Blog Artificial Very Awful

Artificial Very Awful

Ex_Machina
di Alex Garland
USA-Gran Betagna, 2014
Con: Domhnall Gleeson (Caleb), Oscar Isaac (Nathan), Alicia Vikander (Ava), Sonoya Mizuno (Kyoko)
Trailer del film

Chissà perché. Chissà perché gli umani trovano così eccitante immaginare, costruire, creare delle Intelligenze Artificiali forti, delle entità non biologiche ma indistinguibili da noi. Mi sono dedicato per alcuni anni a tale argomento e mi sembra che -tristemente banalmente prevedibilmente- in tutto questo ci sia molto antropocentrismo, la convinzione che essere intelligenti significhi pensare e affrontare il mondo nelle forme in cui lo pensano e lo vivono i membri della specie Homo sapiens. L’obiettivo è  immaginare, costruire, creare un figlio che ci somigli traendolo non dall’ovulo e dallo sperma ma dalla nostra intelligenza e dalle mani. Un figlio che ci compiaccia, ci serva, ci voglia bene. Un riflesso autoelogiativo dell’umano. Miserie.
Molta conoscenza, fantasia e ingegno sono stati e continuano a essere adoperati e profusi in vista di questo progetto, sogno, aspirazione.
Come quella di Nathan, ricco proprietario del più potente motore di ricerca esistente. Vive in una casa/laboratorio ipertecnologica in mezzo ai boschi. Immagina, costruisce, programma Intelligenze Artificiali in fattezze umane, femminili esattamente. Fa credere a Caleb, un dipendente/programmatore, di avergli regalato una settimana da trascorrere in sua compagnia e gli fa conoscere AVA, androide intelligentissima, delicata, tenera, determinata, creativa, affascinante. Caleb e Ava interagiscono, si piacciono, parlano del Test di Turing e dell’esperimento mentale della neuroscienziata Mary (elaborato da Frank Jackson).
Caleb e Ava si confidano, si attraggono, prendono insieme delle decisioni. Almeno sino a quando Ava mostra di essere davvero molto intelligente.
Questa Intelligenza Artificiale, questo androide indifeso e formidabile, è indistinguibile da un’autentica femmina. Il problema, come sempre, non è la donna. Il problema è l’uomo che le crede.

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