Blog Il Partito Unico

Il Partito Unico

E così tutto è compiuto. Il sogno della fazione di destra del Partito Comunista Italiano -ricondurre una forza anticapitalista dentro l’alveo di un’Europa subordinata agli Stati Uniti d’America- si è realizzato al di là delle stesse speranze di colui che ha tenacemente operato per decenni in questa direzione: Giorgio Napolitano. Passato dallo stalinismo all’ultraliberismo, costui ha mantenuto costante il nucleo autoritario che lo ha sempre ispirato, sino a negare ora apertamente i tre capisaldi di qualunque democrazia degna di tale nome: la distinzione tra maggioranza e opposizione, la divisione dei poteri, l’informazione come strumento di critica dell’azione politica.

Contro la fisiologica e necessaria dialettica parlamentare tra governo e opposizione, Napolitano esorta da anni alla formazione di una maggioranza che si estenda a tutte le forze politiche, ha promosso un’unità intessuta di complicità, di interessi personali, di reciproci ricatti. Quando si poteva cancellare l’anomalia criminale del berlusconismo -nel novembre del 2011- sciogliendo le Camere e dando vita a un governo di sinistra, ha invece affidato l’Italia a un banchiere spietato, incapace e clericale, offrendo alla destra più corrotta d’Europa tutto il tempo per ricostituirsi. Ha poi predeterminato il risultato politico qualunque fosse stato l’esito delle elezioni. E infatti nonostante il 75% degli italiani che si sono recati alle urne abbia espresso con chiarezza la volontà di farla finita con Berlusconi, Napolitano ha operato affinché costui fosse di nuovo al centro della dinamica politica, esito non contrastato dal defunto Partito Democratico anche per la ragione indicata da Franco Berardi Bifo: «Il cinismo è il suo [del medium televisivo] tono morale predominante, perché l’inconscio collettivo prevale sulla ragione critica, e l’inconscio collettivo si identifica ora con la figura narrativa del vincente. La sinistra pensava che l’immoralismo avrebbe portato alla sconfitta del mammasantissima. Sbagliava perché gli italiani che vivono nel mondo descritto in Reality da Matteo Garrone voteranno Berlusconi anche quando lo vedranno inculare il bambino Gesù (purché sia mostrato in tivù)» («L’evento italiano», in Alfabeta2, n. 28, aprile 2013, p. 6).
Contro la divisione dei poteri ha lentamente ma inesorabilmente eroso l’autonomia del legislativo sottoponendolo all’azione dilatata di un esecutivo che a sua volta risponde soltanto a un potere -quello del Presidente della Repubblica- al quale la Costituzione nega un simile spazio. Napolitano ha poi sistematicamente umiliato il potere giudiziario sino alla clamorosa richiesta di un intervento della Corte Costituzionale che gli desse ragione nei confronti di chi stava indagando sui suoi amici.
Contro la libertà dell’informazione ha evocato il dovere per quest’ultima di «collaborare» con il governo. Affermazione di inaudita gravità antidemocratica.

La logica dell’Identità, il monoteismo autoritario e verticale del Padre, ha così prevalso sulla logica della Differenza e sulla pratica della molteplicità. Il panorama è quello plumbeo dei vecchi paesi sovietici, verso il totalitarismo dei quali l’anima di quest’uomo non ha in realtà mai cessato di rivolgersi.
E affinché sia ancora più chiara la fine che devono fare quanti osano davvero proporre la differenza, Napolitano e i suoi complici nel governo e nei partiti assistono gelidi all’inusitato attacco alla libertà e ai diritti dei parlamentari del M5S eletti da più di otto milioni di cittadini, assistono compiaciuti alla violazione delle loro caselle di posta elettronica, dei loro computer, delle loro vite private e delle azioni politiche, in modo che nessun personaggio importante che tenga a se stesso e voglia far carriera si azzardi a stare dalla parte di questi appestati. Sta accadendo qualcosa di simile a ciò che si verificò tra il 1922 e il 1924, quando l’immunità parlamentare garantì i fascisti ma non Gramsci e i nemici del Duce.
C’è molta ideologia nell’azione di Napolitano e dei suoi complici, c’è molta fedeltà al fascismo perenne della storia italiana e al sogno di società chiusa del comunismo sovietico. Ma credo ci sia anche la potenza di un ricatto che lo stesso Presidente subisce. Ricatto del quale le intercettazioni prontamente distrutte dopo la sua assurda ma emblematica rielezione sono la prova, il sigillo, il veleno.

