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Università

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Lo scorso anno ho scritto a proposito di una catastrofe didattica. Per fortuna l’Università non è soltanto esami ma è Communitas, è relazione tra persone, è crescere insieme nella conoscenza, nel disincanto e nella tenacia. Nata in Europa nel XII secolo, l’Università rappresenta uno dei più forti elementi di identità del nostro Continente. Luogo di conflitti e di scoperte, sede di trame a volte miserabili ma anche di fondamentali apprendimenti, spazio di scienza e di invenzione, l’Università è il respiro stesso di un sapere non impressionistico, non dogmatico, non utilitaristico. Proprio perché è anche questo, nel XXI secolo si sta operando a fondo -da parte dei decisori politici e dei loro complici- per ridimensionarne la funzione, la struttura, i contenuti. E tuttavia, pur con i tanti limiti che l’Università subisce e che ineriscono alle vicende umane, la fine dell’Università costituirebbe un gesto di autentica barbarie, di impoverimento collettivo, di prevalenza del fanatismo, della superficialità, dello spettacolo che emargina e rimuove il pensiero.
Il principio che mi guida nell’insegnamento è: «Per la scienza, per gli studenti». Proprio perché ha questi scopi, il mio è il mestiere più bello, più coinvolgente, più vivo. Ne ho avuto conferma in questo anno accademico, nel quale i gruppi-classe delle tre discipline sono stati partecipi, attenti, rispettosi e vivaci. La foto che vedete qui sopra è stata scattata lo scorso 1 giugno, a conclusione delle lezioni di Sociologia della cultura. Essa ritrae soltanto alcuni degli studenti che hanno frequentato il corso ma vorrei ringraziarli, insieme a tutti i loro colleghi, per avermi permesso di affrontare tematiche complesse e testi difficili in modo tanto serio quanto piacevole. Spero che gli studenti abbiano imparato qualcosa da me, io sicuramente ho appreso molto dallo scambio rigoroso e quotidiano con loro.
Chi fosse interessato, può anche ascoltare (e scaricare da Dropbox) la registrazione audio degli ultimi 30 minuti della lezione del 1 giugno, dedicati alla lettura e analisi di un saggio sulla società videocratica e ai saluti finali.

18 commenti

  • agbiuso

    luglio 12, 2018

    Da Roars

    Il docente sorvegliato – La scuola come panopticum Parte I

    Un recente documento pubblicato dal MIUR, intitolato Sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio, rappresenta probabilmente la chiusura di un cerchio, come in modo suggestivo sembra indicare un grafico, contenuto in un articolo che intende sostenere il carattere progressista di questo testo. L’idea è quella di costruire un’implacabile organizzazione gerarchica, il cui compito è trasmettere alcuni principi non negoziabili, ricavati ed elaborati da fantomatici «scienziati dell’educazione». Ciò che colpisce del documento in oggetto è in primo luogo il linguaggio: una strategia argomentativa con cui si vuole giustificare un quadro organizzativo sostanzialmente distopico e panoptico, affermando all’opposto che sarebbe la più naturale espressione di una valorizzazione della libertà individuale del docente. Lo scopo ultimo è obbligare i docenti ad adottare quella discussa metodologia che è la «didattica per competenze», per cui ogni sapere non possiede valore se non nella misura è in grado di trasformarsi in «pratiche sociali», la cui aleatorietà è oggetto ormai di discussione da più di due decenni. Il docente è invitato a una continua autocritica rispetto alla propria inadeguatezza a fare proprie le metodologie proposte: «analizzare e riflettere sui presupposti e sugli assunti sottesi al proprio agire» in presenza di una figura esterna, il facilitatore. Non si parla più di docente ma di «operatore»; non gli si riconosce più alcuna autonomia ma, laddove ci sia una contrapposizione tra la propria visione della didattica e quella del facilitatore, il docente deve mettere in discussione se stesso e collaborare. Per concretizzare tale obiettivo, diventa necessario obbligare i docenti a seguire tali corsi di formazione, al fine di «destrutturare le loro sinapsi cerebrali»; è difficile trovare esempi di retorica simili se non in contesti in cui il processo democratico è a rischio.

