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«Sono a volte una persona felice»

«Sono a volte una persona felice»

Un grande privilegio di chi insegna consiste nel ricevere di tanto in tanto delle lettere scritte da allievi a distanza di anni, anche di molti anni. Ed è sempre una gioia. Ma quella che Francesca Arosio mi ha inviato qualche giorno fa è davvero particolare nella sua semplice radicalità. Autorizzato dall’autrice, la riporto qui per intero.
«Professore,
ho deciso dopo tanti anni di scriverle per ringraziarla.
Sono passati credo cinque anni dal mio ultimo giorno di scuola al Beccaria dove lei è stato il mio professore di filosofia per pochi mesi. Quei pochi mesi hanno determinato le mie scelte future.
L’anno scorso mi sono laureata in filosofia con un tesi sul rovesciamento del platonismo nella Ricerca del tempo perduto, quest’anno ho avuto modo di lavorare con il professor Zecchi sul superamento del nichilismo nell’opera di Proust.
Ricordo molto bene la sua ultima lezione al liceo, ha voluto parlarci di Proust. La ringrazio perché, in un certo senso, con le sue parole mi ha spinto ad amarlo. E ad amare la filosofia, come scelta di vita.
Insomma la ringrazio perché anche grazie a lei ora sono a volte una persona felice.
Francesca».
È la conferma che ogni parola del docente può essere l’apertura di un mondo, che la nostra responsabilità è grande, che insegnare è un dono. Proust, Platone, il nichilismo. Temi che possono da soli riempire una vita dedicata alla ricerca e alla riflessione. Una vita autenticamente umana. Ma qui c’è assai di più. C’è il raggiungimento di uno dei due obiettivi ultimi di ogni insegnamento e apprendimento: essere «a volte una persona felice». La filosofia è infatti questo: una ragnatela che il corpomente getta sul mondo per catturare la gioia. L’altro obiettivo è svelare l’enigma di questa nostra vita. Un enigma che mentre intuisci e comprendi il senso della parte e dell’intero, dell’ora e del sempre, dell’identità e della differenza, con ciò stesso ti regala l’istante della pienezza, la costanza di una faticosa ma inesorabile serenità.
Grazie a te, Francesca.

19 commenti

  • sandra tigano

    maggio 23, 2012

    Anch’io oggi ho ricevuto un pò di felicità da una mia alunna, Moira, una bambina di soli 10 anni, classe V.
    Da 5 anni sperimento in questa classe il curriculum della Philosophy for childrem di M. Lipman. Tale modello educativo ha aperto l’insegnamento all’apprendimento di esperienze inattese, ha dato voce e significato a parole, questioni, domande ed argomenti importanti. L’ultima questione sulla quale ci siamo interrogati è stata quella del Progetto di vita. Alla fine della sessione filosofica Moira si avvicina e chiede di leggere una sua poesia dal titolo “FILOSOFARE FA BENE”
    “cON LA FILOSOFIA SI PUò IMPARARE
    CON LA FILOSOFIA SI PUO’ GIOCARE
    CON LA FILOSOFIA SI PUO’ CRESCERE
    CON LA FILOSOFIA SI PU0′ VIAGGIARE
    CON LA FILOSOFIA HO SCOPERTO
    CHE POSSO VIAGGIARE NEL MONDO CHE PIACE A ME.
    POSSO PENSARE IMMAGINI
    POSSO FILOSOFARE IN TUTTI I MOMENTI DELLA MIA VITA.
    FILOSOFARE MI HA AIUTATO A SOGNARE IL MIO FUTURO”.
    Parole meravigliose che solo i bambini sanno restituirci. Sì, oggi, sono proprio felice anch’io. Nonostante tutto…

  • Paolina Campo

    maggio 23, 2012

    Non sono una prof.ssa, nè qualcosa del genere. Sono solo una persona che è cresciuta con la passione dei libri e per tutto quello che la vita ci può offrire di meraviglioso: da un bel tramonto al sorriso di un figlio, da una parola che spara dritta al cuore a un mare in tempesta d’inverno. Forse la felicità sta nel riuscire a riconoscere e condividere queste semplici cose per partire e affrontare le difficoltà? Ho avuto una maestra meravigliosa e al liceo l’insegnante di filosofia ci affascinava e ci coinvolgeva con grande passione. Così come il professore di matematica che organizzava convegni sulla realtà dei numeri, insieme alla professoressa di filosofia. In una Palermo soffocata dall’ignoranza e dalla violenza, quella classe formava giovani che, appassionandosi ad un’equazione come a un filosofo o un poeta, non avrebbero mai perso di vista quelle risorse, qualunque cosa avrebbero fatto poi.

