-diversità è anche la riduzione di prospettiva, per colpa della quale intere porzioni di realtà scompaiono al nostro sguardo. E siccome sia i social network che i motori di ricerca sono basati sulla vendita di pubblicità, in fin dei conti a scegliere cosa mostrare o nascondere del mondo sono principalmente gli inserzionisti.

    Questi meccanismi sono rafforzati sui social network, dove ovviamente gli utenti stringono «amicizie» sulla base di affinità personali. In più, gli stessi social network aggiornano regolarmente i loro algoritmi in modo da mostrare agli utenti il tipo di informazione più conveniente per il network stesso. Basta cambiare qualche variabile nell’algoritmo, per spostare da una parte all’altra della rete centinaia di milioni di internauti.

    Chi ne sta facendo maggiormente le spese, oltre agli utenti stessi, sono i siti di informazione. Secondo un’analisi del sito Digiday, dedicato alle ultime tendenze nel campo dell’editoria e della pubblicità online, nel corso del 2015 il traffico
    diretto da Facebook verso
    i trenta principali siti di informazione è calato del 32%. Per i primi dieci, il calo arriva al 40%.

    Molti osservatori spiegano queste cifre con l’intenzione di Facebook di confinare la navigazione degli utenti all’interno dello stesso social network e di convincere le altre testate a pubblicare i propri articoli direttamente su Facebook, ovviamente a pagamento.

    Le strategie di marketing sono determinanti anche nei motori di ricerca, Google in testa. Il quale tuttavia, si limita a dirigere il traffico verso siti esterni e non dispone di un ecosistema vasto e coinvolgente come Facebook. Ad azionare un motore di ricerca è pur sempre una domanda dell’utente spinto dalla curiosità verso qualcosa che non conosce ancora. Ma in pochi avremmo previsto che l’ultimo baluardo del pluralismo sarebbe stato proprio Google.

  • agbiuso

    Dicembre 30, 2015

    Gentile Manuela,
    credo che non esista nulla al mondo che non abbia aspetti fecondi e altri discutibili. Facebook non fa certo eccezione. Limitato a un utilizzo molto specifico, a obiettivi circoscritti e operativi, fb diventa una piattaforma di servizio.

    Si tratta tuttavia -come numerosi studi sociologici vanno dimostrando- di un aspetto accessorio. L’obiettivo fondamentale di questo strumento è molto diverso, è di tipo politico-culturale, è funzionale agli interessi dell’ultraliberismo e -in generale- delle autorità che controllano i flussi di informazione, vale a dire la vera ricchezza del presente.

    Le consiglio -se vuole leggere qualcosa in proposito- L’impero virtuale. Colonizzazione dell’immaginario e controllo sociale di Renato Curcio (Sensibili alle foglie, 2015) e Epico Caotico. Videogiochi e altre mitologie tecnologiche di Giuseppe Frazzetto (Fausto Lupetti Editore, 2015).
    La ringrazio per la sua testimonianza e per la sua azione in favore degli altri animali, azione che -forse lo sa- è da me totalmente condivisa.

  • Manuela

    Dicembre 30, 2015

    Buongiorno professore, le scrivo per farle presente una realtà che riguarda Facebook, che sicuramente le è ignota. Parlo quindi in favore di questo tanto demonizzato strumento di divulgazione.
    Premetto che più di 5 anni fa, fino alla decisione di iscrivermi, pensavo le stesse cose che pensa lei su questa “vetrina pubblica”. Decisi di dare una possibilità a questo mezzo quando una signora mia cara amica e presidentessa di una associazione animalista, mi disse che iscrivendomi avrei potuto aiutare gli animali, diffondendo appelli di adozione e informazioni sull’ etica vegan. Questo fu il solo motivo per il quale mi iscrissi. Devo dire che mi si è aperto un mondo.. ho “conosciuto” molte persone vegane e ora che sono mamma, anche molte mamme vegane con le quali ci scambiamo consigli e informazioni. Facebook da questo punto di vista è una piattaforma di scambio di notizie veramente ottima e questo sistema mi permette in un certo senso di fare “attivismo passivo” alla causa animalista, per il solo fatto di condividere notizie, immagini e post con carattere di riflessione. Ho scoperto tramite Facebook, che ci sono persone da tutta Italia, volontari, che organizzano staffette per far arrivare cani adottati dai canili, da sud a nord. Tutto questo è meraviglioso, si chiede l’ amicizia ,si stabiliscono i contatti e si possono aiutare realmente gli animali. Ci sono un sacco di cani, gatti, maiali, cavalli, ecc, che hanno trovato casa e salvezza tramite appelli fatti girare su Facebook. Non esite attualmente un sistema che garantisca risultati migliori su questo fronte. E di questo a Facebook, bisogna dare atto. 🙂

  • Alberto G. Biuso » James Bond, l’anarchico

    Dicembre 8, 2015

    […] la raccolta delle quali costituisce l’obiettivo della Spectre, una sorta di fusione di facebook, google, apple/microsoft, che ha l’obiettivo di controllare sin nei minimi dettagli la vita di […]

  • agbiuso

    Dicembre 7, 2015

    “tutti hanno le loro colpe su internet, c’è chi guarda i siti porno ad esempio, ma in pochi hanno l’ardire di voler leggere veltroni, chiedo perdono agli dei”
    Formidabile, amico Diego, questa battuta.

    Come anche quella sui “rimestamenti nel passato, questo pseudoincoscio collettivo che gorgoglia come il cesso quando il pozzo nero è intasato”.
    Il ritorno da simile fogna del “figuro” imbroglione è un’efficace testimonianza del “furto dell’oblio” del quale parla Renato Curcio in un libro che analizza dissociazioni virtuali quali “l’iperconnessione, la schiavitù mentale, l’app-dipendenza, l’alienazione della memoria, il furto dell’oblio, e il deterioramento della sensibilità relazionale” (L’IMPERO VIRTUALE. Colonizzazione dell’immaginario e controllo sociale, Sensibili alle foglie, 2015, p. 10).
    Grazie quindi, Diego, per questo tuo intervento.

  • diego

    Dicembre 7, 2015

    Voglio raccontare un episodio al riguardo. Per un brevissimo lasso di tempo fui iscritto a facebook. Avvenne praticamente per caso, in quanto, probabilmente in preda ad estasi masochistica, volevo leggere un intervento di walter veltroni (tutti hanno le loro colpe su internet, c’è chi guarda i siti porno ad esempio, ma in pochi hanno l’ardire di voler leggere veltroni, chiedo perdono agli dei). Allora una volta iscritto ad un certo punto appare un figuro nella mia pagina che mi domanda: ma sei tu? Lo riconobbi, erano trent’anni e passa che non ci si sentiva. Lo avevo rimosso, ma ricordai che mi aveva fregato dei soldi. Era riemerso dal passato. Io l’avevo perdonato per le palanche ma non avevo nessuna intenzione al mondo di rivederlo e sentirlo. E invece la diabolica trappola zuckerberghiana era scattata. Questi rimestamenti nel passato, questo pseudoincoscio collettivo che gorgoglia come il cesso quando il pozzo nero è intasato (scusate l’alata metafora) mi fa orrore. Poco tempo dopo recisi i tentacoli della piovra e scrissi la famosa frase che è stata apprezzata addirittura dal filosofo migliore che io conosca. «non è vero che io non uso facebook, è facebook che non usa me»

  • Adriana Bolfo

    Dicembre 4, 2015

    Già.

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