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Paris

Paris

L’antica Lutetia Parisiorum è ancora il punto geometrico della contemporaneità. L’omogeneità del paesaggio urbano è frutto del rispetto di regole rigide, della subordinazione all’interesse generale. Ma Parigi è anche la città delle molte rivoluzioni che hanno trasformato la Francia e l’Europa. Ha subìto dunque numerose distruzioni, dalla Rivoluzione per antonomasia al Sessantotto. L’Ottantanove cominciò a privarla del suo grande patrimonio romanico e gotico; i comunardi del 1870 ritirandosi facevano terra bruciata, incendiando -fra l’altro- le Tuileries; sui muri della Sorbona sino a poco tempo fa c’erano tracce di affissioni e di graffiti.
Parigi è sempre rinata rinnovandosi fino alla Défense, alla Villette e ai progetti ancora in corso. Di questa continuità fra nuovo e antico, il segno urbanistico più tangibile è forse la prospettiva che collega i tre archi: Carrousel, du Triomphe, la Grande Arche. La leggera asimmetria di quest’ultimo (spero che la si noti anche nella foto qui accanto) è lo scarto che permette il futuro nella fedeltà alla grande bellezza del passato.
Quella che già nel Duecento era la città più popolosa d’Europa, oggi è soprattutto la capitale ripensata e reinventata da Haussmann, il cui segno è pressoché ovunque. Ed è anche la città di Mitterrand, che molto fece per imitare la passione edificatrice del Secondo Impero. Quanto accaduto da allora è soprattutto aggiustamento e manutenzione, in particolare nel Marais, uno dei luoghi più coinvolgenti della capitale (sopra si può vedere una sua strada).
Rivisitandola dopo alcuni anni, ho visto che Parigi resiste al destino di città-vetrina che di fatto annulla il senso di luoghi come Venezia. Questo spazio è rimasto un «enorme asilo per l’intelligenza universale» (Giovanni Macchia); «la città celeste dei laici» (Saul Bellow); «uno dei grandi spettacoli della terra» (Mario Praz); il «vero Paese dei balocchi», capace come nessun altro di togliere «di su le spalle parte del peso della vita» come affermò Antonio Baldini. Il quale seppe descrivere in modo potente e profondo anche la Sicilia e che a proposito della città francese aggiunge che «bighellonando per Parigi ho continuamente l’impressione, e questo è già un mezzo paradiso, di ricordarmi di quando non ero ancora nato».
Un riconoscimento platonico che Paris merita ancora.

8 commenti

  • Pasquale

    giugno 25, 2018

    Ecco dunque per te Alberto e per chiunque ne avesse curiosita. il link per l’acquisto di questo ponderoso volume di uno storico franco.

    Paris savant – Parcours et rencontres au temps des Lumières

    • agbiuso

      giugno 25, 2018

      Grazie dell’indicazione, caro Pasquale.
      Interessante la presentazione:
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      Scientifiques, philosophes, artistes ont marqué de leur empreinte l’histoire de Paris. C’est tout particulièrement vrai au temps des Lumières quand la France et la culture française régnaient sur l’Europe. Grands savants, inventeurs ou simple curieux, français et étrangers, accompagnent les grandes évolutions de la France pré-révolutionnaire. Cet ouvrage redonne vie à ces hommes, à leurs œœuvres, ainsi qu’aux lieux où ils ont vécu et travaillé ; le lecteur est invité à une promenade captivante dans un Paris vivant et coloré.
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      e bella la copertina.

      • Pasquale

        giugno 25, 2018

        L’ho letto con grande curiosità l’estate passata, prestato da mio cognato che è amico dell’autore. Il volume è scritto con politesse, stile académie. Nonpoteva fare altrimenti. Noioso come può esserlo qualsiasi resoconto storiografico. Ma molto ricco. A me è servito.

  • Pasquale

    giugno 23, 2018

    Caro Alberto,
    dai 16 nni in avanti, dal 1969 per l’esattezza – oh là là CRS senegalesi alti tre piani ad ogni crocicchio, improvvise retate- e per lavoro anche, per lavorare, non da sfruttato no, comodo ed invisibile, à mon aise, partecipato anche a una rissa una sera, leggera, inseguito un fetente che aveva insultato un cameriere. Gran bevute dopo. Offre la casa. Ricordo molto bene il senso di essere inghiottiti alla frontiera di Briga e al contrario l’effervescenza dei neuroni al lasciarsi Domodossola alle spalle., via via. A Parigi occorre andare in treno, niente Tgv, treno o automobile, fatto, e varcare i duemila gironi di tangenziali. Meglio di notte. Le frontiere, ogni valico a questo servono, a carpire le differenze. Oggi persino varcare i varchi dell’Auchan di Lecco mi fa vibrare le vibrisse. Tutto sommato Parigi sopravvive a tutti i Macron. Ricordo l’estate della grande siccità, l’arrivo a mezzanotte a Belleville. Santo cielo, finestre sul Pêre Lachaise, ci è sepolta la mamma di Céline. E il nostro tutto sommato avrebbe amato poterci tornare nel suotubo di scappamento senza scappamento .; almeno da Meudon, dai cieli bigi vedea fumar dai mille comignoli Parigi. Puccini. Dopo Lecco, Parigi è l’unico posto dove sarei vissuto, avere le sostanze per sopravviverci. L’unica patria per noi deracinés. L’unica alternativa a un posto, che ancora non saprei, sull’Atlantico, dalla cui prua contemplare la rotta verso il noto ignoto. Un abbraccio Psq.

    • agbiuso

      giugno 23, 2018

      Parigi nella tua scrittura è movimento, andante, orizzonte, differenza. È.

      • Pasquale

        giugno 23, 2018

        Mille grazie. Ah , ti devo rintracciare il titolo di un libro assai interessante e noioso; ma dotto; sul secolo d’oro di Parigi, dalla fondazione dell’Académie a Napoleone. Al solito non ricordo il titolo ma per vie torturose lo rintraccio.

  • Rosario Gullotto

    giugno 23, 2018

    Bellissima descrizione!

    • agbiuso

      giugno 23, 2018

      Caro Gullotto, la ringrazio
      Il testo è, sì, un breve resoconto di viaggio ma vuole essere soprattutto un invito a visitare questa davvero splendida città.

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