  • diegob

    maggio 23, 2012

    in effetti, caro amico filippo, dal tuo scritto si puo’ comprendere come esistano almeno due diverse esperienze di felicità: quella di un momento, acciuffata in qualche attimo speciale ed irriducibile, e quella, ben diversa, che è invece uno stato d’animo costante, una quiete che non è passività, ma pregnante consapevolezza della qualità del proprio pensare

    io credo che l’amica che scrive «a volte» sono felice, sottende però una qualità di base, un modo di essere costante, frutto degli studi compiuti (sotto la guida del suo professore)

    comunque è un tema interessante, caro filippo

  • Filippo Scuderi

    maggio 23, 2012

    Una parte della mia tesi sulla felicità.

    Di un orologio che si è rotto diciamo che ha finito il suo trascorrere nel tempo ma, nonostante si sia fermato, due volte al giorno dà l’orario esatto. C’è almeno un momento in cui è esatto. Che cosa deve fare l’uomo per essere felice? Dovrebbe fermare il suo tempo oppure trascorrere la sua vita alla ricerca della felicità, ma se tutto arrivasse a compimento soltanto alla fine come farebbe a capire se ha trovato questa felicità?
    Se ti chiedono se sei felice, che cosa risponderesti? Forse: “aspetto che si fermi l’orologio che c’è dentro di me”? La felicità non è il sempre, è fatta di piccoli attimi di raggiungimento di obiettivi. In questo senso la felicità non esiste, perché fatta di obiettivi che si rincorrono senza fine.
    Tutto trascorre Panta rei, memorizziamo tutto ciò che accade, cerchiamo di stabilire cosa ci possa rendere felici, cerchiamo di cancellare dalla nostra mente tutto ciò che ci ha reso infelici, ci rendiamo conto che forse si è fatto quello che in realtà nella nostra mente pura di fanciullo non avremmo mai voluto fare, oppure si fa qualcosa che non si è mai pensato di fare, probabilmente si è fatto qualcosa solo per fare piacere ad altri o a chi ci sta vicino.
    […]
    La libertà di vivere la propria felicità si paga a un caro prezzo, si può decidere di fare un lavoro umile, rifiutare cariche di un certo spessore, una vita colma di soddisfazioni, ma se poi tutto questo è a danno della libertà, allora sì che essere felice diventa un vero problema. La vera felicità, infatti, sta nel trovare le risposte dentro di noi, dentro la nostra anima, essere tranquilli con noi stessi e con ciò che ci circonda e soprattutto non diventare schiavi di ciò che non possiamo raggiungere perché non è detto che il conseguimento di certi obbiettivi sia veramente la nostra felicità.
    Siamo liberi? La nostra mente nel pensare è libera veramente? Dobbiamo trovare nel nostro vivere quotidiano le sensazioni che ci rendano felici, facendo attenzione che non ci rendano schiavi perché nella libertà individuale si può trovare la felicità, Sembra un paradosso utopistico, perché nella vita ci capita di dover sopportare sensazioni fisiologiche che rimangono fuori dal nostro controllo.
    Si può vivere cercando di stare dentro dei parametri coerenti, stimolati dalle comunità nelle quali viviamo. Se non si riesce a essere veramente liberi allora non si riesce a essere veramente felici, ma se siamo stati gettati in questo universo, e siamo tutt’uno con esso, allora la nostra diventa una libertà panica.

    Filippo Scuderi

  • mariella catasta

    maggio 22, 2012

    attrezzare gli studenti di un apparato cognitivo critico capace di decodificare una realtà complessa e sempre più priva di senso, è un bel lavoro !
    Chi ama la filosofia ha la consapevolezza che il pensiero e l’istruzione costituiscono l’arma più potente per stimolare i cambiamenti,per vincere la rassegnazione e promuovere la non accettazione dell’esistente.
    Occorre avere la forza, l’energia per dire basta a un sistema che confina l’istruzione e la ricerca ad un ruolo marginale e asfittico.

  • Biuso

    maggio 22, 2012

    “un docente di filosofia lo vedo quasi come un maestro di arti marziali, che ti attrezza a usare la tua mente per essere forte, forte dentro, capace di schivare gli inganni delle propagande, e di rispondere colpo su colpo, con la forza del proprio pensiero libero”

    Mi sembra una definizione splendida, Diego. Grazie per averla pensata e comunicata.
    Non ho davvero nulla da aggiungere, se non che sono ben felice di avere “discepoli” così intelligenti, qualunque sia la loro età.