In un denso articolo del 24 aprile scorso, Barbara Spinelli paragona l’azione del Movimento 5 Stelle al “folle volo” dell’Ulisse dantesco, al testardo rifiuto di morire nella quiete della non speranza, alla lotta contro «l’ideologia […] con cui Pangloss indottrina l’inerme Candide, in Voltaire: stiamo andando verso il migliore dei mondi possibili, l’Europa meravigliosamente si integra, ed ecco  – horribile visu!-  una coorte di paradossali e tristi sovvertitori mirano proprio al contrario: alla dis-integrazione».
Soltanto delle menti e delle vite profondamente autoritarie, meschine e complici dell’ingiustizia possono interpretare come “dis-integrazione” la parola che dice no, l’anelito alla differenza, la molteplicità politica e ontologica. Nel fallimento di quel folle volo -che non è di Beppe Grillo o del Movimento 5 Stelle ma è di chiunque voglia ancora vivere libero- c’è tutta la tragedia di un’Italia destinata alla miseria antropologica prima che economica; c’è il lutto senza fine di un Paese che da secoli è servo; c’è la prefigurazione di ciò che si vorrebbe diventasse l’intero pianeta, le cui risorse e bellezza e differenze devono cedere alla rapace azione di un unico potere che prende di volta in volta le maschere della finanza, dei Bilderberg, di tutte le massonerie e di tutte le mafie; un mondo le cui risorse e bellezza e differenze devono inabissarsi in un solo gorgo.
«E la prora ire in giù, com’altrui piacque, / infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso»
(Commedia, «Inferno», canto XXVI, vv. 141-142).

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Pd, l’altro golpe dei 101
di Antonio Padellaro, 24 ottobre 2013

A pagina 4 del Fatto Quotidiano di oggi troverete l’elenco dei 101 – numero maledetto – senatori del Pd che hanno votato (e dei 6 che non hanno votato) la modifica dell’articolo 138 della Costituzione, approvando il grimaldello che consentirà il rapido stravolgimento della Carta fondamentale dei nostri diritti e dei nostri doveri. Lo hanno fatto malgrado i pressanti appelli di giuristi, movimenti e semplici cittadini che non chiedevano la luna, ma un semplice atto di decenza democratica: dicessero pure sì, se proprio erano costretti, alla norma-grimaldello; ma senza la maggioranza dei 2/3, in modo da consentire il referendum sul disegno di legge come previsto dalla Costituzione.

Ieri, però, nell’aula di Palazzo Madama, quei 101 senatori del partito che si definisce democratico hanno (al fianco del Pdl berlusconiano) volutamente calpestato il principio scolpito nel primo articolo della Costituzione: che cioè la sovranità appartiene al popolo. Per soli 5 voti, perciò, niente consultazione popolare, ma una miserevole operazione di palazzo di cui i 101 non dovranno rendere conto agli elettori, bensì ai padrini politici che li hanno nominati grazie alla legge Porcata.

A dicembre, quando toccherà alla Camera il voto definitivo al grimaldello, si dovrà in tutti i modi possibili garantire la consultazione popolare. Il Fatto metterà in campo le 450mila firme raccolte quest’estate. Forse non basterà, ma non daremo tregua ai responsabili di questo squallido golpe.

Il Fatto Quotidiano, 24.10.2013

Sono solo i primi effetti della sottomissione alla propaganda berlusconiana sull’IMU da parte dell’intero governo e del Partito Democratico.
Soldi sottratti a chi ha veramente bisogno per darli anche a dei nababbi che non pagheranno nulla sulle loro prime case.
Certo, non pagherò neppure io sulla mia casa (forse) ma il danno collettivo all’economia è anche il mio danno personale.
Questi stolti del PD agiscono a favore del PdL e contro gli italiani.

