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Trasparenza

Trasparenza

Perfetti sconosciuti
di Paolo Genovese
Italia, 2016
Con: Giuseppe Battiston (Peppe), Anna Foglietta (Carlotta), Marco Giallini (Rocco), Edoardo Leo (Cosimo),Valerio Mastandrea (Lele), Alba Rohrwacher (Bianca), Kasia Smutniak (Eva)
Trailer del film

Quattro coppie di amici a cena. Il quarto però si presenta da solo perché la sua compagna non sta bene. Tra una portata e l’altra, Eva propone il gioco della verità in versione aggiornata, vale a dire lasciare i cellulari sul tavolo, leggere tutti insieme i messaggi e ascoltare in viva voce le chiamate. Qualcuno ha delle perplessità sull’opportunità di un simile esperimento ma, per non dare l’impressione di avere dei segreti, alla fine tutti accettano. Com’era facilmente prevedibile, ciò che emerge via via che arrivano le chiamate e i messaggi è un mondo sconosciuto ai rispettivi partner. Un mondo di sfiducia, ambiguità, tradimenti. Il piano inclinato della verità conduce i personaggi verso il baratro.
I sette attori sono perfettamente calati nella parte e valorizzano una sceneggiatura capace di alternare con abilità e finezza il comico e il drammatico. Il vero protagonista è il cellulare, un’intelligenza artificiale alla quale gli umani affidano tutto di sé: informazioni, legami, desideri, segreti, bassezze. Il telefono è al servizio dei social network -WhatsApp, Twitter, Facebook-, i quali creano i legami, determinano le loro modalità, decretano la loro fine. Il mondo distopico immaginato da molta fantascienza -le macchine che prendono il sopravvento sui loro inventori- non ha bisogno dell’hardware di grandi apparati di silicio e d’acciaio. Questo mondo è in gran parte creato dal software della comunicazione digitale in cui tutti siamo immersi momento per momento. La compulsività con la quale si risponde al profluvio di messaggi che ci arrivano, il bisogno di tali messaggi, il senso di vuoto causato dalla loro assenza, costituiscono non soltanto una immensa fonte di profitto da parte di aziende come Google e Facebook ma vanno trasformando le interazioni umane in qualcosa di nuovo, caratterizzato da immediatezza, dipendenza, labirinti.
Tutto questo è stato immaginato e auspicato più di due secoli fa dal filosofo che è il padre della contemporaneità. Jean-Jacques Rousseau sognava una società nella quale i muri delle case fossero trasparenti, in cui nessuno avesse da nascondere nulla agli altri e la sincerità fosse pervasiva e totale. Ma il segreto è una delle condizioni fondamentali della relazionalità interumana, rimosso il quale rimane la barbarie dell’occhio totalitario del potere, rimane la barbarie di un reciproco dirsi tutto che diventa un reciproco odiarsi. La riservatezza e il silenzio sono due delle condizioni che rendono possibili i legami individuali e collettivi. Se i social network sono un pericolo è anche perché tendono a rimuovere tali condizioni. E ci riescono.
Il finale di questo film mi è sembrato efficace ed emblematico proprio perché ricostituisce quell’armonia che la trasparenza aveva distrutto. L’opacità è condizione stessa dell’umano, della sua finitudine.

5 commenti

  • Adriana Bolfo

    23 Febbraio, 2016

    Visto domenica e mi è piaciuto, perché iniziale leggerezza e fondamentale serietà e profondità si armonizzano.

    Mi è anche venuto il sospetto che tutti facciano un gran casino – e scusate la parola – perché vogliono proprio “scoprire” gli altri (SOLO gli altri) e nello stesso tempo danno troppa importanza alle questioni di sesso che emergono. E gliene danno anche a giusta ragione, perché sono nodi affettivi importanti.

    E allora il gioco pericoloso è far tanto gli spiritosi, se sanno – a meno di non essere ciascuno sconosciuto a se stesso o di avere la supponenza di “farla franca” – di aver qualcosa da nascondere, tant’è vero che la nascondono e DUNQUE viene fuori. Notare come gli spiritosi disinibiti lo siano molto meno cioè zero quando rimangono attoniti di fronte all’omossessualità di uno di loro, poi rivelata inesistente.
    E tutta la protesta contro il – secondo qualcuno – doveroso “outing” mancato come fosse un diritto degli “altri” a sapere: dunque, enfatizzazione delle questioni di sesso, tanto più spaventanti quando si suppongono anche seriamente affettive e vere, perché la verità tanto frizzantemente corteggiata in realtà fa paura.
    Nell’insieme, mi sembrano “persone” – virgolette intenzionali – discretamente senza cervello.

    (Scusate anche che sto scrivendo di getto, latamente incavolata per qualcosa che non ha diretta attinenza, anche se ha attinenza con affetti non sessualizzati e piuttosto con la supponenza delle persone).

    Frase di un personaggio, con cui concordo: “Se si vuol bene a una persona, la si protegge con qualunque mezzo”.
    Può darsi non sia testuale, ma proprio così mi risuona. Nel caso, la si protegge dalla propria invadenza/curiosità/leggerezza/spiritosaggine fuori luogo.

    Si deve – a mio giudizio -, anche CONTRO se stessi.

    Infine è la “vita” (concorso di circostanze? caso? sfortuna? maldestrezza propria? inconscio? e quanto altro?) a decidere.

    E anche questo bisogna accettarlo.

    Prof. e lettori, che da tempo trascuro anche se fugacemente leggo, accettate questo commento molto a margine.
    Vi manderei anche un bacio, anche questo fuori luogo.

  • agbiuso

    23 Febbraio, 2016

    Cara Cristina, grazie della tua condivisione e del ‘maestria’!

  • cristina

    23 Febbraio, 2016

    Caro Mario, ravvediti pure con fiducia 🙂
    Concordo pienamente con Alberto! la prima impressione di “leggerezza” della pellicola si rasforma pian piano in una piacevole consapevolezza delle molte schivitù della nostra esistenza. Taccio sul finale perchè svelarlo, anche solo con poche righe, è un peccato. Non saprei farlo con la “maestria” di Alberto. Buona visione.

  • agbiuso

    23 Febbraio, 2016

    Sono contento della tua decisione di vedere il film.
    Magari non ti piacerà lo stesso. Eventualmente, ce lo farai sapere 🙂

  • Mario

    23 Febbraio, 2016

    Recensione che per la prima volta da tempo m’ispira a vedere un film italiano, di cui in effetti avevo già sentito dir bene da qualcuno, non so chi (su un… social network? Facile!) ma verso cui nutro sempre un istintivo sospetto. Si vede, qui, pregiudizioso.
    Mi ravvederò 😉

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