    Il giuramento di fedeltà dei docenti – La scuola come panopticum Parte II

    Il portfolio delle competenze acquisite da ogni docente sarà infatti valutato sulla base di alcuni standard destinati a configurare la professione docente, e che avranno valore di vincolo giuridico: un dispositivo concepito per sorvegliare e punire il libero lavoro dei docenti: formazione obbligatoria, nessuna possibile libera scelta in ambito metodologico e didattico, falsa collegialità, ovvero asservimento della collegialità a decisioni prese da un gruppo ristretto autoproclamatosi esperto di didattica. Manca però ancora un passo, definitivo. La scuola non è facile da addomesticare. Anche il fascismo non ci riuscì del tutto. Nulla di meglio allora che concepire un «Patto professionale», un vero e proprio contratto con valore giuridico, la cui sottoscrizione si vorrebbe obbligatoria al momento dell’immissione in ruolo e a seguito dei cambiamenti strutturali, ovvero un trasferimento, magari causato da motivi di dimensionamento. Un patto che obbligherà il docente a insegnare esclusivamente secondo i criteri previsti dai corsi di formazione permanente; l’obbligo assoluto, dunque, a praticare la didattica per competenze e a superare la didattica disciplinare. Il tono ricorda quello dei testi di epoca controriformista; se non fosse per la sostituzione della terza persona singolare con la prima, si tratta di un atto di fede e di sottomissione non diverso da quello indicato nella Profissio fidei tridentina. In ogni caso, siamo lontanissimi dalla “libertà d’insegnamento” garantita dalla Costituzione e, se tale trasformazione dovesse attuarsi, bisognerà ricorrere a contenziosi giuridici per difendere non solo la scuola e la libertà d’insegnamento, ma la stessa natura democratica della società italiana.

  • agbiuso

    luglio 8, 2018

    Venerdì 6.7.2018 si è svolta a Villa San Saverio -sede della Scuola Superiore di Catania- una serata per festeggiare i vent’anni della SSC. Qui si trova l’intero video (2 ore e 45 minuti! [con i primi 4 inspiegabilmente fermi]) che documenta l’evento: Lectio Magistralis: Diritto alla Cultura.
    È stato per me un momento di identità tra i più forti che abbia vissuto da quando sono docente a Catania. Nonostante i problemi -anche gravi- che l’Ateneo vive, sono infatti orgoglioso di appartenere a una struttura culturale e civile che è capace di esprimere realtà come la Scuola Superiore di Catania.

    Ho apprezzato molto la relazione del Presidente Francesco Priolo, in particolare là dove ha ricordato che alla SSC si accede perché capaci e non perché ‘figli di’ questo o ‘amici’ di quello.
    Da quando insegno (33 anni!) questo principio di giustizia è stato uno dei fari della mia professione e della mia vita, al quale spero di non aver derogato.
    Quella di Catania è una delle Università più antiche d’Europa e del Mediterraneo, nata nel 1434 e ancora viva. Vi ho incontrato molti studenti intelligenti, consapevoli e corretti.

  • agbiuso

    novembre 1, 2017

    Non perché lo abbia mostrato un programma come Report -del quale l’articolo che segnalo riporta i 10 minuti dedicati all’Università- ma in base alle dichiarazioni dei professori intervistati, compreso e specialmente il Presidente dell’ANVUR Andrea Graziosi, l’ANVUR dovrebbe essere chiusa subito.
    Questo accadrebbe in una società politica e in una società civile decenti.

