Meglio non essere mai nati
Riflessioni sul libro di David Benatar
in Liberazioni. Rivista di critica antispecista
Anno X / n. 38 / Autunno 2019
Pagine 37-40

Accade assai di rado di leggere un libro e condividerne per intero le parole. Se si tratta di un libro di filosofia, poi, questo significa che alla mente si apre lo squarcio di ciò che essa aveva già pensato ma non aveva ancora detto, o non aveva saputo dire, in modo così lucido.
Questo mi è accaduto alla lettura di un libro del filosofo sudafricano David Benatar. Sul numero 38 di Liberazioni ho cercato di indicare alcune delle principali ragioni di una condivisione così rara. Se non aggiungo che è un libro che io stesso avrei voluto scrivere è perché il metodo dell’autore è analitico, fatto di sic et non; di tesi, obiezioni e risposte; di un serrato tessuto argomentativo che in questa misura e modo non mi appartiene. Ma anche qui stanno il significato e il valore dell’opera, nell’aver affrontato un antico tema con un metodo freddo e rigoroso.
Alla sua lettura, che consiglio con la convinzione di indirizzare verso una verità profonda sulla specie e sulla materia viva, ho sorriso pensando a quanta ragione avessi avuto a elaborare pensieri simili a quelli che in questo libro emergono.

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Gentile Professore,
forse ciò che le scrivo non tocca il tema del libro (che ancora non ho letto), poiché concordo in pieno con la tesi che sostiene; ma non con la motivazione che mi pare la sostenga, ovvero il giudizio sul vivere e morire.
Mi chiedo se sia greco fino in fondo un tale giudizio definitivo. Nel tentare di rispondere, mi rivolgo a Eraclito, Platone, Aristotele, Stoici e Plotino e in tutti trovo la “teoria”- visione, che «L’armonia nascosta è superiore a quella manifesta». Si tratti del Logos eracliteo-stoico o del Dio platonico-aristotelico, il Bene (Bello-Perfetto) precede (ontologicamente) e pervade o muove ogni cosa. La filosofia, in effetti, non è quell’esercizio sublime capace di svelare l’ordine e le forme-aspetti del mondo? Plotino, in polemica con l’ignoranza gnostica riguardo al Demiurgo-Nous, nega che sia saggio criticare il mondo. Ma, se non si accetta l’eterna e immobile perfezione dell’Intelligenza e delle anime individuali (su cui è pur si fonda il ragionamento di Plotino) è possibile arrivare alle stesse confortanti conclusioni appoggiandosi al Logos di Eraclito, che invece nega ogni sostanzialità al Logos, all’anima e ad ogni altro ente. Tuttavia, se si è in preda al dubbio, gli “Schizzi Pirroniani” offrono la via di scampo dell’epochè, il «non più» questo che quello, rivolto a tutto, compreso il vivere e morire. Gli scettici antichi, però, erano filosofi e perciò alla costante ricerca della verità, in un atteggiamento, mi sembra, di attesa in un futuro e possibile disvelamento della verità affine al modo di filosofare di Heidegger.
E’ una questione complessa e difficile per me; Heidegger, Pirrone e altri Maestri mi guidano nella ricerca. Lei, caro Professore, li affianca tutti e grazie a tutti riesco a restare in “attesa” con tranquillità.

Marco Christian Santonocito

questo libro non ho trovato alcun ragionamento infondato o super-
fluo. Si tratta di una qualità filosofica davvero rara
.
Caro Alberto,
mai mi sarei sognata di condividere ogni riflessione e parola di ciò che scrivi seguendo il filosofo che pensa e scrive ciò che tu dici da sempre.
Io, quella che ha sempre sostenuto che generare è un fatto di natura che non va contrastato. Pensa, non ho mai castrato o sterilizzato i miei gatti.
Però ora, so!
E davvero, anch’io ho chiamato “trappola”,’imbroglio’ la vita.
Meglio non essere mai nati
Ciò che hai scritto sulla tua condivisione del libro è ‘esattamente’ ciò che pensavo ieri sera riflettendo su ciò che imparo da te.
Pensavo anche che ho vissuto abbastanza per avere esperito buona parte della vita nelle sue mille sfaccettature e che però non ho mai elaborato pensieri e detto ciò che tu invece, con la chiarezza e semplicità che ti contraddistingue, esponi!
Questo pensiero a me non procura riso ma, senza alcuna presunzione, mi genera un po’ di autostima.
Grazie dunque, per tutto!
P.S.
E se ti venisse in mente che sono esagerata…no!! È che mi sento ogni giorno più greca e anzi, meglio, cretese e perciò mi è naturale cantarti il peana.
…dimenticavo: sul dovere di essere felici, dato che ormai siamo nati, vorrei citare un passo dell’Elena di Euripide “…perché di dei non odiano i valorosi ma li costringono a prove più dure rispetto ai comuni mortali”
E dunque, meglio non nascere, essere felici è ‘quasi’ impossibile!
Ti abbraccio

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