Presenza e realtà
Sul virtuale
in Dialoghi Mediterranei
n. 62, luglio-agosto 2023
pagine 27-33
Indice
-Una premessa metafisica
-La presenza
-Realtà e documanità
-Una «biopolitica progressista»
-Simulacri
Dopo una breve premessa a sostegno del realismo metafisico – vale a dire che il mondo esista indipendentemente da qualunque entità che lo percepisca – ho cercato di descrivere le diverse prospettive sul virtuale proposte da due recenti libri di filosofi italiani: Contro Metaverso. Salvare la presenza (Mimesis, 2022) di Eugenio Mazzarella e Documanità. Filosofia del mondo nuovo (Laterza, 2021) di Maurizio Ferraris. Ho concluso con un accenno al concetto di «simulacro» proposto da Jean Baudrillard, il quale difende la presenza rispetto alla società dello spettacolo diventata l’«estasi della comunicazione», che si è trasformata a sua volta nella pervasiva potenza di un virtuale il cui esito ultimo è la rimozione della presenza, la dissipatio della realtà.






Quando l’intelligenza artificiale bara: uomini e non macchine
il Simplicissimus, 5.6.2025
Siamo probabilmente di fronte a una nuova bolla prodotta dalla disgregazione dell’Atlantide occidentale ed è quella dalla cosiddetta Intelligenza artificiale, che altro non è se non l’applicazione di potenze di calcolo prima impossibili e dunque la capacità di utilizzare e gestire set di dati enormemente più ampi rispetto al passato. È certamente un modo per simulare in maniera grossolana certi processi dell’intelligenza naturale, ma che non ha alcuna intenzionalità, né alcuno scopo se non quello dato loro dai programmatori. Si tratta di capacità che si sono sviluppate gradualmente, a cui a un certo punto si è dato un nome evocativo, accompagnato da un fascio di narrazioni millenaristiche per mettere in piedi un nuovo universo speculativo e rastrellare soldi a man bassa sul mercato. Ma qualcosa comincia a non funzionare in questo meccanismo infernale e la prima preoccupazione è stata l’ingresso della Cina in questo campo che ha immediatamente fatto capire che i profitti potrebbero essere assai inferiori a quelli previsti e sognati.
C’è tuttavia anche un elemento di imbroglio in tutto questo e lo dimostra la bancarotta dichiarata dalla Builder ai, una startup britannica di intelligenza artificiale sostenuta da Microsoft, uno dei maggiori protagonisti di questo settore, con 445 milioni di dollari e dalla Qatar Investment Authority. La società si proponeva di sfruttare l’intelligenza artificiale per generare app personalizzate in “giorni o settimane”, che avrebbero prodotto codice funzionale con un minore coinvolgimento umano. Invece nulla di tutto questo: la Builder ai barava alla grande, non era in grado di fare ciò che prometteva e per la programmazione di app di serviva di una squadra di 700 ingegneri indiani in forza alla società VerSe Innovation con sede a Bangalore, per scrivere effettivamente il codice di programmazione, travisando il ruolo dell’Ia. Le app sviluppate si basavano su modelli predefiniti e venivano successivamente personalizzate per adattarle alle richieste idei clienti. Insomma è successo qualcosa di simile ciò che accadde nel ‘700 dove furono realizzati celebri automi capaci di giocare a scacchi nei quali si nascondeva in realtà un uomo esperto del gioco.
Ovviamente tutto questo era sostenuto da entrate gonfiate, fatturazioni manipolate e trucchi contabili, ma non è questo il punto: la cosa rilevante è che la bolla dell’IA tende a nascondere l’apporto umano un po’ per coprire problemi di programmazione che effettivamente ci sono e un po’ per far crescere una sorta di mitologia dell’intelligenza artificiale che si auto crea. Certo questo può essere un fattore di preoccupazione, ma in ogni modo attira attenzione e investimenti. Del resto anche Open AI l’azienda che ha sviluppato ChatGPT , ma non quotata in borsa, potrebbe aver perso circa 5 miliardi di dollari e non è escluso che possa dichiarare bancarotta nel prossimo futuro oppure essere assorbita dal partner Microsoft. Del resto la sola gestione della GPT costa 700 mila dollari al giorno e senza entrate significative non sarebbe sostenibile. Secondo il fondo d’investimento Elliott Management, è possibile che le applicazioni di IA “non saranno mai convenienti dal punto di vista economico, non funzioneranno mai come ci si attende, richiederanno sempre troppa energia o si dimostreranno inaffidabili”.
Insomma, un misto di attese eccessive, peraltro create ad arte, di investimenti troppo alti, di tecnologie ancora da sviluppare sono gli spilli che si stanno avvicinano alla bolla. E del resto le applicazioni reali sono ancora assenti al di là della capacità di riassumere gli appunti di un meeting, generare report e aiutare con la scrittura di codice informatico. Soprattutto però c’è il problema che le major del settore non possono più, come da sempre, agire come in regime di monopolio: ci sono altri concorrenti in grado di fornire gli stessi servizi a costi inferiori o nulli come, per esempio, DeepSek. Forse proprio questo punto non è stato preso in considerazione: difficile prendere atto che il mondo è cambiato, non è più solo occidentale. Boom.
[…] G. Biuso, Presenza e realtà. Sul virtuale, Dialoghi Mediterranei, n. 62, luglio-agosto 2023, pp. 27-33 (pdf); Mutamenti politici e […]
[…] al presente, quando tuttavia si allontana sempre più dallo spessore degli oggetti a favore di un virtuale disincarnato e pallido. Non a caso se c’è una corrente nella quale poter collocare l’opera di […]
I software, detti impropriamente AI, mostrano i loro limiti in un settore fondamentale: le armi.