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Imu: meno fondi a occupazione e ferrovie
02/09/2013 17:01

17.01 Per compensare il mancato gettito dell’abolizione della prima rata dell’Imu, il decreto legge prevede una serie di tagli. In particolare, verranno tolti 250 milioni al Fondo per l’occupazione e 300 milioni alle risorse della Cassa Conguaglio Settore Elettrico per l’efficienza energetica e le rinnovabili. Sforbiciata di 300 milioni anche ai fondi per la manutenzione della rete ferroviaria e riduzione degli stanziamenti per aumentare il numero degli ispettori delle Finanze da impiegare nella lotta all’evasione fiscale.
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Fonte: Televideo

Nel complesso non sono d’accordo su quanto afferma Grillo, per due motivi:
– non è scontato per nulla che il M5S vinca le elezioni, anche se sicuramente ha una base di consensi abbastanza consolidata
– il «porcellum» è una legge bruttissima «di per sè» e tale sarebbe anche se vincesse il M5S

Sono personalmente convinto sostenitore di leggi elettorali rigorosamente proporzionali, perchè solo un parlamento eletto così ha l’autorevolezza decisionale.
Davvero Grillo pensa di poter rivoltare l’Italia come un calzino grazie ad una maggioranza «artificiale»?

Ha ragione Grillo nel voler ribadire la diversità e l’essere alternativo «in toto» ad un sistema di potere basato sul compromesso fra due nemici/amici, ed ha anche ragione nel tentare delle forme di partecipazione diretta alle decisioni da parte dei cittadini, ma questo è altra cosa rispetto ad una maggioranza frutto del «porcellum», che sempre, in precedenza, ha criticato

il M5S incarna interessanti novità e prospettive, ma aderire a quel trappolone di legge elettorale non è, a mio avviso, nè coerente, nè opportuno

ovviamente, caro Alberto, sono le mie opinioni personali, offerte a questa interessante e inesauribile discussione

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Dal 2006 i partiti vogliono cambiare la legge elettorale “Porcellum”.
Lo stesso Calderoli ammise subito che era una porcata. Sono passati gli anni, i governi, da Prodi a Berlusconi a Monti a Letta, e nulla è stato fatto se non proclami e alte grida a uso dell’opinione pubblica.
I partiti si sono tenuti ben stretto il Porcellum, gli ha consentito di nominare chi volevano, Camera e Senato sono stati trasformati in plotoni di ubbidienti soldatini a comando dei Berlusconi e dei Bersani.
La proposta di legge popolare “Parlamento Pulito” che restituiva ai cittadini l’elezione diretta del candidato non è stata presa in considerazione da nessuno, partiti o istituzioni. Presentata a Marini, allora presidente del Senato, con 350.000 firme nel dicembre del 2007, è stata lasciata decadere dopo due legislature. Questi truffatori della democrazia che vivono alle spalle dei contribuenti da decenni non hanno avuto il tempo di discutere una legge popolare in sei anni.
Il blog ha sempre affermato che la legge elettorale era incostituzionale. Nessuno ci ha ascoltato e solo di recente, uscita dal letargo come un’orso a primavera, la Corte Costituzionale si è accorta che c’è del marcio in Danimarca, che la legge può essere incostituzionale e sulla sua legittimità si pronuncerà entro il 3 dicembre 2013. Se la Corte Costituzionale dovesse dichiarare illegittimo il Porcellum avremmo un Parlamento di abusivi.
Tutto questo ha il sapore della farsa, della commedia all’italiana. Il governo Letta dichiarò in pompa magna di volere come “prima cosa da fare” una nuova legge elettorale. Poi Capitan Findus Letta e il suo socio Berlusconi l’hanno fatta cadere nel dimenticatoio inventandosi una riforma costituzionale per introdurre il presidenzialismo, non presente in Costituzione, l’Italia è infatti una repubblica parlamentare e il presidente del Consiglio è nominato dal presidente della Repubblica.
Il primo passo per pdl e pdmenoelle è lo stravolgimento dell’articolo 138 che pone dei limiti alla modifica della Costituzione, poi ne avrebbero fatto carne da porco per rafforzare il loro potere. Questo disegno si è improvvisamente fermato con la condanna di Berlusconi e la sua volontà di andare a nuove elezioni. D’improvviso il Nipote dello Zio si è ricordato della legge elettorale nel timore di perdere le prossime elezioni e su suggerimento di Violante sta valutando un premio di maggioranza da assegnare con un ballottaggio tra i due candidati premier più votati. Un presidenzialismo con il trucco, un super porcellum.Per il M5S la stella polare è il Parlamento. Dal mese di settembre sarà possibile discutere on line la proposta di una nuova legge elettorale con gli iscritti al M5S.
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Fonte: Porcellum e Superporcellum

