Un càveat, un avviso, la necessità di stare attenti e scrutare con cura il presente.
Apprezzo molto chi lo fa, permettendoci di riflettere ed eventualmente anche di dissentire. E non mi interessano il nome, la qualifica, la posizione politica, le preferenze ideologiche di chi avverte di un rischio che si avvicina. Mi interessa che il rischio sia reale. In questo caso lo è. E dunque consiglio la lettura integrale del breve testo di Roberto Pecchioli uscito su «Ide&Azione» il 13 gennaio 2023. Si intitola Teoria e prassi del collettivismo oligarchico.
Ne trascrivo qui alcuni brani (i link sono aggiunti da me e si riferiscono a pagine di questo sito nelle quali ho discusso di alcuni degli argomenti trattati da Pecchioli).
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Nell’intero corso del tempo sono esistiti al mondo tre tipi di persone: gli Alti, i Medi e i Bassi. Inizia così un libro nel libro, Teoria e prassi del collettivismo oligarchico, inserito da George Orwell nel suo capolavoro, 1984. Il testo è vietatissimo in quanto sarebbe l’opera ideologica di Emmanuel Goldstein, l’arcinemico del partito unico. Tuttavia Goldstein non esiste, è una creazione del potere, quindi Teoria e prassi del collettivismo oligarchico è un falso, una psyop (operazione psicologica) contro il popolo, una modalità per attirare, riconoscere e colpire i dissidenti. Non siamo distanti dal mondo di 1984. Siamo entrati davvero nel triste mondo del collettivismo oligarchico.
Il titolo del primo capitolo di Teoria e prassi del collettivismo oligarchico è “l’ignoranza è forza”, uno dei tre slogan che campeggiano sulla facciata del Ministero della Verità. Niente di più essenziale per il potere: maggiori sono le conoscenze tanto più si è preda di dubbi e contraddizioni.
Chi comanda conosce bene una riflessione di Arthur Schopenhauer: «ciò che il gregge odia di più è chi la pensa diversamente; non è tanto l’opinione in sé, ma l’audacia di pensare da sé, qualcosa che esso non sa fare». Siamo lieti di non avere/essere nulla, purché il Signore getti qualche briciola attraverso vassalli, valvassori e valvassini.
Presto verrà spalancata la finestra di Overton dello stravolgimento delle abitudini alimentari: pancia mia fatti capanna di larve, blatte e farine di insetti. I ragazzi reclameranno la pizza con i grilli e le cavallette. Non solo lo chiede il Grande Fratello con incessante propaganda, ma è per la solita, ottima causa: l’ambiente.
Sì, l’ignoranza è forza, specie se accompagnata da un’impressionante capacità di assorbire come spugne – senza mai porsi domande – tutto ciò che viene propagandato dal potere.
Lezioni di sostenibilità da chi ha ammorbato il mondo e sfruttato sfacciatamente popoli e risorse naturali; richiami di moralità da parte di oligarchie corrotte sino al midollo, nel corpo e nell’anima.
Un monito dell’autore di Arcipelago Gulag: «se ancora una volta saremo codardi, vorrà dire che siamo delle nullità, che per noi non c’è speranza, e che a noi si addice il disprezzo di Puskin: a che servono alle mandrie i doni della libertà? Il loro retaggio, di generazione in generazione, sono il giogo con i bubboli e la frusta».
Il collettivismo è per noi, l’oligarchia sono loro. Vogliono la fine della proprietà privata diffusa, a cominciare dalle case d’abitazione. Infatti l’UE – uno dei cagnolini fedeli del Forum – impone ristrutturazioni costosissime per scopi energetici (l’ossessione green degli inquinatori globali) che metteranno in crisi il mercato e costringeranno molti a vendere a prezzi stracciati il bene più prezioso. Chissà chi comprerà.
Nel paradiso della libertà è obbligatorio il linguaggio “inclusivo”. In Canada, laboratorio privilegiato della perfezione, si può essere costretti alla “rieducazione” (l’evidenza totalitaria sfugge per mancanza di neuroni) se si utilizzano pronomi personali errati. La legge C-16 protegge l’identità di genere punendo le violazioni con il carcere sino a due anni. Un celebre psicologo, Jordan Peterson, è stato condannato a seguire un corso di rieducazione verbale e mentale.
Quella che viviamo è una fulminea transizione neofeudale.