    Sono orgoglioso di essermi rifiutato, insieme ad altri amici e colleghi, di sottoporre i miei libri alla VQR, vale a dire a una valutazione costruita nel modo descritto qui con grande chiarezza.
    Una delle conseguenze è stata che sono rimasto fuori dai Collegi di Dottorato del mio Dipartimento, pur avendo tutti i requisiti per farne parte.
    Un’ingiustizia conseguenza del cattivo funzionamento di una procedura ha un solo nome: si chiama beffa. In questo caso però non siamo io e altri colleghi a subire direttamente le conseguenze di tale beffa ma le strutture didattiche e scientifiche alle quali apparteniamo.

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    ANVUR / BIBLIOMETRIA
    ANVUR attacca Report: «con un taglio capzioso si travisa la risposta del presidente»
    Di Redazione ROARS 31 ottobre 2017 ore 11:05

    Anvur sbarca a sorpresa su Twitter e per prima cosa si scaglia contro la trasmissione televisiva Report: «Oggettività criteri: con un taglio capzioso si travisa la risposta del presidente Anvur». A quanto pare, l’agenzia non ha gradito il servizio che il noto programma di RaiTre aveva appena andato in onda, con interviste al Presidente dell’Anvur, Andrea Graziosi, e a Giuseppe De Nicolao, redattore di Roars. Durata? Poco più di dieci minuti, ma sufficienti a mettere a fuoco un po’ di anomalie della valutazione all’italiana. C’è il caso del Presidente di una commissione per l’Abilitazione scientifica nazionale che ha superato le asticelle imposte da Anvur grazie a ben 542 citazioni, di cui 394, però, erano autocitazioni. È grave? È lo stesso Graziosi a spiegare ai telespettatori che non è il caso di fidarsi troppo della bibliometria «le citazioni sono un criterio oggettivo per modo di dire». Pure due noti scienziati come Giorgio Parisi e Giuseppe Mingione hanno poca fiducia nelle classifiche della VQR. Se le cose stanno davvero così, vale la pena di spendere milioni di Euro per un’agenzia di valutazione che conferisce la medaglia d’oro della Fisica all’ateneo Kore di Enna? Dove, guarda un po’, il corso di laurea in Fisica non esiste nemmeno. Giuseppe De Nicolao, redattore di Roars, prova a rispondere mediante la metafora della torta e del pasticciere che ci chiede un sovrapprezzo alquanto esoso per dividerla in fette. “Per una fetta di torta” è appunto il titolo del servizio di Report, risultato così urticante per l’ANVUR. Il cui Presidente, però, sfodera un argomento decisivo a difesa dell’operato dell’agenzia: «Non è che prima nelle università italiane del ’90 i soldi venivano dati grandiosamente da Gesù Cristo che scendeva e faceva le parti, dando a ciascuno il suo». Che dire? Se Gesù proprio non scende, allora tanto vale Barabba

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  • agbiuso

    settembre 28, 2017

    Invito a leggere il breve testo che il Coordinamento Nazionale dei Professori Associati ha diffuso a proposito della corruzione universitaria.
    Ministra e alti funzionari scambiano l’Abilitazione Scientifica Nazionale con i concorsi (!!), fantasticano di ‘scrittori’ da aggregare alle commissioni (quali? i premi Nobel?), progettano l’ennesimo funzionario che metta il suo bollino sulle procedure, come se la pletora di firme già richiesta non fosse sufficiente a complicare la prassi e del tutto insufficiente a renderla migliore. In realtà vogliono soltanto toglierci ciò che ancora rimane della nostra autonomia scientifica e gestionale.
    E all’ANAC, l’agenzia anticorruzione dell’ineffabile Cantone, appartengono personaggi che di corruzione sanno effettivamente molto.
    L’Università ha i suoi grandi, grandissimi mali ma chi dichiara di volerla curare ha la peste.

  • agbiuso

    agosto 18, 2017

    Consiglio la lettura di un breve, pacato e intelligente testo sul valore dell’Università in Europa e sull’insipienza di chi in Italia cerca di umiliarla e offenderla. Riporto qui sotto la presentazione dell’articolo.