La ringrazio per il garbo e soprattutto per la franchezza di queste parole. Le sue scuse mi procurano non poco imbarazzo, perché semmai avrei dovuto avanzarle io per primo a causa dei toni sarcastici (ma mi creda, non maliziosi e quantomai irriverenti verso di Lei) con cui mi sono precedentemente espresso. Dal suo “rimprovero” ho capito molto. Anche qualsosina in più sulla retorica (quella buona). Ho avuto modo di leggere quanto scrive riguardo al M5S e credo di aver in parte ricostruito, nei limiti della mia comprensione, la sua articolata posizione. Interverrò nel merito della proposta politica del movimento quando avrà modo di scriverne ancora al riguardo e la ringrazio di questa rinnovata possibilità. Credo che comprendere il ruolo che avrà la Rete nella partecipazione sociale alla politica (o nella sua determinazione?) dell’immediato futuro è un obiettivo di primaria importanza per la filosofia (ribadisco il valore ipotetico di tale supposizione, non essendo filosofo e non potendone determinare alcunché). Arrivederci e grazie di cuore.

Mi dispiace che la mia analisi sia stata ridotta ad una generica accusa di fanatismo. Non rappresento alcuna parte politica, sono intervenuto per il puro diletto di confrontarmi con autore che stimo profondamente qual è Lei; e per questo la ringrazio. Continuerò a seguirla con attenzione, trattenendo la mano dalla tastiera e concentrandomi su quanto da Lei espresso.

Cordiali Saluti,
Raffaele

Ho letto con interesse l’articolo che ha proposto. Incapace di criticarlo nel contenuto mi limito ad alcune considerazioni di carattere formale che spero possano considerarsi interessanti.

“Prima definizione: il sofista è un cacciatore di giovani ricchi” (Platone, Sofista, 220E-221E, in Platone, Tutti gli scritti, Bompiani, p. 268).
Uno dei sofisti di maggior successo dell’antichità, Gesù di Nazaret, predicava “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini” (Matteo, 4, 12-23).
Se qualche merito insomma si può dare a Beppe Grillo è quello di essere degno erede di una tradizione millenaria, che vede nella concezione gorgiana della Parola la chiave del potere sugli uomini. La Parola credo che sia il vero Potere che mai si è avuto e mai si avrà sugli uomini, i quali possono farsi padroni o schiavi del linguaggio, liberi o sottomessi a chi ne conosce l’artificio.
Leggo quest’articolo che ha riproposto e non posso fare almeno di notarvi il merviglioso declinarsi del Potere della Parola.
Il testo si apre con una metafora, figura retorica fra le preferite dal Nazareno, di ineguagliato potere ermeneutico e persuasivo (attraverso la suggestione).
E da qui tutta una serie di altre figure (l’accumulazione, la climax, l’inversione, l’iperbole, ecc.) che per vie diverse ripropongono l’opposizione dialettica preferita dai sofisti, ovvero, quella del Bene e del Male. Il Bene rappresentato dai cittadini a 5 Stelle, inermi e abbandonati in una valle di lupi malvagi: i media, l’opposizione (dell’opposizione), tutti gli avversari che come in un mantra vengono regolarmente stereotipati, e le cui ragioni piuttosto che discusse vengono ridotte all’assenza di ragione. E’ il regno del misticismo, dei poteri occulti, della massoneria, dei grandi gruppi finanziari, delle forze invisibili che ergono le loro versaglie sulle ossa dei Cittadini, i buoni per eccellenza, gli unici custodi della Verità, un po’ come i puritani del XVII secolo.
Ho avuto modo, leggendo su alcuni dei quotidiani del Male, e assistendo ad una recente messa in onda del tg di Mentana (dove era ospite il vecepresidenze alla camera non che parlamentare a 5S) come ai “portavoce” del movimento manchi, assolutamente, il potere della parola quale lo si declina nei post di beppegrillo.it . Se potessi dare un suggerimento ai neo-parlamentari sarebbe quello di impadronirsi questo potere. Se davvero lo esplorassero in tutte le sue possibilità, quell’auspicato giorno del 100% dei consensi (o delle anime?) non sarebbe poi tanto lontano. Aldilà del Bene e del Male.

Caro Alberto,ritengo anch’io che sulla vicenda delle intercettazioni ci sia molto di losco e che Napolitano forse abbia subito un ricatto. In ogni caso c’è qualcosa di inquietante e per noi ignoto. Anche su Grillo e sui 5 Stelle vi sarebbe molto da dire e non sempre di positivo, io sarei più critico anche su Grillo. Un saluto affettuoso, Franco

Sarò un po’ brutale, come lo si è con un fratello, un padre, un amico, un maestro, un filosofo, un artista, cui molto si deve. Secondo me, carissimo Alberto, secondo me tu proietti sulle persone che attualmente incarnano il M5S delle qualità che tu possiedi, e, in qualche modo, vuoi vedere. Ma non non ci sono, o per lo meno, lo sono in modo assai imperfetto. Ti prego, non rispondere a questa mia osservazione, non ora, ma fra qualche tempo, se vuoi.