A che servono le elezioni, se una serie sterminata di vincoli esterni (BCE, UE, MES, FMI, NATO, OMS, ONU, WEF, infernali acronimi del Dominio) impediscono alla volontà popolare – se mai si manifestasse in termini antagonisti – di diventare norma? E, in Europa, come si possono cambiare le cose se gran parte delle leggi che scandiscono la nostra esistenza derivano da regolamenti (eufemismo da vita condominiale) emessi da una Commissione, un sinedrio non eletto, ratificati senza discussione – sono migliaia ogni anno – da un parlamento privo di potestà legislativa?
Il giurista nazionalsocialista Ernst Forsthoff spiegò il significato che per i dominanti ha la legalità «Chi ha lo Stato, fa le leggi e, cosa non meno importante, le interpreta. Egli stabilisce che cosa è legale. La legalità è qualcosa di puramente formale e non significa altro se non che la volontà di un partito è diventata disposizione di legge. La legalità è il mezzo con cui colpire il nemico politico: dichiarandolo illegale, ponendolo fuori dalla legge, squalificandolo dal punto di vista morale e consegnandolo all’eliminazione per mezzo dell’apparato statale». Teoria e prassi del collettivismo oligarchico.
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Una volta, nel 1929, a Davos si riunivano i filosofi (Cassirer e Heidegger) per dialogare e discutere con passione sulle modalità e gli scopi della conoscenza e su altre tematiche filosofiche. Dopo un secolo quella città è preda del World Economic Forum (WEF) di Klaus Schwab e di altri visionari e ingegneri delle distopie totalitarie, di coloro che dettano le regole e le forme ai parlamenti e ai governi di un Occidente diventato terra della tristezza.






Dal Wef al nuovo mondo
il Simplicissimus, 22.7.2025
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Klaus Schwab, ormai ritiratosi nella caverna della sua inesistenza umana, è stato recentemente accusato di aver truccato le ricerche sulla competitività globale per cercare di far apparire i Brics più deboli oltre che per far sembrare la Brexit un fallimento, alterando le cifre dell’economia britannica. La cosa è venuta fuori dopo le accuse fatte da un informatore che aveva parlato delle attenzioni improprie che Schwab aveva verso le impiegate più giovani del web: indagando sulla mano morta del vecchio sporcaccione, si è scoperto che in realtà quella mano grassoccia manipolava non soltanto il lato b, ma anche le statistiche economiche. I fatti si riferiscono al 2017 – 2018, ma possiamo facilmente supporre che queste manomissioni ci siano sempre state. Viviamo nell’epoca della menzogna sistemica e della creazione di una bolla narrativa che coinvolge gli individui atomizzati, così come i massimi sistemi e del resto gli stessi criteri con cui vengono formulate le statistiche economiche sono tali da accreditare le sottostanti teorie neoliberiste. E infatti questi criteri variano frequentemente a seconda delle necessità di far apparire questo inferno come il migliore dei mondi possibili.
Ci sono tonnellate di letteratura economica che contestano l’uso del Pil e la sua struttura come indicatore economico valido e universale, ma non è questo il caso di riepilogare le ragioni per cui questo costrutto, nato dopo la seconda guerra mondiale e adottato universalmente dopo la caduta del muro di Berlino, non risponde all’esigenza di misurare il benessere o la forza delle nazioni o ancora la loro reale capacità economica. Sappiamo bene come la Nato aveva pensato di avere facilmente ragione della Russia perché essa aveva un Pil uguale a quello dell’Olanda, cadendo nella trappola di credere alle proprie stesse narrazioni. Ci sono comunque altri indicatori assai più concreti e significativi, come ad esempio quelli inerenti al commercio estero, che spezzano la favola occidentale. Come si vede dall’immagine qui sotto ecco i Paesi (in rosso) che hanno un forte deficit commerciale e quelli invece (in verde) che al contrario hanno un notevole surplus, mentre i Paesi in grigio hanno bilance commerciali piu in equilibrio. Balza agli occhi chi sono i vincenti e i perdenti. Con qualche eccezione, l’India per esempio che pur facendo parte dei Brics, non riesce a staccarsi definitivamente dalla sua storia di colonia o, nell’altro campo, Italia e Germania che in realtà dovrebbero stare dall’altra parte per non crollare e avere invece ancora prosperità.
