Quel «Metaverso» e la complessità dell’essere umano
il manifesto / alias
25 febbraio 2023
pagina 11

I fenomeni più ‘all’avanguardia’ della nostra ipermodernità, le tecnologie che appaiono più avanzate e innovative, conservano, presentano e manifestano in realtà dei tratti arcaici. Il progetto del Metaverso intende fare di Facebook non una piattaforma di incontri e interazioni; non un immenso database di parole, nomi, immagini, suoni; non un’impresa commerciale ma una vera e propria nuova realtà. Metaverso è il sogno di diventare dio e ha come fondamento «un animismo digitale» di forte impronta matematica (‘digitale’ appunto) che disprezza la realtà dei corpi, della materia e della presenza per sostituirla con un «effetto gorgo, un buco nero dell’online» che «fagocita sempre più la realtà offline, la vita come tale» (Eugenio Mazzarella).

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Caro professore,
sono venuto a conoscenza della lettera in questi giorni e in effetti programmavo di accennarne durante le lezioni di Filosofia delle menti artificiali.

Non sono in grado di dire se sia effettivamente troppo tardi, se i rischi sostenuti da questi ingegneri e imprenditori siano fondati o esagerati. L’unica cosa che mi appare chiara è l’incapacità delle società di mercato, basate sulla concorrenza capitalistica, di pianificare produzione e sviluppo anche quando si tratta di tecnologie potenzialmente apocalittiche come l’IA.

L’articolo scrive giustamente: “Such decisions must not be delegated to unelected tech leaders”. Ma è così che funzionano tutti gli aspetti della nostra economia e della nostra società.

Questa vicenda dimostra ancora una volta che l’umanità, particolarmente in Occidente, vive in un eterno presente in cui il solo principio guida è la ricerca del profitto e l’accumulazione fine a se stessa, e in cui le decisioni chiave sul nostro futuro sono prese da élite finanziarie e tecnocratiche senza scrupoli.

Il capitalismo sembra a tutti gli effetti un sistema autodistruttivo, e capace di scatenare l’estinzione umana da un momento all’altro (non solo a causa dell’IA).

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