Gent.mo prof. Biuso,

ammiro la profondità della sua analisi e la bellezza del suo stile (leitmotif di questo suo spazio virtuale, così filosoficamente ricco e generoso), e pur consapevole di non poter risponderle a tono m’incuriosiva confrontarmi con lei su alcune scelte fatte dal cittadino Giorgio Napolitano, ma da un’altra prospettiva.
Innanzitutto, la scelta di incaricare Monti alla formazione di un governo mi è parsa giustificata dalla lungimiranza politica: andando alle urne nel Novembre 2011 il risultato sarebbe stato quella “vittoria scontata” del PD per come è stata statisticamente prevista (o costruita?) quest’ultima tornata. Oltre al palcoscenico (o blog, o piattaforma politica che dir si voglia, mi riferisco insomma a quel minestrone retorico condito da fotomontaggi di squisita elaborazione dove ognuno vale un punto percentuale) messo su da Grillo e Casaleggio dal 2005 in poi, Berlusconi avrebbe trovato gli strumenti retorici per spuntarla come al solito (quali per esempio, l’essere stato delegittimato pur non essendo mai venuto meno della maggioranza parlamentare), e il paese si sarebbe trovato in uno stato di ingovernabilità pari a quello attuale, con l’aggravante, non di poco conto, di essere in una situazione finanziaria (dove per finanza intendo quella metafisica dell’economia tangente nel portafogli di chi ancora uno lo possiede) ancor più disastrosa di quella attuale.
Riguardo alle prerogative del Capo dello Stato non riscontro come chi presieda il CSM, possa aver esautorato o addirittura umiliato il potere giudiziario, non tanto nell’ideale teorizzazione di Montesquieu, ma nei limiti della carta costituzionale.
All’invito rivolto ai mezzi di comunicazione, non nego che l’affermazione in sé stessa abbia un ché di distopico, ma credo che la giusta chiave di lettura sia un invito garbato ai pescivendoli delle dichiarazioni di limitare la loro ermeneutica dei periodi brevi ed essere quanto più possibile trasparenti e oggettivi.
In conclusione, ribadisco come lo spirito di questo mio intervento non sia quello di discutere nel merito l’operato del governo Monti o del contenuto delle intercettazioni distrutte, ma di riabilitare la legittimità e soprattutto l’umanità delle scelte politiche di “Re Giorgio”, al di fuori di certe ricostruzioni che lo vogliano ingegnere della nuova DC (Padellaro) o addirittura incarnazione dello spirito autocratico nella forma del più subdolo totalitarismo. Magari si tratta solo di un vecchietto che agisce alla luce di un ideale tutto suo di responsabilità, e anche se questo lo avesse portato a tutta una serie di scelte sbagliate, e a farne le spesse siano stati milioni di italiani, non nego, da cittadino dell’umanità, di provare nei suoi confronti un senso di gratitudine, questo forse sì, assolutamente illegittimo. La prego di perdonare qualsiasi forma d’inappropriatezza contestuale relativa al mio intervento e soprattutto di farmela notare.

Cordiali saluti,
Raffaele

Conosco bene il Partito Democratico, nei suoi elettori ed anche in alcuni personaggi di un certo rilievo. Ti assicuro Alberto che c’è in atto un grande fermento. Se poi non ne nascerà nulla, questo non lo posso sapere, ma milioni di elettori, non è chiaro come si comporteranno al prossimo giro. Per ora rimango attaccato alla scialuppa di SEL, ma certo non basta. Davvero auspico che il M5S si radichi nel coirpo sociale e divenga quel luogo di elaborazione politica che altri non sono riusciti a creare.

Ogni commento sarebbe una presa di potere da parte di un me egoico fuori di luogo di fronte alla atroce bellezza del pezzo di Alberto e alla profondità dei commenti arrivati. Bella la citazione manzoniana. Almeno, leggendo, ci si sente parte di una piccola carboneria, finchè non ci chiuderanno la rete come in iran( il minuscolo è volontario).
Una piccola osservazione di sinomatologia; tutti avranno notato, credo, che per la prima volta in tanti anni, il vaticano(il minuscolo è volontario) tace del paese con cui confina. Finalmemnte dev’essere soddisfatto di come si mettono le cose. Eh già.
Chiudo con una nota alla Totò: ” muoia Sansone con tutti i filistei”.