Finanza e banche impediscono la pace
il Simplicissimus, 31.5.2015
Lo avete notato? I guerrafondai più accaniti sono quelli più strettamente legati ai poteri finanziari visibili e invisibili. Macron come sappiamo benissimo è un ex piccolo manager della banca d’affari Rothschild, il cancelliere tedesco Merz che ha subito smentito la politica servile, ma prudente di Scholz in merito alla guerra ucraina, è un uomo di BlackRock e i governi inglesi, sia laburisti che conservatori, sono da molto tempo, diciamo, da quasi due secoli ostaggio della City, volenti o nolenti. Non è certo un caso se la rivoluzione neoliberista sia partita proprio dalla Gran Bretagna con la signora Thatcher, che prese il potere nel 1975, ovvero due anni dopo che la scuola di Chicago si era affermata in Usa e aveva tessuto le giustificazioni ideologiche per il golpe cileno.
Dunque la presenza di uomini delle banche e della finanza tra i volonterosi della guerra non è affatto una coincidenza, anzi è la dimostrazione che chi oggi vuole la guerra sono proprio i centri finanziari internazionali. Per molti motivi assolutamente ovvi: il primo è il desiderio di mettere in crisi stati concorrenti ed economie diverse da quella liberista che si stanno dimostrando più efficaci. Questo obiettivo ha due aspetti, quello di preservare un’ideologia ormai fallimentare e quella di fare rimanere gli Usa, che in sostanza ne sono stati il motore e il garante, sul trono della unipolarità. Le altre ragioni vengono a cascata: la produzione e la vendita di armi in quantità che mai si sarebbe sperato e contemporaneamente la messa in mora definitiva delle democrazie, attraverso il pretesto della guerra, il controllo delle opinioni e lo stato di tensione continuo in cui vengono tenute le popolazioni. Se si volesse una dimostrazione plastica di tutto ciò è il conferimento del premio Carlo Magno a Ursula magna magna, la quale nel discorso di ringraziamento, ha promesso di aumentare la censura della Ue, proprio come se non vedesse l’ora di diventare imperatrice del medioevo prossimo venturo Non si può immaginare niente di più stupido e irreale della premiata con scheletri nell’armadio più grandi dello stesso continente e dei premianti, un vero sinedrio di imbecilli che si sostengono l’un l’altro dentro un quadro di declino in rapida accelerazione.
C’è un intrinseco divario tra l’ obiettivo principale, a sua volta diviso in due corni e gli altri: il primo infatti può essere raggiunto solo con una vittoria che è già sfuggita e che non può essere recuperata se non attraverso una guerra nucleare, ossia attraverso una distruzione totale che comunque vede gli occidentali in svantaggio. Gli altri fini, molto più a portata di mano, richiedono invece solo che lo stato di guerra continui indefinitamente, ossia che la sconfitta finale sia rimandata nel tempo in maniera da poter fare affari e istituire un occhiuto controllo della popolazione impedendo qualsiasi espressione della volontà popolare. Ma ancora di più, tentando di portare a termine una nuova antropologia dell’apatia politica e culturale, ricoperta da uno sciroppo globalista che è moralistico e immorale insieme, come gli orrori di Gaza dimostrano appieno, ma che vediamo all’opera nel falso umanesimo a geometria variabile che si dispiega nelle cronache quotidiane.
Se Trump la cui vanagloria è il carattere più visibile della sua personalità, sta perdendo l’occasione storica di essere il grande pacificatore, significa che non riesce a superare gli interessi compositi del feudalesimo finanziario tra cui il fatto, non da poco, che gran parte del settore manifatturiero rimasto in Usa è formato proprio dai grandi produttori di armi. Il piano Maga comincia proprio dalla guerra. La cosa più evidente è tuttavia un’altra, ovvero il carattere intrinseco delle oligarchie dominanti: esse controllano l’ Occidente, ma non riescono a costruire un’egemonia di tipo gramsciano, ossia non creano una vera cultura, piuttosto cercano di evirare quella precedente e si affidano alle varie forme di ipnosi per acquisire un consenso futile, debole, servile e meramente rituale come è magnificamente espresso dai responsori del politicamente corretto. Così c’è molto più autoritarismo di prima, ma al contempo che c’è una profonda crisi di autorità e di progettualità che si esprime fra l’altro con la totale mediocrità dei milieu politici, vittime delle loro stesse narrazioni, a contatto con gli scenari di cartapesta dell’ideologia neoliberista, ma e lontani da quella realtà che li sorprende sempre. Quindi non c’è nulla di strano se Trump non sia all’altezza del significato che ha avuto la sua elezione e non c’è da meravigliarsi se ora voglia continuare una guerra già persa sulla base di informazioni totalmente sbagliate che gli danno i suoi consiglieri: nulla è più tenace della catena delle illusioni . Il sistema bancario e finanziario ha tutto da guadagnare dalla guerra, come sempre, ma forse più di sempre perché una chiara sconfitta, sarebbe soprattutto la sconfitta di un modello e di un sistema.