    L’Università che vorrei
    di Saverio Regasto, Roars, 18 agosto 2017

    Passeggiando per la città di Thomas More, Saverio Regasto ci accompagna nella scoperta di una Università ideale, adeguatamente finanziata da un Paese che crede risolutamente nella propria crescita culturale. Dove l’effettività dell’accesso all’istruzione universitaria senza distinzioni di reddito è un valore fondativo del sistema. Dove si apre una stagione di profondo ripensamento sulle inaccettabili pratiche valutative perseguite da ANVUR. Dove alla valutazione della didattica da parte degli studenti si assegna un peso con modalità tali da non risultare controproducenti. Dove la dignità professionale dei professori universitari è riconosciuta nei fatti e i professori non devono scioperare, dopo averla vista calpestare da un blocco degli scatti retributivi profondamente ingiusto. Dove, in sintesi, si pratica quotidianamente una “Rivoluzione della Normalità” ispirata ai valori fondanti proclamati nella nostra Carta costituzionale.
    Le passeggiate, si sa, fanno bene. Combattono il decadimento del corpo. E, soprattutto, quello dello spirito.

  • agbiuso

    giugno 20, 2017

    Segnalo un importante manifesto dei docenti dell’Università di Aberdeen, dal titolo Reclaiming our University.

    Anche se ritengo che i manifesti debbano essere un poco più stringati, capisco che quello dei colleghi scozzesi intende affrontare le più importanti questioni dell’Università oggi. Un altro limite del testo consiste nel parlare troppo facilmente di «values of wisdom, tolerance and humanity», termini dei quali ho imparato a diffidare.
    Per il resto, i meriti del documento sono grandi.
    A cominciare dal ribadire un principio di base che stiamo dimenticando, vale a dire che «our university is its people: its scholars, its students, its staff and its alumni, coming together in the service of higher education. The university is a community. We are that community» (§24). E questo senza pretendere «that the university community is a harmonious place, free from conflict and argument. On the contrary, it is a sign of its vitality that disagreements are openly discussed and debated, rather than hidden behind a veneer of consensus that often serves as a disguise for managerial imposition» (§26).

    Ho molto apprezzato la chiarezza con cui si afferma e si ripete che «our university is not a business. Its goals are academic, not commercial. It is here to foster inquiry, not to extract profit» (§7), invitando ad astenersi da un linguaggio affaristico «that would divide the university between ‘employers’, ‘employees’ and ‘customers’» (§4), poiché «marketing courses, selling experience and inducing satisfaction are not, in themselves, educational objectives» (§23).

    Molto netto anche il rifiuto dell distinzione tra atenei didattici e atenei di ricerca, una divisione assurda che ucciderebbe il senso stesso dell’Università: «In our university, education covers the activities of both research and teaching. These are inseparable; there cannot be one without the other» (§17). E questo perché «teaching is not about the transmission of pre-existent knowledge; it is about guiding students in journeys of growth and self-discovery that they necessarily undertake together» (§20).

    Sono questi tre elementi -la sua natura comunitaria e dinamica; gli obiettivi non affaristici; l’inseparabilità di ricerca e insegnamento- a rendere concreto il fatto che «academic freedom is the life-blood of our university» e che tale libertà debba essere «sustained against multiple threats» (§11), come quelle che da troppo tempo e in modo pervicace cercano di travolgerci.