  • diegob

    maggio 22, 2012

    per dare ai nostri giovani nuova linfa vitale per ritrovare la fiducia di guardare avanti

    mi ha colpito questa frase, sig.ra campo (magari dovrei scrivere prof.ssa o qualcosa del genere, ma qui siamo fra amici)

    certamente da ciò che apprendono, nel lavoro insieme al proprio docente, i ragazzi debbono trarre slancio per dispiegare al meglio la loro vita, il loro modo di navigare quest’avventura bella ma anche terribile

    e difatti io intravvedo un rischio, cioè che i ragazzi si rifugino presso il loro docente, cerchino da lui una protezione o, quantomeno, un’oasi migliore rispetto al mondo attorno

    quante persone incontreranno come l’amico alberto? penso poche

    quante volte avranno a che fare con abissi di sciatteria, ingoranza, potere, arroganza?

    ecco allora cosa penso io: un docente di filosofia lo vedo quasi come un maestro di arti marziali, che ti attrezza a usare la tua mente per essere forte, forte dentro, capace di schivare gli inganni delle propagande, e di rispondere colpo su colpo, con la forza del proprio pensiero libero

    e poi che ti renda saldo, appagato della propria dignità di uomo

    io lo vedo così, un maestro dalla disciplina profonda, autentica, nitida, al quale sarai sempre riconoscente

    dimenticavo, caro alberto, sappi che hai anche un discepolo più vecchio di te…

  • Biuso

    maggio 22, 2012

    Sono io che vi dico grazie, cari amici, per come riconoscete ogni mio sforzo di comunicazione e di pensiero. Il mestiere che ho la fortuna di praticare è il più bello per molte ragioni; tra le più importanti c’è questo contatto vivo, esigente e splendido con le persone.
    Non sempre è facile rimanere sereni in un ambiente di lavoro complesso come l’Università; se un docente ottiene dei risultati lo deve senz’altro anche all’attenzione e alla stima dei suoi studenti, al vostro affetto.

  • Paolina Campo

    maggio 22, 2012

    La lettera di Francesca sottolinea la necessità che si ha di incontrare persone amanti della bellezza, appassionati del loro lavoro e infaticabili nel trasmettere con impegno l’amore per il “sapere vero”. Perchè, credo, oggi si parla troppo e con troppa superficialità e spesso siamo vittime di discorsi in cui si danno troppe cose per scontate. Si ha necessità di persone appassionate, come lei, per dare vivacità a un sapere che sia finalmente libero dalla pesantezza di facili e vuote argomentazioni; per dare ai nostri giovani nuova linfa vitale per ritrovare la fiducia di guardare avanti. Nonostante tutto.

  • Andrea T.

    maggio 22, 2012

    Oggi ho meno punti fermi di ieri, sembra che tutto scivoli via mentre ti appresti ad afferrarlo, mentre solo credi di afferrarlo. E mentre la parola precarietà riveste e avvolge la tua mente e il tuo oggi, speri di fare il possibile per costruire un futuro dignitoso dal punto di vista materiale ma sopratutto umano. E davvero ci sono pochi riferimenti che ti aiutano. Attorno a te frana tutto e la scuola è lì, in mezzo alle macerie. Dico a me stesso da anni che i docenti devono essere pagati di più: come i medici possono – e in molti casi lo fanno – salvarti la vita, avvicinarti alla felicità, come è successo a Francesca. Mi pare di vederla e di riconoscermi anch’io in lei. Insegnare e fare amare quello che si insegna ai propri discenti “è un dono”, proprio così Professore. E noi studenti ce ne accorgiamo subito quando mettete il cuore in quello che fate. Nelle sue lezioni si respira, come diceva esattamente un commento sopra, aria pulita. Si intravede un po’ di luce uscire dal buio del conformismo e dall’acquiescente accettazione di mediocri stimoli intellettuali a cui non voglio abituarmi e mai lo farò. Siamo in molti ad unirci a Francesca nel dirLe grazie per quello che fa, e per come lo fa, ogni giorno.

  • cristina

    maggio 21, 2012

    Grazie a tutti i miei insegnanti di ieri, di oggi e di domani.
    Grazie Alberto ” Sono a volte una persona felice” e anche io non ho detto GRAZIE allora quando era possibile farlo.
    Grazie alla giovane Francesca che mi ha riportato indietro a quegli anni, al tempo in cui avrei potuto dire a chi spendeva il suo tempo per me che non sarebbe stato vano.

    Cristina è – a volte – una persona felice.

  • diego b

    maggio 19, 2012

    si chiamava gualtiero patroni, laureato in filosofia con il massimo dei voti nel 1955 a pisa

    altro in rete non ho trovato

  • Biuso

    maggio 19, 2012

    Bellissima persona il tuo professore di filosofia, caro Diego. Perché non ci dici il suo nome? Merita di essere ricordato.

    Agli amici e alle amiche che hanno commentato la lettera di Francesca va il mio grazie per come incoraggiano ogni mio sforzo di comunicazione e di pensiero.