Da: LA TEMPESTA IN OCCIDENTE: IL PARADIGMA INTELLETTUALE LIBERALE È CROLLATO
di Alastair Crooke
Giubbe Rosse, 24.5.2025
«Le élite liberali hanno semplicemente dimostrato di non essere competenti o professionali in materia di governance. E non comprendono la gravità della situazione che si trovano ad affrontare: l’architettura finanziaria che un tempo produceva soluzioni facili e prosperità senza sforzi è ormai superata»
Se ne va un altro “Papa”
il Simplicissimus, 24.4.2025
Dopo la morte del Pontefice, abbiamo un nuovo Papa emerito ovvero Klaus Schwab che proprio in questi giorni si è ritirato dal Wef rinunciano alla presidenza del consiglio di amministrazione di questa Chiesa della tecnocrazia. Certo in precedenza aveva rinunciato alla presidenza che tuttavia è un titolo più onorario che operativo, ma questo ritiro è apparso inaspettato nonostante che nel 2024 sui di lui si siano addensate accuse di razzismo , di molestie sessuali e di discriminazione nei confronti di dipendenti incinte licenziate durante la gravidanza o subito dopo il parto. Nulla di straordinario: è la solita merda del potere che si presenta come un sepolcro imbiancato di buone intenzioni, ma che in realtà è fatto di soprusi e sfruttamento e – in una parola – di radicale disuguaglianza. Tutto il mondo del reset dipinto da Schwab in un famoso libro è permeato da questo spirito di ricchi che hanno proprio la disparità umana come loro obiettivo, nonostante tutte le chiacchiere inclusive. Ma quelle accuse non lo hanno indotto a ritirarsi, probabilmente invece è stata la sensazione che il disegno globalista si arenando e disgregando.
Questo addio alle leve di potere che ovviamente non si fermano al Wef, propriamente detto, ma si estendono alla rete che questo organismo ha costruito nei decenni arrivando a gestire parecchie funzioni dell’Onu e riuscendo a piazzare in numerosi paesi i propri “allievi”, formatisi nel programma Global leaders.e selezionati in base alla mediocrità. Fondato nel 1971 da un giovane Schwab, erede di una famiglia fortemente compromessa col nazismo, il World economic forum è stata una creatura dell’imperialismo americano essendo stato di fatto fondato su input di Kissinger e con la fattiva collaborazione della Cia al fine di ” dar forma” all’Europa, ossia di sottometterla al neoliberismo che in quegli anni cominciava il suo galoppo. La storia la potete trovare qui , Dopo la fine della guerra fredda tutto questo meccanismo è stato reindirizzato ad ambizione di governo più ampio e comunque a garantire che la Ue diventasse il governo delle oligarchie e allontanasse da sé ogni idea di rappresentatività.
Ma cosa ha a che fare a dipartita di Papa Francesco con quella non biologica del papa laico della tecnocrazia e dello scasso della democrazia? Apparentemente nulla… eppure qualche coincidenza si può ritrovare. Per esempio nel 2014 il forum di Davos cominciò ad affrontare il tema dell’ambiente in senso catastrofico e già orientato ad operazioni economiche più che a una sincera volontà di governare la situazione ed ecco che pochi mesi dopo esce l’enciclica Laudato si’ che riprende il Cantico delle creature di San Francesco in chiave green ; nel 2020 per la prima volta il Forum comincia ad affrontare il problema delle migrazioni e compare la Fratelli tutti che appunto riprende il tema. Naturalmente non voglio pensare che si sia trattato di una sorta di dettato cui il Papa si è piegato, ma certo di un’attenzione troppo focalizzata sullo spirito del tempo e troppo alla ricerca di un consenso che quanto è più facile tanto più è superficiale e soprattutto marginale. Che bisogno c’è di un Papa quando si ha a disposizione Greta Thunberg? Questo descrive appieno il fallimento della missione di Bergoglio che era quella di “avvicinare” i fedeli attraverso una politica attenta all’attualità e alla mediaticità. È stato un tentativo molto più fallimentare di quello opposto sviluppato da Benedetto XVI° perché ha creato fratture nel mondo cattolico, senza peraltro imporsi all’attenzione generale. Forse chi vive in Italia non ha la cognizione della scarsa attenzione che si ha altrove delle posizione del Vaticano.