  • diego

    giugno 10, 2017

    non ti dimenticheranno mai

    • agbiuso

      giugno 10, 2017

      Poche parole le tue, caro Diego, ma colme di una stima della quale ti sono costantemente grato. Si tratta infatti di uno degli auguri più profondi che possano essere rivolti a un umano.
      Se quando sarò tornato alla Terra madre (domani? tra qualche decennio? che importa) le persone che mi avranno ascoltato rivolgeranno ancora un pensiero di gratitudine al corpotempo che sono stato, vorrà dire che sarò stato pienezza, che il mio essere e il mio lavoro hanno avuto senso.
      Intanto, impariamo gli uni dagli altri e così comprendiamo meglio il mondo 🙂

  • Cetti Patanè

    giugno 6, 2017

    Bellissime e molto interessanti anche le lezioni di Teoretica. Quando ero al liceo, nei lontani anni ’80, mi domandavo spesso perché la Filosofia facesse parte delle materie scientifiche e non umanistiche. È stato il suo corso a fornirmi la spiegazione perfetta.
    Cetti Patanè

    • agbiuso

      giugno 6, 2017

      La ringrazio molto. In effetti tenevo particolarmente a questo corso di Filosofia teoretica, dedicato ai fondamenti stessi del pensare umano, non soltanto di quello greco o europeo.
      Il dispositivo logico e ontologico dell’Identità e della Differenza è infatti in grado di spiegare l’unità molteplice del reale. Il Sofista di Platone e le magnifiche lezioni che Heidegger gli ha dedicato ci hanno permesso di cogliere la potenza di tale dispositivo. E lo abbiamo potuto fare perché la vostra partecipazione è stata coinvolgente e feconda.

  • Pasquale

    giugno 5, 2017

    Che meraviglia. Vosabenerica.

    • agbiuso

      giugno 5, 2017

      Sì, Pasquale, è magnifico. Come lo è la lingua dei siciliani, espressione della loro tragedia.

  • Sara Cona

    giugno 5, 2017

    Il corso di Filosofia della mente ha rappresentato, per noi studenti di Scienze filosofiche, il completamento del percorso di studi magistrale. A mio parere, non poteva concludersi meglio! Sono state lezioni attive, partecipate, ricche di contenuti e spunti di riflessione. Lei, Professore Biuso, ci ha fatto sentire liberi, innanzitutto: liberi di esprimere sempre il nostro punto di vista. Ci ha fatto sentire rispettati, considerati e coinvolti.
    Io spero di poter fare l’insegnante un giorno, perché credo sia un lavoro bellissimo e perché so che potrei farlo bene. Quindi la ringrazio. Grazie per avermi fatto capire che, più che un mestiere, è soprattutto una passione personale e un impegno sociale e culturale.

    • agbiuso

      giugno 5, 2017

      Gentile Dott.ssa Cona, la ringrazio specialmente per essersi sentita -insieme ai suoi colleghi- rispettata come persona e come studiosa. Universitas è appunto la comunità di coloro che studiano.
      Le auguro di poter insegnare quanto prima possibile. Le comunità educanti -scuola o università che siano- hanno bisogno certamente di competenza ma anche di passione scientifica e civile. Quelle che lei potrà assicurare ai suoi alunni.

  • Davide

    giugno 4, 2017

    Grazie Prof. Non vi é dubbio che gli argomenti trattati quest’anno nel corso di Sociologia Della Cultura, abbiano aperto gli occhi e la mente di quanti come me sono cresciuti con la tv e i social network, talune volte ignorando talaltre solo intuendo quasi inconsapevolmente, certe trame.

    • agbiuso

      giugno 4, 2017

      Sono molto contento che il corso sia servito a far riflettere e, come lei dice, ad “aprire gli occhi e la mente” su fenomeni pervasivi della nostra vita quotidiana.
      Il fatto educativo è sempre un evento socratico; se siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo è perché tutti hanno dato il proprio contributo. Grazie a voi, quindi.

  • Pasquale

    giugno 4, 2017

    Leggi leggi martedì. Baciamo le mani. P.

    • agbiuso

      giugno 4, 2017

      Leggerò, certo.
      Santu e randi
      (Era la risposta dei miei avi al ‘baciamo le mani’ oppure al ‘Vossabenerica’, vale a dire “Beneditemi’ e significa: “Cresci in salute e santità”).

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