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Riverberando luce

Qualche settimana fa il manifesto ha pubblicato un mio breve articolo dedicato a Il mondo nell’abisso. Heidegger e i Quaderni neri, di Eugenio Mazzarella. Ho tentato una presentazione più accurata e sistematica di questo libro sulla rivista Discipline Filosofiche.
In essa spero di aver meglio argomentato le ragioni per le quali  ci sono due libri –forse i soli due libri in italiano– che possono illuminare la questione Heidegger nelle sue valenze storico-politiche. Il primo è la rigorosa analisi filologica ed ermeneutica approntata da Friedrich-Wilhelm von Herrmann e Francesco Alfieri in Martin Heidegger. La verità sui Quaderni neri (Morcelliana, 2016). Il secondo è l’esegesi teoretica di Eugenio Mazzarella.

 

 

Un abisso filosofico

Heidegger e il complicato abisso dei «Quaderni neri» 
il manifesto
8 novembre 2018
pagina 11

L’analisi che Eugenio Mazzarella dedica alla questione degli Schwarze Hefte è di grande rigore e plausibilità, ponendosi all’altezza nella quale sempre bisogna leggere Martin Heidegger. Sul manifesto ho pubblicato un articolo nel quale spero di aver restituito almeno un poco il significato e la densità del suo libro.
Nel capoverso conclusivo dell’articolo è saltata la frase finale. Riporto quindi per intero la conclusione: «Denso, intricato ed essenziale è il nodo che questo libro sa indagare, suggerendo ancora una volta che la filosofia -in Heidegger come in Eraclito, Platone, Aristotele, Spinoza, Nietzsche- è simile a una montagna, che ogni tanto degli umani cercano di scalare. Alcuni ben attrezzati arrivano alla cima, altri sono pieni di impegno ma non di strumenti e magari si fermano e tornano indietro, altri ancora pensano di aggredirla e finiscono con il precipitare. La montagna rimane lì, nell’aria e nella luce, dando respiro all’aria, riverberando luce».

Kierkegaard

Kierkegaard, il gomitolo di fili intrecciati fra umano e divino
il manifesto
15 settembre 2018
pagina 11

«Da molto tempo ho pigramente rinunciato all’umanità sebbene o proprio perché l’ho studiata a fondo». Tra i possibili fili dai quali dipanare il complesso gomitolo della persona e del pensiero di Søren Kierkegaard, sono partito da questo per seguire l’«euritmia argomentativa» con la quale Giulia Longo conduce il suo percorso cronologico e teologico dentro la questione dell’essere alla morte, del cristianesimo, dell’«educazione al distacco», dei Greci, della temporalità (Timelighed) e dell’eternità (Evighed).
Ogni cosa ha il suo tempo: il ‘nodo dialettico’ kierkegaardiano tra ‘edificante’ e ‘ripresa è il titolo del libro di Longo (Mimesis, 2017) che comprende anche alcuni scritti inediti del filosofo danese e «che si distingue per scorrevolezza narrativa unita ad una non comune incisività filosofica», come Eugenio Mazzarella scrive nella sua Presentazione.

Su Eugenio Mazzarella

Introduzione alla filosofia di Eugenio Mazzarella 
in Vita pensata
Numero 17 – Aprile 2018
Pagine 55-58

Il cammino teoretico intrapreso da Eugenio Mazzarella con Tecnica e metafisica (1981) e proseguito con le analisi critiche dedicate alla storicità, all’abitare, alla vita, alla fede cristiana, all’identità, all’ontologia, mostra evidente tutta la sua coerenza. Finitudine è uno dei nuclei teoretici costanti di tale pensiero, che prende avvio da un esplicito «richiamo alla finitezza» dell’umano, anche a proposito della fondamentale questione della tecnica. La filosofia, che è scaturita dall’esigenza apollinea della conoscenza di sé, ha infatti rischiato nel moderno e rischia ancora di dimenticare la consapevolezza del limite, per inoltrarsi negli spazi della fondazione soggettivistico-tecnica dell’esserci umano.
Con la sua riflessione pacata, tenace, sempre fedele allo specifico di una filosofia che si confronta a fondo con le scienze umane ma a esse rimane irriducibile, Mazzarella elabora una prospettiva tanto teoreticamente forte quanto più costruita sull’accettazione umile e insieme orgogliosa di ciò che da sempre siamo e per sempre rimarremo, un filosofare che è «sapere finito del finito», un sapere che rifiuta di trasformare l’«originarietà del presso di noi dell’Assoluto» in «un insostenibile in forza di noi», un sapere che nella pienezza di una pace conquistata accetta il mondo, il frammento che ogni cosa rappresenta, il proprio sé, e accettando benedice: «e tutto è un solo andare / un solo ascendere / più vicino alla polpa della luce», come cantano alcuni dei suoi versi.

Mazzarella

Ho inserito su Dropbox il file audio (ascoltabile e scaricabile sui propri dispositivi) dell’intervento che ho svolto il 9 febbraio 2018 presso il mio Dipartimento in occasione della presentazione del libro di Eugenio Mazzarella L’uomo che deve rimanere. La smoralizzazione del mondo .
Ho cercato di indicare un itinerario dentro il pensiero di questo filosofo e poeta, al quale devo l’apprendimento di un esercizio teoretico libero e tenace.

 

Smoralizzazione

Venerdì 9.2.2018 parteciperò alla presentazione del libro di Eugenio Mazzarella
L’uomo che deve rimanere. La smoralizzazione del mondo (Quodlibet, 2017)

Con questo volume il cammino teoretico di Mazzarella perviene a uno dei suoi esiti più compiuti e coerenti. Il filosofo mostra che per lo «strano animale» che siamo, per «quest’animale che si estrania», risulta vitale trovare una Heimat, un terreno, una dimora, un luogo nel quale abitare con fiducia il mondo.
Tale bisogno nasce anche dal fatto che il nostro corpomente è in grado di intuire il sempre rimanendo tuttavia intriso di ora. Il legame tra la tecnica, l’umano e il tempo fa da fondamento a un testo che va oltre ogni etica, pervenendo a una vera e propria filosofia del vivente come l’originario e insieme l’inoltrepassabile.

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