Esistono però, caro Alberto, due prospettive diverse dalle quali osservare la situazione. Da un lato è vero che l’essenza stessa, la ragione di essere del M5S è incompatibile con la politica tradizionale, con i suoi riti di casta e con i suoi compromessi. Da un altro lato è però fondato l’auspicio che, di fronte alla prospettiva quasi certa del Cavaliere che sale al Quirinale, anche Grillo «si turi il naso» e accetti un compromesso parlamentare, finchè ci sono i numeri, con l’ampia fazione del PD che ha digerito obtorto collo l’alleanza con il PDL. Un’ipotesi non bella, ma a mio modesto avviso decisamente molto meno peggio di quel che invece, temo, accadrà. Sono convinto che molti italiani abbiano questa idea, nella testa.
Il problema, a mio avviso, è che il M5S, a cui va il massimo rispetto da parte mia, finisca per non ottenere nulla degli ambiziosi obbiettivi preposti ma accada, per eterogenesi dei fini, il peggio del peggio.
Comunque, se il M5S sarà anche quel luogo di dibattito democratico che vuole essere, spero negli esiti di questo dibattito, perchè alla fine non sarà importante chi «è meglio» ma «cosa è successo». A rileggerti con attenzione, come sempre da quando frequento queste belle pagine.

Caro Alberto,

congratulazioni in primo luogo per il magnifico pezzo, nel quale hai analizzato con notevole efficacia la situazione politica attuale, evidenziandone con chiarezza gli aspetti deteriori. L’analisi, le considerazioni e i giudizi poggiano su dati evidenti e sono contestualizzati con coerenza nella prospettiva teoretica che sei venuto elaborando negli ultimi anni e che appare in questo caso senz’altro convincente per la capacità che mostra di saper valutare e comprendere gli eventi della prassi.
Nel merito appare poi difficile non concordare su tutto quanto sottolinei. Al di là delle riserve che nutro per alcuni aspetti delle dinamiche interne del M5S e per la mancanza di chiarezza sulla sua prospettiva ideologica, sarebbe impossibile non rilevare che questo modello di comitato di salute pubblica del governo Letta si è costituito nel tentativo di soffocare le istanze di democrazia diretta rese possibili dagli strumenti informatici e portate alla ribalta dal M5S. Prospettive di democrazia diretta che comporterebbero la perdita degli straordinari e immotivati privilegi della casta politica della democrazia rappresentativa e del suo corrottissimo sottobosco. L’attuale sistema dei partiti è un sistema di spartizione del potere e delle risorse pubbliche ed è evidente che i suoi rappresentanti, perfettamente impersonificati da Napolitano, che è settant’anni che ne sta beneficiando, facciano qualsiasi cosa per evitare il suo declino e la perdita dei loro privilegi.
L’alleanza con Berlusconi, soggetto evidentemente impresentabile da qualsiasi punto di vista e che ha evitato sinora la galera solo in quanto protetto dalla sua posizione di potere, ne è un segno evidente e dà la misura del livello morale di questo sedicente comitato di salute pubblica. La stessa proposta di porre Berlusconi alla presidenza della Convenzione per le riforme costituzionali appare una provocazione, dello stesso livello di arroganza di quella avanzata da Don Rodrigo a Frate Cristoforo quando gli propose di porre Lucia sotto la sua protezione.
La notte della Repubblica, con i governi Monti e Letta, si è notevolmente intensificata per il venire meno di qualsiasi distinzione e per l’aggregarsi, in una sorta di monopolio del privilegio e della prevaricazione politica, dei gruppi di potere tradizionali, che stanno dimostrando in modo definitivo la loro sostanziale identità di casta privilegiata, per la quale le differenze ideologiche sono indifferenti e utilizzate solo per ottenere il necessario consenso di un popolo disgregato, in cui la componente della coscienza civile appare purtroppo sempre minoritaria e perdente rispetto a quella cialtronesca e servile, che si affida più agli espedienti quotidiani e alla propria supposta astuzia che al desiderio di una onesta e regolata vita istituzionale.
Un caro saluto.
Dario

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