Ma perché ho parlato di Schwab come di un Papa? Non certo per fare un titolo, ma perché la tecnocrazia e lo scientismo che lo accompagna, sono divenuti a loro volta un culto incondizionato di natura fideistica e metafisica come se potessero risolvere tutti i problemi e il senso stesso dell’essere. Per carità, nulla da dire sulla Scienza in sé, ma essa è la forma più laica di pensiero e nel momento stesso in cui diviene un feticcio, per non dire un succedaneo dell’apertura fondamentale la mondo, al Lebenswelt come avrebbe detto Husserl, perde se stessa e inganna i propri cultori. Non a caso proprio Husserl parla di crisi della conoscenza in Europa e in Occidente proprio a partire dalla matematizzazione pervasiva della scienza e il disprezzo della doxa. Mi fermo qui perché rischiamo di deviare dal discorso. Pochi si rendono conto che in realtà si è fondato un nuovo culto nichilista che nega persino l’evoluzione possibile della società dallo stato del capitalismo neoliberista come fine della storia. Dunque sì, Schwab può essere considerato, anzi andrebbe considerato come un Papa o forse come un vescovo di questa nuova e inconsapevole religione.
Segni di cedimento nell’inganno totalitario delle oligarchie finanziarie.
Traduzione di un significativo articolo del quotidiano tedesco Die Welt
DIE WELT: “LA POTENTE ALLEANZA PER IL CLIMA STA FINENDO”
Giubbe Rosse, 14.1.2025
I padroni della finanza e della salute.
I signori delle menti triturate dalle televisioni (e da Repubblica).
«Non avevano tutti i torti, dunque, coloro che sostenevano che quello del distanziamento sociale e delle regole anti Covid fosse in realtà un esperimento sociale il cui obiettivo era instaurare un nuovo metodo di governo autoritario usando la paura, il senso di colpa e il pretesto della sanità pubblica come mezzi. […]
Come provano i “lockdown files”, spargere il terrore era un elemento imprescindibile per la riuscita dell’operazione Covid come strumento per imporre la “nuova normalità” agognata dai filantropi di Davos, in vista del transumano e dell’era digitale. Operazione che si può dire essere, al momento, parzialmente fallita»
da “The lockdown files”: il governo di Boris Johnson terrorizzava gli inglesi per imporre i divieti
di Giorgia Audiello, Avanti!, 8.3.2023
Jeunes leaders mondiaux (Young Global Leaders)
di Andrea Zhok, EURO-SYNERGIES, 7.3.2023
“Se sentant les porte-drapeaux du bien et du progrès, ces personnages ne se sentent jamais liés par des notions obsolètes telles que la cohérence et la conséquentialité : la fin justifie les moyens, et finalement la fin est simplement la prise de pouvoir par les “bons”, c’est-à-dire nous, moi.
Ce qui caractérise les Young Global Leaders, c’est l’union mortelle d’une ambition individuelle irrépressible (résultat éducatif de la compétitivité libérale) et de la certitude apodictique (favorisée par des niveaux abyssaux d’ignorance) d’incarner le Progrès, qui, comme eux, est terriblement pressé d’arriver au but final”.
Una giusta difesa del Novecento.
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La verità, vi prego, sul Novecento
Davide Miccione
Avanti!, 5.2.2023
“Il benpensante-militante antinovecentesco resterà a occuparsi del ‘male degli anni trenta-quaranta’ del secolo scorso, a schivare tutte ‘le trappole del Novecento’ e a incappare in tutte quelle del ventunesimo secolo.
[…]
Ecco, forse tra qualche decennio si segnaleranno come “parentesi di libertà” proprio quei decenni, alla fine del Novecento, in cui “l’indice dei libri proibiti non vi era più” e “l’indice dei libri politicamente scorretti”, ora in via di approntamento, non vigeva ancora.
