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Didattica

Didattica

Perché la Dad non è didattica
in Bollettino d’Ateneo – Università di Catania
25.4.2020

Un intervento molto sintetico e molto critico sulla cosiddetta Didattica a distanza, nel quale ho coniugato le analisi di altri studiosi con le riflessioni nate dalla concreta esperienza di una relazione educativa – quella di questo secondo semestre accademico – dentro la quale l’assenza dei corpimente nello spaziotempo genera una tonalità alienante, e questo nonostante la disponibilità e l’attenzione degli studenti e i miei sforzi di essere presente nelle loro stanze. Insegnare, infatti, non significa trasmettere nozioni ma condividere un mondo.
La redazione ha opportunamente diviso il breve testo in tre paragrafi:
-Scambiare saperi
-Tra diritto al sapere e digital divide
-La finzione dei bit

Come immagine ho scelto uno degli splendidi dipinti di Vermeer (Allegoria della pittura, 1666) perché anche la relazione educativa ha bisogno dello spazio, degli oggetti, dei corpi che incontrandosi generano forme, movimento, armonia.

7 commenti

  • agbiuso

    Maggio 24, 2020

    Le parole di Giorgio Agamben confermano una delle ragioni che hanno dato vita a corpi e politica: la difesa della civiltà del sapere di fronte al montare della barbarie. Il sapere umano è infatti inseparabile dai corpi, dallo spazio e dal tempo condivisi.
    Faremo in ogni caso di tutto affinché il Requiem che Agamben prevede e paventa non debba essere pronunciato, affinché il canto della conoscenza continui a risuonare nelle aule.

    Requiem per gli studenti
    di Giorgio Agamben
    (23.5.2020)

  • agbiuso

    Maggio 23, 2020

    Segnali di vita.

  • agbiuso

    Maggio 22, 2020

    Il solo fatto che l’ipotesi che qui viene analizzata e giustamente rifiutata -chiudere le Università sino al gennaio 2021- sia invece ritenuta plausibile da alcuni Rettori, fa dell’epidemia Covid19 una sorta di cuore di tenebra intorno al quale vanno cristallizzandosi le spinte più barbariche e criminali -oltre che irrazionali- della società italiana e dei suoi ceti dirigenti.

    L’Università non può essere altro che un luogo fisico
    di Emanuele Conte
    (Roars / corpi e politica – 21.5.2020)

  • agbiuso

    Maggio 10, 2020

    Le domande del collega De Angelis hanno la forza dell’esperienza concreta, reale, quotidiana e hanno la semplicità degli interrogativi che gli stessi bambini potrebbero rivolgere ai dotti, ai didatticisti, ai tecnici di un grande Ministero. Sono domande le cui risposte risultano inevitabili e chiare. Basta pensarci per qualche secondo.

    La scuola del futuro… l’anti didattica a distanza
    Girodivite.it, 8.5.2020

    Che l’attuale ministra dell’istruzione si sia laureata al Disum di Catania è un’onta della quale ci vergogniamo un poco.
    Ma sappiamo bene che certe proposte non sono sue, gorgogliano dalla «classe dirigente» e dai «tecnici della didattica». Lei semmai non è in grado di correggerle. Ma, certo, la responsabilità politica di una proposta, e ancor più di una decisione, rimane del soggetto in carica, ministro o altro che sia.

  • agbiuso

    Maggio 4, 2020

    Altri due interventi di studenti a proposito della didattica a distanza, pubblicati in corpi e politica.

    “Interpretando la parte dello studente, quale attore sociale immerso in un continuo flusso di contatto sia corporeo che teoretico con gli altri attori sociali, quali i docenti o altri studenti, vivo tutto questo come una sorta di tradimento del rapporto con gli altri attori. Spero anch’io che non salti in mente a nessuno di voler in qualche modo continuare questa esperienza della didattica online”, scrive B.C. il quale descrive poi “esami di studenti che sarebbe generoso considerare una farsa” e i gravi rischi di cyberbullismo che la Dad va mostrando.
    Esami a distanza. Il tradimento del patto docente/studente (testo integrale)

    Simona Lorenzano delinea efficacemente il valore di “una lezione reale [che], al contrario, riesce a sradicarci da questo mondo ovattato, permette di metterci in gioco, di uscire fuori da noi stessi e di proiettarci in una dimensione di crescita” rispetto a una situazione “caratterizzata da professori a metà, da studenti a metà, da musicisti a metà, da artisti a metà, da operai a metà. È facile rendersi conto, ora più che mai, di quanto ognuno abbia bisogno dell’altro, di quanto l’uomo sia un animale sociale e di quanto l’individualismo dia in cambio soddisfazioni assai modeste. L’arte è monca se non c’è nessuno che può godere della sua bellezza e il lavoro svolto è vano se non c’è qualcuno che possa godere a pieno dei suoi frutti. Un professore è un professore a metà senza i suoi studenti e uno studente è uno studente a metà senza un confronto con gli altri studenti e con i suoi professori”.
    Il presente a metà (testo integrale)

  • agbiuso

    Maggio 3, 2020

    Il sito corpi e politica ha pubblicato alcuni interventi di studenti sul tema della Didattica a distanza.

    Elisabetta Romano scrive che “nella trasformazione in pixel del suono e delle immagini si perdono componenti fondamentali del processo educativo. Per trasmettere qualcosa ci vuole un contatto, che significa appunto cum tangere, toccarsi vicendevolmente, scambiare un rapporto che non sia univoco. E a tal fine sono necessarie la vicinanza e la partecipazione reale di docente e alunni, e questa trasmissione funziona un po’ come la conduzione elettrica: occorre che i corpi siano vicini nella loro fisicità, che le particelle sonore della nostra voce incontrino fisicamente (e dunque realmente) quelle dell’orecchio degli altri componenti dell’aula e così reciprocamente gli uni con gli altri”.
    È stata formativa, ma non è stata una didattica (testo integrale)

    Davide Amato inquadra la questione in un contesto politico più generale e conclude osservando che “la lezione è dunque un unicum irripetibile, un’esperienza di socialità che deve educare il cittadino a vivere in comunità oltre che ad affacciarsi al mondo del sapere”.
    Didattica nella caverna (testo integrale)

  • agbiuso

    Maggio 1, 2020

    “Dal 20 febbraio, in concomitanza della chiusura di tutte le attività universitarie in presenza, è iniziata la didattica a distanza. Si riteneva che tale metodo innovativo fosse determinato dalla sopravvenuta situazione di emergenza, da utilizzare per il tempo necessario, fino a un ritorno alla normalità. Ma mai si era pensato – almeno credo io – che la didattica sarebbe stata guidata, oltre che nei suoi metodi, anche nei contenuti. Infatti, a parte le università telematiche che fanno dell’e-learning la ragione stessa della loro esistenza, tutte le altre ero convinto dovessero procedere secondo una pratica didattica ancorata a quella in presenza.”
    Il Coronavirus accelera la trasformazione dell’università? (testo integrale)
    di Antonio Violante
    Roars, 1.5.2020

    Violante conclude giustamente il suo preoccupato intervento riferendosi all’art. 33 della Costituzione repubblicana, un baluardo che nessun decreto rettorale e nessun “consiglio” degli uffici tecnici può scalfire. Basta non tener conto di tutta la paccottiglia burocratica relativa alla cosiddetta “Didattica a distanza.”

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