«Quando si vede il basso livello in matematica e fisica oggi in tutta la struttura scolastica occidentale, viene da dirsi che la luce verrà da qualche altra parte. Ed è quello che stiamo appunto constatando».
Quali potrebbero essere le ragioni del ritardo dell’Occidente nello sviluppo di armi ipersoniche?
di Jean-François Geneste, Il Covile, anno XVI, n. 706 (pdf)
I furti letterari dell’intelligenza artificiale
di Daniele Ioannelli, 4.1.2024
Mentre il Mainstream vede nella Intelligenza Artificiale Generativa nuove opportunità da cogliere e sfruttare, qualcuno comincia – seppur per solo interesse – a vederne la vera faccia e chiede tutele.
L’Intelligenza Artificiale Generativa può creare qualsiasi cosa come fosse un umano. Si dà per buono che sia lei a farlo, invece è niente altro che un programma, molto sofisticato, creato da professionisti specializzati. E per creare ha bisogno che nel suo programma ci siano dei dati da processare. Questi dati altro non sono che migliaia e migliaia di opere già esistenti da analizzare e rimescolare tra loro. Le opere di autori che oggi cominciano a chiederne la tutela dal furto. Sì, perchè le aziende che si occupano di Intelligenza Artificiale Generativa riempiono i loro programmi di tali opere senza corrispondere nessun diritto d’autore a nessuno. Le rubano come farebbe un qualsiasi pirata informatico che mettesse in piedi un sito dove scaricarle P2P. Con la differenza però che ciò che viene creato poi dalla Intelligenza Artificiale Generativa viene fatto pagare. Capito il meccanismo? Prendere gratis la materia prima per programmare – le opere già fatte – e vendere guadagnando o il prodotto generato dal loro programma o il programma stesso. Il sogno di tutti gli imprenditori (disonesti).
In più essendo in grado di generare contenuti a costi e tempi ridotti rende obsoleti gli autori umani distruggendo potenzialmente interi settori artistici e culturali. E ancora oltre se l’uomo perde la capacità di creare con la propria mente e le proprie mani e diventa semplice utilizzatore di una tecnologia, proprio come succede oggi con i personal computer, in un futuro lontano (ma quanto?) sarà completamente dipendente da essa e indottrinato dai suoi contenuti che saranno controllati da chi questa tecnologia la possiede.
Il grosso problema, di cui sempre ci si comincia a rendere conto, è che non c’è tutela efficace. Il furto delle opere da parte della IA Generativa è illegale ma è altrettanto impossibile determinare il furto. A livello normativo si parla di creare un database con tutte le opere inserite nel programma dell’Intelligenza ma si è capito subito che sarebbe impossibile fare una ricerca per trovare la propria opera da parte di nessun autore. Sarebbe più efficace, come ipotizzato da qualcuno, inserire un malware nelle opere così da infettare e creare guasti alla Intelligenza al momento del “furto” sul web. Soluzione impraticabile ovviamente, sia tecnicamente che legalmente.
Ciò che impedisce una vera soluzione è come sempre non affrontare il paradigma su cui è basata la nostra società: se alla base vi poniamo il profitto e la competitività è perfettamente normale che tutto lo sviluppo ruoti attorno a cose che facciano, per chi le inventa o le usi, acquisire una posizione di dominio. Se parlare di Etica è oggi osceno, quale normativa può essere efficace senza limitare il mercato (L’intelligenza Artificiale Generativa è una nuova tecnologia che deve crearsi un suo mercato), considerando anche che da circa cento anni una corrente di pensiero striscia inesorabile nel mondo ossia il Transumanesimo, l’integrazione uomo macchina fino a rendere l’uomo addirittura obsoleto? Senza aver paura del Progresso, ben diverso dallo Sviluppo come ha già spiegato Pier Paolo Pasolini, l’Intelligenza Artificiale Generativa è una nuova tecnologia che può e deve avere una sua utilità se usata con funzione di utensile, come un aiuto al lavoro dell’uomo e il paletto etico che dovrebbe essere fissato dalla politica sarebbe quello di non invadere lo spazio esclusivo dell’uomo perchè è ovvio che un computer è piu veloce, produttivo ed economico ma ciò non è utile al Progresso della società. Se però la politica insiste a compiacere le aziende e il profitto come finirà la nostra povera società?
Caro Aberto ho letto il tuo lungo saggio sul virtuale e ti esprimo la mia piena soddisfazione intellettuale e teoretica per il notevole livello speculativo che caratterizza il tuo scritto. Hai compiuto una vera e propria maratona, percorsa con determinazione e rigore lungo gli stretti sentieri del pensiero contemporaneo. Ho apprezzato molto la lunga parte iniziale in cui hai riesposto con chiarezza ammirevole il profilo complessivo della tua filosofia. Sei stato chiaro e deciso. Molto interessante il confronto con Maurizio Ferraris, un autore sempre stimolante e suggestivo che seguo da lungo tempo. Il tuo impegno ti ha portato poi ad esaminare anche altri autori come Gehlen e Baudrillard. Davvero un saggio notevole sul quale spero di poter tornare prossimamente. Un caro saluto. Michele.
Caro Michele, mi fa molto piacere che tu abbia trovato questo saggio proficuo per ragionare sullo statuto del virtuale.
Grazie sempre per la tua attenzione.