  • diegob

    maggio 18, 2012

    chiedo perdono se dedico due righe al mio professore

    Tanti anni fa, lo vidi entrare, alto, imponente, elegante. Si sedette alla cattedra tastandola con la mano e poi ci salutò, con una voce potente, austera. Non poteva vederci, ma «sentiva» la nostra presenza. Quando la malattia lo aggredì, giovane e promettente direttore d’orchestra, non gli rimase che la filosofia. Come facesse a ricordare tutto senza poter leggere, era per me stupefacente. In quel tempo di crepuscolare post sessantotto ci dava del lei. Non aveva fede, sapeva che anche le nostre illusioni da marxisti di provincia erano stupidaggini. Amava Kant oltre misura. Era amico di Francesco Barone, ma allora io non sapevo chi fosse costui. Quando, con notevole fatica, riuscii a finire il liceo (ribelle ed inquieto, impiegai 7 anni…) gli telefonai. Lo ringraziai per quello che mi aveva insegnato. Mi rispose che tutta la sua vita aveva un senso solo per le telefonate come la mia. Mi disse di andarlo a trovare, ma in tanti anni non lo feci. Quando seppi che era morto, mi sentii un po’ in colpa.

  • aurora

    maggio 18, 2012

    È proprio una bella lettera, grazie per averla condivisa, pubblicandola; a volte capita, al di là del nichilismo, che si verifichi anche un barlume di felicità. Pensando razionalmente, è nella natura della vita di tutti che ciò accada, altrimenti si verificherebbe un tale affollamento di suicidi da fare impallidire qualsiasi buon ragionamento, inclusi i “Dolori del giovane Werther”.

  • Grazia L. G.

    maggio 18, 2012

    Caro Prof. Biuso, ciò che ha scritto la studentessa è molto bello.
    Secondo me in ogni liceo e in tutti gli Atenei dovrebbero esserci professori come lei,con la sua stessa preparazione e passione per la cultura, passione che arriva dritta al cuore dello studente.Trovo che le sue lezioni siano ossigeno per la mente.
    G.L.Greco.

  • Filippo Scuderi

    maggio 18, 2012

    Grazie Prof. Biuso per aver pubblicato questa missiva, è veramente toccante; a dire il vero, leggendola, mi sono un po’ ritrovato. Io personalmente ho amato la filosofia fino al punto che ho deciso di approfondirla. Ricordo il giorno che mi sono iscritto in questa facoltà; in via S. Giuliano incontro mio nipote, era lì per lo stesso motivo, però per iscriversi in un’altra facoltà, mi disse: zio che ci fai qui? Io, impulsivamente, risposi “sono alla ricerca della felicità”.
    Ho fatto anche la tesi su Spinoza. Dio è la felicità perché il sapere, il conoscere, l’approfondire la filosofia, mi ha fatto raggiungere anche la conoscenza di me stesso, perché lo studio oltre a farti capire argomenti filosofici ti porta a capire te stesso. In questo cammino ho avuto la fortuna di incontrare non tanto una materia interessante, come filosofia della mente, ma la fortuna di avere incontrato un docente che ha reso tale materia, oltre che interessante, anche appassionante, perché nella vita si ci deve appassionare di tutto ciò che ci circonda.

  • Antonella

    maggio 18, 2012

    Questa lettera è molto bella, poiché da’ la misura di quanto le relazioni umane non siano a fondo perduto e quanto sia importante la lezione “prima” dell’insegnamento che è quella di aprire dei varchi, delle porte verso la propria auto-realizzazione. Nella conoscenza si esprime tutto il nostro essere e tutto il nostro stare al mondo ma questo sarebbe nullo se non fosse sorretto dalla passione nei confronti del conoscere e se questo non avvenisse attraverso le parole degli altri.

  • mariella catasta

    maggio 18, 2012

    In tempi di crisi non solo economica, riuscire ad essere felice grazie all’esercizio della ragione è un fenomeno raro. Il disorientamento di molti giovani irretiti nel vortice della superficialità e della pohezza degli obiettivi si traduce spesso in violenza o in rinuncia di qualsiasi forma di organizzazione esistenziale. L’insegnamento autentico è “lasciare un segno” che può diventare il perno sul quale far ruotare tutto il senso della realtà e la possibilità di sperimentarsi in percorsi che consentono di scoprire le potenzialità e il proprio punto di osservazione sul mondo. La possibilità di costruire coerentemente ,responsabilmente e con impegno il progetto di vita richiede la forza di sfidare la violenza strutturale causata dalla mancanza di una politica capace di essere espressione di crescita economica culturale e valoriale. La speranza di uscire dall’impasse e dalle variegate forme di schiavitù intellettuale e di miseria è sempre più fievole e con essa la possibilità di essere “qualche volta” felici!

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