[…]
Una adeguata cartografia concettuale del Novecento, dal ripensamento del concetto di partecipazione politica alla sacrosanta diffidenza anarchica per il potere, dalla centralità della libertà d’opinione come momento fondativo della democrazia alla analisi degli interessi economici di linea marxista, potrebbe invece farci scoprire qualche tagliola e qualche laccio non novecenteschi bensì nuovi di zecca, posti in questi decenni sotto i nostri piedi”
A proposito di uno dei personaggi più orwelliani del presente, capace di definire “gentilezza’ la propria ferocia: Jacinda Ardern.
Che farà da grande Jacinda Ardern?
di Giuseppe Russo
Avanti!, 24.1.2023
La premier neozelandese Jacinda Ardern ha annunciato le sue dimissioni in una conferenza stampa sostenendo di essere “esausta” dopo cinque anni e mezzo di governo che sono stati i più belli della sua vita. Contestualmente, in quello show da quattro soldi che è diventata la politica, ha chiesto al compagno Clarke Gayford, popolare conduttore televisivo, di sposarla. Nella sfera anglofona in cui era stata indegnamente montata la “Jacindamania” è stato tutto un florilegio di inni alla sua “gentilezza”, ovvero alla parola che, orwellianamente, ne aveva accompagnato l’ascesa politica. Il Guardian, per dirne uno, le ha dedicato un reportage intitolato “Come il mondo si è innamorato di Jacinda Ardern”, con tanto di video con i suoi discorsi più “gentili”. Mentre i Padroni del discorso esaltavano la loro servetta come “integra” e “autentica”, l’ex primo ministro Helen Clark, che è anche dello stesso partito della Ardern, ha dichiarato che costei aveva abbandonato la carica poiché incapace di fronteggiare il clima d’odio nei suoi confronti sviluppatosi a partire da quando, invitando i neozelandesi ad essere “forti e gentili” aveva disposto nel 2020 il primo lockdown del paese. Facendo un bilancio della politica “pandemica” del governo Ardern, si può ben dire che essa sia stata fra le più criminali dell’Occidente: lockdown a ripetizione per una manciata di casi asintomatici, obbligo vaccinale con licenziamento in tronco per i “disertori” (considerati dalla premier “cittadini di seconda classe” con meno diritti degli altri), distruzione sistematica della piccola e media impresa. Alcuni interventi televisivi della Ardern resteranno negli annali per il sadismo con il quale annunciava nuovi soprusi: al confronto, Conte e Speranza fanno (quasi) ridere. Jacinda Ardern è una di quelle “Young Global Leaders” (un’altra è la premier finlandese Sanna Marin) prodotte in serie dalla “scuola” messa in piedi dal capocantiere del Grande Reset Klaus Schwab. Dopo essersi “diplomata”, la Ardern è stata prima proiettata ai vertici del Partito Laburista e poi a quelli del governo attraverso una martellante campagna di promozione della sua figura posticcia: in base alla “Jacindamania” che ne è derivata, la futura premier è stata rappresentata, ad onta di qualunque evidenza, come una campionessa della “empatia” e della “gentilezza”. Un piccolo grande capolavoro è stato quello della nascita di sua figlia, avvenuta poco dopo la sua nomina a primo ministro: la bambina ha accompagnato la madre negli incontri internazionali, ha fatto capolino mentre parlava alla nazione in streaming, c’è stata anche nell’ultimo atto, quando la “gentilissima” Jacinda ha detto che non vede l’ora che arrivi il primo giorno di scuola per la figlioletta. Difficile che Jacinda Ardern, in ogni caso, resti a fare la casalinga disperata. Maligni politologi neozelandesi azzardano l’ipotesi che si possa essere fatta da parte consapevole della disfatta elettorale a cui andava incontro, in modo da potersi ripresentare più avanti dopo aver recuperato una verginità da martire. Altri ancor più maligni sostengono che si sia ritirata dopo aver accumulato una fortuna di venticinque milioni di dollari (neozelandesi), moltiplicando per trenta il suo patrimonio iniziale. Tuttavia, quell’estrema periferia dell’Occidente che è la Nuova Zelanda potrebbe stare stretta a Jacinda Ardern,: è ora che questa ragazza di campagna vada in città, che coroni il suo sogno provinciale andando a servire il Padrone da vicino, e non per corrispondenza. E quindi: l’ONU, il FMI, l’OMS…chissà. La ragazza si farà (anzi, si è già fatta). Salutando le telecamere, Jacinda Ardern ha detto che, nel frattempo, ci tiene a essere ricordata come “una persona che ha sempre cercato di essere gentile”.
GR